Wimbledon Day 1: più infortuni che sorprese

Mentre Sabalenka, Pegula, Andreeva e Gauff avanzano in due set, il torneo femminile perde cinque teste di serie dalla posizione 20 in poi

Di AGF
8 min di lettura 💬 Vai ai commenti
🔒 Ubitennis Paywall
Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

Nel tennis per competere all’altezza delle aspettative, ma anche solo per poter scendere in campo, occorre innanzitutto essere fisicamente in condizioni accettabili. E’ una regola ovvia e banalissima, la potremmo definire la prime legge dello sport; e il lunedì di apertura a Wimbledon lo ha confermato ancora una volta.

Prima ancora che cominciassero i match, è arrivata la notizia di un cambio di tabellone: forfait di Emma Raducanu e sostituzione con la lucky loser Semenistaja. Raducanu non è mai stata un mostro di solidità fisica e nelle ultime stagioni ha spesso dovuto combattere con acciacchi di vario genere. Per questo quando nella conferenza stampa alla vigilia del torneo aveva detto di avere un dolore alla gamba destra, ma di volere giocare in ogni caso, non si poteva immaginare che il problema fosse così serio: esami più approfonditi hanno evidenziato che la fonte del problema era addirittura una frattura da stress. Inevitabile che i medici le consigliassero lo stop.

E così la prima testa di serie (Raducanu era numero 30) è caduta senza nemmeno scendere in campo. Qualche ora dopo l’ha seguita Maja Chwalinska. Da inviato, per me Chwalinska era una delle grandi attrazioni del primo turno. Testa di serie numero 20, recente finalista del Roland Garros, per la prima volta protagonista attesa in uno Slam, oltre tutto alle prese con l’erba. Obbligatorio seguirla dal vivo.

Chwalinska ha disputato un match a due facce. Contro la thailandese Sawangkaew (qualificata, n. 164 del ranking), Maja è partita sicura e in totale controllo: 5-0 nel primo set, poi chiuso 6-2. Anche nel secondo set (in realtà più equilibrato di quanto non dicesse il punteggio) si era costruita un vantaggio piuttosto rassicurante, sino al 6-2, 5-2. A questo punto è arrivato il game-chiave della partita: Chwalinska, in risposta, ha mancato un match point, e nel quindici successivo sul 40-40 è scivolata a terra su uno spostamento verso sinistra.

Lì per lì non era apparsa una caduta seria, e invece quando Chwalinska ha chiesto il Medical TimeOut, si è capito che il problema non era da sottovalutare. Nessuna tennista chiama lo stop prima di un turno di servizio che può risultare definitivo, a meno che non sia proprio obbligata. E infatti Maja ha subìto un parziale di cinque game a zero, finendo per perdere il secondo set 7-5. Che la situazione stesse diventando irreparabile, lo si è capito quando nel terzo set ha rinunciato a rincorrere traiettorie che non sembravano così fuori portata, almeno per una giocatrice scattante come le. Conclusione ormai scritta: 2-6, 7-5, 6-2 per Sawangkaew il risultato finale.

Al di là del punteggio, è obbligatorio raccontare l’impressione che mi ha lasciato Chwalinska in versione “sana”, cioè quella dei primi quindici game. Una premessa: Maja si misurava con un’avversaria all’incirca della stessa taglia; le schede ufficiali di Sawangkaew indicano una altezza di 1,63, però a me sembrano piuttosto generose. In ogni caso, con loro in campo, vedere una battuta da 100 miglia orarie era davvero molto raro. Chwalinska ha offerto tutta la varietà di colpi lavorati di cui è capace, palle corte comprese. Però devo anche confessare che dal vivo alcune volte il suo dritto non dà l’impressione di uscire del tutto pulito dalla racchetta. Il suono è di quelli che ti fa pensare che con gli attrezzi di qualche anno fa, senza il generoso sweet spot che offrono oggi, alcuni di questi dritti potessero trasformarsi in errori. Ma pretendere di dire di più basandosi su un’oretta attendibile di gioco, oltre tutto all’esordio a Wimbledon, sarebbe davvero azzardato.

Al primo turno è caduta anche l’unica giocatrice italiana in corsa nella parte alta di tabellone, cioè Elisabetta Cocciaretto (6-3, 2-6, 6-2). E anche per lei vale lo stesso discorso fatto sopra: quando gli acciacchi diventano seri, è molto difficile essere competitive ad alti livelli. Cocciaretto è reduce da una stagione sulla terra battuta penalizzata da problemi al ginocchio sinistro. Le interviste del mese scorso facevano sperare che il cambio di superficie potesse aiutarla a recuperare la salute. Invece Elisabetta in conferenza stampa ha spiegato che trascina ancora il problema: il dolore la limita non soltanto durante i match, ma la obbliga ad allenarsi con il contagocce.

In più bisogna sottolineare che il sorteggio le aveva proposto un esordio impegnativo: Wang Xinyu, secondo me, per quanto ha mostrato nelle ultime stagioni, sull’erba possiede un tennis superiore alla sua attuale classifica (numero 39). Wang e Cocciaretto, molto diverse fisicamente, in realtà hanno diversi punti in comune; non solo perché probabilmente l’erba è la loro migliore superficie, ma anche perché entrambe sono state capaci di eliminare Jessica Pegula a Wimbledon (Wang nel 2024, Cocciaretto nel 2025). Nate nello stesso anno (il 2001) ai Championships si erano già incontrate nel 2018, a livello di torneo junior: anche allora aveva vinto Wang (che avrebbe perso solo in semifinale dalla futura vincitrice Swiatek). Ultimo dato curioso: Elisabetta ha raccontato che condividono lo stesso preparatore.

Lasciamo da parte i malanni delle giocatrici sconfitte e concludiamo la giornata ricordando i risultati delle altre teste di serie. Sabalenka, Pegula e Gauff hanno veleggiato verso il secondo turno senza particolari problemi. Qualche grattacapo in più l’ha avuto la campionessa del Roland Garros Mirra Andreeva, che però aveva avuto in sorte l’avversaria più complicata. Sarò ripetitivo, visto che scrivo sempre che Magda Linette “la devi battere”, perché lei non ti regala le partite, ma anche in questa occasione ha dimostrato di essere giocatrice impegnativa. Che Mirra abbia vinto in due set (7-5 6-4) è un segnale interessante per il suo futuro nel torneo.

A conti fatti, detto del forfait di Raducanu (tds 30), sono cadute queste teste di serie: Chwalinska numero 20, Fernandez n. 22, Potapova n. 27, Li n. 28. C’è stata qualche grossa sorpresa? Dopo avere spiegato i guai di Cwalinska, per il resto direi di no. A Wimbledon, sia Fernandez che Li non sono mai andate oltre al secondo turno. Mentre per Potapova il sorteggio non era dei più facili: Bouzas Maneiro ha nell’erba la superficie di elezione, visto che in carriera ha una percentuale di vittorie molto più alta che sugli altri terreni (vedi QUI). Piuttosto non era così scontato che la testa di serie 32 Siniakova battesse Zheng Qinwen; lo ha fatto con un doppio 6-4. Un successo che certifica il periodo difficile di Zheng, in questo momento uscita dalla prime 100 del ranking, e ancora alla ricerca della condizione che nel 2024 le aveva permesso di vincere le Olimpiadi di Parigi e arrivare in finale all’Australian Open.

🎾 Gioca con noi
Gioca al nostro Fantatennis
Crea la tua squadra per Wimbledon e sfida la community Ubitennis. Scarica la nostra app o gioca dal web!
Leave a comment