Verso New York con tante incertezze: l'incognita Serena e i dubbi sulle avversarie

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Verso New York con tante incertezze: l’incognita Serena e i dubbi sulle avversarie

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TENNIS AL FEMMINILE – Analisi degli impegni di preparazione prima di Flushing Meadows: chi esce rafforzata e chi indebolita dai tornei nordamericani? Serena Williams ha vinto le US Open Series, ma su di lei pesa l’incognita dei tre fallimenti nei precedenti Slam: chi potrebbero essere le alternative? 

Arriva l’ultimo Slam stagionale e la mia impressione è che le incognite e le incertezze prevalgano sui punti fermi, consolidati e sicuri. Per come si è svolta la stagione si può dire che per ogni giocatrice che aspira ad arrivare in fondo al torneo ci sia almeno un ragionevole e fondato dubbio che la accompagna, Serena inclusa.

Procedo in ordine di ranking, con le prime sedici. Accanto al nome ho inserito una indicazione di sintesi basata sui risultati degli ultimi tornei, scelta fra tre possibilità: in rialzo, stabile, in ribasso.

 

1 – Serena Williams (in rialzo)
Ha vinto le US Open Series e i tornei di Stanford e di Cincinnati, dimostrando di essere la pretendente con il tennis migliore.
Favorita d’obbligo? Lo si è detto per tutti gli Slam dell’anno; lo possiamo ripetere anche questa volta, tenendo presente però che nel 2014 ha smentito le previsioni tre volte su tre.
A Melbourne con l’attenuante di condizioni fisiche imperfette; ma a Parigi (dove era detentrice del titolo) ha raccolto senza scusanti quattro game contro Muguruza; infine a Wimbledon ha perso ancora nella prima settimana da Alizè Cornet. E’ un dato poco noto, ma prima di quel match Alizè aveva un primato negativo: in un torneo dello Slam non aveva mai battuto una giocatrice classificata entro le prime venti del mondo. Ha cancellato il record addirittura eliminando la testa di serie numero 1.
Forse ogni sconfitta di Serena fa storia a sé, e ha motivazioni differenti. Comincio però a domandarmi se non abbia senso questa spiegazione: Serena (che ha vinto 17 Major) potrebbe soffrire lo stress per il 18mo titolo. Che non sarebbe un titolo qualsiasi, ma quello che le consentirebbe di raggiungere nei primati all-time due nomi che hanno fatto la storia del tennis, vale a dire Martina Navratilova e Chris Evert (appaiate a 18 Slam in singolare).
E certi traguardi diventano più difficili da tagliare proprio per il loro significato.

2 – Halep (stabile)
Mi direte: parlare di incertezza per Simona Halep? Come si fa a pensarlo se ormai è da più di un anno che arriva in fondo a praticamente tutti i tornei a cui partecipa? Tanto è vero che si è portata al numero due delle classifiche e tallona Sharapova nella race 2014.
E però un dubbio nei suoi confronti a mio avviso rimane: un conto è arrivare alle fasi finali di un grande evento (e secondo me quasi sicuramente ci riuscirà anche questa volta), un conto è vincerlo. Entrare nel club delle vincitrici Slam rimane una impresa difficile, e nel suo caso ci sarebbe anche da sfatare l’ostacolo generazionale, dato che tra le giocatrici nate negli anni novanta ad oggi solo Petra Kvitova è riuscita a vincere Major.
Le giovani leve si fanno largo verso la prima fila del tennis femminile acquistando sempre maggiore visibilità, ma per una ragione o per l’altra la consacrazione è sempre rimandata.

3 – Li Na
Infortunata, ha già annunciato che non potrà partecipare. Una grave mancanza per il torneo visto che ha nel cemento la superficie preferita e che ha vinto l’ultimo Slam giocato sul duro (Australian Open 2014).

4 – Kvitova (in ribasso)
Inaffidabile per definizione, si potrebbe dire, con una sola partita vinta nei tornei nordamericani (New Haven ancora da giocare). Non solo: nel suo caso è anche la storia delle passate partecipazioni newyorkesi a suggerire indicazioni negative. Il cemento non la favorisce quanto l’erba e in più soffre il caldo di agosto-settembre americano. Penso si potrebbe considerare già un dato positivo se a Flushing Meadows evitasse una sconfitta molto anticipata, magari approfittando del fatto che la testa di serie privilegiata potrebbe rinviarle ostacoli particolarmente insidiosi. Ma puntare su di lei per un grande risultato mi pare davvero un azzardo.

5 – Radwanska (in rialzo)
Storicamente quello americano è lo Slam in cui Radwanska è andata più spesso incontro a controprestazioni. E se il passato non depone a favore, anche il presente non è del tutto dalla sua, visto che non credo si possa dire che stia giocando il miglior tennis.
E’ senza dubbio risalita dal momento estremamente negativo di Wimbledon, ma non mi pare sia ancora nella forma dei tempi migliori. A mio avviso la vittoria a Montreal è stata il frutto non solo di meriti suoi, ma anche di una serie di combinazioni fortunate (ha trovato quasi tutte avversarie molto provate dai match precedenti). Definirei il rialzo più determinato dai risultati che dal gioco.
Non è riuscita a sfatare il tabù dei Major quando era al 100% della condizione, che possa riuscirci partendo da una forma incerta mi pare ancora più difficile.

6 – Sharapova (in rialzo)
Sharapova è una giocatrice da grandi appuntamenti, e per questo tra le favorite ci sta di diritto. Però su di lei pesano due incognite: il complesso di Serena, che pare un ostacolo insormontabile (non la batte da dieci anni), e la superficie.
Per quanto riguarda l’ultimo aspetto credo che ormai si debba prendere atto dei risultati delle ultime stagioni: da due-tre anni Maria vince moltissimo sul rosso, mentre sul cemento i risultati sono in calo. L’ultima vittoria risale a Indian Wells 2013, e nove degli ultimi dieci tornei (se non ho fatto male i conti) li ha vinti sulla terra battuta.
Nelle US Open Series a me è parsa in crescita, ma non ancora al meglio. Potrebbe essere il segno che la preparazione è perfettamente centrata per Flushing Meadows; se la condizione c’è, sarebbe già un ottimo punto di partenza; peccato solo che non si giochi sulla terra…

7 – Kerber (stabile)
Kerber si è affermata e consolidata sopratutto grazie a quanto ottenuto sul cemento; quest’anno però il tennis migliore lo ha forse esibito sull’erba. Nei tornei americani ha perso da Serena o da avversarie dietro di lei nel ranking ma in grande forma (Wozniacki e Venus); la condizione non mi sembra quella massima dei tornei inglesi, ma mi pare comunque più che discreta.
Anche per lei credo valga il discorso fatto per Halep e Radwanska: vincere i tornei WTA è un conto, vincere uno Slam è molto più difficile, specie per chi tende a privilegiare il gioco di contenimento.

8 – Bouchard (in ribasso)
Al termine di Wimbledon Bouchard sembrava una delle candidate più affidabili per far bene alle US Open Series: la teen-ager dal carattere più solido, e l’unica giocatrice capace di arrivare in fondo a tutti e tre gli Slam 2014 (due semifinali e una finale).
Ma da allora Eugenie ha partecipato a due tornei (Montreal e Cincinnati) perdendo alla prima partita. Sta giocando a New Haven (dove è finalmente riuscita a togliere lo zero dalla casella delle vittorie sul cemento nordamericano); ma al di là dell’esito del torneo di Yale, nell’ultimo mese qualche dubbio in più nei suoi confronti è inevitabilmente cresciuto.

9 – Ivanovic (in rialzo)
E’ tutto l’anno che sta giocando bene, tanto è vero che nel 2014 ha vinto più partite di tutte. Vanta anche successi in tre tornei, seppure non di primissima fascia.
E la finale a Cincinnati dimostra che avrebbe le possibilità per fare molto bene. Uso il condizionale perché nei tre Slam precedenti ha finito per deludere le aspettative, perdendo da avversarie dietro di lei in classifica. Sicuramente il gioco è cresciuto sul piano fisico-tecnico; manca però ancora l’ultimo progresso, il consolidamento caratteriale nei grandi appuntamenti.

10 – Jankovic (stabile)
Decima nel ranking, undicesima nella race, nell’ultimo periodo è stata la regina dei piazzamenti, grazie ai quali ha mantenuto una posizione indubbiamente positiva.
Latitano però gli acuti: in ogni torneo c’è sempre qualcuna che gioca meglio di lei. Mi pare difficile che riesca a invertire il trend emergendo proprio a Flushing Meadows.

11 – Wozniacki (in rialzo)
Una delle giocatrici che è uscita meglio dai tornei americani, ma direi in generale dall’estate (dagli impegni su erba in poi). Nelle US Open Series (New Haven escluso) ha perso solo da Serena, sempre al termine di match lottati al terzo set.
Sta ritrovando incisività al servizio e maggiore solidità nel dritto; a questo ha aggiunto una certa propensione verso la rete (con gioco di volo però da rivedere). Quando era numero uno del ranking il grande risultato nello Slam era diventata un’ossessione, chissà che non riesca a fare bene proprio ora, senza più le pressioni di quando era leader della classifica.

12 – Pennetta (in ribasso)
Semifinalista l’anno scorso a New York; dopo un inizio di 2014 molto positivo, culminato con il successo ad Indian Wells, è scesa di livello. L’estate americana a lei tradizionalmente favorevole non è stata positiva; rispetto a qualche mese fa, a me sembra che si siano un po’ spuntate le due armi in più che aveva sfoggiato dopo il cambio di allenatore: il servizio (con una prima a percentuali troppo basse) e il dritto più lavorato e carico di spin, con cui tanto fastidio aveva dato alle avversarie in occasione degli ultimi due Slam giocati sul cemento (US Open 2013 e Australian Open 2014).

13 – Cibulkova (in ribasso)
Dopo i primi mesi straordinari è scomparsa dai radar. La sparizione era cominciata esattamente con il cambio di superficie (dal cemento alla terra), per cui si poteva sperare che con il ritorno sul duro sarebbero tornate anche le vittorie. Ma così non è stato, e la serie di risultati negativi comincia a farsi particolarmente lunga.
Sul piano tecnico il cemento rimane la superficie preferita, e al suo fisico piuttosto compatto potrebbe bastare poco tempo per recuperare la condizione. Ma quello che si è visto fino ad oggi non è incoraggiante.

14 – Errani (in ribasso)
Rispetto all’anno scorso ha perso diverse posizioni in classifica, e la differenza maggiore non sta tanto nei risultati sulla terra, ma soprattutto nel poco ottenuto sul cemento. La chiave del successo nel ranking di Sara secondo me era proprio nel fatto che la “terraiola” era riuscita ad evolversi e fare bene anche sul duro
Quest’anno però c’è stata una involuzione che sembra avere riportato Errani nell’ambito dello specialismo più spinto. In attesa dello Slam la sconfitta al primo turno di New Haven conferma le attuali difficoltà di rendimento sul cemento.

15 – Safarova (in rialzo)
Periodo di crescita e maturazione per la ventisettenne Safarova, che sta finalmente raccogliendo i risultati che il livello del suo tennis faceva presumere. Settimana dopo settimana migliora il best ranking e comincia a diventare una giocatrice che un po’ tutte preferirebbero evitare. Forse non avrà mai il killer instinct che servirebbe per raccogliere il grandissimo risultato, ma il gioco da campi veloci la rende una mina vagante che è sempre meglio non incontrare sul proprio percorso.

16 – Suarez Navarro (in rialzo)
Anche per Carla sembra stia arrivando la maturazione: più espansiva e anche un po’ più sicura in se stessa. E sempre meno specialista della terra: si è tolta perfino lo sfizio di battere Sharapova sul cemento di Stanford; fino a qualche anno fa sarebbe stato il mondo alla rovescia, oggi appare meno assurdo.
Seconda per numero di vittorie in stagione dietro Ivanovic, a mio avviso ha il maggior problema nella posizione di gioco arretrata: un atteggiamento che sul cemento contro le migliori si finisce per pagare.

17 – Azarenka (in ribasso)
Avevo premesso che mi sarei occupato delle prime sedici, ma fermarsi prima della tennista che ha disputato le ultime due finali di New York e che ha vinto due Slam sul cemento mi sarebbe sembrato un ulteriore affronto verso una giocatrice bersagliata dalla sfortuna. E poi il forfait di Li Na rende Azarenka la effettiva tds numero 16 del tabellone newyorkese.
Difficile però che Vika riesca ad essere competitiva dopo l’ennesimo problema di salute (questa volta al ginocchio) che l’ha obbligata al forfait a Cincinnati.
L’unica flebile speranza è che sia guarita sul piano fisico e che possa ritrovare la forma lungo la strada del torneo, magari con l’aiuto di un tabellone non troppo duro nei primi turni. Ma se non sto ipotizzando una specie di miracolo, direi che ci siamo vicini.

– Le altre Italiane: Vinci, Knapp, Schiavone e Giorgi.
Vinci, Knapp e Schiavone non stanno attraversando un momento particolarmente felice della carriera. Devo anche dire che Knapp e Schiavone non sono facili da seguire direttamente, visto che le qualificazioni che hanno spesso dovuto giocare negli ultimi impegni non sono coperte dalle riprese TV.

Discorso diverso per Giorgi: giocatrice da veloce, ha mancato di poco l’obiettivo “testa di serie” per lo Slam; oggi è al 38mo posto e questo fa di lei una giocatrice non tutelata nel sorteggio, quindi con un primo turno potenzialmente molto rischioso. Credo però che nel suo caso il concetto sia ambivalente: rischio per Camila, ma rischio anche per l’avversaria, che potrebbe ritrovarsi di fronte una giocatrice che in certe giornate può valere molto di più dell’attuale ranking.
Anzi, visti i risultati passati, forse per Giorgi c’è addirittura da augurarsi che il sorteggio le proponga una testa di serie molto alta e il campo centrale come scenario: Camila ha dimostrato di dare il meglio di sé proprio in queste condizioni, come avvenne ad esempio l’anno scorso contro Wozniacki.

Le giovani americane e…
Il tennis femminile USA sta vivendo un momento particolarmente favorevole, con così tante promesse che si presentano nel torneo di casa che sono portato a pensare che per forza qualcuna riuscirà a fare molta strada. E non credo si tratti solo di un calcolo quantitativo, perché per molte di loro c’è la qualità del gioco a dare sostanza alle speranze.
Considerato il momento, forse punterei su Vandeweghe o Keys. Da quest’ultima in particolare mi aspetto sempre che prima o poi trovi la settimana di grazia e finisca per sbaragliare gran parte della concorrenza. Quest’anno è già accaduto ad Eastbourne e si sono visti i risultati.
Ma se non emergesse Keys, ci sono alternative che, forse con un po’ meno potenziale, potrebbero comunque togliersi delle soddisfazioni.

Venus Williams
Non solo giovani americane: anche la veterana di casa secondo me merita una nota. Insieme a Wozniacki Venus è forse la giocatrice più in crescita negli ultimi mesi. Se riuscisse ad evitare match molto faticosi e magari trovasse un tabellone non troppo sfortunato (dato che non avrà una tds altissima), penso che potrebbe fare molta strada. Il cemento non le è amico come l’erba, ma la classe è sempre superiore e se la salute regge la Venus degli ultimi mesi vale molto di più dell’attuale classifica.
P.S. Come in occasione dei precedenti Slam, questa rubrica si ferma durante i quindici giorni degli US Open. Ritornerà fra tre settimane, al termine di Flushing Meadows.
Buono Slam a tutti.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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