Diario dal Foro, giorno 7: Martin Landaluce brilla a Roma. Non è più futuro, ma presente

Lo spagnolo fa sul serio, ora vince anche sulla terra. "Non ho nulla da perdere, non sento alcuna pressione" Dalla sorella ai colpi, perché è pronto per il salto definitivo

Di Pellegrino Dell'Anno
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Martin Landaluce - Roma 2026 (foto Francesca Micheli)

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Da Roma, il nostro inviato
Non nego che sarebbe stato decisamente piacevole vedere Mattia Bellucci fare ulteriormente strada nel torneo di Roma. Il lombardo è un tipo interessante, sia dentro che fuori dal campo. Si è ritrovato però a sbattere contro un muro particolarmente ostico, chiamato Martin Landaluce. Per i meno attenti potrebbe essere la storia del torneo, visto che era stato eliminato all’ultimo turno di qualificazione e si ritrova ora agli ottavi da lucky loser. Dopo due vittorie solide: gestendo l’esperienza di Marin Cilic prima, anestetizzando le variazioni di Bellucci poi. Con personalità e carisma, con la testa sulle spalle nonostante non avesse mai vinto una partita su terra prima di questa settimana.

E ora gli ottavi affronterà Hamad Medjedovic. Due giovani, due prospetti. Anche se, nonostante i tre anni in meno (2006 contro 2003), il più maturo sembra essere decisamente Landaluce. Che, più che futuro, sembra ormai già esser parte del presente. E qui vi spiego il perché. Partendo dalle sue ambiziose (giustamente) dichiarazioni: “Mi ripeto che non ho nulla da perdere, è un’opportunità che mi è stata data e che non dovevo avere, quindi gioco senza alcun tipo di pressione. Vado lì per godermela, i quarti sono alla portata”.

La crescita tecnica di Landaluce

Landaluce è un giocatore da cemento. Il cui Slam preferito è Wimbledon, come ha anche raccontato in una bella e piacevole conversazione con i media: “Wimbledon è il mio Slam preferito, il mio torneo preferito in assoluto. Sarà la mia prima volta nel tabellone principale e cercherò di godermela”. Non dimentichiamo tra l’altro che ha vinto lo US Open junior a 16 anni, nel 2022, e sembrava già un talento in rampa di lancio. Ma non ha bruciato le tappe, e con grande saggezza non ha vissuto con l’ossessione di dover per forza ottenere risultati. Ha rincorso una crescita, un miglioramento tecnico per essere la miglior versione di sé stesso.

Il Landaluce visto contro Belucci è un giocatore oggettivamente pericoloso. Nello scambio quasi mai ha permesso all’azzurro di reggere il palleggio, soprattutto dal lato del rovescio. Pur essendo più naturale sul dritto, anche dal lato sinistro ha saputo mettere in netta difficoltà Mattia. Per quanto la differenza l’abbiano fatta i fondamentali di inizio gioco. Chiudere con l’86% dei punti vinti con la prima di servizio sulla terra non è da tutti: vuol dire avere pieno controllo della battuta, e sapere anche come piazzarla. Soprattutto nei momenti importanti dell’incontro. In risposta ha sempre iniziato “con il piede di guerra”, mettendo dentro tanta aggressività e rubando il tempo all’azzurro. Dimostrando grande presenza mentale. Lì ha dato la maggior impressione positiva.

La mentalità di Landaluce

Martin, come tanti altri grandi spagnoli, ha una mentalità da fare invidia. Una testa ben posata sulle spalle, che ha messo su ovviamente crescendo. Non era facile gestire la pressione, parliamo di un ragazzo che sin da giovane era stato investito del futuro della Spagna. Ponendosi come ideale prosieguo ad Alcaraz, esploso nel 2022 al tramonto dell’era Nadal. Landaluce ci ha messo un po’ di più ad esplodere…il che può anche essere un aspetto positivo, se preso dal verso giusto. Gli ha permesso di acquisire maggior confidenza con determinate dinamiche, di entrare nella vita del tennista professionista a fondo. E in alcune situazioni è venuto fuori.

