La novità di Madison Keys

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La novità di Madison Keys

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Agli Australian Open la finale femminile ha ribadito le gerarchie esistenti; ma non è mancata una importante novità, con la presenza in semifinale di Madison Keys

Una bella finale ha concluso gli Australian Open. Alla partita decisiva sono arrivate la numero uno e la numero due del ranking; e, come da gerarchia e da precedenti, ancora una volta Serena ha finito per prevalere.
Williams ha raggiunto quota diciannove Slam e merita ogni elogio. Ma siccome a tennis si gioca in due, credo che questa volta si debba dare atto a Sharapova di essere stata una degna antagonista, almeno per due motivi: intanto perché, pur perdendo, ha concluso la partita con un saldo attivo tra vincenti ed errori; e poi perché di fronte allo strapotere al servizio dell’avversaria non si è arresa sino all’ultimo, cercando comunque di mantenere l’equilibrio nel punteggio grazie ad una leggera prevalenza negli scambi.

E se posso esprimere un parere del tutto personale, Maria ha vinto il confronto nei discorsi di premiazione: non tanto per i contenuti, quanto per i toni, che per una volta non mi sono sembrati diplomatici e un po’ scontati. Avrebbe potuto cavarsela con i soliti complimenti preconfezionati nei confronti della vincitrice, invece ne ha riconosciuto il valore e la grandezza (anche storica) in modo esplicito e inequivocabile.

 

Ma già al momento della stretta di mano mi era sembrato che ci fosse un clima più disteso. Forse la consapevolezza da parte di entrambe di aver dato il proprio massimo (spendendo moltissimo anche sul piano nervoso) potrebbe averle lasciate non solo senza rimpianti, ma anche senza rancori. Almeno per questa volta.

Tecnicamente secondo me la partita ha ribadito che per le attuali tenniste di vertice cercare di sconfiggere Serena con grandi doti da attaccante ma scarse qualità difensive è quasi impossibile. Kvitova ad esempio, non ci è mai riuscita e Maria perde da dieci anni. Azarenka se la gioca meglio, perché ha colpi di contenimento superiori e perché in alcune occasioni è stata capace di rispondere in modo straordinario.

A mio avviso, al di là delle differenze tra le varie giocatrici, rispetto alle sue classiche antagoniste il sostanziale divario è determinato dalla qualità della prima di servizio: nei grandi appuntamenti Serena parte con almeno una dozzina di punti di vantaggio sotto forma di ace, che pesano come macigni sull’esito delle partite.
Se per esempio confrontiamo i numeri della finale di sabato vediamo che con il colpo di inizio gioco, al netto dei doppi falli, Serena ha vinto 13 punti in più (18/4 rispetto a 5/4), mentre nel bilancio complessivo della partita il saldo è inferiore: +12 (76 a 64).

Fin AO 2015 Serena Sharapova

Sino ad oggi questo gap al servizio nei confronti della migliore concorrenza sembrava un dato strutturale e assodato, qualsiasi fosse la giocatrice che provava a contrastarla.
Dico sembrava, perché agli Australian Open qualcosa di diverso è accaduto. Mi riferisco alla prestazione di Madison Keys e ai numeri della partita che l’ha vista protagonista proprio contro Serena.
Li inserisco subito, per avere un riferimento completo:

Serena Keys

La prima cosa che balza all’occhio è il sostanziale equilibrio negli ace: 13 a 12. Tredici ace in due set da parte di Serena sono un tipico valore da Williams in versione “sono concentrata e non regalo partite”. Anche in questo match quanto sia straordinaria Serena lo si è visto nel tiebreak del primo set: una serie di battute fantastiche con cui ha liquidato i suoi turni di servizio ogni volta mettendo pressione all’avversaria. Ma in questo caso Madison ha replicato quasi allo stesso livello: i suoi dodici ace sono riusciti quasi ad annullare il normale vantaggio di cui dispone la numero uno del mondo.
L’altro aspetto che emerge è la preponderanza di vincenti da parte di Keys: 27 a 19 (15 a 6 al netto del servizio). In sostanza Serena ha finito per prevalere grazie al minor numero di errori gratuiti (16 a 39).

Ecco, considerando l’insieme di questi dati credo si possa dire che ci troviamo di fronte ad una vera novità nella storia dei confronti contro la numero uno del mondo; se a questo aggiungiamo la semifinale raggiunta a Melbourne, penso che il gioco di Madison Keys meriti un approfondimento.

Se possiamo trovare un filo conduttore nello sviluppo degli ultimi anni di tennis femminile forse lo si può identificare nella aggressività. E’ stata la capacità di aggredire e tirar forte delle sorelle Williams che ha spodestato le geometrie lucide ma non sufficientemente potenti di Martina Hingis. E da allora per tutte le giocatrici nate negli anni ’80, salvo rarissime eccezioni, prendere l’iniziativa e comandare lo scambio è diventata la chiave per raggiungere i successi più prestigiosi, quelli negli Slam.
E probabilmente non è un caso che sino ad oggi l’unica giocatrice nata negli anni ’90 capace di vincere dei Major sia stata Petra Kvitova, che tra le sue coetanee è quella con il tennis più aggressivo.

Tenendo presente l’evoluzione del tennis femminile, possiamo dire che Madison Keys si propone come la giovane con il tipo di gioco più in linea con questa tendenza prevalente (quanto meno negli Slam). Significa che possiede quello che si definisce “big game”, tanto è vero che nel confronto diretto i numeri ci dicono che è stata addirittura più aggressiva di Serena.
(Su questo tema mi riprometto di tornare con un articolo specificamente dedicato: quali sono le giovani giocatrici con il big game e quali no).
Ma come gioca Madison Keys?

La prima cosa che balza all’occhio è la sua velocità di palla, in ogni colpo: che si tratti di servizio, di dritto e o di rovescio, dimostra di riuscire a far viaggiare la palla con medie superiori a quasi tutte.
Secondo la scheda WTA è alta 1,78; fisicamente è una ragazza con il baricentro alto: longilinea non solo di gambe, la mia impressione è che soprattutto le braccia siano particolarmente lunghe. Significa che ha leve di misura simile a giocatrici di statura maggiore.
A queste caratteristiche dobbiamo aggiungere la sue straordinarie doti di timing e di precisione nel movimento: dai replay sembra sempre che colpisca la palla nella zona ideale dell’ovale della racchetta (lo sweet-spot).

Il tutto si traduce in una facilità assoluta nel generare potenza: tanto è vero che uno dei suoi errori più frequenti è la palla che finisce lunga per mancanza di sufficiente copertura in top spin con il finale del colpo.
Al Roland Garros 2014 venne misurata come la giocatrice con la maggior velocità media di palla, e i dati sono stati confermati anche agli ultimi Australian Open; terza nel palleggio è risultata Serena Williams (69 miglia orarie, 111 km/h) seconda Maria Sharapova (70 miglia), e prima Keys, addirittura con 75 miglia (120,6 km/h).

Al servizio Madison dispone di una prima piatta da 200 km/h, ma può anche vantare una esecuzione in kick di primo livello. Ho già avuto occasione di parlarne in un articolo specifico: secondo me nel circuito ci sono quattro giocatrici che hanno un servizio in kick superiore: sono Stosur, Serena, Hercog e appunto Keys.
Ma siccome Madison è di gran lunga la più giovane delle quattro, non meraviglia che, mese dopo mese, il suo colpo di inizio gioco diventi sempre più incisivo.

Il dritto è il colpo da fondo più sicuro e pericoloso. È in grado di far viaggiare la palla a velocità sorprendenti, e non è raro vedere la sua avversaria incapace di replicare a traiettorie che pure non finiscono nemmeno troppo lontane da dove si trova: ma la velocità è tale da rendere comunque impossibile organizzare il colpo.
Durante l’ultimo Slam la telecronista inglese Sam Smith raccontava come Lindsay Davenport (grande “ex”, e nuova allenatrice di Madison) avesse raccomandato di non rischiare troppo con i lungolinea, visto che con gli incrociati era in grado di fare danni più che sufficienti.

