L’Australian Open 2026 è stato uno Slam abbastanza dimenticabile. Si racconterà di due semifinali da 5 set, evento che non si verificava da queste parti dal 2017 (ma con tutt’altro livello di gioco). Si racconterà dello stoico Djokovic, ancora a 39 anni a spingere, a sbattersi per provare a vincere il 25esimo Slam…ed è arrivato a soli due set dall’impresa. E questo dovrebbe far suonare qualche campanello d’allarme. Si potrà raccontare di Stan Wawrinka, della sfortuna di Musetti, dell’ennesima chance di Zverev. Del riscatto di Rybakina, del crollo di Gauff, degli “animali allo zoo”. Ma ciò che più di tutto spicca è che il cercare tutti questi argomenti allontana dalla qualità del tennis, mediocre e con emozioni che, non fosse stato per un Sinner leggermente meno lucido del solito e un Djokovic predatore, sarebbero state poco sopra lo zero.
Due semifinali davvero da ricordare?
Smontiamo il primo mito: le due semifinali maschili, pur durando quasi 10 ore in totale e 10 set, non sono perle di cui parleremo per anni e anni. Il film più lungo non sempre è il più bello (Anderson-Isner ne è un esempio), e ci sentiamo di applicare tale ragionamento alle due semifinali maschili. Specie alla prima. Alcaraz era avanti 2 set a 0 e in totale controllo del match. Le emozioni sono scaturite dai suoi problemi fisici e dalla persistenza di Zverev nel rimanere disperatamente attaccato alla partita. Ma ciò non è andato a collimare con un’alta qualità del gioco, se non in un quinto set di certo ricco di pathos e capovolgimenti di fronte, ma non con uno spettacolo sempre all’altezza.
Sinner-Djokovic, da un punto di vista tennistico, ha regalato sicuramente di più. Forse meno emozioni, visto un andamento più regolare, ma per buoni tratti entrambi hanno attinto al miglior tennis per cercare di far male all’avversario. Il finale, con Nole che va a vincere annullando svariate palle break a uno Jannik meno chirurgico del solito, ha poi fatto il resto rendendo l’incontro degno di essere ricordato. Ma può una giornata, per quanto nobile, riscattare un torneo dimenticabile? Il non aver citato le semifinali femminili (entrambe finite in due set senza appello) non è un caso.
Dieci giorni di noia
Per molti appassionati di tennis i giorni più belli dell’anno si concentrano tra la domenica della prima settimana e il mercoledì della seconda di uno Slam (una volta a Wimbledon il “Manic Monday”, con tutti gli ottavi in campo nello stesso giorno, vinceva la palma di giorno più bello della stagione). Quei giorni dedicati agli ottavi e ai quarti di finale. Gli incontri che solitamente regalano equilibrio e spettacolo, sorprese, emozioni e tutti gli ingredienti che contribuiscono a far grande un torneo. Tra maschile e femminile, naturalmente: 24 partite da guardare, da attendere, il fior fiore del tennis in quel momento. All’Australian Open 2026 tra ottavi e quarti non si è giocato neanche un quinto set, con una sola partita di ottavi (Gauff-Muchova) finita al parziale decisivo.
Ai quarti, tre tie-break in totale su otto partite tra maschile e femminile. Con l’unico incontro che poteva davvero regalare un tipo diverso di emozioni, Musetti-Djokovic, finito con il ritiro dell’azzurro avanti di due set. E comunque livello di tennis tutt’altro che da celebrare. Sicuramente il caldo avrà inciso, ma la sensazione è che i migliori e le migliori quattro-cinque al momento siano di un gradino troppo sopra gli altri. L’unica sorpresa è stata la vittoria di Svitolina su Gauff, ma più per il punteggio netto (giornata da dimenticare dell’americana) che per il risultato in sé per sé. Ma il problema della mancanza di equilibrio e di sorprese, con il nono Slam di fila vinto da uno tra Sinner e Alcaraz, non è recente, e risale già agli anni precedenti.
Quinto set? Una chimera
Dall’Australian Open 2025 in poi, dunque negli ultimi cinque Slam, il numero di incontri terminati al quinto nella seconda settimana dei Major è impressionante…per quanto è scarno. Quattro in totale: Jarry-Norrie a Wimbledon, Sinner-Alcaraz al Roland Garros, e le due semifinali dell’Australian Open 2026. Un ottavo di finale marginale, la più bella finale della storia dello Slam rosso e i due match sopra commentati. Ma 4 incontri su 79 terminati al parziale decisivo, proprio in occasione di quelli che dovrebbero essere i match più interessanti, restituisce un misero 5%. Equilibrio e pathos scomparsi.
Un’unica via diretta verso finali annunciate. Fortuna che c’è il tennis femminile, verrebbe da dire. Sicuramente, in termini di varietà, le ragazze hanno offerto molto di più, con ben 5 vincitrici diverse negli ultimi 5 Slam, e la sola Sabalenka come dominatrice, presente in 4 finali su 5. E poi le storie, dalla rinascita di Anisimova al riscatto di Rybakina, passando per la redenzione di Keys e i sogni di Gauff. Eppure anche il singolare femminile è stato sottotono, con poco da ricordare, a Melbourne. Certo, per i capovolgimenti e gli episodi, le giocate, Kostyuk-Jacquemot è candidata a partita del torneo…ma si tratta di un primo turno. E ciò conferma le ipotesi suggerite.
Australian Open 2026: conclusioni
Checché se ne voglia dire, non è stato uno Slam bello. Verrà ricordato come quello in cui Alcaraz ha completato il Carrer Grand Slam, nono giocatore della storia a riuscirci, ma probabilmente non con la stessa foga con cui (per motivi diversi, certo) si celebrano i Roland Garros 1999 e 2009 di Agassi e Federer. Non c’è nessun tentativo di proteggere o aiutare Sinner e Alcaraz, al netto di tetti chiusi “giusto in tempo” o medical time out improvvisi. Di certo c’è, ma ormai già da qualche anno, un’omologazione delle superfici che concede una certa regolarità nel gioco e nei colpi che va, per forza di cose, a regalare un’occasione in più sempre ai più forti.
Soluzioni per porre fine a un duopolio che non si chiami Novak Djokovic? Speranze, nel futuro, nei giovani che pian piano si stanno costruendo un nome e una carriera, da Mensik a Fonseca, fino al giovanissimo Kouamé, ultima speranza di Francia. Nel tennis femminile il ritorno di Rybakina, le sensazioni di Andreeva e Mboko, futuro già molto presente, fanno dormire sogni più tranquilli. Mancano poco meno di 4 mesi al Roland Garros, il prossimo Slam. Non chiediamo di essere epico come quello del 2025, dalla cerimonia per Nadal alla finale migliore possibile. Ma di regalare qualche emozione in più rispetto all’Australian Open 2026. Che, se anche avesse vinto Sinner, avrebbe lasciato lo stesso carico (poco più che minimo) a livello di emozioni di gioco.
