AO: fuori Cilic! Murray e Wawrinka convincono, Tomic in quattro

Australian Open

AO: fuori Cilic! Murray e Wawrinka convincono, Tomic in quattro

Tre set senza affanni per il n.1 del mondo, lo seguono a ruota Stan e Nishi. Cilic eliminato da Evans. Mischa salva 2 match point, risale da 0-2 e chiude 9-7 al quinto dopo 4 ore. De Minaur dura un set, Tomic vince in quattro

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[1] A. Murray b. [Q] A. Rublev 6-3 6-0 6-2 (Gabriele Ferrara)

Chiude la sessione serale della Rod Laver Arena l’incontro tra Andy Murray e Andrey Rublev, classe 1997 e considerato da molti come uno dei talenti più puri della Next Generation. Nonostante le difficoltà di mamma Judy arrivare in tempo a causa di una partita di cricket contemporanea a quella del figlio e che ha reso la zona circostante il centrale estremamente trafficata, Murray parte giocando con grande autorità, mettendo due prime su tre e giocando con molta più aggressività rispetto alla sfida di primo turno con Marchenko. Rublev cerca di accelerare da fondocampo grazie a un timing sulla palla notevolissimo, ma dimostra anche scarsa sicurezza e sensibilità nei pressi della rete. Andy vince così il primo parziale facilmente con lo score di 6-3. Andrey non ha ancora il fisico (almeno 10-12 kg in meno del necessario per competere ad alti livelli) e il peso di palla per sfondare lo scozzese con continuità, mentre Murray oggi prende spesso l’iniziativa con il dritto, che gioca spesso anche dall’angolo sinistro – segno di sicurezza e novità introdotta in maniera definitiva nel 2016.

Dopo le ennesime incertezze a rete, smash incluso, e alcune difese fenomenali di Murray, nel secondo parziale il numero 152 ATP non vince nemmeno un 15: 6-0.L’unico momento di tensione del match si verifica nel terzo set, quando sull’1 pari la caviglia destra di Murray si gira leggermente. Il trainer certifica il fatto che il problema è di poco conto, ma Andy continua a muoversi con circospezione. Il talento del ragazzo di Mosca regala al pubblico alcuni scambi spettacolari, vinti però quasi sempre il suo avversario, il quale quest’oggi è decisamente più in palla rispetto a lunedì, forse anche grazie alle diverse condizioni di gioco rispetto alla partita precedente, che si era disputata di giorno e sotto il sole, con la palla che viaggiava a velocità superiori. Il 6-3 6-0 6-2 in un’ora e 36 minuti è la naturale conseguenza di tutto questo. Al prossimo turno il fuoriclasse di Dunblane se la vedrà con Sam Querrey, che si è aggiudicato solamente uno dei sette scontri diretti che si sono giocati tra i due, quando nel 2010 vinse in rimonta la finale di Los Angeles. Peraltro, Sam di grandi vittorie al terzo turno di uno Slam se ne intende.

 

D. Evans b. [7] M. Cilic 3-6 7-5 6-3 6-3 (Michele Trabace)

L’ultimo match in programma sul campo numero 3 vede affrontarsi il croato Marin Cilic , numero 7 del seeding, contro il britannico Daniel Evans, numero 51 del mondo e recente finalista a Sydney (persa contro Muller). Parte bene il campione di Cincinnati portandosi subito 2 a 0 grazie anche all’inizio contratto dell’avversario, mantiene i suoi turni di servizio con relativa facilità e chiude il primo set 6-3 in poco più di mezz’ora con 13 vincenti contro solo 1 del tennista di Birmingham. Secondo parziale che si apre ancora con il croato in controllo, avanti 3 a 2 e servizio ma Evans si scuote e riesce per la prima volta a ottenere un break. Il britannico si carica e riesce a difendere il suo turno di servizio nel nono game salvando palla break, si ripete nell’undicesimo game salvando altre tre palle break (due consecutive) grazie all’aiuto di Cilic, che regala sbagliando nello scambio consecutivamente due dritti e un rovescio. La rimonta si consuma nel dodicesimo gioco su servizio croato, con Evans che arriva a set point grazie a un gran passante incrociato col rovescio a una mano, il numero 7 del mondo commette un altro errore di dritto consegnando a Evans il set con il punteggio di 7-5.

