La settimana degli italiani: brutte prestazioni riscattate in parte da Lorenzi

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La settimana degli italiani: brutte prestazioni riscattate in parte da Lorenzi

Lorenzi in semifinale a Quito. E basta, purtroppo. Questo il magro bilancio di una delle tante settimane da dimenticare per il tennis italiano, compreso il brutto finale di Marsiglia. Per il tricolore il futuro è nelle mani di Fognini e Giorgi

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La prima settimana di febbraio, che nel settore maschile programmava tornei di seconda fascia(Atp 250 con un solo top ten iscritto) ed in quello femminile la Fed Cup, è stata per i colori azzurri la solita settimana. La FIT forse direbbe positiva, noi aggiungiamo “solo se ragguagliata al basso standard di rendimento tenuto dalle racchette italiane durante il primo mese dell’anno”. Gennaio difatti è stato purtroppo deludente per il tennis italiano sin dai tornei di preparazione al primo Slam stagionale (nessuna semifinale, due quarti di finale tra gli uomini con Fabbiano a Chennai e Fognini ad Auckland ed un analogo risultato tra le donne raggiunto una volta a testa da Vinci a Brisbane, Errani a Sidney e Giorgi ad Hobart). A Melbourne poi, la sola Vinci, di tutta la spedizione azzurra, è riuscita a raggiungere appena il terzo turno, per non parlare della mancata qualificazione al tabellone principale di tutti quelli (ben 11) che avevano provato ad accedere al tabellone principale. Se aggiungiamo che questa volta neanche il doppio ha regalato soddisfazioni, con Bolelli e Fognini fuori al secondo turno e la Vinci fermatasi prematuramente in coppia con la Kuznetsova, il desolante quadro è completo.

Solo in questo contesto deludente, si può comprende la gioia tra gli addetti ai lavori e gli appassionati italiani, con la quale è stata accolta la semifinale all’Atp 250 di Quito da parte di Paolo Lorenzi. Capace di raggiungere questo traguardo per la seconda volta in carriera (la prima a San Paolo nel 2014, quando arrivò anche in finale, dove perse da Del Bonis), il senese è arrivato in Ecuador con tanta fiducia proveniente dal circuito challenger, nel quale quest’anno ha già vinto un titolo e raggiunto una finale, e con il ricordo dei quarti raggiunti lo scorso anno nella capitale ecuadoregna, quando si arrese a Verdasco. Dopo un agevole esordio contro la wild card locale Gonzalo Escobar, mancino n°364 del mondo, liquidato 6-1 6-2, già al secondo turno Lorenzi è stato bravo a sconfiggere 6-3 6-2 in sessantacinque minuti un avversario in calo di rendimento, ma sempre ostico, come Alejandro Falla, colombiano anche lui mancino, attualmente al n°126 del ranking (ma con migliore classifica un buon 48 ). Nei quarti di finale è però arrivata la grande gioia per Paolo contro l’australiano Bernard Tomic, numero 20 al mondo, il senese ha sfoderato al meglio tutte le sue qualità di agonismo e intelligenza tattica e, dopo aver perso il primo set al tie-break, ha imbrigliato il talento del ventitreenne avversario riuscendo dopo 2h10’ ad ottenere probabilmente quella che è la vittoria più prestigiosa della carriera, andata in archivio col punteggio di 6-7(5) 7-5 6-3 ( aveva già battuto nel 2014 a San Paolo Tommy Haas, allora 12 del mondo, ma il tedesco si ritirò quando perdeva 3-6 2-3). Purtroppo in semifinale Paolo, probabilmente un po’ stanco per la battaglia del giorno precedente, non è riuscito ad avere la meglio contro Thomaz Bellucci, ventottenne brasiliano al trentaciquesimo posto del ranking: un peccato, perché il match era alla sua portata, come testimoniato dai due precedenti scontri diretti, entrambi vinti dal senese sulla terra battuta. Invece, dopo un inizio molto promettente che ha consentito al nostro giocatore di portare a casa il primo parziale, il match ha visto salire di rendimento e nel controllo degli scambi il giocatore carioca, che è riuscito ad ottenere l’accesso alla finale vincendo 3-6 6-2 6-3 in poco meno di due ore di gioco.
Resta in ogni caso una settimana da incorniciare per Paolo, che da lunedì sfiorerà il suo best ranking (numero 49 nel marzo 2013) con buone possibilità di migliorarlo nel prosieguo della trasferta sudamericana in questo mese (l’anno scorso a Buenos Aires, Rio e San Paolo ottenne una sola vittoria e due eliminazioni al primo turno).

