Lettera all'ATP e WTA sulla vergognosa situazione della stampa agli Internazionali BNL d'Italia

Editoriali del Direttore

Lettera all’ATP e WTA sulla vergognosa situazione della stampa agli Internazionali BNL d’Italia

“Vi Imploriamo di fare qualcosa!”La pesantissima denuncia, spedita dall’ITWA, l’Associazione Internazionale Giornalisti, ricevuta anche da colleghi italiani “allineati e coperti” che l’hanno insabbiata, si chiude così. Ecco perchè Angelo Binaghi non rispose alla mia domanda sul so contenuto. “Location ridicola, servizi sciagurati, traduzioni inaccurate e tardive, sporcizia, conferenze stampa non annunciate e quindi perse, wi-fi traballanti, bagni sudici e senza carta igienica, accessi negati, statistiche mai pervenute…”. E’ quanto vi si legge

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La lettera che segue qui in basso, sia nell’originale inglese, sia nella traduzione italiana a beneficio di tutti i lettori di Ubitennis, sugli Internazionali non è stata scritta da Ubaldo Scanagatta, ma dai rappresentanti delle maggiori testate internazionali che seguono il tennis torneo dopo torneo, grandi e piccoli. Qualche lettore vada a rileggersi i commenti a quanto fu denunciato qui in quei giorni su Ubitennis e vedrà che eravamo stati molto più “teneri”.

Essa descrive quanto la nostra voce libera (cioè non condizionata da padrini politici e sponsor “censori” delle voci libere, forse nel timore di dispiacere al partner…) ha cercato di segnalare durante il torneo di Roma su Ubitennis.com. Questa testata lo ha fatto sia scrivendone sia intervenendo pubblicamente sull’argomento anche nel corso della conferenza stampa che BNL-BNPParibas tenne a Roma alla presenza del presidente del Coni Giovanni Malagò e di Diego Nepi Molineris. Oltre che rivolgendo una domanda poi in occasione della rituale conferenza stampa celebrativa di fine torneo al presidente della FIT Angelo Binaghi (“Ci può dire e commentare il contenuto della lettera scritta dall’ITWA ad Atp e Wta in merito alla situazione della stampa al Foro Italico?”) cui non venne data alcuna risposta.

 

Quando io ho scritto che tutti i colleghi stranieri si lamentavano, ricordo di aver letto post di qualche lettore che riteneva che io avessi esagerato. Invece – se leggete questa lettera – scoprirete che in realtà avevo minimizzato. Forse proprio perchè ad essere troppo spesso la sola voce fuori dal coro finisco per farmi condizionare al contrario. Eppure le mie orecchie hanno sentito qualcuno – e non lo cito sia per carità di patria sia per altri meriti in altre occasioni da me riconosciutigli– che quello di Roma era uno dei Masters 1000 meglio organizzati al mondo. Quel giorno Paolo Bertolucci commentò: “Ma com’è possibile dire una cosa del genere? Sono mai stati negli altri tornei?”.

Vero che chi lo diceva è uno che non ne ha visti molti, ma parlava con troppa sicumera – confidando probabilmente che non lo avrei smentito pubblicamente davanti a gente che in fondo non era troppo interessata ad approfondire l’argomento, soprattutto in quel contesto – per non affibbiargli oggi una piccolissima amichevole bacchettatina sulle dita.

Per giorni abbiamo sentito, ahinoi, Angelo Binaghi proclamare che il gap fra Roma e Madrid ogni giorno stava aumentando a favore di Roma. Nessun giornalista presente a Roma ha provato a sentire Manolo Santana direttore del torneo di Madrid, che pure era a Roma e sedeva spesso ospite d’onore accanto a Pietrangeli e Pericoli. Nè tantomeno ha provato a sentire un’altra campana, Ion Tiriac, il proprietario di Madrid, come ho fatto io oggi a Parigi.

Quei media “amici” allineati e coperti non hanno mai scritto una riga su quanto non andava, pur avendolo sotto gli occhi, vedendo cioè giorno per giorno, minuto per minuto, le stesse che sono scritte sulla lettera inviata ad ATP e WTA. Perchè? Non lo so, ma si potrebbe ipotizzare che qualche media abbia affari in semi-partnership con la Fit – e ne ritrasmette sul web le immagini “passate” da Supertennis – o perchè è più facile ottenere interviste da chi non si critica mai, o perchè si possono ottenere alcuni vantaggi di vario tipo, sconti sui prezzi degli stand, copie del giornale – in crisi come tutti – diffuse all’interno del Foro Italico, o pro bono pacis con chi ha il potere di farti male, magari di farti una causa con il minimo pretesto. La FIT ha soldi (e questo è un merito di Binaghi, prima la FIT non ne aveva, magari i circoli di tenis si sentono vessati ma questo è un altro discorso), e così c’è anche chi cerca lavoro in Fit: certe smaccate, spudorate sviolinate in occasioni pubbliche non vi saranno certo sfuggite! – io ho oggi sentito i rintocchi di una campana totalmente diversa. Ho parlato e registrato Ion Tiriac, il proprietario e direttore del torneo di Madrid a proposito del gap fra Roma e Madrid. Per lui il gap c’è, eccome, ma nel senso opposto a quello manifestato da Binaghi. Niente di sorprendente.