Duro colpo da digerire per Marin, con il britannico che sale ulteriormente di livello nella terza partita andandosi a prendere il break nel quarto game, il quale risulta essere determinante: dopo aver mancato 2 set points Evans va a servire per il terzo parziale sul 5 a 3 e sugella con un gran dritto in contropiede sulla palla set che lascia fermo Cilic, passando a condurre 2 a 1. Il numero 51 atp ora ci crede per davvero, difende con successo ben otto palle break nel secondo gioco del quarto set, poi i due contendenti si scambiano i propri turni di servizio ma Evans spinge ulteriormente e ottiene un ulteriore break grazie all’avversario che sparacchia un comodo dritto in rete; il giocatore di Medjugorje, in evidente confusione, capitola definitivamente con l’ennesimo errore della sua partita (chiude con 69 errori non forzati), dando spazio a un giocatore in forma che chiude anche la quarta partita per 6-3 dopo complessivamente poco meno tre ore. Daniel Evans batte per la seconda volta in una settimana un top ten, si regala la gioia più grande in carriera (per ora) e passa al terzo turno. Per Cilic prestazione al di sotto delle aspettative, dopo aver rischiato già alla prima uscita, esce di scena prematuramente dagli Australian Open.

[4] S. Wawrinka b. S. Johnson 6-3 6-4 6-4 (Bruno Apicella)

Con una prestazione solida Stan Wawrinka raggiunge il terzo turno degli Australian Open. Lo svizzero, numero 4 del mondo, ha battuto in tre comodi set lo statunitense Steve Johnson (n. 30 ATP). Tra i due un solo precedente: quello disputato e vinto da Wawrinka al terzo turno del Roland Garros 2015, torneo che è stato poi vinto dallo svizzero. È un Wawrinka più concentrato e centrato quello sceso in campo nel match di secondo turno a Melbourne; il vincitore di tre prove dello slam prova a lasciarsi alle spalle le difficoltà affrontate nel match d’esordio contro Martin Klizan.

Stan parte al servizio e sin dal primo punto inizia ad essere aggressivo con il dritto, mentre con il rovescio prende meno rischi. È lui a fare il gioco e a conquistare la prima palla break che viene, però, annullata da Johnson. Lo statunitense riesce a difendersi  con la combinazione servizio – dritto ma nel sesto game è costretto a cedere la battuta. Il numero 4 ATP si prende il break grazie al suo rovescio lungolinea e riesce a chiudere, senza problemi, il primo set per 6 giochi a 4. Anche nel secondo parziale Wawrinka continua ad imporre il suo gioco: è solido nei suoi turni di servizio ed è più aggressivo anche nei game di risposta e, infatti, chiude diversi punti a rete. Johnson, dal canto suo, prova a variare e ad offrire palle diverse all’avversario che, però, non mandano in difficoltà lo svizzero. È Wawrinka a portare a casa il secondo break del match prima di affrontare, senza problemi, le prime difficoltà in battuta e chiudere il set per 6 a 4. I primi game del terzo set sono quelli più lottati ed entrambi non sfruttano le occasioni per portarsi avanti di un break. Wawrinka aumenta la potenza dei suoi colpi e sale 2 a 1 e servizio. Lo svizzero mantiene la concentrazione alta, non ha mai ceduto il servizio nell’incontro, e chiude anche il terzo set per 6 a 4. Il numero 4 del mondo accede, quindi, al terzo turno dove affronterà il vincente del match tra Paolo Lorenzi (2 a 0 nei precedenti per lo svizzero) e Victor Troicki (7 a 0 nei precedenti per Stan). 

[5] K. Nishikori b. J. Chardy 6-3 6-4 6-3 (Andrea Lavagnini)