Landaluce non ha tremato contro Cilic, e non ha minimamente prestato attenzione al pubblico quando si è trattato di prendere il sopravvento nei confronti di Bellucci. Era lucidissimo nel capire quando dover accelerare, quando dover rallentare. D’altronde lui stesso ha spiegato quanto gli sia servito vincere lo US Open junior: “Penso che la parte positiva di aver vinto lo US Open junior a 16 anni sia stata che a 17 ho iniziato il Tour professionistico e lì mi hanno insegnato molte cose. I giocatori erano molto più forti di me, molto più veloci di me, e ho avuto la possibilità di dire: ‘Userò questo primo anno per migliorare in ogni area del gioco, più che pensare ai risultati”. Ci ha messo qualche anno in più del previsto, ma ora è arrivato. E per uno che preferisce giocare sul cemento, un ottavo 1000 sulla terra non è roba da poco.

Dimostra anche capacità di adattamento, di saper trarre il massimo da ogni situazione. È un ragazzo che tra l’altro frequenta l’università, che studia, a cui piace leggere. Parla degli esami, di come si prepara ad un altro tipo di situazioni. È raro che un tennista professionista, a 20 anni già nei primi 100, intraprenda anche questa strada. Racconta la storia di una persona umile, semplice, seguito dalla sorella Alejandra come agente. Una ragazza carina e dolce, a cui brillavano gli occhi quando parlava del fratello minore. Tra una chiacchiera e l’altra sulla bellezza di Roma e il gusto del cibo italiano, ha dato un ulteriore spaccato del mondo di Landaluce.

Una gestione serena

Martin, facendosi seguire da sua sorella, può vivere con tranquillità anche gli appuntamenti con i media e con gli sponsor. Può non avere problemi per quanto riguarda la parte comunicativa. Alejandra era gentilissima, un allungarsi di sorrisi a destra e a manca. Situazioni che permettono allo spagnolo di concentrarsi sul proprio gioco, sui miglioramenti da apportare al suo tennis per arrivare ancor più in alto. Entro fine estate vedere Landaluce in top 50 è una proiezione tutt’altro che sballata. Lui va per la sua strada, senza fretta, senza piangersi addosso. Ma continuando a sognare.

L’unica cosa che ci appartiene è il tempo”, diceva Seneca, filosofo e saggio che Landaluce sta leggendo. È assolutamente così, specie per un ragazzo di 20 anni con una carriera davanti. Affrettarsi, mettersi troppe pressioni addosso per chissà cosa, non serve. Il tempo è dalla parte di Martin, e ora ha iniziato a riempirlo di vittorie e di gioie. Come ha fatto Flavio Cobolli, per alcuni il grande deluso del lunedì, come se fosse scontato battere Tirante e sognare un’altra impresa con Medvedev,

Ancora una volta Roma si è rivelata indigesta per Flavio, la cui sensibilità ha avuto la meglio sulla lucidità. E soprattutto sul suo tennis, superiore a quello di Tirante. Anche Cobolli vive in costante rapporto con la sua famiglia, il padre è il suo coach. Situazione con qualche similitudine a quella di Landaluce, visto che papà Stefano è il suo allenatore. Per una volta non sarebbe giusto scrivere fiumi di parole su una partita in cui tra l’altro Tirante ha giocato benissimo, non sbagliando quasi nulla. Per una volta, una cosa sola: daje, Flavie’, è solo un piccolo stop. Può capitare, Cobolli inizierà a gestire anche la pressione di Roma, e si ritroverà. Lavorando un po’ sul dritto, ancora troppo ballerino. A quel punto, ci sarà da divertirsi. Per ora, potrà soltanto tifare i connazionali rimasti.

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