Verso Italia-Francia, la sfida del '75: disastro Panatta, via Gardini

Italiani

Verso Italia-Francia, la sfida del ’75: disastro Panatta, via Gardini

Tra qualche giorno sfidiamo i galletti a Genova. Rievochiamo gli ultimi tre incontri tra le due nazionali. Partiamo da quello disputato al Roland Garros 33 anni fa e che costò la panchina a Fausto Gardini

Stefano Tarantino

Pubblicato

il

Nel week-end 6-8 aprile la nostra nazionale di tennis affronterà a Genova nella sfida dei quarti di finale di Coppa Davis la Francia campione in carica. Sarà l’undicesima sfida tra le due nazionali ed il bilancio è in perfetta parità, 5-5. La storia dei precedenti tra Italia e Francia è un po’ la storia del tennis europeo, perché se sulla sponda transalpina scorriamo i nomi dei famosi quattro moschettieri (Cochet, Brugnon, Borotra, Lacoste) seguiti poi dai vari Darmon, Jauffret, Dominguez, Boetsch, Forget e così via, su quella italiana leggiamo i nomi di Cucelli, Del Bello, Palmieri, Pietrangeli, Sirola, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, fino ad arrivare ai più recenti Furlan, Gaudenzi e Nargiso. Insomma, la sintesi storica dei due movimenti tennistici.

Con questo articolo ci proponiamo di iniziare la marcia di avvicinamento alla sfida di Genova rievocando nel dettaglio gli ultimi 3 precedenti tra Italia e Francia, partendo dal contesto generale di ciò che avveniva in quegli anni nel mondo e calandoci poi gradualmente nel mondo dello sport prima ed in quello del tennis e della Davis poi. La prima sfida che andiamo ad analizzare è quella che ebbe luogo nel giugno del 1975 al Roland Garros, valevole come semifinale della Zona Europea.

 

Il 1975 è anno santo, lo ha proclamato Paolo VI che all’atto dell’apertura della Porta Santa il 24 dicembre dell’anno prima si vede sfiorare in diretta mondovisione da alcuni calcinacci che solo per miracolo non lo colpiscono. Margareth Thatcher diviene leader dei conservatori in Inghilterra, segnerà per lungo periodo le vicende politiche d’oltremanica. Il 1975 è l’anno del primo volo del Concorde, mentre in Cambogia inizia la dittatura sanguinosa di Pol Pot. Bill Gates fonda la Microsoft negli Stati Uniti, Federico Fellini vince il suo quarto oscar grazie al film Amarcord. Il Mozambico proclama la sua indipendenza e cessa di essere colonia portoghese, le isole Comore fanno lo stesso con la Francia. Muore in Spagna Francisco Franco ed un mese dopo si insedia Juan Carlos di Borbone. Finisce la guerra in Vietnam, un seguace di Charles Manson (il folle assassino di Sharon Tate, compagna del regista Roman Polanski) cerca di uccidere il presidente americano Gerald Ford, ma viene bloccato da un agente del FBI. Richard Burton e Liz Taylor si risposano per la seconda volta (e non sarà l’ultima).

In Italia siamo negli “anni di piombo”, viene rapito Vittorio Gancia, noto imprenditore veneto. Nel blitz organizzato per liberarlo dalle Forze dell’Ordine viene uccisa Mara Cagol che tentava di coprire la fuga del marito Renato Curcio, noto esponente delle Brigate Rosse. Viene approvato il nuovo diritto di Famiglia, si abolisce l’istituto della dote, si parificano i figli legittimi a quelli naturali, viene riconosciuta ad entrambi i genitori la patria potestà. Notevole crescita del PCI nelle elezioni (praticamente nel nostro paese non mancano mai), arriva al 33%, a soli 3 punti dalla Democrazia Cristiana. Il 2 novembre viene trovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, sarà accusato del suo omicidio il minorenne Giovanni Pelosi. Il Festival di Sanremo attraversa il suo periodo più brutto, Mike Bongiorno e l’inseparabile Sabina Ciuffini conducono l’edizione che sarà vinta dalla sconosciuta Gilda. Il singolo più venduto nel nostro paese nel 1975 è Sabato Pomeriggio di Claudio Baglioni.

