Tsitsipas scalda Dubai. Avanzano i favoriti. Martedì con Fabbiano

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Tsitsipas scalda Dubai. Avanzano i favoriti. Martedì con Fabbiano

Prima giornata senza sorprese. Il giovane greco supera Kukushkin in tre set. Buon esordio per Kohlschreiber e Bautista Agut. Martedì alle 13 Fabbiano-Krajinovic

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dal nostro inviato a Dubai

In una Dubai nuovamente baciata dal sole – ieri, come accade molto raramente da queste parti, la pioggia era caduta per un paio d’ore, ritardando la fine dell’ultimo turno delle quali – si è disputata la giornata inaugurale del Dubai Duty Free Tennis Championships. Erano programmati sei incontri, che vedevano come protagonisti solo due teste di serie, la terza (Bautista Agut, 23 ATP) e la sesta (Kohlschreiber, 33 ATP) di un tabellone quanto mai povero rispetto alle prestigiose abitudini di questo ricco torneo, che si fregia di avere un albo d’oro pieno zeppo di tennisti vincitori di Slam, se non ex numeri 1 al mondo. Basti pensare che per trovare l’ultimo vincitore negli Emirati a non aver quantomeno conquistato un Major, bisogna tornare indietro al 2002, quando Santoro sconfisse in finale El Aynaoui. Questa volta, complice l’assenza – inusuale da queste parti – di Federer (vincitore qui sette volte) e la crescita esponenziale nel gradimento dei giocatori del torneo di Acapulco, le cose sono andate decisamente peggio per l’ATP 500 arabo, che in questa edizione annovera appena un top ten, Dimitrov, e nessun vincitore di Majors.

Come da consuetudine dei tornei professionistici, prima dell’inizio delle gare è stato organizzato un evento dedicato ad avvicinare le nuove generazioni al tennis, il JP Morgan Kids, dal nome dello sponsor della manifestazione. Solitamente viene fatto il giorno prima, qui a Dubai hanno invece scelto di programmarlo prima dell’inizio delle gare, ma durante il primo giorno. L’entusiasmo dei bambini che hanno partecipato all’iniziativa era proprio quello che occorreva per dare un po’ di adrenalina in questo inizio sonnacchioso di torneo: più di 1200 bambini provenienti da 25 scuole degli Emirati Arabi, hanno prima partecipato a un tennis clinic con dei maestri della locale Academy, poi, verso le ore 12, hanno riempito parte delle tribune, travolgendo di affetto i tennisti che hanno partecipato (Struff, Donskoy – l’anno scorso qui vincitore su Federer – e la coppia di doppio numero 2 in tabellone, composta da Rojer e Tecau). I giocatori hanno fatto qualche scambio con alcuni, fortunati ragazzi, nonché assecondato la loro grande fame di foto e autografi. Una iniziativa lodevole, che ha permesso a tanti bimbi di conoscere da vicino il grande tennis e di entusiasmarsi al nostro sport, almeno credendo agli schiamazzi che arrivavano sino alla sala stampa, che si affaccia direttamente sul campo Centrale.

 

Venendo alle gare, il programma sul centrale è stato aperto alle ore 14 locali da Philipp Kohlschreiber che l’anno scorso sprecò sette match point su questo campo contro Murray, in una delle due volte (su otto partecipazioni) nelle quali è arrivato ai quarti. Il termometro, quando i giocatori sono entrati in campo, indicava i 24°, una temperatura più che accettabile per giocare al tennis: davanti a uno sparuto pubblico, il 34enne tedesco non ha trovato difficoltà nello sconfiggere il classe 89 francese di origine uzbeka, Gleb Sakharov, 159 ATP: dopo una fase di studio durata quattro giochi, Philip ha preso il largo, chiudendo in appena 73 minuti col punteggio di 6-4 6-1.

Contemporaneamente, si svolgeva sul campo numero 1 quello che per tanti aspetti era, nonostante la classifica modesta dei due contendenti, il match più interessante del programma, l’incontro tra Stefanos Tsitsipas, 82 ATP, e Mikhail Kukushkin, 88 ATP. Il 19enne greco, omaggiato di una wild card dagli organizzatori, era reduce da tre eliminazioni al primo turno consecutive, che avevano oscurato i suoi buoni risultati di inizio 2018 (i quarti raggiunti a Doha e la semifinale nel challenger di Quimper). Il suo indubbio talento era chiamato a dare una dimostrazione di concretezza contro un avversario scorbutico ed esperto come l’uzbeko, tennista che serve bene e capace all’occorrenza di colpi istrionici. Dopo un primo set vinto con relativa facilità per 6-2 in 37 minuti, Stefanos ha dovuto gestire anche la probabile chiamata strategica del medical time-out da parte di Kukushkin. Il secondo parziale ha seguito senza sussulti l’andamento dei servizi sino all’ottavo gioco, nel quale il greco ha sprecato sette pesanti palle break, dando quelli che sino a quel momento erano i suoi primi segnali di insofferenza e nervosismo. In questi attimi abbiamo notato nelle tribune semivuote – saranno all’incirca un centinaio (scarso) gli spettatori di quello che è stato un buon match – il padre e coach Apostolos, che cercava di calmare e indirizzare il figlio, tramite un curiosissimo misto di frasi pronunciate, in alternanza, ora in lingua inglese, ora in lingua greca. All’incirca quando è iniziato il tie-break, si sono sentite in lontananza le autoparlanti diffondere per la strada le preghiere che da precetto i musulmani devono fare: è stato uno dei pochi momenti nei quali ci siamo accorti di essere in un paese islamico, visto che il 90% del pubblico e della (eccellente) macchina organizzativa, almeno quella passata sotto i nostri occhi in questo primo giorno, è occidentale.

Tornando all’incontro, Stefanos ha giocato il tie-break davvero male, sprecando un vantaggio di 3-1 e perdendo la testa. Abbiamo sentito il padre consigliargli: “Dai Stefanos, è solo un punto, resta concentrato!“. A poco è servito: il gioco decisivo è stato dell’uzbeko. Nel terzo set, Kukushkin annulla una palla break nel quinto gioco, ma Tsitsipas ha ancora energia e voglia e, con colpi spettacolari, specie col dritto e con belle volée, strappa nel settimo e nono game il servizio all’avversario, giungendo, dopo due ore e quindici minuti, al secondo turno. Efficace prova al servizio per il giovane greco (16 ace e 1 solo doppio fallo, non ha mai perso la battuta): ora affronterà, in una bella sfida tra rovesci a una sola mano, Kohlschreiber, col quale non ci sono precedenti.

Con il calare della temperatura, anche il pubblico si è fatto più numeroso e sul centrale, gli spettatori hanno assistito alla vittoria senza patemi di Bautista Agut, che ha liquidato in 1 ora e 18 minuti, col punteggio di 6-3 6-4, Florian Mayer, 70 ATP, mostratosi, al di là di qualche anticipo degno del suo repertorio e di qualche colpo di classe, troppo falloso e debole con la seconda (33% di punti vinti quando non gli è entrata la pima) per potersi opporre alla consueta grande solidità dello spagnolo. Contemporaneamente allo spagnolo, sul secondo campo per importanza di quello che era il Club dell’Aviazione (e che ora si chiama “Dubai Duty Free Tennis Centre“), Robin Haase, 43 ATP, ha anch’egli fatto valere i favori del pronostico, sconfiggendo il 21enne qualificato francese Quentin Haylys, 115 ATP. Lo ha fatto non senza penare: in vantaggio di un set, si è ritrovato sotto di un break nel terzo, prima di rimettere a posto le cose e chiudere col punteggio di 7-5 2-6 6-4 in 2 ore e 17 minuti. Curioso l’episodio accaduto a fine match, quando l’olandese è andato a servire per il match nel decimo game: uno spettatore, attardatosi nell’uscire dal campo, ritardava il ritorno al gioco e protestava con gli addetti alla sicurezza, non volendosi sedere. Robin ha perso le staffe e ha urlato con tutto se stesso: “Go, please go!”. Uno scatto di nervi, in un insolito dialogo tra giocatori e pubblico, che lo ha penalizzato, portandolo sullo 0-30, prima di, come detto, riuscire a guadagnare l’accesso agli ottavi in quello stesso gioco.

Sul centrale, il programma serale ha visto Baghdatis, 117 ATP, omaggiato di una wild card dagli organizzatori (è stato finalista qui nel 2016), infilare, sul 5 pari contro Troicki, 66 ATP, un filotto di sei giochi consecutivi che gli hanno garantito gli ottavi, ottenuti col punteggio di 7-5 6-2, in 1 ora e 47 minuti di partita. Bocciato il serbo, autore di una prova in alcuni tratti inguardabile; promosso il cipriota, anche per le belle dichiarazioni ruffiane fatte al pubblico durante l’intervista post match. “Non vi è un posto al mondo dove amo giocare più di questo“. In chiusura di programma, Benoit Paire, 46ATP, non ha tradito la tendenza del giorno, rispettando il pronostico favorevole (in tutti e sei i match hanno vinto i tennisti con la migliore classifica) con la vittoria su Yoshihito Nishioka, 179 ATP, entrato grazie al ranking protetto (quando si infortunò a Miami lo scorso marzo era 58 del mondo; il giapponese è rientrato nel circuito a gennaio). Il talentuoso ma incostante transalpino si è distratto perdendo il servizio per la prima volta nell’undicesimo gioco del primo parziale. Poteva lasciarsi andare e uscire dalla partita, ma Benoit aveva voglia di rimanere nel torneo: la maggiore classe è venuta fuori a fine secondo set, quando ha staccato il nipponico. Nel terzo la partita è stata un assolo francese: Paire ha vinto con il punteggio di 5-7 6-4 6-1, in 1 ora e 45 minuti di gioco.

Domani esordiscono le sei teste di serie rimanenti: spiccano per interesse e livello tecnico, le sfide tra Coric e Gasquet e tra Pouille e Gulbis, ma non va nemmeno dimenticato l’esordio dell’unico azzurro in gara, Thomas Fabbiano, opposto a Krajinovic.

Risultati:

R. Haase b. [Q] Q. Halys 7-5 2-6 6-4
[WC] S. Tsitsipas b. M. Kukushkin 6-2 6-7(5) 6-3
[6] P. Kohlschreiber b. [Q] G. Sakharov 6-4 6-2
[3] R. Bautista Agut b. F. Mayer 6-3 6-4
B. Paire b. Y. Nishioka 5-7 6-4 6-1
[WC] M. Baghdatis b. V. Troicki 7-5 6-2

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ATP Montreal: super Fritz passeggia su Murray, Kyrgios non manca la prova del nove con Baez

Norrie sconfiggendo Nakashima, vendica Sir Andy e pareggia i conti con i “cugini” d’oltreoceano. A Tiafoe in rimonta la lotta di giornata contro Bonzi. Nishioka si conferma in stato di grazia, Van de Zandschulp riscatta Indian Wells contro Kecmanovic

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Taylor Friz - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

N. Kyrgios b. S. Baez 6-4 6-4

C’era grande curiosità nel vedere all’opera, nel primo turno dell’Omnium Banque National presented by Rogers, il fresco campione dell’ATP 500 di Washington Nick Kyrgios. L’australiano era contrapposto, nel quarto incontro sul Centrale dell’IGA Stadium, all’argentino Sebastian Baez, dopo che i due si erano già incontrati all’inizio dell’anno sul veloce del deserto californiano: al primo round del Masters 1000 d’Indian Wells, la sfida se l’aggiudicò nettamente il 27enne di Canberra per 6-4 6-0. Il tennista originario della Malesia si è invece imposto quest’oggi, con un doppio 6-4 in quasi un’ora e mezzo di partita. L’interesse nei confronti del match con protagonista il finalista di Wimbledon, non veniva destato solo ed esclusivamente dal fatto di poter ammirare il suo sempre entusiasmante e spettacolare tennis, ma soprattutto dal voler appurare quale versione di Nick si sarebbe presentata in Canada dopo la vittoria di un torneo.

KYRGIOS MOSTRA LA MATURITÀ ACQUISITA – Infatti erano tre anni che il giocatore aussie non si trovava a dover gestire una situazione di questo tipo, e si sa che non è mai facile affrontare un nuovo appuntamento del Tour – ancor di più se si tratta di un evento tra i più prestigiosi del circuito – dovendo amministrare un fisico provato dalle fatiche della settimana precedente. Il Citi Open però non si è limitato a richiedere all’istrionico di origini greche il normale sforzo fisico e mentale che serve per conquistare partite in sequenza ed alzare un trofeo, ma ha voluto ogni goccia di sudore ed energia a disposizione del suo serbatoio. L’ex n. 13 del ranking si è difatti rivelato il mattatore assoluto dei sette giorni nella capitale USA, tra doppi turni a ripetizione per via dei ritardi dovuti alla pioggia ed un percorso parallelo nel doppio, esaltante allo stesso modo del singolare. Il risultato finale è stata una doppietta trionfante, con il successo assieme a Jack Sock.

 

Kyrgios quando aveva vinto il suo ultimo titolo – il sesto – proprio a Washington, in Canada a Montreal il lunedì successivo aveva lasciato inopinatamente il torneo già al primo turno, sconfitto senza colpo ferire dal nobile decaduto Kyle Edmund. Dunque l’attesa di scoprire se i miglioramenti fatti vedere sotto l’aspetto mentale, della continuità di rendimento e dell’approccio al professionismo nel 2022 avrebbero portato una reale rottura con quello che è stato il bad boy del passato; era importante anche alla luce del confronto possibile con quanto successo tre stagioni orsono. Ebbene l’esame, o la prova del nove fate vobis, è stata superata a pieni voti dall’ex n. 1 juniores. Certo non sono mancate le difficoltà lungo il corso della partita, ma alla fine ciò che emerso è la seguente costatazione: quando Nick ha giocato da Nick, l’argentino non ha potuto che subire e soccombere dimostrando di essere disarmato contro il talento fumantino dell’avversario.

L’inizio del duello è stato scoppiettante per Kyrgios, il quale ha messo in mostra tutta la propria completezza tecnica: creatività, manualità, cambi di ritmo, velocità di braccio, timing sulla palla sensazionale, esplosività, rovesci anticipati, accelerazioni incredibili e improvvise, angoli mozzafiato. Insomma tutto il campionario aussie, il solito ed ineluttabile one-man show. Non aveva possibilità di reagire in alcun modo il pedalatore albiceleste, che pure si discosta dal classico sudamericano cresciuto a pane e mattone tritato e che può esprimersi al meglio solamente nelle lunghe e fangose battaglie sulla polvere rossiccia. Intendiamoci, nasce sul rosso e la terra rimane la sua superficie preferita, ma Seb ha già dimostrato ampiamente di sapersi districare nelle condizioni di gioco più rapide che si trovano sul cemento, ad esempio quando si fece conoscere al grande pubblico nelle Next Gen novembrine di Milano togliendosi immediatamente di dosso l’odiosa etichetta di specialista. Ma come preannunciato, stereotipo o no, l’ex Top 15 in tutto il suo splendore sale 5-1.

Qui però le energie consumate nell’ultimo periodo annebbiano la lucidità di Kyrgios, che almeno per un frangente di gara torna quello di sempre: atteggiamento svogliato, discontinuità, scelte insensate; permettendo così il rientro prepotente di Baez. Il 21enne di Buenos Aires limita gli errori e si rifà sotto prepotentemente, ricordandosi di possedere nella solidità e nella resistenza agli scambi prolungati i fiori all’occhiello del suo gioco. Probabilmente non gli aveva mostrati finora a causa della scarsa fiducia di cui gode dopo un periodo per lui alquanto negativo – 5 sconfitte consecutive dalla finale di Bastad -, anzi aveva fatto sì che essi si trasformassero in frequenti aiutini per Nick.

Ciò nonostante, nulla avrebbe potuto evitargli di finire sotto il treno Kyrgios, che quando parte così è difficile anche solo dirottarlo fuori dai binari, a meno che non sia lui stesso a risollevare l’avversario, come accade puntualmente nello scontro odierno. Perciò parziale di quattro giochi del n. 32 e l’equilibrio torna dirompente, ma per fortuna dell’australiano ha una seconda opportunità per chiudere il set che non si fa sfuggire. Alla prima frazione da 43 minuti, segue un’altra identica sia come punteggio che come durata: questa volta con molta più stabilità, con un Baez ormai dentro il match e che addirittura si permette di beffare Nick con un tweener-lob. Kyrgios se la ride sornione, punzecchiato dalla sua stessa velenosa freccia, ma poco importa visto che la battuta risale vertiginosamente ed il break maturato nel quinto game viene portato fino in fondo. Al quarto match point è finalmente ufficiale, dopo lo scontro in Australia sarà ancora Medvedev contro Kyrgios.

[10] T. Fritz b. [WC] A. Murray 6-1 6-3

Il tre volte campione del torneo Andy Murray, vincitore nel 2009 e nel 2015 in quel di Montreal – batté Nishikori e Djokovic per alzare il titolo -, mentre fu autore del trionfo del 2010 a Toronto, invitato dagli organizzatori tramite wild card viene immediatamente estromesso dal torneo per mano della tds n. 10 Taylor Fritz. Il 24enne di San Diego con questa splendida vittoria, ottiene il primo successo nel torneo, ponendo fine ad una serie di sconfitte subite nelle sue apparizioni all’Open del Canada: fuori sempre al primo turno nel 2016 e nel 2021 a Toronto, nel 2019 a Montreal. Il n. 1 del tennis americano può così mettersi subito alle spalle il crollo fisico avuto contro Evans a Washington, mentre il 34enne di Glasgow oggi ha palesato evidenti ed imponenti limiti sulla seconda di servizio.

UN FRITZ SPAZIALE ACCENDE “RADIO MURRAY” – Il confronto tra Murray e Fritz è il classico scontro tra un solido tennista moderno dotato di grande servizio ed un altrettanto fantastico ribattitore. Da una parte il rampante n. 1 del tennis americano, che sembra in ripresa, voglioso di una piazza tra i primi dieci giocatori del mondo e che non nasconde l’ambizione di essere a Torino alla fine dell’anno solare. Dall’altra quello che riprendendo la definizione coniata dal maestro Clerici è la pura rappresentazione del contro attaccante, abile nel palleggio prolungato e soprattutto nell’alzare difese arcigne invalicabili.

Andy si esalta nella lotta e non si risparmia mai sul piano fisico, allora Taylor decide che bisogna subito testare le qualità dello scozzese e verificare se lo scorrere del tempo ha eroso oppure no l’immarcescibile tennista dall’anca d’acciaio: pronti via ed è già game surreale, 14 minuti e 19 secondi, 20 punti giocati, cinque palle break concesse. Mettiamoci pure che l’ex n. 1 mondiale trova solo 9 prime, cadendo anche in due doppi falli: così in men che non si dica, è 3-0 per il campione d’Indian Wells. Ma ciò che sorprende maggiormente è l’estrema aggressività, fatta vedere in risposta dal primo quindici del match da parte del numero 13.

Anticipa e lo fa benissimo, inoltre sono soprattutto molto evidenti gli enormi miglioramenti compiuti dalla tds n. 10 dal lato del rovescio. Ora è un colpo che fa veramente male, e che Fritz non disdegna neanche di mandare in lungolinea direttamente in ribattuta. Taylor è semplicemente ingiocabile, s’esibisce in un super fotonico dritto in corsa che ricade sulla riga. Un vincente eccezionale, che dà il là alla mattanza di Murray. Il due volte oro olimpico è totalmente impotente, continuamente confinato a remare sui teloni e ciò facilita di gran lunga “le castagne” del drittone di Fritz. Lo statunitense comanda con sublime tranquillità, non concede praticamente nulla nei suoi turni di servizio (85% di punti vinti con la prima, 71% con la seconda). È quasi avvilente osservare lo sguardo del 34enne di Glasgow, in completa balia del californiano e incapace di trovare una soluzione al massacro tennistico che sta subendo.

La wild card britannica cerca conforto nel suo angolo prima che le operazioni riprendano, ma è difficile scovare risposte utili a soverchiare l’”amico Fritz” in gradissimo spolvero. Ma il campione per quanto possa perdere colpi nella parte finale di carriera, in questo caso dovendo sopportare anche tanti gravi infortuni, rimane dentro di sé un fenomeno con quella fiammella che non si spegnerà mai: Andy ruggisce in apertura di seconda frazione, e nonostante la propria palla continui a viaggiare parecchi chilometri in meno rispetto a quella americana, oltre a rimanere molto più corta, quantomeno si porta per la prima volta ai vantaggi in risposta.

Ma il vincitore junior dello US Open per ora non si scompone minimante, il barone di sua maestà adesso tuttavia è molto più consistente da fondo. Fritz dunque è chiamato ad essere perfetto, ma tentenna però prima l’ace e poi il dritto a comandare lo portano sul 2-2 pur attraversando i primi brividi dell’incontro. Il giocatore a stelle e strisce allora comprende che deve affondare il coltello e finire la preda, non permettendo a quest’ultima di riemergere: così si arrampica a palla break. La radio scozzese, a questo punto, inizia a imperversare su tutte le frequenze, la seconda continua incessantemente a latitare a livello di efficacia ma il cuore di Murray riesce ad evitare l’allungo definitivo (3-2, senza break per lo scozzese).

Ma è soltanto questione di tempo, nel settimo game ancora problematiche in battuta per il n. 48 ATP: come era accaduto nel break del primo set, due doppi falli in aggiunta ad un brutto dritto scaraventato in rete condannano Murray. Il tre volte campione Slam è frustato, nervoso, colpisce violentemente la racchetta verso il suolo; ma Taylor proprio nel momento in cui si avvicina alla vittoria concede la prima palla break (dopo 80 minuti). Lo schema “servizio e dritto” però non perdona e la tds n. 10 s’inerpica sul 5-3. Fritz oggi è semplicemente di un altro livello, continua a vincere anche i punti sulla diagonale a lui sfavorevole contro uno dei bimani migliori degli ultimi decenni, ed inevitabilmente breakka ancora chiudendo il match.

ALTRI MATCH – Tra gli incontri più belli andati in scena tra il tardo pomeriggio canadese e l’apertura della la sessione serale, c’è sicuramente da menzionare la strabiliante battaglia durata la bellezza di 2h37 fra Frances Tiafoe e Benjamin Bonzi. Il tennista statunitense, attuale n. 24 ATP, ha avuto la meglio in rimonta dopo aver perso il primo set al tie-break nonostante un set point avuto a disposizione con lo score finale di (8)6-7 7-5 6-3. Una lotta nel segno degli ace, 10 per il francese e addirittura 15 per il 24enne americano, ma in generale costellata da servizi dirompenti a tal punto che sono state cancellate 10 delle 15 palle break concesse. Frances ha dimostrato però anche grande capacità nell’utilizzo del colpo del ko, con i suoi 53 vincenti mitigati da pochi gratuiti nel rapporto con essi (28).

Ora per una delle nuove leve del tennis USA, che pare aver imboccato la strada giusta per ritornare grande, ci sarà proprio l’indomabile Fritz in un derby che si preannuncia da fuochi d’artificio. Se per il vecchio leone ferito Andy, le cose non sono andate come avrebbe voluto, a prenderne il testimone – come successo a Wimbledon – e a vendicarsi contro i “cugini” d’oltreoceano ci pensa Cameron Norrie. Il mancino di Sua Maestà, reduce dalla finale a Los Cabos, ha liquidato con un doppio 6-4 il solido Brandon Nakashima in 1h14: andamento del match simmetrico, con un break per frazione arrivato in entrambi i casi nel terzo game. Il n. 63 del mondo si arrende, nonostante abbia scagliato 6 ace e fatto registrare un bilancio tra winner e unforced di +6 (22/16), al mostruoso rendimento in battuta del nativo di Johannesburg: 81% di prime in campo, 82% di realizzazione, 89% di punti vinti con la seconda e dulcis in fundo 0 break point offerti. Il n. 11 ATP è stato pressoché perfetto, lo testimoniano i soli 5 errori nell’intero incontro a fronte di ben 19 vincenti.

Conferma invece l’ottimo stato di forma il finalista del Citi Open Yoshito Nishioka, che ha superato per 6-2 6-3 il sempre più irriconoscibile Benoit Paire. Il giapponese dopo il grande balzo in classifica, ha potuto prendere parte al main-draw grazie allo Special Exempt e nel quarto match sul Court 5 ha surclassato il 33enne di Avignone, il quale ha comunque mandato giù 12 ace ma è stato anche artefice di 36 non forzati.

Sul Court 9 invece a seguito di Tiafoe/Bonzi, si sono dati battaglia Miomir Kecmanovic (n. 35 ATP) e Botic Van De Zandschulp (n. 25 ATP). La sfida era un remake dello scontro tenutosi al BNP Paribas Open del deserto californiano, nel quale vinse il serbo in due parziali tirati dando il là alla miglior fase della sua stagione conquistando due quarti consecutivi nel Sunshine Double. In realtà però l’ultimo confronto diretto, è datato al mese di aprile quando sul rosso di Monaco di Baviera l’olandese trionfò in rimonta accedendo alla finale del torneo – che poi avrebbe perso con Rune ritirandosi per problemi respiratori. Ebbene il tennista orange, dando continuità a quel successo si è imposto per 6-1 7-5 in poco più di un’ora. Eccezionale performance al sevizio per BVDZ: doppia cifra di ace (12), 85% di punti vinti con la prima. A questi numeri ha aggiunto un trentello di vincenti, oltre ad aver annullato 4 delle cinque possibilità di break offerte.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: avanza Rune sul qualificato Fognini

Già bravo a qualificarsi, Fabio Fognini cede al primo turno contro Holger Rune a Montreal

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Holger Rune - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

H. Rune b. [Q] F. Fognini 6-3 7-5 (da Montreal il nostro inviato)

Dopo l’uscita di scena di Berrettini, il tennis italiano perde un altro rappresentante a Montreal. Fabio Fognini, che era riuscito a conquistarsi un posto nel tabellone principale dell’Omnium Banque Nationale passando attraverso le qualificazioni, ha perso il suo match di primo turno in due set contro il danese Holger Rune, n. 26 dell’ultimo ranking ATP e quartofinalista all’ultimo Roland Garros, ma reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive interrotta solamente la scorsa settimana a Washington.

Fognini ha lasciato scappare il suo avversario subito all’inizio del primo set, concedendo il break al secondo game e dovendo annullare anche due chance dello 0-4 due game più tardi. Una volta scampato il pericolo Fognini ha iniziato a tenere meglio gli scambi, lavorando molto bene con i lungolinea e chiamando anche a rete il suo avversario con la palla corta, situazione nella quale Rune ha dimostrato di non essere totalmente a suo agio nonostante la sua grande rapidità di spostamento.

 

Nel nono game, con Rune al servizio per il primo set, Fognini ha avuto ben quattro opportunità del controbreak per rientrare nel parziale, ma non è riuscito a prendere il comando dello scambio in nessuna di quelle occasioni e ha finito poi per cedere il set per 6-3.

Il secondo set è iniziato con un Fognini più proiettato verso la rete che ha messo in mostra anche alcuni ottimi serve and volley. Il ritmo degli scambi era sostenuto e il pubblico del campo 5, che contava anche un buon numero di italo-canadesi impegnati a incoraggiare Fognini nella lingua di Dante senza peraltro troppo successo, dimostrava di apprezzare lo spettacolo e sovente iniziava a celebrare i punti prima che fossero finiti.

Gli aerei in decollo dal vicino aeroporto Trudeau passavano proprio sopra il campo con cadenza sostenuta, dando l’impressione che ci si trovasse a Flushing Meadows più che a Montreal, ma la temperatura ancora decisamente rigida per la stagione estiva non lasciava dubbi che non ci si potesse trovare a New York. L’allungo decisivo arrivava all’undicesimo gioco, quando due errori inguaiavano Fognini sullo 0-30 e il ragazzo danese finiva per ottenere quello che sarebbe stato l’unico break del set permettendogli di mettere in cassaforte la vittoria.

Al prossimo turno Rune se la dovrà vedere con Pablo Carreno Busta (due vittorie su due per lo spagnolo nei precedenti) che nel pomeriggio aveva superato il nostro Berrettini.

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ATP

ATP Montreal: un opaco Berrettini si arrende subito a Carreno Busta

Matteo Berrettini esce al primo turno del Masters 1000 di Montreal. “Non c’era nessun aspetto del mio gioco a cui potessi attacarmi”. Prima di andare a Cincinnati alcuni giorni di pausa

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

P. Carreno Busta b. [11] M. Berrettini 6-3 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Non sappiamo se Matteo Berrettini sia meteoropatico o meno, certo è che la versione del suo gioco fatta vedere in questo primo turno dell’Omnium Banque Nationale di Montreal assomigliava molto al cielo che negli ultimi due giorni ha ricoperto la città canadese: grigio, cupo, freddino e senza mai un bagliore che possa dare speranza di un miglioramento.

Berrettini è mestamente uscito dal torneo quasi prima di entrarci, forse sorpreso dal repentino cambio di condizioni climatiche, dopo essersi allenato per diversi giorni a Montreal in una calura quasi caraibica. “Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato” ci ha detto Matteo a caldo subito dopo essere uscito dal Court Rogers e trasportato all’ingresso degli spogliatoi dalle “golf cart” della sicurezza. “Ci sono giornate buone e giornate meno buone e oggi davvero è stata una giornata pessima. Non c’era alcun problema in particolare, solo non ho trovato alcun aspetto del mio gioco a cui potermi attaccare”.

 

Le statistiche del servizio descrivono perfettamente la partita: solo due punti su tre sulla prima, addirittura uno su quattro sulla seconda, per quella che dovrebbe essere l’arma principale di Berrettini. Ben 30 gli errori gratuiti per Matteo, più della metà dei quali con il diritto che però gli ha dato soltanto 8 punti vincenti.

Il match sicuramente non era semplice: Carreno Busta è un avversario particolarmente tosto su questa superficie, e non era stato certo un sorteggio benevolo quello che l’aveva opposto a Berrettini al primo turno. Ci può sicuramente stare la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata è abbastanza sorprendente.

E dire che la partita era iniziata in maniera equilibrata: negli scambi da fondo gli errori arrivavano sia da una parte sia dall’altra. D’altro canto non è semplice giocare subito bene in una partita ripetutamente ritardata, giocata sotto le luci artificiali nonostante fosse da poco passato mezzogiorno e con una temperatura di circa 16 gradi. Berrettini ha dovuto salvare due palle break nel primo turno di battuta, ma poi si era stabilizzato sul suo solito rendimento, arrivando un paio di volte a 30 sul servizio dell’avversario, ma non riuscendo mai a lasciare un vero graffio nel match. Il rumore della palla sul suo diritto era molto meno pulito del solito, le traiettorie erano spesso erratiche e la fiducia di forzare una delle sue armi principali faticava ad arrivare.

Sul 3-4 del primo set l’inizio del tracollo: un turno di battuta perduto a zero dava a Carreno Busta il via libera per conquistare il primo parziale; poi all’inizio del secondo Berrettini riusciva a salvare in qualche modo il suo primo game di servizio annullando due palle break con due belle battute, ma il turno seguente veniva ceduto ancora a zero, e da quel momento forse se ne andava anche la voglia di rimanere attaccati a una partita per la quale sentiva di non avere le energie.

È stato un anno molto complicato il mio – ha continuato Berrettini nel nostro colloquio post match – ho dovuto affrontare tante situazioni, e anche se in effetti ho giocato molto poco, ho comunque speso tante energie nervose e oggi mi sentivo davvero stanco. Per fortuna ci saranno altre partite, altri tornei, ora ho bisogno sicuramente di uno-due giorni di riposo e poi decideremo con il mio team se rimanere qui ad allenarmi oppure andare subito a Cincinnati”.

Oltre alla innegabile giornata storta, probabilmente la sconfitta odierna è da imputare anche a un periodo non semplice a livello mentale vissuto da Berrettini a causa del forzato ritiro da Wimbledon, dove era tra i favoriti e al quale era arrivato vincendo due tornei consecutivi. Queste delusioni possono richiedere periodi di tempo più o meno lunghi per essere completamente metabolizzate, e forse Matteo non è ancora pronto per guardare quanto è successo nello specchietto retrovisore.

Ma nel tennis che non si ferma mai un altro torneo è sempre dietro l’angolo: il Western&Southern Open di Cincinnati comincerà tra pochi giorni, e per Berrettini rappresenterà l’occasione di ritornare al suo abituale rendimento in una situazione ambientale (campi veloci e gran caldo) che sembrano essere quelle più adatte alle sue caratteristiche.

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