Il nuovo Federer contro i soliti noti (Piccardi), Navratilova alla sfida più difficile (Valesio), Il Grande Slam nel Futuro (Mancuso)

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Il nuovo Federer contro i soliti noti (Piccardi), Navratilova alla sfida più difficile (Valesio), Il Grande Slam nel Futuro (Mancuso)

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Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

Nishikori l’onore dell’Asia

 

 

Stefano Semeraro, il corriere dello sport del 19.1.2015

 

Con il ritiro di Na Li (che diventerà mamma) il peso del continente è tutto sulle sue spalle dl Stefano Semeraro «Nishikori? F uno dei pochi tennisti per cui pagherei il biglietto». Lo dice Andre Agassi e i padroni del tennis sperano che lo pensino anche i 4,4 milioni di abitanti di quell’enorme mercato che chiamiamo Asia. Una grossa mano alla popolarità del gioco nel paese del Sol Levante e negli immediati, sconfinati dintorni l’ha ovviamente data la cinese Na Li, che dopo essere diventata la prima asiatica ad agguantare uno Slam nel 2011 a Parigi l’anno scorso ha timbrato anche “The Slam of Asia-Pacific” arrivando a n. 2 del mondo. Da almeno un decennio gli australiani hanno infatti intuito il business e capito che il modo migliore per evitare in futuro di farsi scippare il gioiello da draghi e samurai non è fare appello alla tradizione, ma mettere mano al marketing. Da qui una po- «Ora in Giappone mi riconosce un sacco di gente ma io non voglio essere famoso» litica molto “inclusiva; con tanto di torneino per assegnare due delle wild card degli Aussie Open organizzato a Shenzhen, da cui sono usciti vincenti la cinese di Taiwan Kai-Chen Chang e il cinese Ze Zhang. Cioè una delle 9 giocatrici dell esi emo Oriente presenti nel tabellone femminile (6 cinesi, 2 giapponesi, 1 di Taiwan) e uno dei 7 orientali (8 se contiamo anche l’indiano Bhambri a fianco di 4 giapponesi, due taiwanesi e un cinese) di quello maschile. Na Li quest’anno non sarà però della partita. Si è presentata a Melbourne infagottata in un camicione pre-maman (pare sia al quinto mese) e le hanno anche dedicato una statua da Madame Tussauds – ma si è ormai ritirata da mesi, lasciando aperta la successione. In attesa che Na partorisca il futuro Federer made in Pechino, Analista agli ultimi US Open, attuale n.5 per Agassi è uno dei padri per i quali pagare il biglietto tutta la responsabilità di alimentare il vento dell’Est grava dunque sulle spalle non sempre robustissime di Kei Nishikori, il n. 5 del mondo e finalista a sorpresa degli ultimi Us Open (dove sconfisse Novak Djokovic) che in patria da settembre ha scatenato una virulenta Kei-mania. E che stanotte – con un po’ di tremarella – se la vedrà all’esordio con quella bestiaccia di Almagro. «Un sacco di gente adesso mi riconosce in Giappone – ha ammesso Kei – e anche un sacco di gente negli Usa. Ma io non voglio essere famoso, cercherò solo di dare il meglio». Nishikori, il primo asiatico di sempre a raggiungere una finale Slam, è finito anche sulla copertina dell’edizione asiatica di “rime” che sarà da oggi in edicola. Come profeta del tennis, infortuni a parte, ha solo un problema: in Giappone lo considerano uno yankee. «Per una questione di cultura gli asiatici non hanno l’autostima degli americani», spiega Nishikori stesso. «Io sono giapponese ma essendo vissuto tanto negli States (in Florida da quando aveva 14 anni – ndr) sono cambiato come persona. Amo il Giappone, lo considero casa mia, ma non riesco mai veramente a rilassarmi quando ci torno»…..

 

Pennetta e Giorgi, derby che arriva troppo

 

Claudia Faggioni, il corriere dello sport del 19.1.2015

 