Chiaro che ognuno interpreti il gioco delle parti, ma ci sono due fatti assolutamente incontestabili fra quelli che dice Tiriac: uno è che il torneo femminile di Roma è di categoria inferiore rispetto a quello di Madrid, cioè non è un Premier Mandatory. Quindi per tutte le tenniste, oltre che per la Wta stessa, si tratta di una differenza non da poco, in termini di soldi e di punti. Pensare che una top-player preferisca giocare un torneo con meno soldi e meno punti è pura follia. Ma l’avete mai sentito nominare da Binaghi questo problemino? L’altra è che Madrid sta pagando all’ATP da 7 anni un “costo” concordato per poter disporre di un numero di giorni superiore, pari cioè ad un torneo di 10 gg e non di sette o otto. Ascoltate l’audio di Tiriac.

Che poi Roma nel caso potesse assurgere alla condizione di miniSlam si sia dichiarata pronta ad aumentare montepremi e status per il torneo femminile è un altro paio di maniche. Ma Madrid quel montepremi lo ha messo a disposizione da anni per ottenere il combined...

Poi è ovvio che ognuno tiri l’acqua al proprio mulino, giochi le sue briscole come meglio crede. Così Roma vanta le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, Madrid i suoi tre campi coperti che non hanno neppure gli Slam (salvo l’Australian Open), ma anche i suoi 17 campi in totale e spazi meno suggestivi e belli ma enormi, comodi e ordinati rispetto al Foro Italico.

Non a caso perfino Binaghi – che nel corso del match di Flavia Pennetta con Carla Suarez Navarro ha annunciato ai vicini seduti nella tribunetta dirigenti, giocatori e giornalisti del campo due “Blatter è stato rieletto presidente FIFA, l’avversario si è ritirato!” ogni analogia sulla durata del mandato (mi limito a quello…) è puramente casuale – ha recentemente e finalmente scoperto che “qui al Foro Italico non ci si sta più”, vent’anni dopo analoghe denuncie scritte da Clerici, Tommasi e qualche altro giornalista meno miope o condizionato.

Però che Roma abbia un gap su Madrid ad oggi è una grande balla. Tiriac dice che fa molti più spettatori di Roma (dalle inquadrature tv non si direbbe, ma può dipendere dai match teletrasmessi e dalle capienze dei campi: chiaro che il Pietrangeli, cui si accede con il ground e che può ospitare 3.720 spettatori a norma risulti più spesso gremito). Entrambi i tornei bleffano, secondo me, quando dicono di avere avuto 200.000 spettatori. Mi piacerebbe che invece di fare la corsa a questi numeri si consentisse al maggior numero di spettatori possibile di vedere davvero il tennis che vorrebbero vedere. Perchè i vialetti son ben curati, belli da vedersi, ma magari gli appassionati che pagano un ingresso vorrebbero tutti o quasi vedere soprattutto i migliori giocatori., le star. A Roma il campo più grande stadio ospita 10.500 posti, il Pietrangeli 3.700, il Grand Stand (americanismo non necessario, frutto di scarsa fantasia) 3.500…Se 18.000 persone al giorno possono vedere i big, e qualcuno ha il biglietto per tutti e tre i campi, gli altri vedono quel che possono, Spero, insomma, che la rincorsa ai numeri da sbandierare alla stampa, sia a Madrid sia a Roma, ma anche a Parigi, dove si fa fatica a circolare e ci sono code infinite a troppi campi, idem a Wimbledon (che pure ha 10 volte gli spazi del Foro Italico, 19 ettari contro circa 2), non faccia diventare questi bellissimi luoghi come siti infernali un po’…acchiappacitrulli. “Venite a vedere il grande tennis, ma siate contenti anche se non lo vedete!” è un proclama che spero di non sentire mai.

Anche se a Roma Binaghi non ha mancato di accennare più volte alla lettera di complimenti di Chris Kermode, va detto che anche Ion Tiriac mi ha detto di aver ricevuta una dallo stesso Kermode un’altra lettera, anche essa ricca di entusiastici apprezzamenti. Le lettere di complimenti non costano nulla. I politic ne scrivono a iosa. Che, tutto ciò detto, il torneo di Roma abbia fatto grossi progressi dacchè c’è la Coni Servizi che svolge un ruolo molto attivo, partendo da una situazione da bonificare come quella del Foro Italico semi-abbandonato, non solo non l’ha mai negato nessuno, ma anzi è stato più volte ribadito qui su Ubitennis e in occasioni pubbliche..

Sul fatto che poi i giocatori preferiscano Roma a Madrid, altro cavallo di battaglia di Binaghi, tornerò prossimamente. Posso anticipare e garantire che per le tenniste, i loro staff, i loro agenti, non è così, per i motivi di cui sopra. Alle tenniste piacciono fino ad un certo punto i monumenti, e i buoni ristoranti ci sono anche a Madrid. Per far shopping più soldi non guastano. Ma …una cosa alla volta.

