Tre set, una semifinale, la terza di fila a Wimbledon, la seconda consecutiva. Jannik Sinner batte Jan-Lennard Struff 7-5 7-6 6-3 e in attesa di conoscere il suo prossimo avversario, racconta il suo viaggio nel torneo.
“È stata una partita molto diversa rispetto agli avversari che avevo affrontato finora. Da parte mia è stata una prestazione molto solida, quindi sono molto contento”, ha spiegato Sinner in conferenza stampa. Concreta è l’aggettivo giusto, perché contro Struff non c’era solo da giocare meglio, ma da gestire un tipo di partita diversa: servizio pesante, pochi scambi comodi e un accentuato serve and volley da all in, messo in piedi come strumento tattico dal 36enne tedesco.
Sinner invece è rimasto dentro il suo piano, anche quando nel secondo set, avanti di un break, ha concesso al tedesco la possibilità di rientrare. “Oggi ho avuto la sensazione di servire in modo molto intelligente. Anche se nel secondo set ero avanti di un break e ho avuto un piccolo calo di concentrazione, ho cercato di restare mentalmente presente in ogni turno di servizio”. È stato forse il passaggio chiave del match: perché perdere quel set, contro un grande servitore, avrebbe aperto scenari molto meno controllabili. “Se perdi il secondo set può succedere di tutto, soprattutto contro un grande servitore, quando hai meno controllo”, ha aggiunto.
Il servizio come chiave del torneo
Il servizio è il colpo che più di ogni altro sta accompagnando Sinner dentro questo Wimbledon. Non solo per il numero degli ace, ma per il modo in cui lo sta usando: meno muscolare come idea, più intelligente come costruzione. “Per il momento sto servendo un po’ meglio dell’anno scorso e anche per questo mi ritrovo in semifinale, probabilmente su questa superficie”, ha detto Jannik.
Il lavoro non nasce oggi. Sinner ha raccontato un processo lungo, fatto di dettagli tecnici e fisici: “Credo che ci sia anche una componente fisica. Se diventi più forte fisicamente, ti senti anche un po’ più stabile. Abbiamo lavorato tanto sicuramente negli ultimi due anni: abbiamo cambiato il movimento, il lancio di palla, il tempo, tante cose”. Ma il punto non è soltanto tirare più forte. “Non sempre sulla velocità: abbiamo cercato di usare il servizio giusto nel momento giusto”.
Sull’erba questa differenza pesa il doppio. Una buona percentuale di prime non protegge soltanto il turno di battuta, ma libera anche la testa nei game di risposta. Sinner lo sa bene: “Su questa superficie, se metti un’alta percentuale, può aiutarti tantissimo, anche in termini di fiducia, e ti permette di giocare molto bene anche i game di risposta”.
“Devo alzare ancora il livello”
La vittoria in tre set non ha cancellato la lucidità dell’analisi. Sinner è soddisfatto, ma non si racconta una partita perfetta, anzi, con la consueta lucidità guarda già alla semifinale con la consapevolezza che da qui in poi servirà qualcosa in più. “Se voglio avere una possibilità adesso in semifinale, sicuramente devo alzare ancora un po’ il livello. Sto giocando abbastanza bene, credo che ogni giorno vada un po’ meglio”.
Il suo tennis sembra oggi più percentuale, più ordinato, meno esposto al rischio gratuito, ma pronto ad accelerare quando il set entra nei punti che decidono. Sinner si è ritrovato in questa lettura: “Lui ha iniziato molto bene, ha spinto subito dall’inizio, io ho cercato di tenere botta, poi mi sono sciolto un pochettino ed è andata meglio. Però sì, c’è ancora un po’ di margine di miglioramento”.
E proprio qui si vede la maturità del numero uno del mondo soprattutto nel proprio processo di miglioramento all’interno del torneo. “Lo devo fare per la prossima partita, lo so. Però sono anche abbastanza tranquillo sul fatto che posso riuscirci. Non è detto che ce la faccia, però di solito le semifinali, i turni importanti, mi piace giocarli, mi piace rischiare”.
Djokovic, il ricordo di Montecarlo…e Felix
Il nome che aleggia è naturalmente quello di Novak Djokovic, anche se Sinner ha ricordato che dall’altra parte potrebbe esserci anche Felix Auger-Aliassime. “Prima di tutto vediamo, perché ha una partita dura. Se sarà Novak, sento che ogni partita è diversa”, ha spiegato. E sull’erba, contro Djokovic, il margine si restringe ancora: “Soprattutto su una superficie come questa, se hai una giornata negativa al servizio o non senti bene la palla, diventa molto molto dura”.
Poi il ricordo personale, quello del primo incontro con Novak. “Quando avevo 14 o 15 anni l’ho visto allenarsi a Montecarlo per la prima volta. Poi lì abbiamo fatto una foto: io avevo la felpa blu, mi ricordo, e i capelli lunghi. Quando te lo ritrovi davanti per la prima volta è incredibile, perché in quel momento ti sembra qualcosa di irraggiungibile”.
Oggi quell’irraggiungibile è diventato un possibile avversario in semifinale Slam. Ma Sinner non ne fa né un monumento né un tabù. “So di essere capace di batterlo se gioco bene, ma so anche benissimo che posso perdere. C’è pressione, sì, ma la vivo in modo molto naturale. Sono felice di essere in campo e do il mio meglio”. E poi l’omaggio al campione serbo: “Per me è incredibile come si allena, quanto dedica a se stesso, al corpo, e la motivazione che ha ancora. Credo che possiamo essere molto contenti del fatto che sia ancora qui a dare il 100% e a provare a vincere il venticinquesimo Slam”.
Sinner: “Mi diverto ancora”
In conferenza è arrivata anche una domanda sulla pressione e sul divertimento. Sinner ha risposto senza esitazioni: “Mi diverto ancora; ho 24 anni, mi piace giocare a tennis, altrimenti non sarei qui”. Poi, con la solita sincerità, ha distinto il campo da tutto ciò che gli gira intorno: “Ci sono anche cose che mi piace meno fare, come queste qui. Però non posso cambiare questo, quindi sono qui a parlare con voi”.
Il campo, invece, resta il centro di tutto. Anche perché arrivare così avanti negli Slam non è mai normale, neppure quando comincia a succedere spesso. “Giocare quarti di finale negli Slam sembra normale, ma in realtà la strada è veramente lunga e tosta, devi battere giocatori forti. Quindi è importante godersi il momento in campo”. La semifinale sarà un’altra cosa.
