ATP Madrid: Nadal da 30 e lode, Thiem KO

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ATP Madrid: Nadal da 30 e lode, Thiem KO

MADRID – Il maiorchino conquista il suo 30° titolo Masters 1000 davanti al suo pubblico. L’austriaco manca due set point nel tie-break del primo set e 4 palle break nel game finale che avrebbero riaperto il match

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da Madrid, il nostro inviato

 

[4] R. Nadal b. [8] D. Thiem 7-6(8) 6-4

Al termine di una finale che ha regalato emozioni e spettacolo, tra ribaltamenti continui di punteggio e meravigliosi punti vincenti, Rafa Nadal conquista il suo trentesimo Masters 1000, eguagliando così il primato detenuto sino ad oggi in solitario da Djokovic. Il primatista della Race 2017 porta a 15 la striscia stagionale di vittorie consecutive sulla terra, dove quest’anno nessuno lo ha mai sconfitto. Davvero impressionate lo stato di forma di Rafa: mostra, oltre che una profondità di colpi con entrambi i fondamentali che non vedevamo da almeno tre anni con questa continuità, anche una fiducia nei suoi mezzi tale da consentirgli di rischiare con successo nei momenti delicati del match: è davvero tornato il più forte giocatore della storia sulla terra battuta ed è una bruttissima notizia per tutti i suoi rivali. Anche oggi, per vincere, il maiorchino ha dovuto giocare un gran tennis, perché Dominic Thiem ha mostrato, per la prima volta in un palcoscenico così importante, tutte le caratteristiche tecniche e mentali che solo chi ha le stimmate del futuro campione possiede. L’austriaco esce dal campo a testa alta e con un pizzico di rimpianto per i due set point sciupati nel corso del primo set e le cinque palle break non convertite nel secondo parziale, ma risulta probabilmente solo rimandato il suo tentativo di essere il primo tennista nato dopo il 1988 (anno in cui sono nati del Potro e Cilic) a conquistare un Grande Slam o un Masters 1000: sarà tra i protagonisti più attesi da domani a Roma.

Si affrontavano due giocatori arrivati in finale con percorsi analoghi: Rafa aveva sofferto solo nel suo esordio contro Fognini, durato 2 ore e 57 minuti, uno dei due giocatori, assieme ad Edmund a Montecarlo, a togliergli un set nelle sue quattordici partite sin qui disputate sulla terra nel 2017, per poi avere la meglio su avversari di altissimo livello come Kyrgios e due top ten, Goffin e Djokovic. Thiem era invece stato ben cinque volte ad un punto dall’eliminazione del torneo contro Dimitrov negli ottavi, ma, sia nel secondo turno contro Donaldson, che dai quarti in poi contro Coric e Cuevas, non aveva mai lasciato più di 4 giochi a parziale ai suoi avversari, sebbene essi fossero indubbiamente di un ranking inferiore rispetto a quelli eliminati dallo spagnolo. Il precedente di appena 20 giorni fa, la finale di Barcellona in cui Nadal aveva lasciato appena quattro giochi all’austriaco, sembrava molto rassicurante per il maiorchino: le speranze del 9 del mondo, che aveva perso altre due volte, sempre sulla terra, contro lo spagnolo, si basavano sul ricordo del rosso di Buenos Aires 2016, quando annullò un match point a Rafa per poi sconfiggerlo

