TENNISPOTTING aprile: altro che Noiak Djokovic, questo è MasterDjokovic

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TENNISPOTTING aprile: altro che Noiak Djokovic, questo è MasterDjokovic

Master 1000 è ormai sinonimo di Novak Djokovic, che vince il quarto titolo consecutivo di questa categoria e solo rinunciando a Madrid interromperà la striscia. A Montecarlo succede quello che deve succedere, come a Istanbul e a Barcellona. Ah, qualcuno ha visto Rafael Nadal?

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Il mese scorso il prode Giulio Fedele (che ha perso al fotofinish nel reality per l’inviato del mese, battuto da Salerno come scoprirete in seguito) aveva definito Djokovic noioso. Noi la pensiamo diversamente (ovviamente, diremmo).

TENNISTA DEL MESE
Daniele Vallotto: Avesse vinto anche a Dubai, Novak Djokovic avrebbe vinto quattro trofei consecutivi di “tennista del mese”. Invece pare che Roger Federer ci provi gusto a interrompere le strisce di questo campione, di nuovo padrone a Montecarlo come due anni fa. Se ne farà una ragione. Se confrontiamo il Djokovic 2015 con quello del 2014 non troviamo molte differenze, a dire il vero. La doppietta Indian Wells-Miami si fa sentire in tutto il suo peso e il Djokovic arrivato nel Principato è piuttosto scarico mentalmente, come quello di dodici mesi fa. Ma se l’anno scorso bastò un Federer ordinato per interrompere la corsa del serbo, quest’anno Djokovic non ha trovato nessun ostacolo verso il terzo titolo Master 1000 della stagione. E fa un po’ impressione pensare che Rafael Nadal, l’avversario teoricamente più ostico, gli abbia levato appena sei game. Come ha detto lo spagnolo in conferenza stampa, in effetti, il punteggio è stato forse troppo severo, ma Djokovic sta dando l’impressione di avere un margine più che rassicurante su tutto il resto della truppa. Mentre lo vedevamo arrancare in finale contro Tomas Berdych ci siamo chiesti tutti quanti: non starà scoppiando di nuovo? Se l’è domandato anche Djokovic, evidentemente, che ha deciso di non presentarsi a Madrid e di puntare tutto su Roma e Parigi. Che sia la volta buona?

Claudio Giuliani: Ovviamente Novak Djokovic. Il serbo nel mese di aprile gioca un solo torneo, quello di Montecarlo, la sua “casa” fiscale, e lo vince. Lo vince perdendo solo un set, nella finale, dando l’impressione di non voler deludere troppo gli avventori seduti a caro prezzo in tribuna. Era un Novak Djokovic ovviamente scarico mentalmente quello visto sul rosso di Montecarlo, ma la sua superiorità ora è talmente evidente che ha concluso vittoriosamente il torneo praticamente in souplesse. Anche lo scontro nobile della gara, quello che ha messo di fronte Novak e Rafael, è stato un confronto impari allo stato attuale. Ribadisco che il miglior Nadal batte sempre Djokovic sulla terra, specie sulla lunga distanza. Ma c’è ancora in giro il miglior Nadal? Ad aprile no. E quindi passiamo al Nadalometro.

 

NADALOMETRO
Claudio Giuliani: Nadal gioca con un buon Isner a Montecarlo, e vince in tre set (anche se il primo lo perde al tiebreak e forse meritava di vincerlo). Al turno seguente incontra Ferrer, e vince ancora al terzo set. Poi incontra Djokovic, ed esce mestamente, come mestamente sarebbero usciti dal campo Isner e Ferrer di fronte al Nadal dei bei tempi. A Barcellona fa ancora peggio. Batte un Almagro in forma da villaggio vacanze e perde da Fognini. Che è un buon Fognini sia chiaro, però non puoi perdere contro il nostro Fabio due volte in così poco tempo, sul rosso poi. Fabio guadagna i titoli di giornali ma a fare notizia dovrebbe essere Nadal che chiude il mese di aprile, il primo mese dei due sul rosso, senza riportare neanche una coppa a Manacor. Chissà quanti anni sono che non accadeva una cosa del genere.

COLPO DEL MESE
Daniele Vallotto: La disinvoltura rassegnata con cui Fognini gioca il lob su un dritto che Nadal avrebbe dovuto chiudere molto meglio ha ingannato tutti, Nadal compreso. Forse non Flavia Pennetta, ma non lo sapremo mai. Dopo quel lob, Nadal gioca lo smash. E quando Nadal va a giocare lo smash, il punto è praticamente finito. Invece Fognini, sornione pochi secondi prima, parte una frazione di secondo in anticipo. Il colpo con cui aggancia il lob e lo trasforma nel miglior vincente del mese è un concentrato di tutto il meglio che Fabio può dare. L’esultanza, pure compassata, è di quella del giocatore che sa che in campo c’è ancora da sudare e che purtroppo quel colpo fantastico vale soltanto un quindici. Ma è un quindici che vale un break d’oro: un quarto d’ora dopo, Fognini festeggerà la seconda vittoria consecutiva su terra contro Nadal.

