BBC, che gran polverone hai suscitato! Più grosso è il nome (Djokovic...) e più si sguazza

Editoriali del Direttore

BBC, che gran polverone hai suscitato! Più grosso è il nome (Djokovic…) e più si sguazza

MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Shakespeare con il suo “tanto rumore per nulla” ha fatto scuola in Gran Bretagna. Ma ora non lasceranno in pace Novak Djokovic. E i nostri giocatori italiani fra i quali, peraltro, alcuni sono stati fin troppo… disinvolti!

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Niente sembra piacere di più alla gente che le cose poco chiare. E questa storia dei match combinati, che rimbalza subdolamente dalla BBC all’Italia, con strani percorsi, la Procura di Cremona, ex calciatori e loro commercialisti, intrallazzatori d’ogni risma, mafia russa, mafia italiana, addirittura una Centrale Italiana a leggere in qualche “arrampicata sugli specchi” e misteriosi (ma non troppo) “scommettitori” siciliani, tennisti italiani chiacchieroni, sembra affascinare soprattutto il mondo extratennistico, incluso i media che di tennis sanno poco o nulla.

Cerchiamo intanto di spiegare per bene, almeno noi, i fatti.
Domenica sera la BBC rivela sul proprio sito che la Tennis Integrity Unit (TIU) avrebbe le prove per poter procedere contro una serie di tennisti che avrebbero scommesso sulle proprie partite. Il sito della prestigiosa testata rinvia al programma radiofonico di martedì 19 gennaio ulteriori informazioni. Intanto però parla di partite truccate a Wimbledon e al Roland Garros.
La rilevanza e il prestigio della testata provocano un discreto subbuglio, e tutte le conferenze stampa delle prime due giornate sono essenzialmente focalizzate su questo tema. I giocatori, pur con tutte le cautele del caso, esprimono abbastanza chiaramente la propria opinione e non mancano alcune critiche alla vaghezza dei riferimenti della BBC. Federer in particolare pone una serie di domande alle quali sarebbe bene rispondere: “Chi, quando? È una accusa buttata lì, così è molto facile. Vorrei sentire dei nomi. Almeno sarebbe una accusa concreta e se ne potrebbe discutere. Parliamo del giocatore? Del suo team? Di chi stiamo parlando? Di giocatori di singolare, di doppisti? In quali Slam?”
Intanto arriva la trasmissione radiofonica della BBC, che sostanzialmente si limita a criticare l’attività della TIU. Nessun nome, nessun riferimento a tornei specifici, né se singolaristi o doppisti. Nulla.
Stamattina, il quotidiano italiano “Tuttosport” riporta uno stralcio relativo alla famosa inchiesta di Cremona, per la quale hanno passato e stanno passando guai seri anche Bracciali e Starace. Nello stralcio viene ricordato un evento abbastanza noto, relativo al torneo di Bercy 2007. In quell’occasione Djokovic, a quei tempi numero tre del mondo e finalista allo US Open, avrebbe confidato a qualcuno di imprecisato la sua volontà di perdere la partita contro Santoro. Il giornale fa un titolo abbastanza tendenzioso “Djokovic voleva perdere con Santoro” e specifica solo a metà pezzo che Djokovic non sarebbe indagato. Tuttosport butta nel calderone anche Murray, il quale ad Amburgo si ritira da un match contro Volandri. Non perché ci siano sospetti o dubbi sullo scozzese ma vedremo dopo perché.
Infine, stamattina a Melbourne, prima dell’incontro di Djokovic, tutti i giornali si sono buttati a capofitto sul titolo di Tuttosport.

Si resta quindi coinvolti tutti quanti in una maledetta spirale. Se tutti ne parlano, noi possiamo tacere? Se lo facessimo verremmo accusati anche noi, come l’ATP, l’ITF la Tennis Integrity Unit che ha scoperto la miseria di 18 casi assai minori in 7 anni, di voler “coprire” il nostro sporco mondo?

 

Però quasi tutti i giornalisti addetti ai lavori tennistici non hanno preso e non stanno prendendo troppo sul serio il riciclaggio di vecchie informazioni diffuse dalla BBC un cui speaker – fra parentesi – ha poi avuto l’impudenza di dichiarare che spetta all’ATP e alla Tennis Integrity Unit raccontare come stanno davvero le cose… Troppo facile, però, così eh!!! Prima getti il sasso e poi nascondi la mano, cara vecchia BBC. Mica tanto credibile, quando sei tu che sostieni di avere le carte in mano, se poi non tiri fuori tutto. Se non lo fai vuoi dire che non hai le prove, che temi di beccarti querele grosse come casa.

L’unico aspetto positivo di questa vicenda, che comunque getta una brutta luce sul tennis fra quanti lo conoscono poco o niente, è che forse i “furbetti del quartiere” abituati ad agire di concerto con “insider infomation” dovranno stare un po’ più attenti. Avranno più occhi addosso.

Intanto però, come dicevamo, a Melbourne, quando si è sparsa voce che il quotidiano specializzato soprattutto in… Juventus e Torino, aveva messo in prima pagina un titolo abbastanza forzato, “Sospetti di combine su un match di Djokovic, emerge dall’inchiesta della Procura di Cremona” e all’interno “Djokovic voleva perdere con Santoro” con nell’occhiello “Secondo il pm Di Martino il fatto si sarebbe verificato a Parigi 2007”, tanti colleghi, soprattutto inglesi dei tabloid (e non solo) presenti all’Australian Open, si sono scatenati. Loro, poi, la pressione dei loro direttori che li accusano di essersi fatti “bucare” dalla BBC, la sentono maggiormente. Io posso dire che ritengo forzature quello che hanno scritto diversi nostri giornali, e me ne frego. Chi la pensa come me mi legga, chi dissente… magari mi legga lo stesso e dissenta.

Posso solo dirvi che al mio desk c’è stata più di una processione di colleghi che volevano una traduzione precisa di quanto avesse scritto la redazione del quotidiano sportivo piemontese con uno stile che sembra assai simile a certe veline che escono talvolta dalle nostre Procure.

“Sapere che il n.1 del mondo (allora n.3, quando si giocò il torneo di Parigi Bercy) volesse perdere un match deliberatamente, abbia o non abbia preso soldi per farlo, non può essere considerato un fatto trascurabile” sosteneva un autorevole collega del Daily Mail. La notizia, insomma, la fa il nome della persona di cui si parla. Senza approfondire se sia colpevole di qualcosa oppure no. Accanto a lui anche l’inviato del Times appariva perplesso. Scriverne o no?

I fatti di Bercy 2007 erano chiari per i colleghi di Radio Montecarlo sponda francese e de Le Monde: “Djokovic stava male, aveva male per un dente del giudizio, e aveva deciso di partire per Shanghai ma non poteva rinunciare al torneo obbligatorio di Parigi Bercy (“mandatory”) senza perdere anche il bonus di 300.000 euro”.

Novak, che tre mesi dopo avrebbe vinto il suo primo Slam in Australia, aveva 20 anni, era relativamente inesperto, ma già allora… fortemente estroverso. Forse lui, o qualcuno del suo ambiente (davvero non strutturato ed organizzato come l’attuale suo clan) aveva ingenuamente fatto trasparire sia il suo malessere sia le sue intenzioni di partire nel corso del torneo parigino (un torneo nel quale più di una volta i tennisti già qualificati per il Masters… hanno dato l’impressione di non impegnarsi al massimo). Forse il clan Djokovic è stato un po’ troppo disinvolto allora, non limitandosi a comunicare alla compagnia aerea la prenotazione per il volo per Shanghai con partenza quasi immediata.

Fabrice Santoro, “Il Mago”, effettivamente, non durò fatica a batterlo: gli lasciò cinque games, 6-3.6-2. Ma se qualcuno fra coloro di un po’ troppa gente che era venuta a conoscenza delle intenzioni di “sciogliere il torneo” da parte di Novak, aveva anche amicizie discutibili, o addirittura contatti con un’organizzazione mafiosa legata al mondo delle scommesse truccate, è davvero difficile – se non impossibile – affermarlo oggi, nove anni dopo. Nè, almeno a me pare, si possono attribuire responsabilità precise a Djokovic sulla base di pure illazioni giornalistiche.

Difatti nelle carte del procuratore non si legge che lui abbia “lucrato” sulla vicenda. Stando a quel che riporta sempre Tuttosport è del tutto diversa la vicenda collegata a Filippo Volandri: un improvviso ritiro del suo avversario Andy Murray, avrebbe mandato in fumo una scommessa puntata sulla sua (peraltro abbastanza prevedibile) sconfitta. Ma chi aveva fatto quella scommessa? Per certo non lo si legge, non lo si sa. Solite insinuazioni?

Insomma, in attesa che arrivi Novak Djokovic a parlare ai giornalisti dopo il match che chiuderà la terza giornata dell’Open d’Australia, intanto Roger Federer ha risposto così ad un collega della Svizzera francese che gli chiedeva se avesse notato particolari reazioni fra gli altri giocatori: “Ne parliamo perché ne parlano tanti, ma negli spogliatoi… e onestamente più scherzosamente che altro. Non perché non sarebbe una cosa seria. Ma non sono emerse vere circostanze, né veri nomi… altrimenti la cosa sì che sarebbe seria. Ma allo stato attuale delle cose, non sembra che lo sia. Se usciranno i nomi allora vedremo”.

In clima di scommesse… si scommette che non usciranno. È facile insinuare, molto più difficile provare. Tanta aria fritta allora? Oppure è anche il mondo del tennis che copre le proprie magagne?

Personalmente sono per la prima ipotesi. Credo lo si sia capito. Teoricamente un giocatore anche da solo può decidere di “combinare” qualcosa di scorretto, un mezzo harakiri, qualche doppio, un set perso, un match perso da favorito. Chi può provarlo?
Il mondo del tennis, ed io, siamo più che consapevoli che c’è del vero, quando si legge – sempre negli atti della Procura di Cremona – che nei circuiti minori del tennis, challenger e ancor più futures, le combines possono purtroppo allignare. E allignano.

A quei livelli – e non vuole essere una giustificazione sia chiaro, ma semmai un tentativo di spiegazione – per mantenere una propria attività agonistica per più anni non bastano certo i ridicoli montepremi in palio. D’altra parte è la legge di mercato che non consente di metterli più alti: chi sponsorizza i futures, chi fa pagare il biglietto per vedere quelle partite? Gli organizzatori hanno più passione che mezzi, i giocatori sognano punti e miglior ranking. E competere il più a lungo possibile sognando la gloria di un posto tra i top-100.

Di conseguenza, oggi soprattutto che fino a 22/23 anni salvo ad essere fenomeni alla Nadal, alla Djokovic, non si riesce a sfondare – sono finiti da un pezzo i tempi dei teenagers Slam-winners alla Wilander, Becker, Chang – diventa più facile cadere preda della tentazione di “combinare” in qualche modo un match per cifre oscillanti fra i 30.000 e i 50.000 euro. E per “combinare” non si intende neppure necessariamente perdere quando si poteva vincere. Ma magari cedere un set, il primo come il secondo, o subire un paio di break per poi rimontare quando si è (abbastanza) sicuri di poterlo fare. Come dice Richard Ings, un ex arbitro e ATP director, “tu hai uno sbalzo di quote in Messico, un giocatore che perde in sudamerica, il bookmaker a Londra, la scommessa piazzata a Roma, l’account in Austria. E io sto seduto nel mio ufficio in Florida“.

Di questo brutto fenomeno l’ATP è, a mio modo di vedere, perfettamente consapevole, solo che non riesce ad individuarne il rimedio. La TIU ha un budget di circa 2 milioni di dollari all’anno e sei investigatori. Sostanzialmente circa 330.000 dollari ciascuno, non proprio una macchina da guerra. È facile dire che chi “combina” un match è scorretto e che è un “ladro”. Ma impedire che questo succeda? Ed è soprattutto facile pronunciare grandi j’accuse per un giocatore che si afferma fin da giovanissimo e quel problema di sopravvivenza non l’ha mai vissuto sulla propria pelle. Ma la condanna morale non risolve il problema.

Insomma ribadisco: i grandi polveroni piacciono alla gente. Ma, oltre trascinarvi dentro gente che non vi crede, non sono quasi mai risolutivi.

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Il tennis azzurro lassù è sempre più blu

Quattro italiani nella top 30 del ranking ATP: Berrettini, Fognini, Sinner e Sonego. Non accadeva dal 1977

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

Ero abituato a seguire anche uno solo, oppure due e magari tre tennisti italiani fra i primi 100 del mondo. Spesso nelle retrovie. Per quasi 40 anni. Adesso, dopo che ieri Lorenzo Sonego ha vinto a Cagliari il suo secondo torneo ATP ed è entrato a vele spiegate fra i primi 30 del mondo, ne abbiamo ben quattro fra i primi 30. Non parliamo più di momento magico, ma semmai di periodo magico. Un periodo che sembra destinato a prolungarsi felicemente nel 2021 e negli anni a venire. E non mi sembra vero.

Eccezion fatta per motivi anagrafici per il quasi trentaquattrenne Fognini (n.18) cui va dato merito per averci tenuto in piedi fra i top 20 negli ultimi tre lustri, infatti tre dei nostri attuali moschettieri sono giovani e in grande progresso. Ha 19 anni Jannik Sinner n.22 ATP, ne hanno 25 Matteo Berrettini n.10 e Lorenzo Sonego n.28. Mentre alle loro spalle incalza Lorenzo Musetti un altro diciannovenne di grandi speranze che, sebbene al momento sia appena n.84 per aver giocato pochi tornei, ieri Tsitsipas mi ha detto di considerare favorito nell’odierno match nel Masters 1000 di Montecarlo contro il russo Karatsev, n.29 ATP e semifinalista all’Open d’Australia.

Dieci azzurri tra i primi 100 del mondo (con Travaglia 67, Caruso 89, Cecchinato 92, Seppi 96 e Mager 97) ci mettono alla pari con Francia e Spagna nelle graduatorie mondiali top100, ma 4 nei primi 30 li ha solo la Russia di Medvedev 2, Rublev 8, Khachanov 23 e Karatsev 29, e la Spagna ne ha solo tre anche se di gran qualità, Nadal 3, Bautista Agut 11 e Carreno Busta 12.

 

L’ultima volta che potemmo vantare 4 azzurri contemporaneamente fra i primi 30 risale al 3 luglio 1977 grazie a Panatta 17, Barazzutti 20, Bertolucci 22 e Zugarelli 27. La generazione migliore di sempre resta al momento ancora quella, perché Panatta è stato 4, Barazzutti 7, Bertolucci 12 e Zugarelli 24, però io penso che questa potrà far meglio. Anche se forse non già dopo Montecarlo dove il sorteggio non è stato davvero dei migliori.

Il più atteso dei nostri dopo l’exploit della finale di Miami, Jannik Sinner, sa che se batte Ramos-Vinolas (già un osso duro; è stato finalista a Montecarlo nel 2017 ed era in semifinale a Marbella sabato) avrà al secondo turno Djokovic, due volte campione nel Principato. Anche Sonego poteva capitar meglio: l’ungherese Fucsovics è tosto, ci ha perso 3 volte su 4 e semmai poi c’è Zverev n.6 ATP. E Musetti, se passa Karatsev, ha Tsitsipas n.5. Sono quasi certo che dopo Madrid, Roma e per il resto dell’anno staremo ancora meglio.

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Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

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Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Una prova di sicurezza e maturità raramente vista prima in un teenager. Già n. 7 della race, forse le ATP Finals di Torino non sono solo un sogno

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Pazzesco Jannik Sinner, davvero. Giocava la sua prima semifinale di un Masters 1000, contro un avversario molto più esperto di lui, ancorché battuto già tre settimane fa a Dubai, lo spagnolo Bautista Agut, n.12 del mondo ma da anni sempre compreso fra il n.8 e il n.12, e lo ha ribattuto. Ancora in tre set, ancora rimontandolo. 5-7 6-4 6-4 in 2 h e 29 minuti, dopo essere stato in svantaggio di un set ed essersi trovato sul 3 pari del secondo sotto per 0-40, e aver lì salvato quattro pallebreak che lo avrebbero probabilmente tramortito… se non fosse che questo ragazzo di 19 anni e mezzo e solido come lo sono certi montanari della sua valle, la Val Pusteria, non muore mai, non si arrende mai.

In tutta la partita Sinner si è concesso un unico passaggio a vuoto, dall’1 a 0 per lui sullo 0-15. Li ha ceduto quattro punti a fila e sull’1 pari del terzo set ha perso il servizio a zero. Sotto 2-1 ha subito a zero anche il successivo game di battuta di Bautista Agut. 3-1 e 0-15, 12 punti consecutivi volati via in un attimo. Roba da matare un toro. Niente affatto. Come se nulla fosse Sinner ha ricominciato a sparare bordate di dritto e rovescio e sul 2-3 è stato lui a strappare a zero la battuta allo spagnolo che pure non mollava un centimetro. Per un set e mezzo, all’inizio, sembrava lo spagnolo quello che comandava il gioco, e se Sinner si sentiva costretto a prendere dei rischi, una, due, tre pallate vicino alla riga non gli bastavano a fare il punto, finché arrivava quasi inevitabilmente l’errore.

Ci sono stati due game interlocutori dal 3 a 3, con chi batteva che ha tenuto il servizio senza troppi patemi. E sul 4 pari Sinner ha giocato un game spettacolare contro Bautista Agut che ha dato per la prima volta la sensazione di essere come intimidito contro un giovane che non aveva più paura di niente e pareva incredibilmente centrato. Probabilmente ha immaginato di poter fare la stessa fine che a Dubai. E proprio questo è quello che successo, perché Sinner sul 5-4 ha risposto con una aggressività paurosa vincendo 4 punti su 4 e lasciando trasecolato, come colpito da una serie di pugni da k.o. il suo ben più esperto avversario

 

Eh sì che Bautista (32 anni) non ha davvero perso il match. È stato Sinner a vincerlo. Nei quarti lo spagnolo aveva battuto il grande favorito del torneo, il russo Medvedev, n.2 del mondo (e primo n.2 ad essersi inserito così in alto dal 20’05 a oggi quando le prime due posizioni erano sempre state tenute da qualcuno dei Fab Four). E lo aveva battuto per la terza volta. Una bestia nera per il russo. Così come bestia nera sembra essere diventato adesso Sinner per Bautista Agut. Battere una volta un giocatore di quella forza ci sta, batterlo due volte è molto più difficile. In finale giocherà domani contro Hurkacz, il polacco giunto a sorpresa in finale dopo aver battuto Tsitsipas e Rublev.

Jannik è il secondo italiano capace di arrivare in finale a un Masters 1000. Il primo era stato Fabio Fognini a Montecarlo nel 2019 (torneo poi vinto sul serbo Lajovic: ma in precedenza Fabio aveva battuto Nadal), e tutti e due sono curiosamente riusciti a compiere l’impresa durante la settimana di Pasqua e sconfiggendo uno spagnolo in semifinale (Fognini aveva battuto addirittura Rafael Nadal).

È incredibile, sono contentissimo – dichiarava sul campo Jannik che all’inizio della settimana aveva raggiunto il suo best ranking, n.31 ATP e che ora è già virtualmente n.21 comunque finisca la finale domenica –. Alla fine sul 5-4 e suo servizio ho deciso di prendere rischi e ha pagato”. Lucidissimo anche fuori dal campo, un minuto dopo il più grande traguardo fin qui centrato in carriera.

Ma Jannik è un fenomeno e ormai l’hanno capito tutti. Di traguardi ne centrerà sicuramente tanti altri. Per il momento è diventato solamente il quarto giocatore nella storia del tennis a raggiungere la finale di un Masters 1000 prima del compimento del ventesimo anno di età: gli altri tre si chiamano Andre Agassi, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

A 19 anni e mezzo ho visto soltanto Rafa Nadal giocare a questi livelli e con altrettanta solidità. Ma Rafa era un mostro e lo ha dimostrato in 20 anni di straordinaria carriera. Il tennis di Sinner assomiglia di più a quello di Djokovic, e non solo perché anche lui è destro, ha il rovescio più sicuro del dritto, viene a rete proprio quando è necessario – ma il più delle volte non lo è perché fa il punto da fondocampo – e non è mancino come Rafa.

Ma quando vidi per la prima volta Djokovic, diciottenne a Montecarlo – e da teenager era l’unico fra i primi 100 del mondo (classe 1987 il serbo era n.83 a fine 2005) – Novak non mi dette la stessa impressione di solidità, soprattutto mentale, che mi dà oggi Sinner, capace di rovesciare match che sembrano persi e di giocare gli ultimi game di match importantissimi come se ne avesse giocati mille. Tutti questi grandi giocatori, campioni anche in precocità, hanno continuato a migliorare anno dopo anno, tanto che a 34 anni Novak e a 35 Rafa sono tennisti più completi di quanto lo fossero una quindicina di anni prima.

Mi chiedo dove potrà arrivare Sinner nel pieno della sua maturità fisica, fra 7 o 8 anni, se già adesso è capace di giocare così. Di ragionare così. Se vince Miami entra fra i primi 20 del mondo, ma intanto è già fra i primi 7 della ATP Race se si guardano i risultati di quest’anno. Vorrebbe dire che sarebbe già qualificato per le finali ATP che si giocheranno per la prima volta a Torino a novembre. Djokovic chiuse il 2006 a n. 16. Sinner gli sta avanti. In Italia uno così non lo abbiamo mai avuto.

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