Medvedev e la formula contro Sinner e Alcaraz: “Devono essere sotto il loro miglior livello”

Daniil Medvedev si è ritrovato e sfiderà di nuovo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz a Miami: "Sono più costanti. Anche nel mio prime, quel livello poteva scomparire per qualche torneo"

Di Manuel Ventriglia
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Daniil Medvedev - Indian Wells 2026 (foto X @BNPPARIBASOPEN)

Ex n.1 al mondo, 23 titoli ATP, 6 finali Slam e lo US Open 2021 in bacheca. Ma il suo numero jolly attualmente è il 30. La saggezza dei 30 anni di Daniil Medvedev. Se andassimo a chiedere alle tonnellate di racchette divelte o Greg Allensworth, giudice di sedia della sfida a Flushing Meadows con Bonzi, credo avrebbero da dissentire, e non poco. E invece quando il russo non si lascia dominare dall’istinto, viene fuori tutta la sua intelligenza che lo rende sicuramente uno dei personaggi più interessanti di un circuito, spesso e volentieri, avvolto da una patina di retorica.

Proprio l’isteria mostrata nell’ultimo US Open, torneo in cui la sua carriera ha toccato l’apice, era stata una sorta di fondo da cui Medvedev cercava faticosamente di risalire a fortune alterne. Senza grandi acuti, senza grandi sussulti che il suo tennis sposerebbe appieno. E invece, eccola la goccia nel deserto, quello californiano di Indian Wells. Non è la conquista di un ATP 250 con un tabellone scarno, quello sarebbe nelle corde anche di un ex campione decaduto, ma si tratta di tornare a gareggiare punto a punto contro chi, quella scena, te l’ha rubata da un pezzo: Carlos e Jannik. La semifinale vinta contro Alcaraz era un grande indizio, la finale, seppur persa contro Sinner, è stata la conferma: Daniil is back.

Il gusto amaro della sconfitta secondo Medvedev

Una grande notizia per i suoi fan, per i suoi simpatizzanti o per il tennis in generale. Un entusiasmo che non sembra toccare il diretto interessato, o meglio, ha una visione molto lucida di questi risultati contestualizzati nell’arco cronologico della sua carriera. Il Medvedev intervistato da Bolshe va dritto al sodo, sostenendo, con fare pacificato, che a 30 anni non può accontentarsi dell’onore delle armi:

“Non ho rimpianti. Quando perdi non importa come hai giocato, non c’è un retrogusto di vittoria. Sì, probabilmente ho giocato bene e potrebbe darmi una spinta in più per il prossimo torneo…ma alla mia età… quando hai 20 anni e giochi bene contro Sinner, come ha fatto Fonseca, è un’enorme spinta per il futuro. Per me invece… dovevo provare a vincere, e ovviamente ci stavo provando, ma non ha funzionato”.

Le differenze con Sinner e Alcaraz e la chiave per batterli

Restando sulla campagna californiana, è doverosa una riflessione, con le dovute differenze, sulle due sfide con il tandem italo-spagnolo, con Medvedev ad ammettere senza troppi problemi che la chiave per battere Sinner ed Alcaraz è sperare che questi due fenomeni non giochino nella loro versione deluxe. Conditio sine qua non difficile da incontrare, con la costanza ad essere il marchio di fabbrica di entrambi:

“Se parliamo delle ultime due sfide non mi manca molto per giocarmela. Forse ho fatto cose migliori di Carlos, di Jannik no, ma ero vicino al suo livello. Ad esempio ho servito meglio di Carlos, mentre Jannik ha servito molto meglio di me e meglio di qualsiasi altro giocatore affrontato da me quest’anno. Reggevo benissimo gli scambi, ma il fatto che servisse così bene è logorante. Sono migliori nella costanza, loro giocano così tutto l’anno. Io ho più cali di rendimento, ho sempre detto che per batterli devi giocare al tuo meglio e loro due devono essere ad un gradino sotto il loro miglior livello. Carlos non era al suo top, ma è normale. Il loro top si vede molte più volte nella stagione rispetto al mio”

Una costanza di rendimento, la frequenza con cui si dimostra all’avversario di essergli superiore. Una prerogativa che Medvedev, continuando con il bagno di umiltà, non ha avuto neanche nei fasti del passato: Anche nel mio prime, quel livello poteva scomparire per qualche torneo come Doha o Rotterdam per tantissime ragioni, o potrebbe ricomparire all’improvviso, quasi accidentalmente. Prima di Dubai non mettevo una palla in campo. Pensavo cosa mi sta succedendo? Improvvisamente ho trovato qualcosa, ho preso fiducia. Cercherà di tenerla per Miami, ovviamente quando è così, funziona bene per me. Più spesso accade e più velocemente risali nel ranking o, magari, batti Sinner e Alcaraz.”

Il lavoro fisico di Medvedev e il concetto di “piacere”

Quella apprezzata a Indian Wells è una versione di Medvedev che ha stupito soprattutto per la tenuta fisica messa in evidenza, con delle sgroppate e dei recuperi figlie di un lavoro certosino fatto con il nuovo staff, con il russo atto a spiegare come la componente mentale e corporea debbano andare di pari passo nel tennis:

“Nel tennis ci sono varie interconnessioni. Non puoi dare priorità ad un aspetto, tralasciandone un altro. Non faro nomi, ma c’è attualmente un giocatore che non era così forte fisicamente prima e ti dava l’impressione che se lo avessi coinvolto in degli scambi duri, si sarebbe stancato e la partita sarebbe girata dalla tua parte. Ora è diventato dieci volte più forte. Per questo ho sempre creduto nel duro lavoro, di allenarti in palestra, e fare tutto quello che il tuo allenatore ti dice di fare. Ti fidi del tuo team e diventi più forte fisicamente. E’ tutto legato, se ti senti bene, giochi bene e anche il tuo fisico ne risente, corri meglio.”

Nonostante Indian Wells sia sfuggita per la terza volta dalle sue mani, il russo punta l’altra metà del Sunshine Double per dare manforte all’opera di comeback e il traguardo dei 30 anni, compiuti l’11 Febbraio, gli conferisce la succitata saggezza per analizzare minuziosamente il concetto di piacere legato alla sua attività da tennista: “Provare piacere è un concetto strano. Ti direi che giocare a tennis mi dà piacere, ma non nel modo convenzionale che la gente immagina il piacere. E’ piacevole quando stai facendo il tuo lavoro, e il tuo lavoro funziona. Il vero piacere è andare sui kart una volta all’anno o mangiare un dessert. E’ differente. Vincere un torneo ti dà un enorme soddisfazione. Il piacere a 20 anni è diverso, ed è giusto che sia così.

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