«Che peccato il derby al primo turno!». A parlare è Barbara Rossi, ex giocatrice, oggi allenatrice e voce tecnica di Eurosport, in un’analisi delle chance delle azzurre impegnate agli Australian Open. Riflettori puntati sul derby tricolore tra Flavia Pennetta e Camila Giorgi, opposte nella notte italiana in un primo turno che promette emozioni. «È proprio un peccato, perché entrambe puntavano ad andare avanti – sostiene la Rossi – La Giorgi l’anno scorso è stata molto continua nei tornei, ma negli Slam ha raccolto pochi punti Quest’anno vuole essere protagonista La Pennetta, dal canto suo, è una giocatrice che si sa gestire. Ha molti problemi fisici, un polso sempre da controllare, ma negli Slam dà tutta se stessa. Sarà una partita bella da vedere». Con nove anni di differenza tra le due, si tratta di un vero e proprio scontro generazionale. «Flavia con il tempo è diventata molto brava a modificare il proprio gioco a seconda della situazione, della giornata e dell’avversaria. Camila invece ha un suo gioco che deve funzionare dall’inizio alla fine. Se funziona, è difficile affrontarla, perché è molto rapida e non permette variazioni. Quando mette i colpi non le riescono al meglio, per lei diventa complicato trovare un piano B». Tra le altre, l’Italia spera in una rinascita di Francesca Schiavone, dopo un 2014 alquanto negativo. «Francesca è in cerca di riscatto – ha detto la Rossi, prima allenatrice dell’azzurra – Le auguro di ritrovare la vittoria, la serenità e il sorriso. Ritiro? Non penso voglia ritirarsi giocando il peggior tennis della sua carriera. Vuole uscire a testa alta»….

 

Il nuovo Federer contro i soliti noti

 

Gaia Piccardi, il Corriere della Sera del 19.01.2015

 

 

C’è un ragazzino svizzero di 33 anni, nato (ahinoi) ad appena 30o chilometri dal confine con l’Italia, che vorrebbe mettere le mani sull’Australian Open al via down under, dove la stagione del grande tennis ricomincia rimescolando le carte ma non i sentimenti. Ha 16 stagioni di professionismo alle spalle, non c’è centimetro quadrato di campo dell’orbe tennis acqueo che non abbia calpestato nella traiettoria di palla che non abbia esplorato. Ha 17 titoli Slam in bacheca (più tutto il resto) ma viaggia incredibilmente leggero: «Non so se ho mai giocato così bene in vita mia…». Si potrebbe provare — per una volta — a raccontare Roger Federer senza l’enfasi che la sua leggenda si porta dietro con sé. Si è tolto lo sfizio della Davis, a Brisbane ha tagliato il traguardo delle mille vittorie, a Mel-boume si è presentato a ranghi compatti — coach Luthi, guru Edberg, moglie Mirka — presentando al mondo i gemellini Leo e Lenny, otto mesi, le creature che insieme a Myla Rose e Charlene Riva lo tengono giovane, così giovane da avanzare pretese sul primo Slam stagionale. «L’anno scorso uscivo dai problemi alla schiena e mi presentai in Australia con una nuova racchetta, più grande, e Stefan Edberg, per cercare di dare nuovi stimoli al mio tennis. Non sapevo bene cosa aspettarmi, non avevo certezze. Mi ci è voluto un po’ per ingranare. Oggi è tutto più tranquillo. Ho vinto a Brisbane, mi sento molto sicuro di me: servo con più forza e regolarità, la mia concentrazione è al top, il mio rovescio funziona meglio di quanto non abbia mai fatto in passato. Sto giocando benissimo, forse il miglior tennis della mia carriera». Se il tennis non sembra pronto a consegnarsi, mani e piedi, nelle grinfie della nuova generazione (Raonic, Nishikori, Dimitrov, più i giovani Thiem, 21 anni, Kyrgios, 19, Coric, 17), il primo dei Fab Four che potrebbe lasciarci la pelle è quel che resta di Rafa Nadal dopo sei mesi di assenza in bacino di carenaggio (infortunio al polso e alla schiena, più appendicite): «Non mi sento pronto per vincere, per ora ho la sensazione di essere ancora lontano da un normale livello di gioco» ha detto Rafa, schietto e diretto come sempre, puntando le ambizioni stagionali sul torneo che gli appartiene dal 2005, il Roland Garros. Dal 2006, con l’eccezione dell’Open Usa 2oog (vincitore Del Potro, che è tornato nel circuito ma si è ritirato dall’Australian Open per I soliti problemi al polso), tutti gli Slam sono rimasti nel perimetro del quadrato magico Djokovic-Federer-Nadal-Murray. Poi, l’anno scorso, sono successe due cose: la sorpresa Wawrtnka a Melbourne (ma confermarsi è più difficile che fare un exploit singolo) e la rivoluzione Cilic a New York (il croato ha dato forfeit per il mal di schiena). È possibile che nel 2015 assisteremo a qualche piccolo terremoto, ma la più clamorosa scossa di assestamento potrebbe essere il ritorno di Roger Federer al numero i del mondo: per riuscirci già a Melbourne, lo svizzero dovrebbe vincere il torneo e Djokovic, fiaccato da un’influenza gastrointestinale, uscire di scena prima degli ottavi di finale. L’approccio virtuoso di Roger al tennis, la sua insostenibile (per gli altri) leggerezza dell’essere, la progressione costante («Negli anni sono sempre migliorato») ne fanno un’evoluzione della specie-tennista che è impossibile non considerare tra i favoriti dello Slam australiano. «Quando ero giovane, mi allenavo senza pensare alla fatica. Con l’esperienza, poi, ho capito cosa mi serve per arrivare in forma a un torneo. Ho 33 anni, molte cose sono cambiate…». Meno di quelle che pensi, Ruggero. Buon torneo.

 

Int. A Wawrinka «Spero di essere degno delle aspettative che il pubblico ha nei miei confronti»

 

Daniele Azzolini, tuttosport del 19.1.2015

 

L’uomo dei dubbi, capirete, non ha alcuna intenzione di annunciare al mondo che tornerà a vincere lo scudetto. Ne ha già vinto uno, in silenzio, e conosce la via che a esso conduce. Ma anche le regole che la governano. Alzare la cresta, anche solo per ricordare che questi campi sono parte dei suoi attuali domini, annessi un anno fa con una campagna tennistica a dir poco mirabolante (caddero ai suoi piedi i primi due del mondo, se vi sembra poco), indurrebbe la concorrenza a compattarsi. E poi, lui non è il tipo… Se ne va con la sua maglietta fuori ordinanza, più arancione che rossa, la scritta Stan The Man a rimbalzare su un fisico che non ha mai conosciuto la magrezza spiritata di un Djokovic, e a suo modo sembra felice. Le vada o no, Wawrinka, è lei il campione In carica. «Figuratevi, è una felicità assoluta, quasi pura… Ma il segreto è non pensarci troppa spesso, né troppo a lungo. Il piace-re dei ricordi si alimenta anche cosí, non credete?». Un anno particolare, il suo 2014… «Un anno pazzo. Uno Slam, un Masters 1000 a Montecarlo, e la Davis. Ma anche i soliti alti e bassi. Alla fine, numero quattro del ranking una bella soddisfazione. Ma ora è tutto azzerato, si ricomincia da capo. Quel che è stato lo porto con me, ma non conta moltissimo». A sentirla, non sembra che sia cambiato granché, per lei. o Non molto, infatti. La convinzione di potermela giocare esisteva già prima…Avrà il pubblico dalla sua parte. Gli appassionati hanno sempre un occhio dl riguardo per il campione… «Allora è perfetto per me. Mi piace l’idea, spero che abbiate ragione. Ma occorre giocare bene, per esserne degni. Sarà la mia prima volta in questi panni. La verità? Non ci sono stato molto a riflettere, e spera di non farlo ora, che me lo avete fatto notare… L’obiettivo è vincere le prime partite. Più vinco più il mio gioco potrà migliorare»….

 

Navratilova alla sfida più difficile

 

Piero Valesio, tuttosport del 19.1.2015

 

 

Prepariamoci a scrutare il volto di Martina. A osservarne le rughette che il tempo ha depositato sul suo volto senza però modificare quell’ovale unico, così poco convenzionale, che forse non si è mai scrollato del tutto di dosso quel velo di triste a così cortina-di-ferro che la contraddistingueva in gioventù Il volto della Navratilova ci farà aorn pagaia nei prossimi giorni e sarà il benvenuto: così come, via via, ci siamo ritrovati come compagni di cammino Stefanello Edberg John McEnroe, Goran Ivanisevic, Magnus Norman, Boris Becker e altri. Possessori di volti che hanno lasciato segni profondi nella storia del tennis e che ad un certo punto della loro carriera, per nostalgia, spirito di avventura, bisogno di soldini o quant’áltro, sono ricomparsi sulle tribune del circus dopo annidi anonimato o quasi. Amelie Mauresmo bene o male non è mai scomparsa dalla circolazione; il rivederla in questi tempia osservare il suo pupillo Murray non suscita sorprese, se non l’accorgersi ancora una volta che smettere di giocare a tennis contribuisce a ingentilire i tratti delle signorine che hanno trascorso gran parte della loro giovinezza su un rettangolo di cemento. Ma quando Lendl si materializzò nel box dello scozzese tanta fu la curiosità per la riapparizione di quel volto severo ma conturbante. La Navartilova dal tennis ufficiale non è mai uscita veramente. Ora però, essendosi caricata sulle spalle la responsabilità di trasformare la maestrina Radwanska, anche Martina sarà compagna degli appassionati di tennis durante le dirette dall’Australia. Sarà per lei un ritorno ad un ruolo ufficiale. Martina ama le imprese impossibili: donna intelligente dalla vita impetuosa e dalle scelte spesso coraggiose (recentemente si sposata negli Usa con Julia Lemigova) si trova di fronte alla sua sfida forse più difficile: fare di Agnese Radwanska una giocatrice più estroversa, meno geometrica, anche più coinvolgente sul piano mediatico. Impresa che alla polacca non è riuscita nemmeno quando si è tinta di biondo il crine e si è fatta fotografare nuda circondata da palline da tennis. Non sarà facile per Martina: ma se non ci riuscirà lei che è stata la divina del serveevolley, cioè dello schema più rischioso e affascinante che esista nel tennis, chi potrebbe mai farcela?

