La seconda giornata degli ottavi di finale donne (parte bassa del tabellone) ha seguito la stessa falsariga della prima: quattro incontri con tre successi delle giocatrici con la classifica migliore e uno che invece ha smentito le indicazioni del ranking. Domenica era stata la testa di serie 14 Osaka a sconfiggere la 1 Sabalenka. Lunedì è stata la tds 25 Mertens a eliminare la 21 Bouzkova. Per il resto risultati che hanno seguito le gerarchie di partenza.
Prima giocatrice a raggiungere i quarti di finale è stata Marta Kostyuk (tds 12) che ha sconfitto 6-4, 6-4 la qualificata Ashlyn Krueger. È stato un match che, da spettatore, mi ha lasciato qualche rimpianto; ma spiegherò più avanti perché. La giornata era calda (31 gradi) e con un vento più sensibile rispetto alla scorsa settimana; due fattori che hanno reso le condizioni di gioco più difficili. La partita ha avuto un avvio in sordina: quando Kostyuk è arrivata a condurre 4-1 e servizio, il suo successo sembrava fosse quasi una formalità. Non so se inconsciamente lo ha pensato anche Marta, fatto sta che è stata protagonista di una decina di minuti di tennis molto distratto, che hanno permesso a Krueger di riavvicinarsi.
Sul 4-3 e servizio, Kostyuk si è trovata sotto 0-30. Ma a questo punto ha riattaccato la spina: ha servito quattro ottime prime ed è andata 5-3. Con Krueger al servizio sul 3-5 0-40, il set sembrava ormai chiuso. Invece a questo punto Ashlyn ha avuto la forza di reagire, ha salvato tutti i setpoint con ottimi servizi. Perché racconto questi dettagli di punteggio? Perché, finalmente, con la pressione crescente dello score nel finale di set il match è decollato, e abbiamo assistito a un secondo set più competitivo.
Nel secondo parziale Krueger ha dimostrato che non era al quarto turno per caso, e si è portata avanti 4-2. Però Kostyuk ha reagito da giocatrice di vertice, conquistando due break consecutivi che l’hanno portata sul 6-4, 5-4 e servizio. E qui arriviamo al mio rimpianto di spettatore. Con le spalle al muro, Krueger ha giocato un game in risposta di altissimo livello, spingendo la palla con più decisione e costringendo a sua volta Kostyuk a dare il meglio di sé per chiudere la partita. Capisco che sarebbe stato troppo pretendere che l’intera partita fosse giocata così bene come nell’ultimo game, ma forse se il punteggio avesse avuto uno sviluppo diverso le protagoniste si sarebbero “accese” prima e lo spettacolo sarebbe stato superiore.
In ogni caso, anche se non nella sua migliore giornata, Kostyuk ancora una volta ha confermato che una delle ragioni del suo progresso stagionale sta nella capacità di mixare con maturità soluzioni di gioco differenti. Quando scambia da fondo raramente tira due colpi di fila uguali: o cambia lo spin, o la potenza con cui carica la palla, o l’altezza della parabola sulla rete. A questo aggiunge anche variazioni sulla verticale, sotto forma di palle corte e discese a rete; magari non tutte le iniziative funzionano alla perfezione, ma di sicuro impediscono all’avversaria di trovare più facilmente il ritmo di gioco.
Avversaria di Kostyuk sarà Jasmine Paolini (testa di serie numero 13) che ha sconfitto la tds 29 Eala per 6-4 4-6 6-3. La partita si è giocata a partire dalle 13.30 locali, con una temperatura attorno ai 33 gradi: per Londra, punte di caldo straordinarie. Paolini è partita più energica, mentre Eala sembrava meno convinta: e se è vero che aveva il quadricipite sinistro fasciato, in realtà più volte ha allungato la gamba destra, come se avesse un fastidio. Paolini si è presa il primo set grazie alla maggiore intraprendenza: ha spinto e rischiato un po’ di più. Non si è trattato di un margine enorme, ma sufficiente: 15 vincenti a 10, con anche più discese a rete, la maggior parte delle volte produttive.
