Massimo Sartori: “Quando Sinner aveva 13 anni giocai con lui. Dopo un’ora ero morto!”

"Per come sta in campo, mi ricorda Hewitt" racconta il coach di Seppi e Cechinato. "Ha la stessa qualità di agonismo dell'australiano. Nei movimenti mi ricorda Murray"

Di Laura Guidobaldi
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Massimo Sartori - Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Oltre a Riccardo Piatti, c’è anche un altro grande allenatore alle origini del successo di Jannik Sinner. Si tratta di Massimo Sartori (storico coach di Andreas Seppi e ora anche nel box di Cecchinato), colui che ne ha intuito il grandissimo potenziale e lo ha messo sulla strada di Piatti e della sua accademia di Bordighera. Ne ha parlato a Guido Frasca, per Il Messaggero.

Aveva 13 anni e un giorno ci siamo messi d’accordo per farlo giocare con Seppi durante il challenger di Ortisei […] quel giorno Seppi è stato male e in campo, con quel ragazzino, ci sono finito io. Dopo un’ora, sono uscito morto… […] quando ho visto Jannik ho subito capito che era speciale. Ho convinto lui e la sua famiglia a venire qualche giorno al centro di Bordighera perché ci tenevo che lo vedesse Riccardo Piatti e insieme abbiamo capito che si poteva, anzi si doveva puntare su questo ragazzo”.

Un aspetto fondamentale del suo successo? “La sua è una crescita progressiva e in questo è aiutato da un grande team. La chiave del loro lavoro è di non essere mai concentrati solo sul risultato, che non ti deve distogliere da ciò che stai facendo. […] anche se fosse andata male a Sofia non sarebbe successo nulla, perché lui, Piatti e il suo team hanno la consapevolezza che arriverà”.

Sartori si esprime anche sui margini di crescita di Jannik. “Per fortuna ancora molto ampi. L’obiettivo è quello di migliorare il diritto, la fase che lo porta a rete e cominciare a dare diversità al suo tennis […]. Jannik è un bravissimo ragazzo che merita quello che sta ottenendo. E ha una grande qualità. Potrebbe giocare e allenarsi dalla mattina alla sera senza mai stressarsi. Sai che dà tutto”.

Viene in mente qualcuno a Sartori osservando Jannik? Per come sta in campo, mi ricorda Hewitt. Ha la stessa qualità di agonismo dell’australiano, ma lo fa vedere in maniera meno evidente. Nei movimenti, invece, mi ricorda Murray, anche se lo scozzese costruisce di più […]”.

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