WTA Miami: Serena vince a fatica. Radwanska e Halep sul velluto. Maratona Svitolina, out Kvitova

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WTA Miami: Serena vince a fatica. Radwanska e Halep sul velluto. Maratona Svitolina, out Kvitova

Prestazione poco brillante quella fornita da Petra Kvitova, che non sfrutta un vantaggio di 4-1 nel primo set e cede in due parziali alla russa Ekaterina Makarova. Quinto ottavo di finale per Makarova. Timea Bacsinszky elimina Ana Ivanonic in due set, Serena Williams ancora non eccezionale ma sufficiente a liberarsi della Diyas. Svetlana Kuznetsova rischia più del previsto, ma alla fine supera un’ottima Garcia al tiebreak del terzo. Facili successi per Agnieszka Radwanska su Madison Brandle e Simona Halep su Julia Goerges mentre Elina Svitolina vince dopo una battaglia di quasi tre ore contro Caroline Wozniacki

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[12] E. Svitolina b. [23] C. Wozniacki 5-7 6-4 7-6(1) (Benedetto Napoli)

Maratona doveva essere e maratona è stata, ma non ha vinto chi ne ha corsa una per davvero come la numero 25 al mondo Caroline Wozniacki, bensì l’astro nascente del tennis in rosa Elina Svitolina, no. 16 WTA. I primi quattro game seguono l’ordine dei servizi, ma la tattica di entrambe le tenniste è chiara: l’ucraina cerca di chiudere rapidamente il punto mentre la danese predilige lo scambio lungo, portando spesso e volentieri l’avversaria fuori giri. Nel quinto gioco arrivano le prime palle break dell’incontro, ma l’ex numero 1 al mondo le annulla servendosi del proprio servizio. L’incontro sempre volgere in favore della Svitolina e puntualissimo arriva il break grazie ad una prima vincente su una seconda facilmente leggibile dell’avversaria. Troppi errori sotto rete e una prima di servizio che proprio non vuole entrare convincono la danese a chiedere un consulto al padre-coach Piotr Wozniacki, la quale consiglia alla figlia di giocare centrale in modo da non dare angoli alla vincitrice di Kuala Lumpur. Il piano funziona alla perfezione visto che arriva il contro-break immediato in un game dove la Svitolina regala quattro gratuiti. La danese continua ad essere ancora troppo fallosa al servizio e una bomba di rovescio dell’ucraina consente a quest’ultima di strappare nuovamente il servizio all’avversaria e di servire per il set. Ma per avere la meglio della Wozniacki ci vuole ben altro e approfittando di qualche titubanza di troppo dell’avversaria la danese dapprima strappa nuovamente il servizio, successivamente interrompe l’emorragia di break che si era venuta a creare nel match e infine costringe l’avversaria all’ennesimo errore, aggiudicandosi il primo atto dell’incontro al terzo set point.

La Svitolina si vede costretta a chiamare coach Iain Hughes mentre la presenza di Piotr oramai è diventata una consuetudine a ogni cambio campo. L’inizio del secondo set prosegue sulla falsariga del primo: si gioca prevalentemente da fondo campo con rarissime discese a rete, ma il ritmo è sostenuto e gli scambi si fanno sempre più lunghi. La Svitolina piazza il break ncora nel settimo gioco, ma stavolta è brava a non concedere neanche un break point alla portabandiera della Danimarca alle future Olimpiadi di Rio e nonostante una reazione d’orgoglio di quest’ultima (annulla due set point sul proprio servizio) la Svitolina non trema e chiude grazie a un fulminante dritto lungolinea.
Dall’inizio delle ostilità sono quasi passate due ore e solo ora si intravede l’alba del terzo set. Inevitabilmente il tasso di umidità del 90% di Miami inizia a farsi sentire anche su due atlete ben preparate fisicamente come loro e man a mano che il match prosegue gli errori diventano più dei vincenti: difatti prima la Wozniacki e successivamente la Svitolina si ritrovano avanti di un break per poi subire il contro break immediato. La battaglia diviene sempre più serrata ed entrambe le protagoniste si affidano al loro colpo migliore: il dritto per la ventunenne di Odessa e il rovescio per la venticinquenne di Odense. Il match prosegue senza altri sussulti e oramai sembra chiaro come solo il tiebreak può rompere l’equilibrio di un match che potrebbe durare ancora per ore e ore. Ma ecco arrivare l’episodio che cambia il match: l’hawk-eye da ragione alla Wozniacki su un servizio vincente chiamato fuori, ma l’arbitro come da prassi fa ripetere il punto. Arrivano due mini break grazie a due vincenti della Svitolina che in un men che non si dica si porta sul sei a uno e successivamente chiude il match alla prima occasione utile. Dopo ben centosessantadue minuti la Svitolina può esultare per questo prestigioso scalpo; prossima fermata ottavi di finale contro la numero 31 WTA Ekaterina Makarova.

