ATP Montecarlo: Federer facile, soffre Murray. Avanti Simon, Goffin, Tsonga e Bautista Agut

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ATP Montecarlo: Federer facile, soffre Murray. Avanti Simon, Goffin, Tsonga e Bautista Agut

Ritorno in campo convincente per Roger Federer che stende Guillermo Garcia-Lopez. Fatica invece Andy Murray che ha bisogno di 3 set per sbarazzarsi di Pierre-Hugues Herbert. Prestazione solida di Gilles Simon che elimina senza troppi affanni Grigor Dimitrov. Feliciano Lopez lotta solo nel primo set contro David Goffin, Jo-Wilfried Tsonga avanti con due tie-break, Roberto Bautista Agut all’ultimo respiro su Jeremy Chardy

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[3] R. Federer b. G. Garcia-Lopez 6-3 6-4 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Comodo esordio al Country Club per Roger Federer, che torna a giocare un match ufficiale a distanza di due mesi, dopo l’intervento in artroscopia al ginocchio sinistro di inizio febbraio: lo svizzero dispone con facilità di Guillermo Garcia-Lopez, spagnolo numero 38 ATP, sempre battuto nei precedenti tre incontri (l’ultimo a Wimbledon 2009, mai sulla terra). La pratica si sbriga in poco più di un’ora, e senza sussulti per Federer, fatta eccezione per un break concesso al momento di servire per la partita, quando già era in vantaggio di due turni di servizio: erano state due le palle break annullate nel primo set, la seconda delle quali con uno splendido rovescio lungolinea che toglie la polvere dalla riga di fondo. Garcia-Lopez sbraccia e colpisce forte quando può, ma resta poca cosa anche per il Federer di oggi, alla ricerca del ritmo partita e leggermente contratto nel primo set, sebbene mai svogliato ed evidentemente centrato: il piccolissimo ritardo di condizione atletica dovuta al lungo stop è evidenziato da un grunting insolito per l’elvetico, sopratutto quando deve spingere dal suo lato sinistro. Inizia quindi al meglio la tredicesima partecipazione al torneo di Montecarlo per Federer, quattro volte finalista qui (oltre al 2014 quando perse con Wawrinka, le tre edizioni consecutive dell’arco 2006-2008, sempre battuto da Nadal).

I box riservati ai giocatori sono uno spettacolo nello spettacolo, con quello di Federer gremito dalla moglie Mirka e mamma Linette dietro a Ljubicic e Luthi, mentre quello di Garcia-Lopez è occupato dal solo coach Jose Aparisi. Lo svizzero non mostra ritardi nel braccio di ferro con il dritto, e si incita spesso in più lingue, a sottolineare il suo tentativo di non cadere in deconcentrazione, per un avversario non tra i primissimi o per la superficie mai troppo amata. Il punto di rottura del primo parziale, che Federer gioca senza brillare né sfigurare, si ha nel sesto gioco, quando Garcia-Lopez infila due doppi falli e un rovescio lungo per confezionare e cedere il servizio. Nel game successivo Federer commette gli stessi errori ma si salva, prima di pigiare sul pedale e firmare un parziale di 8-2 fino al doppio break nel secondo parziale. Il pubblico si sgola ad ogni vincente del recordman Slam, noncurante del discutibile accostamento di colori che l’elvetico propone con il suo completino, ma apprezza volentieri anche le sporadiche conclusioni vincenti di Garcia-Lopez, che più di arrampicarsi al 4-5, non può fare. Federer stampa un altro lungolinea di rovescio e stringe il pugno, conquistando la sua vittoria numero 1068 in carriera, a tre lunghezze dal secondo posto assoluto detenuto da Ivan Lendl: al prossimo turno troverà il vincente di Chardy-Bautista Agut.

 

[14] Roberto Bautista Agut b. J. Chardy 6-3 5-7 7-5 (Tommaso Voto)

Lo spagnolo Bautista Agut soffre le proverbiali sette camicie per superare un “geniale” e volitivo Chardy, che ha avuto il merito di non perdere la fiducia quando era in chiara difficoltà. Ora per il n.17 del mondo ci sarà l’incrocio, proibitivo, contro il rientrante Federer.
Pur vincendo l’iberico ha lasciato intravedere qualche crepa nel suo gioco, mentre il francese ha deliziato il pubblico con dei colpi decisamente spettacolari.

