Ci sono finali che non si dimenticano. Come quella di diciotto anni fa sull’erba di Wimbledon. In una partita di cinque set, Rafael Nadal batte Roger Federer per 6-4 6-4 6-7 (5) 6-7 (8) 9-7 dopo quattro ore e 48 minuti di gioco. E’ il 6 luglio 2008 quando si disputa un match che non è soltanto la sfida tra i due migliori giocatori al mondo, ma soprattutto l’incontro perfetto tra due stili, due personalità e due epoche del tennis.
Il maiorchino ha già provato due volte (nel 2006 e nel 2007) a espugnare “la cattedrale” del tennis. Ma in entrambe le occasioni è stato fermato proprio dal suo più grande rivale, dominatore dell’erba londinese con cinque titoli consecutivi. I due giocatori arrivano da un confronto di un paio di mesi prima, la finale del Roland Garros, in cui Nadal travolge letteralmente Federer in una partita che dura meno di due ore e che si chiude con un pesantissimo 6-1 6-3 6-0. Ma si sa, l’erba è un’altra cosa.
Londra aspetta la sfida con il fiato sospeso. Tutti vogliono capire se Nadal riuscirà a spezzare il dominio di Federer anche sull’erba. E la partita non delude. Lo spettacolo dura ben più delle quasi cinque ore di gioco. Due interruzioni per la pioggia accompagnano il match fino alle ultime luci della sera, trasformando quella finale in un racconto epico destinato a entrare nella mitologia di questo sport.
Da una parte Roger Federer, numero uno del mondo e grande campione sull’erba. Dall’altra Rafa Nadal, numero 2 del ranking ATP, quattro volte re del Roland Garros. Due talenti immensi che si scontrano. Quello dell’allora 26enne Federer, tutto eleganza, fluidità e naturalezza per un tennis che sfida le leggi della fisica e della gravità. Quello di Nadal, cinque anni più giovane, immensa qualità tecnica dei colpi, dritto anomalo di straordinaria bellezza. Un giocatore capace di battagliare per ore senza stancarsi e senza cedere, con grinta, determinazione e una inesauribile scorta di intensità fisica e mentale.
La partita inizia con Nadal che sembra abbia trovato la chiave per battere il suo rivale. Quel doppio 6-4 iniziale dà l’impressione che il trofeo stia aspettando solo lui e che, per la prima volta dopo cinque anni, il trono di Wimbledon possa davvero cambiare padrone. Invece, il cinque volte campione reagisce, rialza la testa, dice di no, che lui c’è ancora e che può ancora vincere. Due indimenticabili set gli danno ragione perché rimettono tutto in discussione con un doppio 7-6 7-6 per lo svizzero.
E così Federer, sotto 0-2, ritrova il suo tennis e pareggia con due set straordinari vinti sul filo di lana. Ma Nadal, dopo essersi fatto rimontare, non crolla. Resta lucido, continua a costruire il suo tennis punto dopo punto e trova nel sedicesimo game del quinto set la forza per completare un’impresa destinata a entrare nella storia. Fino al 9-7 finale. E’ questo continuo rincorrersi, senza che nessuno dei due sia disposto a cedere, a trasformare questa finale in qualcosa di irripetibile.
La stretta di mano tra i due campioni avviene nella luce grigia delle nuvole sopra Londra, con il sole ormai al tramonto. Il sipario si chiude. Ma lo spettacolo è solo all’inizio. La rivalità tra i due ci avrebbe regalato negli anni molti altri scontri. Quel 6 luglio 2008 resta però il punto di riferimento con cui ogni altro capitolo della grande sfida viene inevitabilmente confrontato. Resta, semplicemente, la finale.
di Isabella Dalla Gasperina
