Il ritorno di Kamil Majchrzak, il doping e la rabbia fino alla catarsi di ‘s-Hertogenbosch

Il tennista polacco si mette alle spalle definitivamente la vicenda con l’ITIA e conosce a trent’anni la vittoria in un torneo e l’ingresso in top 50

Di Danilo Gori
8 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Kamil Majchrzak - ATP Challenger Grodzisk Mazowiecki (foto Instagram @atpchallengertour)

Ultimo libro letto? Non mi piace leggere libri, non ho mai letto nulla”. Sulla sua biografia rapida riportata da Tennis-Prose Kamil Majchrzak non si preoccupa di costruirsi un’immagine particolarmente sostenuta o impegnata. Possiamo certo dirci, a ragione, che l’immagine non è tutto. Ma il commento più genuino a un’affermazione come questa potrebbe variare da persona a persona, soprattutto se chi risponde ha nella propria storia una macchia difficilmente rimovibile: quella del doping.

Certamente il nome di Kamil non è mai stato sotto le luci della grande ribalta. Quindi la risonanza delle notizie che lo hanno riguardato non è stata lontanamente paragonabile per esempio a quella che ha accompagnato quelle analoghe riguardanti Sinner, con corollario di esperti sbucati da ogni dove in grado di discettare di sostanze proibite e di etica dello sport, e di accalorati renudisti pronti a lanciare lo strale social quotidiano in direzione di King Jannik. Ma la parola doping fa paura a tutti, quale che sia la quotazione internazionale dell’atleta colpito.

Il doping come anatema, come stigma che si supera ma che non se ne va, che non evapora più del tutto e che non puoi lavare via completamente. “La questione del doping è una nuvola che lo seguirà, così come la nuvola del Covid seguirà me”, così si espresse lo scorso novembre Novak Djokovic, anche lui critico nel caso Clostebol per mancanza di trasparenza e per possibili favoritismi nei confronti dei tennisti di classifica migliore.

A quest’ultimo gruppo certo non apparteneva (ma forse qualcosa sta per cambiare, glielo auguriamo) il polacco Kamil Majchrzak, nato nel gennaio 1996 e capace di vincere a diciotto anni i Giochi Olimpici giovanili disputati a Nanchino, finendo al primo posto di una lista che due gradini più sotto riporta pur sempre il nome di Andrey Rublev. Nel 2014 Majchrzak attinge la settima posizione del ranking mondiale juniores e comincia l’avventura tra i grandi.

Ferve l’attività nei tornei minori, nel 2015 esordisce in Coppa Davis e nel 2017 nel circuito maggiore, ad Antalya contro Andreas Seppi. Nel 2018 si intensifica lo sforzo nei tornei ITF, alla ricerca di punti-classifica: a Tashkent cede in finale al diciottenne Felix Auger-Aliassime. L’anno successivo arriva fino al terzo turno allo US Open, fermandosi al cospetto di Grigor Dimitrov; l’ingresso in top cento è però perfezionato.

Il COVID gli mozza, come del resto a tutti, la stagione 2020. Nel 2022 arriva il best ranking a quota 75, le nozze ma soprattutto la notifica di positività in quattro occasioni al controllo antidoping.

La fase di raccolta delle prove necessarie per contestare la condanna è lunga e difficile. Marcel Du Coudray, in un’intervista telefonica a Ubitennis risalente al 2024 parla di bullizzazione da parte dell’ITIA nei confronti di chi vuole ricorrere al TAS. “I nostri avvocati ci avevano detto che spesso si comportano così se si decide di intraprendere un’azione legale. Non lasciano altra scelta. Ti fanno una proposta iniziale per concordare una sanzione. Ma se vuoi rivolgerti al TAS, ritarderanno talmente tanto il procedimento ti accorgi come sia meglio accettare la proposta iniziale”. La faccenda si chiude così con la derubricazione di quanto accaduto a “doping accidentale”.

Majchrzak: “Il tennis è la mia vita”

“Una volta hai detto che il tennis è la tua vita, quanto è stato devastante la vicenda-doping per te?”. “È stata dura, non lo negherò, non solo tornare ad allenarmi, ma anche tornare a vivere normalmente”.

“Sei arrabbiato per quanto ti è successo o non ci pensi più?”.Sono ancora un po’ arrabbiato perché non ho fatto nulla di sbagliato, però ho lavorato con lo psicologo per andare oltre. Non mi sento completamente fuori da tutto quanto, ma sono contento di aver ripreso la mia attività”.

Sono le parole di un’intervista che risale al marzo del 2025. Nel giugno del 2023 l’ITIA accoglie il suo ricorso e gli accorcia la squalifica da quattro anni a tredici mesi. Nel gennaio del 2024 l’atleta polacco si rituffa nella galassia-Challenger, alla famelica ricerca di punti per ricostruirsi la classifica, dal listone da cui ha dovuto forzatamente accomiatarsi. Kamil compie 28 anni e a fine gennaio si reiscrive in graduatoria con il numero 944. È un anno di battaglie aspre e polverose con avversari magari di scarso talento ma affamati almeno quanto lui.

Il campione di s’-Hertogenbosch 2026 ne esce con il record di 60-19. Soltanto due volte il suo avversario naviga nel perimetro del primo centinaio (Coric 40, Fearnley 99). Lui prova due volte le qualificazioni per il circuito maggiore ma sia Stoccolma che New York gli chiudono la porta in faccia (allo US Open lo fa Bellucci, in Svezia proprio Fearnley), e firma ben sei tornei. Finalmente all’inizio del 2025 gioca a Melbourne, dove esce subito, ed a Marrakech arriva la prima vittoria in un incontro successivo al rientro.

Le parole poco sopra riportate sono pronunciate proprio durante quei giorni. Kamil supera il numero 41 Alexandre Muller e si inchina solo in semifinale a Tallon Griekspoor. È ancora arrabbiato il polacco, ma il tennis, quello del livello che gli compete, sta tornando a essere la sua vita. Riecco la top 100 e il nuovo best ranking, riecco le prove del Grande Slam. Lui però non dimentica la polvere mangiata e non abbandona i tornei minori, che gli fruttano due allori e tanta consistenza, in termini di punti ATP e di carattere.

Nemmeno nel 2026 Majchrzak abbandona i Challenger. Forse lo aiutano a mantenere i piedi saldi per terra e gli ricordano quanto sia dura emergere e quindi apprezzare quanto ha saputo dapprima costruire e poi ricostruire. Potrebbe essere un caso, però i tornei minori non gli rendono le soddisfazioni cui è abituato e a Birmingham durante la prima settimana di giugno Kamil cede in semifinale a Otto Virtanen.

Virtanen è 134 delle classifiche, ma dopo i trascorsi descritti una sconfitta non può più essere un dramma o un segnale che la strada intrapresa non sia quella giusta. A ‘s-Hertogenbosch la settimana seguente arriva il primo trionfo ATP e ben tre top ten, di cui un top 5, vanno a gambe all’aria di fronte al suo tennis solido e al suo spirito temprato dalla rabbia. Rabbia che ha avuto la sua parte di merito nell’innalzarlo al nuovo best ranking, da lunedì al 47, e che ora può diradarsi fino a disperdersi. Majchrzak, che non ama leggere libri, che ha conosciuto il castigo contestando senza posa il delitto, non ne ha più bisogno.

Leave a comment