Verso Italia-Francia, la sfida del '75: disastro Panatta, via Gardini

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Verso Italia-Francia, la sfida del ’75: disastro Panatta, via Gardini

Tra qualche giorno sfidiamo i galletti a Genova. Rievochiamo gli ultimi tre incontri tra le due nazionali. Partiamo da quello disputato al Roland Garros 33 anni fa e che costò la panchina a Fausto Gardini

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Nel week-end 6-8 aprile la nostra nazionale di tennis affronterà a Genova nella sfida dei quarti di finale di Coppa Davis la Francia campione in carica. Sarà l’undicesima sfida tra le due nazionali ed il bilancio è in perfetta parità, 5-5. La storia dei precedenti tra Italia e Francia è un po’ la storia del tennis europeo, perché se sulla sponda transalpina scorriamo i nomi dei famosi quattro moschettieri (Cochet, Brugnon, Borotra, Lacoste) seguiti poi dai vari Darmon, Jauffret, Dominguez, Boetsch, Forget e così via, su quella italiana leggiamo i nomi di Cucelli, Del Bello, Palmieri, Pietrangeli, Sirola, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, fino ad arrivare ai più recenti Furlan, Gaudenzi e Nargiso. Insomma, la sintesi storica dei due movimenti tennistici.

Con questo articolo ci proponiamo di iniziare la marcia di avvicinamento alla sfida di Genova rievocando nel dettaglio gli ultimi 3 precedenti tra Italia e Francia, partendo dal contesto generale di ciò che avveniva in quegli anni nel mondo e calandoci poi gradualmente nel mondo dello sport prima ed in quello del tennis e della Davis poi. La prima sfida che andiamo ad analizzare è quella che ebbe luogo nel giugno del 1975 al Roland Garros, valevole come semifinale della Zona Europea.

 

Il 1975 è anno santo, lo ha proclamato Paolo VI che all’atto dell’apertura della Porta Santa il 24 dicembre dell’anno prima si vede sfiorare in diretta mondovisione da alcuni calcinacci che solo per miracolo non lo colpiscono. Margareth Thatcher diviene leader dei conservatori in Inghilterra, segnerà per lungo periodo le vicende politiche d’oltremanica. Il 1975 è l’anno del primo volo del Concorde, mentre in Cambogia inizia la dittatura sanguinosa di Pol Pot. Bill Gates fonda la Microsoft negli Stati Uniti, Federico Fellini vince il suo quarto oscar grazie al film Amarcord. Il Mozambico proclama la sua indipendenza e cessa di essere colonia portoghese, le isole Comore fanno lo stesso con la Francia. Muore in Spagna Francisco Franco ed un mese dopo si insedia Juan Carlos di Borbone. Finisce la guerra in Vietnam, un seguace di Charles Manson (il folle assassino di Sharon Tate, compagna del regista Roman Polanski) cerca di uccidere il presidente americano Gerald Ford, ma viene bloccato da un agente del FBI. Richard Burton e Liz Taylor si risposano per la seconda volta (e non sarà l’ultima).

In Italia siamo negli “anni di piombo”, viene rapito Vittorio Gancia, noto imprenditore veneto. Nel blitz organizzato per liberarlo dalle Forze dell’Ordine viene uccisa Mara Cagol che tentava di coprire la fuga del marito Renato Curcio, noto esponente delle Brigate Rosse. Viene approvato il nuovo diritto di Famiglia, si abolisce l’istituto della dote, si parificano i figli legittimi a quelli naturali, viene riconosciuta ad entrambi i genitori la patria potestà. Notevole crescita del PCI nelle elezioni (praticamente nel nostro paese non mancano mai), arriva al 33%, a soli 3 punti dalla Democrazia Cristiana. Il 2 novembre viene trovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, sarà accusato del suo omicidio il minorenne Giovanni Pelosi. Il Festival di Sanremo attraversa il suo periodo più brutto, Mike Bongiorno e l’inseparabile Sabina Ciuffini conducono l’edizione che sarà vinta dalla sconosciuta Gilda. Il singolo più venduto nel nostro paese nel 1975 è Sabato Pomeriggio di Claudio Baglioni.

Lo sport italiano vive invece la sua epoca d’oro nello sci, quella della famosa Valanga Azzurra. Ad inizio anno nello slalom di Garmisch ci sono 3 italiani ai primi 3 posti (Piero Gros, Gustav Thoeni e Fausto Radici). La valanga azzurra. La Coppa del Mondo si decide in un incredibile slalom parallelo in Val Gardena. All’appuntamento arrivano in 3 a pari punti in testa alla classifica generale, il nostro Thoeni, il mitico Ingemar Stenmark e Franz Klammer. L’austriaco esce subito, Thoeni e Stenmark arrivano in finale, chi vince si porta a casa la Coppa. Stenmark è ancora poco esperto, Thoeni parte dal cancelletto come un fulmine e gli mette pressione, lo svedese inforca a poche porte dall’arrivo, la Coppa del Mondo rimane in Italia perché l’anno prima l’aveva vinta Piero Gros.

Nel calcio lo scudetto va alla Juve che sopravanza in classifica di due punti il Napoli (corsi e ricorsi storici), decisivo lo scontro diretto al Comunale di Torino a 6 giornate dal termine del campionato, finisce 2-1 per i bianconeri, decide Altafini (che l’anno prima giocava nel Napoli) all’89’. Per i napoletani diventerà “core ‘ngrato”. Napoli si rifà nella pallanuoto, dove lo scudetto lo vince la Canottieri allenata da Fritz Dennerlein che conclude imbattuta il campionato. Nel basket invece lo scudetto lo vince la Forst Cantù di Arnaldo Taurisano, mentre agli Europei l’Italia arriva terza, alle spalle dell’inarrivabile Jugoslavia (Dalipagic, Cosic, Slavnic, Delibasic e via dicendo) guidata dal santone Mirko Novosel e della Russia. Nei mondiali di ciclismo Merckx prova a vincere il suo quarto mondiale, si corre in Belgio, a casa sua, ma l’impresa non gli riesce, la spunta l’olandese Henny Kuiper. E’ il primo mondiale nel quale la nostra nazionale viene guidata da Alfredo Martini. Il giro d’Italia invece lo vince Fausto Bertoglio. Muhammad Alì batte Joe Frazier nella sfida di Manila, Niki Lauda riporta il campionato del Mondo piloti alla Ferrari, che vince anche quello costruttori. La stagione dell’automobilismo viene però funestata da un incredibile incidente durante il Gran Premio di Barcellona. La vettura del tedesco Stommelen perde l’alettone durante il 25° giro, sbatte contro il guard rail e finisce sulla folla. Alla fine si conteranno 4 morti e diversi feriti, la gara sarà sospesa 4 giri dopo e vedrà la vittoria (l’unica nella sua carriera) di Jochen Mass. Quella gara sarà ricordata anche perché l’italiana Lella Lombardi giungendo 6° sarà la prima e unica donna a raccogliere un punto mondiale.

Ed il nostro tennis come se la passava? Onestamente non male, il passaggio di consegne tra vecchia e nuova generazione era ormai avvenuto. A Pietrangeli e Sirola erano subentrati Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, coordinati e plasmati dal mitico Mario Belardinelli che se li era cresciuti presso il Centro Federale di Formia. Adriano era sempre vicino ai Top10 nella classifica mondiale e quell’anno esplose. Semifinale al Roland Garros, finali a Barcellona e Madrid, vittoria a Stoccolma contro Connors (allora nr.1 del ranking al quale annullò anche un match point nella finale) e finale anche a Buenos Aires, sconfitto da Guillermo Vilas. Annata che si concluse con la sua prima (ed unica) partecipazione al Master di fine stagione, dove raccolse però tre sconfitte (contro Orantes, Nastase ed Ashe). La sua consacrazione ci sarà l’anno dopo e ne conosciamo i motivi. Barazzutti si era già fatto apprezzare per la sua combattività e per le sue doti atletiche, Bertolucci rappresentava un’ottima alternativa e come doppista in coppia con Panatta non si discuteva, Tonino Zugarelli era l’uomo delle superfici veloci, al contrario dei suoi compagni.

I 4 in Davis si erano fatti onore nel 1974, dove erano arrivati ad un passo dalla finale, fermati dal Sudafrica nella finale Interzone (o semifinale che dir si voglia). I nostri eroi sprecarono un’occasione colossale per affrontare l’India in finale (la famosa finale che poi non fu mai giocata per protesta contro la politica dell’apartheid perpetrata in Sudafrica), ma l’avvicinamento a quella sfida fu davvero pessimo. Innanzitutto la nostra Federazione cercò di spostare la sfida in campo neutro per protestare (anche loro) contro l’apartheid ventilando la possibilità che i giocatori potessero boicottare l’appuntamento. Ma la richiesta venne bocciata dall’ITF. Inoltre invece di effettuare una preparazione atletica idonea ad una sfida delicata ed in condizioni anomale (sopratutto per l’altura) i nostri giocatori pensarono bene di restare fino a tre settimane  e mezzo  prima della stessa al mare – in Sardegna- , così i sudafricani ebbero vita facile e chiusero la contesa già dopo il doppio. I nostri non avevano giocato tornei da un pezzo, e così, complice anche l’altura, Zugarelli e Panatta ammassarono caterve di doppi falli. Ci fu uno scontro fra giocatori e stampa, Clerici e Tommasi in testa che furono particolarmente critici nei confronti di quella discutibile preparazione. Clerici criticò aspramente il ct Mario Belardinelli, Tommasi scrisse, anche per la scarsa personalità dimostrata nei confronti dei sudafricani fortissimi nel doppio (McMillan e Hewitt non si parlavano quasi, ma hanno vinto due Wimbledon e una volta senza perdere mai il servizio in tutto il torneo..,), ma non straordinari in singolare perchè Hewitt era ormai anziano, 34 anni e 9 mesi, mentre Ray Moore era un buon giocatore (poi diventato direttore del torneo di Indian Wells prima di essere “cacciato” per una osservazione considerata sessista) ma con una classifica inferiore ai nostri…

L’essere arrivati in semifinale ci consentì nel 1975 di saltare i primi turni della competizione e di partire direttamente dalla semifinale della Zona Europea. L’avversario non era di quelli più semplici, la Francia. Innanzitutto perché schierava due giocatori che erano probabilmente inferiori ai nostri ma che erano combattivi all’inverosimile, Francois Jauffret e Patrice Dominguez. Poi si sarebbe dovuti andare a Parigi, proprio al Roland Garros e comunque il pubblico francese si sarebbe fatto sentire e non poco. Inoltre c’era da tenere in considerazione che soprattutto Jauffret era un tennista abbastanza indigesto ad Adriano Panatta. Il tennista francese infatti era uno dei pochi capace di togliere il tempo ad Adriano, attaccandogli continuamente sul rovescio e costringendolo a fondo campo. Panatta lo sapeva ed ogni incontro con Jauffret era una sofferenza. Adriano lo riuscì a battere solo due volte su 5 incontri e ci perse sia a Parigi (anche se nel 1970 Panatta era appena ventenne mentre Jauffret aveva 8 anni in più) sia a Montecarlo nel 1976 (l’anno d’oro di Adriano). Dominguez era sicuramente meno talentuoso di Jauffret, ma era mancino ed in Davis dava l’anima. Grande amico proprio di Panatta, in molte occasioni si ritrovavano la sera a divertirsi in discoteca dopo le partite.

La sfida però era nettamente alla nostra portata, oltretutto poche settimane prima Panatta era come detto arrivato in semifinale al Roland Garros, battendo tra gli altri Ilie Nastase e venendo sconfitto solo da Bjorn Borg dopo 4 set. Insomma l’approdo alla finale Europea non sembrava assolutamente impossibile…ed invece accadde l’imponderabile. Si iniziò proprio con il singolare Jauffret-Panatta. Adriano sembrò la brutta copia di quanto visto solo pochi giorni prima su quegli stessi campi. Lento, svogliato, probabilmente non favorito dalle forti piogge che erano cadute in quei giorni su Parigi e che ostacolarono anche la stessa sfida. Il campo era molto lento e le palle abbastanza pesanti. Per quel vecchio volpone di Jauffret fu un gioco da ragazzi mettere nell’angolo il nostro numero 1 e superarlo in 3 set, 1-0 Francia. Corrado Barazzutti però non temeva la garra, Dominguez non era un mostro di continuità e dopo aver vinto il primo set raccolse appena 4 game nei tre seguenti, 1-1 e tutto in equilibrio prima del doppio. Troppo solidi Panatta e Bertolucci per la coppia Dominguez/Jauffret, netto 6-1 6-4 6-1 per i nostri, pubblico azzittito e 2-1 Italia, il gioco sembra fatto.

Anche perché la domenica sarebbero scesi in campo per primi Panatta e Dominguez. Vero che Dominguez aveva già battuto Adriano proprio a Parigi nel 1971 e a Roma nel 1973, ma ora Adriano sembrava nettamente più in forma dell’ostico francese e quindi si riteneva fattibile la vittoria del nostro nr.1. Ed invece l’orgoglio francese unito ad un Panatta in condizioni pessime crearono le basi per la rimonta dei nostri avversari. Dominguez ebbe la meglio in 4 set e tutto si decise nel singolare finale tra Barazzutti e Jauffret. La pioggia che già aveva ritardato l’inizio del primo singolare ostacolò anche lo svolgimento del secondo. Jauffret fece valere in tutto e per tutto la sua esperienza, Barazzutti fece molta fatica ad opporre resistenza alle discese improvvise del suo avversario, il pubblico recitò in pieno il suo ruolo, l’ambiente si fece carico ed ostile verso i nostri. Insomma una vera e propria corrida dove Jauffret recitava il ruolo del torero e Barazzutti provava ad incornarlo. Cala l’oscurità sul Roland Garros, Jauffret chiude il terzo set e si porta avanti due set a uno, match sospeso, si riprende l’indomani. Barazzutti il lunedì rientra in campo pronto a vendere cara la pelle, porta a casa il quarto set e riaccende le speranze italiche. Ma Jauffret la sa lunga, molto lunga. Nel quinto set non sbaglia una palla, finisce 6-3 per lui, la Francia vince 3-2 e noi veniamo subito eliminati.

Le polemiche divamparono tra gli addetti ai lavori al ritorno in Italia dei nostri. Primo a finire sul banco degli imputati Adriano Panatta (verso il quale anche in futuro non mancheranno mai le critiche per le sue prestazioni talvolta opache contro avversari di medio livello), colpevole di aver perso entrambi i singolari. Ma il dito venne puntato anche contro Fausto Gardini, ritenuto incapace di governare il talento di Adriano e soprattutto accusato di essere troppo distante dai giocatori caratterialmente. Alla fine Gardini sarà sostituito e si deciderà di far sedere sulla panchina di capitano il mostro sacro del tennis italiano, Nicola Pietrangeli. Mai scelta sarà più azzeccata, ma questa è un’altra storia. Di seguito il dettaglio della sfida del 1975

20-22 giugno 1975, Parigi, clay, outdoor, Zona Europea, semifinale B
FRANCIA-ITALIA 3-2

Jauffret-Panatta 6-1 6-4 8-6
Barazzutti-Dominguez 4-6 6-0 6-1 6-3
Bertoucci/Panatta-Dominguez/Jauffret 6-1 6-4 6-1
Dominguez-Panatta 6-3 1-6 7-5 6-3
Jauffret-Barazzutti 6-2 4-6 6-3 3-6 6-3

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L’aria di Bergamo fa bene a Napolitano

L’azzurro torna a Bergamo e ritrova ottime sensazioni. Lo scorso anno fu finalista (sconfitto da Berrettini). Agli ottavi sfiderà Donskoy, numero 1 del tabellone

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Stefano Napolitano - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

Non c’è dubbio che il Greenset di Bergamo sia perfetto per il tennis di Stefano Napolitano. 359 giorni dopo la finale dell’anno scorso, in cui impegnò fino all’ultimo Matteo Berrettini, il ragazzo di Biella è tornato al Pala Agnelli. Non sono stati dodici mesi facili, al punto che la classifica è rimasta sostanzialmente invariata (allora era n.207 ATP, oggi è 196), ma il feeling è rimasto. Reduce da una campagna australiana appena sufficiente, aveva bisogno di un risultato positivo per ritrovare ottimismo. Missione compiuta: il 6-3 6-4 contro il turco Cem Ilkel è filato via liscio, senza particolari squilli. Stefano (accompagnato a Bergamo da papà Cosimo) ha giocato con attenzione e non ha corso rischi. Ilkel è un giocatore senza particolari punti deboli, ma anche senza grandi squilli.

In particolare, la sua “velocità di crociera” è piuttosto bassa. Per questo, Napolitano ha avuto il tempo di costruire le sue geometrie, fatte di colpi piatti e potenti. Non ha avuto bisogno di spingere troppo sull’acceleratore, ed è una buona notizia in vista del match contro Evgeny Donskoy, testa di serie numero 1. Napolitano ama costruirsi il punto e lo ha fatto molto bene, specie con il rovescio incrociato, ottimo per aprirsi il campo e magari chiudere col il colpo successivo. La netta superiorità ha legittimato un pizzico di distrazione, specie in avvio di secondo set: avanti 6-3 2-0, si è fatto riprendere con qualche errore di troppo, ma ha trovato il break decisivo sul 3-3.

 

In quel game, Ilkel si è trovato sul 40-0 ma cinque punti consecutivi hanno segnato definitivamente l’incontro (da segnalare la gran difesa, chiusa da un bel passante stretto, con cui l’azzurro si è procurato la palla break). Contro Donskoy dovrà evitare ogni distrazione: la missione non è impossibile, ma ci sarà bisogno del miglior Napolitano. Giovedì sarà tempo di ottavi: dei sedici giocatori ancora in gara, ben otto sono italiani. Per adesso il torneo è positivo, ma gli azzurri dovranno dimostrare di poter arrivare in fondo. Oltre ai due derby italiani (Vavassori-Marcora e Vanni-Giustino), il clou sarà proprio Napolitano-Donskoy, in campo intorno alle 17.30-18.

Ufficio Stampa Trofeo Faip-Perrel

Risultati secondo turno:

Raul Brancaccio (ITA) b. Quentin Halys (FRA) 6-4 6-1
Tristan Lamasine (FRA) b. Filip Horansky (SVK) 6-3 6-1
Roberto Marcora (ITA) b. Mohamed Safwat (EGI) 7-6(8) 6-4
Arthur De Greef (BEL) b. Danilo Petrovic (SRB) 6-3 6-4
Andrea Vavassori (ITA) b. Riccardo Bonadio (ITA) 7-5 5-7 6-4
Evgeny Donskoy (RUS) b. Bernabe Zapata Miralles (SPA) 6-4 6-2
Baptiste Crepatte (FRA) b. Alexander Bublik (KAZ) 6-3 6-2
Stefano Napolitano (ITA) b. Cem Ilkel (TUR) 6-3 6-4

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ATP Challenger Bergamo: Vavassori e la fortuna da afferrare

A Bergamo avrebbe dovuto giocare soltanto il doppio, ma l’improvviso forfait di Filippo Baldi lo ha spedito in tabellone. Lui ha saputo cogliere il momento, vincendo una bella partita contro Bonadio. “Non è ancora il momento di scegliere tra singolare e doppio”

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Andrea Vavassori - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

Ogni tanto capitano storie del genere. Andrea Vavassori si è presentato a Bergamo con grandi ambizioni, ma legate esclusivamente al doppio. È sempre più vicino ai top-100, punta a diventare un top-player nella specialità. Ma il 23enne torinese gioca un ottimo tennis e vuole ancora provarci con il singolare. Le nuove regole ATP-ITF gli hanno permesso di scalare un colpo solo oltre 400 posizioni (oggi è n.453 ATP), ma le qualificazioni “ridotte” gli tolgono spazio. “Ho iniziato l’anno giocando cinque tornei in America, ed è successo che Ryan Harrison si sia cancellato all’ultimo dal torneo di Dallas. Non avevo firmato come ‘alternate’ e non ho potuto giocare – racconta Vavassori, che in un colpo solo si è trovato al terzo turno del singolare grazie al bel successo su Riccardo Bonadioquesta cosa mi ha mandato fuori di testa, perché certe occasioni non capitano tutti i giorni. Da allora mi sono promesso di firmare sempre, ogni giorno”.

Quando le speranze di giocare sembravano ormai svanite, è arrivata la chiamata del supervisor Carmelo Di Dio, appena informato del forfait di Filippo Baldi per gravi motivi familiari. In quel momento, Vavassori si trovava al Tennis Club Città dei Mille per un allenamento con il suo compagno di doppio Julian Ocleppo. “Come prima cosa, tengo a dire che mi spiace molto per Filippo. Quando ho saputo che avrei giocato, ho chiamato immediatamente mio padre, che è anche il mio coach. Da Pinerolo, si è fiondato qui e sono contento che sia riuscito a venire. Io sono spesso fuori di casa e per ragioni economiche non sempre riesco a portarlo con me. Per questo, sono contento di questa vittoria ottenuta insieme. Contro Bonadio è stata una battaglia: per entrambi, era uno dei match più importanti della carriera. In palio c’erano 7 punti ATP e un assegno di 730 euro. In quasi due ore e mezzo, Vavassori si è imposto 7-5 5-7 6-4.

 

LA BELLEZZA DEL SERVE AND VOLLEY È stato un match divertente, spettacolare, tra le volée di Vavassori e i passanti di Bonadio. Perché il torinese è un giocatore vecchio stile, un “panda” del serve and volley. Va a rete quasi su ogni punto. “Ho cercato di farlo giocare male, sui campi veloci adotto sempre questa strategia. Dipende dall’avversario, ma queste caratteristiche possono dare fastidio. Lo fanno anche altri: penso all’americano Cressy, che ha giocato un torneo fantastico a Cleveland, facendo anche il chip and charge”. Un tennis spettacolare, bello da vedere, ancora più prezioso perché quasi scomparso. Mi piace perché è fastidioso per gli avversari e mi diverte. Io spero di continuare così, perché ottimi doppisti come Herbert sono diventati forti in singolare più in là con l’età. Tempo fa, era successo anche con Pat Rafter. Si tratta di un gioco difficile, chi gioca così emerge più avanti con l’età. Per coprire la rete devi essere formato, avere i riflessi pronti e la giusta esperienza”. Traduzione: il meglio di Andrea Vavassori deve ancora venire, anche se il doppio rappresenta qualcosa di importante.

“Lo scorso anno ho deciso di giocare soltanto Challenger, anche per conquistare i punti che nel 2019 avrebbero avuto un valore maggiore. Mi è servito come esperienza, inoltre si vive meglio: nei Futures non prendevo soldi e spendevo soltanto, mentre nei Challenger ho vinto parecchio in doppio e l’annata è stata decisamente positiva. Per me è importante perché non ho grandi entrate extra, a parte le gare a squadre con il TC Pistoia”. I punti intascati a Bergamo saranno un bottino importante per Vavassori, ma non è detto che sia finita qui: negli ottavi se la vedrà con Roberto Marcora in un mach tutto da giocare. “Ci siamo affrontati a Milano, fu una partita molto combattuta e l’ha spuntata lui 7-6 al terzo. Spero che possa essere altrettanto spettacolare, per noi e per il pubblico”.

UN TEAM PER CENTRARE GLI OBIETTIVI – E comunque c’è sempre il doppio: dopo il singolare, scenderà in campo in coppia con Julian Ocleppo. “In questo momento è la mia priorità, anche negli allenamenti. Punto a trovare un compagno fisso: spero che possa essere Ocleppo, non soltanto per l’amicizia ma perché ci troviamo alla grande e cresciamo partita dopo partita. Purtroppo non riusciamo a giocare sempre gli stessi tornei, perché lui ha 21 anni e sta provando a giocare con continuità il singolare. Ci siamo ritrovati a Bergamo dopo un po’ ed è come se il tempo non fosse passato. Anche io non voglio fare scelte affrettate: in fondo ho solo 23 anni e nel tennis possono bastare tre settimane buone per svoltare una carriera. Penso a Kevin Krawietz, che fino all’anno scorso ha giocato soltanto doppi, mentre ora si è trova al n.60 in doppio e al 200 in singolare”.

Vavassori, il “panda” del serve and volley all’italiana, punta ancora a fare cose importanti, anche perché dopo un anno e mezzo al Centro FIT di Tirrenia è tornato a casa e ha messo in piedi un team di ottimo livello presso il CT Pinerolo: oltre a papà Davide che lo segue da sempre, ci sono l’allenatore in seconda Gabriele Dutto, il preparatore atletico Massimo Libardoni, il mental coach Gianfranco Santiglia, lo zio Fabrizio Boccato che gli ha dato una grossa mano con lo yoga dinamico, nonché il responsabile dell’attrezzatura e consulente Paolo Moro. Con le persone giuste a fianco, si possono raggiungere grandi traguardi. Andrea Vavassori ne è convinto.

LA FORMA DI BRANCACCIO E MARCORA – L’Italia continua ad essere protagonista: prima del derby azzurro, sono arrivate due vittorie importanti perché giunte contro avversari di miglior classifica. Raul Brancaccio ha confermato l’ottimo momento di forma con un netto 6-4 6-1 a Quentin Halys, finalista due anni fa. Dopo aver lottato nel primo set, ha dominato nel secondo contro un avversario un po’ nervoso. Adesso nutre legittime ambizioni di arrivare al weekend: Tristan Lamasine è avversario duro ma non certo impossibile. Medesime speranze per Roberto Marcora, autore di un match gagliardo contro l’ostico Mohamed Safwat. Il lombardo ha avuto bisogno di sei setpoint per portare a casa il primo set, poi ha gestito con più agio il secondo e ha chiuso 7-6 6-4.

Essendosi “liberata” la parte bassa del tabellone con i forfait di Travaglia e Baldi, può puntare a eguagliare il risultato di Budapest. Tra l’altro, è stato eliminato anche il numero 3 del tabellone Alexander Bublik, costretto al ritiro quando il match contro Baptiste Crepatte era ormai compromesso. Al contrario, buon esordio per la testa di serie numero 1 Evgeny Donskoy. Il russo si è imposto con un rapido 6-4 6-2 sul giovane spagnolo Bernabe Zapata Miralles. Nella giornata di giovedì, si giocheranno tutti gli ottavi di finale. Il programma scatterà alle ore 10.

Ufficio Stampa Trofeo Faip-Perrel

Risultati secondo turno:

Raul Brancaccio (ITA) b. Quentin Halys (FRA) 6-4 6-1
Tristan Lamasine (FRA) b. Filip Horansky (SVK) 6-3 6-1
Roberto Marcora (ITA) b. Mohamed Safwat (EGI) 7-6(8) 6-4
Arthur De Greef (BEL) b. Danilo Petrovic (SRB) 6-3 6-4
Andrea Vavassori (ITA) b. Riccardo Bonadio (ITA) 7-5 5-7 6-4
Evgeny Donskoy (RUS) b. Bernabe Zapata Miralles (SPA) 6-4 6-2
Baptiste Crepatte (FRA) b. Alexander Bublik (KAZ) 6-3 6-2
Stefano Napolitano (ITA) b. Cem Ilkel (TUR) 6-3 6-4

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ATP

ATP Delray Beach: Seppi è già ai quarti, battuto Thompson

Andreas supera un altro australiano in Florida ed è il primo qualificato ai quarti. Sfiderà Daniel Evans

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Andreas Seppi - ATP Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

Dopo quella contro Bernard Tomic, Andreas Seppi mette a segno un’altra vittoria “australiana” e, pur con un passaggio a vuoto che gli costa il secondo set, raggiunge per primo i quarti di finale nel torneo di Spiaggia del Re. L’avversario è il ventiquattrenne Jordan Thompson, già regolato in tre set al secondo turno di Melbourne un mese fa, risultato che gli ha comunque permesso di ritoccare il best ranking (n. 60). Perse 12 posizioni dopo il torneo di Rotterdam, Andreas ha la possibilità di recuperarle in fretta: lo scorso anno si è fermato per l’infiltrazione all’anca e non difende punti fino a Monte Carlo.

Il match sembra avere poco da dire ed è anche disturbato dal vento – “moderato”, secondo il lessico dei meteorologi che, evidentemente, non giocano a tennis. L’azzurro si mantiene ordinato e procede come un treno: Jordan, al contrario, è spesso scomposto come il suo dritto. Prova anche a cercare la via della rete, ma neanche in quei paraggi la fortuna arride al ragazzo di Sydney: quando non è infilato o costretto all’errore dalla palla insidiosa della Seppia nazionale, sbaglia la volée facile oppure, come in occasione del doppio break che è anche un set point, lascia il passante valutandolo erroneamente.

 

Nulla cambia nel secondo parziale finché, sul 4-1, Andreas inizia a commettere errori su errori, permettendo a Thompson di trovare fiducia in ogni zona del campo e allungare il match al terzo con cinque giochi consecutivi. Deciso a non regalare più nulla proprio alla vigilia del suo trentacinquesimo compleanno, Seppi rientra presto nei propri panni, mentre il dritto australiano torna a essere una miniera di gratuiti: break al quarto gioco e via libera per Andreas che venerdì ingaggerà una sfida inedita contro Daniel Evans.

Il qualificato britannico ha lasciato appena due giochi alla wild card Lloyd Harris, guadagnandosi così il terzo quarto di finale della carriera a livello di circuito maggiore (il primo dal 2017, quando a Sydney si arrese in finale a Gilles Muller). Negli altri incontri di giornata, dominio alla battuta di John Isner, secondo favorito del seeding, che ha perso appena un punto sulla prima di servizio (31 su 32) contro Lukas Lacko, chiudendo per 6-4 6-3 in 70 minuti di gioco. Nei quarti di finale troverà Adrian Mannarino, che ha conquistato la seconda vittoria stagionale superando in due set Denis Istomin.

Risultati:

A. Seppi b. J. Thompson 6-3 4-6 6-1
[8] A. Mannarino b. D. Istomin 6-2 7-6(3)
[Q] D. Evans b. [WC] L. Harris 6-0 6-2
[2/WC] J. Isner b. L. Lacko 6-4 6-3

Il tabellone completo

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