Con il nostro numero 1 Fabio Fognini “a riposo” questa settimana, in vista delle tre partecipazioni consecutive ai tornei sulla terra rossa sudamericana ai quali è regolarmente iscritto (da lunedì è in tabellone a Buenos Aires dove è testa di serie numero 6 ed al primo turno affronta Del Bonis) e con Simone Bolelli non in gara per curare i dolori alla schiena, che lo hanno fatto cancellare anche da Rotterdam, gli altri azzurri a giocare nel circuito maggiore sono stati Andreas Seppi e Thomas Fabbiano, entrambi impegnati nel nuovo torneo di Sofia.
Il tennista di Caldaro difendeva i 150 punti ottenuti con la finale a Zagabria nella prima settimana di febbraio del 2015: vi è riuscito purtroppo solo parzialmente, arrivando ai quarti dove è stato sconfitto nettamente 6-4 6-3 dal compagno di doppio nella stessa capitale bulgara, lo slovacco Martin Klizan, 44 del ranking Atp. In precedenza, aveva usufruito di un bye al primo turno, in qualità di testa di serie numero 4 ed aveva poi sconfitto facilmente l’olandese Thiemo De Bakker col punteggio di 6-2 6-1 in meno di un’ora di gioco.
Fabbiano per partecipare al tabellone principale è stato bravo ad usufruire della porta di servizio delle quali, superate in scioltezza sconfiggendo il serbo Djere (223 del mondo) e l’ungherese Fucsovics (203) senza perdere un set. A differenza di quanto accaduto a Chennai, non è però riuscito a sfruttare il buon sorteggio e, seppur opposto all’altro qualificato, il lungagnone(195 cm di altezza) tedesco Daniel Brands ha dovuto soccombere al 134 del ranking Atp con lo score 7-6(5) 6-3.

 

A Montpellier si giocava l’unico 250 che vedeva partecipare un top ten, Richard Gasquet ed il solo azzurro in gara nel tabellone principale (Andrea Arnaboldi non è riuscito a superare le quali) è stato Luca Vanni: il giocatore nato a Castel Del Piano, attualmente 103esimo in classifica, alla ricerca come Lorenzi del miglioramento del best career ranking (numero 100 a maggio scorso) ha imbastito una grande battaglia al primo turno contro Alexander Zverev, uno dei migliori e più promettenti teen ager del circuito, ma contro il diciottenne di Amburgo si è dovuto arrendere dopo circa due ore e mezza di gioco. Il tedesco, che poi arriverà in semifinale sconfiggendo anche Cilic, ha infatti battuto il nostro giocatore toscano col punteggio di 6-7(3) 6-4 7-5.

Ad eccezione della Vinci che si è preparata per i prossimi tornei ed ha raccolto la meritata popolarità andando negli studi Sky per varie ospitate, e della Knapp che purtroppo si è cancellata dai tornei sino a Miami per il protrarsi della convalescenza post intervento di settembre, le nostre migliori giocatrici sono state invece impegnate nella sfortunata trasferta di Fed Cup a Marsiglia. La vera novità è che purtroppo anche dal versante femminile non solo non arrivano buone notizie ma temiamo possano non arrivarne ancora a lungo. L’unica che ha vinto un match, Camila Giorgi, è la nostra speranza per il futuro e sarà il caso di evitare di pressarla troppo. È stato detto tante volte che la ragazza potenzialmente potrebbe essere in grado di darci grandissime soddisfazioni e siamo tutti in attesa di quel “clic” che potrebbe cambiare la sua carriera. Camila è ancora relativamente giovane, considerato l’innalzamento dell’età media dei vincitori di Slam e della top10, e i difetti sono tutti quanti ampiamente eliminabili. Tutti quanti, noi addetti ai lavori per primi forse, dovremmo fare lo sforzo di evitare di caricarla eccessivamente. Il che non significa non segnalare discutibili comportamenti magari dovuti alla timidezza o modalità di gestione della gara rivedibili.

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ATP

Australian Open, il padre di Djokovic: “Sotto questi ricatti è probabile che Novak non giochi”

Intervistato da un programma televisivo in Serbia, Srdjan spiega: “Novak vorrebbe giocare, ma è suo diritto dire o non dire se si è vaccinato”

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Novak Djokovic - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

“È improbabile che Novak Djokovic giochi l’Australian Open se le condizioni sono queste”. Ad affermarlo è Srdjan Djokovic, il padre del numero uno del mondo, durante un’intervista in Serbia, a TV Prva. Come noto, il primo Slam dell’anno ha imposto la vaccinazione obbligatoria per i giocatori che vorranno prendere parte al torneo, mentre Novak, nove volte campione del torneo, non ha mai detto ufficialmente se si sia vaccinato o meno (e ciò fa pensare, ovviamente, che abbia rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione).

Mentre il figlio Novak è impegnato in Coppa Davis, Srdjan interviene sul tema e lo fa senza mezzi termini: “L’essere vaccinati o meno risponde a un diritto personale di ogni individuo. Nessuno può violare la privacy del singolo perché ognuno ha il diritto di decidere per la propria salute. Se Novak si è vaccinato o meno è un argomento che riguarda esclusivamente lui: non lo so e anche se lo sapessi non lo direi pubblicamente. Non credo che lo rivelerà, e sotto questi ricatti probabilmente non giocherà l’Australian Open. Inoltre non è chiaro il perché vaccini come quello russo e quello cinese non siano ritenuti validi secondo i criteri dell’Australia”.

Djokovic senior rincara la dose, facendo capire quale sia al momento la linea di pensiero del numero uno del mondo: “È imbarazzante il fatto che ci sia qualcuno che possa prendersi il diritto di escludere dal torneo il nove volte campione dell’Australian Open. Novak vorrebbe competere, ma se giocherà o meno dipenderà dalla posizione delle autorità e degli organizzatori”.

 

Djokovic, a proposito della questione, è stato evasivo durante una conferenza stampa alle ATP Finals di Torino, trincerandosi dietro un “aspettiamo e vedremo quello che succede”. Se Djokovic saltasse l’Australian Open, oltre a rinunciare alla possibilità di rincorrere quel Grande Slam saltato nel 2021 solo per la sconfitta in finale allo US Open, perderebbe la chance di arrivare a 21 Slam vinti, superando Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica dei giocatori con più titoli di sempre (Rafa dovrebbe essere regolarmente in campo a Melbourne e potrebbe quindi cercare a sua volta di staccare i rivali). Djokovic ha sempre giocato a Melbourne Park sin dal 2005.

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Coppa Davis

Coppa Davis: Gran Bretagna ai quarti grazie al doppio, Repubblica Ceca fuori a testa alta

Evans sorpreso dal giovane Machac, Norrie soffre con l’ancor più giovane Lehecka. Ci vuole il doppista Salisbury per domare i cechi

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Neal Skupski e Joe Salisbury - Davis Cup 2021 (via @the_LTA)

GRAN BRETAGNA b. REPUBBLICA CECA 2-1
T. Machac b. D. Evans 6-2 7-5
C. Norrie b. J. Lehecka 6-1 2-6 6-1

J. Salisbury/N. Skupski b. J. Vasely/T. Machac 6-4 6-2

La Gran Bretagna, vincitrice di 10 edizioni della Coppa Davis che nel 2019 aveva addirittura dovuto far affidamento alla wild card degli organizzatori per partecipare, quest’anno si è qualificata direttamente ai quarti di finale battendo nel doppio decisivo una Repubblica Ceca tenacissima la quale ha dimostrato di avere materiale per competere ad alti livelli nel prossimo futuro.

MACHAC VOLTO NUOVO – Essere nettamente favoriti con l’obbligo di vincere per il proprio paese non è certamente una posizione confortevole e forse proprio con quest’idea sarà sceso in campo Daniel Evans domenica mattina a Innsbruck. Il numero 2 britannico ha affrontato per la prima volta Tomas Machac e ha faticato durante tutto il match nel trovare la giusta tattica offensiva un po’ a causa del suo eccessivo nervosismo, un po’ per via del gioco del ceco (lineare, d’anticipo e propenso verso la rete). L’atteggiamento di Evans certamente non è stato consono e si è rispecchiato anche col suo gioco denso di errori (il più grave il doppio fallo col quale ha concesso palla break sul 5-5, secondo set), ma nulla va tolto all’ispirato Tomas Machac che si è ripetuto oggi dopo la vittoria di prestigio di ieri su Gasquet (i più attenti se lo ricorderanno anche dare filo da torcere a Berrettini a Melbourne). Dal ritiro di Tomas Berdych, la Repubblica Ceca è priva di un tennista di primissimo piano e ora con Machac – insieme all’altro giovane Jiri Lehecka – ha qualcuno su cui puntare per gli anni a venire.

 

Il primo set, come capita spesso in situazioni simili, se l’è aggiudicato il tennista sfavorito che in questo caso corrisponde al n. 143 del mondo: Machac ha brekkato due volte un Evans fallosissimo soprattutto di dritto e, con una disinvoltura che raramente ha manifestato prima, il ceco ha chiuso 6-2 piazzando tre ace consecutivi. Il gioco di apertura del secondo set è stato una sorta di appendice del set appena conclusosi con Machac che, continuando a tirare con scioltezza senza disdegnare le discese a rete, è passato inevitabilmente in vantaggio di un break. Evans ha provato a darsi una scossa facendo confluire la sua rabbia attraverso la racchetta scagliandola al suolo ripetutamente, e una volta portato a termine questo compito il suo tennis di fino ne ha risentito positivamente. Seppur con una certa opposizione del suo avversario, il giocatore di Birmingham è riuscito a rimettersi in corsa prendendo come target offensivo il rovescio del tennista ceco. Il suono sordo della racchetta frantumata che ancora echeggiava nella vuota Olympiahalle di Innsbruck e nelle menti del team britannico, è stato sostituito dall’urlo di liberazione ed esultanza di Evans che con quattro game consecutivi sembrava poter veleggiare senza intoppi verso la vittoria del set.

Tuttavia nel momento di servire sul 5-3 il braccio di Evans ha iniziato a tremare e tre gravissimi errori di dritto hanno rimesso in carreggiata Machac. C’è bastato poco a riportare nuovamente l’inerzia tutta in favore della Repubblica Ceca e con cinque game consecutivi il 21enne Tomas ha chiuso il match sugellandolo ancora con un ace. “Mi sono goduto ogni secondo passato in campo” ha commentato a fine match Machac. “È bellissimo giocare ad un evento del genere contro un giocatore di questo livello. Ho giocato bene ogni game e ad inizio secondo set lui è stato più aggressivo e mi ha messo in difficoltà. Poi però sono riuscito a trovare le contromisure per vincere.”

NORRIE A FATICA – Fomentato dal successo del suo connazionale, il 20enne Jiri Lehecka è sceso in campo per la prima volta in singolare in queste fasi finali di Coppa Davis con grande esuberanza, ma evidentemente il suo dritto non era calibrato a dovere e ha sbagliato spesso in lunghezza. Il n. 1 britannico Cameron Norrie ha così approfittato di qualche errore per passare subito avanti e nel primo set vinto 6-1 ha lasciato solo briciole al ceco. Quest’ultimo ha compiuto 20 anni a inizio mese e rispecchia perfettamente il prototipo di tennista del nuovo millennio: 80kg per 185cm distribuiti su un corpo longilineo, avvezzo ai rapidi spostamenti e dotato di due solidi fondamentali. Nel secondo set il talento di Lehecka – comprovato da due successi Challenger nel 2021 – è conflagrato prendendo di sorpresa Norrie rimasto fermo al palo e completamente involuto rispetto a pochi minuti prima. Un match dalla doppia faccia dopo 61 minuti di gioco ha visto il ceco tornare in parità reagendo con un perentorio 6-2.

Nel set decisivo Norrie è tornato a far male col suo dritto mancino e la fiducia accumulata negli ultimi mesi ha fatto il resto per avere la meglio con un altro 6-1 su un Lehecka comunque combattivo (e tendente alla rete come il suo connazionale Machac) ma un po’ troppo falloso. Il punteggio finale è un po’ ingeneroso ma rispecchia il maggior livello attuale di Norrie che ha commentato con queste parole la quarta vittoria in singolare con la maglia della nazionale: “Sono sceso in campo con l’idea di lottare. Nel secondo set non riuscivo bene a sentire la palla e la panchina mi ha dato un gran sostegno. La situazione non è stata facile ma mi sono goduto la partita. Gran credito al suo tennis e al suo servizio”.

DOPPIO REGALE – In questo nuovo formato di Coppa Davis il match di doppio riveste un ruolo decisivo tanto che avere uno specialista nel team spesso può rivelarsi decisivo, ed è esattamente quanto accaduto al Regno Unito. La loro punta di diamante è Joe Salisbury n. 3 del mondo – vincitore quest’anno degli US Open sia doppio che doppio misto e fresco finalista alle ATP Finals torinesi – il quale ha condotto il suo collega Neal Skupski (n. 20 in doppio) al successo contro Jiri Vesely e Tomas Machac in campo due volte quest’oggi. I due cechi (n. 334 e 472) grazie al loro potente servizio hanno cercato di tenere duro durante i loro game ma la maggior dimestichezza sotto rete e nel posizionamento dei loro avversari alla lunga ha fatto la differenza. Il break che ha deciso il primo set è arrivato sul 4-4 con Vasely al servizio. Salisbury, 29enne e all’esordio assoluto nella competizione, ha vinto un sanguinoso faccia a faccia con Machac concretizzando la chance e non ha battuto ciglio andando a servire chiudendo 6-4.

Sotto lo sguardo attento del capitano Leon Smith, i britannici hanno proseguito col ritmo vincente conquistando un break anche in apertura di secondo set, ancora con lo zampino di Salisbury che con una volé addosso a Vasely ha sigillato il vantaggio mantenuto sino alla vittoria per 6-2. Con questo successo sofferto più del previsto il team GB raggiunge i quarti di finale in programma martedì 30 novembre dalle ore 16, sempre a Innsbruck, contro la vincente del gruppo F (che dopo i risultati di ieri vede la Germania come favorita).

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