ATP Montreal: Djokovic e Murray senza problemi. Isner "vendica" Wawrinka

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ATP Montreal: Djokovic e Murray senza problemi. Isner “vendica” Wawrinka

Novak Djokovic lascia solo tre giochi a Jack Sock e approda ai quarti. Murray passeggia con Muller, Isner la spunta contro Kyrgios

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[16] J. Isner b. N. Kyrgios 7-5 6-3 (da Montreal, Vanni Gibertini)

Tanta attesa circondava questo match in programma nel tardo pomeriggio sul campo Banque Nationale di Montreal per vedere quale sarebbero state le reazioni di Kyrgios e del pubblico a meno di 24 ore dai fatti del match contro Wawrinka. Di Isner non importava poi molto a nessuno (basti pensare che anche dopo la vittoria nessuno dei media presenti hanno chiesto di parlare con lui, mentre l’australiano ha tenuto una conferenza stampa nella sala interviste principale), e probabilmente a lui andava bene così.
Alla fine è stato “Long John” a portare a casa la vittoria in un match incredibilmente scarno, che ha ricordato molto da vicino certe sfide da bombardieri che infestavano i campi indoor in Supreme negli anni ’80-’90: tre minuti a game di media (21 giochi, 63 minuti), mantenuta regolarmente per tutta la durata dell’incontro; due soli game nei quali il ricevitore è arrivato a 40, quelli in cui Kyrgios ha perso il servizio chiudendo in entrambi i casi con un doppio fallo.

 

Tutti e due hanno cercato di forzare moltissimo sia la prima sia la seconda di servizio, e soltanto in sporadiche occasioni il ribattitore è riuscito ad avanzare verso la linea di fondo senza farsi spingere ben oltre la scritta “Montréal”. Nei primi 11 game del primo set il punteggio era di 44-14 in favore di chi serviva, poi Isner si fa massaggiare la schiena durante il cambio di campo ed improvvisamente trova due buoni spunti per issarsi ad un inedito 0-30. Due doppi falli di Kyrgios, intramezzati da un brillante schema servizio-diritto, fanno il resto.
Secondo set ancora più arido del primo: si arriva sul 4-3 Isner con un parziale di 28-3 per chi batte, poi Isner risponde bene ad un paio di palle, riesce ad approcciare bene la rete, ed il doppio fallo sul 15-40 condanna Kyrgios ad uscire dal campo tra una selva di fischi ancora più convinta di quella che l’aveva accolto, anche grazie ad una breve “discussione” che l’australiano aveva imbastito con un tifoso sugli spalti nel corso del game finale.

Nell’incontro con la stampa post-match, ovviamente tutta l’attenzione è focalizzata all’incidente di mercoledì sera per cui è stato multato 10.000 dollari: “Credo sia tutto chiarito ora, mi sono scusato in pubblico ed in privato, sono stato multato, spero che ora la storia si chiuda qui. Non credo ci saranno altri provvedimenti”. A proposito di quanto accaduto immediatamente dopo la fine dell’incontro con Wawrinka, Kyrgios cambia la versione dei fatti fornita in precedenza: dichiara di essere stato avvicinato da Wawrinka nel corridoio, di essersi scusato, e di averlo visto parecchio alterato, quando subito dopo il match aveva detto, in risposta a specifica domanda, che non aveva ancora parlato con Wawrinka, e lo svizzero aveva detto che Kyrgios aveva evitato di incontrarlo.

Una faccenda che sicuramente tutte le parti coinvolte hanno interesse a mettersi alle spalle, soprattutto i giocatori e l’ATP, particolarmente protettiva in questi casi e sempre profondamente convinta che “i panni sporchi” si lavino in casa senza troppo clamore. Ora rimane da vedere se e quando ci saranno commenti da parte delle altre due persone chiamate in causa (Kokkinakis e Vekic) che non erano in questi giorni a Montreal. Perchè anche se l’ATP non è d’accordo, probabilmente Oscar Wilde aveva ragione quando diceva “parlate malissimo di me, purchè ne parliate“.

UPDATE – L’ATP multa ancora Kyrgios ed apre un’investigazione contro di lui

[1] N. Djokovic b. J. Sock 6-2 6-1 (Michele Gasperini)

Nel match inaugurale degli ottavi di finale sul Central Court del Masters 1000 di Montréal è andata in scena l’ennesima schiacciante dimostrazione di superiorità da parte del numero uno del mondo, Novak Djokovic, in questo sempre più straordinario 2015: battuto l’americano Jack Sock, No.35 del ranking ATP, concedendo solo tre giochi al quarto finalista del torneo di Washington di settimana scorsa.
Il serbo, 51 vittorie e sole tre sconfitte in stagione (38 vittorie negli ultimi 39 incontri, unica sconfitta contro Stanislas Wawrinka nella finale del Roland Garros lo scorso 7 giugno), dopo un esordio impegnativo contro il coriaceo Thomaz Bellucci (suo 250° successo a livello di Masters 1000) porta a casa il pass per i quarti di finale del torneo canadese annichilendo le resistenze di Sock, nonostante l’ottima partenza di quest’ultimo nei primi cinque games, dove si è anche conquistato una palla break: Djokovic, dal 3-2 in suo favore, alza i giri del motor, il livello dell’attenzione e del proprio tennis, inscalfibile per chiunque o quasi in questo momento storico, stroncando le comunque notevoli armi e potenzialità dell’americano, soprattutto sul rapido cemento nord americano, martellandolo incessantemente sul lato sinistro e rispondendo nei piedi servizi pressoché ingiocabili, sconfortandolo. Nole conquisterà, da quel momento, nove dei successivi dieci giochi, chiudendo il match in appena 55 minuti, mandando un altro messaggio importante a tutti i contendenti per il titolo. Ad attendere il tre volte vincitore del Canadian Open, nel prossimo incontro, ci sarà il vincente dell’incontro fra Donald Young ed Ernests Gulbis.

J. Chardy b. I. Karlovic 4-6 7-6(1) 6-4 (Valerio Vignoli)

Sotto il cielo uggioso ma clemente di Montreal, il francese Jeremy Chardy, n. 49 del ranking ATP supera in rimonta un po’ a sorpresa il bombardiere croato Ivo Karlovic, qualificandosi per la quarta volta in carriera per i quarti finale in un Masters 1000, la seconda alla Rogers Cup dopo l’edizione di Toronto del 2010. Il tennista transalpino si rende però protagonista di un avvio disastroso commettendo 3 doppi falli e concedendo immediatamente il turno di servizio al gigante di Zagabria. Un errore imperdonabile contro colui che ha appena superato i 10.000 ace in carriera. Tuttavia inizialmente Karlovic è poco efficace e preciso con la battuta per i suoi standard. Nonostante ciò Chardy non riesce nemmeno ad avvicinarsi al break. Così, quando il più vecchio giocatore in tabellone ingrana con il suo colpo prediletto, si fa notte fonda per il giocatore nativo di Pau. Il set si chiude su un dritto vincente di Karlovic con il punteggio di 6-4. Nel secondo parziale Chardy evita accuratamente sanguinose distrazioni e Dr.Ivo somministra ace e prime vincenti come da abitudine. Inaspettatamente, avanti 6-5, il n.7 di Francia si procura 2 set point grazie a tre ottime risposte. Ma Karlovic li annulla scagliando due aces, aggrappandosi al tiebreak. Il tennista croato però va subito sotto di 2 minibreak per colpa di una volée di rovescio in rete e un doppio fallo. Chardy ne approfitta per conquistare il tiebreak per 7 a 1 e mettere meritatamente in parità il conto dei set. Il francese, vincitore di Wimbledon Junior 10 anni fa, è consistente in risposta e nel terzo gioco del parziale decisivo Karlovic è costretto a cedere il suo turno di battuta per la prima volta nel torneo. Il veterano croato appare sempre più appannato e subisce ancora un break sotto 4-2. Chardy sembra avviato alla vittoria dell’incontro ma Karlovic prima annulla brillantemente un match point e, poi, piazza il contro-break. L’epilogo però è solo rinviato e nel game seguente il transalpino ottiene il primo vero risultato di rilievo in una stagione abbastanza deludente.

[Q] E. Gulbis b. [Q] D. Young 6-4 6-4 (di Paolo Valente)

Ernests Gulbis, si sa, è tennista da cui ci si può aspettare qualsiasi cosa. Non può quindi stupire il fatto che in un 2015 che definire “disastroso” è quantomeno ottimistico, con un bilancio vinte-perse di 5-17 e un ranking che dal n°13 di inizio anno è sceso al n°87, il lettone decida di scegliere Montreal per provare a rinascere per l’ennesima volta. In un’annata che non l’aveva mai visto vincere due partite di fila, Gulbis ne mette insieme addirittura tre (cinque contando le qualificazioni), superando in due set l’altro qualificato Donald Young, giustiziere ieri del ceco Tomas Berdych. Un Gulbis ancora lontano dalla sua versione migliore, ma sicuramente in crescita e soprattutto quasi ingiocabile al servizio. Gli basta un break nel settimo game per vincere il primo parziale, in cui gioca un 77% di prime palle e perde solo due punti sulla propria battuta. Nel secondo il lettone continua a bombardare col servizio, mentre il finalista di Delray Beach fatica a trovare il ritmo, giocando un match sottotono rispetto alla bella vittoria di ieri. Il break arriva al quinto game, ed è la fotocopia di quello del primo set: doppio fallo di Young sul 30-30 e successivo unforced di dritto. Gulbis spreca quattro palle del 5-2 pesante, annulla con un ace una palla del 4-4 e chiude 6-4, qualificandosi come nel 2013 per i quarti di finale di Montreal, 7° quarto di finale in carriera in un MS1000.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. J. Sock 6-2 6-1
J. Chardy b. I. Karlovic 4-6 7-6(1) 6-4
[2] A. Murray b. G. Muller 6-3 6-2
[Q] E. Gulbis b. [Q] D. Young 6-4 6-4
[16] J. Isner b. N. Kyrgios 7-5 6-3
[7] R. Nadal b. [Q] M. Youzhny 6-3 6-3
[10] J.W. Tsonga b. B. Tomic 7-6(7) 6-3
[4] K. Nishikori b. [13] D. Goffin 6-4 6-4

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Presentate le Nitto ATP Finals 2021, le prime a Torino: previsto indotto di 600 milioni

40.000 biglietti già venduti su 180.000 disponibili. Il Governo ha versato i primi 18 milioni. Le parole del presidente FIT Angelo Binaghi, la sindaca Chiara Appendino, il presidente di Banca Intesa Gian Maria Gros-Pietro e Marco Lavazza

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(foto Sposito)

A dieci mesi esatti dal via, è stata presentata la prima edizione delle ATP Finals che si terrà a Torino. Il capoluogo piemontese sarà la sede dell’evento fino al 2025, succedendo a Londra, dove il torneo si è svolto dal 2009 al 2020. La conferenza stampa si è tenuta nel grattacielo di Intesa San Paolo a Torino, presentata da Angelo Mangiante di Sky Sport.

La più grande banca italiana, come ha fatto per la conferenza di presentazione odierna, sarà Host Partner (ossia padrone di casa) dell’evento di Torino. Confermando il ruolo che ricopre dal 2017, il colosso giapponese Nitto Denko Corporation sarà Title Partner e continuerà a dare il nome all’evento; tra i Platinum Sponsor figureranno Lavazza, FedEx ed Emirates, accompagnati dai Gold Partner EA7 Emporio Armani, Rolex e Acqua Valmora e dai Silver Partner Dunlop, Italgas e Iren luce gas e servizi.

LE VOCI DA TORINO

Il primo a intervenire è stato il presidente della Federazione Italiana Tennis, Angelo Binaghi, che ha ripercorso le tappe che hanno portato le Finals in Italia: “Per noi riuscire ad avere le Finals a Torino è stato come scalare l’Everest. In questi ultimi anni ci siamo prefissi di scalare vette via via più alte. Gli Internazionali d’Italia in questo senso hanno rappresentato il Monte Bianco, da lì abbiamo capito che fosse giunto il momento per porci obiettivi ancora più ambiziosi. Al momento in cui è partita la gara per avere le Finals, il nostro Everest, ci siamo detti che al massimo saremmo potuti arrivare al campo base. Da lì siamo cresciuti, assieme anche a una giovane donna (Chiara Appendino), che non voleva fermarsi al campo base, ma voleva arrivare in cima. Allora ci abbiamo provato. Abbiamo trovato la guida di Giancarlo (Giorgetti, ex sottosegretario nel precedente Governo Conte, ndr), di grande esperienza e capacità. Arrivati quasi in cima senza nemmeno accorgercene, abbiamo dovuto metterci del nostro. Dopo sei mesi, siamo arrivati in cima all’Everest da alpinisti per caso, senza nemmeno volerlo fare all’inizio“.

 

Anche Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, è intervenuto a Torino per congratularsi con tutti coloro che hanno messo grande dedizione per raggiungere questo trionfo targato Italia: “I fattori principali per questo successo sono stati passione ed entusiasmo, per questo vanno i miei complimenti a tutti. È stata una combinazione di tante cose arrivare a questo risultato, frutto anche della credibilità. Lo standard fissato da Londra è molto alto con oltre tre milioni di spettatori, ma sono sicuro che Torino, la regione Piemonte e l’Italia potranno fare un ottimo lavoro. Da ex giocatore, il mio sogno oltre a vincere un Grande Slam è stato partecipare alle Finali ATP. Almeno potrò farlo da presidente e sono orgoglioso di farlo da italiano, per mostrare al mondo il nostro Paese e la nostra città. Inizieremo in un anno di Covid, ma siamo battaglieri e supereremo questa crisi“.

Si spera che nei prossimi cinque anni le ricadute sul movimento azzurro siano al di là di ogni più rosea aspettativa (ci sono già ottime premesse). Ma secondo Binaghi gli obiettivi sono anche altri: “Sui giocatori italiani potrà avere un impatto straordinario. Ci ha posto obiettivi totalmente differenti. Abbiamo una squadra straordinaria per organizzare una grande edizione 2021 delle ATP Finals, questo è il primo obiettivo. Grandi sponsor ci hanno affiancato per darci supporto, grande risposta è arrivata dalla prevendita dei biglietti. Un altro obiettivo è trasformare le oltre quindicimila persone che verranno ogni giorno a vedere i match da spettatori a tifosi.

Sul sogno di veder giocare un italiano a Torino: “Ambiamo a rendere i giocatori italiani i protagonisti della manifestazione: credo che nei cinque anni vedremo degli italiani giocare il Masters. Il terzo obiettivo è essere riconoscenti alle istituzioni locali per quello che hanno fatto: attraverso i comitati di gestione creati dobbiamo far sì che ci sia un ritorno economico per il territorio. Il quarto è dimostrare al governo che tra tutte le manifestazioni sportive di livello internazionale che saranno organizzate in Italia, quella con la maggiore redditività saranno le ATP Finals. Speriamo anche che il governo ci possa mettere in gara con tutte le altre manifestazioni, per metterci in concorrenza e fare il meglio per il Paese”.

Senza i nostri partner e i nostri sponsor questo evento non sarebbe possibile” ha concluso Gaudenzi. “Anche quelli del Tour, Nitto, Emirates, FedEx, Rolex, Dunlop, che continueranno a seguirci. Questo è l’evento più importante per l’ATP, spesso alle Finals si incorona il numero uno a fine anno. Attraverso i cinque continenti abbiamo un miliardo di appassionati su tutti e cinque i Continenti e vogliamo dare loro uno spettacolo di livello altissimo. Abbiamo lavorato sulla campagna marketing This is Tennis, per concentrarsi sugli aspetti peculiari del nostro sport“.

Riprendendo la parola, Binaghi ha presentato un pilastro dell’evento torinese, ovvero Intesa San Paolo: “L’istituzione finanziaria più alta del nostro Paese. Grazie a loro sentiamo di avere tutto il Paese con noi e siamo sicuri di organizzare una grande edizione delle ATP Finals” ha detto il presidente FIT.

Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, ha parlato così del torneo dei Maestri: “Noi crediamo che lo sport sia molto importante. Forma il carattere, il comportamento, fa aderire a principi di lealtà, di trasparenza ed impegno, che noi vogliamo far trionfare. Lo abbiamo fatto nel 2006 con le Olimpiadi Invernali. E di nuovo ora ci troviamo ad essere co-protagonisti di queste ATP Finals. Ma in Italia per due anni avremo ancora i NextGen. Ci troviamo a nostro agio nel sostenere qualcosa in cui crediamo profondamente e nel sostenere la città di Torino. Siamo la banca più grande d’Italia e qui in Piemonte promuoviamo le nuove iniziative. Abbiamo il grattacielo, ma in Piazza San Carlo apriremo una delle nuove sedi delle Gallerie d’Italia. Abbiamo in via San Francesco d’Assisi uno dei musei del risparmio più grandi del mondo, dove ora c’è anche la nostra sede. Continueremo a promuovere le iniziative con Tim e Google a Torino, Moncalieri e Settimo. Vogliamo continuare a essere legame con la crescita del territorio e la grande visione internazionale di cui lo sport è un elemento fondamentale“.

Gian Maria Gros-Pietro – Banca Intesa

Come già sottolineato da Binaghi, Chiara Appendino ha avuto un ruolo fondante nella corsa all’assegnazione dell’evento, per la quale Torino ha battuto Manchester, Singapore, Tokyo e Londra: “Sono un po’ emozionata, perché raccontiamo una bella storia nata in un modo incredibile. Ricordo una telefonata con un dirigente sportivo, che mi rispose che avessimo l’1% di possibilità di vittoria. Non abbiamo avuto paura di perdere e con grande lavoro di squadra siamo andati avanti tutti assieme. Non ci sono stati solo gli enti pubblici, ma tante aziende del territorio che hanno creduto in questa opportunità. Senza di loro non ce l’avremmo fatta. Sarà occasione di affrontare tutte le sfide del mondo moderno, accogliendo i migliori tennisti al mondo. Lo faremo facendo conoscere Torino e il nostro territorio al mondo. Vogliamo organizzare un evento che sia perfetto“.

Anche Marco Lavazza, vice presidente della storica azienda italiana che comparirà tra gli sponsor del torneo, è intervenuto nella conferenza stampa, confermando l’apporto che Lavazza ha intenzione di dare alla manifestazione: “Lavazza ha 125 anni di storia e di percorsi lunghi e difficili ne è consapevole. Abbiamo iniziato ad approcciarci al mondo del tennis legandoci al torneo più importante del mondo, Wimbledon. Non il modo più semplice. Lo abbiamo fatto non da vincenti, perché gli italiani quando vanno all’estero non partono mai con i migliori auspici. Quest’anno festeggiamo i dieci anni nel mondo del tennis e siamo pronti a portare anche in questo evento la nostra esperienza. Abbiamo cercato di portare il cuore e la competenza italiana e questo è stato riconosciuto e apprezzato, anche nei quattro tornei del Grande Slam. Speriamo, come dicevamo due anni fa a Wimbledon, che questo evento abbia ricedute positive su tutto il tessuto torinese e anche sul mondo del tennis. L’augurio più grande è che ci sia il pubblico presente per godere della manifestazione sportiva”.

PREVENDITA (da Supertennis.tv) – Le Nitto ATP Finals 2021 si disputeranno in 15 sessioni di gioco, di cui 8 pomeridiane e 7 serali. Dallo scorso 30 novembre è possibile acquistare biglietti per le singole sessioni e abbonamenti per l’intera manifestazione sul web. Sono stati già venduti oltre 40.000 dei potenziali 180.000 biglietti disponibili.

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ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

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Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

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Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

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A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

Il tabellone completo di Delray Beach

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