Una volta, commentando le immagini di un match di Donna Vekic o scrivendone il commento, sarebbe stato inevitabile riferirsi a lei come a una tennista quantomeno graziosa, dove il termine scelto in quest’occasione probabilmente in tempi passati sarebbe parso un assoluto understatement. Oggi è bene saltare ogni allusione. E noi ovviamente lo faremo. Lasciando agli sponsor, che fanno bene il loro mestiere, quelli soprattutto che sbarcano il lunario vendendo trattamenti di cosmesi femminile, il compito di scegliere le testimonial più commerciali.
Del resto, Donna Vekic è anch’essa entrata come imprenditrice del ramo, segno che è ben sicura dei propri molteplici talenti, tennistici e imprenditoriali. Frase che ci permettiamo di mutuare da Gianni Clerici, che una volta ebbe a proferire il corsivo precedente commentando immagini di Virginia Wade, valorosa atleta capace di vincere a Wimbledon e attiva in diverse attività filantropiche e di beneficenza.
Eppure, durante lo sforzo agonistico, la tennista croata ha spesso un’espressione tesa fino alla tristezza, trasfigurata dallo sforzo fisico ma soprattutto. Questo è almeno quanto ci rendono i primi piani del suo volto, nervoso.
I frame in questione determinano uno iato tra i momenti agonistici e di leisure in cui non si può non imbattere chi frequenta le sue pagine social. Zeppe certo di foto di allenamenti duri ma su campi con vista mare (spesso di Monte Carlo, dove risiede) e di scatti glamour in luoghi lussuosi ed eleganti, dove lei, si potrà dire, non sfigura mai con il suo sorriso coinvolgente. Lo iato ci umanizza fortemente la ragazza nata a Osijek e che il prossimo 28 giugno compirà 30 anni. Perché ci parla di insicurezze e paure inavvertibili sulla base della vita perfetta che ci restituisce la narrativa di Instagram e piattaforme similari.
Donna ha esordito a 14 anni appena compiuti nel torneo da 10 mila dollari nella sua città e a sedici nel circuito delle migliori, raggiungendo la finale al primo colpo a Tashkent partendo dai qualifiers. Il primo successo pieno arriva a 18 anni, a Kuala Lumpur. Forse la preoccupazione nel suo viso trova le radici proprio in questi risultati assai promettenti ma che hanno poi faticato a trovare riscontri immediati. La top 50 arriva a 21 anni. A 23 la classifica documenta di un vero passaggio di livello in termini di intensità di gioco e di continuità di rendimento.
Nel 2019 Vekic raggiunge per la prima volta i quarti di finale in un Major. Accade a New York, appunto nel 2019, ma di nuovo lei perde colpi. E nel 2021 subisce un infortunio al ginocchio a inizio stagione, che inevitabilmente ne condiziona il rendimento anche durante la stagione successiva, che ne decreta anche l’uscita dalla top 100.
WimbleDonna, la rinascita
È nel 2023, quando tra l’altro vince a Berlino e Monterrey, che la ragazza di Osijek rinasce e torna ad avvicinare le migliori 20. Mentre il 2024, l’anno migliore, la vede in semifinale a Wimbledon e in finale ai Giochi Olimpici di Parigi. A Londra Vekic scala il tabellone fino alla sesta fatica, quando al tie-break decisivo Jasmine Paolini le sottrae l’urlo della vittoria. Poco male, nonostante l’uscita di scena tutti parlano di WimbleDonna, la tennista che sull’erba dà il meglio del suo talento.
Il 2025 le regala il best ranking al gradino 17. Ma la seconda parte dell’anno è avaro di soddisfazioni e i punti scaduti di Londra la estromettono dalla top 50. Mentre lo scarso rendimento di inizio anno la fa uscire addirittura dalle prime 100.
Dopo quattro anni, Donna torna a frequentare i tabelloni cadetti. L’’ultima volta fu a San Diego nell’ottobre 2022. Quest’anno prova a Dubai, ma Cocciaretto le dice no. A Miami non supera l’ostacolo Lulu Sun, mentre finalmente ottiene il passaggio al main draw a Charleston. Di nuovo si iscrive alla fase preliminare a Linz e alla modalità comincia a prendere gusto. Perché finalmente arriva a una partita dalla finale, perdendo da Potapova. A Madrid fallisce e anche al Queen’s, perché cede a Blinkova, ma entra come lucky loser e trionfa.
Ancora una volta nelle immagini della finale di domenica il suo viso è teso fino quasi all’angoscia. Dopo il break subito nelle fasi iniziali del secondo set Donna colpisce il terreno con la racchetta. E dopo il quinto matchpoint, quello definitivo, l’atleta croata fatica a distendersi e a sorridere. Evidentemente il campo di gioco è per lei soprattutto sofferenza, ricerca di conferme costanti nonostante determinati risultati e livelli di rendimento che l’hanno avvicinata per periodi importanti alle migliori.
Ecco che lo iato torna a manifestarsi e a esibire l’umanità della donna sicura di sé che scende nell’arena pervasa dai dubbi che sono poi quelli che confessano gli attori più consumati prima di salire sul palco. E presto il palco preferito di WimbleDonna sta per riaccendere le luci…
