La Piccola Biblioteca. Lettera a Camila Giorgi

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La Piccola Biblioteca. Lettera a Camila Giorgi

La piccola Biblioteca di Ubitennis scrive una lettera aperta a Camila Giorgi, rileggendo per analogia la storia di Agassi (e di Gilbert). Il futuro è ancora aperto

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Gentile Camila,

chissà se leggerai mai queste righe. Noi non ci conosciamo, né credo avremo l’occasione di farlo. Ma non fa nulla. Vedo che dicono tante cose su di te e sul tuo tennis. Io non ho i titoli per farlo. Tu sei una delle migliori trenta giocatrici del pianeta e io mi limito ad avere il più bel rovescio del pianerottolo del mio condominio. Non potrei davvero dirti nulla senza risultare ridicolo. Però curo una piccola rubrica di cultura tennistica. Ogni due settimane recensiamo un libro sul tennis, perché il tennis è fatto sì di palline e di racchette ma anche di tante altre cose. A me piace chiamarle implicazioni esistenziali.

La settimana scorsa abbiamo recensito il famoso libro di Brad Gilbert “Vincere sporco[1]” e mi sei venuta in mente tu. Adesso ti dirò perché. Cara Camila ritengo che i libri siano delle specie di occhiali che ci permettono di vedere la realtà in maniera più densa, più ricca. Nello scriverti questa lettera ho usato due lenti. Uno è appunto il libro di Gilbert, l’altro la celebre autobiografia di Agassi[2]. Due libri convergenti e collegati. Gilbert è stato l’allenatore di Agassi, l’uomo che ha trasformato un talento pazzesco e incompiuto in un campione. Anticipo che non voglio assolutamente dire che dovresti prendere un nuovo allenatore e sostituire tuo padre. Anzi se leggerete il libro assieme sarebbe fantastico. Però ascoltami. Ricordo la prima volta che ho visto giocare Agassi. Era a Parigi e di fronte a quel diciottenne colorato che sprizzava personalità da tutti i pori c’era un maestro di tennis che adesso fa il commentatore di successo. Il diciottenne sparava e Wilander rispondeva. Poi sparava ancora e l’altro interpretava. Fino a quando il primo andava fuori giri e l’altro come il cinese della famosa storia raccoglieva cadaveri sulla riva del fiume. È stato un confronto di stili fantastico, non il classico attaccante difensore, ma una roba più profonda. Un colpitore eccezionale e uno stratega meraviglioso. Un braccio al fulmicotone contro una mente quantica. Anticipi irreali contro controtempi celebrali. La partita l’ha vinta Wilander (credo 6-0 al quinto dopo che nel quarto è stato vicino al baratro) ma era chiaro a tutti che quel giorno finiva un’epoca e ne iniziava un’altra. Però, anche se poi è andata davvero così, la transizione non è stata automatica.

 

Agassi, prima di diventare il campione che conosciamo non ha mantenuto le promesse di quell’uggioso giorno parigino. Prima a Roma con Gomez poi di nuovo a Parigi con Courier e poi quasi dovunque, Agassi ha cominciato a perdere contro gente che avrebbe dovuto spezzare allegramente a occhi chiusi. È entrato in una spirale di dubbi che ha messo a serio rischio la sua carriera. A riportare i binari della storia al proprio posto sarà il buon Brad Gilbert. Il libro in questione. E qui, per analogia, entri in gioco tu, cara Camila. Con le dovute proporzioni il tuo gioco mi ricorda molto quello del primo Agassi. Gli anticipi pazzeschi, la ricerca del vincente come un dogma, la posizione in campo, i piedi senza peso che fanno scintille, un certo autismo nel gioco dove è più importante la palla dell’avversario, più altra roba psicologica e esistenziale sulla quale non entro. Fatte le dovute proporzioni credo che le difficoltà che il tuo tennis sta incontrando siano simili a quelle sulle quali si incagliò quello di Agassi. La svolta è stata Gilbert che in maniera brutale tra un rutto e una pisciata disse al Kid di Las Vegas più o meno così “tu non devi essere perfetto. Non devi essere sempre il migliore del mondo. Devi essere semplicemente migliore di quello dall’altra parte della rete”.

In poche parole non devi solo eseguire il colpo, devi anche interpretare il gioco. E metterti nelle condizioni migliori per esplodere quei colpi perfetti che dio ha dato proprio a te. Insomma devi assorbire un frammento di Wilander. Il tennis è una roba fottutamente complessa, i colpi per quanto fondamentali, sono solo una piccola parte. Detta così la questione sembra semplice ma non lo è. Leggendo il libro di Agassi è chiaro che per l’americano colpire perfettamente la pallina era una forma di terapia. Tutta la complessità della sua storia biografica trovava un senso solo quando colpiva a mille la pallina ed essa usciva dalla sua racchetta pulita come un bebé. Con quel frammento di perfezione scappava dalle tensioni della sua vita e si riappacificava con le ore passate contro il Drago (la famosa macchine spara palline) e con la sua stessa esistenza che andrebbe riassunta così: odio il tennis ma è la cosa che so fare meglio. Agassi per scappare dal tennis si rifugiava nei colpi. Sembra un paradosso ma non saprei come dirla meglio. La metamorfosi da giocatore a campione si è manifestata mantenendo intatti i frutti della sua battaglia interiore (i colpi) ma aprendosi alla complessità della vita e del tennis, che ne rappresenta sempre un riflesso. Così facendo è uscito dall’autismo del suo gioco spettacolare ed è entrato in relazione con le altre componenti del gioco. Questo è quanto cara Camila. L’età dell’incontro tra Agassi e Brad è quella che hai adesso. Non è tardi. Lontano dai moralismi tipici di quei tribunali che si chiamano divani, o giornali, ti consiglio semplicemente la lettura dei due libri in questione. Forse dentro quelle storie troverai esperienze e piccoli cortocircuiti utili per la tua carriera. Che ti auguro splendida. Come il tuo tennis, e da quello che vedo, come la tua persona merita.

Cordialmente
P.P.Z.

[1] La Piccola biblioteca di Ubitennis. Brad Gilbert: “Vincere sporco”
[2] Open, l’autobiografia di Andre Agassi: un (falso) capolavoro

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WTA Parma: a vincere è l’esperienza di Begu, il gioiello di Paoletti però brilla sempre di più

La 19enne perugina fa intravedere spunti da futuro roseo, ma il dritto e il servizio della rumena delineano la differenza nei momenti concitati. 12° successo in fila sul rosso per la n. 33 WTA

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Matilde Paoletti - Palermo 2022 (foto Palermo Ladies Open)

[3] I. C. Begu b. [WC] M. Paoletti 6-4 6-4

L’Italia del tennis femminile ha avuto in questa fredda serata emiliana, la conferma di avere tra le mani un gioiello dal potenziale ancora indecifrabile nella sua totalità – se sarà un diamante, solo il tempo ce lo dirà -, e che potrebbe essere in grado di rinverdire i fasti gloriosi della racchetta delle Ladies italiche. Lungi da noi mettere eccessiva pressione sulle spalle di una giovane 19enne perugina o paragonarla alle dive del passato, ma quello che ha mostrato Matilde Paoletti nel match contro Irina Camelia Begu va ben oltre il – seppur assolutamente significativo – “giocar bene” e fornire una performance importante alle prime esperienze di alto livello nel tennis professionistico. Perché la classe 2003, che si allena presso il Centro Federale di Formia, ha dimostrato di possedere uno stile decisamente completo per quelli che sono i canoni del tennis moderno e soprattutto di poter rappresentare un progetto tecnico diametralmente opposto a quello a cui ci hanno abituato le nostre Girls nel post: Pennetta, Vinci, Errani e Schiavone.

Non sulla stregua delle “trottoline” – l’unica eccezione è Camila Giorgi -, sì forti di gambe che però comunque devono necessariamente impregnare il loro gioco di un’accentuata fase difensiva per essere competitive; ma una giocatrice che fa del servizio e del dritto le sue armi principali ed imprescindibili. A ciò abbina anche un signor rovescio, ed in particolar modo una tenuta mentale da fare invidia per la sua età. La capacità di coprire il campo poi, per una delle sue leve, è più che ottima. Chiaramente bisogna lavorare sulla consistenza da fondo, ma l’istinto alla propensione offensiva, alla spinta e al dominio del punto, con un focus tattico che non si fa distogliere dalla prima tramontana che passa; è una bella base di partenza. Che migliori, il futuro è suo. Nel frattempo ha tenuto testa ad una, esperta come la 32enne di Bucarest che con il successo odierno, conseguenza di un dritto e di una battuta implacabili quando più contava, è arrivata a quota 12 vittorie consecutive su terra – prima di questo torneo, ha trionfato all’ITF 125 di Budapest senza perdere set – e che vuole ripercorrere le orme palermitane. Dal canto suo Matilde fa fruttare ancora una volta la wc concessale dalla Federazione: dopo le prime prime vittorie a Palermo nelle quali, a Parma si è spinta anche oltre e questo è certamente solo l’inizio. Al prossimo turno, il primo quarto di finale della parte bassa, sarà stracittadina rumena per Begu: ad attenderla, infatti, ci sarà la tds n. 6 Ana Bogdan.

 

IL MATCH – Nell’ultimo incontro di giornata al Parma Ladies Open, in una cornice di pubblico non di quelle che si vedono nelle grandi occasioni – tutt’altro, pochissimi i seggiolini occupati, forse anche a causa della temperatura rigida, scesa di colpo nella serata emiliana – si affrontano la nostra Matilde Paoletti opposta alla tds n. 3 del torneo emiliano: la rumena Irina Camelia Begu. La classe 2003 perugina è forse tra le tenniste, su cui è riversato il maggior interesse nazionale tra le giovani ragazze italiche che si stanno affacciando al Tour professionistico. Infatti, grazie al suo metro e 80, si distingue e distacca pienamente dal prototipo italiano, ora in voga nel tennis femminile: grande efficacia in battuta, sfruttando a dovere le sue lunghe leve, accompagnata da un’ottima propensione alla solidità e allo stesso tempo alla spinta con i suoi fondamentali di rimbalzo. Curiosamente la sua avversaria odierna, è una giocatrice che per caratteristiche ricorda molto la 19enne azzurra. La 32enne di Bucarest, chiaramente però può contare su un’esperienza ai massimi livelli del circuito, anche per una questione puramente anagrafica, assolutamente non paragonabile con quella agli albori della propria carriera della giovane nativa del capoluogo umbro.

La prima parte del match è difatti, condizionata e determinata, proprio dal fattore abitudinale a calcare certi palcoscenici: il primo momento di rottura arriva nel terzo gioco, dove sul 30-30 due doppi falli consecutivi dell’italiana spianano la strada al primo break dell’incontro. Sempre un doppio errore al servizio, tuttavia, dà il là al contro-break immediato con la rumena che si fa male un po’ da sola anche a causa di alcuni errori banali in lunghezza uscendo dal servizio. Ciò nonostante, meriti a Matilde per essersi fatta trovare pronta quando serviva, questa sua puntualità è dimostrata perfettamente da una risposta profonda e solida. Ma Irina Camelia, come detto, non è una alle prime armi – anzi – e senza scomporsi minimamente si va a riprendere subito il vantaggio nel quinto game, breakkando addirittura a 0 (3-2). Bisogna comunque sottolineare, come non ci siano state per nulla gravi disattenzioni della “nostra” nel concedere il break, ma che il nuovo strappo sia dipeso esclusivamente dall’eccezionale consistenza della n. 33 WTA, che ha costretto Paoletti a doversi disimpegnare sempre con un ulteriore colpo per vincere un quindici.

Ebbene questo è sostanzialmente il leitmotiv di tutto il parziale, con la n. 366 del mondo a fare la partita in continua spinta da fondo, comandando le operazioni di ogni scambio, e dall’altro lato a contro bilanciare l’estrema solidità difensiva di Begu. La 19enne italiana tiene benissimo il campo, ma come è facilmente intuibile, non è pensabile che in questa fase della sua carriera forzi a tutto gas attraverso le accelerazioni, senza incorrere in qualche gratuito. Tra settimo e ottavo game, altre tre palle break si materializzano: una a favore dell’ex n. 22 del ranking mondiale per il doppio break, annullata meravigliosamente dalla wc di casa che è bravissima nel tirare su dalle sabbie mobili un game quasi perso dimostrando tutta la sua tempra e il proprio attaccamento alla partita, e due per riequilibrare la contesa cancellate dalla prima di servizio da Bucarest. Matilde non molla neanche un punto, e come Paolini nel match precedente, prima mette in mostra tutta la sua forza di volontà frantumando un set point, per poi accorciare sul 4-5. La terza forza del torneo riesce comunque a mettere fine al parziale senza dover affrontare ulteriori insidie facendo affidamento al suo “essere veterana”: a 30 il suo ultimo turno di servizio, per il 6-4 in 51 minuti.

Nonostante il set perso, ripetiamo, prova assolutamente di livello e degna di un appuntamento WTA per la giovanissima azzurra: ha fatto vedere il suo tennis in toto, il dritto – sua arma principale – in tutte le sfaccettature possibili ed immaginabili, dagli strettini alle debordanti fiondate a sventaglio. Anche il rovescio è un ottimo colpo, non solo in tenuta, ma pure in spinta, ed infine ha fatto perfino vedere di possedere buona manualità negli approcci in slice. Nel frattempo una nervosa Begu, o comunque non soddisfatta appieno della propria performance odierna, prima si copre il volto tra un set e l’altro con il suo berretto – non Matteo nazionale, ma un semplice cappellino – giallo e poi dopo aver rotto le corde della racchetta, scaraventa il suo attrezzo rabbiosamente verso il campo. Questo nervosismo è per certi versi propedeutico per la rumena, che rinsavisce dal piattume passivo nel quale era entrato il suo gioco innalzando i giri del motore in termini di velocità delle sbracciate da fondo. Specialmente di dritto, con questo fondamentale tira fuori tre vincenti lungolinea che gli regalano il 3-0 “pesante”. Irina Camelia dà però seguito a qualche sensazione negativa percepita sul suo stato, confermando che non tutto è al proprio posto, rimettendo in partita la padrona di casa con un gentile cadeaux.

A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo per il break omaggiato dall’avversaria, l’ex n. 17 junior prova il forcing finale per rientrare completamente nel match: è autrice dell’incredibile e spettacolare punto partita, con un’eccezionale arpionata di rovescio sullo smash al volo rumeno. Ma ancora una volta, la prima della 33 del mondo toglie quest’ultima d’impiccio. (4-2 Begu). La ragazza italica che è seguita dal Centro Federale di Formia, dà riprova del suo invidiabile atteggiamento, che le permette di rimanere sempre “connessa” dentro la partita e di navigare nel fluttuante mare che è un incontro di tennis, senza essere travolta dalle intemperie del momento ed essendo in grado di tener fede al proprio piano tattico qualunque cosa accada. Annulla anche due match point Paoletti ma al terzo deve cedere, per il 6-4 finale a favore di Begu – la quale negli ultimi scampoli del match ha sostituito, come luogo metaforico di rifugio dalla realtà circostante affinché potesse mantenere intatta la propria concentrazione, il cappellino con il classico asciugamano – dopo 1h42’ di una prova alquanto positiva della nostra giovane promessa.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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WTA Parma: tempra inossidabile per una Paolini d’acciaio, ma quante chance mancate da Cocciaretto

Elisabetta propone un tennis più vario, con molte soluzioni, ma paga il 5 su 20 nella concretizzazione delle palle break. Ne approfitta Jasmine, che trova gusto nel rimontare

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Jasmine Paolini - Parma Ladies Open 2022 - Credits Daniele Combi

J. Paolini b. E. Cocciaretto 4-6 6-3 6-4

Ci ha preso gusto, oramai, a vincere di rimonta Jasmine Paolini, a trionfare soffrendo. Dopo aver passato in campo 2h21’ di gioco, sul Centrale del Tennis Club Parma, per avere la meglio sulla quartofinalista dell’ultima edizione di Wimbledon Julie Niemeier, le è servito lo stesso kilometraggio temporale con l’aggiunta di un minuto, per superare la connazionale di cinque anni più giovane Elisabetta Cocciaretto. Lo score finale recita 4-6 6-3 6-4 in, appunto, 2h22’. Un risultato però, per ampi tratti della partita andata in scena, bugiardo rispetto alla prestazione mostrata dalla marchigiana. Il dato emblematico, che rappresenta alla perfezione la mole di tennis messa a disposizione del mattone tritato romagnolo da parte della 21enne di Ancona, ma allo stesso tempo ciò che le è mancato per andarsi prendere realmente la partita; è quello relativo al cinismo nel far fruttare la quantità industriale di palle break che si è procurata. Infatti Betta, ha concretizzato soltanto 5 dei – udite, udite – 20 break point offerti gentilmente dall’avversaria, ma anche costruiti di forza a suon di soluzioni pregiate e raffinate. Variazioni, che tuttavia si sono frantumate in mille pezzi dinanzi all’agonismo inossidabile di Jas e che hanno fatto da cornice al solito derby azzurro tra sfidanti “trottoline”, con i servizi ovviamente viziati da una sfilza di break (11 in tutto il match). Ai quarti del Parma Ladies Open per Paolini ci sarà la montenegrina Danka Kovinic (n. 78 WTA), esattamente un posto avanti in classifica alla 26enne toscana.

IL MATCH – Primo set molto equilibrato e disputato dinanzi ad una non foltissima cornice di pubblico. Parte bene Cocciaretto che strappa il servizio alla sua connazionale alla quinta palla break costruita. Paolini si rifà subito nel turno di battuta successivo, ma la precarietà della prima di servizio da una parte e dall’altra rende spigoloso il percorso di entrambe. E’ Paolini la giocatrice più in affanno sul suo turno di battuta e sarà costretta ad annullare ben sette palle break. La svolta nel primo set, arriva dopo 40 minuti quando Cocciaretto aumenta la qualità dei suoi colpi e costringe Paolini alla resa nel corso del nono gioco. Il break viene consolidato immediatamente dalla n. 98 del ranking che al primo set point chiude 6-4

 

Nel secondo set, Cocciaretto avrebbe immediatamente l’occasione per ammazzare la partita, anzi ben tre, issandosi 0-40 nel game iniziale della seconda frazione. Qui però, ad un passo dal precipitare nel burrone, Paolini riesce a salvarsi miracolosamente facendo affidamento a tutta la sua caparbietà agonistica. Tuttavia questo turno di servizio tenuto in piedi in extremis dalla 26enne di Castelnuovo di Garfagnana, si rivelerà soltanto un unicum nell’andamento intrapreso dal parziale. Infatti, dopo che la 21enne di Ancora porta a casa, a quindici, il proprio game alla battuta inaugurale del set, viene dato il via libera al Festival “dei servizi strappati”, con addirittura un filotto di quattro break consecutivi, che hanno fissato così il punteggio a metà score sul 3-3 in perfetto equilibrio. Il match sembrava decisamente ben indirizzato nelle fauci della n. 98 WTA, invece quel sesto game – del secondo set – in cui Elisabetta pur andando avanti 30-15, non è riuscita consolidare il vantaggio ma anzi si è fatta rimontare subendo un nuovo contro-break e dimostrandosi anche non cinica nello sfruttare due possibilità di 4-2 – cedendo al contrario, ai vantaggi, il fondamentale d’inizio gioco alla seconda chance -; può aver di fatto cambiato l’inerzia della contesa e riscritto le pieghe della sfida. Questo perché, nell’ottavo gioco sul 4-4, la classe 2001 marchigiana si è vista sottrarsi per la terza volta nel parziale il proprio gioco di servizio, dando il là alla conquista della frazione da parte della tennista toscana; la quale nonostante sia stata costretta a ricorrere al terzo set point, in qualche modo è riuscita nell’intento di trascinare la contesa al set decisivo: 6-3 in 45 minuti per la n. 79 del ranking mondiale.

Coccia rischia di capitolare definitivamente, nel game d’apertura della frazione finale ritrovandosi a dover rincorrere dal 15-30; tuttavia aggrappandosi al match con tutta la sua forza di volontà supera indenne questo svarione recuperando lo svantaggio. A quel punto, rinvigorita dallo spavento corso ma brillantemente “sconfitto” si procura complessivamente nei due turni di risposta successivi: tre palle break, una nel secondo gioco del set e due consecutive nel quarto. Purtroppo però, alla semifinalista junior dell’Australian Open 2018 manca per l’ennesima volta in questo incontro la “castagna” del killer instinct – ha concretizzato soltanto 4 dei 18 break point avuti a disposizione in tutta la partita -. Ed in questa circostanza, non riesce a dimostrarsi – come invece fatto nelle precedenti medesime situazioni – forte mentalmente nel farsi scivolare di dosso le possibilità sprecate, concede la testa della “corsa” all’avversaria in un momento che potrebbe essere fatale per il prosieguo del suo torneo emiliano. Ma la classe ’96 di madre ghanese, con anche origini polacche, è benevola nei confronti della connazionale, decidendo dunque di rimetterla in careggiata quasi come se provasse un certo senso di disagio nel poter – anche solo immaginare – di vincere questo derby nonostante tutte le chance avute da Elisabetta (3-3). La 21enne toscana però, che si allena presso il CT di Porto San Giorgio, sembra frastornata e tramortita da tutte le ghiotte occasioni non concretizzate, e perciò inizia a spegnersi fragorosamente riconsegnando nelle mani dell’ex n. 44 delle classifiche nuovamente le redini del duello. Come accaduto anche nella parte centrale del secondo set, va in scena un parziale di break in fila – questa volta tre, nel secondo erano stati quattro -. Sul 4-3 per Paolini, infatti, non c’è alcun acuto di reazione della inseguitrice con Jas che prima s’inerpica sul 5-3, e poi sui guadagna un match point nel gioco successivo. All’allieva di Fausto Scolari va comunque riconosciuto il merito di non essersi lasciata andare totalmente, allungando l’allungabile; ma al terzo match ball nulla ha potuto, dovendosi arrendere alla combattività formidabile di Jasmine: un 6-4 di rimonta, a chiudere i giochi dopo la bellezza di 2h22’ di partita.

GLI ALTRI MATCH – (a cura di Paolo Michele Pinto) Sugli altri campi, Zanevska sfrutta un infortunio occorso a Galfi nel secondo game del primo parziale. La belga vince 6-1 6-3 in 1h16’. Tanta sofferenza per l’ungherese, mentre la belga tiene saldamente il suo servizio e chiude la pratica agevolmente. Affronterà Sakkari, che invece vince in rimonta su Rus 3-6 6-2 6-3 in un match dai due volti. Olandese che non mette mai in partita la greca nel primo parziale e che arriva a palla break nel primo gioco del secondo parziale. Da lì in poi Sakkari sale di livello e riesce a limitare gli errori gratuiti. Non sfrutta una palla break nel sesto gioco del terzo set e va in affanno nel suo turno di servizio successivo dove deve rimontare da 15-30. Anche nel game decisivo della gara annulla una palla break prima di chiudere al secondo match point.

Anche Bogdan vince soffrendo: la sua sfida contro Schmiedlova finisce 6-2 3-6 6-3 in 2he21’. La testa di serie n. 6 si complica la vita dopo un set agevole. Finisce sotto di un break nel set decisivo e con un medical time-out da chiamare per allentare la fatica fisica. Da lì in poi è un’altra partita e per la belga si spalancano le porte dei quarti di finali.

Sherif, invece, battaglia e conquista meritatamente il passaggio del turno ai danni di Waltert 6-3 7-6(1) in 1h48’. Gara intensa, con numerosi game combattuti. Primo set agevole per l’egiziana che, però, soffre nel secondo set il ritorno dell’avversaria che va avanti anche di un break. Sherif è brava a restare lucida e a rientrare in partita. Domina il tiebreak e continua la sua avventura a Parma. Affronterà una splendida Lauren Davis tornata ad esprimersi su buonissima livelli. L’americana batte Sorribes Tormo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5, dopo una battaglia tennistica durata ben 3h05’. Brava a crederci la n. 99 del ranking. Sotto di un set e di un break nel terzo, ha saputo trovare la forza per risalire la corrente e vincere 7-5 una gara molto combattuta.

Va fuori, invece, Sloane Stephens, testa di serie n. 4. Kovinic la batte in tre set con il punteggio di 7-5 2-6 7-5. L’americana dovrà soffermarsi molto dopo questa sconfitta sulle occasioni mancate, una su tutte il black-out in cui incappa quando è andata a servire per il primo set: subisce un parziale di tre giochi a zero che serve alla montenegrina per portare a casa il round. Poi arriva la roboante reazione di Stephens che lascia poco margine all’iniziativa dell’avversaria e con il suo gioco riequilibra la gara. Nel terzo set succede di tutto. Americana avanti di un break sul 2-1, cede subito il servizio e finisce sotto 4-2. Stephens annulla un match point all’avversaria prima di ribaltare, ancora una volta, il filo conduttore del match. Kovinic va a servire per il match, ma incappa in due doppi che rimettono in partita l’americana. La montenegrina soffre anche per un problema alla gamba destra vistosamente fasciata, ma stringe i denti e infila otto punti di fila e passa il turno chiudendo in 2h35’.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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ATP

ATP Sofia: troppo Sonego per Miralles, l’azzurro accede agli ottavi di finale

Per l’azzurro Lorenzo Sonego si tratta della sesta partita consecutiva senza perdere un set

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Lorenzo Sonego - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)
Lorenzo Sonego - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

L. Sonego. B. Zapata Miralles 6-3 6-4

Lorenzo Sonego è reduce dalla vittoria a Metz della settimana scorsa dove ha battuto avversari come Hubert Hurkacz e Alexander Bublik. Non vinceva partite consecutive di main draw da giugno. Bernabe Zapata Miralles invece non gioca una partita ufficiale da quasi tre settimane. Lo spagnolo ha vinto più partite di main draw nel 2022 rispetto a tutte le altre stagioni messe assieme nella sua carriera finora (8 contro 6). La vittoria di Sonego per 6-3 6-4 è la sesta consecutiva senza perdere un set.

IL TABELLONE COMPLETO DEL TORNEO

 

PRIMO SET – Sonego parte meglio del suo avversario e sin dai primi colpi sembra manovrare bene con il diritto. Il primo break per l’azzurro arriva nel secondo game dopo un lungo scambio sulla diagonale di rovescio. Zapata Miralles soffre gli scambi da fondo e risulta per questo molto falloso; Sonego invece è molto ispirato nei colpi di rimbalzo dimostrando di sentire molto bene la palla quest’oggi. Nel settimo gioco Lorenzo piazza un ottimo game al servizio per portarsi avanti 5-2. Il 6-3 con cui Sonego archivia il primo set arriva dopo uno scambio intenso terminato con l’ennesimo forzato di Miralles.

SECONDO SET – Lo spagnolo tiene con successo il game di apertura del secondo set. Sonego risponde con un game autoritario al servizio. Zapata Miralles salva un game, il terzo, che si stava complicando per lui e si porta avanti 1-2. In questo set lo spagnolo serve meglio rispetto al primo e conquista più punti sia con la prima che con la seconda palla. Nel nono game Lorenzo si porta sullo 0-40 dopo un errore di rovescio di Zapata con il campo aperto; il doppio fallo successivo consegna a Sonego la possibilità di servire per il match. L’azzurro però comincia male con un doppio fallo e un errore di misura con il dritto; con due punti coraggiosi Sonego torna 30-30, mentre con il successivo ace si guadagna un match point. L’errore di Miralles chiude i conti e consegna la vittoria a Sonego con il punteggio di 6-3 6-4.

IL TABELLONE COMPLETO DEL TORNEO

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