Nel secondo set Eala ha provato a scuotersi ed effettivamente ha cominciato a spingere di più nello scambio (break in apertura). Ma con il passare dei game Paolini è risalita, e alla fine il gioco non è stato poi molto diverso rispetto al primo parziale. Allora cosa ha rovesciato l’esito? Direi l’aumento di errori di Paolini nella parte conclusiva del set: prima una brutta serie di cinque gratuiti quando ha avuto tre palle break consecutive per recuperare lo svantaggio, poi un paio di errori di quelli che si definiscono imperdonabili sulla “rimessa in gioco”, pardon, sulla battuta di Eala. E così, con lo stesso punteggio a parti invertite Eala ha pareggiato i conti: 6-4.
Sul tema apro una parentesi: come mai per diversi tratti di match Paolini non è riuscita ad approfittare sino in fondo del punto debole di Alexandra? La mia spiegazione è questa: quando la tensione è alta, questi servizi sotto media possono diventare un problema per chi risponde, perché si sente il peso di doverne approfittare, e l’obbligo psicologico porta a eseguire il movimento in modo contratto.
Non sono poi così frequenti i casi in cui le giocatrici riescono a punire sistematicamente chi serve lento; a questo proposito ricordo un match di una decina d’anni fa di Sabine Lisicki contro Sara Errani (credo a Miami vinto 6-1, 6-2). Ebbene, Sabine sfornava un vincente dietro l’altro su tutte le seconde di Sara; pum, pum, pum: come fosse stata al campo pratica con un maestro. Ma in realtà queste sono quasi più le eccezioni che la regola. Forse ricorderete, per esempio, cosa capitava a Petra Kvitova quando incrociava Madison Brengle: errori su errori, con rendimento in risposta quasi peggiore di quando Petra giocava contro Serena Williams. Ovviamente non sto dicendo che servire lento sia un vantaggio, ma non è detto che l’avversaria si trovi nella condizione, soprattutto mentale, di far pagare sino in fondo il limite tecnico.
Chiudo la parentesi e torno al terzo set di Paolini/Eala. A conferma che il tennis è uno sport complicato, in cui parte tecnica e parte mentale si aggrovigliano costantemente spesso in modo inestricabile, due giocatrici che non hanno certo nella battuta il punto forte hanno disputato un terzo set in cui in nove game su dieci non si è nemmeno mai andati ai vantaggi: chi batteva ha sempre controllato con un certo margine la situazione. Un tabellino più da Isner contro Karlovic. In questo terzo set, Jasmine ha ottenuto il break decisivo all’ottavo gioco: sulla prima palla break ha messo in rete la risposta (in replica a un servizio da 71 miglie orarie: vedi sopra); ma un doppio fallo le ha regalato una seconda occasione, che ha colto grazie a un rovescio lungo di Eala. Questo unico break è stato determinante per indirizzare il set.
L’altro quarto di finale definito in giornata è quello tra Mertens e Noskova. Una premessa: i match Paolini vs Eala e Bouzkova vs Mertens sono andati in scena quasi in contemporanea. In questi casi non è facile decidere: rimanere in sala stampa utilizzando lo split screen per seguire tutte e due le partite (sperando di capirci qualcosa) oppure scegliere una partita, seguirla dal vivo, abbandonando l’altra al suo destino? In questa occasione ho deciso di andare sul Centrale e vedere di persona la partita di Paolini. Ho sacrificato Elise Mertens e Marie Bouzkova, affidandomi all’archivio video per rivedere i passaggi decisivi.
