Wimbledon alle porte, Jannik Sinner in campo lunedì alle 14.30 italiane, qua (luogo di chi scrive) ci saranno 40° C, a Londra 24 e pure le nuvole. Chiarito ciò, la parola subito ad Alexander Zverev, freschissimo campione Slam, a Parigi, contraddicendo ogni previsione (sempre di chi scrive, ma non solo) che però è rimasta valida quasi otto anni, quindi tutti contenti.
D. Qual è stata la cosa migliore, dentro o fuori dal campo, dell’essere diventato campione Slam? Cosa è cambiato? Quanto tempo ci è voluto e quanto è stato difficile ritrovare la concentrazione e pensare a vincere il numero due?
ALEXANDER ZVEREV: Penso che le persone credano sempre che, una volta vinto uno Slam, la tua vita cambi in qualche modo. Io ho capito che in realtà non è così (sorride). Per me ci sono alcune cose che mi piace fare fuori dal campo. Continuerò a godermele, che si tratti di andare a giocare a golf con i miei amici o di andare in un kids club con mia figlia. Queste cose non cambiano poi così tanto.
Naturalmente, c’è una certa soddisfazione dentro di me, e ovviamente c’è qualcosa per cui ho lottato per tutta la mia carriera. Ma, al di fuori di questo, la vita non cambia poi molto. Continui a vivere la tua vita. Come potete vedere, due settimane dopo siamo già a Wimbledon e ci stiamo già preparando per il prossimo Slam.
D. Martedì Maya Joint giocherà contro Serena. Quando eri più giovane e ti sei trovato improvvisamente a giocare contro i Big Three, persone che ammiravi, com’è stato affrontarli e come si gestisce una situazione del genere?
ALEXANDER ZVEREV: Beh, la primissima volta che ho giocato contro uno di loro è stata contro Roger a Roma. Ero estremamente nervoso. Non riuscivo a gestire le emozioni. Non ho giocato una grande partita. Ma poi ci fai l’abitudine, no? Penso che più spesso lo fai, più ti abitui. No, la prima volta non fu Roger. Fu Rafa, a Indian Wells, credo. Giusto? Ora non ne sono più sicuro. Era in quel periodo [la seconda che ha detto: Nadal a Indian Wells nel marzo 2016, Federer due mesi dopo, ndr].
La prima volta sei nervoso. La seconda va un po’ meglio. Alla terza e quarta volta inizi a vederli come avversari. Soprattutto quando sei giovane, inizi a migliorare e a salire nel ranking, cerchi semplicemente di trovare il modo di batterli. Ovviamente sono giocatori che hai sempre guardato e ammirato fin da giovanissimo. Devi mettere da parte tutto questo e cercare di concentrarti su ciò che puoi fare su un campo da tennis per vincere. Alla fine della giornata, è per questo che sei lì.
D. Una situazione paragonabile a quella di martedì potrebbe essere stata il tuo match contro Rafa nel 2024, un’occasione enorme. Come hai vissuto tutto il clamore intorno a quell’evento?
ALEXANDER ZVEREV: Penso che sia un po’ diverso perché Serena è stata lontana più a lungo. Credo sia rimasta fuori quasi quattro anni, giusto? Rafa invece era stato fermo solo per qualche mese ed era ancora a un livello molto alto del suo gioco, anche se non era testa di serie. Io credo fossi testa di serie numero 2 o 3 al Roland Garros. Non ne sono più sicuro. Ero comunque in quella zona. Entrambi avevamo la mentalità di provare a vincere quella partita e poi cercare di vincere il torneo. Io non volevo affrontare Rafa al primo turno. Penso che nessuno voglia affrontare Rafa al primo turno. Su questo non ci sono dubbi.
Volevo affrontare Rafa un’ultima volta al Roland Garros, per via di ciò che era successo nel 2022 [il grave infortunio alla caviglia durante il match con Nadal], così da lasciarmi tutto alle spalle e avere un nuovo ricordo contro Rafa, che vincessi o perdessi. Ovviamente, dopo la partita ero molto felice che avessimo giocato.
D. Il tuo sensore glicemico: siete riusciti a capire cosa è successo? Hai apportato dei cambiamenti? [era successo durante la semifinale con Fritz ad Halle, ndr]
ALEXANDER ZVEREV: L’azienda sta indagando, sta cercando di capire. No, onestamente, potrebbe sembrare peggio per il sensore e per l’azienda di quanto non sia in realtà, perché lo uso da più di dieci anni, forse anche più di dieci — credo undici anni. È la prima volta in assoluto che succede. Per me, purtroppo, è successo durante una partita di tennis, in un momento in cui fisicamente ero già stanco. Ovviamente il livello di spossatezza era troppo elevato per me.
Ripeto, è successo una volta in oltre dieci anni. Questi strumenti restano comunque molto, molto utili per una persona diabetica e rendono la vita di un diabetico molto più semplice rispetto a quando non li si ha. Quindi sì, per me è stato molto sfortunato che sia accaduto, ma come prodotto resta comunque di grande aiuto per milioni di pazienti diabetici.
D. A Londra si dice che aspetti un autobus per ore e poi ne arrivano due insieme. Ora che hai vinto il Roland Garros, vedi questo momento come un’opportunità per consolidare il successo con un percorso molto profondo anche qui?
ALEXANDER ZVEREV: Guardate, non lo so. Spero che questo detto valga anche per me. Ma, ancora una volta, Wimbledon è sempre stato lo Slam in cui ho avuto più difficoltà. Personalmente quest’anno mi sento diverso. Sento di aver fatto una buona preparazione. Sento di giocare un buon tennis in questo momento. Farò tutto il possibile per dimostrarlo sul campo, per mostrarlo durante le partite. Dopo di che, questo è tutto ciò che è sotto il mio controllo; tutto il resto verrà di conseguenza.
