ATP Finals: titolo e trono, Murray è davvero numero uno

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ATP Finals: titolo e trono, Murray è davvero numero uno

LONDRA – Splendida prestazione dello scozzese. Djokovic annullato. Murray chiuderà la stagione da numero uno del mondo per la prima volta in carriera

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[1] A. Murray b. [2] N. Djokovic 6-3 6-4

Stats Murray-Djokovic

“The world is watching”, è uno degli slogan che lo speaker della O2 Arena ha gridato nel microfono prima di ogni incontro di questa settimana. Il mondo del tennis si ferma per la finale che mette in palio il primo posto del ranking: impianto gremito, passerella di star nel parterre a bordocampo, con Jude Law, Kevin Spacey, Woody Harrelson, tra gli altri, ad assistere. Ci sono anche Ana Ivanovic e Bastian Schweinsteiger. Ed Andy Murray, che difendeva il trono, si conferma sovrano grazie ad una prestazione di livello estremo, per concentrazione e qualità di gioco. Novak Djokovic, favorito dai pronostici e dai precedenti (24-11 il bilancio aggiornato) si inchina ad un avversario, per una volta, semplicemente superiore: bravissimo il britannico ad abbandonare la tattica attendista che aveva contraddistinto le ultime uscite contro Nole. La tensione si percepisce anche sugli spalti, gli scambi lunghi, palcoscenico predominante durante le sfide tra i due, sono relativamente rari, e i servizi sono incisivi da ambo le parti. Djokovic concede due palle break nel sesto gioco, ma è bravo e coraggioso a salvarle premendo con entrambi i colpi a rimbalzo fino a forzare l’errore dell’avversario, in tutte e due le occasioni in rete. Murray è in fiducia, sembra non accusare le quasi dieci ore di gioco accumulate nei quattro match giocati nel torneo, spinge appena ne ha l’occasione e strappa il servizio sul finale di primo parziale, gestendo con sagacia la manovra da fondo. Nole va infatti in confusione sui cambi di ritmo dell’avversario e perde gli appoggi su un tentativo di passante di rovescio, regalando il 5-3 che viene confermato subito dopo: primo set nella borsa dello scozzese, dopo tre quarti d’ora.

 

Sul cubo luminoso che pende dal soffitto scorrono le riprese live delle quattro leggende presenti nell’Arena: Stefan Edberg, elegantissimo in un completo grigio, Mats Wilander e nei box dei protagonisti in campo Ivan Lendl e Boris Becker. Murray non accenna ad alzare le suole dall’acceleratore, e morde già in avvio di secondo set, approfittando di un Djokovic spaesato e insolitamente falloso, specialmente dal lato del dritto, per il break immediato. Andy tesse le proprio trame ragionate senza affanno, mandando in crash il sistema dell’avversario che cerca di accelerare anche su palle senza peso (frutto di pregevoli rovesci in back) che su tentativi di recupero, andando spesso fuori giri. Il serbo certifica le sue difficoltà sbagliando uno schiaffo al volo ad un dito dal nastro, dopo uno scambio da polmone artificiale che aveva visto Murray calpestare praticamente ogni riga del campo, 3-1. Il britannico ingrana la marcia più alta nel game successivo, strappando una seconda volta il servizio, grazie anche ad uno straordinario passante di rovescio incrociato per lo 0-40. Djokovic ricuce almeno uno dei due strappi di puro orgoglio, ma non ha altre cartucce per cui premere il grilletto: non gli basta salvare due match point in un’autentica bolgia, per evitare il 6-4 finale. Per la seconda volta nella storia, la vetta del ranking a fine anno viene quindi decisa dall’ultimo incontro in stagione: era già capitato nel 2000, quando Guga Kuerten batté Andre Agassi a Lisbona, per superare in classifica Marat Safin. Murray, con il primo successo in carriera su Djokovic indoor, stacca anche un assegno da 2.391.000 dollari per aver vinto il torneo da imbattuto. Ma sopratutto, nella stessa settimana in cui il fratello Jamie è salito al primo posto nel ranking di doppio e sulle note di “Heroes” di David Bowie, la certezza di terminare per la prima volta nella propria vita una stagione da numero uno. Meritandolo.

Djokovic a caldo: “È stato un anno fantastico, molto di cui rallegrarmi. Oggi siamo stati entrambi parte della storia, e ne sono onorato. In questo momento, Andy è il numero uno e il migliore del mondo, ha giocato meglio nei momenti decisivi e iniziare a giocare meglio verso la fine non mi è bastato”. Murray viene premiato in campo con il trofeo del Masters e quello del primato nel ranking, dopo l’abbraccio con Lendl e la moglie Kim: “Ovviamente è un giorno speciale, vincere e giocare con Djokovic in una situazione del genere. Una rivalità speciale. Non mi sarei mai aspettato sinceramente di diventare numero uno. Ringrazio la mia famiglia e Ivan. Complimenti a Novak per tutti i suoi risultati di quest’anno”.

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Internazionali di Roma: il dritto tradisce Berrettini sul più bello, in semifinale ci va Casper Ruud

La corsa di Matteo Berrettini si arresta al tie-break decisivo contro il norvegese: troppo falloso nei momenti chiave della partita. Sfuma la possibile semifinale con Djokovic a porte aperte

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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C. Ruud b. [4] M. Berrettini b. 4-6 6-3 7-6(5)

A differenza di quanto accaduto allo US Open un paio di settimane fa, questa volta è Matteo Berrettini a uscire sconfitto dalla sfida contro Casper Ruud. Sconfitto e con una certa quota di rammarico sulla racchetta, quella che con il dritto non ha centrato il campo in un paio di occasioni nel tie-break decisivo. Il norvegese aveva già battuto l’italiano lo scorso anno sulla terra del Roland Garros e oggi si è ripetuto con una prestazione impeccabile per gran parte dell’incontro; forse il suo gioco non è spettacolare e non ruba particolarmente l’occhio, ma ha mantenuto una grande compostezza in campo e non ha mai ceduto. Matteo invece, dopo aver vinto il primo set a fatica, è stato bravissimo a restare in partita in apertura di terzo set ma non è riuscito ad attaccare con la necessaria brillantezza nel corso del tie-break, parziale in cui ha sbattuto contro il muro norvegese. Pur non brillando particolarmente con uno dei due fondamentali da fondo, Ruud ha colpi molto carichi e pesanti che lo configurano come uno dei pochi veri specialisti della terra tra gli under 23.

L’incapacità di trovare le contromisure necessarie, a lungo andare, ha anche innervosito Matteo e questo ovviamente non gli ha giovato; alla quarta presenza nel torneo di casa, il n. 8 del mondo si arrende ai quarti di finale. Ruud diventa invece il primo norvegese a raggiungere la semifinale di un Masters 1000, migliorando il risultato di suo padre Christian Ruud quando nel 1997 si fermò ai quarti di Montecarlo.

 

IL MATCH – Il break fulmineo del primo game in favore di Berrettini ha subito messo il set in discesa. Ruud, tennista caparbio che sulla terra di Buenos Aires ha conquistato il suo primo titolo in carriera a inizio anno, è rimasto però in pressione sul suo avversario cercando sempre la profondità (con rischio tra il minimo e il moderato). In tre occasioni diverse ha avuto la chance del contro-break ma Berrettini è stato attentissimo. Sul finire del primo set c’è stata anche una fugace apparizione del n. 1 del mondo Novak Djokovic (che in caso di vittoria sfiderà proprio Ruud), il quale si è affacciato sul Pietrangeli giusto in tempo per vedere l’italiano sciupare il primo set point sul servizio di Ruud. Un game più tardi però Matteo si è rifatto, e alternando piacevolmente volée e smorzate ha fatto suo il primo parziale per 6-4.

Il secondo parziale ha avuto un andamento simile al primo ma a parti invertite, con la sostanziale differenza che Berrettini è stato molto più discontinuo di quanto non fosse stato il suo avversario in precedenza – anche quando era sotto nel punteggio. Ruud ha continuato a portare avanti il suo gioco, solido tanto col rovescio quanto col dritto, e gli errori di Matteo hanno fatto il resto. Dopo un’ora e 40 minuti di incontro il n. 34 del mondo ha siglato il 6-3 che ha riportato tutto in parità.

Casper Ruud – Internazionali d’Italai 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

RIMONTA E RAMMARICOLa parabola calante di Berrettini è proseguita anche nel set decisivo, iniziato con un break a favore del norvegese, ormai sempre più in fiducia. L’assenza del pubblico – da domani ci sarà – ha permesso di udire alcune frasi pronunciate da Matteo e il suo commento “tiro a 1 all’ora!” può spiegare, tra il serio e il faceto, il suo calo che si è riflettuto nel punteggio. Il successivo “non riesco proprio a digerirlo” si riferiva forse al gioco di Ruud, il quale è riuscito a trasformare la partita in una classica sfida su terra rossa: scambi lunghi e pesanti (numeri alla mano, vinti molto più spesso da Ruud). Con un andamento del genere, dove la paura di perdere ha iniziato a superare la voglia di vincere, era inevitabile che si giungesse al 6-6.

Nel tie-break decisivo Berrettini è tornato a comandare le operazioni, nel bene e nel male: suoi infatti sono stati i vincenti, ma suoi (purtroppo) sono stati anche gli errori non forzati. Il dritto di entrambi ha funzionato a intermittenza mentre a Ruud il servizio è sempre girato piuttosto bene oggi – sopra il 70% con la prima nei primi due set, al 69% nel terzo. Nel momento del bisogno, Ruud ha piazzato due prime vincenti (una sulla riga, alquanto fortunata) e ed è stato lui conquistarsi il match point, dopo che Matteo aveva fallito un dritto inside-in che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.

Il dritto ha tradito nuovamente (e per l’ultima volta) Matteo che con una palla fiacca a mezza rete ha concesso la semifinale al n. 34 del mondo, un paio di minuti prima dello scoccare delle tre ore. Sconfitta pesante da digerire per l’italiano, che non aveva mai perso sulla terra dopo esser stato in vantaggio di un set (20 successi prima di oggi) e vede sfumare la possibilità di sfidare Djokovic o Koepfer di fronte al suo pubblico, per quanto in numero ridotto.

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Meraviglioso Musetti, anche Nishikori è KO. Giocherà gli ottavi agli Internazionali di Roma

Continua la favola di Lorenzo Musetti al Masters 1000 di Roma. Battuto anche Kei Nishikori, è al terzo turno

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Lorenzo Musetti - Internazionali d'Italia 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[Q] L. Musetti b. K. Nishikori 6-3 6-4

La speranza era ben presente in tutti gli appassionati di tennis italiani, e forse era anche di più di una speranza. Dopo la grande prestazione al secondo turno contro Wawrinka, Lorenzo Musetti era atteso da una difficilissima prova del nove contro l’ex n.4 del mondo Kei Nishikori, reduce da una lunga convalescenza oltre che dalla pausa per la pandemia, ma pur sempre un campione con la “C” maiuscola. Lorenzo Musetti da Carrara, 18 anni, ha affrontato il match con grandissima tranquillità ed ha portato a casa la vittoria in due set reggendo benissimo il palleggio contro un campione del ritmo come il nipponico, senza mai perdere il servizio nonostante cinque palle break a sfavore e soprattutto giocando con grande autorità sui punti importanti.

IL MATCH

Sin dall’inizio non si percepisce alcuna differenza tra i due in termini di peso di palla, sembrano due giocatori dello stesso livello. Anzi, Musetti sembra tenere meglio di Nishikori il palleggio sulle diagonali, mentre fatica molto di più sui cambi di traiettoria rapidi. Il ragazzo toscano annulla con grande personalità tre palle break al terzo gioco, il più lungo del set, e poi strappa il servizio al nipponico nel game successivo, portandosi poi avanti 4-1 con un parziale di 10-2.

 

Nishikori fa proprio fatica a tenere il rovescio di Musetti, mentre ha qualche successo in più sul diritto, anche se sbaglia qualcosa di troppo nei palleggi da fondo. Sulle palle corte Lorenzo si fa trovare pronto, così come sui passanti, e sui propri turni di battuta procede con autorità verso la conquista del set. Nishikori prova a cambiare qualcosa sul 2-5, infilando qualche serve and volley che sortisce buoni risultati, ma ormai il parziale è nelle mani di Musetti che chiude il 6-3 in 42 minuti.

Il giapponese insiste ancora di più con il serve and volley, e movimenta ancora di più gli scambi da fondo giocando con ancora più varietà, ma in questo modo corre parecchi rischi. Annulla due palle break sul 2-2 con un servizio e una volée, ma il suo problema rimangono i game di risposta, dato che il kick di Musetti lo mette in grande difficoltà. Prova a continuare con le variazioni, ottiene due palle break sul 3-2 ma Musetti è sempre molto propositivo e annulla con autorevolezza. Due game più tardi Nishikori grazia l’avversario mettendo in rete una comoda volée di rovescio che l’avrebbe mandato 0-40 e poi finisce per perdere il game ai vantaggi dopo uno splendido rovescio lungolinea di Musetti su uno smash di Nishikori che ha persino applaudito l’italiano.

Sul 4-4, 30-15 l’elettricità abbandona il Centrale del Foro Italico, dopo che pochi minuti prima aveva costretto il match tra Koepfer e Monfils ad essere trasferito dal Pietrangeli al Grandstand, apparentemente unico “faro” nella notte romana. Dieci minuti più tardi, alla ripresa del gioco, Musetti riesce a fare il break e va a servire per il match. Un diritto lungolinea su cui Nishikori manda lungo il recupero di rovescio sancisce l’accesso di Musetti ai quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia.

BALZO NEI 200

Con questa vittoria Lorenzo Musetti entra nei primi 200 della classifica ATP. Dovrebbe arrampicarsi almeno fino al n.179, ma potrebbe salire più in alto nel caso in cui dovesse vincere altre partite. Al prossimo turno per il carrarese ci sarà il tedesco Dominik Koepfer, che ha battuto in due set un Gael Monfils in pessima serata.

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Internazionali di Roma: Fognini migliora ma non abbastanza, basta un timido Humbert per batterlo

Fabio fa e disfa ma non riesce a vincere un set. Ugo Humbert avanza agli ottavi dopo una partita da 7 vincenti e 36 errori

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Fabio Fognini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

La cosa più spiacevole della sconfitta patita da Fabio Fognini, a ben guardare, è l’impossibilità per il numero due d’Italia di giocare un’altra partita sul Centrale di Roma, al fine di mettere i famigerati minuti nelle gambe. Il rovescio di oggi fa male, perché siamo agli Internazionali e perché perdere non è lo scopo di una partita di tennis, ma se pensiamo alla tremenda batosta presa da Huesler la settimana scorsa a Kitzbuhel, si può guardare al match ceduto a Ugo Humbert con ottimismo inaspettato.

Sconfitto, ma un altro giocatore. Dopo sette mesi di assenza resi molto problematici dalla doppia operazione alle caviglie, una settimana di allenamenti intensi con due tornei di mezzo tende a fare tutta la differenza. E seppur prodigo di errori, soliloqui e lanci di racchetta, la prestazione di Fognini è stata incoraggiante, seppur facilitata dalla scialba recita offerta dall’avversario francese. Il mancino di Metz sulla terra battuta perde gran parte della propria faccia tosta: piuttosto remissivo, con i piedi ben saldi sulla linea di fondo o dietro, tendente al cercare più l’errore altrui che il proprio rischio, Ugo non è sembrato lui. I numeri in fondo al match non hanno potuto dissimulare: 7 vincenti e 36 errori (sì, avete letto bene: sono i numeri del vincitore) non forzati restituiscono l’immagine di una partita conservativa da un lato e pasticciata dall’altro, ma per Fognini, che di errori non forzati ne ha peraltro messi a segno 51 (a fronte di 26 vincenti), la salita di oggi era ancora troppo ripida.

Perso per colpa di un tremendo dodicesimo game il primo set dopo essere stato avanti per tre volte di un break, e sotto nel secondo una volta perso il servizio nel quarto gioco punteggiato da imprecazioni e segnato dall’immancabile warning, Fabio ha mostrato il suo miglior volto a match quasi compromesso: tra una sbuffata e un monologo – sentiti, tra gli altri “questo è perché mi mancano i punti“, “forza è la parola magica che mi porterà avanti nel duemilaventi“, “incrociare, incrociare!” – egli ha una prima volta recuperato il break nel quinto game, poi è risalito dal tre a cinque mostrando carattere e alcune delizie tecniche, trascinando tutti al tie-break.

 

Un tie-break condotto per due a zero e successivamente per quattro a tre, prima degli errori figli della mancanza di gambe che hanno consentito all’impassibile Humbert di centrare quattro punti consecutivi e la qualificazione all’ottavo contro Denis Shapovalov. Al canadese avevamo chiesto, con un pizzico di ottimismo, un parere sulla sua eventuale sfida con Fognini; Shapo ha speso belle parole per il valore dell’italiano sulla terra battuta, ci auguriamo il suo parere possa presto tornare utile.

Per Fabio una prestazione comunque rincuorante, dicevamo. La settimana prossima sarà quinta testa di serie ad Amburgo grazie al forfait di David Goffin: un’altra occasione per rigenerarsi in vista del Roland Garros, sperando che le partite nella città anseatica siano più d’una.

FUORI ANCHE SONEGO – Ha fatto il possibile Lorenzo Sonego, ma contro questa versione così solida di Casper Ruud vincere era davvero durissima. Il norvegese ha martellato dall’inizio alla fine della partita con grande consistenza e continuità, meritando ampiamente il successo. Nel primo set, Lorenzo si trova subito sotto 4-0, messo all’angolo da Ruud che cerca di colpire più dritti possibili a prescindere dalla zona di campo in cui si trova. La tattica paga e Sonego si trova in difficoltà, soprattutto quando viene attaccato sul lato sinistro. L’azzurro si rifugia in un atteggiamento un po’ più difensivo, lo stesso che lo ha reso noto come “il polipo” nell’ambiente Challenger, in attesa di qualche sbavatura del norvegese. Gli errori in effetti arrivano e Sonego riesce a recuperare fino al 4-3.

Qui però Ruud rimette a posto il mirino e perseverando nella sua ossessiva ricerca del dritto, porta a casa un terzo break e poco dopo il set. Nel secondo parziale, Lorenzo salva subito tre palle break (la prima con un’incredibile dem-ivolée di puro istinto) e grazie a un servizio ritrovato, riesce a restare in scia fino al 2-2. Ruud però ha sempre in mano il pallino degli scambi e nel quinto gioco trova il break che decide il parziale. Sonego lotta, ma non ce la fa a ricucire lo strappo e alla fine deve arrendersi dopo un’ora e 48 minuti di partita. Sfuma così la possibilità di battere il record di italiani agli ottavi di Roma (quattro nel 1979), che viene soltanto eguagliato grazie alla vittoria di Musetti.

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