Federer minaccia anche il n. 1 (Martucci), Federer in corsa per tornare numero uno (Rossi), Federer l'infinito vince Shanghai e mette nel mirino il n.1 di Djokovic (Semeraro), la culla del tennis (Clerici)

ATP

Federer minaccia anche il n. 1 (Martucci), Federer in corsa per tornare numero uno (Rossi), Federer l’infinito vince Shanghai e mette nel mirino il n.1 di Djokovic (Semeraro), la culla del tennis (Clerici)

Pubblicato

il

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

Federer minaccia anche il n. 1

 

 

Vincenzo Martucci, la Gazzetta dello sport del 13.10.2014

 

«Sono stato molto, molto, fortunato ad arrivare fin qui». Roger Federer è sincero. Mentre alza la coppa di Shanghai dopo la giornata così così — malgrado il tetto chiuso per il forte vento che dovrebbe favorirlo — , ripensa ai due set point salvati e al doppio tie-break con cui supera di mezza incollatura il solito mezzo infortunato Gilles Simon (dalla schiena agli adduttori). Rivede i 57 errori gratuiti e i 5 match point salvati all’esordio, quattro giorni prima, con Leo Mayer. E il sorriso gli si allarga ancor di più per questo urrà Atp numero 81, così come aumenta a dismisura l’esultanza finale. Perché quest’anno è già super, con 61 vittorie (13 contro i «top ten»), 4 titoli in 9 finali, e 10 sconfitte, ma soprattutto quella sensazione di ritrovata freschezza e vivacità che spiazza i rivali. Rafa Nadal, che ancora non sta bene e che lui sorpassa oggi al numero 2 (da 3), e Djokovic, che ha battuto per la terza volta su 5 confronti stagionali e ora marca da incredibilmente vicino: a 990 punti! Il dominatore degli ultimi due Shanghai che condivide la nostra impressione… Il merito dell’ennesima resurrezione è della schiena ritrovata (magari col nuovo fisioterapista Daniel Troxler, che prima seguiva il maratoneta Rothlin), sicuramente della racchetta dal piatto corde più grande con la quale ha più potenza e del coach-motivatore, Stefan Edberg, grazie al quale sta andando a rete più che mai, 35 volte a partita, nelle ultime due partite, sia contro Nole che contro Simon. Ieri, con 24 punti e sempre più con un’attitudine offensiva costante, come finalmente continua è la tendenza a al rischio nei primi colpi dello scambio. Magari l’avesse fatto quando glielo suggeriva Tony Roche! Programmi Dopo questo Masters 1000 numero 23, ormai alla collezione di Federer mancano solo Montecarlo e Roma, ma con 9 ha già una tacca più di Nadal e Djokovic. A gennaio, è partito con un obiettivo: «Star bene». Ora si bea del presente: «Sono felice di vedere che il duro lavoro dell’anno scorso sta finalmente pagando. Non solo mi sento bene, mi alzo dal letto normale e non sono mezzo rotto come l’anno scorso. Eppoi, in campo, mi diverto. Sto giocando proprio come speravo di poter ancora giocare». E si carica col futuro, anche se la ferita della finale di Wimbledon persa in 5 set contro Novak è ancora aperta, vede davanti a sé ancora due grandi possibilità di successo, a novembre, il Masters di Londra dal 9 al 17 (che ha già vinto 6 volte in 8 finali) e, soprattutto, la finale di coppa Davis a Lille contro la Francia il 21- 23, l’unico alloro che gli manca davvero insieme all’oro olimpico in singolare. Citibank! L’intelligente Simon ha battuto Wawrinka e Berdych, ma in finale cede da 5-3 al primo set e manca due set point al secondo, e s’arrende allo svizzero delle meraviglie per la quinta volta di fila: «Roger ha sempre il suo fantastico servizio e il dritto strepitoso, ora lo conosco e non mi fa più paura, ma è sempre così difficile da battere. Ogni volta che ha una opportunità è sempre così bravo a prendersela e ha questa sensazione, dentro, che troverà in qualche modo il modo di sopravvivere ancora una volta». Fortuna, Roger, o il vecchio leone ha ritrovato anche la cattiveria?

