Non è uno sport per giovani: analisi dell'età media dei top10 e dei top50 ATP

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Non è uno sport per giovani: analisi dell’età media dei top10 e dei top50 ATP

Il mondo del tennis sta scoprendo volti nuovi come Kyrgios, Kokkinakis, Zverev, Chung e Coric. Tuttavia i numeri certificano un innalzamento dell’età media dei giocatori più forti, gli over 30 non sono mai stati così vincenti come in questi ultimi anni e i casi di teenager vincitori di Slam come Chang, Becker o Nadal sembrano ormai irripetibili

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Sono passati pochi giorni da quando il 34enne Roger Federer (li ha compiuti l’8 agosto) ha bloccato il sogno del Career Golden Masters al n°1 del mondo, il 28enne serbo Novak Djokovic, sconfiggendolo nella finale del MS1000 di Cincinnati. Poco più di un mese prima, gli stessi attori si erano esibiti sul palcoscenico più importante del tennis, il centrale di Wimbledon, dove fu Djokovic a impedire a Federer il sogno del 18° Slam.

Lo svizzero vincendo quel match sarebbe diventato il più vecchio vincitore dei Championships dell’era Open, il quinto vincitore più vecchio in assoluto negli Slam e il primo giocatore negli ultimi 40 anni a sollevare un trofeo dello Slam dopo aver festeggiato il 33° compleanno.

D’altronde Federer era solo uno dei 37 giocatori over 30 nel tabellone del singolare maschile di Wimbledon 2015, appena due giocatori in meno del record assoluto per uno Slam nell’era Open, stabilito un mese fa al Roland Garros (39, il 30,4% del totale).

 

Il focus di questo articolo non è però la straordinaria longevità del campione svizzero, ma, partendo proprio dall’esempio di Federer, si vuole dimostrare, numeri alla mano, come il tennis maschile sia diventato uno sport dove a farla da padroni sono i giocatori vicini ai trent’anni, mentre le storie di ragazzini non ancora in età da patente che sollevavano trofei di primo piano siano ormai un ricordo degli anni passati.

In questo articolo Agostino Nigro è andato a sviscerare i motivi che hanno portato all’innalzamento dell’età media dei top players, qui invece andremo a scavare nei dati storici degli ultimi 25 anni per osservare come l’età media dei migliori giocatori al mondo si sia progressivamente alzata, e lo spazio per i teenager terribili si sia ristretto in modo drammatico. Analizzeremo la crescita dell’età media dei top10 della varie annate, per poi allargare la base ai top50 e vedere anche i vincitori e i finalisti dei tornei più importanti del circuito.

I dati analizzati partono dal 1990, è perciò necessario fare prima un breve excursus negli anni ’80, decennio che vide gli unici 3 casi di vincitori di Slam under 18 della storia: Michael Chang al Roland Garros del 1989 (17 anni e 111 giorni), Boris Becker a Wimbledon 1985 (17 anni e 227 giorni) e Mats Wilander al Roland Garros 1982 (17 giorni e 288 giorni). Non bisogna poi dimenticare altre tre vittorie Slam di teenager come il bis di Becker a Wimbledon 1986 e gli Australian Open di Wilander nel 1983 e di Stefan Edberg nel 1985.

Partiamo quindi con l’analisi dei top10, prendendo le classifiche di fine anno e quella più recente per il 2015. Nella tabella sottostante abbiamo evidenziato in verde i giocatori che non avevano ancora compiuto 21 anni, in rosso quelli che avevano già festeggiato il 30° compleanno.

N.B. Le età sono calcolate per ogni annata al 31 dicembre di quell’anno, per il 2015 sono calcolate al 24 agosto.

Top10

È evidente anche solo a livello grafico come il colore verde abbia avuto una certa diffusione solo all’inizio degli anni ’90 e nel primo decennio del 2000, mentre il rosso ha preso sempre più campo nel recente passato: fra il 1990 e il 2010 il numero di giocatori inclusi fra i top10 con meno di 21 anni è stato inferiore a quello dei giocatori over30 solamente nel 1997, 2001, 2003 e 2004, mentre lo è ininterrottamente dal 2011.

