PREMIUM Francisco Cerundolo, l’argentino atipico che ha aiutato il padre a superare la paura di volare

Francisco Cerundolo al Queen's ha vinto il titolo più importante della carriera. In tribuna papà Alejandro, arrivato da Buenos Aires dopo aver superato la paura di volare

Di Fabio Barera
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team Francisco Cerundolo - Queen's 2026 (x @Queenstennis)

E alla fine l’ha spuntata Francisco Cerundolo. In un’edizione dell’HSBC Championships 2026 – il ribattezzato Queen’s – con un parterre di livello non eccelso, in cui ad esempio la prima testa di serie era Alex de Minaur, ad alzare il trofeo al cielo è stato il maggiore dei ‘Cerundolo brothers’, in rimonta contro un Tommy Paul che sembrava davvero lanciato. A Londra non si erano presentati i grandi calibri, anzi vien da dire che la maggior parte dei big era concentrata al Terra Wortmann Open 2026 di Halle, dove invece si è imposto Frances Tiafoe. Un titolo ATP, però, questa settimana valeva tanto quanto l’altro, e per l’argentino è stato il più prestigioso della carriera, l’unico a livello ‘500’ per altro al primo tentativo. Sono parecchi i motivi di felicità per il 27enne di Buenos Aires, ma quello più ‘nascosto’ lo lega al padre.

Alejandro Cerundolo e la paura di volare

Alejandro ‘Toto’ Cerundolo, infatti, era presente in tribuna, per la prima volta in carriera lontano dall’Argentina, per assistere alla finale del figlio maggiore Francisco. Per la verità, con la moglie Maria Luz Rodriguez, sono entrati sulla Andy Murray Arena quando ‘Fran’ era in vantaggio 3-2 nel terzo, giusto in tempo per vedere il break che poi gli sarebbe bastato per vincere. Prima, per una serie di coincidenze, i due hanno dovuto seguire i set iniziali in macchina, mentre venivano accompagnati presso il Queen’s su una delle auto mandate dal torneo all’aeroporto per portarli a destinazione. Niente di strano fin qui, se non fosse che il 66enne ha dovuto superare la paura di volare per essere in Gran Bretagna.

Non che non abbia mai preso un aereo, ma i pochi viaggi che ha fatto da capitano dell’Argentina in Fed Cup si sono trasformati in un’odissea per Alejandro Cerundolo, come ha spiegato lui stesso al quotidiano ‘La Nacion’: “Ero su voli con scosse così forti che le maschere d’ossigeno cadevano, e la gente pregava, piangeva, urlava di non voler morire… Voli davvero terrificanti”. La paura, però, nasce da ancor più lontano e risale alla Tragedia delle Ande del 13 ottobre 1972. In quell’occasione un velivolo che aveva a bordo 19 rugbisti uruguaiani, si schiantò sul massiccio montuoso che attraversa il Sudamerica. Quell’episodio mi sconvolse. Nel corso della mia vita ho sopportato stress per molte cose, ma niente mi ha mai generato tanta paura quanto volare. Niente”.

“Terrorizzato, ho preso clonazepam come fosse una caramella”

Quando sei sopraffatto da un terrore di quel tipo, i rimedi sono pochi. ‘Toto’ ne ha provati tanti, dai corsi per superare la paura di volare all’aiuto di una psicologa – la moglie Maria Luz – senza però riuscire mai a fare il grande passo. Per anni Alejandro Cerundolo non ha assistito a una sola partita, fuori dai confini nazionali, dei figli tennisti Francisco e Juan Manuel e della figlia Maria Constanza (giocatrice di hockey). Ci era andato vicino al Roland Garros 2026, ma anche in quell’occasione era stato divorato dall’ansia. E forse non lo avrebbe fatto nemmeno domenica, se la compagna di una vita non avesse prenotato i biglietti di nascosto, senza consultarlo, mettendolo nella condizione di accettare o farselo andare bene.

Alla fine, quindi, ‘Toto’ su quell’aereo ci è salito. Da Buenos Aires ha fatto scalo a Francoforte e poi si è diretto verso Londra, destinazione Queen’s: Ero terrorizzato. Povera María Luz, che era seduta accanto a me. Ho preso il clonazepam come se fosse una caramella. Siamo atterrati in Germania alle 10:30. Ero stordito, assonnato e non capivo niente con tutte quelle pillole. Ci siamo precipitati sul volo di coincidenza, ma non c’era il Wi-Fi, il che era un problema perché volevamo seguire il punteggio di Fran”. Il resto, è storia, compreso il discorso post partita in cui Francisco Cerundolo lo ringrazia: Le stelle si sono allineate. Mio padre diceva da un anno che stava cercando di superare quella paura, quella fobia. Gli avevamo detto che non gli avremmo creduto finché non fosse salito su un aereo“.

Francisco Cerundolo, l’argentino atipico

Al di là di questa storia indubbiamente particolare, il titolo conquistato da Francisco Cerundolo ha un significato profondo, sia per il momento in cui è arrivato sia per l’importanza dello stesso all’interno del suo percorso tennistico. Ci piace definire il nativo di Buenos Aires un ‘argentino atipico’ perché è molto lontano dai canoni dei tennisti albicelesti divenuti famosi prima di lui. Non è un terraiolo, ma sa adattarsi a tutte le superfici. E il successo sull’erba del Queen’s, arrivato a tre anni di distanza da quello a Eastbourne – per altro anche in quel caso in finale contro Tommy Paul – ne è una chiara conferma. Non solo, perché anche sul cemento ha già palesato più volte di trovarsi a suo agio. Basti pensare che lo Slam e il Masters 1000 in cui ha la percentuale migliore nel confronto vittorie-sconfitte sono l’Australian Open e il Miami Open.

La mano di Nicolas Massù

Ultimo, ma non per importanza, il nuovo corso tecnico di Francisco Cerundolo. Solo 12 giorni fa, precisamente il 10 giugno, il 27enne albiceleste affiancava al già presente Pablo Cuevas un coach del calibro di Nicolas Massù. Meno di due settimane di lavoro e l’ex allenatore di Hubert Hurkacz, con cui si era separato ad aprile, lo ha portato a conquistare il titolo più importante della carriera. Insomma, un titolo – quello conquistato al Queen’s – che rappresenta tanto per ‘Fran’. E ora, nel terno al lotto di Wimbledon, chissà che non possa arrivare la grande sorpresa.

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