 

Federer in corsa per tornare numero uno

 

Paolo Rossi, la repubblica del 13.10.2014

 

Dato per morto e sepolto, ecco che Roger Federer trionfa a Shanghai e addirittura si pone come candidato alla leadership della stagione 2014 del tennis. Non è poi così invecchiato, il 33enne di Basilea, e potrebbe non essere il suo ultimo colpo di coda. Gli statistici fanno i conti e dicono che, vincesse il Masters di Londra, potrebbe accadere l’imprevedibile, cioè rivedere lo svizzero sulla vetta del mondo del tennis. Clamoroso, per uno come lui che da due anni non vince uno Slam ma che ha abituato sin troppo bene i suoi fans e il palato fine degli appassionati che amano il tennis. Ieri, in Cina, ha prevalso – soffrendo (7-6, 7-6) -sul francese Simon (un anticipo della finale di Coppa Davis ). Ma lo show era avvenuto in semifinale, proprio contro Djokovic e, volendo, anche mercoledì quando aveva annullato 5 matchpoint all’argentino Mayer. Sono ifamosi segni del destino ( non accadde anche a Panatta nel ’76 a Parigi?), e dunque il grande Roger pub festeggiare il suo 23 Master 1000, il nono diverso ( gli mancano solo Roma e Montecarlo ), I’81 torneo della sua carriera. Sono numeri da brivido, e oggi l’Atp – diramando la nuova classifica settimanale – proclama il suo sorpasso a Nadal al secondo posto, a soli 990 punti dal serbo. Questo significa, sempre seguendo la teoria matematica, che se Federer s’imponesse nel torneo di casa ( Basilea, la prossima settimana, trofeo a cui tiene) potrebbe presentarsi a Londra come il principale competitor di Djokovic, considerate le precarie condizioni fisiche di Nadal ( non fossero bastati tutti i suoi infortuni, ora si è aggiunta anche l’appendicite): chissà se si presenterà nel Regno Unito, e in quali condizioni. Per questo il Federer Club esulta, pregustando una ‘Mission Impossiblé insperata dopo gli US Open ( battuto in semifinale dal vincitore, Cilic) e l’ apoteosi finale: ci sono, a disposizione, quarantadue giorni: lo svizzero pub davvero riscrivere il 2014. Federer nella finale vinta ieri a Shanghai

 

Federer l’infinito vince Shanghai e mette nel mirino il n.1 di Djokovic

 

Stefano Semeraro, la stampa del 13.10.2014

 

Che forza, il papà. Roger Federer – 33 anni, 4 gemelli a carico, un imponibile lordo di 56 milioni di dollari l’anno secondo Forbes – ha vinto per la prima volta in carriera il Masters 1000 di Shanghai, battendo 7-6 7-6 in finale l’insidioso francesino Gilles Simon, e ora inizia davvero a somigliare davvero al proverbiale saggio cinese seduto sull’argine del fiume. Dalla riva dello Huang-Po ha visto passare le «salme» di Novak Djokovic, il n.1 del mondo un po’ distratto dall’imminente paternità che proprio Federer ha dominato in semifinale; di Rafa Nadal, alle prese con una misteriosa appendicite; di uno smarrito Stan Wawrinka e di Andy Murray, sempre più confuso dopo la bocciatura del referendum scozzese e addirittura in forse per il Masters di Londra. Roger, va ricordato, a Shanghai ha rischiato un clamoroso flop al 1 turno con Leonardo Mayer (5 match-point salvati) ma passata la paura ha scalato le marce e messo la freccia: da oggi torna n. 2 del mondo, per la prima volta dal maggio 2013, sorpassando Nadal e iniziando forse a trastullarsi con un pensierino stupendo. Nella classifica mondiale Federer è infatti ormai relativamente a tiro di Djokovic (2430 punti, ma a novembre può incassarne 2165 mentre Nole può solo contenere le perdite), sognare l’impossibile è diventato d’improvviso più confortevole. Già così il suo 2014 è più che buono, con 4 tornei artigliati (Halle, Dubai e i due «1000» di Cincinnati e Shanghai, alla collezione mancano solo Roma e Montecarlo), una finale persa di un soffio a Wimbledon e per il momento un bilancio di 64 vittorie e 10 sconfitte, in percentuale il migliore dal 2007. L’evaporare del mal di schiena, la nuova racchetta e una svolta «zemaniana» nel gioco quest’anno lo hanno rimesso in corsa quando molti lo davano ormai ai giardinetti con il passeggino, così ora può pensare in grande in un finale di stagione da urlo che comprende Basilea, Parigi-Bercy, la (male di Coppa Davis contro la Francia e il Masters di Londra dove potrebbe teoricamente riprendersi lo scettro del ranking. Molto dipenderà dalle doglie di Djokovic, è vero. Ma che fenomeno, il Patriarca.

 

 

La culla del tennis

 

Gianni Clerici, la repubblica del 13.10.2014

 

La Palla de Rachetta deve essere al peso di ‘oncia sottile e di diametro once una e tre quinti, usi il Maestro grande diligenza perché più che sia possibile riesca forte, dura e ben tonda». Andavo rileggendo e mormoravo, in treno. «Acciocchè la palla riesca commoda al giuocatore conviene che la pelle sia non rugosa ne dura, ma asciutta pulita e ben tirata. Et il pelo di lana, del qual s’empie, deve esser pulito, e ben purgato, e cacciato nella palla piano, ben disteso, e in comporla insieme usisi ( 70) solenne diligenza…». A questo punto il mio giovane vicino di posto, sul Freccia Rossa, non si è più trattenuto, ha abbandonato il suo congegno elettronico, per dirmi «Ma scusi, che lingua parla lei?». Gli È stato anche fondato il Club della Baletta da parte di studiosi e appassionati di tennis ho sorriso, spiegandogli che quella non era purtroppo la mia lingua, ma l’italiano del ‘500, del Rinascimento, e quel mio libriccino in pergamena dal quale andavo copiando era stato scritto da un mio antenato adottivo, Antonio Scaino da Sale), che l’aveva dedicato al Duca Alfonso II di Ferrara, chiarendogli un dubbio sorto durante una partita di tennis. «Tennis!» esclamò il giovanotto. «Ma cosa mi dice mai. H tennis l’hanno inventato gli inglesi, credo nel 1800». .Temo di no, mio giovane amico. gli sorrisi ..Pensi che io sto tornando daJesi, in seguito alla scoperta di sei di quelle palline, o meglio balette, di cui avevo preso a scrivere, con la mia vecchia penna». «Palline? Scoperte come?. si incuriosi lui. «Le avevano buttate in un pozzo, vicino al Palazzo della Signoria, per ritrovarle nel 1936 e dimenticarJesi è la capitale dello Sport Europeo 2014. E massimo detentore al mondo di Balette le di nuovo, sinchè La Direttrice dei Musei, Loretta Mozzoni, le avrebbe ricoverate in una vetrina e l’avrebbe fatto sapere a un gruppo di persone tanto bizzarre da occuparsi di cose simili». «Ma sono le prime che saltano fuori?» domandò lui più interessato che incredulo. »Con queste siamo arrivati a sedici» compitai. «Una l’ha trovata il Professor Nonni nel Palazzo dei Montefeltro a Urbino. Altre sei molto recentemente a Mantova, dal Professor Bazzotti, tre nel Palazzo Te, e tre nella Basilica Latina di Santa Barbara. Insomma, siamo a sedici». «E siete sicuri che siano del 1500?». «Quasi, anche se proveremo a fare una prova di laboratorio con il carbonio». Sempre più interessato, il giovanotto passò a considerare «Saranno rare? Ma chissà quante ne hanno gli inglesi. «Neanche mezza, risposi – il britannico Club ge *** mellato col nostro Club dei Collezionisti, di Franco Alciati, ha parlato di due che un viaggiatore britannico di molti anni fa aveva trovato giusto in Italia». «Sembra incredibile, continue) il giovane, e in altri paesi, ce ne sono?». «Saranno stati molto sfortunati, ma non ne hanno ritrovate neanche mezza né in Francia, che ha dato probabilmente il nome al Tennis, (da Tenez, prendete), né in Spagna, di dove ci venuta la prima immagine del Tennis, del 1393, (milletrecentonovantré) scoperta nella Cattedrale di Barcellona». Il giovanotto aveva smesso di scuotere il capo, e il suo sguardo aveva assunto maggior curiosità, e considerazione. »Così vi siete fatti un bel week-end credette di concludere. Così abbiamo fondato il at della Baletta, grazie anche a una Signora che studia il tennis dei Savoia, Sandra Castellani, a un giovanotto che ha scoperto un campo di un papa che giocava in Vaticano, Egizio Trombetta, e a un professore della Normale, Alessandro Tosi, che ci ha mostrato un ritratto del principino Ubaldo della Rovere con racchettina di legno.»Insomma, è una gran scoperta questo, come chiamarlo, Sport delle Balette?». Diciamo che forse Wimbledon era già stato inventato dalle no-sire parti, e che Jesi sarà quest’anno la capitale dello Sport Europeo. E inoltre il massimo detentore al mondo di Balette».