Lo sport italiano vive invece la sua epoca d’oro nello sci, quella della famosa Valanga Azzurra. Ad inizio anno nello slalom di Garmisch ci sono 3 italiani ai primi 3 posti (Piero Gros, Gustav Thoeni e Fausto Radici). La valanga azzurra. La Coppa del Mondo si decide in un incredibile slalom parallelo in Val Gardena. All’appuntamento arrivano in 3 a pari punti in testa alla classifica generale, il nostro Thoeni, il mitico Ingemar Stenmark e Franz Klammer. L’austriaco esce subito, Thoeni e Stenmark arrivano in finale, chi vince si porta a casa la Coppa. Stenmark è ancora poco esperto, Thoeni parte dal cancelletto come un fulmine e gli mette pressione, lo svedese inforca a poche porte dall’arrivo, la Coppa del Mondo rimane in Italia perché l’anno prima l’aveva vinta Piero Gros.

Nel calcio lo scudetto va alla Juve che sopravanza in classifica di due punti il Napoli (corsi e ricorsi storici), decisivo lo scontro diretto al Comunale di Torino a 6 giornate dal termine del campionato, finisce 2-1 per i bianconeri, decide Altafini (che l’anno prima giocava nel Napoli) all’89’. Per i napoletani diventerà “core ‘ngrato”. Napoli si rifà nella pallanuoto, dove lo scudetto lo vince la Canottieri allenata da Fritz Dennerlein che conclude imbattuta il campionato. Nel basket invece lo scudetto lo vince la Forst Cantù di Arnaldo Taurisano, mentre agli Europei l’Italia arriva terza, alle spalle dell’inarrivabile Jugoslavia (Dalipagic, Cosic, Slavnic, Delibasic e via dicendo) guidata dal santone Mirko Novosel e della Russia. Nei mondiali di ciclismo Merckx prova a vincere il suo quarto mondiale, si corre in Belgio, a casa sua, ma l’impresa non gli riesce, la spunta l’olandese Henny Kuiper. E’ il primo mondiale nel quale la nostra nazionale viene guidata da Alfredo Martini. Il giro d’Italia invece lo vince Fausto Bertoglio. Muhammad Alì batte Joe Frazier nella sfida di Manila, Niki Lauda riporta il campionato del Mondo piloti alla Ferrari, che vince anche quello costruttori. La stagione dell’automobilismo viene però funestata da un incredibile incidente durante il Gran Premio di Barcellona. La vettura del tedesco Stommelen perde l’alettone durante il 25° giro, sbatte contro il guard rail e finisce sulla folla. Alla fine si conteranno 4 morti e diversi feriti, la gara sarà sospesa 4 giri dopo e vedrà la vittoria (l’unica nella sua carriera) di Jochen Mass. Quella gara sarà ricordata anche perché l’italiana Lella Lombardi giungendo 6° sarà la prima e unica donna a raccogliere un punto mondiale.

Ed il nostro tennis come se la passava? Onestamente non male, il passaggio di consegne tra vecchia e nuova generazione era ormai avvenuto. A Pietrangeli e Sirola erano subentrati Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, coordinati e plasmati dal mitico Mario Belardinelli che se li era cresciuti presso il Centro Federale di Formia. Adriano era sempre vicino ai Top10 nella classifica mondiale e quell’anno esplose. Semifinale al Roland Garros, finali a Barcellona e Madrid, vittoria a Stoccolma contro Connors (allora nr.1 del ranking al quale annullò anche un match point nella finale) e finale anche a Buenos Aires, sconfitto da Guillermo Vilas. Annata che si concluse con la sua prima (ed unica) partecipazione al Master di fine stagione, dove raccolse però tre sconfitte (contro Orantes, Nastase ed Ashe). La sua consacrazione ci sarà l’anno dopo e ne conosciamo i motivi. Barazzutti si era già fatto apprezzare per la sua combattività e per le sue doti atletiche, Bertolucci rappresentava un’ottima alternativa e come doppista in coppia con Panatta non si discuteva, Tonino Zugarelli era l’uomo delle superfici veloci, al contrario dei suoi compagni.