Devo confessare che ho scelto questa soluzione perchè ero (irrazionalmente) convinto che la partita l’avrebbe vinta Mertens, anche se mi basavo solo sulle sensazioni avute nei turni precedenti. Ma per una volta le cose sono davvero andate così. Come dicevo all’inizio, sulla carta le gerarchie indicavano come favorita Bouzkova (tds 21) su Mertens (tds 25) ma non è che ci fosse un abisso tra il loro ranking. Bouzkova è partita meglio (break di vantaggio), ma poi Mertens è riuscita ad essere più incisiva in particolare con le accelerazioni di rovescio. E così ha conquistato il primo set.
Nel secondo set ci sono stati tre break consecutivi in apertura, (due per Elise, una per Marie) e questo scarto iniziale non è più stato modificato sino alla fine della partita. Mertens ha chiuso con un saldo vincenti/errori non forzati di +1 (24/23), Bouzkova di -13 (15/28). Da notare che Marie ha sbagliato molto di più con il rovescio rispetto al dritto (6 errori dritto, 14 rovescio), mentre ovviamente per Elise è stato il contrario (14 dritto, 5 rovescio). E così dopo avere battuto la ceca Bouzkova, Mertens ritroverà al prossimo turno un’altra ceca, Linda Noskova. Stessa nazionalità, ma tipo di tennis quasi agli antipodi: Marie innanzitutto abile nel gioco difensivo e di contenimento, Linda tutta votata all’attacco.
Se per la partita di Mertens avevo delle immotivate convinzioni, non sapevo proprio cosa aspettarmi dal confronto tra Linda Noskova (tds 9) e Madison Keys (tds 26). Va anche sottolineato che non c’erano precedenti. Lì per lì sono rimasto sorpreso dalla mancanza di H2H, ma poi ho riflettuto sull’età di Noskova: stiamo parlando di una giocatrice cha ha soltanto 21 anni (è nata nel novembre 2004), con un numero ancora piuttosto basso di stagioni a livello WTA.
Si sapeva che sarebbe stato un match tra due grandi colpitrici, ma come potessero incrociarsi le rispettive caratteristiche era tutto da scoprire. Noskova ha cominciato il primo set alla battuta, e questo si è rivelato un vantaggio: in un contesto nel quale chi serviva governava il gioco, e teneva regolarmente il proprio turno di servizio, stare sempre avanti di un game è più semplice sul piano psicologico. Nel corso del set Keys aveva avuto due palle break (non sfruttate). Poi sul 4-5 è salita 40-0 ma si è fatta recuperare, e alla prima palla break ha spedito in rete un rovescio, che ha regalato il 6-4 a Noskova, oltre tutto con il vantaggio di servire per prima anche nel secondo set.
Nel secondo set, dopo un break per parte iniziale, si è arrivati al tiebreak. Qui Keys si è un po’ buttata via: due doppi falli e un errore non forzato di dritto si sono rivelati una zavorra insostenibile sul punteggio. Noskova ha completato la pratica in due set, con un 7-2 al tiebreak.
Sulla carta mi aspettavo che Keys avrebbe avuto un po’ di vantaggio sulla diagonale dei dritti e Noskova su quella dei rovesci. In realtà Madison non è riuscita ad avere il sopravvento con il dritto, mentre ha realmente un po’ patito il confronto tra i rovesci. Nella intervista a fine match Noskova ha detto una cosa interessante: “Non so perché, ma oggi ero stranamente tranquilla, anche nei momenti più importanti“.
Personalmente una teoria che spieghi la tranquillità inattesa di Noskova ce l’avrei. Linda era presente a questi ottavi dopo essere sopravvissuta nel turno precedente a un match point (nella partita contro Cirstea). A volte questo evento è quasi come una mitridatizzazione nei confronti della sconfitta: l’assunzione di una dose non mortale che ti rende più forte. Vedremo se avrà effetti a lungo termine; la storia del tennis è piena di tornei vinti da giocatori sopravvissuti a un punto dall’eliminazione. Senza andare troppo lontano: la stessa Keys ha vinto il suo Slam in Australia nel 2025 dopo avere salvato match point contro Swiatek in semifinale. Linda sorprenderà tutti come fece Madison lo scorso anno a Melbourne?
