Verso Italia-Francia, la sfida del '75: disastro Panatta, via Gardini

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Verso Italia-Francia, la sfida del ’75: disastro Panatta, via Gardini

Tra qualche giorno sfidiamo i galletti a Genova. Rievochiamo gli ultimi tre incontri tra le due nazionali. Partiamo da quello disputato al Roland Garros 33 anni fa e che costò la panchina a Fausto Gardini

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Nel week-end 6-8 aprile la nostra nazionale di tennis affronterà a Genova nella sfida dei quarti di finale di Coppa Davis la Francia campione in carica. Sarà l’undicesima sfida tra le due nazionali ed il bilancio è in perfetta parità, 5-5. La storia dei precedenti tra Italia e Francia è un po’ la storia del tennis europeo, perché se sulla sponda transalpina scorriamo i nomi dei famosi quattro moschettieri (Cochet, Brugnon, Borotra, Lacoste) seguiti poi dai vari Darmon, Jauffret, Dominguez, Boetsch, Forget e così via, su quella italiana leggiamo i nomi di Cucelli, Del Bello, Palmieri, Pietrangeli, Sirola, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, fino ad arrivare ai più recenti Furlan, Gaudenzi e Nargiso. Insomma, la sintesi storica dei due movimenti tennistici.

Con questo articolo ci proponiamo di iniziare la marcia di avvicinamento alla sfida di Genova rievocando nel dettaglio gli ultimi 3 precedenti tra Italia e Francia, partendo dal contesto generale di ciò che avveniva in quegli anni nel mondo e calandoci poi gradualmente nel mondo dello sport prima ed in quello del tennis e della Davis poi. La prima sfida che andiamo ad analizzare è quella che ebbe luogo nel giugno del 1975 al Roland Garros, valevole come semifinale della Zona Europea.

Il 1975 è anno santo, lo ha proclamato Paolo VI che all’atto dell’apertura della Porta Santa il 24 dicembre dell’anno prima si vede sfiorare in diretta mondovisione da alcuni calcinacci che solo per miracolo non lo colpiscono. Margareth Thatcher diviene leader dei conservatori in Inghilterra, segnerà per lungo periodo le vicende politiche d’oltremanica. Il 1975 è l’anno del primo volo del Concorde, mentre in Cambogia inizia la dittatura sanguinosa di Pol Pot. Bill Gates fonda la Microsoft negli Stati Uniti, Federico Fellini vince il suo quarto oscar grazie al film Amarcord. Il Mozambico proclama la sua indipendenza e cessa di essere colonia portoghese, le isole Comore fanno lo stesso con la Francia. Muore in Spagna Francisco Franco ed un mese dopo si insedia Juan Carlos di Borbone. Finisce la guerra in Vietnam, un seguace di Charles Manson (il folle assassino di Sharon Tate, compagna del regista Roman Polanski) cerca di uccidere il presidente americano Gerald Ford, ma viene bloccato da un agente del FBI. Richard Burton e Liz Taylor si risposano per la seconda volta (e non sarà l’ultima).

 

In Italia siamo negli “anni di piombo”, viene rapito Vittorio Gancia, noto imprenditore veneto. Nel blitz organizzato per liberarlo dalle Forze dell’Ordine viene uccisa Mara Cagol che tentava di coprire la fuga del marito Renato Curcio, noto esponente delle Brigate Rosse. Viene approvato il nuovo diritto di Famiglia, si abolisce l’istituto della dote, si parificano i figli legittimi a quelli naturali, viene riconosciuta ad entrambi i genitori la patria potestà. Notevole crescita del PCI nelle elezioni (praticamente nel nostro paese non mancano mai), arriva al 33%, a soli 3 punti dalla Democrazia Cristiana. Il 2 novembre viene trovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, sarà accusato del suo omicidio il minorenne Giovanni Pelosi. Il Festival di Sanremo attraversa il suo periodo più brutto, Mike Bongiorno e l’inseparabile Sabina Ciuffini conducono l’edizione che sarà vinta dalla sconosciuta Gilda. Il singolo più venduto nel nostro paese nel 1975 è Sabato Pomeriggio di Claudio Baglioni.

Lo sport italiano vive invece la sua epoca d’oro nello sci, quella della famosa Valanga Azzurra. Ad inizio anno nello slalom di Garmisch ci sono 3 italiani ai primi 3 posti (Piero Gros, Gustav Thoeni e Fausto Radici). La valanga azzurra. La Coppa del Mondo si decide in un incredibile slalom parallelo in Val Gardena. All’appuntamento arrivano in 3 a pari punti in testa alla classifica generale, il nostro Thoeni, il mitico Ingemar Stenmark e Franz Klammer. L’austriaco esce subito, Thoeni e Stenmark arrivano in finale, chi vince si porta a casa la Coppa. Stenmark è ancora poco esperto, Thoeni parte dal cancelletto come un fulmine e gli mette pressione, lo svedese inforca a poche porte dall’arrivo, la Coppa del Mondo rimane in Italia perché l’anno prima l’aveva vinta Piero Gros.

Nel calcio lo scudetto va alla Juve che sopravanza in classifica di due punti il Napoli (corsi e ricorsi storici), decisivo lo scontro diretto al Comunale di Torino a 6 giornate dal termine del campionato, finisce 2-1 per i bianconeri, decide Altafini (che l’anno prima giocava nel Napoli) all’89’. Per i napoletani diventerà “core ‘ngrato”. Napoli si rifà nella pallanuoto, dove lo scudetto lo vince la Canottieri allenata da Fritz Dennerlein che conclude imbattuta il campionato. Nel basket invece lo scudetto lo vince la Forst Cantù di Arnaldo Taurisano, mentre agli Europei l’Italia arriva terza, alle spalle dell’inarrivabile Jugoslavia (Dalipagic, Cosic, Slavnic, Delibasic e via dicendo) guidata dal santone Mirko Novosel e della Russia. Nei mondiali di ciclismo Merckx prova a vincere il suo quarto mondiale, si corre in Belgio, a casa sua, ma l’impresa non gli riesce, la spunta l’olandese Henny Kuiper. E’ il primo mondiale nel quale la nostra nazionale viene guidata da Alfredo Martini. Il giro d’Italia invece lo vince Fausto Bertoglio. Muhammad Alì batte Joe Frazier nella sfida di Manila, Niki Lauda riporta il campionato del Mondo piloti alla Ferrari, che vince anche quello costruttori. La stagione dell’automobilismo viene però funestata da un incredibile incidente durante il Gran Premio di Barcellona. La vettura del tedesco Stommelen perde l’alettone durante il 25° giro, sbatte contro il guard rail e finisce sulla folla. Alla fine si conteranno 4 morti e diversi feriti, la gara sarà sospesa 4 giri dopo e vedrà la vittoria (l’unica nella sua carriera) di Jochen Mass. Quella gara sarà ricordata anche perché l’italiana Lella Lombardi giungendo 6° sarà la prima e unica donna a raccogliere un punto mondiale.

Ed il nostro tennis come se la passava? Onestamente non male, il passaggio di consegne tra vecchia e nuova generazione era ormai avvenuto. A Pietrangeli e Sirola erano subentrati Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, coordinati e plasmati dal mitico Mario Belardinelli che se li era cresciuti presso il Centro Federale di Formia. Adriano era sempre vicino ai Top10 nella classifica mondiale e quell’anno esplose. Semifinale al Roland Garros, finali a Barcellona e Madrid, vittoria a Stoccolma contro Connors (allora nr.1 del ranking al quale annullò anche un match point nella finale) e finale anche a Buenos Aires, sconfitto da Guillermo Vilas. Annata che si concluse con la sua prima (ed unica) partecipazione al Master di fine stagione, dove raccolse però tre sconfitte (contro Orantes, Nastase ed Ashe). La sua consacrazione ci sarà l’anno dopo e ne conosciamo i motivi. Barazzutti si era già fatto apprezzare per la sua combattività e per le sue doti atletiche, Bertolucci rappresentava un’ottima alternativa e come doppista in coppia con Panatta non si discuteva, Tonino Zugarelli era l’uomo delle superfici veloci, al contrario dei suoi compagni.

I 4 in Davis si erano fatti onore nel 1974, dove erano arrivati ad un passo dalla finale, fermati dal Sudafrica nella finale Interzone (o semifinale che dir si voglia). I nostri eroi sprecarono un’occasione colossale per affrontare l’India in finale (la famosa finale che poi non fu mai giocata per protesta contro la politica dell’apartheid perpetrata in Sudafrica), ma l’avvicinamento a quella sfida fu davvero pessimo. Innanzitutto la nostra Federazione cercò di spostare la sfida in campo neutro per protestare (anche loro) contro l’apartheid ventilando la possibilità che i giocatori potessero boicottare l’appuntamento. Ma la richiesta venne bocciata dall’ITF. Inoltre invece di effettuare una preparazione atletica idonea ad una sfida delicata ed in condizioni anomale (sopratutto per l’altura) i nostri giocatori pensarono bene di restare fino a tre settimane  e mezzo  prima della stessa al mare – in Sardegna- , così i sudafricani ebbero vita facile e chiusero la contesa già dopo il doppio. I nostri non avevano giocato tornei da un pezzo, e così, complice anche l’altura, Zugarelli e Panatta ammassarono caterve di doppi falli. Ci fu uno scontro fra giocatori e stampa, Clerici e Tommasi in testa che furono particolarmente critici nei confronti di quella discutibile preparazione. Clerici criticò aspramente il ct Mario Belardinelli, Tommasi scrisse, anche per la scarsa personalità dimostrata nei confronti dei sudafricani fortissimi nel doppio (McMillan e Hewitt non si parlavano quasi, ma hanno vinto due Wimbledon e una volta senza perdere mai il servizio in tutto il torneo..,), ma non straordinari in singolare perchè Hewitt era ormai anziano, 34 anni e 9 mesi, mentre Ray Moore era un buon giocatore (poi diventato direttore del torneo di Indian Wells prima di essere “cacciato” per una osservazione considerata sessista) ma con una classifica inferiore ai nostri…

L’essere arrivati in semifinale ci consentì nel 1975 di saltare i primi turni della competizione e di partire direttamente dalla semifinale della Zona Europea. L’avversario non era di quelli più semplici, la Francia. Innanzitutto perché schierava due giocatori che erano probabilmente inferiori ai nostri ma che erano combattivi all’inverosimile, Francois Jauffret e Patrice Dominguez. Poi si sarebbe dovuti andare a Parigi, proprio al Roland Garros e comunque il pubblico francese si sarebbe fatto sentire e non poco. Inoltre c’era da tenere in considerazione che soprattutto Jauffret era un tennista abbastanza indigesto ad Adriano Panatta. Il tennista francese infatti era uno dei pochi capace di togliere il tempo ad Adriano, attaccandogli continuamente sul rovescio e costringendolo a fondo campo. Panatta lo sapeva ed ogni incontro con Jauffret era una sofferenza. Adriano lo riuscì a battere solo due volte su 5 incontri e ci perse sia a Parigi (anche se nel 1970 Panatta era appena ventenne mentre Jauffret aveva 8 anni in più) sia a Montecarlo nel 1976 (l’anno d’oro di Adriano). Dominguez era sicuramente meno talentuoso di Jauffret, ma era mancino ed in Davis dava l’anima. Grande amico proprio di Panatta, in molte occasioni si ritrovavano la sera a divertirsi in discoteca dopo le partite.

La sfida però era nettamente alla nostra portata, oltretutto poche settimane prima Panatta era come detto arrivato in semifinale al Roland Garros, battendo tra gli altri Ilie Nastase e venendo sconfitto solo da Bjorn Borg dopo 4 set. Insomma l’approdo alla finale Europea non sembrava assolutamente impossibile…ed invece accadde l’imponderabile. Si iniziò proprio con il singolare Jauffret-Panatta. Adriano sembrò la brutta copia di quanto visto solo pochi giorni prima su quegli stessi campi. Lento, svogliato, probabilmente non favorito dalle forti piogge che erano cadute in quei giorni su Parigi e che ostacolarono anche la stessa sfida. Il campo era molto lento e le palle abbastanza pesanti. Per quel vecchio volpone di Jauffret fu un gioco da ragazzi mettere nell’angolo il nostro numero 1 e superarlo in 3 set, 1-0 Francia. Corrado Barazzutti però non temeva la garra, Dominguez non era un mostro di continuità e dopo aver vinto il primo set raccolse appena 4 game nei tre seguenti, 1-1 e tutto in equilibrio prima del doppio. Troppo solidi Panatta e Bertolucci per la coppia Dominguez/Jauffret, netto 6-1 6-4 6-1 per i nostri, pubblico azzittito e 2-1 Italia, il gioco sembra fatto.

Anche perché la domenica sarebbero scesi in campo per primi Panatta e Dominguez. Vero che Dominguez aveva già battuto Adriano proprio a Parigi nel 1971 e a Roma nel 1973, ma ora Adriano sembrava nettamente più in forma dell’ostico francese e quindi si riteneva fattibile la vittoria del nostro nr.1. Ed invece l’orgoglio francese unito ad un Panatta in condizioni pessime crearono le basi per la rimonta dei nostri avversari. Dominguez ebbe la meglio in 4 set e tutto si decise nel singolare finale tra Barazzutti e Jauffret. La pioggia che già aveva ritardato l’inizio del primo singolare ostacolò anche lo svolgimento del secondo. Jauffret fece valere in tutto e per tutto la sua esperienza, Barazzutti fece molta fatica ad opporre resistenza alle discese improvvise del suo avversario, il pubblico recitò in pieno il suo ruolo, l’ambiente si fece carico ed ostile verso i nostri. Insomma una vera e propria corrida dove Jauffret recitava il ruolo del torero e Barazzutti provava ad incornarlo. Cala l’oscurità sul Roland Garros, Jauffret chiude il terzo set e si porta avanti due set a uno, match sospeso, si riprende l’indomani. Barazzutti il lunedì rientra in campo pronto a vendere cara la pelle, porta a casa il quarto set e riaccende le speranze italiche. Ma Jauffret la sa lunga, molto lunga. Nel quinto set non sbaglia una palla, finisce 6-3 per lui, la Francia vince 3-2 e noi veniamo subito eliminati.

Le polemiche divamparono tra gli addetti ai lavori al ritorno in Italia dei nostri. Primo a finire sul banco degli imputati Adriano Panatta (verso il quale anche in futuro non mancheranno mai le critiche per le sue prestazioni talvolta opache contro avversari di medio livello), colpevole di aver perso entrambi i singolari. Ma il dito venne puntato anche contro Fausto Gardini, ritenuto incapace di governare il talento di Adriano e soprattutto accusato di essere troppo distante dai giocatori caratterialmente. Alla fine Gardini sarà sostituito e si deciderà di far sedere sulla panchina di capitano il mostro sacro del tennis italiano, Nicola Pietrangeli. Mai scelta sarà più azzeccata, ma questa è un’altra storia. Di seguito il dettaglio della sfida del 1975

20-22 giugno 1975, Parigi, clay, outdoor, Zona Europea, semifinale B
FRANCIA-ITALIA 3-2

Jauffret-Panatta 6-1 6-4 8-6
Barazzutti-Dominguez 4-6 6-0 6-1 6-3
Bertoucci/Panatta-Dominguez/Jauffret 6-1 6-4 6-1
Dominguez-Panatta 6-3 1-6 7-5 6-3
Jauffret-Barazzutti 6-2 4-6 6-3 3-6 6-3

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Challenger Manerbio: Paolo Lorenzi fa 402 e rincorre il record di Ramirez Hidalgo

Paolo Lorenzi vince due partite in un giorno e raggiunge Gaio in semifinale. Il senese festeggia nel migliore dei modi il traguardo delle 400 partite vinte nel circuito Challenger. Ora la sfida a Gabashvili

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Paolo Lorenzi 400 - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

LORENZI FESTEGGIATO E VINCENTE – Saranno due i semifinalisti azzurri a Manerbio: oltre a Gaio, ha conquistato il pass l’inossidabile Paolo Lorenzi. Per il senese è stata una giornata altrettanto dura, con due match e qualche brivido nel quarto di finale contro Sadio Doumbia. Tra l’altro, dopo la vittoria contro Andrea Collarini (6-4 6-3) è stato festeggiato dallo staff manerbiese per il 400esimo successo in carriera nel circuito Challenger. Un “400” gigante, una torta e una bottiglia di vino pregiato (il Perla del Garda Extra Brut) hanno allietato una giornata che si è complicata nel tardo pomeriggio, contro un avversario che si era presentato a Manerbio senza particolari pretese e – a un certo punto – è rimasto l’unico in gara sia in singolare che in doppio. 

In mattinata, il francese aveva estromesso Andrea Pellegrino: grandi rimpianti per il pugliese, avanti 4-1 nel terzo set prima di spegnere la luce e perdere cinque giochi di fila. Peccato, perché le trame di Doumbia (colpi senza troppa rotazione, rovescio a una mano in slice) sembravano finalmente domate. Contro Lorenzi, il 28enne di Tolosa (n.307 ATP) è partito fortissimo, con tante soluzioni rapide a non dare ritmo al senese. Battaglia infinita nel secondo: Lorenzi prendeva un break di vantaggio (2-0), poi veniva risucchiato e Doumbia si portava addirittura 4-3 e servizio. Nell’ottavo game, sul 30-15, ha tentato un servizio “da sotto”, fuori di pochi centimetri. L’episodio ha dato una scossa a Lorenzi, capace di rimettere in sesto il parziale.

Chi pensava che il terzo fosse una formalità, tuttavia, è rimasto deluso. Doumbia ha preso un break di vantaggio, Lorenzi lo ha riacchiappato ma ha nuovamente rischiato grosso sul 2-2 (rimontando da 15-40). Chiamato a servire per rimanere nel match, il francese ha commesso alcuni gravi errori e ha chiuso con una goffa volée alta, sparata in mezzo alla rete a sigillare il definitivo 1-6 7-5 6-4. Lorenzi ha giocato partite migliori, ma ha confermato di possedere un attaccamento incredibile alla partita, una generosità che dovrebbe essere – davvero – un esempio per tutti. Quella contro Doumbia è stata la 402esima vittoria nel circuito Challenger, ad appena 21 lunghezze del leader all-time Ruben Ramirez Hidalgo. A volte l’età sembra farsi sentire, ma partite come questa sono fondamentali per acquisire fiducia, soprattutto quando si stanno provando nuovi meccanismi.

SEMIFINALE DA 71 ANNI IN DUE Il suo prossimo avversario sarà Teymuraz Gabashvili, che ha bloccato l’avventura di Andrea Arnaboldi. A parte la qualità del russo, si pensava che il suo doppio impegno potesse essere un bel vantaggio per l’azzurro. Invece, a sorpresa, Gabashvili ha mostrato una tenuta atletica notevole, imponendosi in due ore e quaranta col punteggio di 7-6 4-6 6-3. Difficile parlare di rimpianti, perché nel primo set Arnaboldi ha sempre dovuto rincorrere: Gabashvili è andato a servire sul 5-4 prima di chiudere al tie-break, peraltro abbastanza facilmente. Il canturino è stato bravo a trovare (e mantenere) un break nel secondo, ma nel terzo era lui a subire il primo “strappo” nel quarto game. 

Aveva la grande chance di tornare in partita sul 4-2, quando si procurava una palla per il controbreak. La sorte, tuttavia, ha dato una mano a Gabashvili: la combinazione nastro più riga ha dato al russo la spinta decisiva per la semifinale, suo miglior risultato in stagione, almeno nel circuito Challenger. Il match è stato seguito da moltissimo pubblico, assiepato in ogni possibile anfratto del Campo 3 perché il Centrale aveva un buco nel programma dopo il ritiro di Giustino. A proposito di programma: sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro. 

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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Italiani

Federico Gaio in semifinale a Manerbio: meglio soli o accompagnati? Pro e contro di avere un coach

Il faentino è a Manerbio in solitudine: “Sarebbe meglio avere il mio coach, ma sto trovando continuità e ordine in quello che faccio”. In semifinale sfiderà Coria

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)

Nel tennis capitano giornate toste, difficili, impegnative. Succede anche di dover giocare due partite in un solo giorno. È quanto accaduto a diversi giocatori al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Con cinque ottavi da completare, in mattinata il traguardo delle semifinali era ancora un miraggio. Il primo a centrarlo è stato Federico Gaio, che ha mixato bravura e fortuna nel doppio impegno contro Nino Serdarusic e Lorenzo Giustino. In mattinata, ha difeso a oltranza contro il tennis aggressivo del croato, riuscendo a emergere dopo un inizio complicato (3-6 6-3 6-4 lo score). Nel pomeriggio è stato fortunato, Giustino si è dovuto ritirare dopo appena sei game per un dolore al gomito, frutto di uno sfortunato incidente in mattinata: nel durissimo match contro Pavel Kotov (vinto 1-6 6-4 7-5 in quasi tre ore), nel rincorrere una smorzata si è impuntato sulla terra battuta e, sullo slancio, ha colpito la rete sia con la spalla che con il gomito. Quest’ultimo si è gonfiato: a caldo è riuscito a concludere l’impegno, ma contro Gaio non era in grado di giocare, alzando bandiera bianca sul 4-2 per il faentino. 

“È stata una giornata lunga e difficile – racconta Gaio, alla quarta semifinale stagionale – all’inizio non puoi pensare alla possibilità di giocare due partite, ma concentrarti solo sulla prima. Per esempio, io sono un po’ lento a carburare, quindi mi sono svegliato molto presto per essere pronto già alle 10. Se la giornata diventa molto lunga, sul tardi si può pagare la levataccia”. Non è stato il suo caso, visto che intorno alle 15.30 era già certo del posto in semifinale. Tra l’altro, dopo i vari impegni agonistici, ha accompagnato l’amico Andrea Collarini (appena sconfitto da Lorenzi) all’aeroporto di Malpensa in vista dei prossimi impegni. “Non è facile gestire il tempo tra un match e l’altro – continua Gaio – a volte devi mangiare per prendere qualche energia. Quando non c’è molto tempo, qualcuno non stacca la spina e rimane su di giri. Può essere una strategia, perché se ti rilassi troppo capita di non essere carico a sufficienza. Ognuno ha le sue caratteristiche: basti pensare che Nadal si scalda a lungo, mentre Kyrgios scende in campo con le scarpe da basket…”.

A MANERBIO IN SOLITUDINE – Dopo aver raggiunto il best ranking due anni e mezzo fa (n.146 ATP), Gaio ha vissuto un momento difficile dopo la conclusione del rapporto con coach Daniele Silvestre. Dopo un periodo nella sua Faenza, ha ritrovato il tecnico latinense e i risultati sono tornati. Oggi è numero 177 ATP, con buone prospettive di crescita. “Sono contento del mio periodo di forma. Sto cercando di dare continuità ai risultati e ci sto riuscendo: ho più punti di riferimento, sto mettendo ordine e i risultati stanno arrivando. Una finale, tre semifinali e due quarti di finali negli ultimi due mesi sono un buon bottino”. Detto che in semifinale se la vedrà conFederico Coria, vincitore con un doppio 6-4 su Zsombor Piros in un match piuttosto divertente. (“È tanto che non lo affronto, anche se siamo coetanei dovrò studiarlo un po’”: i precedenti sono 1-1), sta vivendo una bella settimana in solitudine.

Già, perché Silvestre non lo segue in tutti i tornei e Gaio è a Manerbio da solo. Una differenza impressionante rispetto al giovane Tseng, che si era presentato con uno staff di tre persone (un coach dell’accademia Mouratoglou, oltre a un preparatore atletico e un fisioterapista taiwanesi)“Beh, lui ha economie e sponsor differenti – sospira Gaio – avessi le sue, magari girerei anche con i miei amici! Purtroppo non le ho, ma non mi lamento. Restare da solo è difficile perché da fuori si vede tutto meglio, avere una persona che ti indica un paio di cose nei momenti importanti è un bel vantaggio. A volte può essere uno svantaggio quando le cose vanno male, perché ti piangi addosso e chi è con te diventa una scusa per lamentarsi. Se sei da solo, devi essere propositivo e concentrato. Diciamo che ci sono pro e contro: quasi sempre è meglio avere qualcuno, ma va bene così”.

Comunque finisca la sua avventura a Manerbio, Gaio guarda con fiducia al futuro. “In realtà non ho un vero obiettivo per il resto della stagione. Ho bisogno di trovare continuità, è la mia necessità più imminente. Volendo parlare di numeri, ovviamente mi piacerebbe entrare tra i top-100 ATP. Anche raggiungere il best ranking, tutto sommato, vorrebbe dire avvicinarsi al traguardo. Non è impossibile, ne sono convinto, devo aver continuità e adesso mi piace quello che sto facendo”. Sabato le semifinali si giocheranno a partire dalle 13.30 (Gaio-Coria), poi alle 15.30 sarà il turno di Lorenzi-Gabashvili. L’ultimo quarto di finale e le semifinali di doppio (con in campo Simone Bolelli) si giocheranno a partire dalle 12 sul Campo 3. L’ingresso per l’intera giornata costerà 10 euro.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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ATP

Montreal: Nadal rimonta e travolge Fognini

Un buon Fabio nel primo set, poi Rafa limita gli errori e scappa via senza lasciargli possibilità

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Fabio Fognini e Rafa Nadal - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

[1] R. Nadal b. [7] F. Fognini 2-6 6-1 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

La sedicesima sfida tra il nostro Fabio Fognini e Rafa Nadal (11-4 per Rafa i precedenti, delle 4 vittorie di Fabio solo una sul cemento, la gran rimonta a New York 2015) va in scena in una bellissima serata. Temperatura perfetta a Montreal, un po’ di vento ma nulla di troppo fastidioso, pubblico entusiasta.

Entrambi non entrano in campo centrati al massimo, l’inizio vede diversi errori gratuiti: nel secondo game Fognini si salva da due palle break, nel terzo Nadal commette un doppio fallo, spara fuori un dritto, ed è lui a perdere il servizio. Il palleggio dello spagnolo sembra un po’ incerto, molto bravo Fabio ad accelerare con il rovescio e mettere pressione nel momento giusto. L’italiano alterna belle cose a errori banali esattamente come l’avversario (almeno due passanti semplici falliti da Rafa), ma è lui a fare la partita attaccando e rischiando, e la cosa gli permette di allungare fino al 3-1. Il momentaccio di Nadal continua, Fognini giustamente sta lì a incassare, e un orribile game da quattro gratuiti di Rafa gli consegna un secondo break, 4-1, il set rischia già di essere compromesso per il favorito del torneo.

 

Alcuni siluri di dritto lungolinea di Fabio strappano applausi convinti a tutto lo stadio, gli errori a ripetizione di Nadal fanno mormorare perplessi molti spettatori. Sta di fatto che in mezz’oretta siamo 5-1, dal nostro punto di vista bene così. Poco dopo è 6-2 Fognini, ottimo set per lui almeno nella seconda parte, malissimo Rafa. 8 vincenti per entrambi, ma 14 gratuiti dello spagnolo (10 Fabio), e soprattutto un brutto 2 su 11 di punti fatti con la seconda palla.

Arriva subito, e non è una sorpresa, la reazione di Nadal, che nel secondo set inizia a spingere con maggiore continuità e precisione e sale 3-0 con un break, senza particolari demeriti di Fabio onestamente. Due game dopo, un gran scambio chiuso dalla palla corta di Fognini porta a una palla del contro-break, ma Rafa si salva e sale 4-1.

Il cambio di marcia di Nadal si fa travolgente, l’azzurro appare quasi frastornato a momenti, perde ancora la battuta e in un attimo è 6-1 per lo spagnolo. Fognini chiama il fisioterapista, e si fa dare una pastiglia, evidentemente sta sentendo qualche fastidio. Il dato che meglio fotografa questo secondo set sono i soli 3 errori di Rafa. Il livello è salito tanto da parte di Nadal, Fabio cerca di tenere botta, ci sono scambi spettacolari, la palla viaggia forte, ma i punti che contano ora li fa tutti lo spagnolo. Ancora break subito dall’italiano all’inizio del set decisivo, Nadal sale 2-0. Fognini ha l’aria sconfortata, gli riescono solo alcune giocate di classe, ma sta cercando di rimanere in partita e fa bene.

Ancora fisioterapista per Fabio al cambio campo, viene sistemata la fasciatura che ha sempre alla caviglia destra. Rafa non si fa impietosire, né impressionare da alcuni ottimi tocchi di Fognini (che è uno tra i pochi a essere capace di fintare la palla corta tanto bene da lasciare fermo un tipo come Nadal), e grazie a un drittaccio dell’azzurro che vola lungo brekka nuovamente, 4-1 e battuta per lui, siamo ai titoli di coda (e a un parziale di 10 game a 2 in questo momento, poco da dire). Un ultimo sussulto di Fabio lo porta a una palla break, ben cancellata dall’avversario, e poco prima che scocchino le due ore di gioco Rafa chiude 6-2. Settantaduesima semifinale “1000” per il fuoriclasse spagnolo, attende il vincente tra Monfils e Bautista Agut (il match, rinviato per maltempo, si giocherà sabato alle 19 italiane), buon torneo in ogni caso per Fognini.

“Lui è uno dei migliori del mondo, un grande talento, sono felice di avercela fatta. Gli ho chiesto cosa avesse avuto al piede, alla fine, ma non è grave per fortuna. Vedervi tutti qui, questo bel pubblico, è quello che mi sprona, è bellissimo“, racconta Rafa a fine match.

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