Non è uno sport per giovani: analisi dell'età media dei top10 e dei top50 ATP

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Non è uno sport per giovani: analisi dell’età media dei top10 e dei top50 ATP

Il mondo del tennis sta scoprendo volti nuovi come Kyrgios, Kokkinakis, Zverev, Chung e Coric. Tuttavia i numeri certificano un innalzamento dell’età media dei giocatori più forti, gli over 30 non sono mai stati così vincenti come in questi ultimi anni e i casi di teenager vincitori di Slam come Chang, Becker o Nadal sembrano ormai irripetibili

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Sono passati pochi giorni da quando il 34enne Roger Federer (li ha compiuti l’8 agosto) ha bloccato il sogno del Career Golden Masters al n°1 del mondo, il 28enne serbo Novak Djokovic, sconfiggendolo nella finale del MS1000 di Cincinnati. Poco più di un mese prima, gli stessi attori si erano esibiti sul palcoscenico più importante del tennis, il centrale di Wimbledon, dove fu Djokovic a impedire a Federer il sogno del 18° Slam.

Lo svizzero vincendo quel match sarebbe diventato il più vecchio vincitore dei Championships dell’era Open, il quinto vincitore più vecchio in assoluto negli Slam e il primo giocatore negli ultimi 40 anni a sollevare un trofeo dello Slam dopo aver festeggiato il 33° compleanno.

D’altronde Federer era solo uno dei 37 giocatori over 30 nel tabellone del singolare maschile di Wimbledon 2015, appena due giocatori in meno del record assoluto per uno Slam nell’era Open, stabilito un mese fa al Roland Garros (39, il 30,4% del totale).

 

Il focus di questo articolo non è però la straordinaria longevità del campione svizzero, ma, partendo proprio dall’esempio di Federer, si vuole dimostrare, numeri alla mano, come il tennis maschile sia diventato uno sport dove a farla da padroni sono i giocatori vicini ai trent’anni, mentre le storie di ragazzini non ancora in età da patente che sollevavano trofei di primo piano siano ormai un ricordo degli anni passati.

In questo articolo Agostino Nigro è andato a sviscerare i motivi che hanno portato all’innalzamento dell’età media dei top players, qui invece andremo a scavare nei dati storici degli ultimi 25 anni per osservare come l’età media dei migliori giocatori al mondo si sia progressivamente alzata, e lo spazio per i teenager terribili si sia ristretto in modo drammatico. Analizzeremo la crescita dell’età media dei top10 della varie annate, per poi allargare la base ai top50 e vedere anche i vincitori e i finalisti dei tornei più importanti del circuito.

I dati analizzati partono dal 1990, è perciò necessario fare prima un breve excursus negli anni ’80, decennio che vide gli unici 3 casi di vincitori di Slam under 18 della storia: Michael Chang al Roland Garros del 1989 (17 anni e 111 giorni), Boris Becker a Wimbledon 1985 (17 anni e 227 giorni) e Mats Wilander al Roland Garros 1982 (17 giorni e 288 giorni). Non bisogna poi dimenticare altre tre vittorie Slam di teenager come il bis di Becker a Wimbledon 1986 e gli Australian Open di Wilander nel 1983 e di Stefan Edberg nel 1985.

Partiamo quindi con l’analisi dei top10, prendendo le classifiche di fine anno e quella più recente per il 2015. Nella tabella sottostante abbiamo evidenziato in verde i giocatori che non avevano ancora compiuto 21 anni, in rosso quelli che avevano già festeggiato il 30° compleanno.

N.B. Le età sono calcolate per ogni annata al 31 dicembre di quell’anno, per il 2015 sono calcolate al 24 agosto.

Top10

È evidente anche solo a livello grafico come il colore verde abbia avuto una certa diffusione solo all’inizio degli anni ’90 e nel primo decennio del 2000, mentre il rosso ha preso sempre più campo nel recente passato: fra il 1990 e il 2010 il numero di giocatori inclusi fra i top10 con meno di 21 anni è stato inferiore a quello dei giocatori over30 solamente nel 1997, 2001, 2003 e 2004, mentre lo è ininterrottamente dal 2011.

Nel 1990 furono addirittura 3 gli under21 fra i primi 10, con gli statunitensi Agassi e Sampras e il croato Ivanisevic. Ivan Lendl e il vincitore del Roland Garros di quell’anno Andres Gomez furono gli unici over30, col ceco che rimase da solo nelle annate 1991 e 1992. Da notare che nel 1992 ci fu un solo under21, Michael Chang, ma un totale di ben 6 under23 (Courier, Sampras, Agassi, Ivanisevic e Krajicek).

Dopo Andrei Medvedev nel 1992, ci fu bisogno di 8 anni per rivedere un under21 fra i primi 10 di fine anno, con Marat Safin e Lleyton Hewitt (che nel 2001 diventò il più giovane n°1 della storia del tennis, nonché unico giocatore a chiudere l’anno al n°1 prima di compiere i 21 anni di età) rispettivamente n°2 e 7 nel 2000. Sempre nel 2000 entrò fra i 10 il 30enne Andre Agassi, che sarebbe rimasto fra i migliori addirittura fino al 2005, affiancato dagli over30 Sampras nel 2001 e Henman nel 2004.

Per quanto riguarda gli under21 le ultime apparizioni a livello di top10 sono dei nomi che ancora oggi sono protagonisti sul circuito: Rafael Nadal nel 2005 e 2006, Novak Djokovic nel 2007 e Juan Martin Del Potro nel 2008. Se anche quest’anno, come probabile, dovesse chiudersi senza alcun under21 fra i primi 10, saremmo arrivati al 7° anno consecutivo per questo particolare caso.

Ma come abbiamo anticipato all’inizio dell’analisi sui top10, negli ultimi anni si osserva una decisa diffusione del colore rosso, dovuta alla sempre maggior presenza di giocatori over30 fra i primi 10 del mondo: ovviamente non può mancare Roger Federer, ininterrottamente nei top10 dal 2002 e over30 a partire dal 2011; nel 2011 c’era anche il coscritto di Federer, lo statunitense Mardy Fish; dal 2012 c’è poi lo spagnolo David Ferrer, classe 1982; mentre attualmente ci sono tra i top10 anche il vincitore del Roland Garros Stan Wawrinka, 30 anni a marzo, e il ceco Tomas Berdych, che toccherà i 30 anni a fine settembre.

Se la classifica attuale dovesse essere confermata a fine anno, e al momento nulla fa pensare che ci possano essere grossi stravolgimenti fra i primissimi, ci saranno per la prima volta 3 over30 tra i top10, con la forte possibilità di averne addirittura 4 o 5 (il 30enne francese Gilles Simon è al momento n°11 della race)!

Certo, chiudere l’anno fra i primi 10 prima di compiere 21 anni non è impresa da poco, tanto che gli 11 giocatori ad esserci riusciti dal 1990 ad oggi sono tutti di primissimo piano: Agassi, Sampras (2 volte), Ivanisevic, Chang, Medvedev, Safin, Hewitt (2 volte), Roddick, Nadal (2 volte), Djokovic e Del Potro. Di questi solamente l’ucraino Medvedev non ha mai alzato un trofeo dello Slam, fermandosi alla finale del Roland Garros 1999.

La lista degli over30 è persino più corta, fermandosi a 9 nomi: Lendl (3 volte), Gomez, Muster, Agassi (6 volte!), Sampras (2 volte), Heman, Fish, Ferrer (3 volte) e Federer (4 volte). Di questi i soli Henman, Fish e Ferrer hanno uno 0 nella casella degli Slam vinti.

Emblematico a proposito è il grafico sottostante, che riassume l’andamento dell’età media dei top10 dal 1990 ad oggi.

N.B. Per facilità di lettura le frazioni di anno sono state trasformate in centesimi, quindi 28,50 anni equivalgono a 28 anni e 6 mesi o 28 anni e 187 giorni

Top10media

Come si può osservare, nel periodo 1990-95 la media fu sempre inferiore ai 25 anni, con un picco di 23,63 nel 1993. Fra il 1996 e il 2005 l’età media fu piuttosto stabile intorno ai 25-26 anni, oscillando fra un massimo di 26,18 nel 2001 e un minimo di 25,19 nel 1997.

L’arrivo nel circuito dei tre componenti che assieme a Federer costituiscono i famosi Fab4, il classe 1986 Nadal e i classe 1987 Djokovic e Murray, fu la molla che spinse verso il basso l’età media dei top10 dopo il 2005, che nel 2008 scese fino a 24,43 anni, il 3° dato più basso degli ultimi 25 anni dopo il biennio 1992-93.

Allo stesso modo, il “cristallizzarsi” dei giocatori al vertice e lo scarso ricambio arrivato dai nati nel periodo 1989-1994 ha dato il via ad un aumento costante dell’età media dei top10, che, dopo 7 anni ininterrotti di crescita, è arrivata al 24 agosto di quest’anno a 29,09 anni.

Nel 2011 l’età media ha superato per la prima volta i 27 anni, nel 2013 i 28 e questa settimana ha sfondato quota 29. Come stupirsi d’altronde se molti dei top player di oggi sono ininterrottamente al vertice delle classifiche da un decennio o poco meno?

Una delle possibili obiezioni a questi dati potrebbe essere: è vero, l’età dei top player si è alzata, ma ci sono tanti giovani che hanno ottenuto discreti risultati, pur senza vincere tornei importanti.

Passiamo allora ad allargare la nostra base di analisi, e guardiamo i dati dei primi 50 giocatori del mondo dal 1990 a oggi. Sempre prendendo a riferimento l’età dei giocatori al 31 dicembre dell’anno, abbiamo diviso i tennisti in 5 fasce di età: under 21, 21-24, 24-27, 27-30, over 30; ottenendo il grafico sottostante.

Top50

Osservate come la fascia nera (over 30) si sia notevolmente allargata nell’ultimo lustro e come contemporaneamente quelle arancione (under 21) e azzurra (21-24) si siano accorciate. Allo stesso modo la linea rossa dell’età media, che fa riferimento all’asse destro del grafico, ha subito una notevole impennata nell’ultimo decennio, passando da 25,46 nel 2006 a 28,28 oggi, ed è solo grazie all’ingresso fra i migliori di giovani come Coric o Kyrgios che quest’anno il trend crescente dell’età media, iniziato nel 2006, sembra finalmente destinato ad interrompersi.

Dal 1990 al 2010 il numero di over 30 fra i primi 50 del mondo di fine anno ha superato le 6 unità in una sola occasione, con gli 8 giocatori del 2002 (addirittura nel 1994 non ci fu nemmeno un over 30, con il 29enne Guy Forget come più vecchio nella top50!); nel 2011 questo numero è salito a 11 e con una costante escalation è arrivato oggi a 16. 17 sono invece i giocatori di età fra i 27 e i 30 anni nella top50 attuale, il che significa che oggi ben 33 dei primi 50 del mondo hanno più di 27 anni, un numero impressionante se si pensa che solo 8 anni fa, nel 2007, erano 15.

Inverso ovviamente il comportamento degli under 21: dal record di 11 giocatori nel 1990 (con 3 top10) si è scesi quasi subito ad una media di 3-4 giocatori, con un’impennata di 7 unità nelle annate 2001 e 2002; dal 2008 a oggi invece solamente l’australiano Bernard Tomic, nel 2011, è riuscito a chiudere l’anno tra i primi 50 prima di compiere 21 anni, una serie negativa che potrà essere spezzata da Borna Coric o Nick Kyrgios se riusciranno a rimanere tra i migliori a fine 2015.

Similare il comportamento della fascia 21-24 anni: dopo essere rimasta sempre sopra le 10 unità fra il 1990 e il 2010 (record 19 nel 2004), la banda azzurra del grafico ha visto i suoi componenti ridursi drasticamente fino a 3 soli componenti a fine 2014, oggi risaliti a 4.

Per riassumere il tutto ci sembra emblematico sottolineare come nel 1990 gli under 24 battevano gli over 27 25-10, mentre oggi il rapporto si è rovesciato in un 33-6 a favore degli over 27!

Per concludere la parte sui top50 abbiamo inserito nella tabella sottostante l’elenco, anno per anno, dei giocatori più vecchi e più giovani ad aver chiuso l’anno nei primi 50 del mondo.

N.B. Le età sono calcolate per ogni annata al 31 dicembre di quell’anno, per il 2015 sono calcolate al 24 agosto.

youngold

Notate come si siano alzate le età dei più vecchi e dei più giovani: osservate in particolare come fino al 2008 il più giovane abbia sempre avuto meno di 21 anni, mentre nel recente passato Dolgopolov e Dimitrov hanno ottenuto questo simbolico riconoscimento dopo aver festeggiato il 22° compleanno.

Ad ulteriore conferma della nostra tesi, date un’occhiata a questa pagina, dove sono elencati i migliori giocatori per età: notate come il miglior under 18, seppur potenzialmente un fenomeno come il russo Andrey Rublev, sia l’unico della sua età fra i primi 200; come gli under 21 fra i primi 200 siano appena 14 e come, fra i primi 130 giocatori del mondo, ci siano più over 33 che under 23!

Nella seconda parte di questa analisi analizzeremo l’età dei giocatori vincitori dei più importanti tornei ATP, focalizzandoci infine sull’elenco completo dei vincitori di tornei negli ultimi due anni, dove gli over 30 hanno raggiunto una percentuale di successi mai toccata prima.

 

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– Atto II – Non è uno sport per giovani: l’analisi sui vincitori dei tornei ATP

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ATP

L’ATP aggiorna ancora il sistema di ranking

Tra marzo e agosto 2021, i tennisti potranno preservare il 50% dei punti ottenuti nei tornei non disputati nel 2020 (qualora il risultato di quest’anno non fosse migliore)

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dall’ATP sono arrivati aggiornamenti sulla questione classifiche. Il ranking, che è rimasto congelato dal 16 marzo al 24 agosto 2020, è passato dal classico sistema di validità annuale a uno a 22 mesi e poi a 24 mesi, a seguito di un’altra delibera dell’ATP dello scorso ottobre. A gennaio la data di ripresa del sistema tradizionale era stata ulteriormente posticipata alla settimana del 15 marzo, ma recentemente l’associazione dei giocatori ha deciso di prorogare ancora il termine.

Nel periodo tra il 4 marzo e il 9 agosto 2021 (incluso Masters 1000 di Toronto), i giocatori potranno mantenere il 50% dei punti dei tornei che non si sono disputati nel 2020 (ad esempio Montecarlo), ovviamente a patto che il risultato del 2021 non sia migliore. Per fare un esempio pratico, prendendo proprio il torneo di Montecarlo, Fabio Fognini potrà mantenere 500 dei 1000 punti conquistati vincendo il titolo nel 2019, sempre che non raggiunga la finale (che offre 600 punti) o rivinca il torneo. La stessa logica è stata applicata – in maniera sorprendente, a onor del vero – anche ai tornei riprogrammati in un periodo diverso, come gli Internazionali di Roma o il Roland Garros. Ipoteticamente dunque, se Rafael Nadal e Novak Djokovic dovessero perdere al primo turno al prossimo Roland Garros, manterrebbero rispettivamente 1000 e 600 punti. Discorso simile per Jannik Sinner che, avendo raggiunto i quarti nello Slam parigino lo scorso anno, di fatto è sicuro di mantenere 180 punti (equivalenti cioè ad un ottavo di finale).

Per il resto i criteri rimangono gli stessi annunciati alla fine del 2020 e qui sotto riassunti:

 
  • I giocatori che abbiano giocato lo stesso evento due volte nel corso del periodo sopra indicato (marzo 2019 – 9 agosto 2021) potranno conteggiare i punti derivanti dal migliore risultato tra i due
  • Ai fini del calcolo del ranking di un giocatore, verranno presi in considerazione 19 risultati e non 18 come negli anni passati. Questi includono i quattro Slam, gli otto Masters 1000 obbligatori (escluso dunque Montecarlo) e i sette migliori risultati ottenuti negli altri tornei (Rolex Montecarlo Masters, ATP Cup, ATP 500, ATP 250, Challenger, ITF). Le ATP Finals 2021 conteranno come evento addizionale per coloro che si qualificheranno.
  • Ai fini della qualificazione alle ATP Finals di Torino e alle Next Gen ATP Finals di Milano, verranno considerati i punti raccolti nel corso dell’anno solare; le due Race saranno dunque stilate sulla base dei soli risultati ottenuti nei tornei del 2021. C’è dunque la possibilità che a fine anno la posizione di un giocatore nella Race to Turin non coincida con il suo ranking ATP.

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ATP

Strage di big a Rotterdam: subito fuori Medvedev e Zverev

Brutte figure all’esordio per la prima e terza testa di serie del torneo. Il russo si fa eliminare in due set da Lajovic, mentre Sascha lascia il passo a Bublik

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La testa di serie numero uno, Daniil Medvedev, e la numero tre, Alexander Zverev, sono stati precocemente eliminati dall’ATP 500 di Rotterdam al termine di due prestazioni piuttosto scialbe. Entrambi hanno perso in due set i rispettivi match contro Dusan Lajovic e Alexander Bublik in maniera abbastanza simile, lasciandosi sfuggire in extremis un primo set equilibrato e arrendendosi di fatto nel secondo.

Medvedev, dopo uno scambio di break nella pancia del set, è arrivato a giocarsela al tiebreak nel quale però Lajovic è subito scappato sul 6-2, rendendo davvero difficile ogni tentativo di rimonta del russo. Il serbo ha condotto la propria partita con la solita perizia e abnegazione, approfittando alla grande della giornata no del proprio avversario. Medvedev dall’altro lato pescava qua e là colpi spettacolari (su tutti un rovescio no look in avanzamento davvero pregevole), ma era nel complesso inconsistente. Un chirurgico break nel nono gioco ha poi segnato la sua sconfitta, la seconda consecutiva (sempre contro un giocatore serbo curiosamente) dopo la batosta nella finale dell’Australian Open contro Novak Djokovic. Lajovic affronterà dunque Borna Coric negli ottavi di finale.

Zverev invece ha sprecato un break di vantaggio in ciascun set: nel primo, dopo essere andato avanti 2-0, si è fatto riprendere sul 4-4 e poi addirittura beffare nel dodicesimo gioco dopo essere arrivato a due punti dal tiebreak. Nel secondo set, Sascha si è invece issato sul 3-1, ma da quel momento in poi non ha più vinto neanche un game finendo per cedere il parziale, e con esso la partita, con il punteggio di 6-3. Pur senza commettere doppi falli, il tedesco ha nuovamente litigato con la seconda che spesso non superava i 130 km/h e atterrava innocua dalle parti di Bublik, sorprendentemente cinico nel gestire le difficoltà del più blasonato avversario. Il kazako sarà il prossimo avversario di Tommy Paul, che ha superato in due set Lorenzo Sonego.

Il peggio, o meglio, i segnali meno confortanti, è però arrivato nel post partita. Se Medvedev ha addirittura evitato di comparire in conferenza stampa, Zverev invece ha detto cose che lasciano un po’ cadere le braccia e che certificano ancora una volta il grande scarto che purtroppo ancora sussiste tra i Next Gen e la vecchia guardia in termini di mentalità. Il tedesco ha detto di non curarsi molto della sconfitta perché Rotterdam è un torneo nel quale non si trova bene, tirando in ballo soprattutto le palline utilizzate (‘dovrebbero testarle di più‘, il messaggio lanciato nella breve conferenza stampa). Non il massimo della comunicazione, soprattutto visto che stiamo parlando di un top 10 ormai stabile, nonché potenziale pretendente al numero uno in futuro – anzi teoricamente già adesso.

Il tabellone completo di Rotterdam

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ATP

ATP Rotterdam, Sonego è già ai saluti: Paul si esalta contro l’azzurro

Due ore di battaglia, ma lo statunitense gioca su un livello molto alto. “Fa solo numeri”, ammette Lorenzo, non sostenuto dalle prime di servizio nel tie break. Paul sfiderà Bublik, che ha eliminato a sorpresa Zverev

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Dopo l’uscita ai quarti di Montpellier per mano di Goffin (poi vincitore del torneo), Lorenzo Sonego saluta troppo presto Rotterdam. Non sarà stata la miglior partita della carriera quella interpretata contro Tommy Paul, ma va detto che i meriti dello statunitense superano le incertezze che può aver avuto il numero quattro d’Italia. Per arrivare al 6-4 7-6 finale devono trascorrere due ore di battaglia, che regalano al ventitreenne del New Jersey un secondo turno più aperto del previsto. Per quanto Bublik sia in un momento di grazia, meglio incontrare lui che Sascha Zverev superato a sorpresa proprio dal kazako sul campo centrale. Considerazione che fa aumentare il dispiacere per la sconfitta, anche perché Sonego aveva incontrato e sconfitto Bublik al Roland Garros.

PASSAGGIO A VUOTO – I primi due game durano un quarto d’ora, entrambi i giocatori hanno difficoltà con le prime di servizio. Al punto da smarrirlo, generando un break e contro-break. Dopo non aver sfruttato (sul 2-2) tre occasioni per strappare il servizio, nel settimo game Sonego inciampa in un decisivo passaggio a vuoto. Gioco consegnato nelle mani del suo avversario a zero, con tre errori evitabili tra dritto e rovescio. Servizio perso senza opposizione, si torna a rincorrere. Questa volta però la reazione immediata non c’è, con Paul che riesce a piazzare il primo allungo (5-3) utile a condurre in porto il set.

BATTAGLIA – L’avvio del secondo parziale sembra l’alba della partita. Nuovamente break e controbreak, ma questa volta Lorenzo è psicologicamente bravo a rimanere centrato. Dopo aver perso il primo game, andava interrotta l’inerzia negativa. Per tornare a lottare spalla a spalla, pur senza grandi sicurezze nei fondamentali in cui di solito eccelle: il servizio e la palla corta, che Paul sembra leggere facilmente con lo spostamento in avanti. Lo statunitense, oggi 56 ATP, si dimostra a suo agio quando può entrare nel campo. Fa solo numeri, borbotta Lorenzo, prima di perdere il game del 3-3. Due game più avanti, sul 4-4, Sonego va sotto 0-30 e rivede lo spettro del momento che ha spaccato il primo set.

 

Stavolta Paul però ci mette del suo, alza la percentuale di errori e si fa sfuggire ai vantaggi un punto delicatissimo. Lo statunitense si trova a dover servire per rimanere nel set, ben due volte, fino al tie-break. L’intensità sale, entrambi si prendono rischi. Sul 5-5 si materializza il primo match point, grazie a un rovescio imprendibile che va a pizzicare la riga. Sonego non molla, nonostante non sia sostenuto dalle prime. Sul 6-6 si guadagna il suo set point, esaltandosi con generosità in difesa. Non arriva però al traguardo, visto che ancora una volta Paul ha il merito di giocare meglio i punti chiave. Se la partita si fosse allungata, forse, sarebbe stato complicato mantenere un livello così alto.

Il tabellone completo di Rotterdam

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