Ieri, nella conferenza stampa seguita alla sua vittoria su Djokovic, Rafa aveva ricordato il valore e la pericolosità del suo avversario, sottolineando come Thiem fosse attualmente terzo nella Race 2017 e che sulla terra rossa, dove aveva conquistato il titolo dell’ATP 500 di Rio, quest’anno avesse un ottimo bilancio di 14 vittorie ed appena 2 sconfitte (oltre che con Nadal a Barcellona, Dominic aveva perso a Monte Carlo da Goffin). Era invece molto diversa l’esperienza con la quale i due contendenti affrontavano partite così importanti in scenari di questo livello: Rafa era alla sua ottava finale al Mutua Madrid Open e quarantacinquesima in assoluto nei Masters 1000; l’austriaco, invece, sino a ieri non aveva giocato neanche una semifinale in un torneo di questa categoria. Dominic poteva magari contare sull’entusiasmo conferito dall’arrivare a questi livelli per la prima volta, ma certamente non lo aiutava aver avuto sei ore di riposo in meno rispetto al beniamino di casa, avendo terminato la sua semifinale ieri intorno alla mezzanotte.

Un sole ancora caldo accoglie, poco dopo le 18, l’ingresso in campo dei protagonisti della nona finale che si disputa nell’impianto della Caja Magica, in un Manolo Santana pieno di gente carica di entusiasmo per il suo campione, ma che sarà, come del resto in tutta la settimana, sempre corretta nel corso della partita. Tra le tribune, le telecamere incamerano l’ex pallone d’oro brasiliano Ronaldo: a differenza di quanto accaduto con l’omonimo Cr7 ieri, ci sono solo applausi per lui.

Dopo due giochi di studio, sul 40-30 e servizio Nadal, si vede il primo bel punto dell’incontro, che dà prima svolta della partita: Thiem si difende bene sullo smash di Nadal e riesce a fare suo il punto. L’austriaco prende fiducia, si scioglie e sfrutta l’aiuto di Rafa, che gli regala palla break mandando in rete un rovescio, convertito con una bella volée di rovescio dopo essersi costruito il punto con coraggio. Il pubblico del Santana capisce il momento difficile del suo campione e fa partire ancora più forte il sostegno per il maiorchino, che nel sesto gioco, alza livello del suo gioco, costringendo in due occasioni Thiem a forzare, dopo suoi grandi recuperi: Rafa ottiene due palle break e se la prima l’austriaco è bravo ad annullarla con un dritto lungolinea, sulla seconda sbaglia una facile volée di rovescio: dopo mezz’ora esatta di gioco, è 3 pari. Rafa è in gran forma e ributta sempre la pallina dall’altra parte, ma Thiem è bravo a cavarsi dagli impacci con un ottimo rendimento della prima. Ma nel decimo gioco, tre banali errori dell’austriaco (due col dritto ed uno con la volée) mandano sullo 0-40 Nadal: qui Dominic dimostra come stia maturando ad altissimi livelli, mantenendo la calma e continuando a spingere sull’acceleratore: prima fa sbagliare Nadal col rovescio in back, poi trova due vincenti col dritto, prima di portarsi sul 5 pari con due servizi vincenti. Si va dunque al tie-break, epilogo giusto di un primo set equilibrato e ben giocato, nel quale Nadal aveva sino a quel momento conquistato 40 punti contro i 38 di Thiem.

Il gioco decisivo è meraviglioso: 16 minuti di continui ribaltamenti di punteggio, con entrambi i giocatori che danno fondo alle loro capacità per portarlo a casa, regalando punti spettacolari e tantissime emozioni. Il primo ad allungare sul 4-2, grazie ad uno splendido recupero su smash di Thiem, è il campione di Manacor. Il 9 del mondo, però, ancora col dritto, recupera e, sfruttando errori col rovescio del maiorchino, si porta sul 6-5, dopo 71 minuti di partita, conquistando  il suo primo set point, che non converte mandando un rovescio in rete. Rafa tira fuori dal cilindro un missile col rovescio incrociato e passa sul 7-6, ma, nuovamente Thiem conferma di essere il terzo giocatore nella ATP Race non per caso e, prima lo annulla con un gran dritto vincente, poi conquista la sua seconda palla per il set, sull’ 8-7 con una gran volée di rovescio. Nadal mostra in questo momento il suo stato di fiducia nel suo tennis e si riporta in parità con un dritto lungolinea vincente e, dopo aver raccolto una brutta stecca di dritto di Thiem, converte il suo quinto set point, con l’austriaco che butta lungo nuovamente col suo miglior fondamentale, dopo 78 minuti, ben 23 minuti dopo i primi avuti nel decimo gioco.