Claudio Giuliani: Nadal dimostra ancora una volta di avere una grandissima mano, una delle migliori del circuito, specie quando corre, ma il colpo del mese è di Gael Monfils. Gioca uno scambio meraviglioso in quanto a intensità con un Grigor Dimitrov, il quale gioca sempre di più come la scuola spagnola insegna, in quanto a distanza dalla linea di fondocampo, specie sul rosso. Monfils si diverte a far correre Dimitrov come quando al villaggio vacanze vi prendete gioco dell’amico scarso sul campo da tennis. Il bulgaro rimette tutto di là e usa il suo prototipo Wilson come una stampella, usandola per rimettersi in equilibrio e correre ancora, dall’altra parte. E cosa fa Monfils? Dice basta, e piazza la palla in maniera intelligente dove Dimitrov questa volta nulla può. Un gran Monfils, peccato non vederlo a Roma.

CAMBIO RACCHETTA, ANZI NO
Se cambi improvvisamente racchetta dal giorno alla notte significa che le stai provando tutte. Nadal si presenta con un nuovo prototipo, la racchetta con la quale dovrebbe giocare nel 2016. Dice che gli piace e che ci gioca meglio. Poi ci perde e dice che con questa racchetta non ha controllo, o potenza. E torna alla vecchia. E il diritto di Nadal rimbalza sempre a metà campo. Sappiamo bene che non è la racchetta il problema di Rafael, però questo cambio improvviso ha ricordato quello di Federer ad Amburgo nel 2013. Confusione mentale per un Roger molto acciaccato fisicamente allora, altrettanta confusione mentale per un Nadal che cerca di ritrovarsi oggi. Inciso: c’è un giocatore che dovrebbe cambiare racchetta ed è Grigor Dimitrov. Basta insistere sul fatto che Grigor dovrebbe cambiare gioco: non si cambia l’impostazione globale di un top 10. Però, visto che gioca in maniera molto difensiva, cambiare telaio potrebbe aiutarlo. La sua Wilson, simile a quella di Roger (pare sia un prototipo scartato proprio da Federer), in fase difensiva non lo aiuta affatto, e non gli dà neanche tanta potenza. Lo vedrei bene con una Babolat, tipo Bolelli.

PARTITA DEL MESE
Daniele Vallotto: Fa un po’ strano dirlo ma uno dei giocatori più forti degli anni ‘10, bicampione Slam, non solo non aveva mai vinto un titolo sul rosso, ma non ci aveva mai giocato una finale. Avendo Murray 28 anni, è una statistica decisamente curiosa che si spiega solo parzialmente con il fatto che Murray è coetaneo del più grande tennista di sempre sulla terra battuta. Per terminare la tiritera lo scozzese è volato a Monaco di Baviera, forse uno dei 250 peggio collocati in calendario. L’anno scorso Fognini e Klizan giocarono con le maniche lunghe tanto era freddo il fine aprile bavarese, quest’anno si è dovuto rimandare la finale a lunedì dopo aver compresso quarti e semifinali nella giornata di sabato. In finale Murray si è dovuto sudare il primo titolo per merito di Philipp Kohlschreiber, che in quanto a repertorio di colpi invidia ben pochi giocatori nel circuito. Le capacità del tedesco si possono apprezzare in questo punto del secondo set: riflessi da campione nella risposta, poi la giusta dose di angoli e rotazioni per restare nel punto, un’ottima attitudine difensiva e poi l’uno-due che gli porta il punto con un elegante lob con lo slice di rovescio e una fantastica volée di rovescio sul magnifico recupero di Murray. Perdonate lo spreco di aggettivi ma questo punto barocco si merita una prosa pomposa. Alla fine Murray si prende il titolo e due giorni dopo bisserà a Madrid ma Kohlschreiber ha dimostrato che può regalarci ancora qualche pillola di tennis. Del resto, già il mese scorso proprio contro Murray ci aveva fatto vedere di cosa può essere capace.

Claudio Giuliani: Bella quella di Murray senza dubbio, ma a me è piaciuto molto il Monfils che ha battuto Federer a Montecarlo. E poi mi è piaciuto molto il torneo di Istanbul, specie le partite di Federer che lo hanno visto impegnarsi molto per avere la meglio di gente largamente inferiore ma che faceva partita pari solo perché si era su un campo rosso molto lento. Non un grande spettacolo ma sul rosso si soffre molto di più che su altre superfici, e quando si soffre si lotta, e il tennis assomiglia alla boxe. E a me piace.

DELUSIONE DEL MESE
Daniele Vallotto: Considera il gambero. Rafael Nadal sta vivendo una stagione di su e giù: ogni passo in avanti porta a due passi indietro. In Australia ha sbuffato fino ai quarti per poi prendersi un bagel (!) da Berdych. Nei 1000 americani ha ben figurato a Indian Wells, perdendo di un soffio con Raonic e poi ha perso a Miami contro Verdasco, non esattamente quello che abbiamo visto a Melbourne sei anni fa. Si arriva sul rosso e ci si aspetta qualche segnale. A Montecarlo si vede qualcosa perché Ferrer viene spedito a casa senza troppi complimenti e il 6-3 6-3 di Djokovic è una lezione piuttosto severa per i valori visti in campo. La settimana dopo, però, Nadal, perde con Fognini giocando un pessimo tennis, poco potente e incisivo. Se il dritto cammina così poco – e fa impressione scriverlo – sul rosso Nadal è un giocatore mediocre. L’anno scorso Barcellona fu il preludio di due tornei abbastanza buoni, uno vinto fortunosamente, l’altro perso con onore. E a Parigi sappiamo tutti come finì. Ma quest’anno ogni torneo sembra che faccia storia a sé mentre il bandolo della matassa ancora non si trova.

Claudio Giuliani: Apprezzo la citazione, ma rilancio: Ve lo ricordate Stan Wawrinka? Un anno fa vinceva l’Australian Open e pure il torneo di Montecarlo, battendo l’amico Federer. Si scriveva di come avesse rescisso il cordone ombelicale con il GOAT del tennis svizzero. Ora invece Stan sembra ancora più pingue del solito, si veste in maniera improbabile e perde abbastanza spesso. Sicuramente a Montecarlo non stava bene contro Dimitrov, contro il quale ha racimolato solo tre giochi, però vederlo così fa tanta tenerezza. E poi lascia la moglie, che poi fa scrivere dall’avvocato e partono le voci di gossip che lo vorrebbero impegnato a frequentarsi con una tennista della quale manco ricordo il nome, tale è la mia conoscenza della WTA, ramo del tennis che mi interessa quanto il gossip in generale, figurarsi quello del tennis. Appunto: ma chi era questa? E poi, caro Stan, che hai deciso di fare di questo rovescio? Subaffittalo a Raonic, almeno vince uno Slam.

SORPRESA DEL MESE
Daniele Vallotto: Richard Gasquet torna dopo più di un mese di infortunio e sulla terra rossa centra il titolo al primo colpo. Certo, l’Estoril non aveva un grande campo di partecipazione (e le prime due teste di serie sono uscite al debutto) ma è anche vero che si sono fatti strada giocatori che potevano tranquillamente superare l’inquieto Gasquet di questi tempi. Invece il francese ha perso un solo set in tutto il torneo e in finale ha dato una bella lezione di tennis a Kyrgios, che pochi giorni dopo batterà Federer e dimostrerà che pure sulla terra battuta potrà dire la sua, in futuro. Il presente intanto non è ancora per lui. Oltre a Gasquet, da segnalare l’ottimo aprile di due spagnoli: Guillermo Garcia Lopez, che vince il titolo a Bucarest e all’Estoril è l’unico a vincere un set contro Gasquet e Daniel Gimeno-Traver, finalista a Casablanca, semifinalista Bucarest e capace di spettinare un Federer mai a proprio agio ad Istanbul. Uno è alla soglia dei trent’anni, l’altro li ha passati due anni fa: il modello Ferrer continua a ispirare i suoi connazionali.

Claudio Giuliani: Beati quelli che ancora credono in Richard Gasquet, quello dal diritto impostazione over 45 e dal bacio alla cocaina. Per me la sorpresa del mese è Roger Federer che riesce a vincere il torneo di Istanbul. In Turchia c’è la terra battuta degli anni ‘90, quella polverosa e lenta, molto lenta. Non è infatti un caso se in semifinale Federer incontra Schwartzman e poi in finale Cuevas. Federer riesce a vincere un torneo soffrendo, senza tanto allenamento nelle gambe, affidandosi alla sua grande classe e al suo carisma. Altro titolo vinto, altre foto diventate virali sui social network mentre visita Moschee o naviga sul Bosforo. Ben fatto Roger.

INVIATO DEL MESE
Non ci fosse stato Federer, forse, ci saremmo divertiti lo stesso. Il nostro Roberto Salerno si è sacrificato e da Barcellona è volato fino alla capitale dell’Impero Romano d’Oriente per godersi un torneo incasinato in una città caotica (abbiamo detto Impero Romano d’Oriente, non d’Occidente, eh). Tra una sciarpa di cashmere, dubbi consonantici sull’ultima lettera del kebab(p) e qualche cronaca di partite che non ha certamente visto, il nostro eroe ci ha narrato magistralmente un torneo che Federer e i suoi tifosi avrebbero volentieri dimenticato se non si fosse trattato del primo titolo dello svizzero sul rosso dopo sei anni. È mancato l’eroe Cilic, ma pazienza: lui lo aspettiamo a Wimbledon.

STRIPPER DEL MESE
Quando hanno presentato quei cosi di pelle a Murray, la sua anima scozzese ha esalato l’ultimo respiro.

https://youtu.be/2Um1v-EfSyg

TWEET DEL MESE
Roger Federer ha un problema con gli emoji (se vi chiedete cosa significa, Chris Chase ha provato a decifrarlo).

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ATP

Australian Open, tabù Slam per Zverev: Shapovalov passa in tre set, ora Nadal

Sorpresa a Melbourne: il tedesco vittima dei suoi demoni, il canadese conferma di essere pronto per puntare in alto

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Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)
Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

[14] D. Shapovalov b. [3] A. Zverev 6-3 7-6 6-3

Clamorosa sorpresa all’Australian Open, che saluta uno dei principali favoriti. Alexander Zverev cade fragorosamente agli ottavi di finale per mano di un Denis Shapovalov che appare ormai maturo per puntare a qualcosa di importante. Sulla Margaret Court Arena passa il canadese in tre set (6-3 7-6 6-3) al termine di una partita che ha visto il tedesco rimanere vittima dei suoi demoni: qualcosa non va negli Slam per Sascha, che era accreditato come uno dei pretendenti al trono di Melbourne dopo quanto accaduto a Novak Djokovic. Dall’altra parte, Shapovalov si è fatto forza dei dubbi dell’avversario, gestendo bene i suoi momenti complicati e rimanendo lucido anche quando, nel terzo set, Zverev è apparso faticare più del dovuto dal punto di vista fisico.

IL MATCH – E dire che Sascha aveva avuto due palle break subito, nel primo game dell’incontro. Denis però le ha salvate e ha finito per togliere il servizio all’avversario nel quarto game (3-1). Il canadese è stato bravo a portare fino in fondo il break, senza concedere l’opportunità del contro-break: la saetta col servizio mancino slice ha messo spesso in difficoltà Zverev, che è finito ben presto in preda alla frustrazione. Il secondo set è proseguito sulla scia del primo, con il canadese che ha strappato al primo gioco il servizio a Zverev (molto deludente il rendimento del tedesco col suo punto migliore: a fine partita avrà solo il 69% di punti vinti con la prima e addirittura solo il 29% di punti vinti con la seconda). Dopo il break subito, il tedesco ha mostrato chiari segni di cedimento nervoso sfasciando malamente la racchetta. Poi però Denis ha accusato un calo, subendo prima il contro-break (2-2) e poi il break all’ottavo gioco (5-3). Ma Zverev è incappato in un game negativo quando è andato a servire per il secondo set permettendo a Shapo di agganciarlo sul 5-5. Il tiebreak è stato vissuto come sulle montagne russe. Il canadese si è portato sul 5-1, Zverev ha accorciato le distanze sul 5-4, Shapovalov ha commesso un doppio fallo sul primo set point sul 6-4, ma ha concretizzato il secondo il punto successivo grazie a una clamorosa stecca di diritto del tedesco e si è portato in vantaggio due set a zero. A quel punto l’inerzia del match era tutta dalla sua parte. Uno Zverev in rottura prolungata ha ceduto il servizio alla prima palla break del terzo set (2-0) e solo nel sesto gioco è riuscito ad arrivare a parità sul servizio di Shapovalov, che però è riuscito a tenere il servizio e poi a chiudere al secondo match point.

 

LE PAROLE – Shapovalov, dopo aver vinto la ATP Cup a inizio anno, arriva per la prima volta ai quarti a Melbourne e conferma che questo potrebbe essere l’anno della sua definitiva consacrazione come tennista di livello massimo: è il terzo canadese ad arrivare ai quarti di finale dell’Australian Open dopo Belkin (1968) e Raonic (2019). Potrebbe essere raggiunto da Auger-Aliassime, che domani sfiderà Cilic. “Adoro giocare in Australia, strafelice di aver vinto e giocato bene in una atmosfera fantastica come questa – ha detto Shapovalov nell’intervista post partita -. Non mi aspettavo di poter vincere in tre set. Ho giocato bene in tutte le zone del campo, colpito bene su entrambi i lati e sono stato intelligente. Ho gestito bene momenti complicati e sono riuscito a venirne fuori”. Ora per Shapovalov il quarto di finale contro Nadal: “Sarà un onore. Abbiamo giocato non troppo tempo fa ad Abu Dhabi, sarà ovviamente un’altra partita, sarà una grande battaglia, ma credo proprio che ci divertiremo”. Qui, invece, le dichiarazioni dei due giocatori in conferenza stampa.


TABELLONE MASCHILE

TABELLONE FEMMINILE


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Editoriali del Direttore

L’Italia del tennis sogna in grande con Berrettini e Sinner. L’obiettivo è uguagliare l’exploit di 49 anni fa. E di 62 anni fa no?

Nel ’73 Panatta e Bertolucci giocarono i quarti a Parigi. Solo 5 nazioni hanno due tennisti in ottavi. Se Berrettini superasse Carreno Busta e Sinner de Minaur, l’Italia potrebbe restare la sola nazione con due rappresentanti nei quarti

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Quando uno Slam arriva agli ottavi di finale si può già buttar giù un primo bilancio per nazioni.

E se fino al 2015, quando Flavia Pennetta annunciò il suo ritiro con ancora il trofeo dell’US Open in mano, il tabellone femminile era stato per anni quello che mi dava maggior soddisfazione commentare, ormai da un pezzo a questa parte è decisamente quello maschile.

Siamo fra le 5 nazioni che hanno ancora in gara fra i 16 superstiti, due rappresentanti: Berrettini e Sinner. E ci permettiamo perfino qualche rimpianto, perché Sonego avrebbe potuto essere il terzo, se non avesse perso in 4 set dal battibile Kecmanovic. Le altre quattro nazioni con due alfieri sono la solita Spagna, Nadal e Carreno Busta, il prevedibile Canada sulla scia del successo in ATP Cup con Shapovalov e Aliassime, la Francia dell’immarcescibile Monfils (35 anni e un quarto) e di un altro semi-Vet Mannarino (quasi 34) e gli Stati Uniti di Fritz (testa di serie 20 vittorioso su Bautista Agut al quinto) e del “panda del serve&volley” Cressy.

 

Le restanti 6 nazioni hanno ciascuna un giocatore ancora in gara: Russia (Medvedev), Croazia (Cilic), Germania (Zverev), Grecia (Tsitsipas), Australia (de Minaur), Serbia (Djokovic…no, pardon, è la forza dell’abitudine, Kecmanovic).

Poiché il Mago Ubaldo ha contratto uno strano virus e mi ha pregato di rinviare le sue profezie a dopo Australian Open, provo indegnamente a sostituirlo, non senza aver messo a confronto quelli che avrebbero dovuto essere gli ottavi teorici stando al seeding, ad inizio torneo, e gli ottavi  che invece si sono venuti a formare.

Tranne che per Zverev-Shapovalov di tutti gli altri ottavi teorici non se n’è salvato uno! Tecnicamente in effetti, almeno sulla  quell’ottavo dovrebbe poter offrire il miglior spettacolo

Dovevano essere 

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic (o [5] A. Rublev) v [16] C. Garin (dopo l’order of play Sonego-Garin)
[12] C. Norrie v [7] M. Berrettini
[3] A. Zverev v [14] D. Shapovalov
[10] H. Hurkacz b [6] R. Nadal

[8] C. Ruud v [11] J. Sinner
[15] R. Bautista Agut v [4] S. Tsitsipas
[5] A. Rublev (o [17] G. Monfils) v [9] F. Auger-Aliassime
[13] D. Schwartzman v [2] D. Medvedev).

OTTAVI REALI

Kecmanovic-Monfils 17

19 Carreno Busta- 7 Berrettini

3 Zverev- 14 Shapovalov

Mannarino 6 Nadal

32 De Minaur- 11 Sinner

20 Fritz- 4 Tsitsipas

27 Cilic- 9 Aliassime

Cressy- 2 Medvedev

QUARTI TEORICI

Monfils-Berrettini

Zverev-Nadal

Sinner-Tsitsipas

Aliassime-Medvedev

A questo punto mi auguro sinceramente che i quarti teorici rispettino maggiormente le previsioni di quanto è accaduto per gli ottavi teorici. Anche perché in questo caso l’Italia sarebbe l’unica nazione ad avere due giocatori ancora in lizza.

I quarti li hanno raggiunti in Australia Giorgio De Stefani nel 1935, Nicola Pietrangeli nel 1957 e per ultimo Cristiano Caratti nel 1991. Trentuno anni fa…e chi scrive c’era e se li ricorda bene. Ricorda infatti che Caratti di Acqui Terme , allievo di Riccardo Piatti insieme a Furlan, Mordegan e Brandi, battè da sfavorito un olandese diciannovenne assai promettente, tal Richard Krajicek (che era cresciuto 23 centimetri in un anno e si muoveva ancora piuttosto male..ma cinque anni più tardi avrebbe vinto Wiombledon) per poi perdere da Patrick McEnroe il quale da neo-semifinalista se ne uscì con la quote (una battuta) che fu decretata la migliore dell’anno: “Ragazzi – disse il ventiduenne McEnroe junior rivolgendosi a noi giornalisti– ma perché sembrate così sorpresi? I semifinalisti sono sempre i soliti…Lendl, Becker, Edberg e …McEnroe!”.

Se i quarti teorici che ho ipotizzato fossero proprio quelli appena scritti sopra,  vorrebbe dire che avremmo, per la prima volta dopo il 1973 al Roland Garros (Bertolucci e Panatta), due azzurri nei quarti di finale contemporaneamente. Quarantanove anni dopo.

Quarantanove anni fa Bertolucci e Panatta erano capitati nello stesso quarto di tabellone, tanto è vero che se Bertolucci avesse battuto Nikki Pilic avrebbe poi incontrato Panatta e uno dei due sarebbe approdato alla finale. Invece Paolo perse in 4 set dal tennista jugoslavo (era di Split-Spalato, come Ivanisevic) che poi battè anche Panatta in semifinale e in tre set. Fu Ilie Nastase a dominare poi Pilic in finale: 6-3,6-3,6-0. Sia Panatta sia Bertolucci si sarebbero difesi meglio.

Questa volta in teoria sia Berrettini, battendo prima Carreno Busta e poi più probabilmente Monfils che non Kecmanovic, sia Sinner, superando prima De Minaur  e poi più probabilmente Tsitsipas che Fritz, potrebbero arrivare entrambi in semifinale da parti opposte del tabellone!

Sto scrivendo quel che scrivo non tanto all’insegna del sognare non costa nulla – perché sia chiaro che già battere per Matteo Carreno Busta e per Jannik  De Minaur davanti al suo pubblico sarebbero due grossi e per nulla scontati exploit – ma per raccontare un po’ di storia del tennis italiano. E aver modo di scrivere anche che se sono 49 anni che non abbiamo più visto due tennisti italiani insieme nei quarti d’uno Slam, sono 62 che non ne abbiamo due in semifinale ed è accaduto una sola volta, nel 1960 al Roland Garros. Accadde grazie a Nicola Pietrangeli che battè in semifinale il francese Robert Haillet 6-4,7-5,7-5, e a Orlando Sirola che nell’altra semifinale invece perse dal cileno Luis Ayala 6-4,6-0,6-2.

Dopo di che Pietrangeli, che aveva colto il primo trionfo mai conquistato da un italiano in uno Slam l’anno prima lì a Parigi battendo il sudafricano Jan Vermaak, si riconfermò campione vendicando l’amico e compagno di doppio superano Ayala in cinque set  3-6,6-3,6-4,4-6,6-3.

Carreno Busta non ha più talento di Carlos Alcaraz, ma, trentenne, è molto più esperto. Berrettini sa che non avrà vita facile. Nell’articolo di Stefano Tarantino trovate tutto quello che vorreste sapere sul match fra il tennista romano e quello spagnolo di Gijon che chiuderà la settima serata dell’Open d’Australia, a metà mattina nostra di questa domenica subito dopo la conclusione dell’attesa partita fra la n.1 del mondo e idolo locale Ashley Barty e l’americana Amanda Anisimova che ha messo k.o. la campione uscente del torneo Naomi Osaka.

Per Matteo già raggiungere i quarti anche in questo torneo, come già in tutti gli altri tre Slam, sarebbe già una grandissima soddisfazione – il primo italiano a riuscirci –  anche se legittimamente le ambizioni sue e del suo coach Vincenzo Santopadre mirano più in alto. I due sono persuasi che vincere uno Slam sia un obiettivo alla portata di Matteo, a prescindere dalla presenza di Novak Djokovic che lo scorso anno lo aveva battuto in tre Slam, Parigi, Wimbledon, New York.

Io non so se ce la farà. Ma perché ci riesca è fondamentale che ci creda lui. Ricordo bene le perplessità generali ad ascoltare Francesca Schiavone quando sui 24-25-26 ma anche 28 anni dichiarava di poter vincere un giorno uno Slam. Alla fine ha avuto ragione lei. Perché aveva il talento per riuscirci. Ma prima ancora perché ci credeva.

Intanto se dovesse battere Carreno Busta, a seguito della sconfitta di Rublev con Cilic, Matteo salirebbe a n.6 del mondo, scavalcando il best ranking di Corrado Barazzutti n.7, sempre che io non abbia sbagliato i calcoli.

Un altro che crede di riuscirci prima o poi a vincere uno Slam è certo anche Jannik Sinner. Nella breve intervista che mi ha concesso Marin Cilic ha detto che Jannik ha più margini di progresso rispetto a Berrettini. E’ normale che sia così, visto che fra i due azzurri ci sono 5 anni di divario anagrafico.

Intanto Jannik giocherà il suo quarto ottavo di finale, a 20 anni e 4 mesi, il più giovane dai tempi di Juan Martin del Potro, ma il primo in Australia. Mentre Berrettini non ha mai incontrato Carreno Busta Jannik ha affrontato due volte De Minaur che davanti al suo pubblico è certamente un osso duro, anche se lo scorso anno qui perse da Fognini e se questa sarà la prima volta anche per lui che gioca un match di ottavi all’Australian Open. Il miglior risultato di de Minaur in uno Slam risale all’US Open 2020, quando raggiunse i quarti e lì perse da Thiem che poi avrebbe vinto il torneo.

Sinner dovrà giocare certamente meglio che non contro Taro Daniel, perché de Minaur è più completo e non a caso è stato anche un top-20. Ma l’averlo battuto due volte in finale del torneo Next Gen di Milano e soprattutto in un torneo come quello di Sofia con le vere regole del circuito, gli dà un piccolo vantaggio psicologico – se poi fosse superstizioso…quei due tornei li ha vinti entrambi – che bilancia in parte l’avere il pubblico contro. Per inciso un pubblico capace di essere anche fortemente scorretto quando giocano i ragazzi di casa. Soprattutto nella sera australiana quando le birre possono aver avuto qualche effetto. Il pubblico non si è certamente comportato bene né in occasione del match Kyrgios-Medvedev né del match vinto dai “cinque K”  Kyrgios e Kokkinakis su Pavic-Mektic, la coppia croata n.1 del mondo. Sembra che alla fine di quel match reso incandescente dal pubblico incoraggiato, se non proprio aizzato, dai due australiani poco c’è mancato che negli spogliatoi non si sia venuti alle mani, protagonisti – pare – anche alcune persone del team croato.

Sinner è avvertito. Gli avevo chiesto se la cosa minimamente lo preoccupasse e lui mi ha risposto con l’abituale calma: “Mi è già capitato in due occasioni di giocare contro due tennisti che giocavano in casa e credo di sapere che cosa mi aspetta e come controllarmi”.

A volte Sinner ti dà proprio la sensazione di essere un ventenne comn la testa di un ventisettenne. Chissà, forse può avergli fatto un inconsapevole favore Daniil Medvedev quando ha tenuto con grande personalità a sottolineare che fargli buuuh, o siuuh o qualunque verso, fra la prima e la seconda di servizio, non era certo un modo corretto di sostenere il proprio tennista. Ha anche aggiunto: “Non è semplice controllare tutto il pubblico, è un compito non facile per l’arbitro”.

Ci vorrà un arbitro con personalità. Ma comunque credo che Sinner non si farà troppo intimidire e neppure distrarre. Questo anche se proprio il servizio non è il colpo più sicuro del tennista altoatesino. Con Taro Daniel in un set e mezzo ha ceduto la battuta 4 volte e i tifosi giapponesi, che erano abbastanza numerosi, non erano certo indisciplinati e maleducati come molti australiani presenti nella Rod Laver Arena. Ma la concentrazione di Sinner contro de Minaur sarà ben diversa. Ne sono certo che non avrà gli stessi alti e bassi, gli stessi cali di tensione.Facciamo tifo per un italiano alla volta. Prima Berrettini. E poi Sinner.

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Se nei giorni scorsi aveste frequentato qualche circolo di tennis, e tanti appassionati, credo che possiate confermare che non è che in giro ci fosse grandissima fiducia nelle chance di Matteo Berrettini alla vigilia del suo match con Carlos Alcaraz.

C’era – e c’è – invece grandissima considerazione sulle straordinarie qualità del ragazzo di El Palmar, la piccola cittadina vicino Murcia dove è nato 18 anni fa, il ragazzotto già ipermuscolato che molti ritengono essere l’erede di Rafa Nadal, sebbene il suo tennis sia diverso e sebbene per ora Rafa – che ho visto dominare Khachanov per 3 set su 4, dimostrando di avere ancora le sue carte da giocare e non solo negli ATP 250  – non abbia alcuna intenzione di mollare la presa e abdicare prima del tempo. Più o meno come la regina Elisabetta nei confronti del principe Carlo…che è già vecchiarello.

Ad Alcaraz aveva dedicato un grande articolo un giorno fa Christopher Clarey del New York Times.

 

Carlos Alcaraz Is About to Cause a Big Commotion

Avevano giocato d’anticipo pensando che avrebbe vinto. Come tanti si sono sbagliati. E a me naturalmente non dispiace. Penso che a Berrettini nemmeno.

Data l’ora in cui è cominciato il quinto set del duello poi diventato epico perché conclusosi al tiebreak a 10 punti, intorno alle 8 del mattino, non avevo troppe persone con cui confrontarmi.

Ma anche in quei momenti quei pochi con cui mi sono scambiato pareri via WhatsApp non sembravano davvero ottimista sul conto di Matteo.

Aveva avuto le sue chances per chiudere in tre set, le aveva mancate anche per un pizzico di sfortuna, palle che uscivano di centimetri, net che parevano essere nati in Spagna, una apparente stanchezza, una certa lentezza, tanti rovesci slice in rete perché Matteo sembrava arrivarci in ritardo, anche qualche dritto piuttosto semplice giocato corto, e poi quella percentuale sui punti avviati con la seconda di servizio, intorno al 40%, che preoccupava ogni volta che lo scambio si allungava.

Il ragazzotto invece  – sì non riesco a chiamarlo ragazzino, Carlos sembra già uomo fatto, quella canottiera non è elegante ma mette in mostra muscoli da far invidia al Nadal prima maniera – appariva pimpante, fresco come se il match dovesse ancora cominciare.

Poi c’è stata quella caduta di Matteo. Che paura. Con tutti i guai che ha sempre avuto, alle caviglia, ai polpacci, agli addominali, al collo, lì per lì, mentre scorrevano i replay, mi sono dato una botta su una coscia e ho detto: “No dai, ancora una volta, ma non è possibile!”.

Per fortuna invece, e già al terzo replay mi sono tranquillizzato, la distorsione di quel piede quasi ingessato era stata minima.

E subito mi sono detto, mentre Matteo attendeva la visita del medico e poi i 3 minuti di MTO: “Vuoi vedere che questa pausa destabilizza un po’ il ragazzotto e magari invece Matteo, che avevo visto a tratti un po’ in affanno, si calma, si tranquillizza dopo il trauma dei due set persi e magari la sensazione che Alcaraz si avvii a essere inarrestabile e riprende il filo un po’ smarrito della partita?”.

Io non voglio attribuire eccessiva importanza a quella caduta, a quello stop che è servito a lui per riordinare le idee e allo spagnolo per irrigidirsi un po’. Però secondo me un pochino può aver pesato.

Negli scambi prolungati Alcaraz continuava ad avere il sopravvento. A un certo punto riusciva a trovare il rovescio di Matteo e allora prendeva il pallino in mano e costringeva  Matteo a far da tergicristallo.

E allora, ai miei amici, scrivevo: “Deve sperare di arrivare al tiebreak e giocarsela lì. Forse per Matteo sarebbe meglio un tiebreak a 7 punti, invece che quell’ australiano a 10”, perché l’inerzia del match sembrava essersi spostata nell’ultima ora e mezzo dalla parte del murciano e più punti si fossero giocati – pensavo – forse peggio sarebbe stato.

Mi ricordo di aver notato che i due si sono trovati 3 a 3 quando l’orologio a fondocampo segnava le 3 ore e 33 minuti di gioco – una sfilza di 3 – e poi ho fatto il tifo per il tiebreak tranne che nel momento in cui Matteo ha avuto il matchpoint sul 6-5 e servizio Alcaraz, ma lì ha sbagliato un dritto ed ecco il tiebreak.

Che è cominciato con Matteo che ha sbagliato un rovescio in rete ed è stato subito minibreak. Meno male che Alcaraz ha subito restituito il punto. Non sto a ripercorrere tutto quel che è successo. Ma quando Matteo ha raggiunto il 7-5, mi è scappata una sommessa imprecazione: “Lo sapevo che se il tiebreak era a 7 punti Matteo avrebbe vinto”. C’era invece ancora da soffrire. Poco per fortuna questa volta. Due punti tenuti alla grande con il servizio “che non tradisce nel tiebreak!”, ho esclamato, e sul 9-5 il doppio fallo del ragazzotto che lì si è ricordato di avere solo 18 anni.

Sport crudele il tennis. Sembrava dovesse vincere lui, alla fine e invece Matteo si è tolto la grandissima soddisfazione di raggiungere gli ottavi di uno Slam per l’ottava volta, più di qualunque altro tennista italiano, e per la quinta volta consecutiva. Anche quest’ultima è un’impresa senza precedenti.

Forse si dovrebbe smettere di sottolineare che il suo rovescio non è all’altezza dei big. Già, perché quale dei big ha il suo dritto? E quanti hanno il suo servizio? E quanti hanno la sua testa? La sua solidità nervosa nei momenti che contano? Siamo sicuri che il rovescio (che è comunque migliorato sia in risposta sia in slice…) debba essere molto più importante di una gran testa? Il proliferare dei coach mentali ne fa dubitare.

Quindi, basta di andare a cercare il pelo nell’uovo, di spaccare il capello in quattro. Chi non ha un colpo un più debole degli altri? I risultati parlano per Matteo, le altre sono chiacchiere. E non è che per Matteo questo torneo sia finito perché ha battuto il favorito di molti (dei più?) Alcaraz? Chapeau caro Matteo, grandissimo.

Grandissimo perché ha dimostrato una solidità nervosa pazzesca. E anche gran coraggioNon ha mai tremato. E non è la prima volta… perché mi sono subito ricordato che Matteo aveva vinto un set al tiebreak nella finale di Wimbledon contro Djokovic (il primo) e, andando a ritroso, anche il terzo set al Roland Garros. Sono andato a ricercare tutti i duelli con il n.1 del mondo: 4 sconfitte (e si sa che Matteo non ha ancora mai battuto uno dei primi 5 del mondo al di fuori di Thiem in un match a risultato ininfluente nel round robin del Masters 2019…l’unica vittoria italiana nelle finali ATP allora) con il campione serbo, ma con nessun altro tiebreak tranne quei due vinti dal nostro.

Allora – noi appassionati di tennis siamo davvero un po’ malati – mi è venuto lo sghiribizzo di andare a controllare i duelli diretti con il n.2 del mondo, dopo aver avuto la soddisfazione di quella scoperta relativa al n.1. E che ti trovo? Che anche con Medvedev, che ha battuto Matteo 3 volte su tre, ci sono stati due tiebreak e li ha vinti entrambi il tennista romano. Allora mi è tornato anche in mente il trionfale tiebreak del quinto set con Monfils negli ottavi dell’US Open 2019, perché quella fu una battaglia memorabile. E prima di quella c’era stata anche quella vinta in tre set con Rublev, con un tiebreak nel terzo che se se fosse stato vinto dal russo …sì, mi sa che si sarebbe messa male.

Dopo di che, e l’ho fatto presente in conferenza stampa con Matteo, in 4 ore e 10 minuti c’era stato un sostanziale equilibrio di game e di punti –guardando le statistiche del match che la tempestiva redazione di Ubitennis aveva messo all’inizio dell’eccellente pezzo di cronaca di Vanni Gibertini avrei scoperto dopo che per l’appunto i punti vinti da ciascuno dei contendenti erano gli stessi 159! – ma nei due tiebreak Matteo aveva vinto 17 punti e Carlos 8. Insomma il nostro, dando dimostrazione di solidità decisamente superiore, aveva fatto più del doppio dei punti del suo avversario.

Fenomenale, direi. Fatti i complimenti che meritano a Matteo e al suo coach mentale Stefano Massari, oltre che a quello tecnico Vincenzo Santopadre, non so se augurarmi che Matteo si ritrovi a giocare altri tiebreak contro quel cagnaccio di Carreno Busta. Perchè dopo aver visto l’infallibile Vlahovic (11 rigori consecutivi segnati), sbagliare quello con il Genoa, meglio non illudersi che vada tutto sempre bene così. Siccome un tiebreak importante Matteo lo ha già perso, con Nadal nella semifinale a New York del 2019, un altro caso…Vlahovic non dovrebbe ripetersi.

Ho accennato agli straordinari numero di Matteo: 8 ottavi di Slam (come Panatta e Fognini nell’Era Open, prima meglio solo Pietrangeli 16 e Merlo 9) 5 consecutivi. Non ha ancora vinto i 2 Slam di Nicola o quello di Adriano, ma con la prima finale mai raggiunta da un italiano a Wimbledon, soprattutto nei confronti di Panatta può già dirsi di essere stato più continuo.

Mi sono poi chiesto quali siano state, al di là dei 3 Slam vinti fra Pietrangeli e Panatta al Roland Garros (non dimentico che se Adriano avesse perso il tiebreak della finale con Solomon probbailmente avrebbe perso al quinto; era stravolto), quali siano state le partite più belle, sofferte fino al tiebreak finale quinto set ed importanti vinte dai nostri giocatori nei tornei del Grande Slam. Tornando indietro e senza fare ricerche troppo approfondite direi Cecchinato-Djokovic al Roland Garros 2018, Fognini-Nadal all’US Open 2015 con la spettacolare rimonta da sotto 2 set a zero, Seppi- Federer all’Australian Open del 2015 (ma l’unico successo di Andreas in 15 partite fu coronato al quarto set, al tiebreak), Sanguinetti-Srichapan con tre tiebreak negli ultimi tre set (6-3,4-6,6-7,7-6,7-6). Quante altre me ne sono perse?

In mattinata è d’obbligo la sveglia per seguire, non prima delle 7, Jannik Sinner contro il giapponese Taro Daniel che deve  avere un fatto personale con gli italiani. Dopo aver battuto Musetti a Adelaide nelle “quali” di Melbourne ha sconfitto Arnaboldi, Moroni e Caruso.

Credo che Sinner vendicherà tutti quanti e raggiungerà per la prima volta gli ottavi in Australia. Poi però dovrà battere anche il vincente di de Minaur-Andujar per centrare i quarti, così come Berrettini dovrà superare Carreno Busta. Se ci riusciressero avremo per la prima volta dal ’73 – furono Bertolucci e Panatta a Parigi quando persero entrambi da Nikki Pilic, Paolo nei quarti, Adriano in semifinale…il torneo lo vinse Ilie Nastase – due italiani nei quarti di uno Slam. E immagino come stiano fumando di rabbia le orecchie di Lorenzo Sonego che avrebbe potuto arrivarci anche lui se non avesse ceduto al non irresistibile Kecmanovic che vedremo alla prese con l’irriducibile Monfils per il traguardo dei quarti.

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