ATP Cincinnati: Fognini vince senza brillare, ora lo aspetta Thiem

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ATP Cincinnati: Fognini vince senza brillare, ora lo aspetta Thiem

In una partita costellata dagli errori, il nostro N.1 supera il next-gen Daniil Medvedev in due set lottati. Al secondo turno trova il N.3 del seeding. Avanti Gasquet e Karlovic, Lopez elimina Chung e trova Dimitrov, Mischa Zverev supera Verdasco

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F. Fognini b. D. Medvedev 7-6(5) 6-4 (Michele Trabace)

Comincia con una vittoria sofferta ma meritata l’estate sul cemento americano di Fabio Fognini. Il numero 25 ATP, che ha preferito come consuetudine giocare i tornei estivi sulla terra in Europa (vincendo a Gstaad), sconfigge in due partite Daniil Medvedev, numero 51 del mondo. Dopo i quarti di finale raggiunti qui a Cincinnati nel 2014, Fabio riesce a vincere all’esordio qui in Ohio dopo che nelle ultime due edizioni era stato eliminato al primo turno.

Nel primo set entrambi i giocatori concedono molto al servizio, alternano buoni colpi a errori evitabili. Chi ne approfitta inizialmente di queste fasi di gioco è Medvedev, il quale si porta avanti 4 a 2 con una palla per allungare ulteriormente, ma Fabio è bravo a rientrare nel parziale e agganciare l’avversario sul 4 pari. Quando l’inerzia sembra passare dalla parta del nostro connazionale, il russo trova un ulteriore break nell’undicesimo game, che lo porta a servire per il set, con Fognini che però trova la forza per strappare nuovamente la battuta a Medvedev, issandosi cosi al tie-break: si gioca punto a punto, ma il tennista di Arma di Taggia sul 5-5 centra l’allungo decisivo, concretizzando la prima palla set a disposizione grazie ad una buona prima.

 

Parziale giocato in maniera altalenante dai due protagonisti, 27 errori non forzati e 16 vincenti per Fabio, mentre Medvedev chiude con 9 vincenti e 18 non forzati. Riprende il gioco con l’azzurro che non riesce a sfruttare nel gioco iniziale ben 4 palle break, il nativo di Mosca ne approfitta e si porta avanti sul 3 a 1. Fognini rimane concentrato, recupera subito il break, aggancia l’avversario e al quarto break point (e due volte la racchetta scagliata a terra) nel settimo gioco gli toglie ancora il servizio, grazie soprattutto allo slice di rovescio che manda in tilt il 21enne della Next-Gen. Fabio sembra ora padrone del campo, già nel nono game vanifica tre palle match, si procura altri tre match points al servizio, ma è l’ottavo in totale a essere quello buono, aggiudicandosi anche il secondo set per 6-4. Bravo Fognini a rimanere concentrato nei momenti chiave del match e a battere un avversario ostico. Nel prossimo turno si troverà di fronte Thiem, con cui ha un solo precedente giocato nel 2015 a Monaco di Baviera vinto agevolmente dall’austriaco.

F. Lopez b. H. Chung 7-6(5) 6-1 (Matteo Orlandi)

Feliciano Lopez vendica la sconfitta al tie break del terzo set della scorsa settimana a Montreal contro il Next Gen Hyeon Chung, schiantando il coreano al termine di una prestazione convincente e concentrata, la seconda in tre scontri diretti. Primo set dominato dai servizi con nemmeno l’ombra di palla break: l’asiatico, fresco di best ranking alla posizione numero 48, si mostra solido da fondo e immune ai gratuiti, con un servizio mai devastante ma carico di slice e difficilmente attaccabile: Feliciano dal canto suo si presenta con un approccio da subito evidentemente ben più propositivo rispetto a quello indolente mostrato nel primo set in Quebec. Lo spagnolo offre le variazioni e le discese a rete dei giorni migliori, rendendosi più incline all’errore dell’avversario ma aiutato da un servizio poderoso. Il tiebreak è la naturale conclusione del parziale e l’estrosità dello spagnolo prevale sulla regolarità del coreano: 7 a 5 dopo uno scambio di minibreak negli ultimi 3 punti, dove va segnata con il circoletto rosso una fantastica volée smorzata a rete da parte del nativo di Toledo che fa spellare le mani al folto pubblico del Campo 3.

L’equilibrio assoluto del primo set viene spazzato via nel secondo parziale. Lopez annulla nel primo gioco la prima e unica palla break della sua partita: i servizi vengono rispettati nei due game successivo e Chung nel quarto gioco va rapidamente 30-0, rispettando fin lì il copione. Improvvisamente la partita del Next Gen finisce lì, senza apparente spiegazione. Chung non vede più il campo, lo spagnolo lo breakka per la prima volta nel match e concede il bis a zero nel game di risposta successivo. Lopez chiude agevolmente al servizio e manda Chung a riflettere negli spogliatoi sul suo improvviso black out, dopo un’ora e 16 minuti di partita. 7-6 6-1 finale per il vincitore del Queens che ora è pronto a incrociare la testa di serie numero 7 del torneo, Grigor Dimitrov (2-2 i precedenti) nel quarto di tabellone sguarnito dal forfait di Federer. Occasione ghiotta per entrambi.

M. Zverev b. F. Verdasco 6-4 6-4 (Roberto Ferri)

Un’era tennistica fa, ovvero tra il 2007 e il 2008, il mancino spagnolo Fernando Verdasco (40 ATP) fu capace di battere per quattro volte in altrettanti incontri l’attuale numero 26 del mondo, il tedesco Mikhail Zverev, anch’egli mancino.
Oggi Mischa ha colto il suo primo successo contro lo spagnolo togliendogli il servizio nel primo gioco del primo e del secondo set per poi difendere il vantaggio attaccandolo quasi incessantemente nei propri turni di battuta in un modo che a molti avrà ricordato il miglior Pat Cash,  anche per una certa somiglianza fisica e gestuale con mr Wimbledon ’87.
Zverev ha potuto contare su percentuali di prime in campo superbe (83% nel primo set e 72% nel secondo) piazzate nel quadrato di Verdasco in tutte le varianti possibili: ad uscire, al corpo e al centro. A seguire prima volée profonda quasi mai definitiva e naso attaccato alla rete per chiudere con la successiva. Raramente Zverev ha avuto bisogno di andare oltre la seconda volée per vincere il punto. Ma quando è stato necessario, lo ha fatto con la determinazione e i riflessi di un felino sul sentiero di caccia; il terzo punto dell’ultimo game del Match ne è esempio illuminante.
Ottimo da parte di Mischa anche  l’uso del passante di diritto sui contrattacchi di Verdasco, che non è riuscito a conquistare una palla break in tutto il match. Una sola volta, nell’ultimo game dell’incontro, Verdasco si è trovato per un breve istante in vantaggio di un 15 sul servizio del tedesco.
Troppo poco e troppo tardi.
Ora ci auguriamo patriotticamente che a sfidare Zverev nel secondo turno ci sia Paolo Lorenzi che domani incontrerà il suo quasi omonimo Carreno Busta.

Gli altri incontri (Giovanni Vianello)

Nel suo esordio a Cincinnati, Richard Gasquet si disfa piuttosto agilmente del qualificato australiano John-Patrick Smith con un 6-4 6-4. L’australiano ha mostrato un gioco un po’ troppo rischioso (i suoi colpi sono stati molto piatti e quasi raso-rete, tanto che spesso si sono fermati sul nastro o sulla rete) ed al francese è bastata una prestazione nemmeno eccessivamente buona per vincere. L’unico pericolo corso da Richard si è verificato quando si è trovato sotto di un break nel secondo set (4-2 e servizio per Smith), ma ha immediatamente pareggiato i conti e poi ha operato un altro break. Esce al primo turno Donald Young, che perde il derby statunitense con il classe 1997 Tommy Paul, che in quest’estate americana ha già raggiunto i quarti ad Atlanta e Washington. Poco dopo, si è assistito ad una performance a dir poco scioccante di Benoit Paire, opposto oggi al ventitreenne statunitense Mitchell Krueger, Paire che, dopo essere stato in campo per tre game, inizia una discussione nel quarto gioco con l’arbitro su una chiamata, ad avviso del francese, errata e subisce in seguito un parziale di 10 giochi a 1, uscendo di scena a dir poco mestamente dal torneo (6-2 6-1 il risultato per Krueger). La performance di Paire è stata costellata di palle corte e serve and volley a dir poco azzardati, giocate dettate molto probabilmente dalla frustrazione verso l’arbitro che spesso attanaglia il francese. Ivo Karlovic vince uno dei pochi incontri della sua carriera che non hanno visto nemmeno un tie-break, estromettendo il ceco Jiri Vesely in tre set. La giovane speranza britannica Kyle Edmund esce subito di scena, eliminato in tre set da Joao Sousa. Frances Tiafoe si dimostra nettamente superiore a Maximilian Marterer, sconfiggendolo 6-3 7-6. Per il tedesco ancora non arriva la prima vittoria in un tabellone principale del circuito maggiore. Non c’è storia tra Kozlov e Querrey, in un altro derby a stelle e strisce, con Sam che vince 6-3 6-0. Kozlov è stato troppo poco consistente in confronto al Querrey in fiducia di quest’anno. Querrey è stato particolarmente debordante con le sue armi migliori, il servizio ed il dritto. Il lucky loser indiano Ramanathan batte il qualificato americano Eubanks al terzo set in un improbabile match notturno sul Campo Centrale.

Risultati:

R. Gasquet b. [Q] J. Smith 6-4 6-4
I. Karlovic b. J. Vesely 6-3 3-6 7-5
[WC] T. Paul b. D. Young 6-4 7-6(4)
F. Lopez b. H.Chung 7-6(5) 6-1
[Q] M. Krueger b. B. Paire 6-2 6-1
F. Fognini b. D. Medvedev 7-6(5) 6-4
[Q] J. Sousa b. K. Edmund 6-3 2-6 6-3
[WC] F. Tiafoe b. [Q] M. Marterer 6-3 7-6(2)
[15] S. Querrey b. [WC] S. Kozlov 6-3 6-0
M. Zverev b. F. Verdasco 6-4 6-4
[LL] R. Ramanathan b. [Q] C. Eubanks 6-7(5) 6-1 6-4

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Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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Sospensione di due mesi per Verdasco, positivo all’antidoping per una dimenticanza

Fernando Verdasco non aveva rinnovato l’esenzione medica che gli permetteva di usare il farmaco vietato. Potrà tornare a giocare dal 9 gennaio

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

‘Tutto bene quel che finisce bene’ verrebbe da dire leggendo fino in fondo l’ultimo comunicato ufficiale dell’ITIA, l’Agenzia internazionale per l’integrità nel mondo del tennis. Il protagonista della vicenda è Fernando Verdasco, 39 anni lo scorso 15 novembre e numero 125 del mondo. Lo spagnolo sta scontando in queste settimane una sospensione di due mesi figlia di un accordo volontario con la stessa ITIA, in seguito a un test antidoping positivo effettuato nel febbraio di quest’anno durante il torneo di Rio de Janeiro. La sostanza vietata che è stata rintracciata in quell’occasione è il metilfenidato, contenuto in un farmaco che Verdasco usa per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I problemi sono però sorti in quanto l’ex numero 7 del mondo aveva dimenticato di rinnovare l’esenzione per uso terapeutico (TUE) che dunque non lo poteva tutelare al momento del test.

Nel comunicato dell’ITIA si legge però che l’Agenzia “accetta che il giocatore non aveva intenzione di imbrogliare, che la sua violazione è stata involontaria e non intenzionale, e che non ha alcuna colpa o negligenza significativa. Nelle circostanze specifiche di questo caso, in base al grado di colpa del giocatore, il TADP (il “Tennis Anti-Doping Programme”, ndr) consente di ridurre il periodo di ineleggibilità applicabile da due anni a due mesi”. Verdasco ha infatti immediatamente ammesso la violazione e ha dato prova della diagnosi e della prescrizione medica del farmaco in questione.

Lo scorso 9 novembre, giorno della sua ultima partita ufficiale, il giocatore nato a Madrid ha accettato volontariamente una sospensione provvisoria dopo la notifica dell’accusa e potrà quindi tornare a giocare già dal prossimo 9 gennaio, senza dover saltare la trasferta australiana. Dopo l’antipasto della United Cup (dal 29 dicembre al 5 gennaio), proprio nelle settimana del 9 prenderanno il via le qualificazioni al primo Slam stagionale.

 

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