Il secondo set si apre subito con un gioco importante, che si rivelerà decisivo per le sorti del parziale e del match: Thiem forse ripensa alle occasioni avute e non sfruttate sino a quel momento, mentre Nadal mette in campo tutta la sua esperienza in partite di questa importanza, spingendo sin dai primi punti. L’austriaco manda fuori due dritti e in un attimo si è sul 30-40. Dopo uno scambio infinito, Dominic non ne ha più e sparacchia lungo un dritto, mandando lo spagnolo sull’1-0 e servizio: sarà l’unico break del parziale. Le emozioni tuttavia non cessano qui, anzi. Nel game successivo, durato 11 minuti e 14 punti, l’austriaco fa capire che non è uscito mentalmente dalla partita e, con un gran dritto anomalo lungolinea conquista una nuova palla break: in questo frangente non è fortunato perché la sua risposta termina sul nastro, accomodandola per Rafa che chiude facilmente. I due giocatori mantengono per due volte ciascuna il servizio a 0, portando il punteggio sul 4-2 e si arriva sul 5-3 per Nadal senza situazioni particolari di punteggio da riportare. Nel nono gioco serve Thiem e Rafa ha fretta di chiudere una partita difficile: alza ancor di più la velocità di crociera e con due spettacolari dritti lungolinea giunge sul 15-40, guadagnando due match-point. L’austriaco mostra la sua tempra di guerriero e li annulla: nel primo si aiuta col nastro che devia nella propria meta campo la risposta di Rafa, sul secondo, Dominic è bravo e coraggioso ad attaccare, costringendo in corridoio il passante di rovescio lungolinea.

A questo punto il 9 ATP manda Nadal ad avere la pressione di dover servire per chiudere il match, portando a casa il game con due grandi dritti. L’austriaco ne ha ancora: pressa con palle forti e profonde il maiorchino che va in difficoltà: sul 15-40 l’allievo di Gunther Bresnik (assente questa settimana nel suo box) ha due palle per allungare il match. Rafa le annulla prima con un ace (il terzo della sua partita) e poi, scatenando la folla, con un coraggiosissimo e splendido dritto lungolinea. Il nove volte campione del Roland Garros si rilassa un secondo e commette il quarto doppio fallo del suo incontro, regalando a Thiem la terza palla del 5 pari, annullata nuovamente con un dritto in contropiede. Sembra finita quando Rafa, con un nuovo ace guadagna il suo terzo match point, ma Thiem gioca ormai a braccio sciolto e con un bellissimo dritto lungolinea lo annulla. Rafa deve tirar fuori una palla corta che manda alle corde Thiem.

Questo punto manda in visibilio il Manolo Santana, che si alza in piedi in estasi per applaudire lo spettacolo a cui sta assistendo. Dopo 2 ore e 17 minuti di una bellissima finale, arriva finalmente il momento per Nadal di potersi lasciare andare ai festeggiamenti col suo pubblico, conquistando per la quinta volta in carriera il Masters 1000 di Madrid: il maiorchino spinge da fondocampo, attacca sul rovescio di team e raccoglie con una stop volley di rovescio il successo, che lo incorona come assoluto favorito degli Internazionali e, soprattutto, del Roland Garros alle porte.

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Programma denso per Sinner, Sonego e Musetti. Berrettini aspetta Acapulco: il febbraio dei tennisti italiani

Dopo un Australian Open deludente, per i principali azzurri è tempo di cercare punti importanti per la classifica verso Indian Wells e Miami: ecco i loro prossimi impegni

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Nazionale Italiana - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Musetti e Berrettini fuori al primo turno, Sonego al secondo: per quasi tutti i principali tennisti italiani è stato un Australian Open sicuramente inferiore alle aspettative. Solo il bilancio di Sinner è sufficiente, essendosi arreso solo al quinto set a Tsitsipas, il finalista del torneo. Chiusa la parentesi dell’estate australiana, con il mese di febbraio gli alfieri azzurri voltano pagina e si buttano a capofitto negli ATP 500 e ATP 250 in calendario con l’obiettivo di mettere insieme punti importanti per la classifica in vista di Indian Wells e Miami. Facciamo allora un breve punto sul programma di febbraio dei principali tennisti italiani tenendo presente che Fabio Fognini è attualmente ai box per infortunio e che l’Italia non partecipa ai Qualifiers di Coppa Davis di questo weekend perchè già ammessa alla fase a gironi di settembre.

Sinner sceglie i tornei indoor europei

Da Jannik Sinner a Melbourne sono arrivati segnali confortanti, ma ora è tempo di migliorare la classifica: l’attuale numero 17 non rende pienamente merito alle sue potenzialità e l’obiettivo non può che essere quello di riavvicinarsi ai primi dieci del mondo per incontrare tennisti del livello di Tsitsipas più avanti degli ottavi nei principali tornei. Ecco perché il programma dell’altoatesino prevede tre tornei sulla superficie forse a lui più congeniale, il veloce indoor. Nel mese di febbraio Jannik ha optato per i tornei europei al coperto: sarà in campo in Francia, nei 250 di Montpellier e Marsiglia. In mezzo l’ATP 500 di Rotterdam a cui l’anno scorso non potè partecipare per via del Covid.

Musetti e la gira sudamericana su terra battuta

Lorenzo Musetti si gode il suo best ranking al n.18, ma ha bisogno di mettere fieno in cascina in questa prima parte dell’anno per difendere con più serenità le cambiali in scadenza da giugno in poi. Per questo – a differenza di quanto accadde nel 2022 – ha optato per un ritorno su quella che rimane la sua superficie preferita, la terra rossa. Giocherà la “gira sudamericana” sul mattone tritato partendo dall’Argentina Open di Buenos Aires (ATP 250), poi si trasferirà in Brasile per il Rio Open (ATP 500), infine volerà in Cile per l’altro ATP 250 di Santiago.

 

Berrettini, settimane di allenamento verso Acapulco

Scelta in controtendenza rispetto ai suoi compagni di Nazionale per Matteo Berrettini, che al momento è iscritto a un solo torneo in questo mese, l’ATP 500 di Acapulco che si gioca a cavallo tra febbraio e marzo. Il tennista romano, nonostante sia scivolato al n.22 ATP, ha scelto – come fanno molti top player – di effettuare un richiamo di preparazione in un mese che può essere interpretato come la vera off-season per i tennisti di vertice. Una mossa che potrebbe essere dettata anche dalla necessità di lavorare sulla forma fisica e sulla prevenzione degli infortuni per puntare ad arrivare al meglio della forma alla stagione della terra rossa europea. Da Montecarlo al Roland Garros, Matteo non difende alcun punto perché l’anno scorso non giocò per infortunio.

Sonego tra l’Europa e i ricchi tornei arabi

Lorenzo Sonego fa all-in e dopo la sconfitta al secondo turno di Melbourne contro Hurkacz punta a disputare quattro tornei in questo mese, con l’obiettivo di tornare saldamente nella Top 50 (oggi è 51). Non ha molti punti da difendere: l’anno scorso di questi tempi raccolse come miglior risultato una semifinale a Buenos Aires. Quest’anno per il torinese niente terra rossa sudamericana ma tornei sul veloce, sperando di ripetere l’exploit di Metz 2022. Vedremo Sonego a Montpellier (250) e Rotterdam (500), poi volerà nella penisola araba, dove è dentro ai tornei di Doha (250) e Dubai (500).