I 4 in Davis si erano fatti onore nel 1974, dove erano arrivati ad un passo dalla finale, fermati dal Sudafrica nella finale Interzone (o semifinale che dir si voglia). I nostri eroi sprecarono un’occasione colossale per affrontare l’India in finale (la famosa finale che poi non fu mai giocata per protesta contro la politica dell’apartheid perpetrata in Sudafrica), ma l’avvicinamento a quella sfida fu davvero pessimo. Innanzitutto la nostra Federazione cercò di spostare la sfida in campo neutro per protestare (anche loro) contro l’apartheid ventilando la possibilità che i giocatori potessero boicottare l’appuntamento. Ma la richiesta venne bocciata dall’ITF. Inoltre invece di effettuare una preparazione atletica idonea ad una sfida delicata ed in condizioni anomale (sopratutto per l’altura) i nostri giocatori pensarono bene di restare fino a tre settimane  e mezzo  prima della stessa al mare – in Sardegna- , così i sudafricani ebbero vita facile e chiusero la contesa già dopo il doppio. I nostri non avevano giocato tornei da un pezzo, e così, complice anche l’altura, Zugarelli e Panatta ammassarono caterve di doppi falli. Ci fu uno scontro fra giocatori e stampa, Clerici e Tommasi in testa che furono particolarmente critici nei confronti di quella discutibile preparazione. Clerici criticò aspramente il ct Mario Belardinelli, Tommasi scrisse, anche per la scarsa personalità dimostrata nei confronti dei sudafricani fortissimi nel doppio (McMillan e Hewitt non si parlavano quasi, ma hanno vinto due Wimbledon e una volta senza perdere mai il servizio in tutto il torneo..,), ma non straordinari in singolare perchè Hewitt era ormai anziano, 34 anni e 9 mesi, mentre Ray Moore era un buon giocatore (poi diventato direttore del torneo di Indian Wells prima di essere “cacciato” per una osservazione considerata sessista) ma con una classifica inferiore ai nostri…

L’essere arrivati in semifinale ci consentì nel 1975 di saltare i primi turni della competizione e di partire direttamente dalla semifinale della Zona Europea. L’avversario non era di quelli più semplici, la Francia. Innanzitutto perché schierava due giocatori che erano probabilmente inferiori ai nostri ma che erano combattivi all’inverosimile, Francois Jauffret e Patrice Dominguez. Poi si sarebbe dovuti andare a Parigi, proprio al Roland Garros e comunque il pubblico francese si sarebbe fatto sentire e non poco. Inoltre c’era da tenere in considerazione che soprattutto Jauffret era un tennista abbastanza indigesto ad Adriano Panatta. Il tennista francese infatti era uno dei pochi capace di togliere il tempo ad Adriano, attaccandogli continuamente sul rovescio e costringendolo a fondo campo. Panatta lo sapeva ed ogni incontro con Jauffret era una sofferenza. Adriano lo riuscì a battere solo due volte su 5 incontri e ci perse sia a Parigi (anche se nel 1970 Panatta era appena ventenne mentre Jauffret aveva 8 anni in più) sia a Montecarlo nel 1976 (l’anno d’oro di Adriano). Dominguez era sicuramente meno talentuoso di Jauffret, ma era mancino ed in Davis dava l’anima. Grande amico proprio di Panatta, in molte occasioni si ritrovavano la sera a divertirsi in discoteca dopo le partite.

La sfida però era nettamente alla nostra portata, oltretutto poche settimane prima Panatta era come detto arrivato in semifinale al Roland Garros, battendo tra gli altri Ilie Nastase e venendo sconfitto solo da Bjorn Borg dopo 4 set. Insomma l’approdo alla finale Europea non sembrava assolutamente impossibile…ed invece accadde l’imponderabile. Si iniziò proprio con il singolare Jauffret-Panatta. Adriano sembrò la brutta copia di quanto visto solo pochi giorni prima su quegli stessi campi. Lento, svogliato, probabilmente non favorito dalle forti piogge che erano cadute in quei giorni su Parigi e che ostacolarono anche la stessa sfida. Il campo era molto lento e le palle abbastanza pesanti. Per quel vecchio volpone di Jauffret fu un gioco da ragazzi mettere nell’angolo il nostro numero 1 e superarlo in 3 set, 1-0 Francia. Corrado Barazzutti però non temeva la garra, Dominguez non era un mostro di continuità e dopo aver vinto il primo set raccolse appena 4 game nei tre seguenti, 1-1 e tutto in equilibrio prima del doppio. Troppo solidi Panatta e Bertolucci per la coppia Dominguez/Jauffret, netto 6-1 6-4 6-1 per i nostri, pubblico azzittito e 2-1 Italia, il gioco sembra fatto.

