AO: fuori Cilic! Murray e Wawrinka convincono, Tomic in quattro

Australian Open

AO: fuori Cilic! Murray e Wawrinka convincono, Tomic in quattro

Tre set senza affanni per il n.1 del mondo, lo seguono a ruota Stan e Nishi. Cilic eliminato da Evans. Mischa salva 2 match point, risale da 0-2 e chiude 9-7 al quinto dopo 4 ore. De Minaur dura un set, Tomic vince in quattro

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[1] A. Murray b. [Q] A. Rublev 6-3 6-0 6-2 (Gabriele Ferrara)

Chiude la sessione serale della Rod Laver Arena l’incontro tra Andy Murray e Andrey Rublev, classe 1997 e considerato da molti come uno dei talenti più puri della Next Generation. Nonostante le difficoltà di mamma Judy arrivare in tempo a causa di una partita di cricket contemporanea a quella del figlio e che ha reso la zona circostante il centrale estremamente trafficata, Murray parte giocando con grande autorità, mettendo due prime su tre e giocando con molta più aggressività rispetto alla sfida di primo turno con Marchenko. Rublev cerca di accelerare da fondocampo grazie a un timing sulla palla notevolissimo, ma dimostra anche scarsa sicurezza e sensibilità nei pressi della rete. Andy vince così il primo parziale facilmente con lo score di 6-3. Andrey non ha ancora il fisico (almeno 10-12 kg in meno del necessario per competere ad alti livelli) e il peso di palla per sfondare lo scozzese con continuità, mentre Murray oggi prende spesso l’iniziativa con il dritto, che gioca spesso anche dall’angolo sinistro – segno di sicurezza e novità introdotta in maniera definitiva nel 2016.

Dopo le ennesime incertezze a rete, smash incluso, e alcune difese fenomenali di Murray, nel secondo parziale il numero 152 ATP non vince nemmeno un 15: 6-0.L’unico momento di tensione del match si verifica nel terzo set, quando sull’1 pari la caviglia destra di Murray si gira leggermente. Il trainer certifica il fatto che il problema è di poco conto, ma Andy continua a muoversi con circospezione. Il talento del ragazzo di Mosca regala al pubblico alcuni scambi spettacolari, vinti però quasi sempre il suo avversario, il quale quest’oggi è decisamente più in palla rispetto a lunedì, forse anche grazie alle diverse condizioni di gioco rispetto alla partita precedente, che si era disputata di giorno e sotto il sole, con la palla che viaggiava a velocità superiori. Il 6-3 6-0 6-2 in un’ora e 36 minuti è la naturale conseguenza di tutto questo. Al prossimo turno il fuoriclasse di Dunblane se la vedrà con Sam Querrey, che si è aggiudicato solamente uno dei sette scontri diretti che si sono giocati tra i due, quando nel 2010 vinse in rimonta la finale di Los Angeles. Peraltro, Sam di grandi vittorie al terzo turno di uno Slam se ne intende.

 

D. Evans b. [7] M. Cilic 3-6 7-5 6-3 6-3 (Michele Trabace)

L’ultimo match in programma sul campo numero 3 vede affrontarsi il croato Marin Cilic , numero 7 del seeding, contro il britannico Daniel Evans, numero 51 del mondo e recente finalista a Sydney (persa contro Muller). Parte bene il campione di Cincinnati portandosi subito 2 a 0 grazie anche all’inizio contratto dell’avversario, mantiene i suoi turni di servizio con relativa facilità e chiude il primo set 6-3 in poco più di mezz’ora con 13 vincenti contro solo 1 del tennista di Birmingham. Secondo parziale che si apre ancora con il croato in controllo, avanti 3 a 2 e servizio ma Evans si scuote e riesce per la prima volta a ottenere un break. Il britannico si carica e riesce a difendere il suo turno di servizio nel nono game salvando palla break, si ripete nell’undicesimo game salvando altre tre palle break (due consecutive) grazie all’aiuto di Cilic, che regala sbagliando nello scambio consecutivamente due dritti e un rovescio. La rimonta si consuma nel dodicesimo gioco su servizio croato, con Evans che arriva a set point grazie a un gran passante incrociato col rovescio a una mano, il numero 7 del mondo commette un altro errore di dritto consegnando a Evans il set con il punteggio di 7-5.