 

Il Grande Slam riparte da Melbourne: tutti contro Nole

 

Angelo Mancuso, il messaggero del 19.1.2015

 

Un montepremi di 40 milioni di dollari australiani (oltre 28 milioni di euro, 2,1 ai vincitori), 3 campi con tetto scorrevole, un’organizzazione perfetta e spazi immensi. Gli Australian Open cominciati nella notte italiana si confermano all’avanguardia. Melbourne Park è un gioiello con 24 campi disposti su 20 ettari immersi nel polmone verde della city commerciale lungo il fiume Yarra. Qui il concetto di spazio o distanza è relativo. Se chiedete a un australiano come raggiungere una delle mete più frequentate dai vacanzieri, i 12 Apostoli, maestosi pilastri di pietra calcarea alti 15 metri che si innalzano dall’Oceano Australe lungo la Great Ocean Road, vi risponderà che sono a un tiro di schioppo: in realtà distano oltre 200 km da Melbourne. Ma qui si corre ad un’altra velocità. Mentre gli altri Slam restano indietro (Roland Garros e US Open sono in attesa di un tetto sul campo principale, solo il Centre Court di Wimbledon ne è già provvisto), a Melbourne vanno spediti incontro al futuro. Da quest’anno, dopo la Rod Laver Arena e la Hisense Arena, anche la nuova Margaret Court Arena da 7.500 posti ha il suo tetto utilizzabile in caso di pioggia o di caldo torrido: color rame, si apre e si chiude in meno di 5 minuti e il suo design richiama un ventaglio. La novità fa parte del ma d-progetto di oltre 350 milioni per rinnovare Melbourne Park il 13 febbraio Laura Pausini si esibirà in concerto nel nuovo impianto. INTERROGATIVO SERENA Nelle prossime 2 settimane, però, ci sarà spazio solo per il tennis: il primo Slam del 2015 si annuncia più incerto che mai. Nel torneo femminile non c’è una grande favorita: Serena Williams, lenta e distratta a Perth nella Hopman Cup, non sembra invulnerabile. La campionessa americana va per i 34 anni: come Federer, certo, ma King Roger non ha mai avuto infortuni seri e ha sempre condotto vita da atleta. Serena no, le avversarie lo hanno capito e sono pronte a colpirla. A cominciare da Maria Sharapova, che vincendo il titolo potrebbe scavalcarla e diventare n.1.

 

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Berrettini qualificato alle Finals. Sinner rischia, opzione Milano (Crivelli). Sorpresa Norrie, si complica la rincorsa di Sinner alle Finals (Piccardi). Intervista ad Adriano Panatta- Le Finals di Panatta- “E fatevi una risata!” (Guerrini)

La rassegna stampa di martedì 19 ottobre 2021

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Berrettini qualificato alle Finals. Sinner rischia, opzione Milano (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Quando, nell’aprile 2019, Torino venne scelta come 15a città della storia a ospitare le Atp Finals di fine anno, il mantra recitato fino allo sfinimento riguardava la possibilità che, realizzata la favola di portare in Italia il più importante torneo dopo gli Slam, si potesse pure avverare il desiderio di veder qualificato un italiano. In quel momento, il nostro miglior giocatore era Fognini, fresco vincitore a Montecarlo e numero 12 del ranking, quindi una carta più che concreta. Ma prevedere che due anni e mezzo dopo Matteo Berrettini, un giovane di belle speranze allora 55′ del mondo, sarebbe diventato il primo finalista azzurro di sempre a Wimbledon, un solidissimo top ten, il volto iconico del nostro tennis e dunque uno dei protagonisti più attesi del Masters, attraversava forse i confini dell’immaginazione.

 

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La classifica che somma i risultati stagionali e qualifica per le Finals, lo rendono inattaccabile da qualunque rientro da dietro e quindi il suo nome si aggiunge a quelli di Djokovic, Medvedev, Tsitsipas, Zverev e Rublev, che il biglietto lo avevano già strappato. Un approdo che rappresenta il degno coronamento di un’annata fantastica per Berrettini, certamente illuminata dal meraviglioso cammino ai Championships ma ancorata a una continuità di risultati solo graffiata da un paio di fastidiosi infortuni: vittoria a Belgrado e al Queen’s, su un prato che ci aveva sempre respinto, finale al Masters 1000 di Madrid, quarti al Roland Garros e agli Us Open dove ha sempre incrociato Djokovic.