Anche perché la domenica sarebbero scesi in campo per primi Panatta e Dominguez. Vero che Dominguez aveva già battuto Adriano proprio a Parigi nel 1971 e a Roma nel 1973, ma ora Adriano sembrava nettamente più in forma dell’ostico francese e quindi si riteneva fattibile la vittoria del nostro nr.1. Ed invece l’orgoglio francese unito ad un Panatta in condizioni pessime crearono le basi per la rimonta dei nostri avversari. Dominguez ebbe la meglio in 4 set e tutto si decise nel singolare finale tra Barazzutti e Jauffret. La pioggia che già aveva ritardato l’inizio del primo singolare ostacolò anche lo svolgimento del secondo. Jauffret fece valere in tutto e per tutto la sua esperienza, Barazzutti fece molta fatica ad opporre resistenza alle discese improvvise del suo avversario, il pubblico recitò in pieno il suo ruolo, l’ambiente si fece carico ed ostile verso i nostri. Insomma una vera e propria corrida dove Jauffret recitava il ruolo del torero e Barazzutti provava ad incornarlo. Cala l’oscurità sul Roland Garros, Jauffret chiude il terzo set e si porta avanti due set a uno, match sospeso, si riprende l’indomani. Barazzutti il lunedì rientra in campo pronto a vendere cara la pelle, porta a casa il quarto set e riaccende le speranze italiche. Ma Jauffret la sa lunga, molto lunga. Nel quinto set non sbaglia una palla, finisce 6-3 per lui, la Francia vince 3-2 e noi veniamo subito eliminati.

Le polemiche divamparono tra gli addetti ai lavori al ritorno in Italia dei nostri. Primo a finire sul banco degli imputati Adriano Panatta (verso il quale anche in futuro non mancheranno mai le critiche per le sue prestazioni talvolta opache contro avversari di medio livello), colpevole di aver perso entrambi i singolari. Ma il dito venne puntato anche contro Fausto Gardini, ritenuto incapace di governare il talento di Adriano e soprattutto accusato di essere troppo distante dai giocatori caratterialmente. Alla fine Gardini sarà sostituito e si deciderà di far sedere sulla panchina di capitano il mostro sacro del tennis italiano, Nicola Pietrangeli. Mai scelta sarà più azzeccata, ma questa è un’altra storia. Di seguito il dettaglio della sfida del 1975

20-22 giugno 1975, Parigi, clay, outdoor, Zona Europea, semifinale B
FRANCIA-ITALIA 3-2

Jauffret-Panatta 6-1 6-4 8-6
Barazzutti-Dominguez 4-6 6-0 6-1 6-3
Bertoucci/Panatta-Dominguez/Jauffret 6-1 6-4 6-1
Dominguez-Panatta 6-3 1-6 7-5 6-3
Jauffret-Barazzutti 6-2 4-6 6-3 3-6 6-3

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Focus

Gol di Torino! È una delle quattro città scelte dall’ATP

Tokio favorita n.1 a sostituire Londra per 5 anni di Masters ATP dal 2021. Torino se la batte alla pari con Singapore. Più di Manchester? Le chances

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Fa certo piacere, e inorgoglisce certamente il sindaco Appendino – che ne aveva bisogno dopo che la sua città e il suo partito sono sembrati spesso più pronti a dire di no che di sì alle varie proposte di investimenti nello sport (ogni riferimento al no di Raggi alle Olimpiadi di Roma non è casuale) – che Torino sia rientrata nello stretto giro delle città candidate a sostituire Londra. Significa che anche la presentazione fatta dalla Federtennis, insieme ai meriti acquisiti per aver ospitato a Milano le Next Gen, è stata efficace. Onore al merito. La struttura del Pala Alpitour ha ospitato i mondiali di volley, tiene 15.000 spettatori, e se di per sé non vale la 02 Arena, è però meglio integrata con la cittadella olimpica e il resto della splendida città, molto più di quanto non lo sia la struttura londinese di North Greenwich che, tranne che per Canary Wharf e il distretto finanziario, è lontana da tutto e tutti.

