Non è certo facile un momento facile per la WTA, l’ente che governa il tennis femminile. Dopo la notizia delle dimissioni della CEO Portia Archer, arriva anche una causa giudiziaria intentata dalla ITF (International Tennis Federation). L’organo di governo mondiale del tennis ha un rapporto ambivalente con l’ente che gestisce il massimo circuito femminile professionistico. Infatti, WTA è affiliata alla ITF (così come la ATP e i quattro tornei dello Slam), mentre alla ITF è riservato un rappresentante nel board della WTA. Una situazione che è terreno fertile per potenziali conflitti di interessi, e puntualmente ciò si sta verificando.
La ITF vota… per non auto-escludersi dalla WTA
Secondo quanto riportato dal portale law360.com e ripreso dal giornalista Jon Wertheim, infatti, la WTA ha messo ai voti del proprio board, lo scorso 16 aprile, una risoluzione che estrometteva la ITF dal proprio consiglio. Lapalissiano come la ITF, il cui rappresentante nel board è lo stesso presidente David Haggerty, abbia votato per non auto-escludersi. L’iniziativa successiva è stata l’inoltro di un ricorso alla Corte Federale di New York. Secondo la tesi di ITF, per la precisione, nello statuto WTA esiste una disposizione secondo la quale è impossibile rimuovere dal board una componente, o restringere i suoi diritti, senza il suo consenso.
Nonostante ciò, è previsto un altro voto sulla risoluzione anti-ITF. “Nello statuto WTA esiste una policy per dirimere questioni di conflitti di interessi – è un passaggio del ricorso -, ma attualmente non viene seguita e la WTA non ci ha spiegato il perché”. Al momento, sulla vicenda non ci sono comunicati ufficiali o commenti di alcun tipo da parte dei due enti.
