ATP Basilea: Wawrinka non convince ancora. Cilic evita il peggio, delPo sovrasta Goffin

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ATP Basilea: Wawrinka non convince ancora. Cilic evita il peggio, delPo sovrasta Goffin

BASILEA – Il croato tentenna nel secondo set ma ha la meglio su Carreno Busta. Prosegue la lotta per le Finals. La torre di Tandil in grande spolvero contro il belga, avrà Nishikori ai quarti. Wawrinka costretto di nuovo al terzo

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da Basilea, il nostro inviato

La campana del tram rintocca a Aeschenplatzsnodo fondamentale del centro cittadino dove si incrociano ben otto linee di trasporti urbani. Siamo in un centro affari, tutto intorno si moltiplicano uffici di multinazionali e banche, giacche e cravatte sembrano essere l’unico outfit possibile. Al centro del marciapiede Est c’è l’Hammering Manl’uomo con il martello: una scultura in metallo, alta tredici metri, che rappresenta un ignoto lavoratore intento a manovrare con il proprio attrezzo. L’autore è lo statunitense Jonathan Borofsky, che ha prodotto una serie di questi enormi omaggi alla classe operaia (e non solo), disseminandole in ogni parte del mondo: si possono infatti trovare repliche di questo diligente cittadino a Seattle, Francoforte, Seoul, Lillestrøm e altre località degli USA. L’idea di fondo è una celebrazione del lavoro in sé: “Hammering Man è un minatore, un operaio, un ingegnere informatico, un astronauta. La società idolatra e dipende dal lavoratore. Hammering Man è il lavoratore che c’è in ognuno di noi”. Duecento metri più a Sud riposa pigro e austero un imponente edificio grigio semicircolare, con pareti lavorate e squadrate e gli interni in parquet e vetro: è la BIZ, come la chiamano qui, la Banca dei Regolamenti Internazionali. Le mura cupe sono in tinta con la nebbia che coccola la mattinata basilese, trasmettendo una sensazione di rigida e neutrale professionalità. Svizzera, insomma.

Sembrava una passeggiata di salute per Marin Cilic, esattamente quello che gli avrebbe ordinato un medico considerando il rush finale di stagione che lo attende, con le Finals per cui è ancora in corsa e l’ultimo atto di Davis in cui sarà l’alfiere di punta della sua Croazia: è servita invece una importante dose di forza mentale per superare Pablo Carreno Busta, pur evidentemente fiaccato dal tour de force trionfale che lo ha visto sollevare la cristalleria a Mosca e vincere anche un buon primo turno qui contro il connazionale Verdasco. L’asturiano sembra andare al rallenty in avvio, il servizio non fa male e difficilmente regge oltre il terzo colpo; Cilic legge con facilità ogni traiettoria, pare essere in sessione di allenamento ed i suoi colpi viaggiano a velocità sostenute pur senza forzare. Sette giochi in fila per il nativo di Medjugorje, prima che Carreno riesca finalmente a trafiggerlo con un bel passante nei piedi ed esordire sul tabellone, salutato dagli scroscianti applausi dello sparuto pubblico presente all’ora del caffè. Il croato continua ad incitarsi in maniera contenuta ma decisa, conquista una palla break per l’allungo definitivo ma vede annullarsela con un ace al centro. L’incontro nel complesso è godibile, i gratuiti sono pochi e nel secondo set le soluzioni di qualità si verificano da entrambe le parti, con Carreno che cesella un paio di palle corte vincenti: Cilic è una macchina, impressionante come riesca ad accelerare all’improvviso con il dritto dopo un paio di colpi interlocutori. Si arriva sul 5-4 con Carreno che serve per sopravvivere e concede un match point, ma l’avversario lo accartoccia con un rovescio largo. Lo spagnolo, galvanizzato dalla camminata sul cornicione che non gli è stata fatale, arriva per due volte a palla break nel game successivo, ma Cilic usa le cattive e con un ace e un vincente di dritto lungolinea (difficilissimo, con il peso del corpo all’indietro) allunga il parziale al tiebreak. La folla, che nel frattempo è raddoppiata e non vedrebbe l’ora di un terzo set, esulta per il fulmineo parziale di 4-0 con cui Carreno aggredisce il jeu decisif, ma è un fuoco di paglia: sette punti consecutivi di Cilic, bravissimo a non demoralizzarsi e anzi passare direttamente alla quinta marcia, permettono al campione degli US Open 2014 di attraccare ai quarti. Lo attende Marcel Granollers, che con il suo gioco atipico aveva disinnescato le bordate di Jack Sock sul Campo 2.

 

Vittoria di gran valore per Juan Martin del Potro, ai danni della testa di serie numero 5 David Goffin. Come l’argentino aveva segnalato in conferenza stampa ieri, “la difficoltà principale a in questo momento è non essere testa di serie. A Stoccolma al primo turno ho avuto Isner, qui goffin al secondo. Forse se avessi avuto punti dalle vittorie in Davis e alle Olimpiadi adesso sarebbe diverso”. I giochi iniziali trascorrono rapidi, entrambi i protagonisti fanno veleggiare la palla in scioltezza, sulla superficie che si mostra piuttosto rapida; stupenda la coordinazione di Goffin, che con un corpo minuto e assolutamente minimo rispetto al fisicatissimo avversario, riesce ad appoggiarsi alle sue cannonate e rimandare geometrie tese e insidiose. Nessuno squillo fino al nono game, in cui David copre benissimo con il corpo due risposte di rovescio consecutive, per conquistarsi due palle break: del Potro resta freddo, spara tre servizi vincenti in fila e comanda con il dritto ad uscire nel punto conclusivo, dando motivo al belga di lasciarsi andare ad una sbracciata di stizza. Il fiammingo completa il disastro tre giochi dopo, quando per tre volte di seguito va largo con il secondo colpo dopo il servizio: basta la prima occasione a del Potro, che nel braccio di ferro da fondo campo imprime l’urto decisivo con il dritto, e costringe l’avversario ad un ulteriore errore. 7-5 in cinquanta minuti. Il sudamericano coinvolge, è amato, si produce anche in un divertente siparietto quando manca di metri un dritto in spinta e cinge dolcemente il collo di un giudice di linea come a chiedergli conforto; quando c’è da picchiare non si tira comunque indietro, e nel quarto game apparecchia il momento clou. Goffin si lega nelle sue turbe, per due volte concede palla break con un doppio fallo; la prima evapora su un passante fuori di un capello, ma la successiva è trasformata da del Potro, che con i piedi nel corridoio sinistro gira intorno al dritto e tira un mattone all’incrocio delle righe in lungolinea, confermando poi il break per il 4-1. Non succede più nulla, del Potro è ai quarti in quello che sarà il main event di venerdì contro Kei Nishikori.

A PAGINA 2, LA VITTORIA SUL FILO DI LANA DI WAWRINKA

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ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios continua, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari si esaltano contro Carlos

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettanti fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e di Tillstrom.

N. Kyrgios n. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano per ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando i crescenti progressi sul piano psicologico: ha saputo andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n.1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-4 in due esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori molto in palla, entrambi vittoriosi la scorsa settimana a Washington e Los Cabos.

 

Si vendica così Nick della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno a casa sua in Australia, portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, ha vinto anche a Roma e nella finale di Washington tre stagioni fa. Ma probabilmente il dato più rilevante è che questa è la seconda vittoria della carriera contro un n. 1 per Kyrgios, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento ce sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò è un match epocale e spartiacque che segna un prima e un dopo per certi versi nella sua carriera, dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che è stato uno dei tanti exploit dei successivi 8 anni privi di stabilità per raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta a 27 anni e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo sullo stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito del russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, sta funzionando a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e sempre di più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Danill chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona in allungo vincente di dritto, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane lungolinea folgorante. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: sono opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire un altro po, a causa adesso di qualche imprecisione nelle esecuzioni ma senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game ai vantaggi in battuta per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo. Così’ Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericolo 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo così costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice per ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia, e va sull’1-1. Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano; che mette in fila una serie di risposte insensate con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios può approdare agli ottavi al servizio.

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevo che un giocatore del suo tipo, non poteva reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami -. Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto far suo anche in due set se solo non avesse gettato al vento l’opportunità di servire per la sfida sul 5-4 del secondo e non avesse mancato i due match point avuti entrambi sul proprio servizio al tie-break, un set nel quale Carlos era avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vincere in volata nel gioco decisivo dopo aver rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare l’ultimi scampoli thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (6 in totale), due di fila e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al settimo match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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