 

[19] T. Bacsinszky b. [16] A. Ivanovic 7-5 6-4 (Domenico Giugliano)

La svizzera Timea Bacsinszky batte dopo quasi due ore di gioco la serba Ana Ivanovic – che dimostra il precario stato di forma – e accede alla seconda settimana del torneo Premier di Miami.

Primo set molto equilibrato e bello da vedere con diversi colpi vincenti e grandi recuperi da parte soprattutto della tennista svizzera. Dopo diversi break e controbreak, il primo parziale si risolve all’undicesimo gioco con la Bacsinszky che strappa il servizio a 15 e chiude il set per 7-5.
Il secondo set vede il crollo della Ivanovic che inizia a sbagliare soprattutto con i due colpi da fondo. Tanti, troppi gli errori non forzati della testa di serie numero 16. La tennista svizzera ne approfitta e vola 5-1. Non chiude immediatamente il match perché la Ivanovic accelera improvvisamente infilando 8 punti di fila e rimontando fino al 5-4. Ma questa volta Timea è fredda e sfrutta la seconda occasione di chiudere l’incontro.

Per lei continua il buon momento di forma e si guadagna l’accesso agli ottavi di finale. Per la Ivanovic è arrivato il momento di riflettere e prendere decisioni importanti sul suo gioco. Così non si va molto lontano, soprattutto dal punto di vista psicologico, visto che ha reagito soltanto quando era sotto pesantemente con il punteggio.

[1] S. Williams b. Z. Diyas 7-5 6-3  (Bruno Apicella)

Serena Williams batte la kazaka numero 97 del ranking Zarina Diyas e lo fa in un’ora e trentadue minuti di gioco. Serena vince ma soffre soprattutto nel primo set, alternando buone giocate a diversi errori, e a fine match le statistiche diranno che ha commesso 37 errori a fronte di 27 vincenti. Dopo aver lottato nel match d’esordio contro la connazionale Christina McHale, la numero 1 al mondo, che cerca la quarta vittoria consecutiva e il suo nono titolo a Miami, riesce a regolare con il punteggio di 7-5 6-3 la kakaza Zarina Diyas che da qualche settimana è guidata da Roberto Antonini (che è stato anche allenatore del taiwanese Yen Hsun Lu), e che fino a Wimbledon 2015 era seguita anche dal trainer italiano Stefano Baraldo.

Serena inizia il match in risposta: Diyas prova a muoverla e si porta subito sul 40 a 15 ma Serena inizia a spingere di più i colpi e concretizza subito il break. Quando serve per confermare però, la kazaka reagisce, lascia andare i colpi e ottiene l’immediato contro break approfittando anche delle seconde al servizio dell’avversaria. Serena gioca un game di rabbia in risposta e sale sul 2 a 1. E nonostante la numero 97 del ranking provi a metterla in difficoltà Serena riesce a tenere il servizio fino al 5 a 4. Williams serve per il set ma subisce il contro break della Diyas che rimette il parziale in parità. La numero al mondo alza la potenza dei colpi e prima strappa il servizio all’avversaria e subito dopo chiude il parziale sul 7 a 5.
Ad inizio secondo set Williams ottiene subito il break grazie a due splendidi colpi di dritto. Serena si porta sul 4 a 1 ma quando si trova a servire per il 5 a 1 concede palla break prima con due doppi falli consecutivi e subito dopo affossando in rete un dritto. La kazaka prova la rimonta approfittando anche degli alti e bassi della numero uno al mondo che alterne buone giocate a diversi errori. Sul 4 a 3 Diyas prova ad avanzare nel punteggio ma Serena riesce a tenere, non senza difficoltà, la battuta e portarsi sul 5 a 3. Serena spinge e ottiene due match point consecutivi: il primo è quello buono. Accede così agli ottavi dove affronterà l’ex numero 2 al mondo Svetlana Kuznetsova.

[30] E. Makarova b. [8] P. Kvitova 6-4 6-4 (Federico Carducci)

Ekaterina Makarova raggiunge per la quinta volta in carriera il quarto turno del torneo di Miami, suo miglior traguardo sui campi della Florida, superando in due set la numero 7 del mondo Petra Kvitova. Partita non spettacolare quella andata in scena sul Grandstand, con la russa più abile a sfruttare le occasioni concesse dalla sua avversaria, apparsa fuori forma ed estremamente fallosa.

Il primo set si apre con la Kvitova in difficoltà sul proprio servizio, tanto da essere costretta ad annullare una palla break, prima di riuscire, a sua volta, a procurarsene due nel gioco successivo ed a convertire la prima nel punto del 2-0. Nel terzo game la Kvitova migliora le percentuali di servizio portandosi, senza troppa difficoltà, sul 3-0. Sembra il preludio ad un monologo della 26enne ceca, ma la Makarova non ci sta e, mantenendo agevolmente il servizio, si porta sul 3-1. Il quinto gioco, poi, conferma i segnali che qualcosa sta cambiando: la Makarova scappa sullo 0-30 e costringe la sua avversaria a sfoderare il meglio del suo repertorio. Un ace, un vincente di dritto ed un altro servizio vincente permettono alla giocatrice di Bilovec di difendere il proprio turno di battuta e salire sul 4-1. Questo è, però, l’ultimo spunto della ceca nel primo set: nel sesto gioco la Makarova tiene a 0 la battuta, chiudendo il game con quello che è forse il punto più bello dell’intero match: smorzata di rovescio della Kvitova e controsmorzata della russa, anch’essa di rovescio, che va a spegnersi sulla riga opposta. Sono, tuttavia, i due game successivi a cambiare l’andamento della prima frazione: nel settimo gioco la Kvitova perde, per la prima volta nel match, il servizio nonostante si fosse portata sul 30-0 e nell’ottavo, dopo aver avuto 4 palle break, di cui 3 consecutive, si fa raggiungere sul 4-4. La due volte campionessa di Wimbledon accusa il colpo e nel nono game concede alla sua avversaria altre due palle break: riesce ad annullare la prima, ma sulla seconda mette in corridoio un rovescio non impossibile e manda la russa a servire per il set. Nel decimo gioco la Makarova si porta 30-0 grazie ad altri due errori gratuiti della Kvitova, che rimonta fino al 30-30, prima di sbagliare l’ennesima risposta della sua partita e concedere un set point che la moscovita trasforma.

Il secondo set si apre sulla falsariga del primo: la Makarova va a palla break nel primo gioco, ma questa volta la Kvitova riesce a difendere il turno di battuta e ad interrompere il parziale di 5 giochi a zero della numero 31 del mondo. Il punteggio procede secondo l’ordine del servizio fino al 2-2, nonostante una palla break annullata dalla russa nel quarto gioco. A decidere la partita è il quinto game: la Kvitova, a causa di due errori gratuiti e di una avventata discesa a rete perde il servizio e si ritrova sotto per 3-2. Da qui in avanti si procede senza stravolgimenti fino al decimo gioco, quando la Makarova sul suo servizio chiude la contesa, malgrado qualche brivido per una palla break concessa all’avversaria, incapace però di sfruttarla. La Makarova aspetta nel prossimo turno la vincente del match tra la Svitolina e la Wozniacki.

[15] S. Kuznetsova b. C. Garcia 4-6 6-2 7-6(6) (Simone Brugnoli)

Apre il programma del Campo 2 la sfida di terzo turno tra Svetlana Kuznetzova e Caroline Garcia, con la francese che si è aggiudicata l’unico precedente disputatosi la scorsa stagione agli Australian Open.
L’avvio di partita è molto equilibrato, con entrambe le giocatrici alla costante ricerca del vincente e che riescono a tenere saldamente i rispettivi turni di battuta fino al 4-4; lo strappo decisivo lo piazza la transalpina che aggredisce la sua avversaria con entrambi i colpi, e, grazie all’ennesimo winner nel decimo gioco, mette in cascina il parziale di apertura con il punteggio di 6-4 in 35 minuti di gioco.
Nel primo game del secondo set una chiamata dubbia sul servizio della Garcia finisce per propiziare il break immediato in favore della trentenne russa, che sale 3-1; la Kuznetsova prende campo, mette sempre più alle corde la numero 48 del ranking e, ottenendo un nuovo break frutto dello scoramento di Caroline, si invola verso la conquista della seconda partita per 6-2.

Nel set decisivo la testa di serie numero 15 si trova per due volte avanti di un break senza riuscire ad approfittarne e si approda dunque, con molti rimpianti per Svetlana, sul 3-3; quando la Garcia cede nuovamente la battuta all’avversaria nel settimo gioco, il match sembra avviato alla conclusione. La russa però riesce nuovamente a farsi riprendere nel momento di servire per la vittoria, ed è costretta giocarsi tutto al tiebreak (dopo essere stata per tre volte avanti di un break); la Kuznetsova si porta avanti di un minibreak grazie ad un passante di dritto salendo 5-2 e poi 6-4, ma la francese annulla entrambi i match point con coraggio. Alla fine però un sanguinoso errore di Caroline con il diritto a sventaglio sul 7-6 in suo sfavore consegna la vittoria alla numero 19 del mondo, che si aggiudica una sfida a dir poco rocambolesca. Al prossimo round se la vedrà con Serena Williams.

[3] A. Radwanska b. M. Brengle 6-3 6-2 (Gabriele Ferrara)

Scontro inedito tra Agnieska Radwanska e Madison Brengle.
Si parte con la statunitense che breakka l’avversaria sull’1-1, sfruttando un avvio confuso e nervoso da parte di Aga, che nel gioco successivo manca una palla break sbagliando una risposta di dritto tutt’altro che impossibile, con l’americana che, grazie a due ottime difese, si porta sul 3-1. Nel sesto game, tuttavia, la polacca trova un bel dritto inside out e, dopo un grave errore di rovescio da parte dell’avversaria, recupera il break sul 3 pari. Adesso Brengle sembra aver perso sicurezza nei colpi, sbagliando molto sia dalla parte del dritto che col rovescio, mentre Radwanska si difende davvero bene e concede le briciole al servizio, centrando il break sul 4-3 ed archiviando il primo parziale con il punteggio di 6-3.

Nel secondo parziale la tennista di Dover continua a sbagliare molto, soprattutto dal lato destro, anche se è un errore con il back di rovescio nei pressi del net a consegnare il break alla numero 2 del mondo nel terzo gioco. Tuttavia, sul 2-1 la numero 60 WTA reagisce e trova tre accelerazioni di rovescio davvero notevoli, ristabilendo così la parità. Nonostante ciò, la “Maga” riprende in mano le redini del gioco, togliendo nuovamente la battuta all’avversaria grazie a due splendidi dritti inside out. Brengle continua a sbagliare tantissimo con il dritto, con la tennista di Cracovia che breakka ancora una volta l’americana nel settimo game e che chiude l’incontro con lo score di 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti di partita.
Buona prestazione da parte della Radwanska, che agli ottavi affronterà Timea Bacsinszky. Prova generosa, invece, da parte della Brengle che, dopo un buon avvio, tuttavia ha evidenziato problemi in termini di potenza – specialmente al servizio – e di personalità.

[5] S. Halep b. J. Goerges 6-4 6-1 (Lorenzo Dicandia)

Simona Halep sembra aver trovato la scorsa settimana la chiave di volta di una stagione che peggio non poteva iniziare: dall’eliminazione al primo turno degli Australian Open al continuo posticipare dell’operazione al setto nasale, Halep è parsa scorata ed in confusione, e quel gioco raramente brillante ma sempre solido e scevro di errori, ha cominciato a vacillare. I quarti di Indian Wells hanno dato quindi linfa vitale alla numero 5 al mondo che affronta oggi Julia Goerges, una che ad inizio carriera veniva spesso accostata al trio Lisicki-Petkovic-Kerber e che invece si è dimostrata essere più consona a ruoli di rincalzo. Ora al numero 66, ma al quindicesimo posto nel 2012, la tedesca è stata eliminata in California da Camila Giorgi. Halep e Goerges si sono affrontate due volte in carriera, con una vittoria per parte: la prima, nel 2009, in favore della tedesca in un momento in cui sembrava che fosse Goerges quella destinata ai piani alti, e la seconda vinta da Halep due anni fa sulla terra di Madrid.

Goerges inizia la partita ben centrata. Il tennis regolare della rumena non pare provocarle troppi fastidi, ed una serie di vincenti imprendibili la porta sul 3-0. La reazione di Halep è immediata, la rumena è attenta a non sbagliare e a far giocare il maggior numero di colpi possibili a Goerges ed il contro-break nel quinto gioco, arrivato grazie ad un dritto vincente al termine di uno scambio giocato in spinta, riporta subito il set in parità. Goerges gioca sempre al limite, per quanto si lasci spesso andare a pregevoli volée e palle corte, ed un ritmo tanto elevato è difficile da sostenere a lungo. Il settimo gioco è lunghissimo, la tedesca ha diverse occasioni per portarsi sul 4-3, ma è Halep ad andare avanti di un break. Il set finisce 6-4 per Halep, costretta comunque ad annullare quattro palle break al servizio.
Il secondo set prosegue sulla falsariga del primo. Goerges conquista il primo gioco ma poi è un assolo di Halep, che conquista sei giochi consecutivi. Una vittoria finalmente convincente dunque per la rumena che giocherà negli ottavi contro Heather Watson, che ha sconfitto in tre set Yanina Wickmayer. Sarà la terza sfida fra le due, con Halep uscita vittoriosa in entrambi i precedenti.

Risultati:

[3] A. Radwanska b. M. Brengle 6-3 6-2
[1] S. Williams b. Z. Diyas 7-5 6-3
[12] E. Svitolina b. [23] C. Wozniacki 5-7 6-4 7-6(1)
[30] E. Makarova b. [8] P. Kvitova 6-4 6-4
[5] S. Halep b. J. Goerges 6-4 6-1
[19] T. Bacsinszky b. [16] A. Ivanovic 7-5 6-4
[15] S. Kuznetsova b. C. Garcia 4-6 6-2 7-6(6)
[WC] H. Watson b. Y. Wickmayer 3-6 7-5 6-3

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WTA Toronto: l’aria canadese fa bene a Giorgi, abbattuta Raducanu, ora Mertens. Passeggiano Gauff e Anisimova, Osaka senza pace

Per la prima volta Camila vince a Toronto, avrà la belga al secondo turno. Senza sudare le due giovani americane. Si ritira Osaka dopo un set e mezzo contro Kanepi

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Camila Giorgi Toronto

Sembrerà paradossale, essendo campionessa in carica della Rogers Cup WTA, dell’Open del Canada, eppure Camila Giorgi non aveva mai vinto una partita a Toronto nella sua carriera (data l’alternanza tra Montreal e quest’ultima negli anni, per ospitare i due 1000 ATP e WTA). Almeno fino ad oggi, il giorno in cui ha iniziato la sua difesa del titolo più prestigioso della carriera. E quale modo migliore di farlo, se non battendo una top 10 e campionessa Slam (per quanto in crisi), come Emma Raducanu. 7-6(0) 6-2 il punteggio dei due set che all’esordio già condannano la nona forza di questo torneo e mandano avanti la nostra Camila, a larghi tratti brillante, pesante sul rovescio e quasi dominante, come nel tie-break in cui non ha perso neanche un punto. Per quanto la britannica sicuramente abbia giocato male, tanto merito va anche a Camila che ha saputo metterla in difficoltà, non permettendole di trovare i punti di appoggio e le certezze necessarie, specie dopo un primo set versione rollercoaster.

Il match – Inizio che appare tranquillo per Giorgi, avanti 40-0, ma un clamoroso passaggio a vuoto porta 3 doppi falli su 4 punti, oltre a due non forzati che sono una manna dal cielo per Raducanu, regalandole un importante break in avvio. Ma l’inizio in risposta è di altissimo livello per Camila, che trova subito ritmo e profondità nelle ribattute, riuscendo in un subitaneo contro-break. Peccato che il conto dei doppi falli e degli errori si ripresenti ben salato nel terzo gioco, con un netto calo e un’altra papera sulla terza palla break che riaccende le montagne russe e rimette avanti Raducanu. Ma oggi in risposta il passo di Giorgi è di tutt’altra velocità, e può così approfittarne per rientrare operando un buon forcing e verticalizzando per recuperare nuovamente il break, e mantenerlo (ma la prima è ancora un miraggio).

E proprio questa mancanza di prime pesa con l’andare del tempo: permette a Raducanu di impostare sin dalla risposta il gioco come preferisce e mettere in difficoltà Camila, che da parte sua continua a sbagliare e subisce il terzo break su quattro game di servizio. Le cose per la britannica non vanno meglio, dato che anche lei non brilla in battuta, mentre Giorgi sul rovescio trova grandi angoli e si mostra propositiva, con l’ennesimo, stavolta ancora più sudato, break di questo vertiginoso primo set. Da lì in poi si prosegue sui binari dei servizi, con una qual certa stabilità trovata da ambo le parti, per quanto Giorgi sembri avere qualcosa in più da fondo; non a caso nel tie-break, anche per qualche errore di troppo di Raducanu, è un dominio dell’azzurra, perfetta su entrambi i colpi di inizio gioco, che le permettono di non perdere neanche un punto.

Non dissimile dal primo set è la partenza del secondo, con entrambe imprecise al servizio ma con la capacità di trovare un pizzico di iniziativa e profondità in più in risposta. Il primo break, guidato da un passaggio a vuoto di Giorgi, è a favore di Raducanu, molto “sportiva” però a restituirlo subito dopo con improponibili colpi da fondo sballati. E da lì il set assume tratti a tinta unita, di colore azzurro: Camila Giorgi dimostra perché sia campionessa in carica di questo torneo (seppur a Montreal) e come sia determinata a fare una figura di livello anche quest’anno. Alza il tasso dei colpi e del proprio palleggio, mentre la n.9 del seeding sembra accusare questo improvviso ritmo alto, non riuscendo a reggerlo né da fondo né mettendo in campo servizi che possano disturbare l’azzurra, in pieno controllo. 5 game di fila vengono vinti dalla n.29 al mondo per portare a casa set e match nettamente, facendo ben sperare alla luce di ciò che ha mostrato.

Avversaria di Camila, al secondo turno, sarà un’altra giocatrice decisamente pericolosa come Elise Mertens. La belga, nel suo esordio, ha battuto senza faticare eccessivamente Ana Bondar con il punteggio di 7-6(2) 6-1, facendo suo il campo e il gioco dopo un set di adattamento, in cui è stata capace di farsi rimontare servendo per chiudere sul 5-1. Nel secondo parziale scende in campo più decisa e concentrata, capitalizzando sopra il 60% sia con la prima che con la seconda, e facendo soprattutto ben fruttare i tanti errori accumulati dall’ungherese, specie verso la fine quando è apparsa decisamente scoraggiata dall’ottimo tennis, brillante, della n.37 al mondo.