Pronti via e Bautista Agut si porta immediatamente avanti 2-0, con Chardy che fa molta fatica a tenere il ritmo da fondo del suo avversario. Il n.17 del mondo è uno spagnolo decisamente atipico, perché ha un tennis “polivalente” e per nulla difensivo. Roberto spinge con il diritto e mette molta pressione al transalpino, che sbaglia quando deve impostare il gioco sulla diagonale del rovescio. Chardy ha un sussulto improvviso e trova il controbreak, anche con la colpevole complicità di Bautista Agut che condensa, nel quarto gioco, una serie di errori anche banali. Chardy ha il braccio “caldo”, ma fallisce tre opportunità del 3-2, anche perché in tutte e tre le occasioni è lo spagnolo a giocare meglio i punti decisivi. Il valenziano sale in cattedra e costringe il suo avversario a “remare” da una parte e dall’altra del campo, questo ribaltamento dei ruoli porta Bautista Agut a vincere 3 giochi consecutivi ed a poi chiudere sul definitivo 6-3.

Le difficoltà di Chardy sono evidenti anche nel secondo parziale, infatti i suoi turni al servizio sono lunghi e laboriosi. Il francese concede palla break con una certa regolarità, ma riesce sempre a salvarsi utilizzando il suo schema di gioco preferito, ovvero servizio e diritto. Tuttavia con un diritto che si spegne in corridoio lo spagnolo trasforma l’ottava palla break del parziale e passa sul 3 a 2. Il sesto gioco, durato ben 17 punti, rianima Chardy che costringe il suo avversario agli straordinari. Bautista Agut si trova subito in difficoltà e va sotto 0-40, ma riesce a neutralizzare il pericolo con autorità. La colpa del n.14 del seeding è quella di non chiudere il game, che infatti gli sfugge clamorosamente di mano e il set torna in parità. Ora il match è spettacolare, perché Jeremy estrae dal suo repertorio una serie incredibile di vincenti, che mettono alle corde un incredulo e spaesato Bautista Agut. La tensione è evidente, ma sotto pressione è il francese a giocare complessivamente meglio, infatti annulla, nel nono gioco, ben 3 palle break e detta il ritmo dello scambio. L’inerzia del set è ormai dalla parte di Jeremy, che al quinto set point riesce a chiudere 7-5 ed a trascinare le ostilità all’ultimo atto. Bautista-Agut paga a caro prezzo qualche indecisione tattica, ma il rovesciamento della partita è certamente merito del francese, che ha saputo trovare delle risorse fisiche e tecniche insperate.

Anche il terzo set ha un andamento thriller, perché l’iberico è il primo ad andare avanti nel punteggio, ma puntualmente Chardy ritrova il “suo” tennis. Si passa infatti dal 3-1 per Bautista Agut al 4 a 3 in modo abbastanza repentino. Stavolta il merito è tutto del francese che costringe alla difensiva un sempre più stanco e confuso Bautista Agut. Sul 4 a 4 lo spagnolo si costruisce due palle break, ma Jeremy è ancora straordinario nell’esecuzione del suo diritto e le annulla, lasciando impietrito il suo avversario. L’oscurità incombe e la visibilità è alquanto ridotta, ma la partita va comunque avanti. Sul 5-5 Chardy commette un liscio clamoroso sulla palla break per lo spagnolo. Jeremy manca uno smash (complice anche il riflesso delle luci) e Bautista Agut si guadagna il diritto di servire per il match. Anche l’ultimo game è durissimo per l’iberico, che si vede annullare tre match point da uno stoico e ancora frizzante Chardy. Il n.33 del mondo capitola al quarto tentativo, ma merita gli applausi del pubblico perché è stato protagonista della più bella partita del torneo.

[8] J.W. Tsonga b. P. Carreno Busta 7-6(1) 7-6(5) (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Primo set combattuto tra il n. 9 del ranking Jo-Wilfried Tsonga e il n. 51 Pablo Carreno Busta. Il francese alla fine riesce ad imporsi al tie-break per 7 punti ad 1. Jo, che aveva dichiarato nella tavola rotonda di domenica che la forma dimostrata a Montecarlo di solito viene confermata anche al Roland Garros, fa fatica a prendere il largo nello score tant’è che, anche nel secondo parziale, lo spagnolo gli tiene testa mantenendo un perfetto equilibrio fino al 5-5.

Carreno Busta continua a martellare il transalpino da fondo, costringendolo spesso all’errore. Ed è tie-brek anche nella seconda frazione. Questa volta Pablo resta a galla più a lungo e sale persino 5-3 ma, alla fine, dopo aver pareggiato i conti sul 5-5, è il tennista di Le Mans ad esultare dopo aver chiuso il secondo parziale per 7 punti a 5.
Ora lo attende un derby tra “bleus” poiché Jo aspetta il vincente tra Richard Gasquet e la giovane promessa Lucas Pouille.

[2] A. Murray b. [Q] P.H. Herbert 6-2 4-6 6-3 (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Deve faticare non poco papà Murray contro l’elegante francesino Pierre-Hugues Herbert. Il talentuoso doppista non riesce a realizzare l’impresa vagheggiata nel secondo set e, alla fine, soccombe alla maggiore esperienza e solidità di Murray.

Se nel primo set lo scozzese non ha nessun problema ad imporsi per 6-2, nel secondo è tutta un’altra storia. I due si incontrano per la prima volta ma, in comune, hanno il n. 2. Andy, come tutti sanno, è il 2° singolarista del ranking mentre Herbert, insieme a Nicolas Mahut è il n. 2 della classifica di doppio. Ricordiamo che, sempre in doppio, in vetta alla classifica c’è proprio il fratello di Andy, Jamie. I due francesi sono i freschi vincitori della doppietta americana Indian Wells-Miami nonché dello US Open 2015. Murray ovviamente è Murray e, grazie alla sua esperienza e solidità, travolge nel primo parziale il 25enne alsaziano.
Ma, nella seconda frazione, in un vero e proprio festival di break, Andy comincia ad incartarsi e a sbagliare, poco incisivo ed esitante. “Oggi ho avuto problemi di concentrazione, e sulla terra rossa con queste difficoltà un break di vantaggio non è una sicurezza”. Il transalpino, dal canto suo, inizia ad osare sempre più e, tra volée e smorzate, trascina il campione scozzese al terzo set, accaparrandosi la seconda frazione per 6-4.

Sotto lo sguardo del caloroso pubblico francese e i commensali del ristorante del Country Club – intenti a gustare tagliatelle ai funghi e asparagi e supreme di pollo ruspante avvolto dalle verdure – ecco che il match, iniziato in sordina, si trasforma in una vera e propria battaglia. Ma, ancora una volta, è un match dai mille volti, poiché il francese si incarta di nuovo subendo il ritorno di Andy che sale rapidamente 4-1. Pierre-Hugues lotta ancora e risale fino al 3-5. Ma, alla fine, dopo 2 ore e 6 minuti, è proprio il n. 2 più “navigato” ad aggiudicarsi il match. “Non mi pongo limiti, anche il roland Garros rientra tra i miei obiettivi, anche se sull’erba mi esprimo meglio” ha dichiarato Murray nella conferenza stampa post partita.

[11] D. Goffin b. F. Lopez 7-5 6-0 (Emmanuel Marian)

Feliciano Lopez non ama Montercalo; al Country Club non si è mai s’è spinto oltre il secondo turno e marcava visita dal 2012, quando fu sconfitto all’esordio da Stan Wawrinka. Probabilmente si sarebbe aspettato un ritorno nel Principato più morbido, ma il sorteggio non è stato clemente: dall’altra parte del net trova infatti David Goffin, uno dei giocatori più caldi del momento.

Il belga vince il sorteggio e sceglie di rispondere; Feliciano, ancora freddo, deve subito salvare 4 palle break per aggiudicarsi il primo gioco del match. La terra di Montecarlo, al solito piuttosto lenta, impedisce allo spagnolo di chiudere gli scambi alla velocità che ama: il nativo di Toledo si trova così costretto a lunghi scambi da fondo contro uno specialista della materia come Goffin, che infatti non impiega molto a prendere il sopravvento e nel settimo gioco vince a zero un gran turno in risposta. Il numero 13 del mondo ha un passaggio a vuoto quando, servendo per il primo parziale, commette due doppi falli consecutivi per il 5 pari, ma ottiene un nuovo break nel game seguente e chiude un minuto più tardi conservando agevolmente il decisivo turno al servizio mettendo a segno un gran rovescio lungolinea sul set point.

Le geometrie cerebrali di Goffin costringono l’avversario a cercare l’attacco anche quando la situazione lo sconsiglierebbe; e proprio un paio di maldestre sortite a rete costringono il numero 23 del mondo a cedere il servizio a zero in apertura di secondo parziale. Nel gioco seguente uno spettacoloso recupero con il back di rovescio procura a Lopez l’ultima speranza di rientrare, ma il tennista di Liegi la soffoca in un estenuante scambio, strappa altre due volte il servizio e non si guarda più indietro, chiudendo un match dominato in un’ora e dieci minuti. La testa di serie numero 11, che conferma il suo eclatante momento di fiducia, troverà al secondo turno il vincitore dell’incontro tra il recente vincitore di Marrakech Federico Delbonis e Fernando Verdasco.

[15] G. Simon b. G. Dimitrov 6-4 6-3 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Gilles Simon si conferma cliente indigesto a Grigor Dimitrov, superandolo per la quinta volta in carriera (la seconda sulla terra dopo Nizza 2012), a fronte di una sola sconfitta, a Brisbane lo scorso gennaio. Il bulgaro, che difendeva il quarto di finale dello scorso anno, quando batté il campione in carica Wawrinka (in precarie condizioni psicofisiche), non riesce a emergere dalle sabbie mobili del tennis del francese, rimanendo imbrigliato nei fili avversari già dai primi scambi: Simon imposta infatti l’incontro sui suoi ritmi preferiti, aiutato dal lentissimo manto rosso del Centrale (dall’anno scorso rinominato “Ranieri III”), palleggia con agio fino a sfiancare Dimitrov. Il transalpino, che gioca praticamente in casa essendo nativo di Nizza (ma residente a Neuchatel, in Svizzera), dimostra una volta di più la propria sagacia strategica, disegnando le righe del campo senza mai strafare; di contro, Dimitrov perde la pazienza sempre per primo, esagerando nei tentativi di risolvere le trame con vincenti da posizioni impossibili, specie con il suo comunque pregevole rovescio. Ottenuto il break del 3-2 nel secondo set, il bulgaro perde quattro giochi in fila, per avviarsi mestamente a rete e stringere la mano all’avversario.

Giornata estiva a dir poco, un sole splendido rimbalza sulle ringhiere (fastidiosissime) della tribuna stampa, rendendo gli spalti un autentico forno: l’incontro è godibile, entrambi gli atleti meritano i copiosi applausi del pubblico monegasco, già numeroso al mattino. Simon gestisce quasi senza sudare, riuscendo comunque ad infiammare gli spettatori con soluzioni di tocco (bellissima una controsmorzata incrociata per rispondere ad un demivolèe di Dimitrov nel terzo gioco) e tradizionali passanti, uno dei quali, con il rovescio, infila l’avversario che si era presentato senza biglietto da visita a rete sul set point. Dimitrov va a fiammate, si lascia apprezzare anche per una rabona con cui colpisce una palla chiamata out: il suo tennis non ha bisogno di presentazioni ma resta incostante per tutto il match, e il tentativo di allungo nel secondo parziale è un timido fuoco di paglia, prima del perentorio rientro di Simon, che sigilla la partita in un’ora e mezza. Al prossimo turno un potenziale incontro con Stan Wawrinka, con il mirino puntato sulla semifinale, suo miglior risultato a Montecarlo (2012, perse da Nadal).

Risultati:

[15] G. Simon b. G. Dimitrov 6-4 6-3
[2] A. Murray b. [Q] P.H. Herbert 6-2 4-6 6-3
[3] R. Federer b. G. Garcia-Lopez 6-3 6-4
[8] J.W. Tsonga b. P. Carreno Busta 7-6(1) 7-6(5)
P. Cuevas b. [Q] D. Gimeno-Traver 7-6(2) 6-7(2) 7-6(4)
[11] D. Goffin b. F. Lopez 7-5 6-0
P. Lorenzi b. F.Fognini 2-6 6-0 6-1
[14] R. Bautista Agut b. J. Chardy 6-3 5-7 7-5
J. Vesely b. T. Gabashvili 3-6 7-5 7-5
P. Kohlschreiber b. B. Coric 6-4 6-4
[WC] F. Verdasco vs F. Delbonis 6-0 6-3
J. Sousa b. I. Karlovic 6-3 7-6(4)
[Q] D. Dzumhur b. R. Haase 6-2 6-0
[Q] T. Daniel vs A. Mannarino 6-3 6-4

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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