Wimbledon: a chi conviene l'erba?

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Wimbledon: a chi conviene l’erba?

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TENNIS AL FEMMINILE – Due settimane di tornei di preparazione e poi il clou a Wimbledon: in un mese si esaurisce tutta la stagione su erba. Da Serena Williams a Lisicki, da Pironkova a Radwanska, chi sono le giocatrici che aspettano i prati per provare a vincere.

Lo Slam della terra battuta si è appena concluso e già Wimbledon è alle porte; e così, per una rubrica settimanale come questa, rimane giusto il tempo di provare a ragionare su chi potrà trovarsi bene sui prati inglesi.
Come già in occasione dell’inizio della stagione su terra, cercherò di individuare come il cambiamento di superficie potrebbe incidere sulle gerarchie, anche se devo premettere che per quanto riguarda l’erba le analisi sono molto, molto più difficili.

Le ragioni di questa maggiore difficoltà sono varie, ma alla base di tutto c’è la brevità della stagione.
Sono i tempi ristretti, infatti, che ad alcune giocatrici fanno preferire il riposo, dopo le fatiche sul rosso, rispetto ai tornei di preparazione su erba (tre in totale, compressi in quindici giorni). Oppure che ad altre suggeriscono di non rischiare infortuni, evitando impegni agonistici a ridosso dello Slam. E sempre i tempi ristretti, infine, complicano l’adattamento al cambio di superficie; e questo produce risultati più sorprendenti del solito nei match che si stanno disputando in questi giorni.

 

Per presentare la stagione sul rosso avevo selezionato i tre tornei più importanti (Stoccarda, Madrid, Roma) e le passate edizioni del Roland Garros; dalla tabella si era notato come ci fosse coerenza di risultati nelle diverse annate. Ma lì erano quasi sempre al via tutte le migliori, mentre lo stesso non si può dire per gli impegni su erba.
Per dovere di documentazione, presento comunque una tabella riassuntiva riguardante i tornei su erba degli ultimi cinque anni.

Confrontando il ranking delle iscritte, si nota che in termini di qualità la partecipazione è  lontana da quella dei tornei su terra che avevo selezionato.
Essendo un Premier, Eastbourne ha una entry list superiore rispetto ai due International (Birmingham e s’Hertogenbosh), ma non raggiunge certo Stoccarda, Madrid e Roma, che sono Premier di livello superiore e molto più ricchi.
Per questo, se cerchiamo di ricavare indicazioni dal passato, secondo me sarebbe meglio puntare l’attenzione sui turni conclusivi di Wimbledon. Ecco perché, invece che limitarmi alle sole finaliste, ho deciso di risalire sino ai quarti di finale: otto nomi, quindi per ciascun anno.

Tab erba

Per provare a spiegare chi si può trovare bene su erba nello spazio di un solo articolo, e dovendo occuparmi di un po’ tutte le giocatrici, dovrò per forza ricorrere a grandi semplificazioni.
Non credo si possa dire che esiste una sola tipologia di giocatrice che si trova bene su erba, ma piuttosto diversi tipi che, per ragioni diverse, si adattano meglio.

1 – La prima tipologia, che negli ultimi anni ha quasi sempre finito per prevalere, è quella delle giocatrici potenti, con grandi colpi di inizio gioco: le attaccanti per eccellenza.
Ottimi servizi, risposte aggressive e scambi molto brevi. Dopo la stagione della terra, che consente tanti recuperi e allunga il palleggio, l’erba esalta chi si basa sull’uno-due, rendendo meno importanti le doti di resistenza e di difesa.
Serena e Venus Williams, Petra Kvitova sono alcune delle recenti vincitrici di Wimbledon con questa impostazione.

2 – La seconda tipologia è quella delle tenniste di ritmo che però hanno in più la dote dell’anticipo. Magari su altri terreni accettano il palleggio articolato, ma alcune di queste giocatrici hanno la capacità di mettere i piedi nel campo e spingere anche su una superficie insidiosa come l’erba. Per saper fare questo tipo di gioco bisogna riuscire ad organizzare il colpo con superiore reattività e timing.
Direi che Marion Bartoli (vincitrice l’anno scorso) si può annoverare tra questo tipo di giocatrici.

3 – La terza tipologia è quelle delle tenniste molto agili e rapide. Leggere, ma di solito non molto potenti, a queste giocatrici l’erba consente di aumentare il numero di vincenti, dato che tirare nella parte sguarnita di campo è spesso sufficiente per rendere impossibile il recupero. Penso per esempio a Zheng Jie (semifinalista a Wimbledon nel 2008).