Nishikori e Chardy rinnovavano la tradizione che li vede affrontarsi una volta all’anno da sei stagioni consecutive; questo era infatti il loro settimo incontro e i precedenti dicevano 4-2 per il giapponese e sicuramente quello di oggi non verrà ricordato come il più spettacolare. Nishikori vince il sorteggio e, come il buon Brad Gilbert suggerisce, sceglie di rispondere. La sua strategia paga, Chardy, che al primo turno aveva beneficiato del presunto ritiro “furbetto” di Almagro, è ancora in fase di rodaggio e cede subito il servizio. Il numero cinque del mondo oggi sembra molto più cinico rispetto al match di primo turno con Kuznetsov e quasi sempre è lui a comandare sia in risposta che in battuta, sfruttando in particolare la superiorità netta sulla diagonale di rovescio. Il francese corre molto e non riesce a essere lucido nei pochi momenti in cui potrebbe liberare il suo drittone. Dopo 35 minuti si fa nuovamente breakkare e Nishikori può così incassare il primo set con il punteggio di 6-3. Nel secondo il recente finalista del torneo di Brisbane, allenta leggermente la presa, mentre Chardy si prende qualche rischio in più, trova maggiore profondità con il rovescio e riesce quindi a girare più spesso intorno alla palla con il diritto: il risultato sono quattro break nei primi sei giochi. Le occasioni fioccano, ma ancora una volta il francese trema al momento di servire per rimanere nel set e con quattro errori consegna anche il secondo parziale al suo avversario: 6-4. Anche il terzo si apre con un break anche a causa dell’inspiegabile fretta di Nishikori che fortunatamente recupera immediatamente. Il livello di gioco cala e l’ex numero 25 del mondo è bravo a crearsi diverse occasioni, ma non a sfruttarle. Lo stesso vale per Kei che tergiversa fino all’ottavo game in cui finalmente riesce a strappare il servizio al suo avversario e a chiudere agevolmente nel game successivo.

M. Zverev b. [19] J. Isner 6-7(4) 6-7(4) 6-4 7-6(7) 9-7 (Paolo Di Lorito e Bruno Apicella)

Mischa Zverev raggiunge per la prima volta in carriera il terzo turno agli Australian Open. È stata una vittoria sudata e lottata quella che il tedesco numero 50 del mondo ha ottenuto estromettendo dal torneo la testa di serie numero 19 John Isner. Zverev ha vinto in rimonta al quinto set dopo aver ceduto i primi due parziali. Isner e Zverev si sono incontrati per la terza volta in carriera (la più recente a Bercy pochi mesi fa) e il tedesco non era mai riuscito a vincere un set. I due giocatori, forse per voler recuperare l’ora di ritardo causata dalla maratona Duan-Lepchenko, partono speditissimi e ogni game fila via liscio senza intoppi. Entrambi seguono quasi sempre il servizio a rete, anche se il divario tecnico nell’eseguire le volée è evidente: Isner è un po’ più legnoso e fa difficoltà a recuperare le palle basse. Tuttavia nel tie-break del primo set i fondamentali del gioco di Mischa vengono a mancare, e con un errore a rete e un doppio fallo perde il parziale. Nel secondo set le cose non cambiano di molto; si giunge di nuovo al tredicesimo game e questa volta è un passante vincente di dritto dell’americano ad essere decisivo. Il terzo set è deciso da un break sudatissimo conquistato da Zverev sul 2-2, e quest’ultimo servendo sul 5-4 per poco non rischiava di vanificare tutto trovandosi sotto 0-40. Nel quarto set è proprio lo statunitense a conquistare il primo break del set ma il numero 19 ATP commette qualche errore di troppo ed è costretto a subire il contro break. Sul 5-4 Isner e servizio Zverev, lo statunitense, grazie ad un doppio fallo dell’avversario, ottiene il primo match point dell’incontro che, però, grazie ad una buona prima di Zverev viene annullato. Il tedesco porta l’incontro in parità e il parziale viene deciso dal tie break: Zverev parte forte, Isner insegue nel punteggio ed annulla due set point consecutivi. Lo statunitense si procura un secondo match point sul servizio dell’avversario, che però non sfrutta affossando un dritto in rete. È il tedesco ad avere più coraggio e a sfruttare le incertezze dell’avversario che gli permettono di chiudere il tie break per 9 punti a 7.

Nel quinto e decisivo set è Isner, nel primo game, a procurarsi le prime palle break, che però non concretizza e perde il game dopo un penality point. Si segue l’andamento del servizio anche se Isner appare più lento e meno reattivo con le gambe. E nel dodicesimo game Zverev ottiene due match point: dopo una risposta tra i piedi di Isner la palla, però, tocca il nastro e cade nell’altro lato di campo annullando il match point del tedesco. Isner con una ottima prima annulla la seconda palla match e anche un terzo match point grazie ad una volée bassa angolata. È il sedicesimo game del set, però, a rivelarsi l’occasione giusta per il tedesco che grazie anche a diversi passanti ottiene altri tre match point. Isner non riesce a rimandare dall’altra parte del campo una volée e Zverev si prende l’incontro e il terzo turno agli Australian Open dove, adesso, affronterà il tunisino Malek Jaziri (56 ATP) che ha vinto gli unici due precedenti disputati.

[12] J.W. Tsonga b. D. Lajovic 6-2 6-2 6-3 (Manuel Dicorato)

Vittoria comoda ed accesso al terzo turno per il finalista dell’edizione 2008 che, in 1 ora e 46 minuti, ha avuto ragione di Dusan Lajovic. Il primo incontro tra il francese ed il numero 94 del mondo non resterà nella memoria né dei giocatori né dei tifosi che hanno gremito gli spalti. Il match infatti è stato pieno di errori, soprattutto a causa del serbo e con pochissimi momenti spettacolari. Il primo sussulto del match arriva nel secondo game quando Tsonga, mettendo in fila cinque punti, trova il primo break tracciando così quello che sarà il leitmotiv dell’incontro. La perfetta gestione al servizio da parte del francese lo porta in un battibaleno sul 5-2 e, sfruttando gli errori di Lajovic trova un secondo break. Il secondo set è la copia in carta carbone del primo: break nel primo gioco di risposta, gestione del proprio turno di battuta, break nell’ottavo gioco. Il terzo set si apre con una novità: Lajovic arriva a palla break ma, incapace di sfruttarle più per demeriti suoi che per meriti di Tsonga, paga lo sforzo nel game successivo quando, per la terza volta, si vede strappare il servizio nel primo turno di battuta del set. Quando il terzo parziale sembra destinato ad essere sulla falsariga dei primi due, arriva il contro break immediato per gentile concessione di Tsonga. Dopo una lieve fase di nervosismo, il francese ritrova la concentrazione e, nel sesto game, trova il break che saprà gestire sino alla fine. Tsonga approda così al terzo turno dove aspetta il vincente di Sock-Khachanov.

[27] B. Tomic b. V. Estrella Burgos 7-5 7-6(4) 4-6 7-6(5) (Manuel Dicorato)

Dopo 3 ore e 20 minuti di battaglia intesa, Bernard Tomic evita la Caporetto australiana dopo l’eliminazione di Kyrgios e vola al terzo turno dove lo aspetta il sorprendente Evans che ha avuto la meglio su Cilic. Partita a tratti fantastica (almeno per due set e mezzo) quella giocata alla Margaret Court Arena tra l’idolo locale Tomic ed il numero 103 del mondo, il dominicano Estrella Burgos. Scambi divertenti e game combattuti dove chi era al servizio aveva la meglio hanno accompagnato la partita nella prima fase fino al nono game quando una serie di errori di rovescio di Tomic manda Estrella Burgos a servire per il set. Sul più bello però Estrella Burgos si scioglie e perde non una ma due volte il servizio, consegnando così la prima frazione per 7-5. Il secondo set se possibile è ancora più bello del primo con scambi che diventano sempre più lottati e prolungati (Da segnalare il pugnetto che i due si danno alla fine del settimo game dopo l’ennesimo scambio elettrizzante) sino ad arrivare al tie-break, dove la maggiore capacità di giocare su questi campi di Tomic fa la differenza.

Il terzo set parte sulla falsariga dei primi due, almeno sino al 3-3 quando entrambi, improvvisamente, iniziano a perdere energie. Tomic accentua ancor di più il suo proverbiale gioco da fermo e al dominicano basta poco per ottenere il break decisivo nel decimo gioco che porta la partita al quarto set. La quarta partita si ha la sensazione che possa essere decisiva; Tomic inizia a giocare solo i suoi turni di battuta ed evita di spendere energie nel turno di risposta puntando tutto sul tie-break. Il suo piano funziona perché, in un tie-break con nove mini break su dodici, il suo talento lo porta al terzo turno dove da favorito di giocherà l’accesso agli ottavi

[10] T. Berdych b. R. Harrison 6-3 7-6(6) 6-2 (Domenico Giugliano)

