ATP Dubai: il ragionier Bautista non sbaglia, Pouille ancora battuto

Lo spagnolo vince in due comodi set e solleva l'ottavo trofeo della carriera. Pouille perde la seconda finale consecutiva, ma si consola con il best ranking (12)

ATP Dubai: il ragionier Bautista non sbaglia, Pouille ancora battuto
Roberto Bautista Agut - Dubai 2018 (foto via Facebook, @ddftennis)

dal nostro inviato a Dubai

[3] R. Bautista Agut b. [2] L. Pouille 6-3 6-4

 

Non sarà mai un tennista dotato di un tennis capace di creare punti particolarmente spettacolari o un personaggio capace di attrarre le folle con atteggiamenti o dichiarazioni originali fuori e dentro dal campo. Tuttavia, Roberto Bautista Agut, vincitore della 26°edizione del Dubai Duty Free Tennis Championships, come ha mostrato a Dubai, è un tennista estremamente solido e intelligente, oltre che un ragazzo perbene. Era arrivato negli Emirati reduce da tre brutte sconfitte tra Melbourne, Coppa Davis e Marsiglia, ma qui ha meritato di vincere il torneo, ritrovando al meglio le caratteristiche del suo tennis: ha perso solo un set nel corso dei cinque incontri affrontati e ora intasca con merito un ricco assegno da 565,530 dollari e altrettanto preziosi 500 punti in classifica, che lo collocano poco sotto la top 15 e ben dentro la top 20. Diventa il quarto spagnolo a vincere a Dubai -dopo Corretja nel 98, Ferrero nel 2001 e Nadal nel 2006- e succede nell’albo d’oro a campioni come Murray, Wawrinka, Djokovic, Federer e Roddick, per citare solo tutti i vincitori di questa competizione dal 2003 in poi.

Rimandato, ma non bocciato Pouille: è arrivato forse troppo stanco psico-fisicamente alla partita di oggi. Non solo per i vari set smarriti per la strada, ma per aver, negli ultimi dodici giorni, giocato nove partite (la settimana scorsa era impegnato a Marsiglia), inframmezzate da un volo intercontinentale di sei ore. Arrivato a Dubai solo lunedì sera, può comunque ritenersi soddisfatto per aver guadagnato 300 preziosi punti che gli garantiscono il best career ranking e un futuro quasi certo nella top ten: è in continua evoluzione (da maggio scorso ha vinto 4 titoli, è stato protagonista decisivo della finale di Coppa Davis) ed ha sempre più fiducia nel suo tennis. Sarà davvero un brutto avversario da affrontare, tra poco più di un mese, a Genova nei quarti di coppa Davis.

Quella tra Bautista Agut, 23 ATP, e Pouille,16 ATP, era la finale più modesta, dal punto di vista della classifica dei finalisti, che si vedeva a Dubai dal 2002, quando Fabrice Santoro, allora ventiseiesimo giocatore al mondo, sconfisse in tre set Younes El Aynaoui, in quel momento 21 ATP. Nonostante ciò, una buona cornice di pubblico -circa 4000 spettatori- fa da scenario a una partita che per entrambi i giocatori non è affatto un match come tanti. I due protagonisti, sono infatti sin qui autori di buonissime carriere, ma senza grandi picchi: non sono mai entrati nella top 10 e condividono curiosamente lo stesso best career ranking (13 ATP, il medesimo di Fognini). Il 24enne Pouille è sceso in campo avendo vinto già cinque tornei, con alle spalle sinora solo una finale a livello ATP 500, quella vinta contro Tsonga a Vienna. Quello della capitale austriaca, non è però un torneo ricco (come montepremi) e prestigioso (dal punto di vista dell’albo d’oro) come questo degli Emirati. Il classe ‘88 Bautista Agut, che pure aveva già sette titoli in bacheca, non ha mai fatto finale in un ATP 500, ma ne aveva una ancora più prestigiosa nel Masters 1000 di Shanghai, persa contro Murray nel 2016.

Pouille ha impiegato molto più tempo e energie per arrivare a questa finale: arrivato qui solo lunedì sera, dopo aver giocato e perso la finale di Marsiglia, ha perso per la strada tre set (contro Khachanov, Sugita e Krajinovic), mentre lo spagnolo ha ceduto un solo parziale, nel suo match di ottavi contro Herbert. I due scendevano in campo, sapendo di aver giocato contro già in tre occasioni, due delle quali vinte dallo spagnolo, ma l’ultimo precedente (e unico disputato sul cemento all’aperto) era stato appannaggio di Pouille, che vinse in 5 set nel corso degli Us Open 2016.

Sin dalle primissime battute si è visto che Bautista era più centrato e nel quarto gioco l’impressione si è già concretizzata: Pouille, incartatosi tra dritti sbagliati e doppi falli, alla quarta palla break concessa, regalava il break del 3-1, proprio con un doppio errore col servizio. Bautista era invece quello visto nei giorni scorsi qui a Dubai: non brilla con il suo gioco, ma serve con intelligenza, sbaglia poco e fa giocare male l’avversario. Per batterlo, ci vuole un giocatore che sia capace di una prova di un buonissimo livello e il Pouille del primo set non è lontanamente in grado di fornirla. Il transalpino aveva un unico moto d’orgoglio nel corso del quinto gioco, quando si ergeva a palla break: ma con un bel passante lungolinea di rovescio lo spagnolo neutralizzava il pericolo. Bautista si procurava anche una palla break per il 5-1, ma affossava in rete il suo passante di rovescio: poco male, perchè, eccezion fatta per il quinto gioco, negli altri suoi quattro turni di servizio, concede solo due punti a Pouille. Dopo trentaquattro minuti, il 23 del mondo conquistava il primo set col punteggio di 6-3

Nel secondo parziale Pouille, in ogni caso una spanna sotto al rendimento mostrato in tante fasi dei suoi precedenti incontri negli Emirati, riusciva a fare qualcosina in più, sbagliando un pò meno e pressando maggiormente Bautista, che iniziava a sbagliare qualcosa in più. I due si scambiavano gentilmente i servizi, tra il quarto e il quinto gioco, ma almeno adesso, seppur non di gran livello, la partite era vera: il pubblico si divertiva e lo faceva capire, producendosi in vari giri di Ola, durante il cambio campo post settimo gioco. Pouille aveva però ancora poche energie da spendere e lo si vedeva chiaramente nel corso del nono gioco, nel quale, tra errori e scelte tattiche sbagliate, mandava lo spagnolo a servire per il match. Quando si era sul 30-30, un punto interminabile e spettacolare, con occasioni per chiuderlo a favore di entrambi, veniva conquistato da un dritto anomalo del 23 ATP: la sintesi perfetta di come era andato l’incontro.

La vittoria dell’ottavo e più importante titolo in carriera da parte di Bautista Augut arrivava dopo 83 minuti col punteggio di 6-3 6-4: anche nei festeggiamenti, Roberto confermava di essere persona pacata e il suo primo pensiero è stato fare i complimenti all’avversario. Il vincitore più degno per un’edizione low profile di questo torneo.

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