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Adesso potrà dedicarsi a Vienna (dove rientrerà la prossima settimana dopo la precoce eliminazione di Indian Wells) e a Parigi Bercy proprio nell’ottica di rodare la condizione tecnica e fisica in vista di Torino, senza ovviamente perdere d’occhio l’opportunità di consolidare la classifica Atp (è a meno di 1000 punti dal quinto posto) e confermare lo status ormai acclamato di superstella del circuito. I tornei a venire, invece, rivestiranno un’importanza capitale per le ambizioni di qualificazione di Sinner, con la premessa che in quei giorni di aprile di due anni fa l’altoatesino era numero 314 del mondo e quindi vederlo adesso lottare per le Finals ne certifica lo straordinario valore. La sua rincorsa si è complicata dopo il successo di Norrie a Indian Wells, perché il britannico lo ha scavalcato e l’attuale 11′ posto non gli garantirebbe il pass nemmeno con la rinuncia, peraltro sempre più improbabile, di Djokovic. Jannik è testa di serie numero uno ad Anversa, un torneo 250 fac-simile per tabellone a quello di Sofia vinto a inizio ottobre, dove dopo il bye attende al secondo turno il vincitore tra Musetti e Mager. Andare più avanti possibile in Belgio è un imperativo, prima dello snodo probabilmente decisivo di Vienna, che per qualità degli iscritti più che un 500 assomiglia a un 1000 in formato ridotto vista la presenza di Tsitsipas, Zverev, Berrettini e dei rivali più pericolosi nella Race, Ruud e Hurkacz, nonché dell’arrembante Norrie. Ma i tifosi italiani potranno comunque emozionarsi per Sinner, che ha già confermato di voler giocare le Next Gen Finals a Milano, di cui è formalmente ancora campione in carica, se non si qualificherà per Torino.

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Sorpresa Norrie, si complica la rincorsa di Sinner alle Finals (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Dalle porte girevoli dell’attico dei tennis entra Hubert Hurkacz (n. 10) ed esce, dopo 968 settimane, Roger Federer (una prece). Il Master 1000 di Indian Wells, con i suoi campi lenti e una stanchezza diffusa che ha favorito outsider e sorprese, è stato un piccolo terremoto. Ha vinto il britannico Cameron Norrie, 26 anni, inglese alla larga come Emma Raducanu: è nato in Sudafrica da papà scozzese e mamma gallese, è cresciuto in Nuova Zelanda- (una violenta rapina a Johannesburg, quando Cameron aveva 3 anni, convinse i genitori a traslocare a Auckland), ha studiato all’Università del Texas, tiene casa e-residenza a Putney, non lontano da Wimbledon, Londra sudovest, e tanto basta per considerarlo un suddito di sua maestà la regina. Da ieri Norrie è il nuovo numero 16 del ranking e, grazie ai mille punti intascati nel deserto californiano, ha scavalcato Jannik Sinner (che a Indian Wells è uscito agli ottavi con Taylor Fritz, killer pure di Matteo Berrettini) nella Race verso le Atp Finals di Torino: l’inglese si e installato al decimo posto davanti all’altoatesino, che nella foga di inseguire Ruud e Hurkacz non si e accorto che Norrie lo stava superando a destra, senza mettere la freccia. Con i primi cinque della classifica già qualificati — Djokovic che ha confermato la presenza a Torino sia per il Master che per la Davis, Medvedev, Tsitsipas, Zverev e Rublev —, Berrettini che dovrà blindare la settimana prossima all’Atp 500 di Vienna il biglietto per le Finals e Nadal fuori gara (ha già detto che tornerà nel 2022), restano quattro giocatori in un fazzoletto di 420 punti.

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Il titolo di Anversa, ampiamente alla sua portata, non basterà a Sinner per salire sul treno per Torino: dopo Vienna sarà l’ultimo Master 1000 della stagione, Parigi Bercy, a decidere la grande rincorsa per le Atp Finals. Per Jannik, con quattro titoli stagionali e una classifica stellare alle soglie del paradiso del tennis, comunque andrà sarà stato un successo (rimane da decidere tra Next Gen a Milano e l’Atp 25o di Stoccolma, ma son dettagli).

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Intervista ad Adriano Panatta- Le Finals di Panatta- “E fatevi una risata!” (Piero Guerrini, Tuttosport)

Adriano Panatta non può restare fermo. Non riesce. Magari haun problema con la noia Ma non può ferrmarsi. L’ultima idea, presentata ieri, è “Adriano Panatta Racquet Club” a Treviso, dove ormai si è stabilito e si è sposato ll tennis resta nella sua vita, è la sua vita. Anche per questo motivo commenterà le Alp Finals di Torino su Tuttosport. Panatta, ci racconti questa sua nuora avventura. Perché Racquet Club, nome aubb e che rimanda al A CHIAMARSI MASTER «I Io visto una foto e mi è piaciuto, suonava bene, poi c’è anche il padel e non soltanto il tennis. C’era questo vecchio circolo da rimettere a posta Ne ho parlato con il mio amico Philippe Donnet e con Marco Bonamigo e abbiamo pensato potesse venirne fuori qualcosa di bello Abbiamo comprato il circolo all’asta e abbiamo effettuato un lavoro di ricostruzione completa, più che di ristrutturazione. L’idea è che un circolo debba fare il circolo. Niente di più. Un luogo con una grande missione da svolgere. Deve offrire occasioni di incontro e mettere tutti a proprio agio. Un circolo in cui socializzare, condividere, stare bene. Non ci sono solo campi, ma due palestre, una spa, il bar, il ristorante dove scoprire l’offerta enogastronimica del territorio, piscina. Un posto diverso comodo ed elegante». Perché adesso, nella sua vita? «Perché dopo la pandemia si avverte la necessità di fare, ripartire. E a me piace molto lavorare, ne sono stato assorbito. Mi piace la competizione. Poi vivo a Treviso, mi sono sposato, qui ho trovato la mia dimensione. E’ il mio modo di dire grazie a tutta la comunità per avermi fatto sentire a casa in questi anni. Direi che sono un trevigiano de Roma o un romano de Treviso.

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Che rapporto ha con la memoria? È il momento i parlare dells Atp Finals, delle sue Atp Finals, 1975. «Io non ricordo nemmeno i risultati delle mie partite. Spesso mi sbaglio, a volte telefono a Paolo Bertolucci o ad altri amici perché colmino certi buchi. Davvero, ho un rapporto pessimo con la memoria. Del Master a Stoccolma ricordo però che stavo male, avevo un problema fisico per il quale subito dopo mi sono fatto operare. Ricordo il dolore. E penso del resto che avrei meritato di più di giocarlo nel 1976. Avevo vinto Roma, il Roland Garros… Ma per la Davis avevo giocato meno tornei. Le regole erano bizzarre, ora sono cambiate, mal’Atp è sempre bizzarra».

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Senza Federar e Nadal, cos voci che si susseguono sulla presenza o meno di Djokovic, a Torino sarà l’inizio di una nuova? «Adesso può vincere chiunque. E il corso della stagione lo sta dimostrando. Io dico che Torino merita di vedere Djokovic. Tsitsipas forse è il più dotato della nuova generazione, ma nemmeno lui riesce a vincere con continuità. Sarà difficilissimo si ripeta un’era simile a quella di Nadal e Federer. Non è come loro, Djokovic. E lo dimostra il seguito di pubblico, il pubblico è sensibile. Roger e Rafa sono straordinari anche fuori dal campo, non hanno mai sbagliato neppure una dichiarazione». Siamo in presenza del rinascimento dell’ltalia con la racchetta. Le sue impressioni? «Penso che il mondo sia bizzarro. C’è stato un momento in cui avevamo 3-4 tenniste al top mondiale, Pennetta, Schiavone Vinci, Errani. Ora c’è solo la Giorgi, ma abbiamo una serie di grandi giocatori. Mi spiace, piuttosto, che Fognini abbia vinto meno di quanto avrebbe potuto con quel suo tennis di talento e fantasia. Berrettini se sta bene può battere tutti e vincere ovunque. Ma deve essere al 100% fisico, non ha margini Mi ricorda qualcuno… Sinner ha vent’anni sta maturando, bisogna concedergli tempo, ma ha qualità notevolissime. Sonego è un lottatore con mentalità senza pari. Musetti ha bisogno di tempo. F unmondo strano, uno sarebbe potuto diventare anche un grande sciatore, uno è di Roma, un altroè di Torino. Non è che siano emersi per una scuola, ma grazie a maestri che li hanno seguiti fin dai primi passi o quasi. Del resto è ovunque così.

[…]

Lei ha sempre catturato l’attenzione. In campo, in tv, al cinema. Come le è venuto in mente il cameo nel films “La profezia dell’armadillo quells frase sul suono del colpo piatto? L’ormai famoso pof pof? «Non è mia, ma del mio amico Domenico Procacci, titolare di Fandango. Io non avevo voglia, sono andato a girare a Fiumicino senza avere un’idea. ïl “pof pof “è suo, poi ci ho messo le considerazioni, l’idea del mio tennis, legato alla vita. Io non recito, faccio me stesso. Sempre».

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II suo tennis eri ricco di personaggi. Adesso latitano sin po’. Perché? «Si è persa del tutto l’ironia Nel tennis, poi, sono tutti parte di un sistema. Tantissimi giocano molto bene e tirano fortissimo. Fortunatamente adesso è tornata un po’ la palla corta, è tornato il back, i giocatori hanno capito finalmente la necessità di variare. Però, io resto sempre colpito quando vedo l’angolo del giocatore. Una squadra intera: coach, preparatore, psicologo, fisioterapista. Tutti seri, spesso in apprensione E mi dico: “e fatevela una risata”. Ci resto male, non mi diverto»

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex Carlos Moya per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 18 ottobre 2021

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

All’eterna ragazza di Brindisi è sempre piaciuto mettere il naso davanti alle altre. Prima tennista italiana della storia a entrare nelle top lo della classifica mondiale (agosto 2009), prima n.1 del ranking in doppio (febbraio 2011), unica ad aver conquistato un titolo Slam sia in singolare (Us Open 2015) che in coppia (Australian Open 2011 insieme all’argentina Dulko).

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Flavia, comincia la campagna elettorale per farsi votare dal tifosi (vote.tennisfame.com) e dal comitato della Hall of Fame presieduto da Stan Smith. «E qui iniziano i guai: mio padre Oronzo dice che sono una pessima politica, e ha ragione. Io sto mandando messaggi agli amici, userò Instagram, vedo tanti appassionati di tennis italiani entusiasti, mi colpisce l’attenzione mediatica data alla notizia. Va bene, tutto fa brodo per mantenere alta la visibilità rispetto agli altri candidati».

Passiamo in rassegna rivali. Cara Black e Lisa Raymond non sembrano pericolose. Molto di più lo è Ana Ivanovic, sposata con l’ex calciatore tedesco Schweinsteiger, attivissima sui social.

«Insieme a Serena Williams, la mia bestia nera, peraltro. Non riuscivo a capire dove tirasse, mi mandava ai matti. Cinque confronti, tra singolare e doppio, e cinque sconfitte da Wimbledon 2005 a Miami 2014. Che rabbia…».

E poi i due uomini da battere: gli spagnoli Carlos Moya, suo ex oggi coach di Rafa Nadal, e Juan Carlos Ferrero. «Scontrarmi con Moya è buffo, mi fa ridere: sarà un osso duro perché con Rafa è rimasto nel circuito e gode di grande visibilità. Ferrero mi impensierisce di meno».

[…]

Qualcuno le aveva messo una pulce nell’orecchio? «Macché. È stata una sorpresa totale. Ricevo una mail da Stan Smith: ciao Flavia, mi dai Il tuo numero di telefono? Penso a una bufala, ma dopo un controllo scopro che è tutto vero!».

Perché i membri della Hall of Fame dovrebbero votarla (short list entro fine anno, ammissione nel 2022)? «Ho dato anima e corpo al tennis, mi sono divertita rispettando sempre le avversarie, ho avuto una carriera bellissima, terminata con una vittoria Slam a 33 anni. Penso di aver regalato qualcosa, in termini di risultati ed emozioni, al mio sport».

Le piace il suo sport, oggi? Per la quinta stagione consecutiva i quattro Slam hanno avuto quattro regine diverse: «A me non piace. Quello che sta succedendo, questa fortissima discontinuità, a mio parere non è un bene per il tennis. Ai miei tempi non sarebbe mai potuto succedere che una ragazzina partita dalle qualificazioni, come Emma Raducanu a New York, vincesse uno Slam. Le atlete al top facevano troppa differenza. C’è qualcosa che non va. Manca il carisma, così il tennis femminile è più difficile da vendere».

Il declino dello strapotere di Serena Williams ha aperto la porta a chi è più in forma. «Le giovanissime, Raducanu e Fernandez, è tutto da dimostrare che si confermino. Una regina Slam non può sparire nel nulla. Io non sono mai stata tra le superstar però sono durata ad alto livello quindici anni, e Francesca Schiavone idem».

[…]

Kim Cljisters, 38 anni e tre figli, è tornata a giocare. In questo tennis così fluido non cl sarebbe spazio anche per Flavia Pennetta?

«Noooo. Capisco la voglia di riprovarci, perché l’adrenalina del match non la ritrovi più da nessuna parte. Io non avrei più la forza mentale per stare in campo. Sta per arrivare il terzo figlio, che è l’ultimo. Mi ha fatto sorridere il tweet di Andy Roddick: nella Hall of Fame deve entrare la Pennetta perché resiste al fianco di suo marito Fabio Fognini, un risultato straordinario!».

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Rassegna stampa

Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Crivelli). Una volata a cinque per Torino (Bertellino). Depressione addio. Bentornata Badosa (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 17 ottobre 2021

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Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

C’è un fantasma che aleggia sul castello del tennis in questo finale di stagione infiammato dalla rincorsa agli ultimi posti per le Finals di Torino. E’ quello di Novak Djokovic, che ha giocato l’ultima partita il 12 settembre nella notte stregata di New York, in cui Medvedev gli strappò dalle mani il sogno di realizzare il Grande Slam. E dopo la quale ha trascorso il riposo, o meglio la decantazione della delusione più grande della carriera, tra Belgrado, Montecarlo e Marbella, le sue tre residenze, senza rivelare nulla sulle intenzioni per i tornei che chiudono l’annata. Siccome le ultime parole prima di un lungo silenzio erano risuonate nella pancia dell’Arthur Ashe e allungavano parecchie ombre sul resto del 2021 («Non ho piani per il futuro, ho promesso a me stesso di stare di più con i bambini»), il dubbio era che il Djoker desse appuntamento direttamente a gennaio, anche se la questione del vaccino richiesto al momento dagli Australian Open potrebbe complicargli i piani per il rientro. La sua assenza dalle Finals libererebbe un altro posto. aprendo le porte al 10° della Race che in questo momento è Jannik Sinner. Ma i contendenti (in lotta per gli ultimi due pass restano in cinque) farebbero bene ad affidarsi alle proprie forze, perché i rumors dalla Serbia danno per certo il ritorno a breve: secondo il «Kurar» , quotidiano sempre ben informato sulle vicende di Nole e che cita un’anticipazione dell’ufficio stampa del campione, Djokovic tornerà in campo in questo tramonto di stagione, ma non avrebbe ancora definito il programma. Facile prevedere che lo si possa rivedere al Masters 1000 di Parigi Bercy (dove è ancora iscritto), alle Finals di Torino e poi in Davis.

Una volata a cinque per Torino. Si deciderà solo a Parigi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

 Inedita la collocazione in calendario, dalla classica primavera all’autunno, del tutto inatteso il quadro delle Semifinali nel Masters 1000 di Indian Wells, penultimo di categoria In stagione. Le semifinali, andate in scena nella tarda serata e notte italiana, hanno opposto Cameron Norrie a Grigor Dirnitrov e Nikoloz Basilashvili a Taylor Fritz. Nessuno è compreso tra i migliori 25 del mondo (mai accaduto in un Masters 1000). Il risultato nel complesso comporta, indipendentemente dall’esito degli ultimi scontri, un rimescolamento delle carte per quanto riguarda le ultime posizioni utili ad entrare di diritto alle Nitto ATP Finals di Torino. E’ tornato prepotentemente alla ribalta il britannico Norrie, risalito in 12^ (11^ considerando il forfeit certo di Nadal) alle spalle di Felix Auger-Aliassime e Jannik Sinner e con la possibilità, in caso di ulteriori successi nel torneo californiano, di miglioramenti. Ha consolidato la nona piazza Hubert Hurkacz, ora in vantaggio di 360 punti su Sinner; ha sorpassato il tetto dei 3000 punti Casper Ruud che ha anche ufficialmente scavalcato Nadal in 7^ posizione. Scendendo nella graduatoria potrebbe entrare tra i pretendenti alla partecipazione persino Basilashvili, per la prima volta in semifinale in un Masters 1000 dopo aver sconfitto nei quarti il n° 3 del mondo Stefanos Tsitsipas. Molto dipenderà dagli ultimi match di Indian Wells e dai tornei che seguiranno in calendario. Certamente decisivo sarà il Masters 1000 di Parigi Bercy, dall’1 al 7 novembre.

Depressione addio. Bentornata Badosa, la nuova Sharapova (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Più che la nuova Sharapova, finalmente la vera Badosa. Non e facile portarsi appresso un’etichetta così ingombrante come il paragone con la divina Masha fin da quando hai 18 anni: e infatti la bella Paula a un certo punto dell’ancor tenera carriera si perse nel tremendo tunnel della depressione. La finale raggiunta a Indian Wells, la prima in un Masters 1000 per la spagnola, conquistata battendo la grande amica Ons Jabeur che però può consolarsi con la top ten, rappresenta dunque il definitivo riscatto da un passato di grandi tormenti. Nata a New York da genitori che lavorano nella moda, la Badosa nel 2015 vince il Roland Garros juniores. È alta, bionda e tira forte da fondo, fin troppo semplice accostarla alla giocatrice più glamour. Firma contratti milionari, si prende una casa da sola a Barcellona e furoreggia sui social. Ma presto crolla sotto il peso delle aspettative: «In preda all’ansia, non riuscivo a uscire dal fosso». Scende oltre il 200° posto e in tre stagioni, dal 2016 al 2018, si ritira da metà dei tornei cui è iscritta adducendo infortuni che in realtà sono solo nella sua testa. Fino a quando affronta la situazione e telefona a Xavi Budo, ex coach della Suarez Navarro: «La prima volta che le ho parlato mi sono reso conto che era su una nuvola e il personaggio aveva preso il sopravvento sulla persona». Ma ne è uscita e, dopo aver iniziato l’anno da numero 70 e con una positività al Covid in Australia, se oggi batte la Azarenka diventa numero 11. Bentornata.

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