Continua a leggere
Commenti

ATP

Anversa: Murray centra la prima semifinale da metà 2017

Andy fatica contro Copil ma vince ancora. Wawrinka batte Gilou dilagando nel terzo set e raggiunge Sinner in semi

Pubblicato

il

Andy Murray – ATP 250 Anversa (foto via Twitter @EuroTennisOpen)

ANDY LOTTA E VINCE – Dopo la prestazione opaca contro Kimmer Coppejans al primo turno e quella decisamente buona offerta di fronte a Pablo Cuevas, contro Marius Copil ci si attende un Andy Murray ormai centrato in questo torneo. A un primo parziale poco brillante, lo scozzese fa seguire una buona seconda partita ma si inceppa alla fine, salvo poi uscire vincitore dopo oltre due ore e mezza di battaglia. Il rendimento del dritto è salito nel corse dell’incontro, la “mano” non è in discussione e non c’è più timore nella corsa né nei cambi di direzione; poche le prime in campo (51%) e un rovescio che dovrebbe incidere di più. Intanto, il risultato gli vale un balzo di almeno sessanta posti in classifica, andando a piazzarsi attorno n. 180, in attesa della semifinale – la prima dal Roland Garros 2017 – contro il vincente fra Guido Pella e Ugo Humbert.

DUE SET, QUASI MATCH – L’inizio promettente dello scozzese si esaurisce in fretta e a Copil basta salire appena di livello per riprenderlo sul 2 pari. Il rumeno gioca un tennis elegante che predilige le condizioni indoor, ma non brilla certo per la rapidità negli spostamenti e la sua categoria rimane tra i Challenger e i primi turni ATP; la prossima settima, inoltre, gli usciranno i 320 punti della finale di Basilea, praticamente metà del suo bottino e, sempre che non riesca a riproporre le prestazioni di dodici mesi fa, il crollo in classifica sarà doloroso. Murray sbaglia con il dritto e, se nemmeno lui arriva al 50% di punti vinti sulla propria seconda battuta, il 3 su 13 di Marius è piuttosto indicativo delle sue difficoltà e degli altri due brek che gli costano il set.