Il rovescio è meno stabile, e la mia impressione è che soprattutto da come le riesce il lungolinea si capisce se è in giornata o no: se le entra anche quel colpo allora sono davvero dolori.

A rete non è male, (forse meglio di dritto che di rovescio), se la paragoniamo al livello delle giocatrici contemporanee. Ma se il riferimento è l’eccellenza assoluta nel gioco di volo allora direi che c’è molto spazio per progredire.
Sul piano della mobilità e del gioco difensivo soffre dei limiti determinati dalla costituzione fisica: le gambe lunghe le consentono di correre piuttosto bene, ma la penalizzano nei cambi di direzione; di conseguenza soffre se obbligata ai “tergicristallo” e in generale nelle situazioni in cui il colpo va organizzato in pochissimi istanti.
Forse qualcuno si ricorderà  i problemi contro Camila Giorgi in Fed Cup  e quanto le risposte anticipate (profonde e centrali, nei piedi) l’avessero messa in difficoltà in uscita dal servizio.

Le sue doti speciali erano emerse già nel 2013: in gennaio al torneo di Sydney, ancora diciassettenne; e poi qualche mese dopo a Wimbledon, quando ad un certo punto del match contro Radwanska aveva cominciato a “sballottare” qua e là per i prati la finalista in carica del torneo, arrivando ad un passo da una clamorosa eliminazione, poi mancata per un difetto di lucidità nel finale.

http://www.dailymotion.com/video/x11sv3i_agnieszka-radwanska-vs-madison-keys-2013-wimbledon-highlights_sport

Da allora credo che un po’ tutti gli appassionati avessero cominciato a guardare a lei con un occhio di riguardo, perché era apparso chiaro che prima o poi potesse esplodere a livelli altissimi. Ma, come sempre, ogni giocatrice ha i suoi tempi di crescita: un anno fa, nell’articolo che precedeva gli Australian Open 2014 l’avevo segnalata come giovane da seguire e invece era stata eliminata al secondo turno da Zheng Jie.

In conclusione racconto una breve vicenda, da cui si capisce come a volte anche la sfortuna possa rallentare i processi di crescita.
A Melbourne durante la partita con Venus (e poi anche contro Serena) ha sofferto di un problema all’adduttore della gamba che l’ha un po’ limitata; lo stesso guaio di Wimbledon 2014. Allora, reduce dalla vittoria di Eastbourne, si era presentata in grande forma; ma al terzo turno contro Shvedova le tante partite giocate in poco tempo si erano fatte sentire: infortunio nel secondo set.

Forse qualcuno ricorderà come nella prima settimana dell’ultimo Wimbledon la pioggia avesse fatto accumulare gravi ritardi.
Quella partita era cominciata sabato, nel tardo pomeriggio e quindi era in arrivo l’oscurità: mentre sugli altri campi le partite venivano fermate, sul suo campo il giudice di sedia si rifiutava di interrompere il gioco. La povera Madison faceva partita pari giocando letteralmente su una gamba sola, facendo affidamento soltanto sui colpi di inizio gioco e su quelli che riusciva ad eseguire quando la palla arrivava nei pressi.

Siccome nel primo set Shvedova aveva vinto il tiebreak, penso che il giudice di sedia stesse tenendo duro, convinto che Madison sarebbe crollata; e dato che il torneo aveva già accumulato gravi ritardi, avrebbe chiuso almeno quel match in giornata. Tanto era una giovane giocatrice, nemmeno testa di serie, sacrificabile alle superiori esigenze di programmazione.
Ma Keys in qualche modo rimaneva in partita: quello che non poteva fare con le gambe, compensava con il braccio.
Mi sono rimaste impresse le ultime inquadrature prima dell’interruzione, effettuate da una terrazza adiacente: Wimbledon era ridotto ad un panorama di luci che punteggiavano un buio indifferenziato; nemmeno le telecamere di ultima generazione riuscivano più a rendere visibile la palla. E se pensate che stia esagerando, questo filmato mostra com’era la situazione al momento dello stop.
Finalmente, di gran lunga ultimo di tutto il torneo, il giudice di sedia era stato costretto a sospendere la partita, sul 6 pari secondo set.

L’interruzione era sembrata la salvezza di Madison, visto che avrebbe avuto anche la domenica senza partite per recuperare; ma l’infortunio era piuttosto grave, e probabilmente l’averci “giocato sopra” aveva peggiorato le cose: e così Keys aveva dovuto rinunciare al proseguimento del match, chiudendo amaramente la stagione su erba. Malgrado le premesse, non era quello lo Slam in cui avrebbe sfondato.

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WTA, chi migliorerà nel 2022?

Scommesse vecchie e nuove di inizio anno: come sono andate e come andranno le cose nel ranking femminile? Ecco quali spostamenti ho indovinato, quali ho sbagliato, e quali ipotizzo per il futuro

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Clara Tauson (Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon)

Avvertenza: La questione Djokovic, esplosa proprio martedì scorso, ha prodotto come conseguenza anche il rinvio di questa rubrica. Per questo esce oggi l’articolo preparato per il 4 gennaio. Visti i contenuti trattati, mi preme sottolineare che l’articolo non ha subìto alcun cambiamento. Significa cioè che tutte le analisi e i pronostici che leggerete sono precedenti alle partite svolte in questo inizio di 2022. Lo segnalo per dovere di correttezza nei confronti dei lettori.

È terminato il 2021 e comincia in questi giorni la stagione 2022. È il momento di chiudere i bilanci con il passato e dedicarsi al futuro. Quest’anno però oltre al solito tentativo di previsione sulla nuova stagione (che troverete da pagina 3) ho deciso di recuperare un articolo scritto ventiquattro mesi fa. Può sembrare una stravaganza, ma ci sono buoni motivi. Facciamo qualche passo indietro.

Il 7 gennaio 2020 era uscito un pezzo che presentava una serie di previsioni. Non era la prima volta che lo scrivevo, sempre con lo stesso criterio: provare a individuare all’interno delle prime 100 giocatrici del mondo chi avrebbe concluso la stagione con un progresso in classifica. Quel primo articolo, naturalmente, ne sottintendeva anche un secondo alla fine della stagione per verificare l’esito delle previsioni.

 

Poi però nel marzo 2020 la pandemia aveva bloccato i tornei, il Tour era stato gravemente menomato e, in sovrappiù WTA aveva modificato i criteri di calcolo della classifica. Per questi motivi ritenevo le regole del gioco troppo alterate per considerare la “scommessa” ancora valida. Ne ero così convinto che non sono più nemmeno andato a controllare i 14 nomi su cui avevo puntato per scoprire se, come previsore, ne sarei uscito bene o male. Tutto annullato.

Qualche giorno fa, però, mi è tornata in mente quella scommessa e mi sono detto che forse poteva avere un senso fare il controllo riferendosi a quanto accaduto nel 2021. Certo, sappiamo che anche nel 2021 non è stato proprio tutto normale, ma in fondo si tratta semplicemente di verificare le scelte di allora basandosi sui risultati dell’anno successivo. Una variazione che mi sembra più accettabile.

Una volta decisa la verifica, ho pensato di indicare per completezza anche la posizione alla fine del 2020. Ma, lo ripeto, il mio riferimento è quello di fine 2021. Ecco la lista dei 14 nomi secondo l’ordine dell’articolo originario di due anni fa.

Camila Giorgi
ranking di riferimento (fine 2019): n°100
ranking 2020: 75
ranking 2021: 34
Differenza: +66
Camila Giorgi è una giocatrice molto seguita dagli appassionati italiani: non è necessario entrare nel dettaglio dei suoi risultati. Su tutti rimane la vittoria nel WTA 1000 di Montreal 2021, che le ha permesso di riavvicinarsi alle prime 30 del mondo. Direi che come scommessa non era molto rischiosa, visto il ranking di partenza.

Jasmine Paolini
ranking di riferimento (fine 2019): 96
ranking 2020: 96
ranking 2021: 53
Differenza: +43
Per Paolini le cose non erano scontate come per Giorgi, ma secondo me si intuiva che Jasmine stava trovando il modo giusto di affrontare il livello WTA. Nel 2020, forse a causa della programmazione spezzettata dalla pandemia, non era riuscita a ingranare. La crescita di rendimento del 2021 è stata però evidente, coronata dalla vittoria a Portorose (primo titolo WTA della carriera).

Anastasia Potapova
ranking di riferimento (fine 2019): 92
ranking 2020: 100
ranking 2021: 69
Differenza: +23
Potapova aveva avuto un 2020 tribolatissimo, visto che dopo la pandemia non era più scesa in campo. Prima lo stop delle competizioni, poi la decisione di operarsi alla caviglia che l’ha tenuta ferma sino al mese di dicembre. Se a fine 2020 non è crollata nel ranking è stato grazie alla introduzione delle nuove regole che le hanno permesso di tenere validi molti punti del 2019.

Tecnicamente più attendibile la stagione 2021. Senza acuti particolari (3 quarti di finale come massimo), ma sufficienti per un progresso di oltre 20 posizioni. Neanche male per una giocatrice che ha compiuto vent’anni solo qualche mese fa.

Christina McHale
ranking di riferimento (fine 2019): 88
ranking 2020: 80
ranking 2021: 158
Differenza: -70
Tredici successi nel 2020, stagione in cui si è potuto giocare meno del solito, appena 8 successi (con 22 sconfitte) nel 2021, quando il Tour si è riavvicinato alla normalità. In sostanza la stagione negativa che ha vissuto Christina McHale condanna senza appello la mia previsione.

Taylor Townsend
ranking di riferimento (fine 2019): 81
ranking 2020: 89
ranking 2021: 293
Differenza: -212
La pandemia e la maternità; la somma di questi due fattori spiegano l’attuale classifica di Taylor Townsend. Direi che nel suo caso le vicende extra tennistiche hanno influito in modo così determinante da rendere la scommessa senza riferimenti tecnici. Nel 2020, una volta scoppiata la pandemia, Townsend aveva preferito non uscire dagli Stati Uniti. E questo non sorprende, visto che già in passato aveva anteposto ad alcuni impegni nel Tour la partecipazione a manifestazioni nazionali, come il World Team Tennis.

Poi però è stata la maternità a fermare le sue competizioni. Di fatto, dal marzo 2020 Townsend ha disputato solo due partite valide per conquistare punti WTA (entrambe perse): il primo turno di qualificazione a Cincinnati 2020 e il primo turno allo US Open 2020.

Coco Gauff
ranking di riferimento (fine 2019): 68
ranking 2020: 48
ranking 2021: 22
Differenza: +46
Alla fine del 2019 Coco Gauff era reduce dal primo successo in un torneo WTA, a Linz, a nemmeno 16 anni. Il dubbio che la circondava non era tanto sulle potenzialità fisico-tecniche quanto piuttosto sui rischi determinati dalla precocità. A oggi però sembra essere stata brava a reggere le pressioni, tanto che nel settembre scorso per alcune settimane è stata anche Top 20.

Iga Swiatek
ranking di riferimento (fine 2019): 60
ranking 2020: 17
ranking 2021: 9
Differenza: +51
Non c’è bisogno di dire molto su Iga Swiatek. Numeri e risultati parlano per lei: uno Slam vinto già nel 2020 e l’ingresso in Top 10 nel 2021.

a pagina 2: Le altre sette giocatrici scelte due anni fa

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WTA Hot Shots! (12) + 12 punti memorabili del 2021

Seconda parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi scambi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Laura Siegemund - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ultimo articolo della rubrica del martedì per il 2021, dedicato alla seconda parte della carrellata dei migliori punti della stagione. Come ho già spiegato la scorsa settimana, la scelta di partenza è stata quella di dividere i punti in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Dopo la prima parte riservata ai singoli colpi (vedi QUI), nella seconda ci concentriamo sui grandi scambi.

Ribadisco che non c’è alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme. Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Via dunque alla carrellata dedicata ai dodici scambi del 2021.

12. Karolina Pliskova e Viktorija Golubic
(QF Wimbledon, Pliskova b. Golubic 6-2, 6-2)
Cominciamo la rassegna con due punti (posizione 12 e posizione 11) che vedono protagonista Karolina Pliskova, che dopo un avvio di 2021 opaco ha progressivamente ritrovato la forma, sbocciando con il suo tennis migliore a Wimbledon.

 

Qui siamo nei quarti di finale contro una delle sorprese del torneo, Viktorija Golubic, e dallo scambio capiamo i motivi che hanno permesso a Karolina di arrivare in finale ai Championships. Infatti alle sue riconosciute doti di attaccante aggiunge alto rendimento in ambiti che non sono propriamente il suo forte: mobilità e recuperi difensivi. E così prima salva in allungo di dritto, poi di rovescio, per concludere con l’ultima perla rappresentata da un rovescio in avanzamento.

11. Karolina Pliskova e Sara Sorribes Tormo
(QF Montreal, Pliskova b. Sorribes Tormo 6-4, 6-0)
Il secondo set vinto 6-0 contro Sorribes Tormo a Montreal è stato forse il set migliore disputato da Pliskova in tutto il 2021. Ricordo che in quel momento Sorribes era in un periodo di grande condizione (qualche giorno prima a Tokyo aveva sconfitto la numero 1 Barty), ed era capace di offrire tennis di contenimento di alto livello. Tanto che spesso provocava alle sue avversarie dei “fuori giri” offensivi, causate dalla frustrazione che le coglieva di fronte alla impossibilità di sfondare il muro difensivo eretto dalla giocatrice spagnola.

Ecco, dare 6-0 a quella Sorribes significava raggiungere livelli di gioco eccezionali. E in un certo senso il punto proposto lo dimostra: nel corso dello scambio Karolina non riesce a sfondare in avvio, e anzi deve a sua volta impegnarsi in difesa, prima di trovare finalmente il colpo definitivo.

10. Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko
(QF Eastbourne, Ostapenko b. Kasatkina 1-6, 7-5, 6-2)
Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko sono due delle rappresentanti della generazione del 1997 che qualche anno fa si era messa in luce per la precocità ad alti livelli. Ancora teenager, per esempio, erano state protagoniste sulla terra di Charleston 2017 di una delle più giovani finali della recente WTA.

Nel 2021 Daria e Jelena si sono incontrate due volte, sempre sull’erba e ha sempre vinto Ostapenko, anche se al termine di partite tirate. Qui siamo a Eastbourne, poi si ritroveranno a Wimbledon e il match finirà 6-1, 3-6, 8-6. Il punto in questione è interessante perché si gioca tutto (o quasi) sulla diagonale sinistra. Ostapenko prova diverse soluzioni per sfondare: rovesci di pesantezza e angoli differenti, ma anche un dritto anomalo e perfino un dropshot. Ma Kasatkina riesce sempre a replicare, concludendo il punto con un cambio di direzione di assoluta accuratezza.

9. Mihaela Buzarnescu e Serena Williams
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
I prossimi due punti sono scelti dallo stesso match, disputato al Roland Garros fra due tenniste molto esperte: Serena Williams 39 anni e Mihaela Buzarnescu, 33 anni. Dopo l’infortunio subito nel 2018 alla caviglia, Buzarnescu non è più riuscita a recuperare la continuità ad alti livelli esibita in quella straordinaria stagione. Ma questo non significa che non sappia ancora oggi dimostrare tutte le sue qualità tecniche.

In questo scambio siamo nel secondo set, con Serena all’attacco e Mihaela in difesa, che sfodera una serie di recuperi eccezionali. La chiave del punto è la lettura anticipata dei contropiede. Deliziosi per sensibilità del braccio i due colpi a fine scambio.

8. Serena Williams e Mihaela Buzarnescu
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
Stesse protagoniste e stesso match della posizione numero 9, ma qui il punto è forse ancora più spettacolare. Siamo nel terzo set, e lo scambio si dipana con una serie di colpi in cui attacchi e recuperi cambiano più volte l’inerzia della situazione.

Non entro nel dettaglio sui diversi rovesciamenti di fronte, ma alla fine non si può che concordare con l’ammirevole fair play di Buzarnescu, che applaude il colpo definitivo di Serena.

