Coric, la forza dell’umiltà: “Per la top 10 mi servono ancora tre anni”

Dopo un 2017 opaco, il lavoro con Piatti sembra dare i suoi frutti al giovane croato. Ma pur giocando (forse) il suo miglior tennis, rimane coi piedi per terra

Coric, la forza dell’umiltà: “Per la top 10 mi servono ancora tre anni”

Nove giochi persi in tre turni disputati. Nessuno ha fatto meglio di Borna Coric nell’edizione maschile 2018 di Indian Wells (numericamente parlando). Dopo l’inaugurale 6-0 6-2 contro Donald Young, sono arrivate due nettissime vittorie contro due regolaristi spagnoli. Al secondo turno è toccato a Ramos-Vinolas passare sotto il rullo compressore (6-0 6-3), mentre nei sedicesimi, contro ogni pronostico, il croato non ha lasciato scampo a Roberto Bautista Agut (13esimo favorito del seeding, sconfitto 6-1 6-3). Un risultato piuttosto sorprendente, se si considera che quando si sfidano due giocatori dalle caratteristiche affini e che tatticamente adottano soluzioni non dissimili, nella maggioranza dei casi prevale chi ha più esperienza. Era prevedibile che questa previsione si concretasse anche stavolta, data anche la trentina di posizioni che separano i due in classifica e le quattro vittorie dell’iberico nei cinque precedenti.

Coric ha però espresso un livello doppiamente superiore all’avversario, confermando il trend della sua settimana californiana, come ha affermato dopo la partita: “Stavo già alzando il livello nei giorni scorsi, ma oggi fino al 6-1 3-0 forse ho giocato il miglior tennis della mia vita. Cercavo di essere aggressivo e mettergli pressione e nonostante questo non commettevo errori”. D’altro canto lui l’aveva promesso un mesetto fa, dopo gli stravolgimenti registrati nel suo team a dicembre: “Piatti mi permetterà di migliorare tantissimo.” 

 

Schneider e i nuovi arrivati Riccardo Piatti e Ivan Ljubicic (manager) hanno fatto svoltare Borna:Avevo bisogno di cambiare quasi interamente il mio team. Ho parlato tanto con coach Riccardo prima di iniziare a collaborare e abbiamo fatto un’ottima preparazione. Lavoriamo come una squadra, non ritengo che ci sia un head coach. Se c’è una decisione da prendere, vediamo chi ha l’idea migliore” ha aggiunto a riguardo il 21enne di Zagabria. “Ivan controlla tutto e lo fa da diverse angolazioni, per darmi le giuste dritte e controllare se sono sulla strada giusta.”

Il suo prossimo avversario sarà Taylor Fritz, nato un anno prima di lui, che potrebbe rivelarsi un osso molto più duro dei primi tre. Già nel secondo set contro il fresco campione del Dubai Duty Free Borna ha mostrato qualche lacuna in termini di killer instinct, perdendo il servizio due volte consecutive (sul 3-1 e sul 4-2), prima di chiudere definitivamente la pratica con un altro break. Dimostra un atteggiamento maturo in questo senso affermando che c’è ancora tanto lavoro da fare: “Non c’è nessuna magia. Sto giocando bene, d’accordo, ma questo non significa che sarò in top 10 in qualche mese. C’è bisogno di tre o quattro anni di lavoro per diventare un top 10 e questo è il mio obiettivo. Quando avevo 18 anni ero al numero 33 ATP, ma non era di certo quello il mio livello. Sono di sicuro un giocatore migliore adesso rispetto ad allora”.

La lodevole sincerità di Coric sottintende le difficoltà che i giovani tennisti devono affrontare per stanziarsi ad alti livelli nel tennis di oggi, e anche la sempre più ricca casistica di giocatori giovani che si vedono proiettati dal computer in piazze non corrispondenti al loro reale valore. Senza dubbio questo atteggiamento di Coric è un po’ più modesto (o più lucido) rispetto a quello del suo prossimo avversario. Vedremo chi riuscirà ad avere la meglio sul campo per staccare il biglietto dei quarti di finale.

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