Il due volte semifinalista in Australia (2014, 2015) Tomas Berdych, scende in campo per il suo secondo turno contro l’ex eterna promessa statunitense Ryan Harrison, numero 82 della classifica ATP. Si tratta del secondo match tra i due, l’unico precedente vinto dal ceco lo scorso anno all’Open del Canada agli ottavi di finale. Il ceco parte subito forte nel primo set, breakkando al terzo gioco il falloso Harrison che commette tantissimi errori di rovescio. Il set scivola via facile e Tomas chiude in 30 minuti 6-3. Il secondo set vede il tennista americano molto più aggressivo. Finalmente c’è un po di equilibrio e il parziale si decide in un interessantissimo tie break, vinto grazie alla maggiore esperienza da Berdych per 8 punti a 6. La partita di Harrison termina qui. Il terzo parziale è una passerella per Berdych che chiude con un perentorio 6-2 in un’ora e 50 minuti di buon tennis, con qualche errore di troppo, e qualche brivido, solo nel secondo set. Ad attenderlo al terzo turno Roger Federer. Sarà la rivincita del quarto dello sorso anno vinto da Roger facilmente in tre set.

[31] S. Querrey b. [WC] A. De Minaur 7-6(5) 6-0 6-1 (Matteo Polimanti)

L’uomo copertina del day 1, il baby fenomeno australiano Alex De Minaur classe 1999 e attualmente numero 301 del mondo, torna in campo per affrontare la testa di serie n.32, l’americano Sam Querrey. Al primo turno l’australiano aveva stupito tutti vincendo al quinto la sua prima partita slam contro l’austriaco Gerard Melzer, dimostrando doti da combattente non indifferenti; viene automatico quindi l’accostamento con Lleyton Hewitt, ex numero 1 del mondo e attuale capitano di Davis australiano, che oltre a seguire il giovane De Minaur negli allenamenti e durante i match ufficiali, lo sta anche ospitando nella sua casa di Melbourne, cementando ancora di più il rapporto tra i due con l’obiettivo di consigliarlo e supportarlo nella fase iniziale della sua carriera.

L’ostacolo Querrey però è insormontabile, l’americano gioca una partita praticamente perfetta e lascia le briciole al beniamino di casa; c’è match solamente nel primo set, De Minaur riesce a rimanere aggrappato con il servizio al suo avversario, cancella cinque palle break e si issa al tie break, ma qui emerge la maggiore attitudine di Querrey a giocare punti importanti e la testa di serie n.32 si aggiudica il tie break con il punteggio di 7-5. La partita finisce metaforicamente nel primo set, con De Minaur che nei successivi dodici game ne vince solo uno, riuscendo ad evitare nel sesto gioco del terzo set, l’umiliante secondo bagel, annullando due match point sul suo servizio. Il risultato finale 7-6 6-0 6-1 è severo ma rispecchia fedelmente ciò che si è visto sul campo, d’altra parte fino a pochi mesi fa De Minaur non aveva neppure mai giocato un torneo del circuito maggiore e si concentrava quasi esclusivamente sul circuito futures. L’importante è trarre da questa esperienza i lati migliori cercando in questa stagione di costruirsi una dignitosa classifica, il tempo è sicuramente dalla sua parte. Querrey, apparso in grande forma, se la vedrà al terzo turno verosimilmente con il numero 1 del mondo Andy Murray (6-1 per lo scozzese i precedenti), impegnato nella sessione serale sulla Rod Laver Arena contro un altro giovane emergente, il russo Rublev.

[23] J. Sock b. K. Khachanov 6-3 6-4 6-4 (Marco Pardini)

Vincere aiuta a vincere, anche quando giochi male. Lo sa bene Jack Sock, testa di serie numero 23, opposto nel secondo turno al giovane russo classe ’96 Karen Khachanov, numero 52 delle classifiche mondiali, che si fece conoscere al grande pubblico grazie al titolo conquistato a Chengdu lo scorso ottobre. L’americano, ancora imbattuto quest’anno (6-0) e recente vincitore ad Auckland, ha regolato il russo in un match ricco di errori (32 totali solo nel primo set) e che ha deluso, per qualità e intensità, le aspettative (entrambi chiuderanno con un differenziale vincenti-errori negativo). Khachanov parte male: cede due volte il servizio, sbaglia molto da fondocampo, soprattutto di rovescio, colpo meno sicuro, e spreca l’occasione di rientrare nel parziale in un combattuto settimo game che Sock con attenzione ed esperienza si aggiudica per involarsi così verso il 6-3 finale. Il secondo set si decide nei primi giochi con Khachanov che vince al servizio un game fiume durato quasi 12 minuti ma non sfrutta una chance per il break nel gioco successivo e nel quinto game perde nuovamente la battuta. Con il vantaggio di un set e un break, Sock gioca più tranquillo, serve meglio, aumenta il numero di vincenti sia da fondocampo che a rete e chiude il parziale per 6-4. Demoralizzato, il ventenne russo gioca un game sciagurato in apertura di terzo set e regala il break, con un doppio fallo, al tennista statunitense. Timida reazione di Khachanov  nel gioco successivo dove però spreca ancora due opportunità di break (1/9 alla fine del match) mentre Sock, cresciuto nel corso del match e in fiducia grazie ai recenti successi, amministra il set e chiude per 6-4 con uno splendido lob di rovescio. Per Sock si tratta della prima apparizione al terzo turno a Melbourne dove ad attenderlo ci sarà il francese Tsonga, testa di serie numero 12, contro il quale ha perso entrambi i precedenti disputati, l’ultimo lo scorso anno, negli ottavi a New York, in 4 set.

Gli altri incontri (Giovanni Vianello)

Nel primo incontro sul campo 13, la giovane speranza kazaka Bublik (n.206 della classifica) fallisce la prova del nove (al primo turno aveva sconfitto addirittura la t.d.s. Lucas Pouille, un altro NextGen) e finisce preda del tennis intelligente di Malek Jaziri (n. 56), perdendo in tre set. Bublik ha subito i numerosi cambi di ritmo di Jaziri, che ha giocato spesso il rovescio slice. Il kazako è stato succube anche degli angoli che Jaziri è riuscito ad aprirsi col dritto. Al prossimo turno per Jaziri il vincitore della maratona di giornata Mischa Zverev. A seguire sullo stesso campo scende Dudi Sela (visti i precedenti conflittuali tra Sela e Jaziri, coincidenza curiosa) che al primo turno aveva sconfitto Marcel Granollers in quattro set. L’israeliano (n. 86) viene sconfitto in quattro set da Lukas Lacko (n.122). Lo slovacco sarà il prossimo avversario di Nishikori. Sul campo 20, il belga Steve Darcis (n.80) si guadagna per la prima volta l’accesso al terzo turno a Melbourne battendo in quattro set l’argentino Diego Schwartzman (n. 56). La partita tra il belga e l’argentino è stata piuttosto brutta, numerosi gratuiti da entrambe le parti; a far prevalere Darcis è stato soprattutto il rovescio slice, che ha mandato spesso in confusione Schwartzman. L’argentino è stato comunque artefice di una prestazione davvero sottotono. Al prossimo turno per Darcis ci sarà il nostro Seppi.

(in aggiornamento)

Risultati:

[17] R. Federer b. [Q] N. Rubin 7-5 6-3 7-6(3)
[1] A. Murray b. [Q] A. Rublev 6-3 6-0 6-2
[4] S. Wawrinka b. S. Johnson 6-3 6-4 6-4
[27] B. Tomic b. V. Estrella Burgos 7-5 7-6(4) 4-6 7-6(5)
[5] K. Nishikori b. J. Chardy 6-3 6-4 6-3
A. Seppi b. [14] N. Kyrgios 1-6 6-7(1) 6-4 6-2 10-8
[12] J.W. Tsonga b. D. Lajovic 6-2 6-2 6-3
[31] S. Querrey b. [WC] A. De Minaur 7-6(5) 6-0 6-1
[10] T. Berdych b. R. Harrison 6-3 7-6(6) 6-2
D. Evans b. [7] M. Cilic 3-6 7-5 6-3 6-3
[29] V. Troicki b. P. Lorenzi 6-3 1-6 7-6 3-6 6-3
M. Zverev b. [19] J. Isner 6-7(4) 6-7(4) 6-4 7-6(7) 9-7
[23] J. Sock b. K. Khachanov 6-3 6-4 6-4
M. Jaziri b. [Q] A. Bublik 6-2 6-3 7-5
[Q] L. Lacko b. D. Sela 2-6 6-3 6-2 6-4
S. Darcis b. D. Schwartzman 6-3 6-3 2-6 6-4

AO: Federer avanza, ma il vero Roger è ancora lontano

AO: Kerber fa gli straordinari. Buona prova di Muguruza. Puig out

AO: Lorenzi, che peccato! Il cuore non basta, Troicki è ancora fatale [AUDIO]

AO: Seppi, l’hai fatto ancora!

AO: ordine di gioco, tabelloni, programmazione tv

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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ATP

Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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