7. Ashleigh Barty e Jil Teichmann
(Fin. Cincinnati, Barty b. Teichmann 6-3 6-1)
Non chiedetemi perché, ma questo è il punto giocato da Barty nel 2021 che mi è rimasto più impresso di tutta la sua stagione. Non so se sia davvero il suo migliore, ma a mio avviso racchiude in pochi secondi tante delle sue qualità tecniche e di tocco. Siamo a Cincinnati, in un match che vede di fronte la testa di serie numero 1 Barty contro la sorpresa Jil Teichmann, che ha raggiunto la finale giocando il miglior tennis della carriera.

E che Jil sia in forma lo si capisce da come riesce a tenere testa a tutte le soluzioni differenti che Ashleigh sviluppa durante lo scambio. Anzi: sembra addirittura avere la meglio quando riesce ad agganciare il dropshot di Barty replicando con un rovescio incrociato (da mancina) strettissimo. E invece Ashleigh è in grado di trovare la soluzione migliore con un dritto eseguito correndo in avanti e, malgrado questo, piazzato alla perfezione. Peccato per la pessima qualità del video, che per lunghi tratti rende la palla invisibile.

a pagina 2: Gli scambi dalla posizione 6 alla 1

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WTA Hot Shots! 12 (+12) punti memorabili del 2021

Prima parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi colpi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Ons Jabeur

Ultimi due articoli dell’anno, dedicati ai migliori punti del 2021. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è difficile, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti da cui sono ricavati i punti sono sostanzialmente due: le diverse scelte che si trovano su Internet e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Purtroppo poi non sempre riesco a recuperare i video dei punti individuati, e questo finisce per limitare la presentazione. In ogni caso non ho alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme.

Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Cominciamo con i colpi, per gli scambi ci ritroveremo martedì 28 dicembre.

 

12. Harmony Tan
(2T Roland Garros, Vondrousova b. Tan 6-1, 6-3)
Nella selezione degli Hot Shots non può mancare un tweener. Tra tutti quelli della stagione 2021 ho scelto questo perché eseguito dopo una corsa in diagonale, una situazione che rende più difficile mantenere la percezione del campo spalle alla rete. Protagonista Harmony Tan, giocatrice francese ammessa nel tabellone principale del Roland Garros grazie a una wild card. E in un momento di buona forma, altrimenti al primo turno non avrebbe vinto il derby contro la ben più titolata Alizè Cornet.

Veniamo al punto. Tan si trova contro Marketa Vondrousova, che dello schema “dritto incrociato profondo + palla corta di rovescio lungolinea” ha fatto uno degli architravi del suo gioco: una situazione ampiamente codificata del suo modo di stare in campo (vedi QUI). In certe situazioni Marketa non perdona: parte il drop shot e diventa difficile cavarsela. Qui però Tan è molto brava nella doppia corsa avanti-indietro conclusa dal tweener potente e preciso che sorprende tutti, inclusa Vondrousova.

11. Dayana Yastremska
(1T US Open, Kerber b. Yastremska 3-6, 6-4, 7-6)
Immagino i dubbi dei detrattori: Dayana Yastremska è una giocatrice da “o la va o la spacca”, tanto che quando si è affacciata sul circuito proponeva un tennis con tassi di rischio e aggressività mai visti prima. E non era una semplice sensazione, ma un dato confermato dagli statistici.

US Open, match contro Kerber. Lo scambio di per sé è semplicissimo: Yastremska serve a uscire, e non è nemmeno una cattiva battuta; ma Kerber risponde ancora più incrociato con una parabola strettissima che obbliga l’avversaria oltre il corridoio. A questo punto Dayana sa che l’inerzia dello spostamento la spingerà fuori dal campo in modo quasi irreversibile. E allora si inventa una replica di dritto di assoluta precisione: il suo dritto passa fra la il seggiolone del giudice arbitro e il paletto della rete, atterrando esattamente all’incrocio delle righe, imprendibile per chiunque.

a pagina 2: I colpi da 10 a 6

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