4 – La quarta è quella delle giocatrici più varie e tecniche, che riescono a mixare colpi che sul cemento vengono usati meno perché non altrettanto redditizi: colpi slice (di rovescio, ma anche di dritto), drop-shot, palle profonde senza peso alternate ad accelerazioni, gioco di volo etc.
Kirsten Flipkens è stata semifinalista l’anno scorso giocando in questo modo.

Ci sono anche giocatrici che assommano caratteristiche di più di una tipologia.
Per esempio Lisicki è molto potente (tipo 1) ma ama anche molto la palla corta e qualche variazione tecnica (tipo 4). Radwanska possiede le doti sia del tipo 3 (rapido e leggero) che del 4. Pironkova unisce 2 (ritmo e anticipo) e 4 (variazioni slice). Kimiko Date gli ultimi tre; eccetera eccetera.

Altre giocatrici, invece, soffrono l’erba e fanno fatica ad adattarsi. Le difficoltà possono derivare da uno o più aspetti. Ne citerò alcuni:
la tendenza ad arretrare cedendo campo
l’impostazione molto difensiva, penalizzata dalla rapidità dei campi
la difficoltà a colpire palle a rimbalzo basso
i problemi in risposta a servizi velocissimi
– l’abitudine ad eseguire i colpi con preparazioni molto ampie che mal si conciliano con la rapidità del gioco
la difficoltà a muoversi su una superficie più scivolosa che richiede un abbassamento del baricentro per spostarsi efficacemente

Provo ora a stabilire qualche valutazione:

Italiane
Direi che le più adatte alla superficie sono Pennetta (ritmo e anticipo: tipologia 2), Vinci (mix di colpi e movimento in verticale: tipologia 4) e Giorgi (attacco e uno-due: tipologia 1, occorre dirlo?).
Più in difficoltà negli ultimi anni Schiavone (molto tecnica, deve però essere fisicamente al massimo per ovviare con la reattività ai problemi di ampiezza di preparazione nei colpi da fondo e in risposta), Knapp (meno rapida di Pennetta nel muoversi in campo e preparare i colpi) e soprattutto Errani (che sino a oggi l’erba non è proprio riuscita a digerirla).

Le prime dieci
Le giocatrici ai vertici sono le più conosciute, per questo mi limito ad un giudizio di sintesi, senza quasi entrare nel merito. L’erba secondo me avvantaggia:

Serena, Kvitova, Radwanska
In realtà il discorso su Radwanska è un po’ complesso. Credo infatti che contro la maggior parte delle giocatrici il cemento sia ancora la superficie su cui ha più margine di sicurezza. Ma se deve invece affrontare le più forti, probabilmente Wimbledon è lo Slam nel quale ha più possibilità di spuntarla. Penso infatti che l’erba sia la superficie che le consente di ottenere più vincenti e sviluppare quindi un tennis più offensivo, quello che normalmente serve, appunto, per vincere i grandi tornei.

Penalizza
Jankovic e la Kerber degli ultimi tempi (meno brillante e più arretrata nella posizione di gioco)

È meno vantaggiosa del cemento, ma più favorevole alla terra per
  Azarenka

Mentre penso non sposti di molto il rendimento, per come giocano attualmente, di

Li, Sharapova e Cibulkova
Forse sembrerà sorprendente il giudizio su Sharapova. Resta il fatto che, se escludiamo il 2011, negli ultimi anni Maria ha spesso pagato l’incostanza al servizio, che per giocatrici con la sua impostazione diventa un colpo quasi imprescindibile sull’erba.

– Malgrado abbia vinto l’anno scorso a s’Hertogenbosch, direi infine che Halep è ancora da verificare e in parte da scoprire; al momento mi sembra che sull’erba potrebbe trovare più avversarie in grado di metterla in difficoltà rispetto a quanto accade sulla terra e sul cemento.

Giovani
Parlare delle giovani è particolarmente azzardato, e richiede qualche parola in più. Dubito esista oggi una tennista che abbia giocato a lungo da giovanissima sui campi in erba, come invece accadeva, ad esempio, ai grandi Australiani (uomini, ma anche donne) che hanno vinto molto in passato. Non solo: sui prati si gareggia così di rado che pochi match di “rodaggio”, che potrebbero essere necessari per cominciare a interpretare il gioco, finiscono per corrispondere a stagioni intere. E non va dimenticato che per chi non sta in cima al ranking anche il sorteggio può essere determinante. Un colpo di sfortuna, come pescare Serena al primo turno, e l’avventura sui prati è subito finita.

Premesso questo, e quindi prendendo tutto con le dovute cautele, devo dire che quella per cui ho più curiosità di verificare come se la caverà a Wimbledon è Taylor Townsend: forse la più aggressiva nella posizione di gioco, estremamente reattiva e con una grande abilità nei pressi della rete. Va verificata la sua capacità di muoversi su un terreno scivoloso e l’efficacia in risposta. Bisogna anche tenere presente che è una delle più giovani in assoluto e come esperienza nel circuito maggiore è praticamente a zero.
Per questo in termini di maturità e sviluppo tennistico è forse più logico puntare, almeno per quest’anno, su altri nomi.

Penso ad esempio a Bouchard (molto dotata per gli anticipi). L’anno scorso, al suo primo Wimbledon, si è subito messa in luce vincendo un gran match contro Ivanovic, anche se poi ha perso da una “terraiola” come Suarez Navarro. Dovrebbe però cercare di migliorare nel gioco di volo, che sull’erba è più importante, e nel quale sino ad oggi Eugenie ha mostrato di avere difficoltà (soprattutto dalla parte del dritto).

Muguruza ha dichiarato di contare sulla stagione su erba, e vanta anche una semifinale l’anno scorso a s’Hertogenbosch. Possiede grandi colpi di inizio gioco, e fondamentali potenti; ma vorrei verificarla sulle palle basse e nella capacità di spostarsi su un terreno insidioso; oltre che nelle volèe, anche per lei oggi deficitarie (in particolare quella di rovescio).

Stephens ha già all’attivo un quarto di finale raggiunto nel 2013: è stata quella che ha fatto soffrire di più Marion Bartoli nel suo percorso vincente dell’anno passato. Sloane è una giocatrice completa, piuttosto tecnica, e abile anche in avanti. Secondo me il suo maggior problema è la tendenza a lasciare l’iniziativa alle avversarie, qualche volta anche cedendo campo per mancanza di aggressività e rilassatezza mentale.

Tra le giovani di ranking meno alto citerei anche Vekic (finalista nel 2013 a Birmingham) e Keys, che l’anno scorso a Wimbledon ha portato al terzo set Radwanska.

Specialiste
Ci sono due giocatrici che sui prati di Wimbledon ogni anno regolarmente sbocciano: mi riferisco a Pironkova e soprattutto a Lisicki. Mi domando come facciano ogni volta a superare la pressione che il meccanismo di ranking (con i punti in scadenza da difendere) aggiunge al normale stress da grande appuntamento. Se per caso un anno non riuscissero a fare strada finirebbero per precipitare in classifica in modo brutale.

Eppure Lisicki è dal 2009 che arriva come minimo ai quarti di finale (con una semi e una finale l’anno scorso), aggiungendoci anche il curioso record di essere la immancabile “giustiziera” della fresca vincitrice del Roland Garros. Solo Francesca Schiavone (campionessa a Parigi nel 2010) è riuscita a scamparla, ma perché quell’anno Sabine era infortunata e non ha giocato. Altrimenti tutte (Kuznetsova, Li, Sharapova, Serena) sono cadute a Londra sotto i colpi di Lisicki. Sharapova è avvertita…

Altre due giocatrici particolarmente capaci sull’erba sono Makarova, mancina insidiosa a partire dal classico servizio slice, e Paszek, dotata di un timing naturale assolutamente superiore. Bisogna però capire in che condizioni fisiche si trova Tamira, visto che è reduce da una lunga mononucleosi e da una “convalescenza agonistica” non facile; tanto è vero che dovrà cercarsi il posto in tabellone passando dalle qualificazioni.

Citazione speciale conclusiva per Venus Williams (cinque Wimbledon sui sette Major totali in carriera, più altre tre finali). Quanto possa fare nel prossimo Slam dipende molto, come sempre negli ultimi anni, dalle sue condizioni di salute.
Segnalo infine alcune giocatrici che a mio avviso hanno nell’erba la superficie più adatta al loro gioco (indipendentemente dalle loro attuali condizioni di forma e dal valore assoluto di ciascuna che è, come si può capire, molto differente). Le elenco seguendo l’attuale ordine di ranking:

Flipkens
Koukalova
Vesnina
Hantuchova
Rybarikova
Riske
Date Krumm
Zheng
Martic
Come già in occasione degli Open d’Australia e di Francia, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine di Wimbledon.

Buoni Championships a tutti.

P.S. Segnalo che nell’articolo di settimana scorsa la seconda tabella pubblicata (finali di Sharapova) era incompleta. Trovate fra i commenti la versione corretta. Mi scuso per l’errore.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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