Però chiunque si autocelebri e sostenga che l’immagine degli Internazionali BNL d’Italia sia nel mondo la migliore possibile -e fino a prova contraria l’immagine all’opinione pubblica la diffondono per primi proprio quei media che scrivono quel che hanno scritto del torneo di Roma (non appena sono arrivato al Roland Garros la capufficio stampa Dorothée Leconte mi ha subito fatto un accenno alla situazione romana…) , a mio avviso farebbe meglio ad informarsi…su quei pochissimi media che informano davvero senza laccioli, prebende e cortigiani. Chiedetevi, cari lettori, come mai di questa lettera, ricevuta da diversi colleghi italiani, non sia mai stato fatto cenno da alcuno. Tutti impossibilitati? Buona lettura.

La Lettera

A Stacey Allaster (chief executive officer della Wta) e Chris Kermode (chief executive dell’ATP)

Cari Stacey e Chris,

Probabilmente siete consapevoli delle lamentele ricevute nel corso degli anni riguardo i servizi per i mass media e il loro trattamento generale agli Internazionali BNL d’Italia a Roma. Ogni anno i singoli giornalisti (e qui credo si possa tranquillamente ritenere che si allude a…Ubaldo Scanagatta; n.di UBS) , l’International Tennis Writers Association e anche i team responsabili della comunicazione della WTA e dell’ATP si lamentano. Roma è anche un argomento di discussione ricorrente agli incontri della commissione dell’International Tennis Federation, che ha scritto agli organizzatori del torneo per protestare. Comunque, di anno in anno non è cambiato in meglio quasi niente, che è il motivo per cui vi stiamo scrivendo.

Lasciateci illustrare prima gli aspetti positivi di Roma. Primo, la disponibilità dei mezzi di trasporto per i media è eccellente (tra le migliori del circuito). Secondo, lo staff nell’area degli uffici dei giornalisti è gentile e collaborativo. Non ci lamentiamo su qualcosa che riguarda loro.

Al centro dei nostri problemi, comunque, c’è la location ridicola dell’area degli uffici dei giornalisti, che è un fatiscente edificio raggiungibile in 5-7 minuti a piedi dal campo centrale e in 10 minuti a piedi dagli altri campi. La stanza delle interviste si trova all’interno del campo principale. L’attuale a location degli uffici dei giornalisti è chiaramente una violazione del codice dell’ATP, in cui si dice che gli uffici dei giornalisti dovrebbero trovarsi il più vicino possibile agli spogliatoi e alla sala interviste.

Ci sono occasioni in cui i giocatori vengono annunciati in conferenza stampa “immediatamente” o “tra due minuti”, rendendo assolutamente impossibile arrivare in tempo dall’area dei cronisti. Alcune volte non ci sono neppure questi avvisi. In molte altre occasioni i giocatori arrivano in ritardo alla conferenza stampa: ciò significa che tutti noi abbiamo sprecato ore ad aspettarli al campo centrale quando avremmo potuto lavorare nei nostri uffici.

Dobbiamo evitare tutta la gente per arrivare all’ingresso dei giornalisti al campo principale. La maggior parte delle volte va bene, ma all’inizio del torneo, quando i giocatori venivano intervistati nel giardino davanti all’ingresso dei media, c’erano spesso folle di fan a bloccarci il passaggio e avevamo l’accesso negato altrove.

I team responsabili della comunicazione dell’ATP e della WTA hanno gli uffici nell’area dei giornalisti, ma, comprensibilmente, non li usano mai, perché devono stare vicino agli spogliatoi o nelle sale dei giocatori. Questo significa che lo staff della comunicazione non è a portata di mano per rispondere a domande o per discutere della conferenza stampa o per interviste. Si deve fare quasi tutto via messaggio o via e-mail.

Quello che è particolarmente fastidioso è il fatto che ci sia chiaramente lo spazio per molti giornalisti per trovar loro un posto su campo centrale. I fotografi e alcuni giornalisti radiofonici hanno sede lì e c’è ovviamente ancora spazio a disposizione.

Quello spazio extra è stato creato dall’apertura di una nuova sala dei giocatori in un altro edificio. Nonostante noi si abbia accesso a questo, non possiamo entrare alla sala dei giocatori (players-lounge) che si trova nella struttura del centrale.. Questo è il luogo dove passano il tempo la maggior parte dei migliori giocatori e i loro team, perché verrebbero assaliti dal pubblico se andassero verso la nuova sala. Roger Federer ne ha parlato in una conferenza stampa. Comunque, non siamo autorizzati ad entrare nella vecchia area, e la cosa ci mette molto in difficoltà, ogni volta che vorremmo parlare con lo staff dei giocatori.

Non ci sono traduzioni in italiano delle conferenze stampa, il che rende difficile la copertura del torneo per i giornalisti italiani. Non ci aspettiamo necessariamente le trascrizioni delle conferenze stampa in inglese, ma quelle che vengono fornite sono spesso inaccurate e incomplete e di solito in ritardo.

Alcuni servizi degli uffici dei giornalisti sono una sciagura: le sedie sono scomode e le postazioni di lavoro sono piccole; è un edificio vecchio. Quest’anno è crollato il soffitto in una tromba delle scale. Le stanze sono spesso calde e senza aria. La scala anti-incendio di metallo che usiamo per entrare e uscire dall’edificio è deformata e può essere molto scivolosa se è bagnata; il wifi è inaffidabile (rispetto a quella del campo centrale); alcune tv nelle stanze dei media hanno solo lo schermo, senza i comandi. L’unico modo per cambiare è con un telecomando, che non ci hanno dato; non vengono fornite le statistiche post-match; le stanze sono sporche, con la spazzatura che viene lasciata alcune volte nel cestino fino al giorno dopo; solitamente non ci sono asciugamani in tessuto, di carta o elettrici nei bagni e spesso manca la carta igienica. Se c’è la carta igienica, è costituita da grandi rotoli lasciati nello stanzino senza essere messi nel distributore; il cibo disponibile da acquistare nell’area dei media è estremamente limitato e non ci sono cibi caldi; l’acqua c’è a intermittenza. Ci sono giorni in cui non è disponibile l’acqua fino a tardi; alcuni commentatori radiofonici avevano grandi difficoltà ad organizzare una cabina di commento.

Roma può essere un grande torneo per gli spettatori, ma di tutto il circuito è l’evento più problematico da coprire per i giornalisti.

I servizi per i mass media non rendono davvero merito sia al torneo sia ai due circuiti Atp e Wta Considerando la levatura del torneo (Master 1000 nel circuito maschile e evento Premier WTA) riteniamo che questi servizi siano davvero inaccettabili.

Vi imploriamo di fare qualcosa a riguardo.

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La versione originale della lettera inviata ai vertici di Atp e Wta

To Stacey Allaster and Chris Kermode

Dear Stacey and Chris

You are probably aware of the complaints over many years about the media facilities and general treatment of the media at the Internazionali BNL d’Italia tournament in Rome. Every year complaints are made by individual journalists, by the International Tennis Writers’ Association and even by the communications teams at the WTA and ATP. Rome is also a regular topic of discussion at meetings of the International Tennis Federation’s media commission, which has written to the tournament organisers to complain. However, from year to year almost nothing changes for the better, which is why we are writing to you.

Let us first state the good points about Rome. Firstly, the transportation arrangements for the media are excellent – among the best on the tour. Secondly, the staff in the media centre are kind and helpful. We have no complaints whatsoever about them.

At the heart of our problems, however, is the ridiculous location of the media centre, which is in a dilapidated building 5-7 minutes’ walk from the main stadium and 10 minutes’ walk from some of the courts. The interview room is located in the main stadium. The location of the media centre is clearly in breach of the ATP rule book, which states media centres should be as near as possible to the locker rooms.

There have been occasions when players have been announced in press conferences “immediately” or “in two minutes”, making it absolutely impossible to get there in time from the media centre. Sometimes there is no announcement at all. On many other occasions players have been late for press conferences, meaning that all of us have wasted hours waiting in the main stadium when we could have been at our desks working.

We have to dodge round temporary barriers to get to the media entrance in the main stadium. This is OK most of the time, but at the start of the tournament, when players were being interviewed in the garden area just in front of the media entrance, there were often big crowds of fans blocking our way through and we were denied access elsewhere.

The ATP and WTA communications teams have offices in the media centre but, understandably, they never use them, because they need to be around the locker rooms or players lounges. This means that the communications staff are not on hand to answer any queries or to discuss press conference or interview requests; almost everything has to be done by text or email.

What is particularly annoying is the fact that there clearly is room for many journalists to be based in the main stadium. Photographers and some radio reporters are based there and there is obviously more space available.

That extra space has been created by the opening of a new players’ lounge in another building. While we have access to this, we do not have access to the old players’ lounge in the main stadium. This is where most of the top players and their entourages spend their time, because they would be mobbed by the public if they walked across to the new lounge; Roger Federer talked about this in one of his press conferences. However, we are not allowed access to the old area, which makes it very difficult if we want to talk to the players’ entourages.

There is no translation into Italian of any press conferences, which makes covering the tournament very difficult for Italian journalists. We do not necessarily expect transcripts from press conferences, but the ones provided are often inaccurate and incomplete and usually very late.

Some of the facilities in the media centre are a disgrace:

The chairs are uncomfortable and the work stations are cramped;

It is an old building. This year the ceiling collapsed in one of the stairwells. The rooms are often hot and airless. The metal fire-escape staircase we use to get in and out of the building is warped and can be very slippery when wet;

The Wifi is unreliable (as it is in the main stadium);

Some of the TVs in the media rooms are just monitors, without controls. The only way to change them is with a remote control, which we are not given;

No post-match statistics are provided;

The rooms are dirty, with rubbish sometimes left in the bins overnight;

There are usually no towels or hand-drying facilities in the toilets and there is often a lack of paper. When paper is provided, it is in the form of large rolls which are just left in the cubicles without being fed into the dispensers;

While there is some food available for purchase in the media centre, it is extremely limited, with no hot food;

Water is provided only intermittently. There have been days when no water is available until late inthe day;

Some radio commentators had great difficulty organising a commentary box.

Rome may be a great tournament for spectators but it is the most challenging event on the whole tour for media to cover. The media facilities do no credit whatsoever either to the tournament or the two tours. Considering the stature of the tournament – as a Masters 1000 on the men’s tour and as a Premier WTA event – we feel the media facilities are quite unacceptable. We implore you to do something about it.

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Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

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Editoriali del Direttore

Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Una prova di sicurezza e maturità raramente vista prima in un teenager. Già n. 7 della race, forse le ATP Finals di Torino non sono solo un sogno

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Pazzesco Jannik Sinner, davvero. Giocava la sua prima semifinale di un Masters 1000, contro un avversario molto più esperto di lui, ancorché battuto già tre settimane fa a Dubai, lo spagnolo Bautista Agut, n.12 del mondo ma da anni sempre compreso fra il n.8 e il n.12, e lo ha ribattuto. Ancora in tre set, ancora rimontandolo. 5-7 6-4 6-4 in 2 h e 29 minuti, dopo essere stato in svantaggio di un set ed essersi trovato sul 3 pari del secondo sotto per 0-40, e aver lì salvato quattro pallebreak che lo avrebbero probabilmente tramortito… se non fosse che questo ragazzo di 19 anni e mezzo e solido come lo sono certi montanari della sua valle, la Val Pusteria, non muore mai, non si arrende mai.

In tutta la partita Sinner si è concesso un unico passaggio a vuoto, dall’1 a 0 per lui sullo 0-15. Li ha ceduto quattro punti a fila e sull’1 pari del terzo set ha perso il servizio a zero. Sotto 2-1 ha subito a zero anche il successivo game di battuta di Bautista Agut. 3-1 e 0-15, 12 punti consecutivi volati via in un attimo. Roba da matare un toro. Niente affatto. Come se nulla fosse Sinner ha ricominciato a sparare bordate di dritto e rovescio e sul 2-3 è stato lui a strappare a zero la battuta allo spagnolo che pure non mollava un centimetro. Per un set e mezzo, all’inizio, sembrava lo spagnolo quello che comandava il gioco, e se Sinner si sentiva costretto a prendere dei rischi, una, due, tre pallate vicino alla riga non gli bastavano a fare il punto, finché arrivava quasi inevitabilmente l’errore.

Ci sono stati due game interlocutori dal 3 a 3, con chi batteva che ha tenuto il servizio senza troppi patemi. E sul 4 pari Sinner ha giocato un game spettacolare contro Bautista Agut che ha dato per la prima volta la sensazione di essere come intimidito contro un giovane che non aveva più paura di niente e pareva incredibilmente centrato. Probabilmente ha immaginato di poter fare la stessa fine che a Dubai. E proprio questo è quello che successo, perché Sinner sul 5-4 ha risposto con una aggressività paurosa vincendo 4 punti su 4 e lasciando trasecolato, come colpito da una serie di pugni da k.o. il suo ben più esperto avversario

 

Eh sì che Bautista (32 anni) non ha davvero perso il match. È stato Sinner a vincerlo. Nei quarti lo spagnolo aveva battuto il grande favorito del torneo, il russo Medvedev, n.2 del mondo (e primo n.2 ad essersi inserito così in alto dal 20’05 a oggi quando le prime due posizioni erano sempre state tenute da qualcuno dei Fab Four). E lo aveva battuto per la terza volta. Una bestia nera per il russo. Così come bestia nera sembra essere diventato adesso Sinner per Bautista Agut. Battere una volta un giocatore di quella forza ci sta, batterlo due volte è molto più difficile. In finale giocherà domani contro Hurkacz, il polacco giunto a sorpresa in finale dopo aver battuto Tsitsipas e Rublev.

Jannik è il secondo italiano capace di arrivare in finale a un Masters 1000. Il primo era stato Fabio Fognini a Montecarlo nel 2019 (torneo poi vinto sul serbo Lajovic: ma in precedenza Fabio aveva battuto Nadal), e tutti e due sono curiosamente riusciti a compiere l’impresa durante la settimana di Pasqua e sconfiggendo uno spagnolo in semifinale (Fognini aveva battuto addirittura Rafael Nadal).

È incredibile, sono contentissimo – dichiarava sul campo Jannik che all’inizio della settimana aveva raggiunto il suo best ranking, n.31 ATP e che ora è già virtualmente n.21 comunque finisca la finale domenica –. Alla fine sul 5-4 e suo servizio ho deciso di prendere rischi e ha pagato”. Lucidissimo anche fuori dal campo, un minuto dopo il più grande traguardo fin qui centrato in carriera.

Ma Jannik è un fenomeno e ormai l’hanno capito tutti. Di traguardi ne centrerà sicuramente tanti altri. Per il momento è diventato solamente il quarto giocatore nella storia del tennis a raggiungere la finale di un Masters 1000 prima del compimento del ventesimo anno di età: gli altri tre si chiamano Andre Agassi, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

A 19 anni e mezzo ho visto soltanto Rafa Nadal giocare a questi livelli e con altrettanta solidità. Ma Rafa era un mostro e lo ha dimostrato in 20 anni di straordinaria carriera. Il tennis di Sinner assomiglia di più a quello di Djokovic, e non solo perché anche lui è destro, ha il rovescio più sicuro del dritto, viene a rete proprio quando è necessario – ma il più delle volte non lo è perché fa il punto da fondocampo – e non è mancino come Rafa.

Ma quando vidi per la prima volta Djokovic, diciottenne a Montecarlo – e da teenager era l’unico fra i primi 100 del mondo (classe 1987 il serbo era n.83 a fine 2005) – Novak non mi dette la stessa impressione di solidità, soprattutto mentale, che mi dà oggi Sinner, capace di rovesciare match che sembrano persi e di giocare gli ultimi game di match importantissimi come se ne avesse giocati mille. Tutti questi grandi giocatori, campioni anche in precocità, hanno continuato a migliorare anno dopo anno, tanto che a 34 anni Novak e a 35 Rafa sono tennisti più completi di quanto lo fossero una quindicina di anni prima.

Mi chiedo dove potrà arrivare Sinner nel pieno della sua maturità fisica, fra 7 o 8 anni, se già adesso è capace di giocare così. Di ragionare così. Se vince Miami entra fra i primi 20 del mondo, ma intanto è già fra i primi 7 della ATP Race se si guardano i risultati di quest’anno. Vorrebbe dire che sarebbe già qualificato per le finali ATP che si giocheranno per la prima volta a Torino a novembre. Djokovic chiuse il 2006 a n. 16. Sinner gli sta avanti. In Italia uno così non lo abbiamo mai avuto.

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Musetti diventerà un campione con la C maiuscola

Il direttore Scanagatta si sbilancia. Si legge di “Simil-Gasquet”, “Simil-Djokovic”, “Simil-Roddick”. I n.1 che non avevano dritto e servizio. Nella newsletter di Ubitennis il confronto tra Sinner e Musetti

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Lorenzo Musetti - Acapulco 2021 (foto AMT2021)

Abbiamo già la certezza di aver trovato un campione in Lorenzo Musetti ? 

Lasciatemi rispondere, sperando che lui e il suo clan non mi leggano: sì, quasi.

Fra essere top-40/50 quanto lui è già adesso e fra esser Campioni con la C maiuscola ce ne corre. E per questo dico quasi. E poi guai a lasciarsi abbacinare soltanto dai primi lampi, dal bel gioco, dal talento. Anni fa quanti avremmo scommesso sull’avvenire di Simone Bolelli fra i fortissimi? Ricordo che dopo una sua grandissima partita contro del Potro al Roland Garros mi ero decisamente sbilanciato nei suoi confronti. Guai a non essere prudenti, dunque.

 

Preciso, indirizzandomi a chi ci legge e che non sia un habitué, tutte cose che ai lettori invece più informati appariranno informazioni stranote e considerazioni banali: Lorenzo, come del resto tutti coloro che erano fuori dai top-100 (e quindi la stragrande maggioranza dei giovani e giovanissimi) non ha davvero avuto un vantaggio dalla classifica “congelata” dal COVID-19 per il biennio 2019-2020. Ne ha anzi patito le nefaste conseguenze. Per lui la classifica era ed è ancora fondamentale. Era numero 120 fino a questo lunedì; fuori dal posto 104 – notoriamente – non hai certezze di entrare nei tabelloni dello Slam, devi passare attraverso le forche caudine delle qualificazioni.

Anche per partecipare ai Masters 1000, agli ATP 500, agli ATP 250 hai necessità di avere una classifica che ti consenta di entrare. In questo caso non basta neppure essere n.94 come sarà da lunedì. E non basterà neppure essere n.77 come sarebbe stato se avesse battuto Tsitsipas. Neanche essere n. 46 ti mette al riparo dall’obbligo di fare le qualificazioni per un Masters 1000 tipo Montecarlo, Madrid o Roma. Nelle settimane degli ATP 500 i tornei sono due, per cui magari devi essere fra i primi 30 a Dubai e fra i primi 23 a Acapulco, ma poi all’atto pratico entri in un torno se sei n. 49 (Thompson a Dubai) o n.64 (Tiafoe a Acapulco). Però partecipare a un torneo piuttosto che a un altro dipende pur sempre dalla tua classifica, e infatti per entrare nel main draw di Miami – alla fine ce l’ha fatta – gli sono servite una trentina di defezioni, l’ultima (decisiva) quella di Millman.

Jannik Sinner, dall’alto del suo ranking top-30/35, non ha in pratica più quel problema. Non si guarda indietro. E può dire legittimamente a chi gli chiede quali obiettivi di classifica si ponga, top-20, top 10, top 5: “La classifica per me non è importante come imparare a giocare sempre meglio”. E in effetti quando avrà imparato, anno dopo anno, sempre di più quel che ha da imparare (nello sbucciare patate e carote e poi nel preparare i piatti sapendo la ricetta), la classifica sarà una conseguenza.

Torno ab ovo. Musetti campione con la C maiuscola. Beh, battere 3 top 20 in soli quattro tornei è un gran bel segnale. Il potenziale c’è tutto. Gli aspetti tecnici sono confortanti?

Tanti hanno intravisto somiglianze tecniche fra Richard Gasquet e Lorenzo Musetti.Fra questi anche io che ho letto il primo articolo su Gasquet quando Richard comparve a 9 anni sulla prima pagina del mensile Tennis Magazine diretto dal mio amico Jean Couvercelle. All’epoca quella copertina fu considerato un mezzo scandalo in Francia: “Facendo così ‘brucerete’ questo ragazzino caricandolo di chissà quali aspettative!” fu scritto da più parti. All’interno della rivista c’erano diverse  fotografie del bambino di Beziers che, allenato dal papà maestro fin dall’età di 4 anni, colpiva rovesci a una mano che tutti definivano assolutamente straordinari. A Tarbes, dove si gioca il Les Petit As, ricordano ancora un duello epico fra i coetanei Gasquet e Nadal…

Gasquet ruppe il ghiaccio tra i “pro” a casa nostra, nei challenger di Barletta e Napoli. Poco dopo avrei visto giocare Richard dal vivo quando nel 2005 fece semifinale a Montecarlo e, se non mi confondo con un altro torneo del Principato, mi pare che nei quarti aveva annullato match point a Roger Federer. Richard aveva solo 18 anni perché i 19 li avrebbe compiuti il 18 giugno. Il rovescio era magnifico già allora, il dritto no, il servizio neppure. Un po’ come Lorenzo, che però di dritti è già capace di farne almeno un paio e secondo me ha maggior mano del francese. L’ho visto nelle palle corte, in alcuni cross stretti, in certi affondi. Luca Baldissera ha già analizzato certi aspetti tecnici collegandoli ad alcune foto.

Di Gasquet oggi Musetti ha la tendenza a giocare molto dietro alla riga di fondocampo, troppo vicino ai teloni. Naturalmente Tsitsipas ne ha approfittato. Sia venendo a rete spesso e volentieri (mi pare 17 punti a rete su 18 nel primo set), sia sorprendendolo spesso con i drop-shot.

Allora, chi ha visto il mio video pubblicato in giornata, sa già come la penso. Fossi Musetti firmerei per una carriera alla Gasquet, anche se niente gli impedirà di sognare di salire anche più su. Il francese, pur con i limiti sopra descritti, è arrivato ad essere N.7 del mondo del mondo a 21 anni e di restare sempre sulla breccia ad altissimi livelli, con due semifinali a Wimbledon, un quarto allo US open e al Roland Garros, ottavi ripetuti più volte in tutti gli Slam. Finali di Davis e chi più ne ha più ne metta, insieme a una ventina di milioni di dollari di soli premi. Non noccioline. Ecco perché firmerei per avere una carriera come la sua.

Ciò detto Lorenzo potrebbe fare ancora meglio. Troppe presto per dirlo? Certo che sì. Come troppo presto per escluderlo. Il talento c’è ed è indiscutibile. La varietà di colpi, la solidità atletica e mentale a 19 anni sono fuori dal comune. Il rovescio magnifico, il tocco di palla superbo, l’attitudine splendida, la famiglia fantastica, l’equipe tecnica che lo segue ottima. Altrimenti non sarebbe l’unico 2002 fra i primi 100 con un curriculum da top 40/50.

ESEMPI CHE FANNO BEN SPERARE

C’è chi ha osservato che la storia insegnerebbe che quasi tutti i tennisti più forti del mondo avevano un gran servizio e un gran dritto. Ma non è stato sempre vero. Anche nel caso in cui – come Gasquet – Lorenzo non riuscisse malauguratamente a diventare fluido nel dritto come lo è nel rovescio, beh voglio ricordarvi che certi n.1 del mondo non erano assolutamente dei fenomeni quando dovevano colpire la palla con il dritto.

Quali? I primi che mi vengono in mente sono Jimmy Connors, Stefan Edberg, Guga Kuerten, Lleyton Hewitt, Andy Murray. Erano decisamente più forti con il rovescio che con il dritto. Su Jim Courier non saprei. Questa apparente debolezza sul lato destro non ha loro impedito di diventare n.1 del mondo. Nel caso di Connors, Kuerten e Hewitt non c’era nemmeno un gran servizio a sostenerli. Passando a considerare i top 10 di oggi beh un gran servizio – la “prima” eh, non la “seconda” quand’è nervoso… – lo ha certo Zverev, un altro tennista cui si predice un possibile futuro da n.1 sebbene il dritto non sia davvero all’altezza del rovescio. E lo stesso vale per Medvedev, neo n.2 del mondo.

Eppoi, suvvia, non esageriamo. Il dritto di Musetti, ancorchè certo migliorabilissimo, non è quello di Quinzi che proprio non ha mai camminato. Non sarà forse mai il suo colpo, ma già il fatto che sappia colpirlo con due movimenti diversi, alla Nadal e non, è già un ottimo punto di partenza.

La lezione inflittagli da Tsitsipas – pur con la premessa che è arrivata su un tennista stanco da 13 ore e mezzo di tennis in 7 giorni con battaglie assai stressanti anche sotto il profilo mentale – servirà certamente al “secondo padre” Tartarini e a Lorenzo per imparare ad allenarsi giocando più vicino alla riga di fondocampo, quando non addirittura dentro. Soprattutto quando si deve rispondere a una seconda di servizio due o tre passi in avanti si dovrebbe cercare di farli. Si sbaglieranno tante risposte all’inizio, ma prima o poi si imparerà. Il dato di soli TRE break dopo aver avuto 14 palle break contro Dimitrov che non serviva tutte prima, deve far riflettere.

Lorenzo Musetti – Acapulco 2021 (foto AMT 2021)

Non dimentichiamo, a proposito del lavoro da fare sul dritto, che nei primi anni di carriera anche Novak Djokovic ha dovuto sistemare il dritto che non era efficace come oggi. Teneva il gomito alto. Correzioni ne ha dovute fare eccome, con il gran lavoro impostato da Marian Vajda. Idem sul servizio. Oggi, anche con l’aiuto dei video, è più facile – o meno difficile – lavorare su certi punti deboli.

Ho detto di Musetti “simil-Gasquet”, così come potrei dire – esagerando un po’ perché il fisico è ben diverso e anche in questo caso i risultati per ora sono più onirici che realisti – Sinner “simil- Djokovic” per l’intensità del suo gioco da fondo con due colpi altrettanto solidi (il rovescio un po’ più sicuro, ma lo era anche per Nole) e Berrettini “simil-Roddick”, bombardiere di servizio e dritto e rovescio altrettanto modesto se rapportato ai migliori del mondo.

Rimpiango, con i giocatori che abbiamo adesso – a breve mi aspetto che possano essere 5 fra i primi 30/40, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Musetti – il tramonto della vecchia Coppa Davis. Con la Davis tradizionale saremmo stati da finale quasi assicurata anno dopo anno, dovendo lottare soltanto con Russia e Canada, e prima o poi un’altra vittoria ci sarebbe scappata. Non a caso siamo andati in finale nell’ATP Cup, dove però i singolari sono solo due. Ma in questo momento anziché rimpiangere ciò che non potrà essere voglio godere al pensiero di ciò che potrà essere. Abbiamo due ragazzi di 19 anni che il mondo del tennis ci invidia e un movimento complessivo importante. Evviva.

POST SCRIPTUM

P.S. Il più lungo post scriptum della storia è un copia e incolla estratto dalla newsletter alla quale i lettori di Ubitennis dovrebbero assolutamente iscriversi. Potete leggerne un assaggio qui, e sappiate che vi siete persi un sacco di altre “chicche” scritte da Claudio Giuliani con il suo stile super-brioso. Ha trattato oltre al confronto Sinner-Musetti altri sette argomenti da leggere tutti di un fiato!

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…e buona lettura!

Sinner è monotono, Musetti sa giocare“. Dopo ogni partita, dell’uno o dell’altro, parte la litania. Sempre uguale, pronunciata dal maestro del circolo come dal commentatore famoso. L’irresistibile fascino del giudizio affrettato, l’incapacità di stabilire dei canoni di discussione e provare ad elaborare quindi un pensiero più articolato. Fatica sprecata imbastire un confronto, questa gente andrebbe praticamente ignorata.

Che Sinner e Musetti sono due giocatori diversi è noto anche a chi sta sveglio di notte a vedere le barche a vela, come è vero che hanno e avranno tifosi diversi. Per quanto riguarda il giudizio nei loro riguardi adesso non è neanche una questione di età e di ranking, considerato che Jannik è avanti in entrambi. Fra qualche anno, quando i due avranno giocato un centinaio di partite nel Tour, potremo iniziare a capire quanto valgono realmente. In questa fase, sembra che a fare la differenza nel giudizio di questi due
golden boy del tennis azzurro siano più le loro personalità e la maniera con la quale colpiscono la palla.

Musetti dà l’idea di essere uno di quei giocatori che amano i match importanti e i campi centrali. Cioè lui gioca su un terreno sgarrupato alle Canarie contro un indiano che di solito fa il doppio ed è capace che perde giocando pure male, poi però sul centrale di Acapulco riesce a battere Schwartzman avendo modo di fare tutta la sua mimica, le braccia larghe à la Kyrgios dopo un hot shot e lo sdraiarsi a terra manco fosse Rafa dopo l’ennesimo Roland Garros vinto.

Non che a Sinner non piaccia giocare sul campo centrale contro un top 10, solo che Jannik in questa fase ci dà la percezione di un tennista inquadrato nello stare concentrato sui suoi colpi e sulla partita sempre e comunque e in qualsiasi condizione. Riesce a eliminare condizionamenti esterni, da questo punto di vista è avanti non solo a Musetti ma anche a tanti altri giocatori.

Quando lui dice che ha imparato di più allenandosi con Nadal prima di Melbourne di questo parla, di mindset. E questo la dice lunga su quanto Jannik stia lavorando in prospettiva. Dopo la vittoria contro Bautista, rispondendo ad una domanda che chiedeva della differenza di cento posizioni nel ranking fra lui e Musetti, ha detto che secondo lui “uno a 19 anni non deve preoccuparsi della classifica ma fare solo esperienza”. Parole che sembrano più di Riccardo Piatti, il suo coach, che di Jannik, ma che dicono molto.

Ma ai tifosi amanti dell’estetica, del bel gesto, Sinner non piacerà mai, e pazienza se il tennis moderno esige una solidità da fondo campo e una costanza di rendimento al servizio per stare nei piani alti della classifica. Non c’è molto posto per amanti delle volée sotto la rete o per i professionisti dell’hot shot, anche perché fosse così avremmo molti più fuoriclasse nelle prime posizioni.

Ecco quindi che il brio di Musetti, la sua personalità, il sorriso contagioso ma soprattutto il suo rovescio lungolinea sono gli sguardi che fanno innamorare, perché è in quelli che alcuni tifosi vedono la bellezza. Questo è forse meglio o peggio del saper tirare 10 dritti in pressione senza sbagliare mai? No, è solo diverso.

Non è mica un peccato innamorarsi della bellezza, del più bello della scuola, tanto vedrete che anche il nerd esperto di computer troverà l’amore, e la loro storia magari durerà più a lungo di un flirt.

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