La ripresa vede Andy aggiustare il dritto che si mette a funzionare bene in spinta ed è lì che fa la differenza, anche se sono i suoi tocchi dal lato destro, quando corre in avanti o lateralmente su palle lontanissime, a strappare gli applausi più fragorosi, insieme ai lob precisi. Copil capitola al quarto game, ma poi salva quattro palle dell’1-5 che gli permettono di rimanere in corsa, anche se nulla fa presagire un suo rientro. Invece, sarà che “Muzza” si mette a pensare di essere già a un passo dalla semifinale dopo aver ricominciato a giocare con un po’ di fiducia solo un mese fa, sarà che gli imprevisti capitano altrimenti non avrebbero coniato il termine, ma con due stecche e un doppio fallo Andy serve il contro-break. Bravo Copil al decimo gioco nel tenere il turno di servizio più difficile del match vincendo un gran primo punto che Murray aveva dirottato sui propri binari e dopo qualche minuto è tie-break. Il perfido nastro ferma la drop volley di Marius lanciando lo scozzese verso il traguardo, ma poi rimette più che generosamente le cose in parità. Copil annulla un match point, risponde profondo sulla seconda e allunga al terzo set.

SENZA RISCHI – Gioca bene adesso, il rumeno, ma l’ex numero uno del mondo non accenna a risentire della pressione di servire per secondo, anzi, la rispedisce al mittente tenendo con facilità i propri turni di battuta a dispetto della bassissima percentuale di prime. Ecco allora che Marius deve venire avanti a salvare una palla break al settimo game. Due giochi dopo, Andy sbaglia un paio di passanti di rovescio a ricordarci che non è ancora rientrato nei suoi panni più veri, ma la combinazione smorzata-rovescio al volo lo manda di nuovo a servire per chiudere: tre quarti d’ora dopo il primo match point, Murray non fallisce guadagnandosi una semifinale che è un altro piccolo grande traguardo.

 

APPREZZABILI SPRAZZI DI STAN – Ci sono anche momenti di stanca in mezzo a giocate di alto livello, ma è complessivamente un bel match quello che Stan Wawrinka fa suo in tre set contro Gilles Simon, il quale non si fa impressionare dall’inizio dell’avversario in modalità “The Man” e gli rimane attaccato ai pantaloncini, ma nulla può quando torna ad alzare il livello. L’avvio possente è appunto di Wawrinka, che fa valere il peso superiore di palla con entrambi i colpi al rimbalzo: il rovescio lungolinea è già pronto a incendiare l’aria, la risposta di dritto fa un buco per terra ed è break al primo gioco. Con Stan che non molla la presa, non ce n’è per Gilou che perde ancora il servizio alla fine del parziale.

Il trentaquattrenne di Nizza si mette pazientemente a disporre i mattoni della sua personale Maginot, le pietre del “go” e altre metafore, mentre calano spinta e precisione svizzere con la naturale conseguenza di un allungo francese. Simon ci mette del suo per cedere la battuta sul 5-4 con tre gratuiti fra cui un doppio fallo, ma il passante stretto di rovescio in corsa di Stan, quasi spalle alla rete sulla precisa volée francese di approccio, è da urlo. Infatti, Stan fa sentire la propria voce e, nel tie-break, arriva a match point con il servizio a disposizione. Uno scambio estenuante, Wawrinka costretto due volte a tirare il dritto con la continental, Simon che difende come il miglior sé stesso e arriva l’errore esausto del rovescio monomane.

Un altro paio di punti e i due si ritrovano seduti in attesa di un set decisivo che non promette bene per il tre volte campione Slam. Forse risentito per le considerazioni sul suo calo fisico che (giustamente) immagina, Stan riprende da dove aveva iniziato, anzi, anche meglio visto che si invola sul 4-1 pesante con una leggerezza degna del suo avversario, per poi chiudere 6-2 con il marchio di fabbrica, il rovescione lungolinea che tutti, avversario compreso, restano immobili ad osservare. Un Wawrinka a tratti devastante, con prevedibili pause di cui potrebbe approfittare Jannik Sinner in semifinale.

Risultati:

[4/WC] S. Wawrinka b. G. Simon 6-3 6-7(6) 6-2
A. Murray b. [Q] M. Copil 6-3 6-7(7) 6-4
U. Humbert b. [5] G. Pella 5-7 6-4 6-4

Il tabellone completo

Continua a leggere

ATP

Inarrestabile Sinner ad Anversa: in semi sarà rivincita con Wawrinka

Servono tre set, ma Jannik supera anche Tiafoe: è virtualmente in Top 100. “Spero di giocare con Wawrinka”, che lo accontenta

Pubblicato

il

Jannik Sinner - US Open 2019 (via Facebook, @PiattiTennisCenter)

[WC] J. Sinner b. F. Tiafoe 6-4 3-6 6-3

Avevamo lasciato Jannik Sinner al match contro un Gael Monfils a dir poco perplesso dai colpi filanti che lo hanno costretto alla resa con cinque soli giochi all’attivo. Pur non avendo dominato l’avversario com’era successo nei primi due turni, Sinner va a prendersi contro il n. 53 ATP Frances Tiafoe una vittoria in tre set che gli vale la prima semifinale della sua giovanissima carriera e forse l’ingresso, per ora solo virtuale, fra i cento migliori giocatori del mondo. Una vittoria che conta davvero tanto, proprio perché non arrivata liscia ma ottenuta soffrendo contro un avversario che sapeva cosa aspettarsi e ha tenuto benissimo il campo.

Tiafoe, infatti, inizia al servizio subito molto centrato, sarebbe davvero colpevole farsi sorprendere sottovalutando il rivale a questo punto. Jannik replica piazzando quattro prime vincenti, per poi avere l’opportunità di andare a doppia palla break con la volée di dritto, ma il suo gioco di volo – come si usa dire – ha grossi margini di miglioramento. Il punteggio segue i turni di battuta, nei pochi scambi tirati il dritto americano pare più solido ed efficace, come ci si aspetta nonostante quella roba inutile che fa “là dietro” la testa della sua racchetta.

È però proprio quel fondamentale a tradire Frances all’inizio del settimo game e a propiziare lo strappo azzurro che si fa poi valere sulla diagonale di rovescio e conclude con un bel passante. Sinner mantiene la concentrazione e consolida il vantaggio, mettendo anche in mostra un ottimo approccio lo slice lungolinea di rovescio. Qualche problema arriva, quasi prevedibilmente, quando si tratta di servire per chiudere: un errore di rovescio segue il doppio fallo, ma uno scambio comandato con sicurezza e la battuta (con la prima quasi esclusivamente piatta ma particolarmente precisa) lo mandano al riposo sul meritato 6-4.

 

Si ricomincia con il colpo di inizio gioco che continua a fare la differenza, mentre arrivano le 15, orario in cui era stato ottimisticamente programmato l’incontro di doppio del nostro in coppia con Paolo Lorenzi. Il rovescio di Tiafoe tiene il campo meglio di quanto si sia disposti ad ammettere; dopo un nastro fortunato, è proprio dal lato sinistro che, in difesa, la palla gli esce un po’ corta sorprendendo Jannik: un paio di errori con il dritto e arriva il break. Due giochi dopo, Sinner deve salvare un set point, ma il ventunenne del Maryland chiude con la battuta a disposizione, di nuovo con un pizzico di buona sorte su un passante steccato.

Frances non sta vivendo una stagione particolarmente brillante dopo i quarti di Melboune e Miami e ha perso 24 posizioni dal suo best ranking di febbraio, ma la prestazione odierna è di assoluto rispetto – certo aiutato da una gran quantità di prime in campo –, cercando l’aggressività per evitare di farsi prendere il tempo, senza tuttavia risultare precipitoso. Ecco, allora, perché è tutto merito di Jannik il break guadagnato al sesto gioco e si tratta solo di prepararsi a trattenere il fiato in vista del turno di battuta finale. Tiafoe resta presente, mentre il classe 2001 sente la tensione: due dritti volano via e, insieme a una volée tragica, concedono il 15-40. Con una personalità che travalica ampiamente i suoi anni, l’azzurro si affida al servizio, recupera e chiude.Posso solo ringraziare per la wild card” commenta Jannik a caldo. “Penso di aver giocato bene oggi, anche se alla fine non è stato facile e ho tremato un po’. Nei punti importanti però ho servito bene e in generale ho servito meglio nel terzo set, credo sia stata questa la chiave“.

Jannik si è poi spostato sul campo 1 dove ha centrato la semifinale anche in doppio, battendo Cuevas e Gonzalez in coppia con Lorenzi. Sul Centrale invece è andata in scena la sfida tra Stan Wawrinka e Gilles Simon, utile a designare il suo prossimo avversario in singolare. “Spero di poter giocare ancora contro Wawrinka, magari questa volta vincerò io” aveva detto Jannik a fine partita, e lo svizzero l’ha accontentato battendo Simon in tre set. La semifinale della parte alta del tabellone sarà dunque una riproposizione dell’esordio Slam di Sinner, che allo US Open aveva fatto un figurone togliendo a Stan persino un set.

Il tabellone completo

Continua a leggere

ATP

Altra rimonta vincente contro Khachanov, che Seppi a Mosca! È semifinale

Andreas per la terza volta in settimana perde male il primo set ma “ribalta” l’avversario nell’arrivo in volata. Per lui seconda semifinale del 2019

Pubblicato

il

Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

Andreas Seppi ha deciso di offrire nella cara Mosca, teatro del trionfo nell’annata 2012, la settimana più intensa, emozionante e rocambolesca della sua stagione. Non pago delle vittorie in rimonta conquistate nei giorni scorsi contro Christian Garin e Roberto Carballes Baena, il maratoneta da Caldaro, che per inciso avrebbe quasi trentasei anni, ha calato il tris contro il temuto Karen Khachanov, il quale, tra le altre cose, faceva gli onori di casa da campione in carica, nientemeno.

Incurante dell’età che avanza e di tutte quelle fastidiose sciocchezze che i più pensano ne siano un’ineludibile conseguenza, Seppi è rimasto fedele allo stile con cui verrà tramandato ai posteri, ossia uscendo vincitore da una sfida al set decisivo di durata superiore alle due ore e mezza. Esattamente come avvenuto con El Tanque cileno e al cospetto di Carballes, egli ha perso molto male il primo set, apparendo arrendevole, stanco e sfiduciato, per poi alzare la testa all’improvviso fino a fare maramao all’avversario attonito sotto la linea del traguardo.

In particolare, sono molte le similitudini con il match vinto su Garin lunedì, anche se occorre dire che il classe 1996 da Santiago del Cile aveva offerto una resistenza soprattutto emotiva infinitamente superiore rispetto a quella esibita dal dimesso Khachanov odierno. Oggi come quattro giorni fa, Andreas è uscito rapidamente dal primo set con due break a sfavore sulle spalle e banchi di cattivi pensieri con cui fare i conti; eppure, sai che novità, la testa è tornata sgombra non appena la frazionaccia andata storta è finita, e il tennis dell’ex 18 ATP è tornato a macinare percentuale, matematico, mentre gli errori del tizio dall’altra parte si moltiplicavano.

 

Così è successo oggi in un match che anche gli allibratori, poco avvezzi a regalare denari, consideravano chiusissimo alla vigilia. Eppure: servizio rubato da Andreas nel terzo gioco del secondo, strenua difesa fino all’apice delle quattro palle del contro-break salvate nell’ottavo e rimonta nella rimonta nel set decisivo a lui tanto amico dopo un’altra partenza a handicap: subito sotto per zero a due, Seppi ha infilato un parzialone da cinque giochi a uno per chiudere il discorso e centrare la seconda semi del 2019 a dieci mesi di distanza da Sydney. Tra le righe, quella di oggi sarebbe anche la vittoria numero 204 in carriera al set decisivo: Adrian Mannarino, l’avversario in semifinale (quattro pari i precedenti, l’ultimo proprio a Mosca lo scorso anno) farà bene a sperare in un incontro di durata inferiore alle due ore di fatica.

Risultati, quarti di finale:

[7] A. Mannarino b. [4] D. Lajovic 7-6(3) 6-1
A. Seppi b. [2] K. Khachanov 3-6 6-3 6-3
[3] M. Cilic b. J. Chardy 6-4 4-6 7-6(2)
[6] A. Rublev b. [LL] N. Milojevic 6-2 6-3

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement