Lettera all'ATP e WTA sulla vergognosa situazione della stampa agli Internazionali BNL d'Italia

Editoriali del Direttore

Lettera all’ATP e WTA sulla vergognosa situazione della stampa agli Internazionali BNL d’Italia

“Vi Imploriamo di fare qualcosa!”La pesantissima denuncia, spedita dall’ITWA, l’Associazione Internazionale Giornalisti, ricevuta anche da colleghi italiani “allineati e coperti” che l’hanno insabbiata, si chiude così. Ecco perchè Angelo Binaghi non rispose alla mia domanda sul so contenuto. “Location ridicola, servizi sciagurati, traduzioni inaccurate e tardive, sporcizia, conferenze stampa non annunciate e quindi perse, wi-fi traballanti, bagni sudici e senza carta igienica, accessi negati, statistiche mai pervenute…”. E’ quanto vi si legge

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La lettera che segue qui in basso, sia nell’originale inglese, sia nella traduzione italiana a beneficio di tutti i lettori di Ubitennis, sugli Internazionali non è stata scritta da Ubaldo Scanagatta, ma dai rappresentanti delle maggiori testate internazionali che seguono il tennis torneo dopo torneo, grandi e piccoli. Qualche lettore vada a rileggersi i commenti a quanto fu denunciato qui in quei giorni su Ubitennis e vedrà che eravamo stati molto più “teneri”.

Essa descrive quanto la nostra voce libera (cioè non condizionata da padrini politici e sponsor “censori” delle voci libere, forse nel timore di dispiacere al partner…) ha cercato di segnalare durante il torneo di Roma su Ubitennis.com. Questa testata lo ha fatto sia scrivendone sia intervenendo pubblicamente sull’argomento anche nel corso della conferenza stampa che BNL-BNPParibas tenne a Roma alla presenza del presidente del Coni Giovanni Malagò e di Diego Nepi Molineris. Oltre che rivolgendo una domanda poi in occasione della rituale conferenza stampa celebrativa di fine torneo al presidente della FIT Angelo Binaghi (“Ci può dire e commentare il contenuto della lettera scritta dall’ITWA ad Atp e Wta in merito alla situazione della stampa al Foro Italico?”) cui non venne data alcuna risposta.

 

Quando io ho scritto che tutti i colleghi stranieri si lamentavano, ricordo di aver letto post di qualche lettore che riteneva che io avessi esagerato. Invece – se leggete questa lettera – scoprirete che in realtà avevo minimizzato. Forse proprio perchè ad essere troppo spesso la sola voce fuori dal coro finisco per farmi condizionare al contrario. Eppure le mie orecchie hanno sentito qualcuno – e non lo cito sia per carità di patria sia per altri meriti in altre occasioni da me riconosciutigli– che quello di Roma era uno dei Masters 1000 meglio organizzati al mondo. Quel giorno Paolo Bertolucci commentò: “Ma com’è possibile dire una cosa del genere? Sono mai stati negli altri tornei?”.

Vero che chi lo diceva è uno che non ne ha visti molti, ma parlava con troppa sicumera – confidando probabilmente che non lo avrei smentito pubblicamente davanti a gente che in fondo non era troppo interessata ad approfondire l’argomento, soprattutto in quel contesto – per non affibbiargli oggi una piccolissima amichevole bacchettatina sulle dita.

Per giorni abbiamo sentito, ahinoi, Angelo Binaghi proclamare che il gap fra Roma e Madrid ogni giorno stava aumentando a favore di Roma. Nessun giornalista presente a Roma ha provato a sentire Manolo Santana direttore del torneo di Madrid, che pure era a Roma e sedeva spesso ospite d’onore accanto a Pietrangeli e Pericoli. Nè tantomeno ha provato a sentire un’altra campana, Ion Tiriac, il proprietario di Madrid, come ho fatto io oggi a Parigi.

Quei media “amici” allineati e coperti non hanno mai scritto una riga su quanto non andava, pur avendolo sotto gli occhi, vedendo cioè giorno per giorno, minuto per minuto, le stesse che sono scritte sulla lettera inviata ad ATP e WTA. Perchè? Non lo so, ma si potrebbe ipotizzare che qualche media abbia affari in semi-partnership con la Fit – e ne ritrasmette sul web le immagini “passate” da Supertennis – o perchè è più facile ottenere interviste da chi non si critica mai, o perchè si possono ottenere alcuni vantaggi di vario tipo, sconti sui prezzi degli stand, copie del giornale – in crisi come tutti – diffuse all’interno del Foro Italico, o pro bono pacis con chi ha il potere di farti male, magari di farti una causa con il minimo pretesto. La FIT ha soldi (e questo è un merito di Binaghi, prima la FIT non ne aveva, magari i circoli di tenis si sentono vessati ma questo è un altro discorso), e così c’è anche chi cerca lavoro in Fit: certe smaccate, spudorate sviolinate in occasioni pubbliche non vi saranno certo sfuggite! – io ho oggi sentito i rintocchi di una campana totalmente diversa. Ho parlato e registrato Ion Tiriac, il proprietario e direttore del torneo di Madrid a proposito del gap fra Roma e Madrid. Per lui il gap c’è, eccome, ma nel senso opposto a quello manifestato da Binaghi. Niente di sorprendente.

Chiaro che ognuno interpreti il gioco delle parti, ma ci sono due fatti assolutamente incontestabili fra quelli che dice Tiriac: uno è che il torneo femminile di Roma è di categoria inferiore rispetto a quello di Madrid, cioè non è un Premier Mandatory. Quindi per tutte le tenniste, oltre che per la Wta stessa, si tratta di una differenza non da poco, in termini di soldi e di punti. Pensare che una top-player preferisca giocare un torneo con meno soldi e meno punti è pura follia. Ma l’avete mai sentito nominare da Binaghi questo problemino? L’altra è che Madrid sta pagando all’ATP da 7 anni un “costo” concordato per poter disporre di un numero di giorni superiore, pari cioè ad un torneo di 10 gg e non di sette o otto. Ascoltate l’audio di Tiriac.

Che poi Roma nel caso potesse assurgere alla condizione di miniSlam si sia dichiarata pronta ad aumentare montepremi e status per il torneo femminile è un altro paio di maniche. Ma Madrid quel montepremi lo ha messo a disposizione da anni per ottenere il combined...

Poi è ovvio che ognuno tiri l’acqua al proprio mulino, giochi le sue briscole come meglio crede. Così Roma vanta le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, Madrid i suoi tre campi coperti che non hanno neppure gli Slam (salvo l’Australian Open), ma anche i suoi 17 campi in totale e spazi meno suggestivi e belli ma enormi, comodi e ordinati rispetto al Foro Italico.

Non a caso perfino Binaghi – che nel corso del match di Flavia Pennetta con Carla Suarez Navarro ha annunciato ai vicini seduti nella tribunetta dirigenti, giocatori e giornalisti del campo due “Blatter è stato rieletto presidente FIFA, l’avversario si è ritirato!” ogni analogia sulla durata del mandato (mi limito a quello…) è puramente casuale – ha recentemente e finalmente scoperto che “qui al Foro Italico non ci si sta più”, vent’anni dopo analoghe denuncie scritte da Clerici, Tommasi e qualche altro giornalista meno miope o condizionato.

Però che Roma abbia un gap su Madrid ad oggi è una grande balla. Tiriac dice che fa molti più spettatori di Roma (dalle inquadrature tv non si direbbe, ma può dipendere dai match teletrasmessi e dalle capienze dei campi: chiaro che il Pietrangeli, cui si accede con il ground e che può ospitare 3.720 spettatori a norma risulti più spesso gremito). Entrambi i tornei bleffano, secondo me, quando dicono di avere avuto 200.000 spettatori. Mi piacerebbe che invece di fare la corsa a questi numeri si consentisse al maggior numero di spettatori possibile di vedere davvero il tennis che vorrebbero vedere. Perchè i vialetti son ben curati, belli da vedersi, ma magari gli appassionati che pagano un ingresso vorrebbero tutti o quasi vedere soprattutto i migliori giocatori., le star. A Roma il campo più grande stadio ospita 10.500 posti, il Pietrangeli 3.700, il Grand Stand (americanismo non necessario, frutto di scarsa fantasia) 3.500…Se 18.000 persone al giorno possono vedere i big, e qualcuno ha il biglietto per tutti e tre i campi, gli altri vedono quel che possono, Spero, insomma, che la rincorsa ai numeri da sbandierare alla stampa, sia a Madrid sia a Roma, ma anche a Parigi, dove si fa fatica a circolare e ci sono code infinite a troppi campi, idem a Wimbledon (che pure ha 10 volte gli spazi del Foro Italico, 19 ettari contro circa 2), non faccia diventare questi bellissimi luoghi come siti infernali un po’…acchiappacitrulli. “Venite a vedere il grande tennis, ma siate contenti anche se non lo vedete!” è un proclama che spero di non sentire mai.

Anche se a Roma Binaghi non ha mancato di accennare più volte alla lettera di complimenti di Chris Kermode, va detto che anche Ion Tiriac mi ha detto di aver ricevuta una dallo stesso Kermode un’altra lettera, anche essa ricca di entusiastici apprezzamenti. Le lettere di complimenti non costano nulla. I politic ne scrivono a iosa. Che, tutto ciò detto, il torneo di Roma abbia fatto grossi progressi dacchè c’è la Coni Servizi che svolge un ruolo molto attivo, partendo da una situazione da bonificare come quella del Foro Italico semi-abbandonato, non solo non l’ha mai negato nessuno, ma anzi è stato più volte ribadito qui su Ubitennis e in occasioni pubbliche..

Sul fatto che poi i giocatori preferiscano Roma a Madrid, altro cavallo di battaglia di Binaghi, tornerò prossimamente. Posso anticipare e garantire che per le tenniste, i loro staff, i loro agenti, non è così, per i motivi di cui sopra. Alle tenniste piacciono fino ad un certo punto i monumenti, e i buoni ristoranti ci sono anche a Madrid. Per far shopping più soldi non guastano. Ma …una cosa alla volta.

Però chiunque si autocelebri e sostenga che l’immagine degli Internazionali BNL d’Italia sia nel mondo la migliore possibile -e fino a prova contraria l’immagine all’opinione pubblica la diffondono per primi proprio quei media che scrivono quel che hanno scritto del torneo di Roma (non appena sono arrivato al Roland Garros la capufficio stampa Dorothée Leconte mi ha subito fatto un accenno alla situazione romana…) , a mio avviso farebbe meglio ad informarsi…su quei pochissimi media che informano davvero senza laccioli, prebende e cortigiani. Chiedetevi, cari lettori, come mai di questa lettera, ricevuta da diversi colleghi italiani, non sia mai stato fatto cenno da alcuno. Tutti impossibilitati? Buona lettura.

La Lettera

A Stacey Allaster (chief executive officer della Wta) e Chris Kermode (chief executive dell’ATP)

Cari Stacey e Chris,

Probabilmente siete consapevoli delle lamentele ricevute nel corso degli anni riguardo i servizi per i mass media e il loro trattamento generale agli Internazionali BNL d’Italia a Roma. Ogni anno i singoli giornalisti (e qui credo si possa tranquillamente ritenere che si allude a…Ubaldo Scanagatta; n.di UBS) , l’International Tennis Writers Association e anche i team responsabili della comunicazione della WTA e dell’ATP si lamentano. Roma è anche un argomento di discussione ricorrente agli incontri della commissione dell’International Tennis Federation, che ha scritto agli organizzatori del torneo per protestare. Comunque, di anno in anno non è cambiato in meglio quasi niente, che è il motivo per cui vi stiamo scrivendo.

Lasciateci illustrare prima gli aspetti positivi di Roma. Primo, la disponibilità dei mezzi di trasporto per i media è eccellente (tra le migliori del circuito). Secondo, lo staff nell’area degli uffici dei giornalisti è gentile e collaborativo. Non ci lamentiamo su qualcosa che riguarda loro.

Al centro dei nostri problemi, comunque, c’è la location ridicola dell’area degli uffici dei giornalisti, che è un fatiscente edificio raggiungibile in 5-7 minuti a piedi dal campo centrale e in 10 minuti a piedi dagli altri campi. La stanza delle interviste si trova all’interno del campo principale. L’attuale a location degli uffici dei giornalisti è chiaramente una violazione del codice dell’ATP, in cui si dice che gli uffici dei giornalisti dovrebbero trovarsi il più vicino possibile agli spogliatoi e alla sala interviste.

Ci sono occasioni in cui i giocatori vengono annunciati in conferenza stampa “immediatamente” o “tra due minuti”, rendendo assolutamente impossibile arrivare in tempo dall’area dei cronisti. Alcune volte non ci sono neppure questi avvisi. In molte altre occasioni i giocatori arrivano in ritardo alla conferenza stampa: ciò significa che tutti noi abbiamo sprecato ore ad aspettarli al campo centrale quando avremmo potuto lavorare nei nostri uffici.

Dobbiamo evitare tutta la gente per arrivare all’ingresso dei giornalisti al campo principale. La maggior parte delle volte va bene, ma all’inizio del torneo, quando i giocatori venivano intervistati nel giardino davanti all’ingresso dei media, c’erano spesso folle di fan a bloccarci il passaggio e avevamo l’accesso negato altrove.

I team responsabili della comunicazione dell’ATP e della WTA hanno gli uffici nell’area dei giornalisti, ma, comprensibilmente, non li usano mai, perché devono stare vicino agli spogliatoi o nelle sale dei giocatori. Questo significa che lo staff della comunicazione non è a portata di mano per rispondere a domande o per discutere della conferenza stampa o per interviste. Si deve fare quasi tutto via messaggio o via e-mail.

Quello che è particolarmente fastidioso è il fatto che ci sia chiaramente lo spazio per molti giornalisti per trovar loro un posto su campo centrale. I fotografi e alcuni giornalisti radiofonici hanno sede lì e c’è ovviamente ancora spazio a disposizione.

Quello spazio extra è stato creato dall’apertura di una nuova sala dei giocatori in un altro edificio. Nonostante noi si abbia accesso a questo, non possiamo entrare alla sala dei giocatori (players-lounge) che si trova nella struttura del centrale.. Questo è il luogo dove passano il tempo la maggior parte dei migliori giocatori e i loro team, perché verrebbero assaliti dal pubblico se andassero verso la nuova sala. Roger Federer ne ha parlato in una conferenza stampa. Comunque, non siamo autorizzati ad entrare nella vecchia area, e la cosa ci mette molto in difficoltà, ogni volta che vorremmo parlare con lo staff dei giocatori.

Non ci sono traduzioni in italiano delle conferenze stampa, il che rende difficile la copertura del torneo per i giornalisti italiani. Non ci aspettiamo necessariamente le trascrizioni delle conferenze stampa in inglese, ma quelle che vengono fornite sono spesso inaccurate e incomplete e di solito in ritardo.

Alcuni servizi degli uffici dei giornalisti sono una sciagura: le sedie sono scomode e le postazioni di lavoro sono piccole; è un edificio vecchio. Quest’anno è crollato il soffitto in una tromba delle scale. Le stanze sono spesso calde e senza aria. La scala anti-incendio di metallo che usiamo per entrare e uscire dall’edificio è deformata e può essere molto scivolosa se è bagnata; il wifi è inaffidabile (rispetto a quella del campo centrale); alcune tv nelle stanze dei media hanno solo lo schermo, senza i comandi. L’unico modo per cambiare è con un telecomando, che non ci hanno dato; non vengono fornite le statistiche post-match; le stanze sono sporche, con la spazzatura che viene lasciata alcune volte nel cestino fino al giorno dopo; solitamente non ci sono asciugamani in tessuto, di carta o elettrici nei bagni e spesso manca la carta igienica. Se c’è la carta igienica, è costituita da grandi rotoli lasciati nello stanzino senza essere messi nel distributore; il cibo disponibile da acquistare nell’area dei media è estremamente limitato e non ci sono cibi caldi; l’acqua c’è a intermittenza. Ci sono giorni in cui non è disponibile l’acqua fino a tardi; alcuni commentatori radiofonici avevano grandi difficoltà ad organizzare una cabina di commento.

Roma può essere un grande torneo per gli spettatori, ma di tutto il circuito è l’evento più problematico da coprire per i giornalisti.

I servizi per i mass media non rendono davvero merito sia al torneo sia ai due circuiti Atp e Wta Considerando la levatura del torneo (Master 1000 nel circuito maschile e evento Premier WTA) riteniamo che questi servizi siano davvero inaccettabili.

Vi imploriamo di fare qualcosa a riguardo.

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La versione originale della lettera inviata ai vertici di Atp e Wta

To Stacey Allaster and Chris Kermode

Dear Stacey and Chris

You are probably aware of the complaints over many years about the media facilities and general treatment of the media at the Internazionali BNL d’Italia tournament in Rome. Every year complaints are made by individual journalists, by the International Tennis Writers’ Association and even by the communications teams at the WTA and ATP. Rome is also a regular topic of discussion at meetings of the International Tennis Federation’s media commission, which has written to the tournament organisers to complain. However, from year to year almost nothing changes for the better, which is why we are writing to you.

Let us first state the good points about Rome. Firstly, the transportation arrangements for the media are excellent – among the best on the tour. Secondly, the staff in the media centre are kind and helpful. We have no complaints whatsoever about them.

At the heart of our problems, however, is the ridiculous location of the media centre, which is in a dilapidated building 5-7 minutes’ walk from the main stadium and 10 minutes’ walk from some of the courts. The interview room is located in the main stadium. The location of the media centre is clearly in breach of the ATP rule book, which states media centres should be as near as possible to the locker rooms.

There have been occasions when players have been announced in press conferences “immediately” or “in two minutes”, making it absolutely impossible to get there in time from the media centre. Sometimes there is no announcement at all. On many other occasions players have been late for press conferences, meaning that all of us have wasted hours waiting in the main stadium when we could have been at our desks working.

We have to dodge round temporary barriers to get to the media entrance in the main stadium. This is OK most of the time, but at the start of the tournament, when players were being interviewed in the garden area just in front of the media entrance, there were often big crowds of fans blocking our way through and we were denied access elsewhere.

The ATP and WTA communications teams have offices in the media centre but, understandably, they never use them, because they need to be around the locker rooms or players lounges. This means that the communications staff are not on hand to answer any queries or to discuss press conference or interview requests; almost everything has to be done by text or email.

What is particularly annoying is the fact that there clearly is room for many journalists to be based in the main stadium. Photographers and some radio reporters are based there and there is obviously more space available.

That extra space has been created by the opening of a new players’ lounge in another building. While we have access to this, we do not have access to the old players’ lounge in the main stadium. This is where most of the top players and their entourages spend their time, because they would be mobbed by the public if they walked across to the new lounge; Roger Federer talked about this in one of his press conferences. However, we are not allowed access to the old area, which makes it very difficult if we want to talk to the players’ entourages.

There is no translation into Italian of any press conferences, which makes covering the tournament very difficult for Italian journalists. We do not necessarily expect transcripts from press conferences, but the ones provided are often inaccurate and incomplete and usually very late.

Some of the facilities in the media centre are a disgrace:

The chairs are uncomfortable and the work stations are cramped;

It is an old building. This year the ceiling collapsed in one of the stairwells. The rooms are often hot and airless. The metal fire-escape staircase we use to get in and out of the building is warped and can be very slippery when wet;

The Wifi is unreliable (as it is in the main stadium);

Some of the TVs in the media rooms are just monitors, without controls. The only way to change them is with a remote control, which we are not given;

No post-match statistics are provided;

The rooms are dirty, with rubbish sometimes left in the bins overnight;

There are usually no towels or hand-drying facilities in the toilets and there is often a lack of paper. When paper is provided, it is in the form of large rolls which are just left in the cubicles without being fed into the dispensers;

While there is some food available for purchase in the media centre, it is extremely limited, with no hot food;

Water is provided only intermittently. There have been days when no water is available until late inthe day;

Some radio commentators had great difficulty organising a commentary box.

Rome may be a great tournament for spectators but it is the most challenging event on the whole tour for media to cover. The media facilities do no credit whatsoever either to the tournament or the two tours. Considering the stature of the tournament – as a Masters 1000 on the men’s tour and as a Premier WTA event – we feel the media facilities are quite unacceptable. We implore you to do something about it.

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Coppa Davis

Coppa Davis: quell’annuncio tardivo di qualcosa che sapevamo tutti… Anche Berrettini out

L’Italia si ritrova outsider a Malaga nell’anno che ci faceva sognare una seconda insalatiera. Storia di una stagione falcidiata dagli infortuni

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Gli infortuni di Berrettini

Gli infortuni di Sinner

Mentre a Torino, a poche ore dalla finale ATP Djokovic-Ruud (3-0 i precedenti, tutti italiani e tutti a favore di Djokovic che non ha mai perso un set con il norvegese), Angelo Binaghi tirava la giacchetta ai tre ministri presenti, Abodi, Zangrillo e Santanchè, invocando più soldi per la sua già ricca federazione, arrivava da Malaga la notizia ufficiale più scontata e che colpevolmente non abbiamo dato prima pur conoscendola benissimo: dopo Jannik Sinner anche Berrettini non scenderà in campo contro gli Stati Uniti di Fritz, Tiafoe, Sock e Paul giovedì 24 novembre.

Matteo non si era quasi più allenato e lo si sapeva. Non si capiva che senso avesse continuare a mantenere una cortina di silenzio riguardo alla sua partecipazione.  Da Napoli in poi, quando si erano manifestati i primi sintomi di una (supposta) fascite alla vigilia della finale poi persa con Musetti tutti sapevamo che non era praticamente più riuscito ad allenarsi seriamente.

Su quanto accaduto a Napoli era venuta fuori una ridda di voci. Compresa quella che gli sarebbe stata praticata una iniezione che avrebbe procurato del pus e un’infezione. Voce smentita ma che aveva preso piede (è il caso di dire…). Chi aveva parlato di vesciche era stato smentito da alcuni, ma non da tutti. Il rigonfiamento del piede pareva garantito, stando ad alcune voci di spogliatoio. Ma alla fine, quale che fosse il fastidio, per almeno due settimane Matteo non era stato in grado di allenarsi. Poi era andato a Barcellona, dalla equipe medica del quale lui molto si fida togliendo inevitabilmente altro spazio agli allenamenti che relativamente agli arti inferiori non conveniva neppure fare per non compromettere ulteriormente la possibilità di recupero. Un’Odissea.

 

Poiché Ubitennis aveva dato in anteprima la notizia del forfait di Sinner, mi sembrava spocchioso – e quasi malaugurante – arrivare primi anche nel segnalare i malanni di Matteo, ma da giorni ci si chiedeva soltanto che cosa si aspettasse ad annunciarlo.

E oggi ci si può forse chiedere, pur apprezzando il gesto, che senso abbia che Matteo vada a Malaga. Forse che se l’Italia di Musetti e Sonego facesse il miracolo contro gli USA, da qui a sabato prossimo Matteo potrebbe recuperare per giocare la semifinale contro chi vincerà fra Canada e Germania? Onestamente non mi sembra pensabile. Né ragionevole. Solidarietà da teammate quindi? Forse. Ma a Sinner non è passato neppure per l’anticamera del cervello.

E’ inevitabile che a giocare i singolari siano adesso i due Lorenzo, Musetti e Sonego, sebbene anche quest’ultimo, giulivo reduce da una settimana alle Maldive laddove pensava che la sua annata tennistica si fosse conclusa, non sarà certo al massimo.

Sonego è stato convocato in fretta e furia quando Sinner ha detto che non ce l’avrebbe fatta. L’abbiamo visto allenarsi in recupero a Torino, allo Stampa Sporting, in maniera decisamente blanda, quasi temesse di potersi far male lui pure. Però una volta che Volandri gli ha chiesto di mettersi a disposizione soltanto un Sonego fuori condizione potrebbe essere accantonato per far posto a Fognini, reduce da un’annata no. Per la verità nel 2022 non ha brillato nessuno dei due: Sonego oggi è n.46 del mondo e aveva chiuso il 2021 a n.27, Fognini si trova 10 posti più giù, n.56 e 10 posti più giù era anche a fine anno rispetto a Sonego: n.37. Insomma hanno perso una trentina di posti ciascuno, mentre gli americani hanno visto salire vertiginosamente sia il ranking di Fritz, da n.23 a n.9, sia di Tiafoe da n.38 a n.19. Fino a due mesi fa era migliore il ranking dei due azzurri rispetto a quello dei tennisti “Made in USA” e senza sottovalutare le chances di Fognini e Bolelli, quasi quasi si riteneva che il punto più difficile da sostenere fosse quello del doppio, chiunque degli americani giocasse al fianco dello specialista Sock, anche se non è stato convocato da capitan Mardy Fish Ram che ha appena trionfato con l’inglese Salisbury nelle finali ATP superando il duo olimpionico e croato, Pavic e Mektic 7-6,6-4.

Insomma da squadra superfavorita che era, quella azzurra adesso è certamente un outsider alla fine di quest’annata che non ha davvero risparmiato nessuno dei due tennisti meglio classificati d’Italia, il n.15 Atp Sinner e il n.16 Berrettini. Due ex top-ten, best ranking n.6 Matteo e n.9 Jannik, che hanno giocato troppo pochi tornei per potersi mantenere sui livelli di un top-10. E traditi entrambi da Wimbledon: Jannik perché i punti ATP che avrebbe meritato non glieli hanno dati, Matteo perché si è beccato il COVID alla vigilia dei Championships nei quali l’anno prima aveva fatto finale.

Lorenzo Musetti ha dato il meglio di sé in Coppa Davis ma contro questo Fritz che ha giocato alla pari con tutti i più forti dei “Maestri” a Torino, cedendo solo dopo un doppio tiebreak al cospetto di Djokovic (dopo essere stato un break avanti nel finale del secondo set), il suo compito sarà durissimo. Per non parlare di quello di Sonego contro Tiafoe. Insomma, l’unica Coppa Davis vinta dall’Italia nel 1976, 46 anni fa, con tutta probabilità resta ancora…l’unica. E invece io quest’anno ci speravo proprio in una seconda.

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ATP

Intesa Sanpaolo ATP Next Gen. Questo penso sul torneo di Milano. Che cosa farei fra un anno… sapendo i conti economici di queste 5 edizioni milanesi

Sei incontri al giorno, due di doppio, due di Next Gen, due di top-players. E under 19, non più under 21. Il diffuso gusto del talent scout. La crisi dei Carneadi del doppio

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Jiri Lehecka e Brandon Nakashima - 2022 Next Gen ATP Finals (Foto Giampiero Sposito/FIT)

Sono cominciate le ATP Finals e magari arrivo fuori tempo, ma vorrei dire quel che penso del torneo under 21 di Milano, le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP che si sono appena concluse con la netta vittoria dell’imbattuto Brandon Nakashima.

Per prima cosa ricordo che questa quinta edizione è l’ultima che era prevista a Milano. E per seconda cosa che il calendario ATP del 2023 prevede che il torneo Next Gen si disputi nella stessa settimana delle ATP Finals.

Ritenere che la Federtennis riesca ad organizzare i due eventi nella stessa settimana in due città diverse, Torino e Milano, è abbastanza improbabile, se non proprio impossibile.

 

E non si potrebbe allora giocare tutto a Torino in 8 giorni, con le partite del round robin spalmate in sei giorni, al ritmo di due al giorno? Semifinali il sabato, finale la domenica.

Vorrebbe dire, mantenendo in vita il doppio cui l’ATP è praticamente obbligata non abbandonare – anche se i nomi di molti doppisti sono del tutto sconosciuti alla massa degli spettatori che non pagherebbero il biglietto per vederli  giocare  sebbene lo spettacolo sia in sé  tutt’altro che disprezzabile – che si dovrebbero giocare nei primi 6 giorni e ogni giorno 2 match next gen, due match di doppio, due match dei magnifici otto.

Sei partite al giorno, insomma, tre a partire dalle 10,30 per cercare di mettere in campo la partita di due potenziali “Maestri”, entro le 14.30. E dare il via alla sessione serale per gli altri tre match intorno alle 18.30.

Mediamente gli incontri di doppio e quelli dei Next Gen si concludono nell’ambito dell’ora mezzo, un’ora  e tre quarti. Il derby Passaro-Arnaldi durato 2h e 38 m, o i 5 set di Nakashima Arnaldi per 5 set è durato di più, 2 ore e mezzo, ma sono state eccezioni.

Per fare un ragionamento valido bisognerebbe conoscere quali siano esattamente le spese affrontate dalla FIT per Next Gen (montepremi, affitto Palalido, macchina organizzativa, con tantissime persone, personale) e quali siano gli incassi derivanti da biglietteria, diritti tv, vari sponsor.

Ricordo che mi fu detto che le prime edizioni (Due? Tre?) del Next Gen non furono… – se non proprio un bagno di sangue – certamente non un successo economico.

E queste ultime? Mah.

Sarebbe giusto, credo, avere informazioni precise, se non dettagliate voce per voce, di che cosa esce e che cosa entra nel bilancio federale del torneo. Per poi prendere una posizione ragionata e ragionevole.

Perché se uno pensa che rinunciare a un incasso della biglietteria e dei diritti tv, fosse antieconomico (ma non credo…) allora perderlo per trasferire tutto a Torino potrebbe risultare poco intelligente.

Di certo la Federtennis non darà queste infos al sottoscritto, perché Ubitennis può continuare a promuovere il tennis con 18 articoli al giorno, 5.000 l’anno facendo sforzi considerevoli e – consentitemi di dire – regalando agli appassionati prodotti giornalistici di buona qualità, ma per la FIT Ubitennis resta un nemico pubblico da ostacolare, negandogli con varie scuse poco credibili un congruo numero di accrediti stampa  che servirebbero soltanto a promuovere ancor meglio lo sport della racchetta, attraverso il nostro sito che ha numeri davvero importanti. Pazienza. Vero che non facciamo sviolinate a nessuno, ma farle mi sembrerebbe un tradimento professionale e deontologico. Io non dispero di poter contare, un giorno o l’altro, sull’intelligenza dei miei interlocutori. Prima o poi ci arriveranno.

Il torneo Intesa Sanpaolo Next Gen è certamente piaciuto tantissimo ai ragazzini. Fondamentalmente per un problema di concentrazione. Tenerla per un set e magari per più di un’ora è chiedere troppo a ragazzi delle SAT e di scuola compresi fra i 10 e i 14 anni.

Per loro venire al tennis è una festa con la musica a palla, le scritte cubitali che ricordano il setpoint, il matchpoint, l’ace al rullar di tamburi, l’out gridato dal giudice elettronico, la close call, il breakpoint, il no-ad, la palla game che è game-point per entrambi gli avversari.

Impossibile per i ragazzi sugli spalti, quando si ritrovano in quell’atmosfera rovente,  non prendere le parti di uno dei due tennisti, anche quando nessuno dei due è italiano.

E anche i tennisti, sebbene dicano tutti (o quasi) che prediligono il tennis classico, si ritrovano in un’atmosfera diversa, unica, mai sperimentata altrove. Alla fine si divertono alla grande, anche se lo stress procurato da quei ritmi concitati è davvero notevole.