Nel 1990 furono addirittura 3 gli under21 fra i primi 10, con gli statunitensi Agassi e Sampras e il croato Ivanisevic. Ivan Lendl e il vincitore del Roland Garros di quell’anno Andres Gomez furono gli unici over30, col ceco che rimase da solo nelle annate 1991 e 1992. Da notare che nel 1992 ci fu un solo under21, Michael Chang, ma un totale di ben 6 under23 (Courier, Sampras, Agassi, Ivanisevic e Krajicek).

Dopo Andrei Medvedev nel 1992, ci fu bisogno di 8 anni per rivedere un under21 fra i primi 10 di fine anno, con Marat Safin e Lleyton Hewitt (che nel 2001 diventò il più giovane n°1 della storia del tennis, nonché unico giocatore a chiudere l’anno al n°1 prima di compiere i 21 anni di età) rispettivamente n°2 e 7 nel 2000. Sempre nel 2000 entrò fra i 10 il 30enne Andre Agassi, che sarebbe rimasto fra i migliori addirittura fino al 2005, affiancato dagli over30 Sampras nel 2001 e Henman nel 2004.

Per quanto riguarda gli under21 le ultime apparizioni a livello di top10 sono dei nomi che ancora oggi sono protagonisti sul circuito: Rafael Nadal nel 2005 e 2006, Novak Djokovic nel 2007 e Juan Martin Del Potro nel 2008. Se anche quest’anno, come probabile, dovesse chiudersi senza alcun under21 fra i primi 10, saremmo arrivati al 7° anno consecutivo per questo particolare caso.

Ma come abbiamo anticipato all’inizio dell’analisi sui top10, negli ultimi anni si osserva una decisa diffusione del colore rosso, dovuta alla sempre maggior presenza di giocatori over30 fra i primi 10 del mondo: ovviamente non può mancare Roger Federer, ininterrottamente nei top10 dal 2002 e over30 a partire dal 2011; nel 2011 c’era anche il coscritto di Federer, lo statunitense Mardy Fish; dal 2012 c’è poi lo spagnolo David Ferrer, classe 1982; mentre attualmente ci sono tra i top10 anche il vincitore del Roland Garros Stan Wawrinka, 30 anni a marzo, e il ceco Tomas Berdych, che toccherà i 30 anni a fine settembre.

Se la classifica attuale dovesse essere confermata a fine anno, e al momento nulla fa pensare che ci possano essere grossi stravolgimenti fra i primissimi, ci saranno per la prima volta 3 over30 tra i top10, con la forte possibilità di averne addirittura 4 o 5 (il 30enne francese Gilles Simon è al momento n°11 della race)!

Certo, chiudere l’anno fra i primi 10 prima di compiere 21 anni non è impresa da poco, tanto che gli 11 giocatori ad esserci riusciti dal 1990 ad oggi sono tutti di primissimo piano: Agassi, Sampras (2 volte), Ivanisevic, Chang, Medvedev, Safin, Hewitt (2 volte), Roddick, Nadal (2 volte), Djokovic e Del Potro. Di questi solamente l’ucraino Medvedev non ha mai alzato un trofeo dello Slam, fermandosi alla finale del Roland Garros 1999.

La lista degli over30 è persino più corta, fermandosi a 9 nomi: Lendl (3 volte), Gomez, Muster, Agassi (6 volte!), Sampras (2 volte), Heman, Fish, Ferrer (3 volte) e Federer (4 volte). Di questi i soli Henman, Fish e Ferrer hanno uno 0 nella casella degli Slam vinti.

Emblematico a proposito è il grafico sottostante, che riassume l’andamento dell’età media dei top10 dal 1990 ad oggi.

N.B. Per facilità di lettura le frazioni di anno sono state trasformate in centesimi, quindi 28,50 anni equivalgono a 28 anni e 6 mesi o 28 anni e 187 giorni

Top10media

Come si può osservare, nel periodo 1990-95 la media fu sempre inferiore ai 25 anni, con un picco di 23,63 nel 1993. Fra il 1996 e il 2005 l’età media fu piuttosto stabile intorno ai 25-26 anni, oscillando fra un massimo di 26,18 nel 2001 e un minimo di 25,19 nel 1997.

L’arrivo nel circuito dei tre componenti che assieme a Federer costituiscono i famosi Fab4, il classe 1986 Nadal e i classe 1987 Djokovic e Murray, fu la molla che spinse verso il basso l’età media dei top10 dopo il 2005, che nel 2008 scese fino a 24,43 anni, il 3° dato più basso degli ultimi 25 anni dopo il biennio 1992-93.

Allo stesso modo, il “cristallizzarsi” dei giocatori al vertice e lo scarso ricambio arrivato dai nati nel periodo 1989-1994 ha dato il via ad un aumento costante dell’età media dei top10, che, dopo 7 anni ininterrotti di crescita, è arrivata al 24 agosto di quest’anno a 29,09 anni.

Nel 2011 l’età media ha superato per la prima volta i 27 anni, nel 2013 i 28 e questa settimana ha sfondato quota 29. Come stupirsi d’altronde se molti dei top player di oggi sono ininterrottamente al vertice delle classifiche da un decennio o poco meno?

Una delle possibili obiezioni a questi dati potrebbe essere: è vero, l’età dei top player si è alzata, ma ci sono tanti giovani che hanno ottenuto discreti risultati, pur senza vincere tornei importanti.

Passiamo allora ad allargare la nostra base di analisi, e guardiamo i dati dei primi 50 giocatori del mondo dal 1990 a oggi. Sempre prendendo a riferimento l’età dei giocatori al 31 dicembre dell’anno, abbiamo diviso i tennisti in 5 fasce di età: under 21, 21-24, 24-27, 27-30, over 30; ottenendo il grafico sottostante.

Top50

Osservate come la fascia nera (over 30) si sia notevolmente allargata nell’ultimo lustro e come contemporaneamente quelle arancione (under 21) e azzurra (21-24) si siano accorciate. Allo stesso modo la linea rossa dell’età media, che fa riferimento all’asse destro del grafico, ha subito una notevole impennata nell’ultimo decennio, passando da 25,46 nel 2006 a 28,28 oggi, ed è solo grazie all’ingresso fra i migliori di giovani come Coric o Kyrgios che quest’anno il trend crescente dell’età media, iniziato nel 2006, sembra finalmente destinato ad interrompersi.

Dal 1990 al 2010 il numero di over 30 fra i primi 50 del mondo di fine anno ha superato le 6 unità in una sola occasione, con gli 8 giocatori del 2002 (addirittura nel 1994 non ci fu nemmeno un over 30, con il 29enne Guy Forget come più vecchio nella top50!); nel 2011 questo numero è salito a 11 e con una costante escalation è arrivato oggi a 16. 17 sono invece i giocatori di età fra i 27 e i 30 anni nella top50 attuale, il che significa che oggi ben 33 dei primi 50 del mondo hanno più di 27 anni, un numero impressionante se si pensa che solo 8 anni fa, nel 2007, erano 15.

Inverso ovviamente il comportamento degli under 21: dal record di 11 giocatori nel 1990 (con 3 top10) si è scesi quasi subito ad una media di 3-4 giocatori, con un’impennata di 7 unità nelle annate 2001 e 2002; dal 2008 a oggi invece solamente l’australiano Bernard Tomic, nel 2011, è riuscito a chiudere l’anno tra i primi 50 prima di compiere 21 anni, una serie negativa che potrà essere spezzata da Borna Coric o Nick Kyrgios se riusciranno a rimanere tra i migliori a fine 2015.

Similare il comportamento della fascia 21-24 anni: dopo essere rimasta sempre sopra le 10 unità fra il 1990 e il 2010 (record 19 nel 2004), la banda azzurra del grafico ha visto i suoi componenti ridursi drasticamente fino a 3 soli componenti a fine 2014, oggi risaliti a 4.

Per riassumere il tutto ci sembra emblematico sottolineare come nel 1990 gli under 24 battevano gli over 27 25-10, mentre oggi il rapporto si è rovesciato in un 33-6 a favore degli over 27!

