Dimitrov critico verso le classifiche: “Sono ingiuste. Il tennis ha un ambiente spietato”

“In questo sport non ci sono scorciatoie o segreti”, ha affermato Grigor Dimitrov. “Forse sto vivendo uno dei momenti più bassi della mia carriera”

Di Andrea Binotto
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Grigor Dimitrov – ATP Indian Wells 2026 (foto via X @BNPPARIBASOPEN)

Sette luglio 2025, Centre Court di Wimbledon, ultimo match di giornata. Agli ottavi di finale si sfidano Jannik Sinner, numero 1 del mondo, e Grigor Dimitrov, veterano dal tennis insidioso. A sorpresa, giocando un tennis di pregevole fattura, il talento bulgaro si porta avanti due set a zero. Poi il muscolo pettorale fa crac. A quasi un anno di distanza, possiamo dire che Grisha è riuscito a recuperare dal terribile infortunio subito ai Championships. Ma di quel tennis messo in mostra nei sacri prati londinesi non si vede più nemmeno l’ombra.

Dimitrov: “Ciò che è successo in passato rimane nel passato”

Impegnato questa settimana al Challenger 75 di Dublino, dove ha perso in due set ai quarti contro il francese Kyrian Jacquet (numero 145 del mondo), Dimitrov ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate da Puntodebreak. Tra i temi toccati, il primo è quella che riguarda la wild card offertagli per il main draw di Wimbledon, un anno dopo lo sfortunato episodio sul Centre Court. “Onestamente, sono molto grato, ha dichiarato l’ex numero 3 del mondo, ora sprofondato sino alla 169esima piazza in classifica.Quello che è successo in passato rimane nel passato: non penso minimamente a guardarmi indietro. Apprezzo tanto l’invito di Wimbledon, significa molto per me ed è un onore. Non vedo l’ora di competere. Questo è tutto. Non ho aspettative particolari”.

Campione al Queen’s nel 2014, ma soprattutto semifinalista a Wimbledon nello stesso anno, Grisha ha poi speso qualche parola sulla superficie verde che caratterizza i tornei in questo periodo dell’anno. Mi piace giocare sull’erba. Non ho mai avuto problemi ad adattarmi alle diverse superfici. Riesco ad adattarmi all’erba un po’ meglio e più velocemente rispetto ad altri tennisti. Ogni volta che ci gioco è speciale. In un certo senso, posso già contare quante volte mi restano per giocarci. Spero di sfruttare al massimo ognuna di esse. Io comunque affronto un giorno alla volta: in questo momento la priorità è prendermi cura del mio corpo e godermi ogni volta che scendo in campo.

Dimitrov: “Il modo in cui sono strutturate le classifiche è ingiusto”

Tornato a competere con continuità a inizio 2026, il 35enne di Haskovo non è ancora stato capace di trovare la quadra per giocare di nuovo il suo miglior tennis. “A pensarci bene, ho la sensazione di non aver avuto una vera e propria stagione. Siamo onesti: ho giocato circa 12 partite quest’anno (14 in realtà nel momento in cui ha rilasciato queste dichiarazioni, ndr) e ne ho perse una decina. Per me questa non è una stagione. Non ha senso parlare nemmeno delle classifiche. Il modo in cui sono strutturate è talmente ingiusto che è inutile persino discuterne. Alcune cose sono semplici: se vinci hai una posizione alta in classifica, se perdi scendi sempre più in basso. Non c’è nessun segreto. Questo sport non ti dà la possibilità di prendere scorciatoie. È un ambiente spietato.

In contemporanea con il suo recupero fisico e con il successivo rientro nel circuito, Dimitrov ha deciso di optare per alcuni cambiamenti all’interno del team. Dapprima ha terminato il rapporto lavorativo con Jamie Delgado e Daniel Vallverdu per fare spazio a Xavier Malisse. Poi, dopo l’aggiunta di David Nalbandian, il bulgaro è tornato sui suoi passi: ha concluso la collaborazione con Malisse e ha richiamato Delgado, che al momento attuale lavora a fianco di Nalbandian.

Dimitrov: “Forse sto vivendo uno dei momenti più bassi della mia carriera”

“Quando sei un tennista sei sempre in movimento, sei costantemente in viaggio”, ha riflettuto Dimitrov. Non hai tempo per apprezzare le vittorie o per soffermarti sulle sconfitte. Sono nel circuito da circa 17 o 18 anni e pensandoci mi rendo conto di essere forse in uno dei momenti più bassi della mia carriera. Quando ho un momento libero, rifletto su tutti questi anni. Sento di aver lasciato il segno, in un certo senso. La mia impronta. Forse non me ne rendo ancora pienamente conto mentre gareggio, ma in questi momenti, che sia qui o a Wimbledon, quando scendo in campo sento quel rispetto, quell’ammirazione e soprattutto l’amore per questo sport. Mi sento grato se sono riuscito a contribuire, in un modo o nell’altro, a far sì che le persone provassero questo amore per il tennis. Spero di poter continuare a farlo il più a lungo possibile. Una cosa è certa: un giorno mi mancheranno davvero questo sport e i suoi tifosi”.

Nel frattempo, però, Grisha continuerà a dare del suo meglio all’interno del circuito, che negli ultimi anni sta diventando sempre più competitivo anche nel panorama Challenger. “Dico sempre che i tennisti di oggi sono molto più completi. Oggigiorno chiunque può giocare un tennis incredibile. Ci sono molti che hanno frequentato l’università e quando entrano nel circuito professionistico sanno già fin da subito come gestire situazioni difficili e di forte pressione. Non hanno bisogno di tanta esperienza. È una cosa che io non ho mai avuto. In un certo senso, sono già un passo avanti rispetto alla maggior parte dei tennisti. Ognuno poi progredisce a modo suo e con i propri tempi, ovviamente”.

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