Segnalato che due delle città di cui si era molto parlato come ipotetiche candidate, San Pietroburgo e Abu Dhabi, sono finite fuori gioco – la prima perché non avrebbe rispettato le scadenze imposte dall’ATP, la seconda perché forse i presunti 700 milioni di budget erano una bufala, molto più di una presunta cattiva immagine di quell’Emirato – Torino è in pratica l’unica città europea in lista. Sì, perché mi parrebbe davvero inconcepibile che dopo 12 anni a Londra le finali ATP possano andare a Manchester e restare in Inghilterra. Anche se Manchester si era candidata a ospitare le finali WTA ed è stata battuta sul rettilineo finale da Shenzhen che si è aggiudicata le finali per 10 anni. Secondo me però una scelta Manchester verrebbe considerata da tutti come uno schiaffo del CEO britannico Chris Kermode a tutti gli altri Paesi. L’aver inserito Manchester – che proprio per via della candidatura WTA era più pronta si tutte le altre città – rappresenta probabilmente un contentino all’orgoglio del Regno Unito in… Brexit e un segno del potere quasi assoluto di mister Kermode.

 

Premesso che, appunto, essere nella short list dell’ATP è già un successo anche se dovesse tramutarsi in altri sopportabili costi magari vani per un ulteriore sforzo in vista della decisione finale che verrà annunciata a marzo nel corso del torneo di Indian Wells, quali sono le vere chances di Torino per ospitare cinque anni di Finals? A questo punto se dovessi immaginare un ranking previsionale, direi che Tokyo è in cima. E Manchester, come detto, in fondo. Fra Torino e Singapore c’è equilibrio, perché il capoluogo piemontese può far valere la sua europeità, l’essere davvero facilmente raggiungibile da tutta Europa – con e senza TAV – e quando dico questo non mi riferisco tanto ai giocatori che pur essendo oggi in massima parte europei si muovono ovunque e dovunque con grande facilità e privilegiano sempre i soldi a tutto il resto. Mi riferisco agli spettatori. Londra è stato anche un successo di pubblico. Perché è facilmente raggiungibile e perché la formula del Masters consente a chiunque voglia vedere per tre giorni i migliori tennisti dell’anno di programmare un anno prima il viaggio.

Arrivare a Singapore è tutta un’altra cosa. Prima di tutto costa una sassata. E difatti per le finali WTA, pur ben organizzate, il vero problema è sempre stato la scarsa affluenza. Ma è certo probabile che Singapore possa attrarre l’ATP – e di riflesso i tennisti – mettendo sul tavolo molti più soldi. Quindi nel caso di un ballottaggio fra Torino e Singapore la scelta sarebbe di tipo… filosofico. Meglio il pubblico e l’Europa rimettendo dei soldi, o meglio i soldi? Ma alla fin fine questo tipo di ballottaggio non avrebbe ragione d’essere se Tokyo giocasse appieno tutte le sue carte. Tutto si gioca in quella parte dell’emisfero nei prossimi anni, a cominciare dalle Olimpiadi. Poi si dice la Laver Cup… e chissà se non anche la fase finale della Davis-Piqué Cup che gode di grandi finanziamenti giapponesi grazie alla Rakuten, l’azienda di commercio elettronico giapponese che ha fatturati pazzeschi.

A Tokyo non manca lo stadio, non mancano i soldi, non sarà difficile trovare gli sponsor (non solo Nitto lo sponsor attuale delle ATP Finals, ma anche Uniqlo, Rakuten, Seiko…), non manca il pubblico, non manca una scelta geopolitica dopo anni e anni di sedi europee. Anche se proprio da Tokyo cominciò l’epopea del Masters nel 1970 (come opportunamente menzionato dal comunicato ATP) prima di spostarsi – sottolinea ancora il comunicato dell’ATP che tende a mostrare come non si siano fatte scelte che privilegiassero un solo continente – in città di tutto il globo terracqueo: New York, Sydney, Shanghai. Se andiamo a contare le edizioni, vediamo però che l’Europa fin qui ha recitato una parte importante. Il Vecchio Continente ha prevalso di una sola edizione… contro tutto il Resto del Mondo: 26 volte a 25 (incluse le due londinesi ancora da disputare) sulle 51 edizioni totali. Mai l’Italia però. E il nostro Paese, con Torino che ha fatto progressi enormi sotto tutti i profili – in passato era una città molto meno attraente rispetto a oggi – e si trova a un tiro di schioppo da Milano per chi volesse fare un turismo di tipo newyorkese a novembre ha indiscutibilmente notevoli pregi turistico-culinari. Da non trascurare anche un dato emerso ieri dopo quanto successo a Strasburgo: ci sono 68 nazioni che hanno subito o rischiato più attentati terroristici rispetto al nostro Paese; non è un particolare di zero rilievo… Incrociamo le dita però.

LE PAROLE DI APPENDINO SU FACEBOOK

“C’è una straordinaria notizia di cui tutte e tutti dobbiamo essere molto orgogliosi: Torino è nella short list delle 5 città candidate per ospitare le ATP finals di tennis dal 2021 al 2025! Hanno mostrato interesse oltre 40 città nel mondo ma hanno superato la prima fase solo TORINO con Tokyo, Singapore, Londra e Manchester. La sfida è ancora lunga e difficile ma questo non ci spaventa. Anzi, ci spinge ad affrontarla con una determinazione ancora maggiore, supportata dalla consapevolezza di possedere tutto ciò che serve per vincerla: un impianto attrezzato perfetto per ospitare manifestazioni sportive internazionali di altissimo livello, le elevate competenze maturate in materia di organizzazione e gestione di grandi eventi sportivi, il sostegno del Governo, di tutte le istituzioni e dei vertici dello sport italiano e della FIT.

E Torino, soprattutto, è un raro mix tra storia e slancio verso il futuro: da un lato può mettere sul piatto della candidatura un patrimonio ambientale, architettonico e culturale di città d’arte sempre più apprezzata e dall’altro infrastrutture, propensione all’innovazione, tecnologia e sinergie con le realtà produttive di un territorio unico. Le Atp Finals sono uno dei cinque tornei di tennis più importanti al mondo, nonché uno dei più ambiti appuntamenti sportivi internazionali, in grado di portare alla città che le ospita non solo prestigio (un audience medio di 95 milioni di persone), ma anche importanti ricadute di carattere turistico e economico, basta pensare che ogni edizione conta oltre 250.000 spettatori”.

IL COMUNICATO STAMPA DELL’ATP

L’ATP ha annunciato la lista finale delle città candidate ad ospitare le Finals dal 2021 al 2025. Le città di Manchester (Inghilterra), Singapore, Tokyo (Giappone) e Torino (Italia) sono state selezionate dall’ATP e avanzeranno adesso, insieme a Londra, alla fase finale. L’annuncio della short list arriva dopo un processo di selezione iniziato nell’agosto di quest’anno, che ha visto oltre 40 diverse città mondiali interessate ad ospitare il prestigioso evento di fine stagione. Nella fase finale, l’ATP, con la consulenza dell’agenzia esterna Deloitte, condurrà dei sopralluoghi nelle città candidate al fine di valutare ulteriormente i rispettivi progetti. La decisione finale verrà presa non prima di marzo 2019.

Queste le parole di Chris Kermode, CEO ATP: “Il livello di interesse suscitato in giro per il mondo riflette l’immenso patrimonio di questo unico evento, così come il successo ottenuto alla O2 Arena dal 2009. È stato un processo altamente competitivo, e tutte le città incluse nella short list meritano un grande credito per la passione e la visione creativa che hanno dimostrato nei rispettivi piani. Non c’è alcun dubbio che Londra abbia fissato degli standard di riferimento decisamente elevati, ma con l’annuncio odierno della short list crediamo di essere in una posizione favorevole per dar vita ad un nuovo, emozionante, capitolo di un evento che rappresenta ormai l’apice assoluto del tennis maschile”.

TUTTE LE CITTÀ CHE HANNO OSPITATO IL MASTERS ATP

  • Tokyo, Giappone 1970
  • Parigi, Francia 1971
  • Barcellona, Spagna 1972
  • Boston, USA 1973
  • Melbourne, Australia 1974
  • Stoccolma, Svezia 1975
  • Houston, USA 1976
  • New York, USA 1977–1989
  • Francoforte, Germania 1990–1995
  • Hannover, Germania 1996–1999
  • Lisbona, Portogallo 2000
  • Sydney, Australia 2001
  • Shanghai, Cina 2002
  • Houston, USA 2003–2004
  • Shanghai, Cina 2005–2008
  • Londra, Regno Unito 2009–2020
  • 2021–2025 ?

Next Gen, successo a metà. Ma Milano sogna le vere finali con Torino
Nuova sede ATP Finals: Tokyo in pole position? Federer ‘conservatore’
Torino a Londra per prendersi le ATP Finals: “Si fidano di noi…”
Chi può sostituire Londra? Le chances e i rischi di Torino
Torino non si risparmia: grandi intese per le ATP Finals
La concorrenza europea insidia Torino
Il sopralluogo incoraggia le ambizioni di Torino per la short list

Continua a leggere

Flash

Tra il ricorso pendente e l’appuntamento in Fed: quando rivedremo Errani?

La squalifica per doping dell’azzurra scade l’8 febbraio, giusto in tempo per una possibile convocazione di Tathiana Garbin. Difficile immaginare un rientro anticipato, visto che la giustizia svizzera non si è ancora espressa

Pubblicato

il

Le storie su Instagram di Sara Errani raccontano di allenamenti quotidiani e tendenziale buon umore, nel rassicurante rifugio dell’academy di Pablo Lozano a Valencia. La faentina è squalificata fino al prossimo 8 febbraio per il caso letrozolo e – a oggi – non ha ottenuto sconti rispetto alla pena complessiva di dieci mesi stabilita nello scorso giugno dal TAS di Losanna, che è andato a quintuplicare l’iniziale condanna stabilita a luglio 2017 dal tribunale indipendente del Tennis Antidoping Programme. Sottolineiamo la provvisorietà della situazione in quanto c’è un ricorso pendente da parte dei legali di Errani al Tribunale Federale Svizzero (TFS), grado di giustizia ordinaria al quale ci si può appellare contro i verdetti del tribunale arbitrale dello sport.

Il ricorso era stato presentato d’urgenza, proprio nel mese di giugno, con l’obiettivo di ottenere una sospensiva del verdetto del TAS che consentisse all’attuale numero 107 del mondo di tornare in campo in attesa della sentenza definitiva. Alla resa dei conti però la sospensiva non è stata concessa, lasciando invariati gli effetti della squalifica, con il TFS che si è preso più tempo del previsto (si parlava di circa quattro mesi) per la decisione definitiva ancora non arrivata. Se anche adesso fosse questione di giorni, come pare, l’estrema vicinanza alla scadenza naturale della squalifica renderebbe il verdetto del giudice federale elvetico poco funzionale a un rientro anticipato di Errani nel gennaio australiano.

 

Allo stato attuale delle cose – quindi con la conferma dell’8 febbraio come fine pena – Errani farebbe giusto in tempo a rendersi convocabile da Tathiana Garbin per la sfida del World Group II di  Fed Cup in programma il 9 e 10 febbraio, guarda caso proprio in Svizzera. Il cerchio di un periodo da dimenticare si potrebbe così chiudere ritrovando la maglia azzurra e l’amata Fed, con la quale non si era lasciata nel migliore dei modi in occasione del ko contro il Belgio rimediato ad aprile a Genova. Con un’Italia giovanissima che trarrebbe sicuro beneficio dalla sua esperienza.

Continua a leggere

Flash

A2 maschile e femminile: Paris riporta Brescia nella massima serie

Giocherà l’A1 femminile anche il Circolo Tennis Siena. Al maschile salgono Vomero, Torre del Greco, Siracusa e Bologna

Pubblicato

il

Alberto Paris con le ragazze della Bal Lumezzane, squadra promossa in Serie A1

Dal Tennis Forza e Costanza al Tennis Club Lumezzane, da Alberto Paris a… Alberto Paris. A quindici anni di distanza dal Forza e Costanza, che militò nel Campionato nazionale di Serie A1 nel 2004, un’altra squadra bresciana avrà l’onore di competere in mezzo alle big del tennis italiano. Un risultato storico conquistato dalla Bal Lumezzane nel play-off promozione contro lo Sporting Club Sassuolo, e che porta anche la firma di Paris, 53enne tecnico nazionale che di una realtà è direttore e responsabile tecnico, dell’altra è direttore sportivo e capitano del team, capace di due promozioni in due anni, dalla B alla A1. Domenica scorsa, quando Georgia Brescia ha regalato il punto della vittoria al suo team, in panchina c’era proprio lui, che peraltro la Serie A l’ha disputata anche da giocatore negli Anni ’80. E che più recentemente è stato il promotore della collaborazione instaurata da una manciata di anni tra Forza e Costanza e Tc Lumezzane, grazie alla volontà delle rispettive presidentesse, Annamaria Capuzzi Beltrami e Nerina Bugatti. In barba alle invidie che spesso inquinano i rapporti fra club diversi della stessa provincia, le due hanno unito le forze in una joint-venture che può fare scuola a livello nazionale, perché ha portato risultati di spessore. Da anni, vista l’importanza data dalla Federtennis alla presenza nelle squadre di alto livello di almeno un elemento del vivaio, tutte le ragazze più promettenti tra le giovani del Forza e Costanza vengono tesserate per il Tennis Club Lumezzane, proprio nell’ottica di una futura promozione nella formazione di A. Ragion per cui il Forza e Costanza, che col club “gemello” condivide pure una buona fetta degli insegnanti, può sentire come sua almeno una piccola parte di questo traguardo prestigioso.

“È stata una collaborazione studiata per far crescere una squadra che al tempo era in Serie B – racconta Paris –, e ora è arrivata fino alla A1. Già da qualche anno c’erano dei rapporti stretti fra le due società, che sono andati via via intensificandosi, fino a festeggiare insieme un risultato storico. Sia per il Tennis Club Lumezzane, che se paragonato a tanti altri club che frequentano la Serie A è una realtà piuttosto piccola, sia per Brescia in generale. A memoria non ricordo una squadra femminile bresciana in grado di arrivare fino alla Serie A1, e questo dev’essere un grande motivo d’orgoglio per tutta la città e anche per l’intera provincia. Non servirà soltanto come promozione al club, ma rappresenterà una vetrina in grado di dar lustro a tutta la Brescia del tennis. Un’opportunità che, oltre alle protagoniste in campo, ha numerosi altri artefici: il Forza e Costanza, Alberto Paris e la lungimiranza delle due presidentesse, alleate da tempo per puntare a un traguardo diventato realtà lo scorso weekend.

 

Ufficio Stampa Tennis Forza e Costanza Brescia


FEMMINILE, CHI SALE IN A1 E CHI RIMANE IN A2 – Insieme alla Bal Lumezzane, a salire in A1 sarà anche il Circolo Tennis Siena, grazie al successo nel doppio di spareggio sul team B del Tennis Beinasco (fresco campione d’Italia con la squadra A). Rimarranno invece in A2 la squadra B del Circolo della Stampa Sporting Torino e il Circolo Tennis Bologna.

A2 MASCHILE, PROMOSSI E SALVI – A giocare nella massima serie il prossimo anno saranno il Tennis Club Vomero, il New Tennis Torre del Greco, il Match Ball Siracusa e il Circolo Tennis Bologna. Si sono invece assicurati la permanenza in A2 il Tennis Club Siracusa, il Tennis Club Schio, il Circolo Tennis Trento e il Tennis Club Treviglio.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement