“Esclusiva” con Goran Ivanisevic, tennista e coach da Grande Slam

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“Esclusiva” con Goran Ivanisevic, tennista e coach da Grande Slam

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TENNIS – Intervista al croato che ha aiutato Marin Cilic a vincere l’US Open. I suoi ricordi: McEnroe, Chang e Lendl, le finali di Wimbledon con Agassi e Sampras: “Avrei dovuto vincerle”. Ivanisevic sarà protagonista della Grande Sfida il 17 ottobre a Genova e il 18 a Milano.

 

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Ascolta l’audio dell’intervista esclusiva a Goran Ivanisevic:

 

Quest’articolo è un cocktail di interviste fatte a New York durante l’US Open a Goran Ivanisevic, in previsione de La Grande Sfida, l’evento con 4 top stars del circuito senior ATP organizzato dalla MCA Events di Ernesto De Filippis, che si svolgerà a Genova venerdì 18 e a Milano al Forum sabato 19 ottobre.

Tutte le informazioni sui biglietti sono reperibili a questo link.

Nei mesi scorsi abbiamo già pubblicato diversi articoli riferiti ad alcuni protagonisti, da Michael Chang a Ivan Lendl, a John McEnroe, probabilmente l’attore più atteso. Ci mancava ancora qualcosa con Goran Ivanisevic, che ho intervistato a più riprese durante l’US Open che per l’appunto ha coinciso con il trionfo di Marin Cilic, suo allievo da settembre 2013 (quando Marin, sospeso dalla Wada per aver preso un medicinale proibito, non poteva fare altro che allenarsi e guardare l’US Open in tv).

Un minuto dopo che Cilic sollevava le braccia al cielo per aver trionfato a Flushing Meadows sul giapponesino Kei Nishikori che molti consideravano favorito pur essendo Cilic reduce dalla netta vittoria in tre set su Roger Federer, recandomi nel settore del suo box, ho colto al volo le prime parole di Goran, al settimo cielo e con la voce ancora quasi strozzata dalla gioia.

Comincio da quelle.

Ciao Goran, complimenti per la grande vittoria di Marin Cilic, un tuo anno come coach e subito uno Slam vinto con un giocatore che da qualche anno era sul circuito ma non si era mai spinto così in là, non solo non aveva mai vinto uno Slam, ma neppure un Master 1000 o un ATP 500. Un miracolo no?

“Marin è stato semplicemente perfetto. Unbelievable, incredibile – continuava a ripetere tutto eccitato Goran – è il momento migliore della mia vita tennistica da quando ho vinto Wimbledon (sono passati 13 anni, n.d.UBS)! Marin ha giocato gli ultimi 10 set in maniera perfetta, non ha rischiato di perderne uno. Dal quinto con Simon (con il quale aveva perso 4 volte su 4, n. di UBS) ai tre set con Berdych, con Federer e con Nishikori. Unbelievable!” ripete all’infinito quasi stropicciandosi gli occhi.

Però Goran quando tu vincesti Wimbledon c’erano tanti giornalisti croati…mentre per festeggiare Marin e descrivere le sue imprese qui a New York non ce n’è neppure uno! (colpa della crisi economica, dei giornali, e probabilmente della scarsa fiducia che veniva accordata a Cilic…n.di UBS)

“Scriveranno da Zagabria, da Spalato, e poi ci siete voi a scriverne, i giornalisti italiani…siete vicini di casa” e Goran ride tutto contento per la battuta. Il sense of humour a Goran non è mai mancato, né le pronte battute di spirito.

Qualche giorno prima, dopo che Cilic aveva battuto nei quarti Berdych, lo avevo fermato per parlargli del suo ritorno in Italia, a Genova e Milano per “La Grande Sfida” del 17-18 ottobre e gli avevo chiesto:

Per prima cosa Goran, dimmi qualcosa sul tuo rapporto con l’Italia, quali sono i tuoi ricordi migliori…

“Everything, ogni cosa! Prima di tutto vivo accanto all’Italia, sto a Split (Spalato) davanti ad Ancona. Ho vinto il torneo di Porto San Giorgio under 12, ho giocato tutti quei tornei giovanili, vincendo gli under 14, under 16 Avvenire, poi Bonfiglio, e poi ho continuato a vincere in Italia da “pro”, Milano, finale a Roma, Firenze… Ogni volta che sono venuto in Italia ho vissuto bei momenti, ho giocato bene, insomma solo buoni ricordi…”

E ora torni in Italia, a Genova prima e Milano poi, per giocare questo torneo AT Senior a quattro… e a Genova esordisci contro John McEnroe, un altro mancino come te, quali sono le cose che ti vengono in mente se ti si parla di McEnroe che è più anziano di te (12 anni di più: John è nato nel ’59, Goran nel ’71 come Sampras, Bruguera; n.di UBS)?

“Lui è il mio eroe, il mio idolo, il mio tennista preferito, abbiamo giocato tante volte dei bei match. L’ultimo match che lui ha giocato da professionista lo ha perso con me, a Monaco di Baviera nella Grand Slam Cup, abbiamo avuto un sacco di match interessanti, qualcuno l’ho vinto, qualche altro l’ho perso, ed era sempre un gran piacere batterlo” (e ride).

Era il tuo idolo perchè era mancino o perchè aveva un carattere per certi versi simile al tuo?

“Un po’ tutto, certo perchè era mancino, per il suo carattere simile al mio ma – e lì pare ripensarci – ma lui aveva un carattere migliore del mio, era più furbo di me!”

Ah sì, e perchè? Lui qualche volta perdeva qualche match perchè si arrabbiava, ma non poi così tanti…tu invece ne perdevi di più!

“Eh sì, questo è vero!”

Se ti chiedo quale è stato il ricordo migliore della tua carriera? Certo Wimbledon…

“Sì, senza dubbio, by far, di gran lunga”

Delle tre precedenti finali, il rimpianto maggiore è per quella persa nel ’92 con Andre Agassi (6-4 al quinto con due doppi falli di Goran nell’ultim game, n.di UBS)?

“Probabilmente sì. Ero l’assoluto favorito, e in qualche modo ho finito per perderla. Se avessi vinto quella forse ne avrei vinte altre. Nel ’98 con Sampras…avrei dovuto vincere anche quella. Ho avuto un sacco di occasioni. Ma alla fine ce l’ho fatta a vincere Wimbledon e quello è l’importante”.

Quando facesti quei due doppi falli con Agassi sul 5-4, sono stati i doppi falli più ‘dolorosi’ della tua vita?

“Dolorosi non so…ma non avrei dovuto ritrovarmi in quella situazione. Non avrebbero dovuto essere decisivi. Ho sbagliato una volee facile sul 30-40, tutto il match è stato particolare, beh probabilmente sono stati i doppi falli più stupidi che ho fatto nella mia vita”.

Goran se tu potessi scegliere con chi andare a cena fra i più grandi tennisti di tutti i tempi, chi sceglieresti?

“Rod Laver”

E se tu volessi uscirci per divertirti?

“Bjorn Borg!”

Ah sì, più che John McEnroe?

“Più di McEnroe”

Ora che sei coach di Cilic come ti senti?

“Non è facile, è una cosa completaemente diversa rispetto all’essere giocatore. Da coach devi essere sempre positivo… È un processo. Cerco di spingerlo avanti, di essere sempre più aggressivo, di andare avanti. Sta migliorando, ma non è perfetto, ci vuole tempo” diceva Goran a qualche giorno dalle fasi finali del torneo, mai immaginando probabilmente quel che sarebbe successo di lì a meno di una settimana.

A Genova ne La Grande Sfida Ivan Lendl giocherà contro Michael Chang, cosa ti ricordi di quel match, del cinesino che servì da sotto per sorprendere Lendl…

“Qull’anno Chang vinse il Roland Garros di cui Lendl era il grande favorito. Giocarono un match davvero indimenticabile sul campo centrale, ma Ivan quel giorno ebbe un po’ paura (choked a little bit)…ed ecco perchè perse”.

Poi Chang in finale battè anche Stefan Edberg annullando 10 palle break nel quarto set, quando era sotto 2 set a uno…

“Eh sì, Chang giocò davvero molto bene in quel torneo. Quel torneo era scritto nelle stelle, era lui che doveva vincerlo…”

Forse come per te nel Wimbledon 2001?

Ridendo: “Probabilmente sì!”

 

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ATP

ATP Roma: Sinner ancora rimandato da Nadal. “Potevo e dovevo fare meglio” [VIDEO commento]

Jannik gioca alla pari, ma sciupa due break nel primo set e un vantaggio di 4-2 nel secondo. Rafa in ottima forma vola agli ottavi contro Shapovalov

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[2] R. Nadal b. J. Sinner 7-5 6-4

Non riesce l’impresa a Jannik Sinner che, sul centrale del Foro Italico, cede in due set a Rafael Nadal dopo due ore e un quarto di partita. L’italiano ancora una volta se l’è giocata alla pari, a viso aperto, ma non è riuscito a concretizzare molte chance e alla fine ha dovuto cedere alla maggiore esperienza dell’avversario, autore a sua volta di una prestazione ottima. I passi avanti rispetto al precedente giocato al Roland Garros lo scorso anno ci sono stati, con Sinner capace di assorbire il colpo di un primo set perso pur avendo avuto chance e di ripartire da zero nel secondo.

Jannik è stato due volte in vantaggio di un break nel primo parziale, facendosi riprendere subito entrambe le volte, e nel secondo era avanti 4-2 prima di perdere quattro giochi consecutivi. La differenza, oltre all’esperienza, l’ha certamente fatta il servizio che ancora non gli permette di guadagnarsi molti punti facili, anche se c’è da dire che spesso sotto pressione la prima gli è venuta in soccorso. La cosa che però consola e impressiona, come sempre, è la forza mentale di Sinner così come l’espressione quasi arrabbiata con cui ha lasciato il campo a fine partita. Evidentemente sentiva di poter vincere e in effetti qualche speranza il match gliel’aveva data.

 

Contro Rafa sulla terra però i miglioramenti non sono bastati, così come non era bastata un paio di settimane fa la partita quasi perfetta di un top 5 come Stefanos Tsitsipas in finale a Barcellona. Sinner può comunque lasciare Roma con la consapevolezza dei grandi passi avanti compiuti e con un nuovo best ranking da numero 17. Nadal invece proseguirà la sua corsa nel torneo contro Denis Shapovalov (2-1 i precedenti in favore del maiorchino), che ha eliminato in due set Stefano Travaglia. L’azzurro ha giocato molto bene nel primo set, ma una volta perso il tie-break non ha più tenuto il ritmo del canadese che ha vinto piuttosto agevolmente il secondo parziale per 6-3.

Appena sono uscito dal campo, io e Riccardo ci siamo detti la stessa cosa” ha esordito Jannnik in conferenza.Ora non voglio dirlo qui, però sento che potevo e dovevo fare meglio. Il lavoro è ancora veramente tanto, oggi fa male e questo non mi farà dormire bene stanotte. D’altra parte so a che punto sono, so dove devo migliorare e vediamo la prossima volta come va“. Una certezza però c’è: “Oggi sono entrato in campo per vincere, non è che se incontro Nadal le cose cambiano. Anzi, devo fargli capire che voglio vincere“.

IL MATCH – Come suo solito, Jannik prende da subito il controllo degli scambi e con i piedi dentro il campo sa come fare male agli avversari, anche del calibro di Nadal. L’azzurro trova il break già in apertura di match, ma pecca un po’ di imprecisione e offre una palla dell’immediato controbreak che Rafa concretizza con il proprio marchio di fabbrica, il dritto lungolinea. I due continuano a scambiarsi mazzate da fondo con Sinner che non rinuncia a prendersi molti rischi, anche a costo di sbagliare. Il gioco sembra valere la candela perché l’italiano riesce nuovamente a far breccia nel servizio dell’avversario e a salire 3-2. Ancora una volta però Jannik non riesce a confermare il break e la situazione torna subito in equilibrio. Nadal, da vecchio volpone e maestro di questa superficie, mischia bene le carte al servizio e alterna benissimo palleggi più carichi a mortifere palle corte, cercando di presentare più problemi possibili al gioco di Sinner. L’iniziativa è più nelle mani del maiorchino, che subisce molto meno la pressione dell’avversario rispetto a inizio match.

Senza ulteriori strappi si arriva sul 5-4 ed è qui che le cose si complicano terribilmente per l’italiano. Il servizio non fa troppo male a Rafa, che tiene profonda la risposta e costringe Jannik a forzare da dietro. Tre errori portano Sinner a dover fronteggiare altrettanti set point consecutivi. Stavolta la battuta gli dà una mano, mentre il dritto e la testa fanno il resto. Una a una, con calma e diligenza, Jannik annulla le tre chance e va a impattare sul 5-5. La differenza nella gestione dei turni di servizio è però abissale tra i due: Nadal ormai viaggia abbastanza tranquillo, mentre l’italiano deve faticare enormemente. Sul 6-5 Sinner si mette di nuovo nei guai con un doppio fallo che regala all’avversario il quarto set point, cancellato da una buona prima. Sempre con l’ausilio del servizio ne annulla altri due, ma il settimo deve giocarselo con la seconda e gli risulta fatale. 7-5 Nadal dopo un ora e dieci minuti di gioco.

Perdere un set in questo modo, a un passo dal tie-break e dopo essere andato due volte avanti di un break, dovrebbe costare molto in termini di energie mentali, ma Jannik riparte come se niente fosse e anzi, quasi con rinnovata energia. L’italiano spinge benissimo con il rovescio coperto, anticipando più che può sul dritto mancino di Nadal, e strappa il servizio all’avversario nel terzo gioco. A differenza di quanto accaduto nel primo set, Sinner riesce a confermare il break e a salire 3-1. Jannik regge bene il ritmo e si difende bene fino al 4-3, quando un paio di imprecisioni gli costano la prima palla break del set, trasformata da Nadal al termine di uno scambio massacrante.

Lo spagnolo sale 5-4 e scarica la pressione sul più giovane avversario, che si ritrova ora a dover servire per restare nella partita. Jannik sale 30-0, ma subisce la rimonta di Rafa che si arrampica a match point. La prima gli permette di salvarsi, ma subito dopo ne arriva un altro, annullato con una coraggiosa palla corta. Una terza occasione se ne va su un dritto steccato di Nadal, che però non sbaglia sul quarto match point e chiude con un gran dritto lungolinea.

Il tabellone completo

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ATP

ATP Roma, Berrettini domina Millman e vola da Tsitsipas: “Siamo due giocatori simili”

Matteo non soffre e supera l’australiano in due comodi set. Agli ottavi super sfida contro Tsitsipas: “Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, stiamo macinando risultati”

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Matteo Berrettini - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Altra grande prova di Matteo Berrettini che supera in due set John Millman e si qualifica per gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia. Una partita da vero top 10 per Matteo, che dal 4-4 nel primo set ha cambiato marcia, vincendo sette game consecutivi e mettendo in ghiaccio una partita potenzialmente insidiosa contro un avversario di buon livello. Più che la solita grande prestazione al servizio (appena quindici punti persi in tutto il match e zero palle break concesse), è importante sottolineare la grande autorità e consapevolezza con la quale Berrettini ha affrontato l’incontro. Al prossimo turno sarà fondamentale alzare ancora l’asticella perché dall’altra parte della rete ci sarà Stefanos Tsitsipas. Sarà la prima sfida su terra rossa tra i due, dopo che il greco si è aggiudicato i precedenti incroci, al primo turno dell’Australian Open 2019 e nelle qualificazioni dello US Open 2017.

IL MATCH – Millman parte bene vincendo i primi sei punti del match e affacciandosi sullo 0-30 nel primo turno di servizio di Berrettini. Matteo reagisce aggiudicandosi otto dei successivi nove, cosa che lo porta ad avere tre consecutive palle break. L’australiano riesce però a salvarsi e a salire sul 2-1. Entrambi continuano a servire molto bene e a spartirsi pressoché equamente gli scambi più lunghi da fondo. L’equilibrio si spezza improvvisamente sul 4-4: Millman commette qualche errore di troppo e offre di nuovo a Berrettini l’occasione di strappargli il servizio. Sulle prime due palle break l’australiano se la cava, ma sulla terza non riesce a recuperare la smorzata di Matteo e capitola dopo un game da ben quattordici punti. Forte del break appena ottenuto, l’azzurro tiene agevolmente il servizio e fa suo il set dopo 47 minuti di gioco.

L’onda lunga del parziale perso si fa sentire per Millman, che va subito sotto 0-30 sul proprio servizio. L’australiano scivola nello scambio successivo e viene punito dal passante di rovescio di Matteo, finendo poi per completare il disastro con un doppio fallo. Millman osserva con occhio polemico il punto nel quale ha rischiato di cadere poco prima, ma non si lascia andare a vistose polemiche. Berrettini dal canto suo appare ovviamente alleggerito dal vantaggio e riprende a martellare a più non posso, lasciando all’avversario lo sgradevole compito di correre da un lato all’altro del campo. Matteo strappa ancora la battuta a Millman e sale 4-0 in appena 18 minuti. L’italiano si procura anche una palla del 5-0, ma il suo drittone si stampa in rete, permettendo all’australiano di interrompere la striscia di sette giochi consecutivi del suo avversario. Cambia poco, Berrettini non si distrae e chiude un paio di game più tardi (6-2) dopo ottanta minuti di gioco.

 

Fa sempre bene vincere una partita in poco tempo e giocando bene” ha detto Matteo in conferenza. “Ovviamente sto già pensando a Tsitsipas, anche se devo fare tutta la routine di recupero“. Andrà in scena la sfida saltata a Melbourne per l’infortunio agli addominali di Berrettini: “Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anche io. Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, siamo top 10, stiamo macinando risultati – chi più chi meno“. In chiusura, arriva un pensiero interessante: “Capisco Paire. Capisco il fatto che quando arrivi in un torneo come questo o come Montecarlo, che di solito è pieno di gente che urla il tuo nome, invece vedi tutto vuoto ed è più difficile. Io non dico quello che dice lui perché non lo penso, ma capisco che è difficile trovare motivazioni se sei un giocatore che ‘va’ col pubblico“.

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ATP

ATP Roma: Karatsev dà ripetizioni di terra battuta a Medvedev, Thiem rischia ma avanza

Il derby russo va a Karatsev che sin dal primo punto indirizza il match contro un Medvedev estremamente nervoso e carico di insulti verso la terra battuta. L’austriaco vede la sconfitta con Fucsovics, poi dilaga nel terzo

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A. Karatsev b. [3] D. Medvedev 6-2 6-4 (Giorgio Di Maio)

Continua il poco feeling tra Daniil Medvedev e la terra battuta, anche se oggi a batterlo è stato un avversario di tutto rispetto come il connazionale Aslan Karatsev, che continua a stupire anche su questa superficie. Medvedev sembrava sicuramente poco felice di essere sulla terra ma ha provato comunque a lottare per un’ora e venti di partita, senza risultato. Troppo pesante e preciso il tennis di Karatsev, che aveva un’altra marcia rispetto il suo più illustre avversario. Daniil su questa superficie continua a sembrare un pesce fuor d’acqua, più a livello mentale (molto nervoso già dal primo punto) che a livello tennistico.

Poca storia nel primo set, sin dal primo momento è Karatsev a prendere il comando delle operazioni. Medvedev si sta anche impegnando oggi, ma tra le accelerazioni spaventose del suo connazionale e la poca adattabilità alla superficie il set gli scappa subito di mano. Il servizio pesante di Daniil non basta per essere competitivo e non riesce ad essere mai efficace nei turni di battuta di Karatsev. Tra frequenti soliloqui il numero 2 del mondo crolla già al terzo turno di servizio. Con due break consecutivi Medvedev regala un finale semplice di primo set a Karatsev, che chiude senza problemi con un netto 6-2.

 

La situazione di Medvedev migliora nel secondo set, con il russo che riesce a farsi sentire un po’ di più in risposta. La prima e unica occasione in partita di Medvedev arriva nel sesto game con uno splendido passante di dritto. Karatsev però non ne vuole sapere di abbassare il suo livello e tra rovesci incrociati al fulmicotone e comode chiusure a rete si salva. Il finalista degli Australian Open si innervosisce molto dalla strenua resistenza del suo avversario e Karatsev raccoglie i frutti del suo gioco nel game successivo. Il 27enne russo con la sua costante pressione offensiva riesce a disinnescare la difesa di un Medvedev sempre più disunito e nervoso e si prende il break nel settimo game.

Non ne arriveranno altri da entrambe le parti, ma è abbastanza per Karatsev per aggiudicarsi il derby e volare agli ottavi di finale per la seconda volta consecutiva, e la seconda in carriera. A Madrid era stato sconfitto da Bublik in tre set, qui invece troverà Reilly Opelka, vincitore ieri in maniera piuttosto netta contro Lorenzo Musetti e apparso in buona forma. Il russo è ovviamente favorito ma attenzione a sottovalutare la potenza di fuoco del bombardiere americano. Continua invece la passione di Medvedev sui campi in terra battuta, la cui presenza ormai sembra essere un vero martirio per il russo. Daniil sembra essersi autoconvinto che questa superficie non gli piace (legittimo) e non ci vincerà mai, basterà qualche vittoria per ritrovare fiducia e competitività sulla terra?

[4] D. Thiem b. M. Fucsovics 3-6 7-6(5) 6-0 (Carlo Galati)

Pur non giocando il suo miglior tennis, commettendo tanti, forse troppi errori (ne contiamo 27 alla fine dell’incontro) Dominic Thiem, dopo oltre 2h30 di gioco, bagna il suo esordio sulla terra di Roma battendo l’ungherese Marton Fucsovics con il punteggio di 3-6, 7-6(5), 6-0 e accedendo al terzo turno dove incontrerà il vincente del derby italiano tra Sonego e Mager.

I due, praticamente coetanei, ma con soli tre precedenti alle spalle, tutti a favore dell’austriaco, hanno dato vita ad un incontro che ha visto il proprio turning point nel decisivo tie break del secondo set, vinto dall’austriaco che, fino a quel momento aveva sempre inseguito il proprio avversario durante tutto l’incontro, grazie ad una prestazione solida di Fucsovics che ha giocato un tennis quasi perfetto, sempre votato all’attacco e non disdegnando più volete discese a rete impreziosite da volee d’autore. Ma come spesso accade, è stato nel momento decisivo dell’incontro, che, non arrendendosi a quella che sembrava una sconfitta scritta dall’altalenante e complicata prestazione finora mostrata in campo, l’austriaco è riuscito a piazzare la zampata decisiva al primo e unico set point fin lì avuto, cambiando di fatto la partita che nel terzo set non ha avuto storia, grazie al più classico dei 6-0-

IL MATCH

Nel primo set a partire subito col piede giusto e a marcare quel vantaggio che sarà proprio per buona parte del mach, è Fucsovics che, sfruttando la prima palla break, porta il parziale iniziale sul 2-0 a proprio favore. Vantaggio che dura fino al sesto gioco Thiem grazie ad un vincente di dritto riesce a raggiugere un’illusoria parità che dura pochissimo: dopo un game durato oltre 11 minuti, è l’ungherese a strappare nuovamente il servizio a Thiem grazie ad un tennis che trova l’esaltazione della propria aggressività, combinato al momento di difficoltà del proprio avversario in campo. I due game finali sono la logica conseguenza di quanto visto fino a quel momento e sono entrambi, ancora una volta, appannaggio dell’ungherese che tiene il proprio turno di battuta e consolida il punteggio con un ulteriore break finale, grazie ad un rovescio finito in rete di Thiem.

Il secondo set sembra partire sulla falsa riga del primo. È ancora l’austriaco a palesare una certa difficoltà ad inizio set ma questa volta, sotto 1-0 riesce ad annullare, nel proprio turno di battuta, due palle break che avrebbero forse indirizzato in maniera definitiva il match. Ma è qui che arriva la prima reazione da campione; grazie ad un vincente lungolinea, Thiem mette la parola fine ad un game che oseremo dire complicato. Ma è solo un rimandare. Nel quarto game le due palle break sono insormontabili per Thiem che, mandando in corridoio un dritto, concede il doppio vantaggio al magiaro. Quando però sembra tutto compromesso lo spirito del campione viene fuori, ancora una volta. Nella logica altalenante del set infatti, il controbreak sembra scritto nelle leggi aleatorie di questo sport: concedendo un solo 15, Thiem recupera il gap permettendo così al set di scivolare fino alla sua naturale conclusione figlia del 6 pari finale. È il tie break il momento cruciale dell’incontro, non solo del set. E vi assicuriamo, non sono fantasie o facili conclusioni ex post dello scrivente ma la logica alternanza del punteggio che, in assenza di mini break, dà a Thiem il primo ed unico set point fin lì ottenuto. A tremare questa volta è la solidità granitica di Fucsovics, fin lì inscalfibile. Palla in rete dell’ungherese e punto decisivo a Thiem.

Che fosse quello il punto decisivo non solo del set ma della partita, si è poi palesato nel terzo set. A vincerlo è il numero 4 al mondo nel più classico e mai troppo banale 6-0 finale, in cui segnaliamo soltanto tre palle del controbreak nel terzo gioco per Fucsovics, ça va sans dire, non sfruttate.

In conclusione una vittoria brutta sporca e cattiva per Thiem che per andare avanti nel torneo dovrà sicuramente ritrovare quella profondità di colpi, quella lunghezza di palla e quella solidità che oggi, mancando, lo hanno fatto tremare. Forse anche troppo. 

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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