Duro colpo da digerire per Marin, con il britannico che sale ulteriormente di livello nella terza partita andandosi a prendere il break nel quarto game, il quale risulta essere determinante: dopo aver mancato 2 set points Evans va a servire per il terzo parziale sul 5 a 3 e sugella con un gran dritto in contropiede sulla palla set che lascia fermo Cilic, passando a condurre 2 a 1. Il numero 51 atp ora ci crede per davvero, difende con successo ben otto palle break nel secondo gioco del quarto set, poi i due contendenti si scambiano i propri turni di servizio ma Evans spinge ulteriormente e ottiene un ulteriore break grazie all’avversario che sparacchia un comodo dritto in rete; il giocatore di Medjugorje, in evidente confusione, capitola definitivamente con l’ennesimo errore della sua partita (chiude con 69 errori non forzati), dando spazio a un giocatore in forma che chiude anche la quarta partita per 6-3 dopo complessivamente poco meno tre ore. Daniel Evans batte per la seconda volta in una settimana un top ten, si regala la gioia più grande in carriera (per ora) e passa al terzo turno. Per Cilic prestazione al di sotto delle aspettative, dopo aver rischiato già alla prima uscita, esce di scena prematuramente dagli Australian Open.

[4] S. Wawrinka b. S. Johnson 6-3 6-4 6-4 (Bruno Apicella)

Con una prestazione solida Stan Wawrinka raggiunge il terzo turno degli Australian Open. Lo svizzero, numero 4 del mondo, ha battuto in tre comodi set lo statunitense Steve Johnson (n. 30 ATP). Tra i due un solo precedente: quello disputato e vinto da Wawrinka al terzo turno del Roland Garros 2015, torneo che è stato poi vinto dallo svizzero. È un Wawrinka più concentrato e centrato quello sceso in campo nel match di secondo turno a Melbourne; il vincitore di tre prove dello slam prova a lasciarsi alle spalle le difficoltà affrontate nel match d’esordio contro Martin Klizan.

Stan parte al servizio e sin dal primo punto inizia ad essere aggressivo con il dritto, mentre con il rovescio prende meno rischi. È lui a fare il gioco e a conquistare la prima palla break che viene, però, annullata da Johnson. Lo statunitense riesce a difendersi  con la combinazione servizio – dritto ma nel sesto game è costretto a cedere la battuta. Il numero 4 ATP si prende il break grazie al suo rovescio lungolinea e riesce a chiudere, senza problemi, il primo set per 6 giochi a 4. Anche nel secondo parziale Wawrinka continua ad imporre il suo gioco: è solido nei suoi turni di servizio ed è più aggressivo anche nei game di risposta e, infatti, chiude diversi punti a rete. Johnson, dal canto suo, prova a variare e ad offrire palle diverse all’avversario che, però, non mandano in difficoltà lo svizzero. È Wawrinka a portare a casa il secondo break del match prima di affrontare, senza problemi, le prime difficoltà in battuta e chiudere il set per 6 a 4. I primi game del terzo set sono quelli più lottati ed entrambi non sfruttano le occasioni per portarsi avanti di un break. Wawrinka aumenta la potenza dei suoi colpi e sale 2 a 1 e servizio. Lo svizzero mantiene la concentrazione alta, non ha mai ceduto il servizio nell’incontro, e chiude anche il terzo set per 6 a 4. Il numero 4 del mondo accede, quindi, al terzo turno dove affronterà il vincente del match tra Paolo Lorenzi (2 a 0 nei precedenti per lo svizzero) e Victor Troicki (7 a 0 nei precedenti per Stan). 

[5] K. Nishikori b. J. Chardy 6-3 6-4 6-3 (Andrea Lavagnini)

Nishikori e Chardy rinnovavano la tradizione che li vede affrontarsi una volta all’anno da sei stagioni consecutive; questo era infatti il loro settimo incontro e i precedenti dicevano 4-2 per il giapponese e sicuramente quello di oggi non verrà ricordato come il più spettacolare. Nishikori vince il sorteggio e, come il buon Brad Gilbert suggerisce, sceglie di rispondere. La sua strategia paga, Chardy, che al primo turno aveva beneficiato del presunto ritiro “furbetto” di Almagro, è ancora in fase di rodaggio e cede subito il servizio. Il numero cinque del mondo oggi sembra molto più cinico rispetto al match di primo turno con Kuznetsov e quasi sempre è lui a comandare sia in risposta che in battuta, sfruttando in particolare la superiorità netta sulla diagonale di rovescio. Il francese corre molto e non riesce a essere lucido nei pochi momenti in cui potrebbe liberare il suo drittone. Dopo 35 minuti si fa nuovamente breakkare e Nishikori può così incassare il primo set con il punteggio di 6-3. Nel secondo il recente finalista del torneo di Brisbane, allenta leggermente la presa, mentre Chardy si prende qualche rischio in più, trova maggiore profondità con il rovescio e riesce quindi a girare più spesso intorno alla palla con il diritto: il risultato sono quattro break nei primi sei giochi. Le occasioni fioccano, ma ancora una volta il francese trema al momento di servire per rimanere nel set e con quattro errori consegna anche il secondo parziale al suo avversario: 6-4. Anche il terzo si apre con un break anche a causa dell’inspiegabile fretta di Nishikori che fortunatamente recupera immediatamente. Il livello di gioco cala e l’ex numero 25 del mondo è bravo a crearsi diverse occasioni, ma non a sfruttarle. Lo stesso vale per Kei che tergiversa fino all’ottavo game in cui finalmente riesce a strappare il servizio al suo avversario e a chiudere agevolmente nel game successivo.

M. Zverev b. [19] J. Isner 6-7(4) 6-7(4) 6-4 7-6(7) 9-7 (Paolo Di Lorito e Bruno Apicella)

Mischa Zverev raggiunge per la prima volta in carriera il terzo turno agli Australian Open. È stata una vittoria sudata e lottata quella che il tedesco numero 50 del mondo ha ottenuto estromettendo dal torneo la testa di serie numero 19 John Isner. Zverev ha vinto in rimonta al quinto set dopo aver ceduto i primi due parziali. Isner e Zverev si sono incontrati per la terza volta in carriera (la più recente a Bercy pochi mesi fa) e il tedesco non era mai riuscito a vincere un set. I due giocatori, forse per voler recuperare l’ora di ritardo causata dalla maratona Duan-Lepchenko, partono speditissimi e ogni game fila via liscio senza intoppi. Entrambi seguono quasi sempre il servizio a rete, anche se il divario tecnico nell’eseguire le volée è evidente: Isner è un po’ più legnoso e fa difficoltà a recuperare le palle basse. Tuttavia nel tie-break del primo set i fondamentali del gioco di Mischa vengono a mancare, e con un errore a rete e un doppio fallo perde il parziale. Nel secondo set le cose non cambiano di molto; si giunge di nuovo al tredicesimo game e questa volta è un passante vincente di dritto dell’americano ad essere decisivo. Il terzo set è deciso da un break sudatissimo conquistato da Zverev sul 2-2, e quest’ultimo servendo sul 5-4 per poco non rischiava di vanificare tutto trovandosi sotto 0-40. Nel quarto set è proprio lo statunitense a conquistare il primo break del set ma il numero 19 ATP commette qualche errore di troppo ed è costretto a subire il contro break. Sul 5-4 Isner e servizio Zverev, lo statunitense, grazie ad un doppio fallo dell’avversario, ottiene il primo match point dell’incontro che, però, grazie ad una buona prima di Zverev viene annullato. Il tedesco porta l’incontro in parità e il parziale viene deciso dal tie break: Zverev parte forte, Isner insegue nel punteggio ed annulla due set point consecutivi. Lo statunitense si procura un secondo match point sul servizio dell’avversario, che però non sfrutta affossando un dritto in rete. È il tedesco ad avere più coraggio e a sfruttare le incertezze dell’avversario che gli permettono di chiudere il tie break per 9 punti a 7.

Nel quinto e decisivo set è Isner, nel primo game, a procurarsi le prime palle break, che però non concretizza e perde il game dopo un penality point. Si segue l’andamento del servizio anche se Isner appare più lento e meno reattivo con le gambe. E nel dodicesimo game Zverev ottiene due match point: dopo una risposta tra i piedi di Isner la palla, però, tocca il nastro e cade nell’altro lato di campo annullando il match point del tedesco. Isner con una ottima prima annulla la seconda palla match e anche un terzo match point grazie ad una volée bassa angolata. È il sedicesimo game del set, però, a rivelarsi l’occasione giusta per il tedesco che grazie anche a diversi passanti ottiene altri tre match point. Isner non riesce a rimandare dall’altra parte del campo una volée e Zverev si prende l’incontro e il terzo turno agli Australian Open dove, adesso, affronterà il tunisino Malek Jaziri (56 ATP) che ha vinto gli unici due precedenti disputati.

[12] J.W. Tsonga b. D. Lajovic 6-2 6-2 6-3 (Manuel Dicorato)

Vittoria comoda ed accesso al terzo turno per il finalista dell’edizione 2008 che, in 1 ora e 46 minuti, ha avuto ragione di Dusan Lajovic. Il primo incontro tra il francese ed il numero 94 del mondo non resterà nella memoria né dei giocatori né dei tifosi che hanno gremito gli spalti. Il match infatti è stato pieno di errori, soprattutto a causa del serbo e con pochissimi momenti spettacolari. Il primo sussulto del match arriva nel secondo game quando Tsonga, mettendo in fila cinque punti, trova il primo break tracciando così quello che sarà il leitmotiv dell’incontro. La perfetta gestione al servizio da parte del francese lo porta in un battibaleno sul 5-2 e, sfruttando gli errori di Lajovic trova un secondo break. Il secondo set è la copia in carta carbone del primo: break nel primo gioco di risposta, gestione del proprio turno di battuta, break nell’ottavo gioco. Il terzo set si apre con una novità: Lajovic arriva a palla break ma, incapace di sfruttarle più per demeriti suoi che per meriti di Tsonga, paga lo sforzo nel game successivo quando, per la terza volta, si vede strappare il servizio nel primo turno di battuta del set. Quando il terzo parziale sembra destinato ad essere sulla falsariga dei primi due, arriva il contro break immediato per gentile concessione di Tsonga. Dopo una lieve fase di nervosismo, il francese ritrova la concentrazione e, nel sesto game, trova il break che saprà gestire sino alla fine. Tsonga approda così al terzo turno dove aspetta il vincente di Sock-Khachanov.

[27] B. Tomic b. V. Estrella Burgos 7-5 7-6(4) 4-6 7-6(5) (Manuel Dicorato)

Dopo 3 ore e 20 minuti di battaglia intesa, Bernard Tomic evita la Caporetto australiana dopo l’eliminazione di Kyrgios e vola al terzo turno dove lo aspetta il sorprendente Evans che ha avuto la meglio su Cilic. Partita a tratti fantastica (almeno per due set e mezzo) quella giocata alla Margaret Court Arena tra l’idolo locale Tomic ed il numero 103 del mondo, il dominicano Estrella Burgos. Scambi divertenti e game combattuti dove chi era al servizio aveva la meglio hanno accompagnato la partita nella prima fase fino al nono game quando una serie di errori di rovescio di Tomic manda Estrella Burgos a servire per il set. Sul più bello però Estrella Burgos si scioglie e perde non una ma due volte il servizio, consegnando così la prima frazione per 7-5. Il secondo set se possibile è ancora più bello del primo con scambi che diventano sempre più lottati e prolungati (Da segnalare il pugnetto che i due si danno alla fine del settimo game dopo l’ennesimo scambio elettrizzante) sino ad arrivare al tie-break, dove la maggiore capacità di giocare su questi campi di Tomic fa la differenza.

Il terzo set parte sulla falsariga dei primi due, almeno sino al 3-3 quando entrambi, improvvisamente, iniziano a perdere energie. Tomic accentua ancor di più il suo proverbiale gioco da fermo e al dominicano basta poco per ottenere il break decisivo nel decimo gioco che porta la partita al quarto set. La quarta partita si ha la sensazione che possa essere decisiva; Tomic inizia a giocare solo i suoi turni di battuta ed evita di spendere energie nel turno di risposta puntando tutto sul tie-break. Il suo piano funziona perché, in un tie-break con nove mini break su dodici, il suo talento lo porta al terzo turno dove da favorito di giocherà l’accesso agli ottavi

[10] T. Berdych b. R. Harrison 6-3 7-6(6) 6-2 (Domenico Giugliano)

Il due volte semifinalista in Australia (2014, 2015) Tomas Berdych, scende in campo per il suo secondo turno contro l’ex eterna promessa statunitense Ryan Harrison, numero 82 della classifica ATP. Si tratta del secondo match tra i due, l’unico precedente vinto dal ceco lo scorso anno all’Open del Canada agli ottavi di finale. Il ceco parte subito forte nel primo set, breakkando al terzo gioco il falloso Harrison che commette tantissimi errori di rovescio. Il set scivola via facile e Tomas chiude in 30 minuti 6-3. Il secondo set vede il tennista americano molto più aggressivo. Finalmente c’è un po di equilibrio e il parziale si decide in un interessantissimo tie break, vinto grazie alla maggiore esperienza da Berdych per 8 punti a 6. La partita di Harrison termina qui. Il terzo parziale è una passerella per Berdych che chiude con un perentorio 6-2 in un’ora e 50 minuti di buon tennis, con qualche errore di troppo, e qualche brivido, solo nel secondo set. Ad attenderlo al terzo turno Roger Federer. Sarà la rivincita del quarto dello sorso anno vinto da Roger facilmente in tre set.

[31] S. Querrey b. [WC] A. De Minaur 7-6(5) 6-0 6-1 (Matteo Polimanti)

L’uomo copertina del day 1, il baby fenomeno australiano Alex De Minaur classe 1999 e attualmente numero 301 del mondo, torna in campo per affrontare la testa di serie n.32, l’americano Sam Querrey. Al primo turno l’australiano aveva stupito tutti vincendo al quinto la sua prima partita slam contro l’austriaco Gerard Melzer, dimostrando doti da combattente non indifferenti; viene automatico quindi l’accostamento con Lleyton Hewitt, ex numero 1 del mondo e attuale capitano di Davis australiano, che oltre a seguire il giovane De Minaur negli allenamenti e durante i match ufficiali, lo sta anche ospitando nella sua casa di Melbourne, cementando ancora di più il rapporto tra i due con l’obiettivo di consigliarlo e supportarlo nella fase iniziale della sua carriera.

L’ostacolo Querrey però è insormontabile, l’americano gioca una partita praticamente perfetta e lascia le briciole al beniamino di casa; c’è match solamente nel primo set, De Minaur riesce a rimanere aggrappato con il servizio al suo avversario, cancella cinque palle break e si issa al tie break, ma qui emerge la maggiore attitudine di Querrey a giocare punti importanti e la testa di serie n.32 si aggiudica il tie break con il punteggio di 7-5. La partita finisce metaforicamente nel primo set, con De Minaur che nei successivi dodici game ne vince solo uno, riuscendo ad evitare nel sesto gioco del terzo set, l’umiliante secondo bagel, annullando due match point sul suo servizio. Il risultato finale 7-6 6-0 6-1 è severo ma rispecchia fedelmente ciò che si è visto sul campo, d’altra parte fino a pochi mesi fa De Minaur non aveva neppure mai giocato un torneo del circuito maggiore e si concentrava quasi esclusivamente sul circuito futures. L’importante è trarre da questa esperienza i lati migliori cercando in questa stagione di costruirsi una dignitosa classifica, il tempo è sicuramente dalla sua parte. Querrey, apparso in grande forma, se la vedrà al terzo turno verosimilmente con il numero 1 del mondo Andy Murray (6-1 per lo scozzese i precedenti), impegnato nella sessione serale sulla Rod Laver Arena contro un altro giovane emergente, il russo Rublev.

[23] J. Sock b. K. Khachanov 6-3 6-4 6-4 (Marco Pardini)

Vincere aiuta a vincere, anche quando giochi male. Lo sa bene Jack Sock, testa di serie numero 23, opposto nel secondo turno al giovane russo classe ’96 Karen Khachanov, numero 52 delle classifiche mondiali, che si fece conoscere al grande pubblico grazie al titolo conquistato a Chengdu lo scorso ottobre. L’americano, ancora imbattuto quest’anno (6-0) e recente vincitore ad Auckland, ha regolato il russo in un match ricco di errori (32 totali solo nel primo set) e che ha deluso, per qualità e intensità, le aspettative (entrambi chiuderanno con un differenziale vincenti-errori negativo). Khachanov parte male: cede due volte il servizio, sbaglia molto da fondocampo, soprattutto di rovescio, colpo meno sicuro, e spreca l’occasione di rientrare nel parziale in un combattuto settimo game che Sock con attenzione ed esperienza si aggiudica per involarsi così verso il 6-3 finale. Il secondo set si decide nei primi giochi con Khachanov che vince al servizio un game fiume durato quasi 12 minuti ma non sfrutta una chance per il break nel gioco successivo e nel quinto game perde nuovamente la battuta. Con il vantaggio di un set e un break, Sock gioca più tranquillo, serve meglio, aumenta il numero di vincenti sia da fondocampo che a rete e chiude il parziale per 6-4. Demoralizzato, il ventenne russo gioca un game sciagurato in apertura di terzo set e regala il break, con un doppio fallo, al tennista statunitense. Timida reazione di Khachanov  nel gioco successivo dove però spreca ancora due opportunità di break (1/9 alla fine del match) mentre Sock, cresciuto nel corso del match e in fiducia grazie ai recenti successi, amministra il set e chiude per 6-4 con uno splendido lob di rovescio. Per Sock si tratta della prima apparizione al terzo turno a Melbourne dove ad attenderlo ci sarà il francese Tsonga, testa di serie numero 12, contro il quale ha perso entrambi i precedenti disputati, l’ultimo lo scorso anno, negli ottavi a New York, in 4 set.

Gli altri incontri (Giovanni Vianello)

Nel primo incontro sul campo 13, la giovane speranza kazaka Bublik (n.206 della classifica) fallisce la prova del nove (al primo turno aveva sconfitto addirittura la t.d.s. Lucas Pouille, un altro NextGen) e finisce preda del tennis intelligente di Malek Jaziri (n. 56), perdendo in tre set. Bublik ha subito i numerosi cambi di ritmo di Jaziri, che ha giocato spesso il rovescio slice. Il kazako è stato succube anche degli angoli che Jaziri è riuscito ad aprirsi col dritto. Al prossimo turno per Jaziri il vincitore della maratona di giornata Mischa Zverev. A seguire sullo stesso campo scende Dudi Sela (visti i precedenti conflittuali tra Sela e Jaziri, coincidenza curiosa) che al primo turno aveva sconfitto Marcel Granollers in quattro set. L’israeliano (n. 86) viene sconfitto in quattro set da Lukas Lacko (n.122). Lo slovacco sarà il prossimo avversario di Nishikori. Sul campo 20, il belga Steve Darcis (n.80) si guadagna per la prima volta l’accesso al terzo turno a Melbourne battendo in quattro set l’argentino Diego Schwartzman (n. 56). La partita tra il belga e l’argentino è stata piuttosto brutta, numerosi gratuiti da entrambe le parti; a far prevalere Darcis è stato soprattutto il rovescio slice, che ha mandato spesso in confusione Schwartzman. L’argentino è stato comunque artefice di una prestazione davvero sottotono. Al prossimo turno per Darcis ci sarà il nostro Seppi.

(in aggiornamento)

Risultati:

[17] R. Federer b. [Q] N. Rubin 7-5 6-3 7-6(3)
[1] A. Murray b. [Q] A. Rublev 6-3 6-0 6-2
[4] S. Wawrinka b. S. Johnson 6-3 6-4 6-4
[27] B. Tomic b. V. Estrella Burgos 7-5 7-6(4) 4-6 7-6(5)
[5] K. Nishikori b. J. Chardy 6-3 6-4 6-3
A. Seppi b. [14] N. Kyrgios 1-6 6-7(1) 6-4 6-2 10-8
[12] J.W. Tsonga b. D. Lajovic 6-2 6-2 6-3
[31] S. Querrey b. [WC] A. De Minaur 7-6(5) 6-0 6-1
[10] T. Berdych b. R. Harrison 6-3 7-6(6) 6-2
D. Evans b. [7] M. Cilic 3-6 7-5 6-3 6-3
[29] V. Troicki b. P. Lorenzi 6-3 1-6 7-6 3-6 6-3
M. Zverev b. [19] J. Isner 6-7(4) 6-7(4) 6-4 7-6(7) 9-7
[23] J. Sock b. K. Khachanov 6-3 6-4 6-4
M. Jaziri b. [Q] A. Bublik 6-2 6-3 7-5
[Q] L. Lacko b. D. Sela 2-6 6-3 6-2 6-4
S. Darcis b. D. Schwartzman 6-3 6-3 2-6 6-4

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ATP

Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Australian Open

L’americana che non ti aspetti: Kenin batte Muguruza e vince l’Australian Open

Alla prima finale Slam della carriera, Sofia diventa la più giovane campionessa dell’Australian Open dai tempi di Sharapova (2008). Nuova numero 1 USA, scalzata Serena Williams.”Il mio sogno è diventato realtà”. Garbine si spegne alla distanza e chiude con 45 errori gratuiti

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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