Ma vale la pena subirlo se un Nakashima può mettersi in tasca 430.000 dollari quando per aver vinto il torneo ATP 250 di San Diego, la sua home town, aveva dovuto accontentarsi di 92 mila dollari. Meno di un quarto. E ragazzi come Passaro che ha vinto 108 mila dollari o come Arnaldi (80.000) si mettono in tasca soldi che consentono loro di pagarsi tutta una stagione per loro e il loro team.

La validità tecnica di questi match del Palalido è abbastanza discutibile, anche se abbiamo visto che a vincere il torneo sono in passato sempre stati signor giocatori, tennisti che poi sono diventati top-10. Tranne Chung, alludo a Tsitsipas, Sinner, Alcaraz. E vedremo che cosa farà Nakashima che ha dimostrato di essere di una solidità nervosa impressionante. Superiore. A Lehecka non gli ha fatto vincere un set su 6 manches.

Vi ricordo quanto ho già sottolineato nel video finale domenica scorsa: da Wimbledon (dove è arrivato negli ottavi dopo aver battuto Shapovalov) Nakashima ha vinto la bellezza di 16 tiebreak su 17!

Però se non si registra una netta superiorità la conclusione più frequente di queste partite, se il match è equilibrato, approda al tiebreak sul 3 pari.

Mentre nei set tradizionali c’è la possibilità di vincere un set arrivando a 6 con due game di scarto, e solo sul 6 pari si va al tiebreak, nella formula NextGen chi arriva per primo a 3-1 non ha vinto un bel nulla, mentre se ciascuno dei due contendenti tiene 3 turni di servizi si arriva al 3 pari e all’inevitabile, quasi scontato tiebreak.

E’ certo vero che in termini di promozione il torneo Next Gen avvicina al tennis tanti giovanissimi, glielo fa scoprire, li entusiasma, anche quando fanno quasi soltanto la caccia agli autografi… Si formano anche così i tennisti di domani. In termini di pura promozione del nostro sport il torneo Next Gen funziona alla grande. I ragazzini che sono stati a vedere quelle partite tornano a casa entusiasti e chiedono ai genitori di prendere lezioni e cominciare a giocare a tennis.

Un altro punto da discutere è il limite anagrafico. Si riapre un discorso già fatto all’epoca in cui i diciassettenni Wilander, Becker, Chang vincevano gli Slam adulti pur essendo under 18.

Che senso aveva un torneo junior vinto anche da alcuni nostri tennisti, Pistolesi, Galimberti e altri, quando i più forti junior vincevano già gli Slam?

Mi sono molto divertito a vedere a Milano la lotta furibonda fra i due grandi amiconi  Passaro e Arnaldi, entrambi ventunenni. Alle loro casse ha certo giovato partecipare alle Intesa Sanpaolo Next Gen – buon per loro! – però mi avrebbe più incuriosito osservare dei ragazzi del 2003 (o 2004) per poter intravedere le loro prospettive.

Quelli sono davvero Next Gen, mentre i 21nenni sono “current” Gen. Forse con minor avvenire anche se è vero che i “nostri prodotti locali” sono spesso maturati con qualche ritardo, ad eccezione di Sinner e Musetti.

Ma gente come Draper, come Nakashima, non sono più “future prospect. Sono realtà contemporanee. Hanno già vinto montepremi importanti, giocano nel circuito ATP ai più alti livelli. Nakashima ha fatto terzo turno a Parigi e New York, ottavi a Wimbledon…

Insomma io abbasserei il limite di età. A 19 anni.

Nel caso di un torneo Next Gen che si disputasse insieme al Masters finale dell’ATP per i magnifici 8, forse metterei in campo per primi al mattino i giocatori del doppio. Alle 10,30 del mattino. E poi i Next Gen verso mezzogiorno. E poi le mega star, intorno alle 14 o 14,30. Stesso iter per la sessione serale, a partire dalle 18 circa. Sì, perché gli appassionati di tennis hanno il gusto del talent scout, gli piace “scoprire” qualche talento per poter dire un giorno: “Io l’avevo detto che Tizio diventava davvero forte…!”

Mi chiedo oggi chi conosca e riconoscerebbe per strada, Heliovaara, Glasspool, Arevalo, Salisbury, giusto per citarne alcuni dal cognome più improbabile…, ma perfino la coppia n.1 del mondo formata da Skupski e Koolhof quanti sono gli appassionati che li riconoscono? Che sanno se uno è mancino oppure destro?

E allora capisco bene che l’associazione dei tennisti, ATP, voglia proteggere in qualche modo la specie in estinzione dei panda-doppisti, perché si tratta di tanti posti di lavoro per giocatori che a volte hanno anche più di 40 anni…

Io sono stato sempre un fanatico del doppio perché lo giocavo molto meglio del singolare. Ho vinto due volte i campionati italiani di seconda Categoria, nel ’72 e nel ’75 con due compagni diversi (Maurizio Bonaiti e Pullino Pellegrini) e sono stato finalista una terza volta. E quando al torneo ATP di Firenze ho visto Sonego e Vavassori giocare un grande match contro Dodig e Krajicek mi sono divertito moltissimo. E così il pubblico che naturalmente faceva un tifo pazzesco per i due azzurri (sconfitti solo al tiebreak del terzo set).

Però secondo me l’ATP deve preoccuparsi primariamente di sostenere la nuova linfa. Più i ragazzi promettenti che i doppisti.

Un ragazzo tipo Nardi, e suoi coetanei del 2003 – mica sono tutti come Rune – va sostenuto e incoraggiato anche economicamente. Non ho niente contro due bravissimi ragazzi come Passaro, Arnaldi e loro coetanei, ma difficilmente questi ragazzi diventeranno top-ten. O top 20.  Ovvio che io lo auguri a entrambi. I progressi straordinari che hanno fatto in un anno – Passaro da 600 ATP a ridosso dei primi 100 – la dicono lunga sulle qualità che comunque hanno messo in mostra.

E scommetterei che se accadrà che questi due salgano ancora alla grande, inserendosi fra i top20, o nei pressi, non vedranno l’ora – insieme ai loro coach – di incrociarmi per dirmi: ”Hai visto Ubaldo, tu che non credevi in me?”.

E allora a questo punto devo aggiungere – per onestà intellettuale – che quando vidi per le prime volte Andreas Seppi, ma anche Renzo Furlan che non aveva davvero un fisico da marcantonio né colpi che strappavano la racchetta dalle mani dei loro avversari – nessun power tennis – onestamente non pensavo davvero che sarebbero arrivati fra i primi 20 del mondo e avrebbero fatto l’eccellente carriera che invece hanno fatto.

Quindi guai se coach Tarpani e coach Petrone si arrendessero di fronte alle mie previsioni non troppo ottimistiche. Spero proprio di sbagliarmi. 

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Editoriali del Direttore

“Tiafoe e Sock due veri trogloditi per sparare addosso a Federer e Nadal”. Lo ha detto Panatta. Non sono d’accordo, ma Panatta è Panatta…

Le parole di Adriano Panatta, che trovo “populiste” anche se può dire quello che vuole, pesano più della mia opinione. Totalmente contraria. Forse sbaglio, ma credo che Roger Federer la pensi come me

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Roger Federer (destra) con Rafael Nadal (sinistra) - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)

L’addio di Roger Federer al tennis giocato – anche se solo a quello agonistico – ha fatto scrivere fiumi di parole. (Non era il titolo di una canzone che vinse il festival di Sanremo?). Più mari che fiumi, a dire il vero. Era inevitabile che fosse così trattandosi del personaggio tennistico più carismatico del terzo millennio. E probabilmente non solo di quello.

Pensare di poter scrivere ancora qualcosa di originale, di inedito, su Roger, sulla sua carriera e su quello che ha significato per il tennis sarebbe estremamente presuntuoso. E io, pur tirato per la giacchetta da diversi affezionati lettori che mi hanno rimproverato di aver scritto poco dacché Roger ha dato il suo fatidico annuncio – questo però l’ho scritto – non credo sia il caso di aggiungere tante altre parole, tanti altri elogi più o meno scontati.

L’importante era dare spazio al suo ritiro, pubblicare molti articoli, scritti anche meglio del mio, su Ubitennis. E quando me l’hanno chiesto, ho accettato di rispondere a varie radio e TV che hanno voluto interpellarmi.

 

Posso semmai dire quel che potevate intuire anche se non ve l’avessi detto io: e cioè che ogni partita di Federer faceva schizzare i live di Ubitennis in termini di commenti. Ogni giorno in cui giocava lui registravamo molte ma molte più visite che per gli altri match. Era facilissimo rendersene conto guardando i dati delle visite negli Slam, quando lui giocava un giorno sì e uno no.

 Ogni articolo che lo riguardava, nei giorni buoni come quelli meno buoni, veniva – e viene – più letto di quasi tutti gli altri. Anche dei tennisti italiani. È stato un campione transnazionale. Salvo quando ha giocato in Spagna contro Nadal, ha giocato sempre in casa. Perfino a Londra contro Andy Murray, in certe occasioni.

Quando dico, di conseguenza, che Roger ci mancherà, e ci mancherà molto, è una constatazione certamente sentimentale e ricca di sincero affetto. Ma non solo.

Devo però anche confessare in tutta onestà che se nel 2016, quando lui per via dei suoi primi seri guai fisici ebbe una pessima annata dominata nella prima parte da Djokovic e nella seconda da Murray, temevo che l’inevitabile declino di Federer avrebbe avuto pesanti ripercussioni sugli indici di presenze dei lettori su Ubitennis, poi invece mi sono potuto tranquillizzare. 

E non solo perché il tennis ha sempre dimostrato di essere sempre più forte di tutti i suoi campioni, anche quelli più straordinari e di non risentire poi eccessivamente della scomparsa agonistica di Laver e Newcombe, di Nastase e Smith, di Borg e McEnroe, di Lendl e Connors, di Becker e Edberg, di Sampras e Agassi. Quindi reagirà anche alla “scomparsa” agonistica di Federer, Nadal, Djokovic.

Infatti fra il 2017 del suo grande e certamente abbastanza inatteso ritorno di Federer insieme a quello di Nadal (in quell’anno hanno vinto 2 Slam ciascuno) e poi il 2018 con la semifinale al Roland Garros di Cecchinato che – l’ho scritto mille volte – ha dato l’abbrivio alla rinascita del tennis italiano caratterizzata dagli exploit di Berrettini, Sinner e poi Sonego e Musetti, ho capito che Ubitennis sarebbe sopravvissuto persino all’abbandono di Federer.

Anche sulla celebrazione federeriana di venerdì notte durante la prima giornata di Laver Cup avrete visto e letto e di tutto. Su Ubitennis e altrove.

Io voglio accennare soltanto a una serie di commenti che mi sono giunti all’orecchio, prima da un amico tifoso di Federer che stimo, ma il cui commento non condivido, anche se poi a quello si è accodato uno assai più pesante, firmato Adriano Panatta.

Questo caro amico mi ha scritto sul mio whatsapp: ”Ma io dico… organizzi tutto per dare l’addio a uno dei più grandi giocatori della storia del tennis e gli fai perdere l’ultima partita con Tiafoe che gli tirava addosso a lui e a Nadal??? Da tifoso di Federer trovo che abbia rovinato la serata… in una esibizione come quella di venerdì credo che possa essere abbastanza normale e non disdicevole mettersi d’accordo… soprattutto per una occasione così.

Sui social ho poi trovato una miriade di commenti sullo stesso tono e assai critici nei confronti di Frances Tiafoe, reo di aver centrato Federer con una pallata e di non essersi risparmiato con le sue bombe di risposte. mettendo in difficoltà evidente sia Federer sia Nadal. Come del resto Jack Sock che sul matchpoint per il World Team (che avrebbe poi vinto 13-8 la sua prima Laver Cup su Team Europe grazie alla rimonta compiuta nell’ultima giornata quando le 3 vittorie valevano 3 punti ciascuna) ha infilato Rafa Nadal, reo di essersi mosso dal lungolinea con troppo anticipo.

A un certo punto, durante un cambio di campo, ho sentito Nadal che confessava ai suoi compagni di squadra: “Gioco poco il doppio e ho giocato poco ultimamente, ma non riesco a vedere in tempo dove va il dritto di Sock!” 

Io, prima di sapere che cosa avesse detto Panatta, avevo risposto così a questo mio amico: “Rispetto il tuo parere, ma resto dell’idea che il miglior modo di rispettare lo sport e uno sportivo è quello di dare in ogni occasione il meglio di se stessi. E vincere se si può. È un po’ il discorso di chi era solito consigliare a un giocatore molto più forte di non dare 6-0 all’avversario ma di fargli fare un game per non umiliarlo. Secondo me regalargli quel game – anche sapendo nasconderlo – era una umiliazione ancor peggiore.

Tieni poi presente, amico mio, che Roger è il co-organizzatore della Laver Cup – lo sarà anche negli anni prossimi – e si è sempre esposto per dimostrare che il suo evento è vera competizione, che i giocatori si battono fino all’ultimo per orgoglio e prestigio. Non giocano la Laver Cup, sebbene non ci siano punti e soldi al di fuori degli ingaggi, come se fosse una esibizione. Al suo primo avvento la Laver Cup fu considerata da molti opinionisti una mezza baracconata. Se il doppio americano avesse perso apposta, ecco che il discorso avrebbe potuto riaprirsi. E Federer più di chiunque altro non lo avrebbe voluto. Avrebbe semmai voluto trasformare il matchpoint con un ace, questo sì e di sicuro. Ma non ne è stato capace e il matchpoint è sfumato. Lui stesso, parlando con i propri compagni al cambi campo ha ironizzato: ‘Avete visto come sono stato lento?’ e ci ha fatto una risata sopra”.

Ciò scritto e sostenuto a chiare lettere, anche se io ritengo che Federer (e nessuno del suo team organizzativo) mai avrebbe potuto invitare (e neppure suggerire) Tiafoe a “non tirargli addosso” – vi immaginate se un giorno quello scavezzacollo avesse rivelato un imbarazzante retroscena del genere? – forse se Tiafoe avesse un tennis meno di potenza e più di tocco nella risposta magari sia lui sia Sock avrebbero sparato meno cannonballs. Tiafoe un gran tocco ce l’ha solo a rete (ma anche in qualche lob): ha fatto drop-volley fantastiche. Altro che troglodita!

Ma quando si gioca, e soprattutto in doppio quando si ha pochissimo tempo per riflettere e reagire e perfino in doppio misto si impara a indirizzare i proprio colpi più violenti sulla donna pur rischiando l’accusa di scarso fair-play, i casi sono due: o si gioca per vincere oppure no.

Al mio amico ha fatto eco, assai più pesante e meno delicato, anche Adriano Panatta al meeting organizzato dalla Gazzetta a Trento. Adriano ha detto:

“Ho trovato di cattivo gusto, volgare e villano che quei due americani tirassero a tutta forza in faccia a Federer e Nadal… Lo fanno solo perché non sono capaci di fare altro.  Non sanno minimamente cos’è il tennis. Nemmeno lo possono capire. Sono dei trogloditi del tennis, ma soprattutto due villani nei confronti di due campioni del calibro e dell’educazione di Federer e Nadal. Ho pensato: Dio perché non mi dai la possibilità di entrare in campo come quando avevo 25 anni…”.

Secondo me sono commenti… populisti. Che troveranno un mare di consensi fra i tifosi di Federer. E fra gli estimatori a scatola chiusa di Adriano Panatta. Ma che, mi permetto di ipotizzare, non troverebbero il consenso dello stesso Federer.

Il tennis della Laver Cup non doveva trasformarsi nel… wrestling, sport nel quale i protagonisti sul ring si mettono d’accordo nel fare più spettacolo possibile, ma il vincitore è già deciso in partenza. E di solito vince l’attore più apprezzato, più amato dal pubblico, perché così vuole lo show.

Federer avrebbe preferito vincere, questo è sicuro, perché non c’è campione che ami perdere. Ma non avrebbe preferito vincere grazie a un gentile omaggio degli avversari.

Jack Sock – vorrei dire a Panatta – è un campione, non un troglodita. Panatta è stato ingeneroso e ingiusto, o forse disinformato

Nonostante mille infortuni abbiano danneggiato la sua carriera, fermandolo per più anni, Jack Sock è stato n.8 del mondo in singolare e n.2 in doppio: ha vinto in questa specialità due volte Wimbledon, 2014 e 2018, una l’US Open 2018 in mezzo a 17 tornei… più i 4 da singolarista incluso un Masters 1000… e alle finali ATP 2017 lui è giunto in semifinale. Quando nessun italiano era riuscito a vincerci un match prima di Berrettini e Sinner. Nei doppi Sock ha anche conquistato una medaglia d’oro e una di bronzo alle Olimpiadi di Rio. Insomma, magari l’Italia avesse avuto trogloditi come lui. Che non tira solo forte, anche se il suo dritto fa paura, ma ha dimostrato anche pregevolissimi colpi di tocco sottorete. Nessun tennista, se non erro, ha procurato tanti punti al proprio team quanti Jack Sock nei 5 anni di Laver Cup… tanto che forse Europe Team, che pure schierava i Fab Four (a mezzo servizio…) in futuro dovrebbe probabilmente pensare a selezionare almeno un grande doppista del suo stesso livello.

Quanto a Frances Tiafoe, che ha procurato al World Team nella Laver Cup, la vittoria decisiva annullando 4 matchpoint a Tsitsipas e vincendo tutti i tiebreak giocati, è giovanissimo, è fresco reduce da una semifinale all’US open dove ha costretto al quinto set (vincendo due tiebreak su due) il n.1 del mondo Carlos Alcaraz, tennista che Panatta ha mostrato di apprezzare più di ogni altro.

Che doveva fare il giovane Tiafoe, chiamato all’ultimo tuffo a rappresentare Team World? Tirare più piano quando lui è abituato a anticipare a tutta forza le risposte e le palle che gli arrivano corte a metà campo?

Frances ha dimostrato, nei recuperi sulle palle corte e a rete, di avere non solo gambe e potenza, ma anche straordinarie doti di tocco. Doveva giocare più piano quando poteva tirare forte? Ma allora tanto valeva arrendersi subito all’idea che, per malinteso senso del rispetto nei confronti di Roger Federer, bisognava perdere.

Ribadisco: a Federer per primo, e non solo a McEnroe o al sottoscritto, non sarebbe piaciuto. E anche se a pronunciare parole in libertà nel corso di un incontro organizzato non costa nulla, non condivido per nulla quel che ha detto Adriano e mi piacerebbe sentire prossimamente che cosa  pensano sull’argomento altri campioni che non si preoccupassero soltanto di mostrarsi “politically correct”. Sarei curioso di sentire anche Paolo Bertolucci, l’amico inseparabile di Adriano. La pensa come lui? Glielo chiederò, sperando che mi risponda.

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