Per concludere la parte sui top50 abbiamo inserito nella tabella sottostante l’elenco, anno per anno, dei giocatori più vecchi e più giovani ad aver chiuso l’anno nei primi 50 del mondo.

N.B. Le età sono calcolate per ogni annata al 31 dicembre di quell’anno, per il 2015 sono calcolate al 24 agosto.

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Notate come si siano alzate le età dei più vecchi e dei più giovani: osservate in particolare come fino al 2008 il più giovane abbia sempre avuto meno di 21 anni, mentre nel recente passato Dolgopolov e Dimitrov hanno ottenuto questo simbolico riconoscimento dopo aver festeggiato il 22° compleanno.

Ad ulteriore conferma della nostra tesi, date un’occhiata a questa pagina, dove sono elencati i migliori giocatori per età: notate come il miglior under 18, seppur potenzialmente un fenomeno come il russo Andrey Rublev, sia l’unico della sua età fra i primi 200; come gli under 21 fra i primi 200 siano appena 14 e come, fra i primi 130 giocatori del mondo, ci siano più over 33 che under 23!

Nella seconda parte di questa analisi analizzeremo l’età dei giocatori vincitori dei più importanti tornei ATP, focalizzandoci infine sull’elenco completo dei vincitori di tornei negli ultimi due anni, dove gli over 30 hanno raggiunto una percentuale di successi mai toccata prima.

 

Prossimamente su Ubitennis

– Atto II – Non è uno sport per giovani: l’analisi sui vincitori dei tornei ATP

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Tsitsipas si è operato al gomito: “In campo tra due settimane”

Il greco si è sottoposto all’intervento in una clinica svizzera a causa dell’infortunio che lo ha costretto al forfait alle ATP Finals

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Stefanos Tsitsipas (GRE) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Stefanos Tsitsipas si è sottoposto ad un intervento chirurgico per risolvere il problema al gomito che lo ha afflitto nelle ultime settimane, costringendolo anche a dare forfait dopo il primo incontro alle Nitto ATP Finals. L’operazione si è svolta in una clinica in Svizzera e il tennista greco ha informato i propri fan solo a cose fatte, con un post su FB che lo ritrae a letto sorridente e col gomito fasciato. I tempi di recupero si prospettano comunque piuttosto brevi, come ha annunciato lo stesso Tsitsipas nella didascalia al suddetto post. Il greco dovrebbe ricominciare ad allenarsi a Dubai già tra un paio di settimane per poi fare rotta verso l’Australia.

Queste le parole di Stefanos in calce alla foto:

Le cose spesso diventano più difficili prima di diventare più facili, ma con ogni lotta abbiamo l’opportunità di creare la nostra storia unica. Alcuni giorni la vita è tutta incentrata sui tuoi sogni, speranze e visioni per il futuro. Ci sono anche giorni in cui la vita consiste solo nel mettere un piede davanti all’altro e anche questo va bene. A tutti i fan, grazie per il vostro continuo supporto e incoraggiamento. Sono concentrato su un futuro più sano e più felice. Prossima tappa: preseason a Dubai tra due settimane e poi non vedo l’ora di andare in Australia.”

 

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Coppa Davis: trasloco in vista per le Finali, destinazione Abu Dhabi?

Alcune indiscrezioni riportate dal britannico Daily Telegraph suggeriscono un contratto di cinque anni per la disputa delle Davis Cup Finals negli Emirati Arabi

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La squadra spagnola di Coppa Davis dopo la vittoria - Madrid 2019 (foto Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

Dopo i problemi organizzativi dell’edizione inaugurale a Madrid nel 2019 e la cancellazione molto in anticipo del 2020 a causa della pandemia, le Finali di Coppa Davis versione Kosmos sono alla ricerca del loro assetto ideale. Quest’anno si è deciso di spalmare su tre sedi diverse i gironi eliminatori, invece di concentrare tutto in un incontro come era stato fatto nel 2019 alla Caja Magica, per offrire a tre nazioni invece di una la possibilità di giocare in casa, e quindi di attirare ai propri incontri le folle che a Madrid avevano seguito le gesta di Nadal e compagni, e forse anche per ridurre il rischio nel caso in cui la location scelta fosse stata oggetto di repentine restrizioni causate dal COVID, come è prontamente successo con la sede di Innsbruck.

Guardando al futuro e programmando le prossime edizioni di questa manifestazione che è stata affidata a Kosmos per la bellezza di 25 anni, sembra che si stia prospettando un trasloco in Medio Oriente per la kermesse conclusiva della competizione. Secondo quanto riferito dal quotidiano inglese The Daily Telegraph nella persona del suo tennis corrispondent Simon Briggs, sembrerebbe ormai deciso che le prossime cinque edizioni delle Davis Cup Finals si terranno ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti (UAE).

La notizia non è ufficiale, ma pare che l’indiscrezione sia stata confermata al Telegraph da più parti, compreso il Capitano non giocatore del Team GB che ne ha parlato con la stampa britannica prima dell’inizio degli incontri: “Ho sentito voci di seconda mano. Se è vero, sarebbe giusto che se ne potesse parlare prima che venga presa una decisione definitiva”.

 

Ciò che preoccupa Smith e gli altri capitani di Davis è che in Medio Oriente la partecipazione del pubblico tende ad essere piuttosto limitata e sicuramente non calorosa come è ormai diventata tradizione in Coppa Davis. Quindi davanti alla prospettiva di giocare match decisivi di Coppa Davis davanti a pochi intimi in stadi con le gradinate quasi vuote c’è chi i chiede se la decisione di andare a giocare ad Abu Dhabi sia quella giusta.

Se le voci dovessero essere confermate, le Finali di Coppa Davis si trasformerebbero definitivamente in un “destination event, ovvero in uno di quegli eventi nei quali si fa affidamento principalmente sugli appassionati che si recano sul luogo dell’evento per assistervi dal vivo per creare l’atmosfera sugli spalti (oltre che per far girare l’economia, ma questo è un altro paio di maniche) piuttosto che sulla popolazione “autoctona”. I Mondiali di calcio e i Giochi Olimpici sono manifestazioni di questo tipo (almeno prima del COVID) e dopo tutto Kosmos aveva promosso la prima edizione di Madrid come la “World Cup of Tennis”, i campionati mondiali del tennis.

Tuttavia Mondiali e Olimpiadi, oltre ad avere un profilo certamente più elevato delle Finali di Davis, si svolgono una volta ogni quattro anni, quindi il sacrificio richiesto agli appassionati è decisamente inferiore rispetto a quello di una manifestazione annuale. Ci saranno veramente abbastanza appassionati pronti a dedicare ferie e un consistente budget a una trasferta negli Emirati Arabi ogni anno per supportare la loro squadra di Coppa Davis? Alcune Federazioni potrebbero decidere di “incoraggiare” le trasferte attraverso l’offerta di agevolazioni di viaggio, come è successo per esempio due anni fa con la squadra canadese, che vide Shapovalov, Auger-Aliassime e Pospisil raggiungere la finale contro i padroni di casa della Spagna davanti a oltre un migliaio di rumorosissimi tifosi arrivati nella capitale iberica grazie a un notevole supporto economico da parte di Tennis Canada.

Ma soprattutto in un era post-COVID, non ci sono molte federazioni nazionali che avranno le disponibilità economiche e l’inclinazione a seguire l’esempio canadese, e il rischio di trovarsi ad Abu Dhabi a giocare per l’insalatiera davanti a poche centinaia di persone non è trascurabile. Andare in un mercato ancora relativamente indifferente al prodotto tennis sarebbe una scommessa non indifferente per una manifestazione che ha già incontrato la sua parte di ostacoli sul suo ancora breve percorso.

Al momento non esiste alcun tennista con il passaporto degli Emirati Arabi che abbia anche soltanto un punto ATP, quindi almeno da questo punto di vista potrebbe essere scongiurata la necessità di attribuire una wild-card alla nazione ospitante inserendo nel novero delle squadre partecipanti una compagine nettamente più debole delle altre. Ma questo potrebbe essere l’ultimo dei problemi da affrontare per gli uomini di Kosmos che sembrano apprestarsi a prendere un’altra decisione che il super-tradizionalista mondo del tennis difficilmente accetterà di buon grado.

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Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

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