Terra rossa sudamericana per Marco Cecchinato

L’ultimo tennista italiano nella Top 100, Marco Cecchinato (attualmente al numero 95 ATP), ha in programma di volare in Sudamerica per sfruttare i tornei su terra battuta. Attualmente è dentro al tabellone principale di Cordoba, al via la prossima settimana. Poi dovrebbe giocare le qualificazioni a Buenos Aires e Rio De Janeiro; è iscritto anche a Santiago, dove al momento è fuori dal main draw di due posti.

Il febbraio dei principali tennisti italiani: il programma
6/12 febbraio: Sinner e Sonego a Montpellier, Cecchinato a Cordoba
13/19 febbraio: Musetti a Buenos Aires, Sinner e Sonego a Rotterdam
20/26 febbraio: Musetti a Rio De Janeiro, Sinner a Marsiglia, Sonego a Doha
27 febbraio/3 marzo: Musetti a Santiago, Berrettini ad Acapulco, Sonego a Dubai

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Frédéric Fontang, coach di Auger-Aliassime: “Quest’anno punto su Felix vincitore a Wimbledon” [VIDEO ESCLUSIVO]

“Mostrare le emozioni, positive e negative ci sta, ma ci sono dei limiti. Non si tratta solo di vincere o perdere, ma come”. Due chiacchiere con uno degli allenatori del momento, dal 2017 sulla panchina del talento canadese

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Un buongiorno a tutti gli appassionati di tennis di Ubitennis! Prima dell’avvio degli Australian Open abbiamo avuto il piacere di parlare con il coach di Felix Auger Aliassime, Frederic Fontang, che ringraziamo per la sua disponibilità; Frederic è stato nominato e votato dai colleghi coach ATP fra i 5 coach dell’anno 2022, in quanto ha aiutato Felix a raggiungere le Nitto ATP Finals e a scalare il ranking fino alla posizione n.6 del mondo.

D: Per cominiciare ti chiediamo un commento sul’anno appena concluso:

R: Questo è il periodo dell’anno in cui si torna in Australia e si comincia una nuova stagione. Siamo contenti della stagione 2022, Felix ha vinto 4 tornei e si è qualificato per le Finals a Torino, che fra l’altro è una splendida città. Tante emozioni positive e tanti “check” nella lista dei traguardi da raggiungere. Ha vinto la Davis, ha vinto dei tornei anche a livello ATP 500, per cui i prossimi passi sono naturalmente i 1000, gli Slam e il numero 1 nel ranking. Ma la competizione non conosce soste e quindi dobbiamo continuare così.

 

D: La mia prossima domanda riguarda gli aspetti mentali del tennis. Questo sport a volte è chiamato lo sport del diavolo. Dal tuo punto di vista, sotto il profilo mentale, quali i sono i punti di forza e di debolezza di Felix su un campo da tennis? Ad esempio nel 2022 Felix è stato comparativamente più bravo a salvare break point che a trasformarli.

Break point salvati contro top-20 – anno 2022

R: Naturalmente una dei punti di forza di Felix è il servizio e questo lo aiuta parecchio a salvarsi. Mentre quando cerca di convertire una palla break si trova in risposta e quindi ovviamente parte da una posizione di difesa. Ma questa è solo una parte della spiegazione e comunque è un aspetto su cui dobbiamo migliorare. Per quanto riguarda invece la parte mentale, il suo punto di forza è la resilienza. A prescindere dai risultati, che vinca o perda, lui comunque torna il giorno dopo ad allenarsi con un’attitudine positiva, come ad esempio è successo l’anno scorso a Wimbledon e allo US Open, dove ha perso al primo turno. Ma è stato capace di tornare in campo con tutta l’attenzione e il focus necessari per ritornare in carreggiata. È molto consistente, sa dove vuole arrivare e questo è sicuramente un punto di forza di Felix.

D: Continuamo allora sul tema della forza mentale: diciamo che a partire dagli anni ’80/90, soprattutto negli Stati Uniti, la “mental strenght” è diventata un fattore chiave nell’allenamento di un tennista professionista. Mi riferisco in particolare al classico “16 seconds cure” di Jim Loehr (positive phisical response, relaxation, preparation, rituals). Credi ad esempio che queste metodologie siano ancora attuali?

R: Il tennis è una competizione dura, è un po’ come la boxe ma senza contatto fisico. Tutti vogliono imporre il proprio gioco ed essere aggressivi. Ciò significa essere sempre pronti su ogni punto, ogni colpo. Durante gli scambi è fondamentali essere reattivi. E poi tra un punto e l’altro non bisogna abbattersi per un colpo sbagliato, l’importante è rimanere nel presente e focalizzarsi sul punto successivo. Diciamo che una volta si badava più a cercare di mantenere l’aggressività in campo, mentre adesso conosciamo meglio il cervello. Abbiamo più strumenti per capire come funziona il cervello e il corpo, e cerchiamo di applicarli. Con Felix cerchiamo di sviluppare degli strumenti per comunicare e guidarlo al meglio nelle routine, nella preparazione al match e durante il match. Quello che vedo è che oggi la cassetta degli attrezzi sotto questo punto di vista è molto più ricca.

D: Suppongo che sia un po’ un processo di scoperta, in cui si provano cose diverse e si vede cosa funziona; e conta anche quanto il giocatore “compra” quello che si sta cercando di proporre; qual è l’atteggiamento di Felix?

R: È un aspetto su cui siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, assieme alla parte fisica, tecnica e tattica. Ogni giocatore è diverso e bisogna trovare per ognuno le giuste chiavi. Ma stiamo migliorando, per rendere le cose più semplici è necessario essere consistenti ed essere capaci di girare l’interruttore e passare in modalità “competizione”. Inoltre come dicevamo prima è fondamentale non guardare né avanti né indietro ma rimanere sul presente, un po’ come nella vita. Solo che lo sport è un acceleratore, tutto va molto più di fretta.

D: Parlando di emozioni, a volte ti è capitato di vedere Felix dare la sensazioni di arrendersi? Ad esempio a volte succede di vedere un giocatore dare l’impressione di non combattere e lanciare dei segnali negativi in termini di linguaggio del corpo, quando l’avversario trova dei momenti in cui gioca al meglio. Ti è capitato a volte di vedere Felix rivolgersi al tuo angolo durante un match come per dire “e che faccio con questo?” Come gestite queste situazioni? Magari qualche eruzione di rabba per darsi una scossa può essere un’idea?

R: è come con la tecnica, devi allenarti non solo sulla meccanica dei colpi, ma allenarti a ripetere come gestire bene certe situazioni. La frustrazione e la rabbia emerge quando le attese non sono allineate con le esecuzioni. A volte succede ed è normale e le emozioni arrivano. Ma il punto non è bloccare le emozioni, è imparare a gestirle, riconoscerle e trattarle adeguatamente. Per fare questo serve applicare delle tecniche, ma anche queste cose vanno allenate. Nel caso di Felix ad esempio una chiave del suo gioco è l’aggressività, il suo gioco è molto fisico e l’energia che mette in campo deve essere sempre molto alta. Il rischio però è quello di metterci troppa energia e andare fuori giri. Quindi è necessario mostrare intensità, un linguaggio del corpo positivo, per scaricare la tensione ed essere aggressivo, ma quando l’intensità comincia ad essere troppa e le emozioni superano una certa soglia, lui ha imparato a rallentare e riprendere il controllo della situazione. E qui è una questione di applicare gli strumenti giusti: ad esempio concentrandosi sulla respirazione, visualizzando immagini di un certo tipo e azionando delle routine. Tutto questo però va allenato affinchè quando si gioca sul serio le cose escano più naturali.

D: Passiamo ad un aspetto leggermente diverso: qua passiamo a parlare di attitudine: è possibile avere allo stesso tempo uno spirito ferocemente competitivo in campo ed essere una persona normale ed equilibrata fuori? Voglio dire, rifiuarsi di perdere sempre e comunque con tutte le proprie forze è forse uno dei tratti distintivi di un grande campione, come la vedi?

R: Su questo posso esprimere il mio modo di vedere le cose, che è anche il modo di vedere le cose dei genitori di Felix ed è il modo in cui Felix è stato educato. Ad esempio Felix è una brava persona, ma questo deriva dall’educazione. Che una vinca o perda secondo me in ogni caso deve comportarsi bene, dentro e fuori del campo. Inoltre quando uno arriva a certi livelli diventa anche un role-model, anche per i bambini, ed è giusto inviare i messaggi giusti. Per me ci sono delle linee chiare da seguire, ma questo non significa essere remissivi; io credo che uno possa essere un gran combattente in campo, ma rispettando gli avversari e i fan, come hanno sempre fatto Federer e Nadal. Le emozioni non possono essere eliminate, ma in ogni caso ci sono dei limiti. Mostrare le emozioni, positive e negative ovviamente ci sta, ma comunque ci sono dei limiti. Ad esempio anche spaccare una racchetta, può succedere che in un momento di frustrazione succeda, ma anche la frequenza con cui succede conta. Ci sono anche dei bambini che guardano e dobbiamo essere dei modelli. Se ci comportiamo male poi passa il messaggio che per avere successo bisogna comportarsi negativamente. Non è solo una questione di vincere e perdere, ma come.

D: Visto che siamo all’inizio dell’anno, facciamo un piccolo gioco: se dovessi scommettere nel 2023, chi vincerà i tornei del Grande Slam e chi andrà a Torino?

R: A parte Felix, che adesso è in una posizione di potersi presentare per vincere, credo che Rafa, anche se molti dicono che potrebbe ritirarsi, l’anno scorso ha vinto 2 Slam e ha finito la stagione da n. 2 del mondo. Secondo me Rafa rimane il favorito per il Roland Garros nonostante tutto. Per l’Australian Open ovviamente c’è Djokovic. Ci siamo allenati assieme ad Adelaide e Novak è pronto alla sfida. E non dimentichiamo Medvedev. Per i tornei sul cemento insomma Djokovic e Medvedev per me sono i due favoriti e quindi per US Open e Australian Open direi che punterei su di loro. E infine su Wimbledon il discorso secondo me è più aperto. Felix ha già fatto i quarti lì, ha un gran servizio e ha tutte le armi per fare bene. E quindi il mio pronostico è Felix vincitore a Church Road.

D: Da italiano spero che a Wimbledon ci siano anche Sinner e Berrettini come contender…

R: Sì certo, Wimbledon alla fine è il torneo che si presta meglio a sorprese. L’erba è sempre particolare. E Djokovic ovviamente non può che essere fra i favoriti, ma anche Berrettini e Sinner vanno ricordati, Fritz pure non è da sottovalutare.

D: Arriviamo alla fine dell’intervista con le ultime due domande: nei prossimi giorni uscirà su Netflix la serie “Break Point”, dagli stessi produttori della serie “F1 drive to survive”.  Ho visto che nel teaser compare anche Felix, per cui assumo che siate stati coinvolti: ci puoi dare un feedback su questa esperienza? Alla fine deve essere stato qualcosa di nuovo, avere delle troupe televisive che vi seguono anche nei momenti più privati e in spazi dove normalmente i media non hanno accesso. È stato qualcosa che vi ha infastadito? O alla fine è stato un piacere condividere questi aspetti? E infine un’ultima cosa: ci potete dare qualche anticipazione/impressione? Avete visto qualcosa in anteprima?

R: È vero che durante i Masters 1000 e Grand Slam l’anno scorso la troupe di Netflix era presente. Non sempre, ovviamente, però si vedevano prima e dopo i match e anche in palestra o negli allenamenti. Ma si sono comportati in maniera estramente professionale, mantenendo la distanza quando era richiesto. Sotto questo aspetto niente da dire. E lato nostro è vero che all’inizio era una cosa un po’ strana e magari non eravamo molto naturali, ma poi ci siamo abituati ed è stata una bella esperienza. Sul dopo non saprei dirti, ne sappiamo quanto voi: ho visto anche io solo il teaser, per cui non posso aiutarti. Felix ha fatto bene, è stata una storia positiva per cui penso che gli abbiano dedicato spazio, ma non si può sapere. Netflix e i produttori hanno la loro agenda e le loro priorità, anche in termini narrativi. Devono costruire delle storie che siano interessanti e spero che possa riflettere la realtà e che le necessità di mettere insieme una storia rispecchi comunque la realtà.

D: Chiudiamo con un’ultima domanda: in un certo senso i media sono necessari per lo show, ma capisco che a volte possano essere una scocciatura; se potessi decidere come ti piacerebbe che fossero organizzati le cose? Ti piacerebbe che ci fosse magari un rapporto più collaborativo?

R: Credo che i giornalisti siano molto importanti, non solo nello sport. Hanno la connessione con gli atleti, possono raggiungere e diffondere informazioni che altrimenti non sarebbero disponibili. Ma credo che per i giocatori le cose potrebbero essere organizzate diversamente, alla fine è un po’ sempre lo stesso, un po’ monotono. Le domande quasi sempre si ripetono, sarebbe bello che si riuscisse a rendere le cose più interessanti. Alla fine i giocatori sono giovani e sono abituati a destreggiarsi con i social media quindi magari è anche una questione di contenuti; e poi c’è anche un discorso di timing, di quando fare queste cose. Dopo il match ovviamente è necessario parlare con gli atleti, ma anche parlare con i coach sarebbe interessante, anche per avere qualche approfondimento, discutere della preparazione ai match, o anche gli aspetti mentali. Però è importante trovare degli strumenti e istruire un processo per rendere tutto più semplice. Spero che in futuro le cose possano migliorare, di sicuro c’è margine per migliorare.

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Jenson Brooksby si separa dallo storico coach Joseph Gilbert

Termina il sodalizio tra Jenson Brooksby e il suo coach di sempre, Joseph Gilbert

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La nuova generazione del tennis USA sta vivendo un momento d’oro (come sottolineato anche dall’Hall of Famer Steve Flink nella video-intervista col Direttore Scanagatta). Tommy Paul disputa la sua prima semifinale slam in Australia, dopo i successi ad Indian Wells di Taylor Fritz dell’anno scorso e di Frances Tiafoe allo US Open. Sempre più competitivi anche Sebastian Korda e Brandon Nakashima e, ancora a Melbourne, si è messo in luce per la prima volta fuori dal suolo americano anche Ben Shelton.

Aria di crisi invece per un’altra grande promessa d’Oltreoceano, Jenson Brooksby. Per il 22enne di Sacramento, attuale n. 38 del ranking ATP, si tratta di un avvio di stagione complicato. Dopo aver perso al terzo turno a Melbourne per mano del connazionale Paul – nonostante avesse estromesso il Casper Ruud nel turno precedente -, arriva la notizia della separazione dallo storico coach Joseph Gilbert.

Gilbert, tennista professionista da giovane, ha poi continuato la carriera come coach, fondando la sua propria Academy, la JMG Tennis. Molto stimato negli USA per i suoi metodi di insegnamento e allenamento, seguiva Jenson da più di 15 anni. Con la separazione da Gilbert, giunge anche la notizia del ritiro di Brooksby dalla Coppa Davis e del forfait nel torneo di Dallas, un ATP 250 al via tra pochi giorni. Il tennista americano aveva disputato proprio a Dallas una delle tre finali raggiunte finora in carriera.

 

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