US Open day 7: Ruud-Fritz e Zverev-Nakashima, fuori i secondi

Consueto diario di bordo degli Us Open; nel day 7 due match che ci diranno tanto su come potrebbe delinearsi il cammino verso la finale. Recap su quanto accaduto ieri, con le punte di diamante azzurre sugli scudi

Di Carlo Galati
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Alexander Zverev - ATP Montreal 2024 (foto X @OBNmontreal)

Oggi torniamo all’antico, consigliando i soliti due match e riprendendo nel nostro diario di bordo, il filo di un discorso che ieri avevamo interrotto per ovvi motivi. Chiedevamo un pokerissimo è stata una coppia, vestita, ma pur sempre una coppia. Sugli scudi ovviamente i nostri numeri uno, che brillano come l’argenteria più bella prima del pranzo di Natale. Sinner, sempre più a suo agio nel ruolo di favorito numero uno, ha risolto la formalità O’Connell in meno di due ore, battendo l’australiano in tre set. I colpi ci sono, ma quelli ci sono sempre stati: ora sembra esser tornato anche Jannik; bypassando la retorica del sorriso, è sufficiente rivederlo sereno. Paolini, ha sancito il suo essere grande tra le grandi, conquistando ancora un ottavo di finale Slam, nella sua miglior stagione. Un passo alla volta, come a Parigi, come a Londra. Tre risultati tondi, invece, mandano a casa Errani, Cobolli e Arnaldi. Viste le partite, poco da recriminare. Risultati tondi e giusti. 

Ruud-Fritz: l’americano è probabilmente nella sua forma migliore, quasi ingiocabile finora ha lasciato briciole ai suoi avversari e ha una chance importante da sfruttare per arrivare fino in fondo, in una parte di tabellone che lo vede, insieme a Zverev, il favorito di questa parte di tabellone. Detto questo, tra il dire (o sognare) e il fare (vincere) c’è di mezzo il signor Casper Ruud, dileggiato dai famosi puristi del tennis e che, troppo sottovalutato, invece è lì a giocarsela. Ricordiamo che il norvegese, da questa parti, una finale l’ha fatta. Lui sì. 

Nakashima-Zverev: il buon Brandon sta finalmente facendo valere quanto di buono si era sempre scritto e detto sul suo conto. Ha vinto con Musetti un match che 9 volte su 10 avrebbe perso. Questo, per lui, è di sicuro un buon segnale. D’altro canto, Sasha è l’emblema della solidità teutonica mischiata con sangue sovietico. Senza voler troppo scomodare la geopolitica e la storia, Sasha resta il favorito, ma Nakashima ha le chance (e il tifo) per battere un probabile finalista.

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