Delle altre partite finora disputate, ben poco da segnalare che possa agitare gli animi o far sobbalzare. Esordio tranquillo e dominato per Coco Gauff, tds n.10, che vuole fare bella figura sul “suo” cemento dopo la finale al Roland Garros; e l’inizio è ottimo, con un netto 6-1 6-3 in poco più di un’ora a Madison Brengle. Chiude con l’81% di conversione con la prima la giovane americana, che si prepara ora ad affrontare la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, in uno scoppiettante secondo turno. Altrettanto comodo l’esordio di Amanda Anisimova, altra americana, n.22 del mondo, che ha lasciato solo 4 game in 57 minuti alla canadese Carol Zao, infliggendole un severo e speculare (a Gauff) 6-1 6-3. La percentuale di conversione con la prima è buona anche per lei, un onesto 72% che le ha permesso una partita tranquilla e in discesa; certamente da alzare, accompagnandolo ad un costante buon gioco da fondo, in vista della prossima partita contro la vicecampionessa in carica Karolina Pliskova, anche lei non però in un periodo particolarmente generoso come risultati.

OSAKA SI RITIRA – Un altro dei match attesi della giornata era quello tra Naomi Osaka e la rediviva Kaia Kanepi ma il match non è riuscito nemmeno a concludersi con la giapponese costretta al ritiro sotto 7-6(4) 3-0 per un problema fisico.

Kanepi mostra un buon tennis nel primo set, attacca bene da fondo e gestisce bene il servizio, a fronte di un’Osaka che accusa un grave passaggio a vuoto nel quinto game, l’unico in cui gioca davvero male, che le costa il break a 0, anche a causa di qualche acciacco, che la costringe a un lungo medical time out tra settimo e ottavo game. L’estone è però ben centrata, gioca con regolarità, pur non avendo i numeri della giapponese, che appena trova un buon filotto infila il contro-break. Ma Kanepi sfrutta la mano non certo chirurgica di Naomi quest’oggi, e unendo gli errori a una palla sempre pesante, rimette il muso avanti. Seppur con qualche patema in più del dovuto, con un ulteriore contro-break di Osaka che porta il set al tie-break, è infine la n.31 al mondo a portare il parziale a casa per 7 punti a 4, proseguendo nella sua buona prestazione e sfruttando ancor più i troppi errori e problemi dell’avversaria.
Il secondo set si apre con un break immediato in favore di Kanepi, che sfruttando i diversi gratuiti di Osaka s’invola rapidamente sul 3-0. Un parziale di 12 punti a 3 per l’estone che segna la definitiva conclusione del match, dato che al primo cambio campo prolungato la giapponese si ritira in lacrime: un altro infortunio colpisce la sua sfortuna stagione, oggi problemi a livello lombare che seguono quelli agli addominali accusati ad inizio stagione e l’infortunio alla caviglia sinistra, che l’ha messa fuori dai giochi per tutto lo swing erbivoro.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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Serena Williams si prepara al ritiro dopo lo US Open: “Devo andare oltre il tennis”

La campionessa statunitense svela i suoi piani per il futuro in un articolo su Vogue

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Serena Williams annuncia di essere vicina al ritiro, con parole proprie e a modo proprio. Lo fa tramite un articolo apparso su Vogue, in cui fa capire (pur senza dirlo esplicitamente) che l’orizzonte temporale del suo ritiro è lo US Open 2022, a cui parteciperà grazie a una wild card. “Devo evolvermi, andare oltre il tennis, concentrarmi su cose che sono importanti per me, ha detto Serena”. Dichiarazioni che vengono divulgate poche ore dopo il primo successo sul circuito dopo un anno, quello raccolto al primo turno di Toronto contro Nuria Parrizas-Diaz, a cui era seguita una conferenza stampa in cui Serena aveva fatto capire di star pensando al ritiro, ma senza scendere nei particolari.

Serena Williams, che compirà 41 anni il 26 settembre, ha conquistato 23 titoli dello Slam, a un trofeo soltanto dal record assoluto di Margaret Smith Court.

Serena Williams parla del suo futuro con un lungo articolo a sua firma comparso su Vogue. Il racconto inizia così: “Stamattina mia figlia, Olympia, che compie cinque anni in questo mese, e io stavamo andando a procurarle un nuovo passaporto per un viaggio in Europa. Eravamo in macchina e lei aveva il mio telefono in mano, usava una app educativa che le piace. La voce robotica le ha fatto una domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”. Lei non sapeva che io stavo sentendo tutto. La sua risposta è stata: “Vorrei essere una sorella maggiore”.

Olympia ripete questa cosa un sacco di volte, anche quando sa che io sto ascoltando. A volte prima di andare a dormire, prega per avere una sorellina. (Non vuole avere niente a che fare con un ragazzo!). Io sono la più giovane di cinque sorelle, e le mie sorelle sono le mie eroine, quindi ho avuto l’impressione di dover riflettere su questa cosa.

Credetemi, non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia. Non penso sia giusto. Se fossi un uomo, non starei scrivendo queste cose perché sarei là fuori, giocando e vincendo mentre la mia donna sarebbe alle prese con il lavoro fisico necessario per allargare la famiglia. Non fraintendetemi: adoro essere una donna, e ho amato ogni secondo della mia gravidanza. Sono stata una di quelle fastidiose donne che hanno lavorato fino al giorno in cui sono dovuta andare in ospedale. E ho fatto quello che è quasi impossibile: molta gente non si è resa conto che ero incinta di due mesi quando ho vinto l’Australian Open 2017. Ma presto compirò 41 anni e qualcosa è da cambiare.

Non mi è mai piaciuta la parola “ritiro”. Non mi sembra una parola moderna. Significa qualcosa di molto specifico e importante per una comunità e bisogna utilizzarla con cura. Forse la parola più giusta per dire la fase che sto vivendo è: evoluzione. Sono qui per dirvi che mi sto per evolvere lontano dal tennis, verso altre cose che sono importanti per me. Pochi anni fa ho iniziato in silenzio Serena Ventures, una società economica. Poco dopo, ho dato vita a una famiglia. E voglio allargarla.

Ma sono riluttante nell’ammettere a me stessa o a qualcun altro che devo smettere di giocare a tennis. Alexis, mio marito, e io ne parliamo appena. È come un argomento tabù. Non riesco a parlarne nemmeno con i miei genitori. […] So che molte persone sono entusiaste all’idea di ritirarsi. Vorrei essere così anche io. Ash Barty era al numero uno del mondo quando a marzo ha lasciato vacante quella poltrona. Caroline Wozniacki, una delle mie migliori amiche, ha avvertito un grande sollievo quando ha fatto questo passo nel 2020. Lode a loro, ma per me non c’è felicità in questo. So che non è una cosa molto comune da dire, ma sento un grande dolore. E’ la cosa più dura che avrei potuto immaginare. Lo odio, odio essere a questo punto. Sono dilaniata: non vorrei che fosse finita, ma allo stesso punto mi sento pronta per quello che verrà dopo. […] Questo sport mi ha dato molto. Adoro vincere. Adoro lottare. Adoro divertire […]

Il tennis è stato tutta la mia vita. Mio padre dice che la prima volta che ho preso in mano una racchetta avevo tre anni. Io penso fosse ancora prima. C’è una foto di Venus che mi porta in un campo quando non potevo avere più di un anno e mezzo. A differenza di Venus, non ho mai saputo contenere le mie emozioni […] Questa sono sempre stata io. Voglio essere grande, voglio essere perfetta, anche se so che la perfezione non esiste, ma dovunque fosse, non mi sarei fermata finchè non la avrei raggiunta.

Essere Serena è stato questo: aspettarsi il massimo da me stessa e dimostrare alle persone che si sbagliavano. Questo è ciò che mi ha guidato. […] Una volta mia sorella Venus ha detto che se c’è qualcuno che ti dice che non puoi fare qualcosa, è perché non possono farlo loro. Ma io ce l’ho fatta. E così potete farcela anche voi. […] Per come la vedo io, avrei dovuto vincere più di 30 slam. Ma non ce l’ho fatta. Ho giocato mentre allattavo, mentre vivevo la depressione post-parto. Ho comunque vinto 23 tornei, è bello, è straordinario. Ma questi giorni, se dovessi scegliere tra costruire un bilancio della mia carriera e costruire una famiglia, sceglierei la seconda”.

Dopo aver raccontato quanto non le costi fatica occuparsi della figlia Olympia e quanto sia assorbita dal suo lavoro con il fondo di investimenti da lei varato, Serena spiega: “Nell’ultimo anno, Alexis e io abbiamo provato ad avere un altro bambino, e di recente abbiamo ricevuto alcune informazioni dal mio dottore che mi hanno rasserenata e mi hanno fatto capire che quando lo vorremo, potremo allargare la famiglia. Ma di certo non voglio vivere un’altra gravidanza durante la mia carriera. Devo essere o dentro il tennis mani e piedi, o completamente fuori.

Questa primavera, mi è tornata la voglia di scendere in campo. Chiacchieravo con Tiger Woods, un amico, e gli ho detto che avevo bisogno di qualche consiglio. Gli ho detto: non so cosa fare, penso sia finita, ma forse non è così. Lui mi ha risposto: “Serena, perché non giochi per un paio di settimane? Non devi prenderti impegni con nessuno. Vai semplicemente in campo per due settimane, dai tutto, e vedi cosa succede”. Un mese dopo, ci ho provato. Ed è stato magico prendere in mano di nuovo una racchetta. Ho pensato a lungo sul fatto di giocare Wimbledon e US Open. Come ho detto, tutta questa fase di evoluzione non è facile per me.

Non mi piace molto parlare di quel che lascio dietro di me. Molti me lo chiedono, ma non ho mai saputo esattamente cosa rispondere. Ma mi piace pensare che grazie alle opportunità che ho avuto io, le donne atlete capiscono di poter essere loro stesse in campo. Che possono giocare in modo aggressivo e fare il pugnetto se vincono. Che possono essere forti ma anche belle. Che possono indossare quello che vogliono, dire quel che vogliono ed esserne orgogliose. Ho fatto un sacco di errori nella mia carriera. Ma gli errori servono a fare esperienza e li ho vissuti pienamente. Non sono certo perfetta, ma mi piace pensare che le difficoltà che ho vissuto io possano servire a rendere la vita più facile alle prossime generazioni. Spero che tra qualche tempo la gente possa guardare a me come simbolo di qualcosa che va oltre il tennis. Io ammiro Billie Jean King perché è andata oltre il tennis. Io vorrei che la gente pensasse: Serena è tutto questo e inoltre è stata una grande tennista”.

Il lungo articolo si conclude così: “Sfortunatamente non ero pronta a vincere Wimbledon quest’anno. E non so se sarò pronta per vincere a New York. Ma ci proverò. E i tornei che porteranno allo US Open saranno divertenti. So che ad alcuni è piaciuto fantasticare sul fatto che avrei potuto raggiungere Margaret Court vincendo a Wimbledon e superarla allo US Open per poi salutare tutti. Ma non è una cerimonia pazzesca quello che cerco. Sono terribile nel salutare, la peggiore del mondo in questo. Ma per favore sappiate che sono grata in un modo che non so esprimere a parole. Siete stati al mio fianco in così tante vittorie e così tanti trofei. Mi mancherà questa versione di me, quella ragazza che giocava a tennis. E mi mancherete tutti voi”.

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Serena Williams: “Amo giocare a tennis, ma so di non poterlo fare per sempre”

“Sono sempre più vicina alla luce in fondo al tunnel” scherza Williams. “Mentalmente non sono ancora al livello che desidero”

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Serena Williams - Eastbourne 2022 (foto @the_LTA)

Una disinvolta e raggiante Serena Williams si è presentata ai microfoni della sala stampa del Nationa Bank Open, dopo la prima vittoria in singolare arrivata a 430 giorni dalla precedente: la statunitense infatti ha battuto Parrizas Diaz 6-3 6-4 raggiungendo il secondo turno del WTA 1000 canadese.

A questo punto della tua carriera o della tua vita cos’è che continua a guidarti o ti fa venire fame in questo sport?

Non lo so. Immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel. (Ride) Non lo so, direi che sono sempre più vicina alla luce, quindi… (ride). Sì, è così, ultimamente è stato così per me. Non vedo l’ora di arrivare a quella luce.

 

In che senso una luce?

La libertà. Amo giocare a tennis, per me è fantastico, ma so di non poterlo fare per sempre.

Come si è sentita durante la partita? Il tifo del pubblico l’ha aiutata?

Mi sono sentita bene, tornare a competere era quello che dovevo fare. Mentalmente non sono ancora al livello che desidero, ma è normale dopo aver giocato così poco negli ultimi due anni e scendere in campo mi aiuta a progredire sotto questo punto di vista. Fisicamente mi sento molto meglio in allenamento, sto aspettando di sentire buone sensazioni anche in campo, deve scattare quel clic.

Quanto è stato importante giocare davanti a Olimpia? Probabilmente è in un’età in cui ricorderà di aver visto la mamma in campo.

Vero, ero super emozionata perché non aveva mai assistito dal vivo a un mio match. Scorgendola in tribuna a un certo punto sono entrata in modalità mamma, chiedendomi: c’è il sole, ha la crema protettiva? E poi mi sono detta di rimanere calma (sorride), non era il caso di sbattere a terra la racchetta. In ogni caso sono contenta che questa prima volta sia avvenuta a Toronto.

Molte giovani giocatrici ne hanno parlato proprio in questi giorni: come ci si sente a sapere di aver avuto un impatto sulla crescita tennistica di ragazze come Gauff, Swiatek e Fernandez?

È una bella sensazione, lo so perché è capitato anche a me avere delle persone di riferimento. Sono contenta che sia così e da parte mia continuerò a incoraggiarle per fare in modo che lascino il segno e diventino sempre migliori.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

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