Bagel Anthology – London Masters

Tennis da ridere

Bagel Anthology – London Masters

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In uno speciale di 8 puntate ripercorriamo i Bagel di questo 2014 attraverso una selezione dell’autore. Una puntata per ogni settimana di articoli attraverso gli Slam per terminare con il Masters. Cliccate sui titoli per accedere agli articoli originali.

 Il Bagel del Masters, day 1 – Questo è solo l’inizio

Primi a confrontarsi Nishikori e Murray. Kei è il primo asiatico della storia del Masters e ha onorato l’impegno in un match dove è stato superiore sul piano del gioco ma ha perso l’attesissimo confronto delle sceneggiate, chiuso dallo scozzese con un sopraffino MTO chiamato a fine primo set per curare dei dolori esistenziali.

 

Nella serata londinese, che curiosamente è anche quella italiana, sono scesi in campo Federer e Raonic per la succosa rivincita del recente quarto di Parigi. All’epoca fu Raonic a ringraziare lo svizzero con un chiaro Bercy Meaucoup per la prestazione incolore dell’elvetico. Anche stavolta Federer ha fatto il Federer solo nel primo set e Raonic ha ricambiato non approfittando di numerose chance. “E’ un sollievo che la partita sia finita in due sets, perché Raonic è un tennista che tutti vogliono evitare” hanno dichiarato gli spettatori della O2.

Deluso Ljubicic, con Piatti di contorno, parso irato con il suo pupillo “Milos oggi è stato a guardare, e dire che di solito non è guardone. Non siamo abituati a vederlo giocherellare, perché non è un giocherellone. Quando queste occasioni non le cogli, allora vuol dire che sei un debole”.

Il campione di Basilea dal suo canto, pur in giornata non ispiratissima, ha fatto vedere giocate pregevoli e numerosi tentativi di chip and charge. “Londra è la città ideale per questo tipo di gioco: vengo sempre off season in Inghilterra ad allenare i chips contro Fish”.

Il Bagel del giorno, day 2 – Masters, 6-1 spasso!

Il Pathos è presente in questi giorni a Londra almeno quanto il Porthos e l’Aramis. Partite combattute, gente che sputa il sangue per vincere, folla in visibilio e la Tour Eiffel sono altre cose che non vedremo alla O2.

L’ordine di figuraccia è una costante matematica che si riassume nell’equazione Kf=Ng/(B+S) dove Kf è la costante figuracciosa, Ng il numero di games, B la forza dell’avversario espressa in Borgs e S è il celebre bonus Satorova che si applica solo a Berdych. Per maggiori informazioni suggerisco la lettura di “Fenomenologia del tedio in campo” di Asquet-Ognini-Ulbis, 2014.

i match di oggi hanno visto i risultati in campo esprimersi con nettezza, una nettezza quasi urbana in relazione alla qualità dello spettacolo.

Il girone A riprende mercoledì con la sfida fra Djokovic e Wawrinka nel pomeriggio. Nella serata londinese invece l’ATP organizzerà una polentata gratuita all’interno dell’Arena mentre il match fra Cilic e Berdych sarà spostato al terzo piano interrato del parcheggio, lato uscita, dietro una Clio grigia, per chi fosse interessato a seguirlo.

Il Bagel del Masters, day 3 – Il nuovo che avanza

La giovane leva del levante, levatosi in poco più di un’ora, ha addotto un disturbo al polso ed ha smesso di lottare dopo pochi games. Secondo indiscrezioni pare si sia infortunato nel riscaldamento saltando Chang alla cavallina durante uno dei loro tipici goliardici rituali pre-partita.

Deluso in conferenza stampa Raonic: “Oggi non mettevo una prima dentro, a un certo punto ho dovuto servire più piano. In questo modo mi sono messo a fare il gioco dei miei avversari: il tennis

Come chicca finale, abbiamo intervistato in esclusiva Chris Kermode, Ceo dell’ATP, sul tema della mancanza del ricambio generazionale e la ricetta per tornare ad avere giovani di classi e vincenti: ”Dobbiamo tornare a credere nei valori di una volta. Ridiamo fiducia ai programmi nazionali! Ridiamo dignità al ruolo dei formatori professionali! Ridiamo potere decisionale ai giocatori! Si, Ridiamo!

Il Bagel del giorno, day 5 – Ad un passo dalla metà

Milos ha poi twittato “Mi ritiro perché il pubblico merita un grande show che non sono in grado di offrire” ed è stato insignito del premio “Riassumi la tua carriera in 160 caratteri”.

La sua presenza al Masters, al di là del risultato, è stata comunque un toccasana per il movimento tennistico canadese. Raonic è ormai un vero, popolarissimo, brand e l’hashtag #MilosMasters è balzato addirittura in 13esima posizione nel mondo tennistico della foglia d’acero, dietro a #GenieSelfie, #GenieMakeUp #GenieSmile #GenieInSpiaggia #GenieFaLaCacca #GenieDorme #GenieApreIlFrigo #GenieCoccolaUnQuokka e così via fino al 12esimo posto di #NestorForever.

Traballa sempre più il posto da coach di Amelie Mauresmo. La francese ha ammesso le sue colpe riconoscendo che la tattica approntata nel pre-partita era fallace: “L’idea era che Andy iniziasse ad accusare i reumatismi al 14esimo game”.

Il Bagel del Masters, Day 6 – Wrankaleon Rossocrociato

Federer non ha mai nascosto di tenerci a chiudere l’anno come numero uno. Anche Chris Kermode, capo dell’ATP ci svela un aneddoto. “Giorni fa ero con Roger e Nole, ed essendo raffreddato ho tirato fuori un fazzoletto per soffiarmi il naso. Nello stesso istante ho detto “Voi, ragazzi, comunque vada, siete i numeri uno” e Roger è subito scattato, ha acciuffato il fazzoletto ed è fuggito alla base. E’ molto competitivo”.

Chiudiamo con la chicca che tutti aspettavano: giocandosi oggi l’ennesima semifinale di Nole, abbiamo di nuovo ospite il grande capo SemiNole, che ha espiato le colpe per il mancato pronostico agli UsOpen con la visione di tutti i 7 incontri Bruguera-Berasategui degli anni ’90. Tornato rinfrancato da questa mistica esperienza ha così profetizzato:

“Con tante armi in Serbo lo imbattibile indooro,
Faccia al Sol Levan che di lui vuol disdoro,
Diagonal di rovescio, grandi anticipi, ammappa!
Prevarrà colui che nel nome ha una Kappa.
La sera si sfidan Ruggero con Stan
Lo rovescio ad un arto e servizio e baccan
Per lo tifoso elvetico alfin sarà premiato
ché prevarrà la tenzone un rossocrociato”.

Il Bagel del Masters, Day 7 – Il terzo uomo

Nel terzo ne accadono di ogni. Wawrinka pare Stallone in Over the Top, Federer tornato in palla si rasserena come Judy Garland Over the Rainbow, ma meglio di tutti fa il terzo uomo Cedric Mourier, l’arbitro col “correction” nel sangue, cha va Over the Rule dando origine a un casino degno di un Butterfly Effect, con Federer che alla fine concede il break.

Nel bailamme Wawrinka trova anche il modo di aggredire verbalmente Mirka, una tattica psicologica volta a mettere Roger in imbarazzo: il basilese si trova in dissonanza cognitiva fra le 3 cose che per lui contano di più nella vita: la famiglia, l’amicizia e il backettino di rovescio sulla seconda: decide di restare fedele a quest’ultimo.

Si arriva così al 5-4 e servizio Wawrinka; ma è lì che entra in azione il genio di Federer: sui 3 match point Stan,Svizzera1 dipinge al volo sulla rete una litografia di Donna Vekic e ci appende anche tre costolette d’agnello appena tolte dalla griglia costringendo il povero Wawrinka a correre ansioso verso il net come un cane di Pavlov. Controbreak e tutto da rifare.

Il tie-break finale è da cardiopalma con i due che si alternano, Federer annulla un quarto match point, ormai sono tutti distrutti: in albergo Becker e Djokovic stappano un Dom Perignon del 1968 mentre Hollande telefona a Clement congratulandosi per la vittoria francese in Coppa Davis.

Deluso Wawrinka, a fine match ha commentato: “Sapevo che per battere Roger dovevo ispirarmi a Djokovic, quindi mi sono messo anche io a sbagliare smash e giocare Serve and Volley a capocchia. Ho deciso di andare a rete sui punti decisivi perché ero Stanco, mentre lui non pareva così Rogerco”.

Il Bagel del Masters, Last Day – Seconda stella a destra…

Inevitabile quindi il tiebreak dove ne succedono di tutte, alla fine la spunta Nole con il punteggio di 15-13, e si va così al riposo mentre in tribuna Mirka e Jelena amiche per la pelle si scambiano selfies e Stan appronta lì per lì una grigliata con Andy Murray, richiamato all’ultimo da Chris Kermode per girare le bistecche. L’ATP nel frattempo elargisce a tutto il pubblico un biglietto omaggio per la cerimonia di gran gala di chiusura d’anno.

Attratti dal fascino a metà del terzo set arrivano a Londra con un Jet anche Rod Laver, Bjorn Borg, Pete Sampras e i nipoti del Barone Von Cramm. I due contendenti in campo ricambiano offrendo il più grande set di tennis mai giocato a detta di tutti i presenti. Nel settimo game l’arbitro chiama un difficilissimo overrule poi confermato dal falco, Djokovic e Federer lo prendono a spalle e gli fan fare un giro del campo in trionfo mentre tutti applaudono divertiti. Becker e Edberg si stappano assieme una birra, i 4 figli di Federer sorridono con entusiasmo.

Sul terreno di gioco giungono anche Edouard Roger-Vasselin premiato come “most peRvect player”, Roberto Bautista-Agut che vince nella categoria “Best Butler” e Vasek Pospisil che ha trionfato nel teen award, tutti e tre vestiti con camicie alla Berdych.

 

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I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Tennis da ridere

Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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