La WTA delle nazioni

Al femminile

La WTA delle nazioni

Nel 2015 si sono affermate più giocatrici dello stesso paese: Timea Bacsinszky e Belinda Bencic, Carla Suarez Navarro e Garbiñe Muguruza, Lucie Safarova e Karolina Pliskova. Come mai?

Pubblicato

il

Questa settimana Timea Bacsinszky è entrata per la prima volta in top ten: va ad aggiungersi a Makarova, Suarez Navarro, Muguruza, Safarova e Pliskova, capaci dello stesso exploit nel 2015.
Come scrivevo nellarticolo di due settimane fa, negli ultimi venticinque anni non si era mai verificato un ricambio tanto veloce. Per trovare sei nuovi ingressi nelle prime dieci in una sola stagione occorre risalire al 1989, quando si arrivò addirittura a sette (Kat. Maleeva, Sanchez Vicario, Martinez, Rehe, Fernandez, Seles, Novotna).
In realtà quando avevo ventilato questa possibilità, pensavo che la sesta candidata sarebbe stata Belinda Bencic. Invece a riuscirci è stata Bacsinszky, la tennista svizzera più esperta. Diversa giocatrice, ma stesso paese; un aspetto che penso meriti di essere sottolineato: la crescita per nazioni che spesso si è verificata nelle recenti stagioni della WTA.

Nel 2015 non è solo la Svizzera che ha visto la scalata ai vertici di più di una tennista. Quest’anno sono entrate tra le prime dieci, dopo quindici anni di assenza, due spagnole. Anche loro nel giro di pochi mesi, a ricordare le imprese di un’altra coppia famosa, Arantxa Sanchez e Conchita Martinez.
In questa stagione per le spagnole è successo qualcosa di simile a quello che è accaduto alle svizzere: personalmente avevo puntato su Muguruza, che però è stata battuta sul tempo dalla più anziana Suarez Navarro. Colpisce che una esperta del circuito come Carla abbia compiuto il salto di qualità proprio nel periodo di grande crescita di una giovane connazionale.
E quest’anno in coppia non sono entrate solo le spagnole, è accaduto anche alle ceche: prima Safarova e dopo poche settimane Pliskova, che hanno raggiunto ai piani alti Petra Kvitova.

Questa modalità di crescita non è stata infrequente nelle ultime stagioni. Pensiamo ad esempio all’Italia: nell’agosto 2009 Pennetta entra, prima italiana, in top ten. Nel giugno 2010 ci riesce Francesca Schiavone: ciò che al tennis italiano non era mai riuscito in tutta la sua storia, si verifica due volte nel giro di pochi mesi.

 

Malgrado il tennis WTA sia oggi uno sport profondamente individuale, in cui ogni atleta ha il proprio team, si programma, si allena e si amministra singolarmente, sembrano dunque resistere alcuni aspetti che lo riconducono alla radice nazionale.
Questo legame per alcuni potrà risultare anacronistico, visto il contesto iperprofessionistico del circuito odierno: ma a mio avviso emerge come un dato difficile da negare. Lo rilevo senza pretendere di fare l’elogio del patriottismo, concetto che a volte si presta a strumentalizzazioni, ma come un elemento che permette di spiegare alcuni fenomeni.

Dopo periodi di crisi, o addirittura senza che ci fossero precedenti molto significativi, è accaduto nel recente passato che si siano affermate più giocatrici dello stesso paese.
E’ inevitabile pensare, ad esempio, alla Serbia, di Jankovic e Ivanovic: entrate in top ten nel 2007 (Jankovic in gennaio, Ivanovic in maggio) e poi numero uno del mondo nel giro di qualche settimana, tra il giugno 2008 (Ivanovic) e l’agosto dello stesso anno (Jankovic); malgrado i quasi tre anni di età di differenza, la loro affermazione è stata sostanzialmente contemporanea.
Ma anche le russe si sono affermate come gruppo: nel 2004 in quattro sono entrate per la prima volta in top ten (Petrova, Kuznetsova, Sharapova, Zvonareva) e in quella stessa stagione hanno vinto tre Slam su quattro (Myskina Roland Garros, Sharapova Wimbledon, Kuznetsova US Open).

E non si può dimenticare il caso forse più importante: la coppia belga Henin e Clijsters, che hanno portato ai vertici del mondo una nazione di pochi milioni di abitanti e con una tradizione relativamente limitata.
Nate ad un anno di distanza una dall’altra (Justine nel giugno ’82, Kim nel giugno ’83), ma entrate in top ten addirittura lo stesso giorno (11 giugno 2001), tutte e due numero uno per la prima volta nel 2003: Clijsters in agosto, Henin in ottobre. Poi Kim si ritira, e Justine segue a ruota; ed entrambe tornano un paio di anni dopo. Clijsters ed Henin sono arrivate a guidare il movimento tennistico femminile, disputando una contro l’altra tre finali Slam fra il 2003 e il 2004.

Sorprendentemente qualche settimana fa, a Flushing Meadows, anche l’Italia (con Vinci e Pennetta), si è aggiunta alla Russia (con Myskina, Kuznetsova, Dementieva, Safina), agli USA (con Venus, Serena, Davenport, Capriati) e appunto al Belgio come nazione capace in questo secolo di portare due giocatrici contemporaneamente in una finale di Major.
Ma non sono solo le italiane ad essere maturate come gruppo; pensiamo alla Germania che dopo gli anni difficili post Graf ha ritrovato un nucleo di tenniste di valore: Petkovic, Lisicki, Georges e Kerber. E oggi si affacciano Beck, Witthoeft e Friedsam.

Perché accade questo? La prima spiegazione che si potrebbe avanzare è molto semplice: perché le tenniste giocando una accanto all’altra possono crescere e migliorarsi reciprocamente. Perché alla base ci sono ancora le Federazioni e le scuole tennistiche.
Ad esempio Kvitova e Safarova si allenano nello stesso club, a Prostejov; e prima di seguire Petra Kvitova, David Kotyza aveva affinato la tecnica di Safarova.
Muguruza e Suarez Navarro vivono a stretto contatto durante i mesi dei tornei, e sono compagne di doppio. Un po’ come è accaduto per lungo tempo a Vinci ed Errani. In Russia, nella scuola dello Spartak Mosca si sono formate Dementieva, Myskina, Safina (e non solo).

Ma bisogna fare attenzione a non generalizzare: Sharapova è cresciuta negli Stati Uniti, Kuznetsova si è affinata in Spagna, così come Flavia Pennetta. Pennetta e Schiavone si allenavano in due nazioni differenti quando sono entrate in top ten.
Quindi la crescita di una nazione non deriva sempre da una guida tecnica comune; non è obbligatoria la vicinanza quotidiana, la relazione di chi matura nello stesso circolo (o academy, o club, che dir si voglia). Non è sempre così, e sarebbe superficiale voler spiegare tutti i fenomeni in un solo modo. Eppure si verificano comunque. Perché?

Secondo me è qualcosa che ha a che fare con legami meno evidenti, ma a volte anche più profondi.
Può essere una rapporto che deriva dal periodo giovanile, nato nei tornei locali, o nei raduni federali delle future promesse; una relazione magari quasi dissolta, ma che ha segnato la formazione di una giocatrice e può riaffiorare a distanza di anni in termini di confronto.
Oppure il rapporto deriva dalla convivenza nei turni di Fed Cup, quando ci si ritrova insieme, a lavorare e misurarsi con una guida e un obiettivo comuni. O dalla frequentazione, anche solo per ragioni di lingua, durante le peregrinazioni a cui obbliga il circuito. Oppure, semplicemente, dall’essere abitualmente trattate come un gruppo dai media della propria nazione, e spesso anche dai tifosi.

E così, per uno o più di questi motivi, le altre tenniste dello stesso paese finiscono per diventare il primo termine di paragone di ogni giocatrice: un paragone che agisce come stimolo.
Lo stimolo può nascere da sentimenti positivi, come la stima e l’amicizia, ma anche negativi, come l’antipatia o perfino l’invidia. E’ impossibile entrare nella testa di ogni tennista per sapere che cosa le spinge nel profondo. Semplicisticamente, potremmo dire che ciò che conta è che si finisca per pensare all’incirca: “Se ce l’ha fatta lei, allora posso farlo anch’io”.
E’ il punto di partenza determinante, rafforzato dal fatto che l’obiettivo raggiunto dalla propria connazionale non è più astratto, è diventato reale. E se poi, oltre a questo, si instaura un meccanismo di superamento reciproco dei limiti, allora il progresso è ancora maggiore.

Ivanovic e Jankovic hanno spesso vissuto momenti di attrito e polemica; ma alla fine sono cresciute insieme. E spingendosi in alto l’una con l’altra, hanno portato il tennis serbo davanti a quello di molte altre nazioni, sino ai vertici mondiali.
Francesca Schiavone è stata la seconda italiana ad entrare in top ten, ma la prima a vincere uno Slam. E dopo di lei altre giocatrici l’hanno seguita nella finale dei Major (Errani, Vinci) e Pennetta è riuscita alla fine a vincerlo. Ma anche Roberta Vinci al momento di scendere in campo contro Serena a Flushing Meadows potrebbe avere ricevuto una iniezione di fiducia dalla vittoria di Flavia Pennetta contro la numero due del mondo, Simona Halep.

Certo, per arrivare tanto in alto non basta lo spirito di emulazione, ci vuole alla base un talento fuori dal comune. Per questo invito a non fermarsi ai casi più famosi, ma ricordo anche situazioni meno eclatanti.
Ad esempio l’Inghilterra: i migliori risultati degli ultimi anni Robson e Watson li hanno ottenuti negli stessi mesi, alla fine del 2012. In settembre Laura Robson, diciotto anni, sconfigge Clijsters e Li Na agli US Open e poi raggiunge la finale a Guangzhou, prima inglese a riuscirci dal 1990; tre settimane dopo Heather Watson, venti anni, vince il torneo di Osaka. Una inglese non vinceva un torneo WTA dal 1988.
Dichiara Heather dopo la vittoria: “Laura ed io siamo salite insieme nel ranking. Siamo tutte e due molto competitive, per questo vedere l’altra fare bene ci spinge reciprocamente. Sapere che Laura l’altra settimana ha giocato bene in Cina mi ha assolutamente motivata. Penso che sia una grande cosa, anche perchè siamo buone amiche fuori dal campo”.

Segnalo due casi recentissimi. Romania: Irina Camelia Begu, venticinque anni, ha ottenuto proprio questa settimana il best ranking in carriera (numero 25), e non è insensato pensare che l’esplosione di Simona Halep possa essere stata uno stimolo.
Ucraina: Lesia Tsurenko, ventisei anni, ha anche lei raggiunto il proprio best ranking quest’anno (numero 37, settembre 2015), quando da poco si è affacciata tra le prime la giovane Svitolina.

Naturalmente è impossibile avere la certezza che tutti gli esempi che ho citato (ma se ne potrebbero ricordare altri) siano da leggere in questa chiave. Anzi, pretendere di spiegarli solo in questo modo è sicuramente eccessivo. Però appare altrettanto difficile pensare che possano essere tutti solamente il frutto del caso, e che la nazionalità non sia stato un fattore di cui tenere conto.

Anche per questo mi aspetto che Bencic finirà presto per raggiungere Bacsinszky tra le migliori dieci del mondo. Mi sembra un fatto ineluttabile, e solo qualche problema fisico potrebbe negare a Belinda l’ingresso tra le migliori. Il suo tennis è troppo solido e costante per impedirle di riuscirci. E anche la Svizzera avrebbe due nuove top ten nel giro di pochi mesi.

Ma non è solo la Svizzera ad essere in rampa di lancio, altre nazioni potrebbero salire alla ribalta, misurandosi con scuole, come quella ceca, che hanno tanti rincalzi e ottime junior in prospettiva.
Ci sono gli Stati Uniti, che dopo il periodo di vuoto alle spalle delle sorelle Williams, possono sperare di affermarsi con un nuovo gruppo di giovani (Keys, Stephens, Vandeweghe, McHale, Davis).
Situazione promettente anche per la Francia con Mladenovic, Garcia, Cornet e poi Dodin.
Ma anche il Canada potrebbe sorprendere, se Bouchard ritrovasse la vena dei giorni migliori, stimolando una giovane promessa come Françoise Abanda.
E chissà che l’impulso di Joanna Konta non aiuti a fare ripartire il tennis inglese, magari grazie anche al ritorno della sfortunatissima Laura Robson.

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

Pubblicato

il

By

Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

Continua a leggere

Al femminile

I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

Pubblicato

il

By

Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

Continua a leggere

Al femminile

I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

Pubblicato

il

By

Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement