Roland Garros: i più grandi a non aver mai vinto a Parigi

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Roland Garros: i più grandi a non aver mai vinto a Parigi

Novak Djokovic è alla ricerca del Career Slam, Wawrinka cerca la conferma dell’exploit dello scorso anno. Ma quali sono stati i tennisti più forti di sempre, a non essere mai riusciti ad aggiudicarsi la Coppa dei Moschettieri?

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Nella lunga epopea del tennis, si sa, pochi eletti lasciano una traccia indelebile. Alcuni sono stati “eletti” al punto da aver vinto almeno una volta ciascuno dei quattro titoli del Grande Slam, per meriti indiscussi, e discusse ma forse decisive fortune. Altri, invece, hanno incamerato parecchi grandi titoli in carriera ma, per discussi demeriti ed altrettanto indiscusse sfortune, non sono riusciti a scrivere il loro nome nell’albo d’oro dei quattro tornei che hanno sempre delineato e continuano a tracciare la storia di questo sport.

Ecco allora il leggendario Bjorn Borg mai vincitore dell’Open degli Stati Uniti, ed ecco straordinari campioni come Ken Rosewall ed Ivan Lendl mai capaci di mettere le mani sui Championships a Wimbledon. Sono solo alcuni esempi, si potrebbe continuare, ma per esigenze di sintesi ci fermiamo. Talvolta è anche accaduto che al grande giocatore manchi più di un titolo tra i quattro leggendari che compongono lo Slam. Ad esempio l’Orso svedese, oltre a non aver mai trionfato a New York, non ha neppure mai vinto l’Open d’Australia, titolo peraltro ai suoi tempi decisamente svalutato, e torneo a cui Borg partecipò una sola volta nel 1974. Ma quasi sempre, nel caso dei grandi giocatori incapaci di giungere al cosiddetto “Career-Grand Slam”, vi è un torneo, tra i quattro major, che è scolpito nella mente di giornalisti e dediti appassionati come il titolo fondamentale che manca nel palmarès del campione in questione.

Ebbene, tra i quattro Slam, perlustrando le bacheche dei più grandi di sempre, forse nessuno come il Roland Garros ricopre questo ruolo così spesso. Limitandosi all’era Open, quindi al periodo cominciato nel 1968, non hanno mai vinto gli Internazionali di Francia, tra gli altri, miti assoluti della storia del gioco come Jimmy Connors, John McEnroe, Boris Becker, Stefan Edberg, Pete Sampras e, per ora, Novak Djokovic. Tra questi, al solo Supermac manca anche anche l’Australian Open, a cui il tennista americano partecipò più volte senza mai arrivare neppure in finale. Le ragioni di questa peculiarità dell’Open di Francia sono probabilmente da ricercare nel fatto che, soprattutto fino all’inizio degli anni duemila, la superficie ed il conseguente tipo di gioco che si doveva praticare a Parigi si distaccavano nettamente dalle condizioni presentate dagli altri tre Major. Si potrebbe obiettare che anche l’erba veloce e sfuggente di Wimbledon prima del trattamento traumatico-rallentante dei primissimi anni di questo millennio costituiva un caso a sé stante, ma è un dato di fatto che nei passati decenni era più facile che un erbivoro si trovasse poi a suo agio sul cemento piuttosto che sul rosso e che spesso invece essere terraiolo puro significava rimanere confinati tendenzialmente entro il recinto dell’amata terra.

 

Jimmy Connors e Roland Garros: una storia tormentata e senza il lieto fine

Jimmy Connors mise piede a Parigi per la prima volta nel 1972, e vi tornò nel 1973, raccogliendo in tutto una sola vittoria. Anni di rodaggio, con il giovane Jimbo (nato nel settembre del 1952) ancora in rampa di lancio. Poi arrivò il fatidico 1974. È l’anno in cui Connors esplode. A gennaio comincia ad annettersi quello che rimarrà il suo unico Australian Open, all’epoca svalutato, ma pur sempre un Major. Peccato che Connors decida di aderire al World Team Tennis, il campionato a squadre americano. È una decisione che gli costerà cara. A febbraio e marzo impazza nel circuito Riordan, poi eccolo a giocare il World Team Tennis (WTT). Grandi avversari, grandi sfide, e tanti soldi, soprattutto. Ma la federazione francese ha emesso la scomunica: chi ha aderito al WTT non potrà giocare a Roland Garros. A ruota seguono supinamente i dirigenti FIT emettendo stesso provvedimento per gli Internazionali d’Italia. La terra europea chiude a Connors le porte in faccia. Che se ne ricorderà al punto di non tornare sul rosso del vecchio continente per ben altri quattro anni. Nel 1979 però Connors si rende conto che non può continuare ad ignorare un segmento di stagione così importante, e torna. Da quel momento darà luogo ad una serie di piazzamenti di tutto rispetto a Parigi: dal 1979 al 1987 giocherà tutte le edizioni tranne quella del 1986, raggiungendo quattro semifinali e quattro quarti di finale. Ma qualcosa andrà sempre storto. Forse è proprio la prima semifinale, quella del 1979, a destare i maggiori rimpianti, perché Connors perse da Victor Pecci in quattro set, un paraguayano dal gioco aggressivo che trovò in quel torneo il momento della sua massima ispirazione, ma decisamente l’avversario meno forte tra quelli che furono capaci di sbarrare la strada a Connors. Nel 1980 infatti il folle Gerulaitis lo piegò in cinque set, mentre nel 1981 Jimbo cedette ad un signore del rosso come Clerc. È vero che nel 1982 e 1983 arrivarono inopinate sconfitte, come quelle Higueras e Roger-Vasselin, ma Connors stava invecchiando, soprattutto per una superficie lenta e stancante come la terra rossa europea. Logiche quindi poi le sconfitte successive, nel 1984 con il Mac divino che poi sfiorò il titolo e nel 1985 contro un Lendl affamato di rivincite contro colui che spesso lo aveva sbeffeggiato e gli aveva inflitto brucianti sconfitte in altri Slam.

Le ultime recite vedono la classica situazione con il pubblico che si stringe attorno all’anziano eroe un tempo odiato; in particolare, indimenticabile l’ovazione ricevuta da Connors nel 1991, al momento del ritiro all’inizio del quinto set, dopo essersi, con indicibile fatica, issato a due set pari contro Chang. Ma la sostanza è che Roland Garros era sfuggito per sempre. In fondo Connors, tra i mostri sacri del gioco analizzati in questo articolo, era colui che aveva forse le caratteristiche più adatte a vincere a Parigi: certo non un sublime arrotino come il Borg parigino, certo non cresciuto a pane e terra come Vilas, ma pur sempre un grande giocatore da fondo campo, seppur particolare, con suoi colpi piatti e anticipati e il suo insopprimibile istinto offensivo. Non si deve dimenticare che stiamo parlando di un giocatore che sulla terra è stato capace di vincere un titolo dello Slam, tionfando sull’”har tru”, la più veloce terra verde americana, nel 1975. In definitiva, l’episodio del 1974 ha pesato e molto, ma ha avuto il suo ruolo anche un atteggiamento molto “americano” di Connors, con una certa tendenza a sottovalutare l’importanza ed il prestigio dei tornei europei sulla terra ed in particolare Roland Garros, atteggiamento abbandonato quando era ormai troppo tardi.

John McEnroe e Roland Garros: come un matrimonio venuto meno solo sull’altare

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ATP Vienna: Berrettini lotta con le unghie e porta a casa la vittoria

Un Matteo Berrettini meno scintillante del solito porta a casa la vittoria in quel di Vienna e si guadagna un quarto di finale con Carlos Alcaraz

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Matteo Berrettini (ITA), - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger)
[3] M. Berrettini b. N. Basilashvili 6-7(5) 6-2 6-3

Ultima partita del giorno sul campo centrale che vede opposti il numero italiano contro l’imprevedibile fabbro georgiano. Berrettini conduce nei precedenti 3-1 con l’ultimo successo del georgiano ormai datato 2018 quando Berrettini ancora non era entrato nell’elite del tennis che conta.

Partita che deciderà chi andrà ad incrociara lo spagnolo Alcaraz che nel match precedente ha battuto un combattivo Murray. Partita quella di Berrettini che viaggerà su binari tattici ben diversi da quella precedente caratterizzata anche da scambi lunghi e combattuti.

Qua si confrontano due mani pesanti del circuito, anche se probabilmente la più pesante è proprio quella di Matteo (tanto da essersi guadagnato il rispetto nel tour con il soprannome “the hammer”); i colpi in gioco più pesanti sono il servizio e il dritto di Berrettini, con Basilashvili che oggi se vorrà portarla casa dovrà sperare in una giornata sottotono di Matteo sui suoi due fondamentali migliori, o nella sua capacità di rispondere con continuità alle bombe di Berrettini, spostando il gioco sulla diagonale di rovescio.

 

Primo set nel quale i servizi la fanno da padrone e in cui si scambia poco e infatti si assiste solo ad una palla break in favore di Basilashvili, annullata da Matteo in apertura, quando ancora il braccio doveva scaldarsi, e che risulterà infatti il game più tirato del set. Si arriva così al tie break come naturale conclusione di un set con poche emozioni, dove il georgiano è riuscito liberare i propri potenti colpi, dando fastidio a Matteo in particolare con le variazioni lungolinea e prendendo il sopravvento sugli scambi più tirati. Nel tie break l’equilibrio regge fino al 4-4, quando Matteo perde il filo del gioco e con 3 errori non forzati regala il set al georgiano.

La situazione continua a farsi complicata anche nel secondo set, quando nel game di apertura il georgiano arriva nuovamente a palla break nel game più tirato del match, che risulterà poi decisivo per le sorti finali del match. Se infatti il georgiano fosse riuscito ad esondare in quell’occasione, probabilmente Matteo, che fino a quel punto si era trovato in difficoltà sulla risposta al servizio, avrebbe avuto dei problemi a raddrizzarla; il fatto di aver tenuto botta, annullando la palla break con un fenomenale seconda di servizio in kick a uscire, ha consentito alla storia di prendere tutt’altra piega. Nel game successivo infatti Berrettini al terzo tentativo (dopo che i primi due erano stati annullati con due ace da Basilashvili) riesce nell’impresa di strappare il servizio al georgiano, che perde un po’ la concentrazione e lascia andare alla fine il parziale, con Berrettini che riesce a consolidare il vantaggio con un altro break.

Match che così va al terzo set, dove torna l’equilibrio e la differenza la fanno veramente un paio di punti, ovvero le singole palle break che risulteranno a disposizione dei due giocatori.

Nel secondo game, servizio basilashvili Berrettini è bravo a rispondere e a tirare fuori il jolly con un clamoroso vincente in corsa di diritto lungolinea, che sembra incidere sul morale del georgiano, che commette due banali errori e regala il break all’italiano.

Nel settimo game invece arriva invece il momento di difficoltà per Berrettini, che però è bravissimo sul 15-30 a tornare a galla con un’intelligente combinazione di slice acuminati che gli consentono poi di liberare il diritto; e successivamente aggrappandosi a san servizio, mette a segno un paio di ace oltre i 210 Km/h che gli consentono di salvarsi e poi andare tranquillamente a servire per il match.

Possiamo dire che più che altro si tratta di consapevolezza in me stesso – ha detto Berrettini dopo il match – nel primo set non ho giocato al massimo, sapevo che potevo giocare meglio e salire di livello; con un po’ più di tranquillità emotiva“.

Il prossimo avversario Alcaraz, con il quale Berrettini si è allenato una volta sola a Indian Wells, ha armi importanti, impressiona l’atteggiamento e come affronta le partite senza cali fisiologici per quell’età. “Sicuramente non è fra i migliori servitori del circuito. Spesso è il servizio e anche il primo colpo come viene piazzato, anche soprattutto col dritto possa fare più male, però a priori mi piace offendere e proverò a non fargli fare quello che gli piace fare e prendere l’inizaitva“.

Tre italiani su cinque hanno vinto, e forse la partita di Berrettini e quella più dura tra quelle che gli azzurri devono affrontare. “Loro però sono al secondo turno,” dice prontamente Matteo. Quando gli viene chiesto un’opinione si match degli altri azzurri, soprattutto quella di Sonego con Ruud, Matteo risponde: “La partitia di Lorenzo con Rudd penso partano alla pari, Ruud sta avendo risultati importanti anche sul cemento, però Lorenzo si trova bene su questi campi, mentre Jannik parte da favorito con Novak, anche se gioca in casa“. C’è tempo poi per un’ultima battuta a proposito del campo: “Non ho trovato condizioni estreme, in altre situazioni è più faticoso, alla laver Cup ad esempio faceva ancora più caldo. Io non ho trovato particolari problemi sotto questo aspetto“.

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A Vienna avanzano le teste di serie: passano Tsitsipas, Zverev e Ruud

Dopo le sorprese di lunedì, all’Erste Bank Open i favoriti avanzano senza particolari patemi

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Casper Ruud (NOR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[4] C. Ruud b. L. Harris 7-5 7-6(2)

Il norvegese, in piena corsa per Torino e attualmente numero 7 nella race cerca oggi la 50° vittoria stagionale. Si trova di fronte il sudafricano Harris, che sta vivendo la miglior stagione della carriera e fresco semifinalista ad Anversa, battuto dal nostro Sinner. Partita che si annuncia di interesse sia per il fatto che Ruud potrebbe risentire della tensione di poter arrivare fra i primi 8, mentre Harris potrà permettersi di giocare a braccio sciolto, sia perché nel precedente di Indian Wells Harris è arrivato molto vicino alla vittoria prima di cedere per sfinimento.

Rispetto al fresco precedente in terra californiana la partita è più tattica con Harris che cerca meno la via della rete e va con un gioco più attendista, mentre Ruud macina il solito gioco fatto di “topponi” sia sul dritto che sul rovescio. Il sudafricano è assistito da un servizio in giornata di grazia (chiuderà il primo set con 76% di prime in campo e 6 ace), ma non riesce a sfondare in risposta (Ruud nell’intervista post match a caldo infatti si dirà molto contento di come è riuscito a mantenere il controllo nei propri turni di servizio).

Si arriva così al decimo gioco con i primi segni di tensione da parte di Harris, e primo game che va ai vantaggi della partita, con il sudafricano che riesce a salvarsi grazie a san servizio. Stesso discorso a parti invertite nel game successivo, in cui invece è Ruud a doversi difendere con le unghie ai vantaggi. Quando ormai tutto sembrava scritto per un tie break, Harris butta via tutto con 3 errori non forzati consecutivi.

 

Si va così al secondo set, fotocopia del parziale precedente, con entrambi i giocatori al servizio che lasciano le briciole all’avversario; lo schema tattico per entrambi è quello di prendere il controllo delle operazioni con il dritto anomalo, sia inside in che inside out, le soluzioni incrociate servono per lo più a manovrare, mentre le soluzioni di variazione lungolinea sono rarissime. Nessuno dei due riesce a mettere insieme una striscia di punti sufficienti a mettere in difficoltà l’avversario, prova ne è il fatto che in tutto il secondo set non si arriva mai a palla break, con il risultato, logicamente, di andare al tie break; nel gioco decisivo il norvegese è perfetto a giocare in spinta portando all’errore il sudafricano che cede malamente le armi, perdendo per 7 a 2 tie break e partita.

La nuova grafica ATP rende particolarmente bene l’andamento del game finale:

Nell’intervista post partita il norvegese ha evidenziato come quest’anno sia stata un’annata dura in cui però sta legittimando la sua posizione tra i top ten; il ragazzo comunque ha dimostrato di essere cosciente di quanto sia piccolo il margine in match tirati come quello odierno. Rispetto alla race to Torino ovviamente ha evidenziato come sia una battaglia che coinvolge lui, Hurcaz, Norrie e Sinner per soli due posti, ma che ha la consapevolezza di meritare di stare lassù in special modo dopo una positiva stagione sulla terra battuta, poi confermata dai tornei estivi, periodo durante il quale nella race ha mantenuto sempre una buona posizione, motivo che lo ha fatto confidare di poter stare lassù fra i migliori 8.

[1] S. Tsitsipas b. G. Dimitrov 7-6(6) 6-4
Stefanos Tsitsipas (GRE) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Rematch della partita che si è giocata a Vienna lo scorso anno, vinta allora da Dimitrov, fra due “Maestri” (il bulgaro vincitore dell’edizione 2017, il greco dell’edizione 2019). Partita di cartello del primo turno di Vienna, fra due giocatori estrosi e con un Dimitrov per di più in fiducia, che viene dall’ottimo risultato di Indian Wells; partita ben diversa dal piatto Ruud – Harris che ha aperto la giornata sul campo centrale di Vienna, con entrambi i giocatori che cercano costantemente la via della rete. Partenza lanciata di Dimitrov che nei primi game di servizio del greco arriva per 3 volte a palla break senza però riuscire a concretizzare. La sensazione è che usciti dai blocchi Dimitrov ne abbia un po’ di più del greco, anche se con l’andare del match la situazione vada riequilibrandosi. Tatticamente entrambi disegnano bene il campo quando possono (come nel punto da circoletto rosso che regala il 4-3 a Dimitrov) anche se va detto che quando entra la prima si gioca poco da una parte e dall’altra. Si arriva così al tie break giocato molto bene da entrambi, ad eccezione di una palla steccata di rovescio che sembra condannare il greco; sul set point per il bulgaro però Dimitrov fa vedere come tante volte gli è successo in carriera il problema non sia di natura tecnica, ma di tenuta mentale, sparacchiando un comodo dritto da metà campo; punto emblematico che spiegherebbe il suo record negativo con i top ten (28 vinte – 65 perse); il greco non se lo fa allora ripetere due volte e porta a casa con destrezza il primo set, con un bel furto con scasso.

Secondo set che ricalca tutto sommato il primo, con poche occasioni da una parte e dell’altra e dominio dei servizi (quando entra la prima in campo, i due registrano percentuali di successo pari o superiori al 90%). La partita si conferma ben giocata, ma anche questa volta la differenza la fanno i nervi; sul 5-4 per Tsitsipas (e qua si vede l’importanza di servire per primi nel set) il servizio di Dimitrov perde drammaticamente giri (il bulgaro praticamente non mette una prima degna di questo nome) e regala a Tsitsipas il match su un piatto d’argento, che approfittando di due errori non forzati del bulgaro e di un vincente fortunoso chiude la partita.

Nell’intervista post partita il greco si è mostrato soddisfatto per la prestazione e per come ha cominciato la stagione indoor; rispetto alla partita si è detto contento soprattutto dell’approccio alla partita e di come è riuscito mentalmente a trovare la chiave per portarla a casa. Interrogato anche lui sul tema delle ATP Finals e di come sia in corso la battaglia all’ultimo punto fra i vari Ruud, Sinner e Hurkacz si è detto certo che quei ragazzi hanno talento e che li rivedremo spesso alle ATP Finals. Con rispetto infine alla sua esperienza ha riportato alla memoria le emozioni di quando a Shanghai gli dissero in conferenza stampa che si era qualificato per le Finals.

[2] A. Zverev b. F. Krajinovic 6-2 7-5
– Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Impresa ai limiti dell’impossibile per il serbo che ha avuto la sfortuna di incocciare subito con la testa di serie numero 2, ovvero uno Zverev che dalle Olimpiadi di Tokyo ha inanellato una striscia vincente di 20 vittorie e due sole sconfitte. Adesso con il rientro in Europa e l’avvio per lui della stagione indoor si preannuncia un periodo carico di aspettative, visto che si può comunque fregiare del titolo di “Maestro” per l’anno 2018, avendo vinto il Masters di fine anno.

Nel primo set in realtà c’è ben poco da dire, con Krajinovic che regala il primo break con due errori non forzati e un doppio fallo, semplificando così di parecchio la vita a uno Zverev che ringrazia e non si volta più indietro. Dopo un primo set in pantofole quindi, aiutato anche da un Krajinovic men che perfetto, Zverev però si addormenta e nel quarto game regala il servizio con un doppio fallo su palla break. Come al solito quando il motore di Sasha perde qualche colpo il servizio è uno dei primi colpi a risentirne. E come spesso accade, al scendere di livello di uno dei due giocatori si accompagna la crescita dell’avversario, con Krajinovic che di colpo trova tutt’altra autorità sulla prima di servizio, mentre Zverev a metà secondo set crolla a un misero 40% di prime in campo. Quando però sembrava inevitabile un terzo set Sasha riprende la cloche e con una bella cabrata rimette le cose a posto, trovando una rinnovata aggressività in risposta e tornando a martellare con precisione e profondità da fondocampo. Nel giro di un amen si passa dal 5-2 Krajinovic al 7-5 Zverev, con un parziale finale di 20 punti a 5 per il tedesco.

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Flash

WTA Courmayeur: forfait Giorgi, avanti Stefanini e Gatto-Monticone. Paolini sale ad alta quota

Match di esibizione per Paolini e Samsonova a 3.466 metri, battuto il record di Federer. Fuori Bronzetti

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Giulia Gatto-Monticone - Courmayeur 2021 (foto Francesco Peluso)

Ha terminato la sua stagione anzitempo Camila Giorgi rinunciando all’ultimo momento al Courmayeur Ladies Open, evento di categoria ‘250’ dove era testa di serie n. 2. La marchigiana ha dunque concluso l’anno con la sconfitta rimediata in semifinale a Tenerife e oltre a lei il torneo valdostano ha perso anche la testa di serie n. 1 Ons Jabeur; per la tunisina ci sarà da sperare che Kontaveit non vinca questa settimana il torneo di Transilvania altrimenti verrebbe sorpassata dalla giocatrice estone e rimpiazzata per le WTA Finals.

Ma passando al tennis giocato, a oltre 1.200 metri di altitudine lunedì si sono disputati i primi turni a Courmayeur con risultati ambivalenti per il tennis italiano. Al quarto tentativo in un main draw infatti ha centrato la sua prima vittoria nel circuito maggiore Lucrezia Stefanini che ha superato Mandy Minella 6-3 3-6 7-5, riuscendo con caparbietà a recuperare anche un break di svantaggio nel set decisivo. La 23enne toscana – ha compiuto gli anni una settimana fa – ha l’inusuale caratteristica di giocare entrambi i colpi a due mani e considerando la rarità di questi gesti, sicuramente al primo impatto le sue avversarie ci metteranno un po’ per adattarsi ai suoi angoli stretti e alle sue traiettorie. Attualmente n.188 del mondo, dopo aver scalato oltre 200 posizioni in questa stagione, Lucrezia attende ora la sua prossima avversaria e il nome verrà fuori dal derby azzurro tra Paolini e Di Giuseppe, in programma martedì non prima delle 18.

Altro successo azzurro è stata quella di Giulia Gatto-Monticone la quale è già alla sua terza vittoria consecutiva in Valle d’Aosta avendo superato anche le qualificazioni. Al primo turno ha battuto la connazionale wild card Martina Caregaro per 6-4 7-6(3). Lucia Bronzetti invece, decisamente più a suo agio sulla terra rossa rispetto alla resina Maipei su cui si gioca questo torneo, è stata eliminata al primo turno dalla 27enne ucraina Kateryna Kozlova per 6-1 6-3 nonostante come sempre abbia dato dimostrazione di grande grinta e determinazione. L’italiana n. 148 del mondo aveva avuto qualche chance dopo esser salita 2-0 nel secondo set ma la fortuna ha girato nel verso opposto e si è arresa alla n. 132.

In apertura di programma era arrivata la vittoria di un’altra giocatrice ucraina, Dayana Yastremska che ha preso il posto di Jabeur nel suo spicchio di tabellone. La 21enne n. 71 del mondo si sta dando un gran da fare per ritrovare la continuità dopo la lunga sospensione per doping terminata ad inizio estate quando è stata scagionata. Da quel momento ha preso parte a undici eventi (incluse Olimpiadi e US Open) perdendo in sei occasioni al primo turno, ma non è stato questo il caso avendo superato agevolmente Vitalia Diatchenko per 6-3 6-1.

Martedì per la seconda giornata del torneo scenderanno in campo anche altre italiane. Alle 14:30 circa sarà il turno della wild card Jessica Pieri impegnata contro la cinese Shuai Zhang mentre, dopo il derby Paolini-Di Giuseppe, la giornata verrà chiusa dalla sfida tra Martina Trevisan e Anna Kalinskaya alle 19:30 circa. Jasmine Paolini comunque è già scesa in campo nella giornata di ieri in un match d’esibizione decisamente particolare: la numero 3 d’Italia infatti si è recata a 3.466 metri di altitudine insieme a Ludmilla Samsonova per giocare un mini match a Punta Helbronner, punto più alto raggiungibile del Monte Bianco grazie alla funivia Skyway. Così facendo le due hanno superato di 12 metri il precedente record di match a maggiore quota stabilito da Roger Federer e Lindsey Vonn nel 2014.

 

Il tabellone aggiornato di Courmayeur e degli altri tornei della prossima settimana

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