Tanti auguri Nole! Il regalo arriva a Parigi?

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Tanti auguri Nole! Il regalo arriva a Parigi?

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TENNIS – Novak Djokovic compie 27 anni. Il 2014 sarà l’anno in cui sposerà Jelena Ristic e diventerà papà. Ma potrebbe anche essere quello della definitiva consacrazione nell’Olimpo del tennis. Ripercorriamo la sua carriera attraverso le sue più belle vittorie negli Slam.

 

È un anno cruciale, il 2014, per Novak Djokovic. Qualche settimana fa il serbo ha annunciato su twitter che diventerà padre mentre a settembre 2013 aveva scritto, sempre sul suo profilo twitter, che il 2014 sarebbe stato l’anno del matrimonio con Jelena Ristic. È quindi un anno importantissimo dal punto di vista privato per il campione serbo, pronto a diventare marito e padre. Ma potrebbe anche essere anche l’anno giusto per completare il Carrer Grand Slam, quello che Novak rincorre dal 2012 e che Rafael Nadal gli ha già impedito due volte.
In occasione del suo compleanno, abbiamo scelto di festeggiare il campione serbo con le sue più belle vittorie nei Major. Sono, finora, 160 le vittorie negli Slam e molte di queste sarebbero meritevoli di stare nella lista. Le abbiamo dovuto ridurre a sei, una per anno a partire dal 2007 (2009 escluso, che probabilmente fu il peggiore anno di Djokovic negli Slam).

 

 

[3] N. Djokovic b. R. Stepanek 6-7(4) 7-6(5) 5-7 7-5 7-6(2), US Open 2007, secondo turno

Il 2007 è l’anno in cui Djokovic di fare sul serio. Vince i primi Master 1000 (a Miami e a Montreal) e negli Slam raggiunge le prime semifinali, perdendole entrambe contro Rafael Nadal. Agli US Open arriva finalmente la prima finale. In semifinale Nole piega in tre set David Ferrer, che gli aveva fatto il favore di eliminare Nadal nel turno precedente. Ma è un Djokovic che sul cemento sta facendo vedere tutto il suo valore e contro quel Nadal si sarebbe probabilmente preso la rivincita delle sconfitte subite a Parigi e Londra. La vittoria più bella e significativa arriva però al secondo turno. Djokovic e Radek Stepanek danno vita ad uno dei confronti di stili più spettacolari che il tennis moderno ricordi. La partita dura quattro ore e quarantaquattro minuti, ci sono di mezzo tre tie-break (uno al quinto set) e un numero impressionante di scambi spettacolari. Difficile pensare a due stili di gioco che si incastrano alla perfezione come quelli del serbo e del ceco. Il risultato è un match magnifico: nessuno dei due perde il servizio nei primi due set, poi Stepanek trova il break nel terzo set e Djokovic scarica tutto il nervosismo scagliando la racchetta a terra. Nel quarto Radek va avanti di un break e pare che la sorpresa stia per arrivare: invece Djokovic, che chiama il trainer in campo ben quattro volte a causa dei crampi, recupera il break e poi si esibisce in un balletto dopo aver recuperato un drop-shot di Stepanek. Si arriva al tie-break del quinto set. “È una lotteria” dirà Stepanek, “e io non non avevo il biglietto giusto“. Ce l’ha invece Djokovic, che prima di giocarsi il primo dei quattro match point fa rimbalzare la pallina 24 volte. Stremato, si butta a terra. E da mattatore innato qual è, si rivolge al pubblico del Louis Armstrong: “È stato indimenticabile. Spero che vi sia piaciuto“.

 

[3] N. Djokovic b. [1] R. Federer 7-5 6-3 7-6(5), Australian Open 2008, semifinale

La prima vittoria negli Slam non arriva sul cemento di New York, ma su quello di Melbourne, dove Djokovic si prende la rivincita contro il suo giustiziere nella finale degli US Open. Roger Federer si deve inchinare al serbo, che arriverà in finale senza aver ceduto un set e che contro Tsonga si laurea per la prima volta campione Slam. Federer non perdeva in tre set dal 2001 ma contro quel Djokovic c’era ben poco da fare. Il serbo ha due palle break, poi lascia scappare Federer che serve sul 5-3. Il ritorno di Nole è pauroso: vince quattro game di fila e mantiene intonso il conteggio dei set nel torneo. L’ultimo a strappargliene uno a Melbourne è stato dodici mesi prima proprio lo svizzero, che viene ripagato con la stessa moneta: nel secondo Djokovic va avanti 5-1, si fa recuperare un break ma chiude con l’ace. Nel terzo è il tie-break a decidere. Federer va avanti 3-1 ma Nole, che interrompe una striscia di dieci finali consecutive di RF (la più lunga della storia), recupera e piazza il sorpasso sul 5-5.

 

[3] N. Djokovic b. R. Federer 5-7 6-1 5-7 6-2 7-5, US Open 2010, semifinale

Il 2010 è un anno in cui Djokovic non ha combinato granché. Ai quarti del Roland Garros ha perso un match da Melzer che conduceva per due set a zero, a Wimbledon spreca la grossa chance di arrivare per la prima volta in finale nello Slam londinese mentre agli amati Australian Open ha perso ai quarti contro Tsonga. Il riscatto è affidato al cemento americano. Djokovic mette ancora i bastoni tra le ruote a Federer e gli impedisce di raggiungere la settima finale a Flushig Meadows in una finale a dir poco rocambolesca. Lo svizzero è chirurgico nel vincere primo e terzo set ma lascia andare con troppa leggerezza il secondo e il quarto, probabilmente volendo risparmiare le energie per la finale con Rafael Nadal. A giocarsi il titolo ci va invece Djokovic, che sul 5-4 annulla due match point e alla prima occasione effettua il sorpasso decisivo. In finale arriverà la seconda sconfitta in due finali newyorkesi ma le basi per scardinare la più grande rivalità degli ultimi anni sono ormai state gettate.

 

[1] N. Djokovic b. [2] R. Nadal 6-2 6-4 6-7(3) 6-1, US Open 2011, finale

Per l’anno dei record, quello delle quarantadue (o quarantaquattro, se consideriamo le due in Coppa Davis di fine 2010, forse il clic decisivo per un anno indimenticabile) vittorie consecutive, dei tre quarti di Slam e del numero 1 del mondo conquistato a Wimbledon potremmo addirittura scegliere una sua sconfitta, tanto è stato alto il livello di Djokovic durante l’anno. Verrebbe in mente, quindi, la spettacolare semifinale del Roland Garros dove Djokovic e Federer alzano il livello in una maniera irripetibile. Ma per non fare un torto al festeggiato, scegliamo la dimostrazione di potenza fatta dal serbo a Flushing Meadows, dove diventa il sesto giocatore a vincere tre Slam su quattro in una sola stagione e l’ottavo a mettere a segno la doppietta Wimbledon-US Open. Sembra che non ci sia storia per due set e Nadal pare velocemente avviato alla sesta sconfitta in altrettante finali giocate quell’anno contro la sua bestia nera. Sarà effettivamente così ma Nadal non cede mai senza mollare. Vince il tie-break del terzo set di pura classe e puro orgoglio e alla fine deve cedere stremato nell’ultimo set. Sintetizzava così Ubaldo Scanagatta: “La differenza, come dicevo sopra, è che Djokovic gioca più sciolto, meno di forza, e può chiudere il punto tanto con il dritto (più spesso) che con il rovescio, mentre Nadal lo fa spesso di dritto e quasi mai di rovescio“.

 

[1] N. Djokovic b. [2] R. Nadal 5-7 6-4 6-2 6-7(5) 7-5, Australian Open 2012, finale

Non poteva che essere la finale dei record l’highlight del 2012 di Djokovic, che a Melbourne conferma il titolo e pare avviato ad un altro anno da dominatore. In realtà Nadal dimostrerà che le gerarchie stanno cambiando e la battaglia durata cinque ore e cinquantatré minuti è un segnale. Il numero uno e due del mondo se le suonano per quasi sei ore, sono costretti a sedersi durante la premiazione e danno vita ad uno dei match più intensi che la storia degli Slam ricordi. Come agli US Open pare che Djokovic possa vincere il match senza troppi patemi invece Nadal, che ha vinto il primo set di un soffio, annulla tre palle break sul 4-3 del quarto set e nel tie-break infila quattro punti consecutivi e la porta al quinto. Ed è proprio il maiorchino a partire meglio dai blocchi: sale 4-2, Rafa, ma sul 30-15 sbaglia un rigore a porta vuota e Novak non perdona. Controbreak del numero 1 del mondo e finale ri-aperta. L’ultimo game è il solito concentrato di emozioni ma il dritto di Djokovic chiude i conti: è campione a Melbourne per la terza volta.

 

[1] N. Djokovic b. [15] S. Wawrinka 1-6 7-5 6-4 6-7(5) 12-10, Australian Open 2013, ottavi di finale

È una partita di una qualità davvero difficile da descrivere e ci abbiamo provato in vari modi. Ad aumentare l’epicità della partita più bella del 2013 è il fatto che l’avversario di Djokovic non è uno dei Fab Four, ma uno svizzero col complesso di inferiorità, Stanislas Wawrinka. Stan gioca un tennis celestiale per almeno un’ora. Si porta a casa il primo set per 6-1 e vola 5-3 30-0 nel secondo. Il numero 1 del mondo, però, ha una capacità di restare aggrappato al match davvero rara, strappa il servizio e rimonta fino al 7-5. Sotto due set a uno, sul 5-4 del quarto set Stan deve farsi massaggiare la coscia destra. Sembra finita. Invece lo svizzero si arrampica fino al tie-break e allunga la partita al quinto set. Sarà un quinto set da sogno, all’insegna dell’equilibrio totale. Wawrinka ha quattro pesantissime palle break nel nono game ma Djokovic le annulla tutte. C’è di mezzo anche un challenge non chiamato su una risposta sulla riga. Wawrinka, in lacrime a fine match, non recrimina: “È stato un gran match. Se giochi per 5 ore hai delle occasioni e non è una chiamata sbagliata o un challenge che possono cambiare il risultato”. La partita dell’anno si chiude al ventiduesimo game. Il numero 1 del mondo si procura due match point ma una prima di servizio a 200 all’ora e l’ennesimo, magnifico rovescio lungolinea li annullano entrambi. Djokovic se ne procura un terzo, quello buono. È uno scambio mozzafiato, con Wawrinka che disegna almeno due traiettorie imprendibili per chiunque. Non per Djokovic, che alla fine col passante di rovescio si guadagna una sudatissima qualificazione ai quarti, viatico per il quarto titolo australiano. È il suo ultimo trionfo Slam in ordine di tempo: a Parigi Novak contra di interrompere il digiuno nel migliore dei modi.

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Pete Sampras spegne 51 candeline. I nati ad agosto e il tennis nel destino

Nato nello stesse mese di Federer e Laver, pochi giorni dopo entrambi, Pistol Pete aggiunge un altro anno, quasi vent’anni dopo l’ultimo trionfo

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Pete Sampras - US Open 2002 (foto @Gianni Ciaccia)

Di recente abbiamo festeggiato il compleanno di Roger Federer con l’emozionante video del piccolo Zizou, l’8 agosto; il giorno dopo quello del leggendario Rod Laver, con l’annuncio di Tsitsipas e Ruud presenti all’esibizione che porta il suo nome. E oggi, che è il compleanno di “Pistol” Pete Sampras, cosa accadrà di speciale per farcelo ricordare? Qualche altra sorpresa in campo nell’Open del Canada, o qualche annuncio speciale, o nulla di tutto questo? Chissà, l’unica certezza è che l’ex n.1 al mondo raggiunge il traguardo dei 51 anni, poco meno di 20 anni dopo quell’ultimo, romantico trionfo, contro l’amico rivale Agassi allo US Open del 2002 (tra l’altro giusto due settimane dopo aver compiuto 31 anni, il 26 agosto).

Pete dominò la sua era, dimostrandosi di un altro livello, soprattutto nei mesi estivi, nel periodo che va da Wimbledon fino ad arrivare allo US Open, tornei vinti rispettivamente 7 e 5 volte, per un totale di 14 Slam con i due Australian Open conquistati. Numeri apparentemente irraggiungibili al tempo, e pensare che ora Sampras non è neanche nella top 3 dei più vincenti…eppure non basta questo a scalfire il mito di colui che ha segnato un’epoca insieme ad Agassi, lui con i suoi servizi che erano proiettili (veniva soprannominato Pistol Pete non a caso) e le dolci volée, Andre con le schermaglie da fondo, in duelli che hanno tracciato un’era per chi l’ha vissuta.

Introdotto nella Hall of Fame nel 2007, si parla poco di Pete Sampras, lo si vede poco, ha “limitato” la sua carriera tennistica ai trofei e alle vittorie sul campo, senza lanciarsi in esperienze da allenatore o commentatore, che mal si sarebbero accoppiate con la persona taciturna e riservata che l’americano di origini greche è sempre stata. Ma resta una leggenda, l’ideale predecessore di Roger Federer, il giusto successore di Bjorn Borg e John McEnroe, insieme ad Agassi, per scrivere l’ennesimo capitolo di quel libro infinito che è la storia delle rivalità nel tennis, e oggi compie 51 anni, giusto a ricordare che il tempo, in fondo, passa per tutti.

 

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evidenza

41 candeline per Federer! Ma è lui a regalare a Zizou il giorno più bello della sua vita. Un video commovente

Nel video “The Promise” Roger Federer realizza il sogno del giovane talento giocando con lui a Zurigo

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(Ha collaborato alla scrittura dell’articolo Andrea Mastronuzzi)

Chi da bambino, al momento di spegnere le candeline nel giorno del proprio compleanno, non ha mai espresso un desiderio ingenuo, apparentemente irrealizzabile e lontano dalla seriosità della vita quotidiana degli adulti? Chissà quanti aspiranti tennisti pensano al sogno di incontrare il loro idolo mentre chiudono gli occhi e soffiano sulla torta. Roger Federer è stato ed è il protagonista di tanti di quei desideri che prendono forma nell’immaginazione fanciullesca. Oggi è il suo di compleanno, il 41esimo. Anche lui soffierà sulle candeline e magari nei suoi pensieri ci sarà spazio anche per qualche sogno ingenuo e apparentemente irrealizzabile (vincere un altro torneo, magari uno Slam?), espressione del fanciullino che, secondo Pascoli, rimane sempre in noi.

Nel frattempo, lo svizzero ha esaudito un desiderio di questo genere di un bambino che si avvia a diventare grande. Si chiama Izyan Ahmad, ma per tutti è Zizou. È il numero 1 negli Stati Uniti tra gli under 12. Cinque anni fa Zizou decise di non tenere più per sé il suo piccolo grande sogno perché aveva di fronte proprio la persona in grado di realizzarlo. In una conferenza stampa allo US Open tra i giornalisti c’era anche lui grazie a un’iniziativa della USTA. Il piccolo Zizou, calmo e sicuro di sé, rivolse al suo idolo Federer questa domanda: “Potresti giocare altri 8 o 9 anni così posso sfidarti quando sarò un professionista?”. Più imbarazzato del giovane intervistatore, Roger rispose che sarebbe tornato a giocare appositamente per incontrarlo su un campo da tennis e, incalzato da Zizou, assicurò che quella era una promessa.

 

Grazie a Barilla e alla simpatia – nel senso etimologico di ‘condividere emozioni’ – dello svizzero, Izyan ha realizzato il suo sogno sfidando Re Roger a Zurigo. L’accoglienza riservata al ragazzo in Svizzera, la sua sorpresa per le attenzioni ricevute, l’incredulità nel veder arrivare Federer– e infine gli scambi tra l’ex numero uno del mondo e il giovane talento sono alcuni dei passaggi del nuovo cortometraggio per Barilla. Quelli che più spingono ad immedesimarsi in Zizou. “The Promise” è il titolo del film che, secondo il Chief Marketing Officer di Barilla, Gianluca Di Tondo, rappresenta “un altro bellissimo esempio di cosa significhi per Barilla ‘Un Gesto d’Amore’”. Il fulcro attorno a cui ruota l’opera dell’azienda italiana sta infatti proprio nel tentativo di arricchire la quotidianità unendo le persone attraverso atti gratuiti, di affetto sincero e disinteressato.

Qualsiasi cosa Roger Federer faccia quando si relaziona con gli altri sembra venirgli naturale, senza sforzo, ed è questo che continua a stupire tutte le persone che incontra” – ha sottolineato ancora Di Tondo. Non è la prima volta, infatti, che il campione svizzero si rende protagonista di azioni semplici ma così potenti da rendere la giornata dei fortunati di turno la migliore della loro vita. Sempre in collaborazione con Barilla (un piatto di pasta è sempre facilitatore di incontri e parole), in passato Re Roger ha esaudito il sogno di due ragazze liguri diventate famose per aver provato a giocare a tennis sul tetto di un palazzo durante il lockdown e di una signora sarda che aveva “invitato” a cena lo svizzero attraverso un cartello messo in mostra durante una partita del 20 volte campione Slam a Madrid nel 2019. Gesti che rappresentano segni visibili di quei valori tanto cari a Italo Calvino e applicati da Federer anche con la racchetta in mano: leggerezza (nel senso di semplicità armoniosa), esattezza, rapidità, molteplicità, coerenza e, per l’appunto, visibilità (mai ostentata).

Così umano, Roger. Eppure, allo stesso tempo, divino. Tanto che Gianni Clerici qualche anno fa disse di aver visto in lui la reincarnazione della Divinità tennistica che segretamente sovrintende al gioco. Quello di oggi è il primo compleanno di Roger, arrivato a 41 anni, in cui lo Scriba non potrà dedicargli un pensiero da questo pianeta. Chissà, però, che non possa fare gli auguri direttamente a quella “Divinità tennistica” da cui lo svizzero è sempre sembrato aver tratto origine. Per proseguire sul filo della nostalgia, è anche la prima volta dopo 24 anni in cui Federer festeggerà senza avere una classifica ATP.

D’altra parte, c’è spazio anche per sentimenti che non guardano indietro, ma anzi si proiettano nel futuro, come i desideri che si esprimono quando si soffia sulle candeline. È infatti il compleanno che precede il ritorno in campo dello svizzero, dopo un anno e spiccioli in cui è mancato al suo sport e agli appassionati di questa forma di divertissement probabilmente anche più di quanto a lui sia mancato giocare un match ufficiale. Tornerà a farlo prima nella ‘sua’ Laver Cup e poi nella ‘sua’ Basilea. Se sarà un rientro solo per salutare o se invece Federer alimenterà ancora una volta le speranze di chiunque ami l’eleganza declinata nello sport (o l’eleganza e basta), sarà in ogni caso una festa. Tra nostalgia e gioia, tra sogni realizzati e desideri ingenui e apparentemente irrealizzabili. Proprio come in ogni compleanno.

Auguri Roger!!

Ubitennis ha fatto gli auguri a Federer nel…

2012Federer, un destino nel nome (Mastroluca)

2013Oggi non è solo il compleanno di Federer ma… (Scanagatta)

2014Roger Federer: When I was young… (De Gasperi)

2015Roger Federer, 34 anni e numeri senza fine (Guidobaldi)

2016 Nato l’8 agosto. Tu chiedi chi era Roger Federer (Salerno)

2017Roger Federer compie 36 anni, ma adesso viene il bello (Serrapede)

2018Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere (Guidobaldi)

2019Roger Federer compie 38 anni, ma non è ancora finita (Ortu)

2020 39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer (Verda)

2021I 40 anni da paradosso di Roger Federer (Stella)

41 SOSTANTIVI PER FEDERER – Eleganza, vittoria, sportività, disinvoltura, serenità, spigliatezza, talento, regalità, stile, fluidità, varietà, raffinatezza, umanità, empatia, simpatia, umiltà, paternità, fraternità, fragilità, costanza, misura, agilità, originalità, freschezza, pacatezza, ambizione, naturalezza, correttezza, disponibilità, gentilezza, amore, emotività, sorpresa, carisma, entusiasmo, leggerezza, coerenza, molteplicità, visibilità, rapidità, esattezza.

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Flash

Emma Raducanu, il coach russo e le preoccupazioni della politica

Forti perplessità di due membri del parlamento britannico sulla scelta di Emma di assumere Tursunov: “Un colpo propagandistico per il Cremlino”. E le suggeriscono di ripensarci

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Emma Raducanu - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Non c’è pace nel Regno. Il Regno è quello Unito e la pace manca a Emma Raducanu (vittoriosa ieri su Osorio dopo una lotta insensata). Oppure ella ce l’ha, la pace (glielo auguriamo), se riesce a farsi scivolare di dosso molte delle cose che scrivono su di lei. Perché la campionessa in carica dello US Open è costantemente sotto i riflettori – leggasi esposta a critiche continue – ormai da quasi un anno. Anzi, qualcosa di più, visto che era stata oggetto del duro commento di John McEnroe per essere stata colta dai crampi nel suo match di ottavi a Wimbledon 2021, raggiunti da n. 338 della classifica.

Lungi dal mettere a tacere la parte deteriore della stampa britannica e degli appestatori dei social media, l’incredibile cavalcata newyorchese ha invece elevato Emma su un piedistallo con un bel bersaglio dipinto addosso, ponendola in bella vista senza possibilità di riparo alcuno – della serie, “ora tutti sanno chi sei, goditi questo momento perché alla prima sconfitta…”.

I mesi successivi al vittorioso Slam non le hanno giovato da questo punto di vista, quando, conti alla mano, Emma vantava più accordi con nuovi sponsor (e che sponsor) che incontri vinti. Due fatti per i quali è fin troppo facile suggerire una relazione diretta, esistente o meno, di cui ci dovesse importare o meno. Parallelamente, c’è poi la questione dei continui cambi di coach, a cominciare da quell’Andrew Richardson nel suo angolo a Flushing Meadows (in realtà si partiva da prima, da Nigel-suocero-di-Andy-Murray, ma lì abbiamo avuto le prime perplessità e non solo per il luogo comune “squadra che vince non si cambia”).

 

A questo proposito, proprio in questi giorni Raducanu sarà seguita da un nuovo allenatore, Dmitry Tursunov, attualmente in prova con vista sul prosieguo della campagna nordamericana. E qui la notizia prende due strade diverse. La prima travalica l’ormai stantia storia della ragazza sciupa-coach per assumere un qualche connotato “politico”, nel senso che questa volta il commento sulla sua carriera arriva da un politico – il parlamentare laburista Chris Bryant, presidente dell’All-Party Parliamentary Group on Russia, un gruppo informale della Camera dei Comuni aperto a tutti i partiti che si propone di “promuovere buone relazioni tra i parlamenti e i popoli di UK e Russia”.

“Il Cremlino lo rappresenterebbe come un colpo propagandistico e un’indicazione che al Regno Unito non interessa veramente la guerra in Ucraina” ha detto Bryant al quotidiano The Telegraph. “Sarebbe un vero peccato [real shame, in inglese] se Emma continuasse”. E ha aggiunto: La incoraggio a ripensarci e come minimo a condannare la barbarica guerra di Putin”.

Non ci sono stati commenti da parte dei portavoce di Emma e della LTA, la federtennis britannica che continua a fornire supporto a Raducanu, così come da parte di Tursunov. Si è invece espresso un altro membro del parlamento, il tory Julian Knight, presidente della commissione Digital, Culture, Media & Sport: “Fa impressione vedere un russo allenare la stella nascente numero uno della Gran Bretagna”. Knight vorrebbe capire dove stia Tursunov rispetto all’invasione (e qui si ricade nel discorso già fatto quando si parlava delle dichiarazioni per poter partecipare a Wimbledon) e aggiunge di sperare che “la LTA sia capace di consigliare Emma per il meglio”.

Tornando al presunto “colpo propagandistico”, spostiamoci su Shamil Tarpischev, il presidente della federtennis russa che si era fatto (ri)conoscere già diversi anni addietro quando, riferendosi a Serena e Venus, le aveva chiamate i fratelli Williams. Dopo la finale di Wimbledon, Tarpischev ha rivendicato Elena Rybakina come un “prodotto” russo, in quella che pareva un’uscita da bambino delle elementari che butta via un giocattolo che non gli piace, salvo poi cambiare idea quando vede un compagno giocarci felice. Anche Yevgeny Kafelnikov usava lo stesso termine: “Comprare un prodotto pronto all’uso da una fabbrica di alto livello è qualcosa che sanno fare tutti...”.

Persone come oggetti, forse questo permette loro di sopportare meglio le barbarie del proprio Paese sulla popolazione ucraina. Dichiarazioni, in ogni caso, che da un lato quasi giustificano ex post (o almeno fanno riconsiderare) la controversa decisione di Wimbledon di escludere gli atleti che rappresentano la Russia (e non i “russi”), mentre dall’altro, trattandosi di una giocatrice che hanno palesemente e colpevolmente snobbato, non possono essere prese sul serio. Oppure possono? Perché, solo per fare un esempio dell’assurdo, anche giornalisti di nome (e cognome) hanno rilanciato il video dei “falsi morti ucraini che invece si muovevano”. Per dire che c’è gente sempre pronta ad abdicare al minimo sinaptico per credere alle stupidaggini che preferisce a dispetto dell’evidenza.

Allora, se non possiamo non essere d’accordo con Tumaini Carayol quando sul quotidiano The Guardian scrive che si tratta semplicemente di “un privato cittadino che si avvale dei servizi di un professionista indipendente, che è russo, con la semplice speranza di migliorare la propria carriera”, quello che segue, vale a dire che ciò “non dovrebbe costituire motivo per tale indignazione o polemica”, è altrettanto giusto, tranne però per il fatto che, lo abbiamo appena visto, non funziona davvero così. Perché, per quanto goffi, i tentativi di una narrazione russa totalmente avulsa dalla realtà fanno comunque proseliti. In questo senso, dunque, vanno intese le esternazioni dei due politici e inserite in un contesto di interferenze russe nella politica britannica.

La seconda strada verso cui ci porta la notizia del nuovo coach è per fortuna ben più leggera – sebbene anche questa lastricata di apprensioni – e origina da un’intervista di Tursunov dello scorso novembre in cui aveva avuto modo di citare Emma parlando delle perplessità sulla conclusione del rapporto con Sabalenka. “Emma Raducanu, che ha vinto gli US Open, sta licenziando le persone con cui ha lavorato” diceva Dmitry. “Naturalmente, tutti sono scioccati. Se qualcuno della sua squadra mi chiamasse ora e mi chiedesse se voglio allenarla, tremerei di paura, perché non sai quando verrai licenziato”. Una paura che speriamo abbia vinto, perché sarebbe dura trasmettere sicurezza dall’angolo quando sembra che il tuo seggiolino sia l’epicentro di un terremoto…

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