Coppa Davis: assolo di Pouille, finalmente "La Dixième"!

Coppa Davis

Coppa Davis: assolo di Pouille, finalmente “La Dixième”!

LILLE – Il match decisivo per la Coppa Davis 2017 è un no-contest. Lucas Pouille annichilisce Steve Darcis e regala la decima insalatiera alla Francia dopo 16 anni di attesa

Pubblicato

il

 
 

Goffin è una sentenza, si decide tutto al quinto match

Finale Coppa Davis 2017

Francia-Belgio 3-2 (Stade Pierre Mauroy, Francia, cemento indoor)

 

L. Pouille (FRA) vs S. Darcis (BEL) 6-1 6-3 6-0 (dal nostro inviato a Lille)

La Francia torna ad essere campione del mondo: Lucas Pouille, 18 ATP, ottiene a 23 anni quella che sinora è la più importante vittoria della carriera, dominando sin dai primissimi giochi un Darcis deludente, autore di una prova degna della sua classifica da comprimario (76). La Francia con questo decimo successo (quarto nel dopoguerra) affianca la Gran Bretagna al terzo posto della classifica delle nazioni con più vittorie in questa manifestazione: restano molto distanti USA (32) e Australia (28). Questa è anche la vittoria di Yannick Noah, vincitore della sua terza Davis da capitano (dopo quelle del 1991 e del 1998): ha saputo gestire l’abbondanza di scelte più o meno dello stesso livello a sua disposizione, mantenendo la squadra compatta e scegliendo alla fine, nonostante i mugugni della stampa, sempre per il meglio: ha avuto ragione sia sul doppio, sia su chi schierare nel quinto incontro. Per Pouille si vedrà adesso se questo trionfo francese con la sua firma sarà un trampolino di lancio o il gradino più alto della carriera: negli ultimi 30 anni, chi ha vinto il quinto incontro della finale di Davis, non ha mai avuto eccellenti carriere, ad eccezione forse di Safin, che però, quando lo vinse nel 2006, era stato già numero 1 e vincitore di Slam.

Non è servita al Belgio la grande esperienza di Darcis nel quinto incontro di Davis, giocato e sempre vinto nelle già cinque volte che lo aveva disputato: le più importanti, nelle semifinali 2017 contro Thompson e 2015 contro Del Bonis. Precedentemente, negli spareggi play-off aveva sempre salvato il Belgio, vincendo contro l’israeliano Weintraub nel 2013, sull’australiano Ball nel 2010, e sull’ucraino Bubka nel 2009. Steve era stato comunque decisivo per arrivare a Lille, non solo in semifinale, ma soprattutto a Francoforte a febbraio (vittorie su Sasha Zverev e Kohlshreiber), ma ormai ha 33 anni e, se il Belgio vuole vincere la sua prima Davis, deve sperare che maturi presto qualche giovane da affiancare all’ottimo Goffin di queste settimane.

Andando a ritroso nelle ultime trenta edizioni della Coppa Davis, era appena l’ottava volta che il trofeo veniva assegnato nel quinto incontro. Infatti, scorrendo l’albo d’oro della competizione, nel 1996 Boetsch sconfisse fuori casa Kulti 10-8 al quinto, nel 2001 Nicolas Escude ebbe la meglio in trasferta sull’australiano Wayne Arthurs e nel 2002 Mikhail Youzhny battè Mathieu a Parigi Bercy. L’elenco continua trovando nel 2006 Safin che sconfisse Acasuso, nel 2010 Troicki vincitore su Llodra, nel 2012 e nel 2013 Radek Stepanek decisivo in finale per la Repubblica Ceca due volte consecutive, rispettivamente a Praga contro Almagro e a Belgrado contro Lajovic. L’anno scorso, infine a Zagabria, Del Bonis, sconfiggendo Karlovic regalò la prima Davis della sua storia all’Argentina.

Da spettatore, assistere alla quinta partita della finale di Davis è molto emozionante, non deve esserlo però per i giocatori: difficile immaginare la tensione che provavano, sapendo che molto probabilmente quella sarebbe stata la partita più importante della loro carriera. Basta del resto, anche ricordando che in questo incontro giocano per regolamento i numeri 2 delle nazionali, rileggere l’elenco dei giocatori che negli ultimi 30 anni avevano fatto questa partita per rendersene conto: tra di loro, solo Safin ha vinto Slam ed è stato numero 1, gli altri non hanno nemmeno raggiunto una finale in un Major. Stepanek  e Youzhny sono stati saltuariamente nella top 10, i restanti (Troicki, Boetsch, Escude) al massimo nella top 20, ad eccezione di Del Bonis addirittura mai stato nella top 30.

Traboccava letteralmente di passione oggi lo Stade Pierre Mauroy: essere a Lille da inviati è stato un privilegio, specialmente per aver vissuto tra le tribune la grande magia di una Davis, che è bellissima da vivere, a prescindere dal fatto che la giochino campioni o meno. I belgi, sempre con una birra in mano, ma educati e sorridenti, così festosi e urlanti, erano pacificamente mischiati e affiancati alle maglie blu dei francesi, intenzionati a tutti costi a conquistare la loro decima Davis. Ad ogni punto, lo vincesse la Francia o il Belgio, vi era una consistente parte di pubblico che si alzava in piedi a festeggiare: sembrava vi fosse una sincronia tra le due parti del -freddissimo per una partita di tennis, non lo finiremo mai di dire- Pierre Mauroy. Una differenza enorme, purtroppo, con uno sport bellissimo come il calcio, inquinato da una maleducazione e ignoranza generale, che non permettono mai che 30000 persone vivano una finale sportiva per quello che è, una festa sociale.

Alla fine, nonostante molti addetti ai lavori ritenessero che sarebbe stato schierato Gasquet, Noah ha optato per Pouille, nonostante il 18 ATP fosse apparso scarico nell’incontro inaugurale, al di là degli indubbi meriti di un grande Goffin. Una scelta giustificata dalla migliore classifica e continuità del 23enne di Grande-Sinthe, nell’Alta Francia.  Da quando nell’agosto 2016, si fece conoscere al grande pubblico sconfiggendo Nadal agli Us Open, entrando dopo New York nei primi 20 per la prima volta in carriera, Lucas, contro giocatori tra la 60° e la 100° posizione Atp , ovvero l’intorno di classifica di Darcis, aveva giocato 16 volte, perdendone solo 3.  Un ottimo record, macchiato appunto solo dalle sconfitte di quest’anno contro Herbert a Madrid, Donaldson a Montreal e Copil a Metz.

Il primo set viene deciso da una grave ingenuità di Darcis, il quale, dopo aver costretto ai vantaggi Pouille e avergli messo così pressione, si è ritrovato nel secondo gioco avanti 40-0. Da quel momento, il belga è calato, consentendo a Pouille di sciogliersi, inanellando una serie di dieci punti a uno che hanno portato la Francia sul 3-0. L’emozione per il peso della grande responsabilità di dover vincere, avendo una classifica molto migliore e giocando in casa, poteva essere il fattore frenante della prestazione del transalpino, ma l’aiuto del belga, gli ha permesso di entrare in sintonia col pubblico e in fiducia col proprio tennis (più di una volta ha eseguito vincenti pregevoli). Il primo set è diventato così  una formalità: Lucas ha mantenuto i turni di servizio restanti senza nemmeno arrivare ai vantaggi: dopo 34 minuti è stato 6-3 Francia.

L’importanza della posta in palio era tale che Darcis ha provato ad aggrapparsi alla partita come ha potuto, ma il transalpino, galvanizzato da un tripudio di cori e bandiere francesi (alcune inondano le tribune, ampie vari metri), ha giocato il suo miglior tennis e così il divario è divenuto incolmabile. Il terzo gioco, con il belga al servizio, cambia le sorti del set e forse, indirizza definitivamente la coppa Davis in Francia: dura venti punti, Darcis ha 6 occasioni per portarlo alla casa, ma è invece Pouille a esultare, alla terza palla break, quando porta la Francia 2-1 e servizio. Sono passati appena 58 minuti, eppure la partita sembra già decisamente segnata: il resto del parziale è un dominio del giocatore più forte, che porta a casa il secondo set con il punteggio di 6-1 per la Francia, quando sono passate appena 1 ora e 11 minuti.

Nulla da raccontare nel terzo set: la partita e la Coppa sono già virtualmente assegnate, dispiace quasi vedere Darcis doversi trascinare in campo in questo parziale, già conscio della delusione e della sconfitta più che alle porte. Pouille vince il parziale non lasciando neanche un game all’avversario, tra un canto da brividi di Marsigliese a fine secondo set e uno a Coppa appena vinta: la sua partita finisce in appena 94 minuti.

A Lille, può finalmente partire la grande festa francese.


Cosa è successo nelle prime due giornate:

Tutto quello che c’è da sapere sulla finale di Coppa Davis 2017

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

Pubblicato

il

Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

Continua a leggere

Coppa Davis

“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

Pubblicato

il

Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

Pubblicato

il

La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement