Verso Italia-Francia, la sfida del '77: vendetta compiuta, Italia in finale

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Verso Italia-Francia, la sfida del ’77: vendetta compiuta, Italia in finale

Da campioni in carica battiamo i transalpini nella semifinale del 1977 e andiamo in finale dove affronteremo l’Australia. Panatta e Barazzutti sudano sette camicie ma superano Dominguez e Jauffret. Sulle tribune uno scatenato Serafino trascina i tifosi

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L'Italia della Coppa Davis 1976 contro il Cile

Verso Italia-Francia, la sfida del ’75: disastro Panatta, via Gardini

Continuiamo la nostra marcia di avvicinamento alla sfida valevole per i quarti di finale di Coppa Davis tra Italia e Francia che si terrà a Genova nel primo week-end di aprile (6-8). Dopo aver rivisitato il match tra le due nazionali del 1975 giocato al Roland Garros e perso dagli azzurri, passiamo a quello del 1977 che si giocò invece al Foro Italico. Come al solito partiremo dagli avvenimenti che contraddistinsero a livello sociale quell’anno per poi passare allo sport e di conseguenza al tennis.

Il 19 gennaio del 1977 a Miami cade per la prima e unica volta nella storia la neve. Il giorno dopo viene ufficialmente proclamato presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, noto imprenditore (produttore di arachidi). Sarà premio Nobel per la pace nel 2002. A marzo esce nelle sale il primo episodio della saga Guerre Stellari, mentre ad agosto muore Elvis Presley, oramai divorato dagli effetti devastanti di droghe e barbiturici. Viene trovato morto nel bagno della sua dimora a Graceland. Nel marzo del 1977 avviene il più grave disastro aereo dell’aviazione civile. Due aerei in procinto di decollare all’aeroporto di Tenerife, un Boeing della KLM ed uno della Pan Am, si scontrano sulla piccola pista spagnola dove erano atterrati per caso, visto che l’aeroporto di Las Palmas era chiuso per un attentato avvenuto poche ore prima. Tutti i presenti sul volo della KLM e buona parte di quelli della Pan Am moriranno nell’incidente, alla fine saranno ben 583 le vittime, una vera e propria tragedia. A settembre a Marsiglia verrà utilizzata per l’ultima volta la ghigliottina.

 

Nel nostro paese dilagano sempre gli scontri sociali e gli scontri in piazza e i conseguenti disordini tra forze dell’ordine e manifestanti sono all’ordine del giorno. Visto il perpetrarsi degli stessi il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga si vede costretto a mandare addirittura i carri armati a Bologna dove nel mese di marzo gli scontri proseguono per tre giorni di fila. Dopo l’uccisione in aprile a Roma a seguito di altri incidenti dell’agente Passamonti, lo stesso Cossiga vieta manifestazioni pubbliche fino al 31 maggio. I radicali manifestano lo stesso il 22 maggio per celebrare l’anniversario della legge sull’aborto, nei nuovi disordini viene uccisa la studentessa Giorgiana Masi, allora compagna di classe di Federica Sciarelli (oggi conduttrice della trasmissione Chi l’ha visto). Scoppia lo scandalo Lockeed, i radicali chiedono le dimissioni del presidente Leone. La Rai inizia le trasmissioni a colori in via definitiva, cessa Carosello e gli spot prendono il format che ancora adesso è in vigore in televisione. Nel 1977 Enzo Tortora inaugura un nuovo programma, Portobello. Vengono abolite alcune festività (che oggi chiamiamo soppresse), Epifania e Festa della Repubblica saranno poi reintrodotte più avanti negli anni. Vengono arrestati il gangster Turatello a Milano ed il bandito Renato Vallanzasca. Mistero Buffo di Dario Fo viene trasmesso in televisione, la Santa Sede ne chiede subito la sospensione insieme alla DC ma senza successo. Il Festival di Sanremo, presentato da Mike Bongiorno (sempre lui) e Maria Giovanna Elmi, viene vinto dagli Homo Sapiens con la canzone “Bella da Morire”. Il singolo più venduto in Italia è “Amarsi un po'” di Lucio Battisti.

Il campionato di calcio è vinto dalla Juve dopo un incredibile testa a testa con il Torino campione in carica. I bianconeri chiudono in testa con 51 punti (sui 60 disponibili), il Torino si ferma a 50. A gennaio muore al termine di uno stupido scherzo il centrocampista della Lazio Luciano Re Cecconi. Entrato in una gioielleria di un conoscente si finge un rapitore, il proprietario non lo riconosce e spara, Re Cecconi muore sul colpo. La Juventus vince anche il suo primo trofeo europeo battendo nella finale di Coppa Uefa l’Athletic Bilbao. La Coppa del mondo di sci viene vinta per la seconda volta consecutiva da Ingemar Stenmark, Niki Lauda dopo la beffa del 1976 vince il mondiale piloti con la Ferrari che si aggiudica per il terzo anno di fila quello costruttori. Francesco Moser si laurea campione del mondo vincendo la competizione in linea a San Cristobal in Venezuela. Batte allo sprint il compagno di fuga tedesco Dietrich Thurau, che poi diventerà suo fedele compagno in molte “Sei Giorni”, terzo finisce Franco Bitossi, beffato nel ’72 allo sprint dal compagno Marino Basso. La Mobil Girgi Varese di Bob Morse e Dino Meneghin vince il campionato di basket battendo in finale la Sinudyne Bologna, ma la grossa impresa la fa la nostra nazionale agli Europei in Belgio. Per la prima volta nella nostra storia battiamo la Russia (95-87), gli azzurri poi chiuderanno quarti. Nella pallanuoto vince la Canottieri Napoli che precede di tre punti il Recco.

Il nostro tennis stava vivendo il suo periodo d’oro. Nel 1976 Adriano Panatta aveva vinto Roma ed il Roland Garros, l’Italia aveva vinto la Coppa Davis, insomma eravamo tra i migliori al mondo. Anche il 1977 ci aveva regalato non poche soddisfazioni. Adriano era caduto ai quarti sia a Roma che a Parigi, ma aveva vinto Houston battendo nell’ordine Connors, Rosewall, Dibbs e Gerulaitis. Molto meglio quell’anno Barazzutti, del quale oltre la famosa semifinale agli US Open persa con Connors vanno ricordate le vittorie a Charlotte, Bastad (6-3 6-0 a Panatta in semifinale) e Parigi indoor (in 5 set su Brian Gottfried). Panatta e Bertolucci sono sempre una validissima coppia, Zugarelli è sempre sulla breccia, proprio nel 1977 gioca la finale al Foro Italico dove soccombe solo dopo 4 set combattuti a Vitas Gerulaitis.

In Coppa Davis siamo i campioni in carica e iniziamo la difesa del titolo in trasferta giocando e vincendo agevolmente contro la Svezia priva di Borg (4-1). Nella finale europea altra trasferta a Barcellona contro la Spagna di Orantes e Higueras. Quest’ultimo sorprende Barazzutti, ma Panatta supera in 4 set un Orantes malconcio che si sta riprendendo da un infortunio patito ad inizio stagione. Il doppio è nostro e Barazzutti chiude la contesa superando senza problemi Orantes. L’ultimo singolare della sfida regala però uno spettacolo indecoroso. A punteggio acquisito Pietrangeli vorrebbe far giocare Zugarelli che però aveva lasciato borsone e racchette in albergo, tocca a Panatta che proprio tanta voglia non ha. Gli spagnoli schierano lo sconosciuto Soler, il pubblico sugli spalti è stato molto indisciplinato nella tre giorni insultando e inveendo contro i nostri a menadito. Nonostante il risultato acquisito la musica non cambia nemmeno sul 3-1 per l’Italia. Panatta si innervosisce e lascia andare via facile il match al suo avversario, 6-1 6-0 in meno di 40 minuti. In campo vola di tutto, mentre Adriano rientra negli spogliatoi la gente gli sputa addosso e gli strappa le racchette di mano, l’azzurro non ci vede di più e si butta tra la folla tirando pugni a destra e a manca. Arriva Pietrangeli e cerca di riportare la calma, Guido Oddo dalla cabina Rai prova a mantenere un certo aplomb: “Vediamo Panatta impegnato in una discussione con dei tifosi”. Negli spogliatoi arriva un signore distinto che non si qualifica e riprende tutta la squadra (che nel frattempo stava cercando di calmare Panatta), Zugarelli lo lascia parlare e poi dopo la ramanzina sbotta: “Ma chi c…. è questo?”. Il signore se ne va inviperito e uscendo incrocia Pietrangeli che fa: “Buonasera Console…”.

Siamo in semifinale, ci tocca di nuovo la Francia ma stavolta si gioca al Foro Italico. I francesi oppongono i soliti due, Francois Jauffret e Patrice Dominguez, c’è da vendicare l’inopinata sconfitta di due anni prima al Roland Garros. Sugli spalti il pubblico si fa sentire e come, aizzata da un signore enorme che da un po’ di anni accompagna le nostre squadre nazionali in giro per il mondo nei vari sport. Si chiama Giuseppe Serafini, ma per tutti è Serafino. Praticamente fa di professione il tifoso, sostiene le squadre italiane (dal basket al calcio) e le varie nazionali tra cui l’Italia di Davis. Il suo compito è quello di trascinare i tifosi. A volte però i suoi comportamenti superano la decenza e creano dei problemi. Era già successo a Barcellona contro la Spagna ed ai giornalisti che si lamentavano con Galgani della sua presenza il nostro presidente rispose:” Io no gli do una lira ma non posso vietargli l’acquisto del biglietto per seguire i nostri o ritirargli il passaporto. Certo la sua presenza ci crea non pochi problemi”. Al Foro Italico è di casa ma durante il primo singolare tra Panatta e Dominguez esagera, arrivano i carabinieri e lo portano via con il pubblico che lo incita ritmando il suo nome. Si ripeterà nel 1979 in finale contro gli USA, entrando in campo e regalando in mondovisione un simpatico siparietto con McEnroe. Nel frattempo sul campo è battaglia vera, Dominguez non molla una palla ma Adriano stavolta la spunta in 5 set.

Scendono in campo Barazzutti e Jauffret, il francese si dimostra il solito osso duro. Va avanti due set a uno, Galeazzi in Tv sembra preoccupato: “Questo Jauffret continua a saltellare come un grillo dopo due ore, Barazzutti si deve dare una mossa”. Corrado lo sta a sentire, vince il quarto set poi il match viene sospeso per oscurità. Si riprende il sabato mattina, Jauffret scende in campo scarico, Barazzutti lo travolge, 6-1 e quindi 2-0 Italia. Dopo un paio di ore c’è il doppio, Jauffret accusa il colpo e non supporta al meglio Dominguez, i francesi impegnano Panatta e Bertolucci che però alla fine prevalgono in 4 set. Il capitano francese Darmon dopo il doppio dichiara: “Abbiamo preparato al meglio questa sfida saltando tutti i tornei dell’ultimo periodo, se abbiamo perso è solo perché l’Italia è stata più forte, nulla da recriminare”. Vendicata la sconfitta di due anni prima i nostri approdano alla seconda finale consecutiva, andranno in Australia e sarà purtroppo una sconfitta (con annessa destituzione di Pietrangeli i cui modi non andavano più giù ai componenti della squadra), ma questa è un’altra storia. Ecco i dettagli della sfida del 1977:

14-16 settembre 1977, Roma, clay, outdoor, Semifinale
ITALIA-FRANCIA 4-1

Panatta-Dominguez 6-4 4-6 6-4 3-6 6-3
Barazzutti-Jauffret 6-4 2-6 2-6 6-2 6-1
Bertolucci/Panatta-Dominguez/Jauffret 6-1 3-6 9-7 6-1
Panatta-Jauffret 6-2 6-1
Dominguez-Barazzutti 6-2 0-6 8-6

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Challenger Manerbio: Paolo Lorenzi fa 402 e rincorre il record di Ramirez Hidalgo

Paolo Lorenzi vince due partite in un giorno e raggiunge Gaio in semifinale. Il senese festeggia nel migliore dei modi il traguardo delle 400 partite vinte nel circuito Challenger. Ora la sfida a Gabashvili

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Paolo Lorenzi 400 - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

LORENZI FESTEGGIATO E VINCENTE – Saranno due i semifinalisti azzurri a Manerbio: oltre a Gaio, ha conquistato il pass l’inossidabile Paolo Lorenzi. Per il senese è stata una giornata altrettanto dura, con due match e qualche brivido nel quarto di finale contro Sadio Doumbia. Tra l’altro, dopo la vittoria contro Andrea Collarini (6-4 6-3) è stato festeggiato dallo staff manerbiese per il 400esimo successo in carriera nel circuito Challenger. Un “400” gigante, una torta e una bottiglia di vino pregiato (il Perla del Garda Extra Brut) hanno allietato una giornata che si è complicata nel tardo pomeriggio, contro un avversario che si era presentato a Manerbio senza particolari pretese e – a un certo punto – è rimasto l’unico in gara sia in singolare che in doppio. 

In mattinata, il francese aveva estromesso Andrea Pellegrino: grandi rimpianti per il pugliese, avanti 4-1 nel terzo set prima di spegnere la luce e perdere cinque giochi di fila. Peccato, perché le trame di Doumbia (colpi senza troppa rotazione, rovescio a una mano in slice) sembravano finalmente domate. Contro Lorenzi, il 28enne di Tolosa (n.307 ATP) è partito fortissimo, con tante soluzioni rapide a non dare ritmo al senese. Battaglia infinita nel secondo: Lorenzi prendeva un break di vantaggio (2-0), poi veniva risucchiato e Doumbia si portava addirittura 4-3 e servizio. Nell’ottavo game, sul 30-15, ha tentato un servizio “da sotto”, fuori di pochi centimetri. L’episodio ha dato una scossa a Lorenzi, capace di rimettere in sesto il parziale.

Chi pensava che il terzo fosse una formalità, tuttavia, è rimasto deluso. Doumbia ha preso un break di vantaggio, Lorenzi lo ha riacchiappato ma ha nuovamente rischiato grosso sul 2-2 (rimontando da 15-40). Chiamato a servire per rimanere nel match, il francese ha commesso alcuni gravi errori e ha chiuso con una goffa volée alta, sparata in mezzo alla rete a sigillare il definitivo 1-6 7-5 6-4. Lorenzi ha giocato partite migliori, ma ha confermato di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti. Quella contro Doumbia è stata la 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l’età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

SEMIFINALE DA 71 ANNI IN DUE Il suo prossimo avversario sarà Teymuraz Gabashvili, che ha bloccato l’avventura di Andrea Arnaboldi. A parte la qualità del russo, si pensava che il suo doppio impegno potesse essere un bel vantaggio per l’azzurro. Invece, a sorpresa, Gabashvili ha mostrato una tenuta atletica notevole, imponendosi in due ore e quaranta col punteggio di 7-6 4-6 6-3. Difficile parlare di rimpianti, perché nel primo set Arnaboldi ha sempre dovuto rincorrere: Gabashvili è andato a servire sul 5-4 prima di chiudere al tie-break, peraltro abbastanza facilmente. Il canturino è stato bravo a trovare (e mantenere) un break nel secondo, ma nel terzo era lui a subire il primo “strappo” nel quarto game. 

Aveva la grande chance di tornare in partita sul 4-2, quando si procurava una palla per il controbreak. La sorte, tuttavia, ha dato una mano a Gabashvili: la combinazione nastro più riga ha dato al russo la spinta decisiva per la semifinale, suo miglior risultato in stagione, almeno nel circuito Challenger. Il match è stato seguito da moltissimo pubblico, assiepato in ogni possibile anfratto del Campo 3 perché il Centrale aveva un buco nel programma dopo il ritiro di Giustino. A proposito di programma: sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro. 

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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Italiani

Federico Gaio in semifinale a Manerbio: meglio soli o accompagnati? Pro e contro di avere un coach

Il faentino è a Manerbio in solitudine: “Sarebbe meglio avere il mio coach, ma sto trovando continuità e ordine in quello che faccio”. In semifinale sfiderà Coria

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

Nel tennis capitano giornate toste, difficili, impegnative. Succede anche di dover giocare due partite in un solo giorno. È quanto accaduto a diversi giocatori al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Con cinque ottavi da completare, in mattinata il traguardo delle semifinali era ancora un miraggio. Il primo a centrarlo è stato Federico Gaio, che ha mixato bravura e fortuna nel doppio impegno contro Nino Serdarusic e Lorenzo Giustino. In mattinata, ha difeso a oltranza contro il tennis aggressivo del croato, riuscendo a emergere dopo un inizio complicato (3-6 6-3 6-4 lo score). Nel pomeriggio è stato fortunato, Giustino si è dovuto ritirare dopo appena sei game per un dolore al gomito, frutto di uno sfortunato incidente in mattinata: nel durissimo match contro Pavel Kotov (vinto 1-6 6-4 7-5 in quasi tre ore), nel rincorrere una smorzata si è impuntato sulla terra battuta e, sullo slancio, ha colpito la rete sia con la spalla che con il gomito. Quest’ultimo si è gonfiato: a caldo è riuscito a concludere l’impegno, ma contro Gaio non era in grado di giocare, alzando bandiera bianca sul 4-2 per il faentino. 

“È stata una giornata lunga e difficile – racconta Gaio, alla quarta semifinale stagionale – all’inizio non puoi pensare alla possibilità di giocare due partite, ma concentrarti solo sulla prima. Per esempio, io sono un po’ lento a carburare, quindi mi sono svegliato molto presto per essere pronto già alle 10. Se la giornata diventa molto lunga, sul tardi si può pagare la levataccia”. Non è stato il suo caso, visto che intorno alle 15.30 era già certo del posto in semifinale. Tra l’altro, dopo i vari impegni agonistici, ha accompagnato l’amico Andrea Collarini (appena sconfitto da Lorenzi) all’aeroporto di Malpensa in vista dei prossimi impegni. “Non è facile gestire il tempo tra un match e l’altro – continua Gaio – a volte devi mangiare per prendere qualche energia. Quando non c’è molto tempo, qualcuno non stacca la spina e rimane su di giri. Può essere una strategia, perché se ti rilassi troppo capita di non essere carico a sufficienza. Ognuno ha le sue caratteristiche: basti pensare che Nadal si scalda a lungo, mentre Kyrgios scende in campo con le scarpe da basket…”.

A MANERBIO IN SOLITUDINE – Dopo aver raggiunto il best ranking due anni e mezzo fa (n.146 ATP), Gaio ha vissuto un momento difficile dopo la conclusione del rapporto con coach Daniele Silvestre. Dopo un periodo nella sua Faenza, ha ritrovato il tecnico latinense e i risultati sono tornati. Oggi è numero 177 ATP, con buone prospettive di crescita. “Sono contento del mio periodo di forma. Sto cercando di dare continuità ai risultati e ci sto riuscendo: ho più punti di riferimento, sto mettendo ordine e i risultati stanno arrivando. Una finale, tre semifinali e due quarti di finali negli ultimi due mesi sono un buon bottino”. Detto che in semifinale se la vedrà conFederico Coria, vincitore con un doppio 6-4 su Zsombor Piros in un match piuttosto divertente. (“È tanto che non lo affronto, anche se siamo coetanei dovrò studiarlo un po’”: i precedenti sono 1-1), sta vivendo una bella settimana in solitudine.

Già, perché Silvestre non lo segue in tutti i tornei e Gaio è a Manerbio da solo. Una differenza impressionante rispetto al giovane Tseng, che si era presentato con uno staff di tre persone (un coach dell’accademia Mouratoglou, oltre a un preparatore atletico e un fisioterapista taiwanesi)“Beh, lui ha economie e sponsor differenti – sospira Gaio – avessi le sue, magari girerei anche con i miei amici! Purtroppo non le ho, ma non mi lamento. Restare da solo è difficile perché da fuori si vede tutto meglio, avere una persona che ti indica un paio di cose nei momenti importanti è un bel vantaggio. A volte può essere uno svantaggio quando le cose vanno male, perché ti piangi addosso e chi è con te diventa una scusa per lamentarsi. Se sei da solo, devi essere propositivo e concentrato. Diciamo che ci sono pro e contro: quasi sempre è meglio avere qualcuno, ma va bene così”.

Comunque finisca la sua avventura a Manerbio, Gaio guarda con fiducia al futuro. “In realtà non ho un vero obiettivo per il resto della stagione. Ho bisogno di trovare continuità, è la mia necessità più imminente. Volendo parlare di numeri, ovviamente mi piacerebbe entrare tra i top-100 ATP. Anche raggiungere il best ranking, tutto sommato, vorrebbe dire avvicinarsi al traguardo. Non è impossibile, ne sono convinto, devo aver continuità e adesso mi piace quello che sto facendo”. Sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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ATP

Montreal: Nadal rimonta e travolge Fognini

Un buon Fabio nel primo set, poi Rafa limita gli errori e scappa via senza lasciargli possibilità

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Fabio Fognini e Rafa Nadal - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

[1] R. Nadal b. [7] F. Fognini 2-6 6-1 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

La sedicesima sfida tra il nostro Fabio Fognini e Rafa Nadal (11-4 per Rafa i precedenti, delle 4 vittorie di Fabio solo una sul cemento, la gran rimonta a New York 2015) va in scena in una bellissima serata. Temperatura perfetta a Montreal, un po’ di vento ma nulla di troppo fastidioso, pubblico entusiasta.

Entrambi non entrano in campo centrati al massimo, l’inizio vede diversi errori gratuiti: nel secondo game Fognini si salva da due palle break, nel terzo Nadal commette un doppio fallo, spara fuori un dritto, ed è lui a perdere il servizio. Il palleggio dello spagnolo sembra un po’ incerto, molto bravo Fabio ad accelerare con il rovescio e mettere pressione nel momento giusto. L’italiano alterna belle cose a errori banali esattamente come l’avversario (almeno due passanti semplici falliti da Rafa), ma è lui a fare la partita attaccando e rischiando, e la cosa gli permette di allungare fino al 3-1. Il momentaccio di Nadal continua, Fognini giustamente sta lì a incassare, e un orribile game da quattro gratuiti di Rafa gli consegna un secondo break, 4-1, il set rischia già di essere compromesso per il favorito del torneo.

 

Alcuni siluri di dritto lungolinea di Fabio strappano applausi convinti a tutto lo stadio, gli errori a ripetizione di Nadal fanno mormorare perplessi molti spettatori. Sta di fatto che in mezz’oretta siamo 5-1, dal nostro punto di vista bene così. Poco dopo è 6-2 Fognini, ottimo set per lui almeno nella seconda parte, malissimo Rafa. 8 vincenti per entrambi, ma 14 gratuiti dello spagnolo (10 Fabio), e soprattutto un brutto 2 su 11 di punti fatti con la seconda palla.

Arriva subito, e non è una sorpresa, la reazione di Nadal, che nel secondo set inizia a spingere con maggiore continuità e precisione e sale 3-0 con un break, senza particolari demeriti di Fabio onestamente. Due game dopo, un gran scambio chiuso dalla palla corta di Fognini porta a una palla del contro-break, ma Rafa si salva e sale 4-1.

Il cambio di marcia di Nadal si fa travolgente, l’azzurro appare quasi frastornato a momenti, perde ancora la battuta e in un attimo è 6-1 per lo spagnolo. Fognini chiama il fisioterapista, e si fa dare una pastiglia, evidentemente sta sentendo qualche fastidio. Il dato che meglio fotografa questo secondo set sono i soli 3 errori di Rafa. Il livello è salito tanto da parte di Nadal, Fabio cerca di tenere botta, ci sono scambi spettacolari, la palla viaggia forte, ma i punti che contano ora li fa tutti lo spagnolo. Ancora break subito dall’italiano all’inizio del set decisivo, Nadal sale 2-0. Fognini ha l’aria sconfortata, gli riescono solo alcune giocate di classe, ma sta cercando di rimanere in partita e fa bene.

Ancora fisioterapista per Fabio al cambio campo, viene sistemata la fasciatura che ha sempre alla caviglia destra. Rafa non si fa impietosire, né impressionare da alcuni ottimi tocchi di Fognini (che è uno tra i pochi a essere capace di fintare la palla corta tanto bene da lasciare fermo un tipo come Nadal), e grazie a un drittaccio dell’azzurro che vola lungo brekka nuovamente, 4-1 e battuta per lui, siamo ai titoli di coda (e a un parziale di 10 game a 2 in questo momento, poco da dire). Un ultimo sussulto di Fabio lo porta a una palla break, ben cancellata dall’avversario, e poco prima che scocchino le due ore di gioco Rafa chiude 6-2. Settantaduesima semifinale “1000” per il fuoriclasse spagnolo, attende il vincente tra Monfils e Bautista Agut (il match, rinviato per maltempo, si giocherà sabato alle 19 italiane), buon torneo in ogni caso per Fognini.

“Lui è uno dei migliori del mondo, un grande talento, sono felice di avercela fatta. Gli ho chiesto cosa avesse avuto al piede, alla fine, ma non è grave per fortuna. Vedervi tutti qui, questo bel pubblico, è quello che mi sprona, è bellissimo“, racconta Rafa a fine match.

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