Schiavone: "Io coach? Così cambierò il gioco delle ragazze"

Interviste

Schiavone: “Io coach? Così cambierò il gioco delle ragazze”

Il presente e il futuro della Leonessa: “Riporterò angoli e gioco di volo. Futuro da capitana di Fed Cup? Forse, ma alle mie condizioni”

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Una sorpresa sabato al Montecarlo Rolex Masters. Se diciamo terra rossa al bacio, Ville Lumière, anno 2010 e Coupe Suzanne Langlen, cosa viene in mente? Una formula magica e vincente che si chiama Francesca Schiavone. La Leonessa, nuovo testimonial della Tacchini, ha fatto tappa al Country Club dove, nello stand del celebre brand italiano, ha incontrato i giornalisti italiani presenti al torneo. E allora, mentre la coppia Fognini-Bolelli era impegnata sul Centrale a disputare la prima semifinale del doppio (poi persa) contro i fratelli Bryan, Francesca raccontava il suo presente e le riflessioni su quello che potrebbe diventare il suo futuro.

Cosa sta facendo in questo momento Francesca Schiavone?
Sto recuperando e mi sto preparando ad affrontare la stagione sulla terra, mi auguro di riuscire ad iniziarla a Madrid, anche se non ne sono certa.

Ti sei posta degli obiettivi?
Noi viviamo di obiettivi, il prossimo step è tornare a vincere dei match…

 

Hai ancora la voglia dentro di te, quel fuoco sacro…
Sai, era un mese e mezzo che non vedevo incontri di tennis e venire qui fa sempre effetto. Ho questa droga che si chiama tennis, che mi scorre nelle vene; quindi appena rivedo una partita, le competizioni, mi sento parte integrante di questo e mi viene subito voglia di andare in campo. Sono nata così.

Prima qui, sul campo n. 9, si stava allenando Caroline Wozniacki, la n. 2 del mondo. Adesso il tennis femminile si è un po’ livellato. Che ne pensi?
Secondo me si è livellato ma non totalmente. C’è tanta differenza tra le prime del mondo e le altre. Halep e Wozniacki oggi sono avanti di uno step rispetto alle altre. Poi ci metterei Venus, è fantastico vederla giocare a 38 anni. Infatti Roger ha fatto una maglietta su cui c’è scritto “L’età è solo un numero“, è bellissima e la comprerò… Poi ci sono altre tre-quattro giocatrici che variano; ma secondo me, si contendono loro i tornei più importanti. Poi sta tornando Serena, anche se ha bisogno di fare ancora un po’ di fitness; però a Indian Wells colpiva la palla molto forte…

Fra meno di un’ora inizia la Fed Cup a Genova… Secondo te quanto è difficile per queste giovani? Perché lasciate un’eredità “pesante”, avendo vinto Slam e quant’altro…
Io la vedo al contrario, perché quando c’è qualcuno davanti a te, hai voglia di raggiungerlo e superarlo. Quindi per loro potrebbe essere uno stimolo per fare sempre meglio, per creare qualcosa di meraviglioso, che parta da dentro e diventi realtà. Io la vedo così. Per me l’esempio di Silvia Farina è stato fondamentale, costituiva una fonte di motivazione più che un peso.

Hai parlato di questa passione sfegatata per il tennis. Nel futuro ti vedi comunque sempre nel mondo del tennis?
Beh sì, mi piacerebbe. Sto già cominciando a seguire qualche ragazzo e mi piace. Soprattutto quando si tratta di spiegare la tecnica, perché la strategia per noi è abbastanza ovvia. Mi piacerebbe molto vincere uno Slam con un giocatore o una giocatrice.

Ti vedi in Italia o a Miami?
Non importa dove siamo, l’importante e fare ciò che ci piace.

Francesca Schiavone al Montecarlo Rolex Masters (foto di Gianni Ciaccia)

Hai mai pensato un giorno di poter diventare capitana di Fed Cup, è un tuo sogno? Oppure che sia la tappa finale di un cammino, dopo aver avuto successi come allenatrice…
Però è lungo il cammino (ride). Se dovessi dire che mi piacerebbe molto, in questo momento direi una bugia, perché lo farei ma alle mie condizioni. Io sono un po’ difficile a volte…

Nel tennis italiano ora c’è un cambio generazionale. Qual è la tua opinione al riguardo? E poi, come hai vissuto tu il periodo in cui facevi parte del ricambio, anni fa?
È una bellissima domanda ma richiede una risposta un po’ lunga. Io parto dal fatto che le ragazze italiane come Silvia Farina e Rita Grande ci hanno dato gli timoli per arrivare dove siamo arrivate noi. Poi io e Flavia abbiamo dato una sferzata molto forte, dopodiché si sono aggiunte Sara e Roberta. Insieme abbiamo vissuto grandi anni, non so se torneranno, me lo auguro. Credo che sia io che Flavia, così come le altre ragazze, abbiamo ancora molto da dare; a me piacerebbe seguire dei ragazzi italiani giovani.

Adesso, soprattutto in campo maschile, ci sono tanti supercoach che svolgono soprattutto il ruolo di consulente. Mi sembra che a te interesserebbe piuttosto la figura di coach completo, che gestisce tutto…
Beh proprio tutto no. Lo sponsor deve fare lo sponsor, il preparatore deve fare il preparatore e io mi occuperei solo di fare l’allenatore ecc. Oggi ho letto sulla Gazzetta l’intervista di Boris Becker in cui dice che è difficile fare il coach via email e sono pienamente d’accordo. Bisogna esserci, capire, indirizzare e stimolare il giocatore che già ha una personalità molto forte. Il ruolo del coach è molto interessante.

Si dice spesso che per un giocatore che è stato abituato a gestire soltanto la propria carriera, sia difficile poi dedicarsi totalmente o in gran parte a un altro tennista…
Sì infatti e non so se io sia già pronta a farlo. Però lo sto sperimentando con alcuni giovani, in particolare con un ragazzo che ha qualche punto ATP… è un indiano e ci alleniamo in Florida, a Miami. Sto imparando con loro, sono le mie “cavie” (ride).

Adesso c’è una certa uniformità soprattutto nel gioco delle donne, ma in fondo anche negli uomini. Cosa porteresti tu del tuo modo di giocare?
Io porterò gli angoli. Queste ragazze non sanno usare gli angoli! Lo schema fisso va benissimo ma poi bisogna trovare il modo di aprirsi il campo. Halep e Wozniacki, così come Venus, possono benissimo aprire il campo per poter entrare e chiudere. E poi bisogna migliorare tantissimo il gioco a rete e allenarsi molte ore andando avanti. Come facevano noi quando eravamo ragazzine; mi ricordo ore e ore ad esercitarsi a rete, al circolo di Milano. È possibile farlo anche con i materiali e la velocità di palla di oggi. Prendiamo l’esempio di Roger. O sei Rafa, e hai un braccio molto potente, sei un guerriero, il campione dei campioni… ma altrimenti bisogna saper scegliere anche l’opzione del gioco di volo; anche Djokovic potrebbe utilizzare molto di più la rete. Roger è un buon esempio, è un grande maestro per Rafa. Oggi, sono molto contenta di vederlo giocare qui…

Francesca Schiavone con i giornalisti italiani a Montecarlo (foto di Gianni Ciaccia)

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Il nuovo inizio di Marco Cecchinato: “A luglio diventerò papà, è la mia vittoria più bella”

Con l’aiuto di coach Sartori il palermitano vuole ripartire da zero, ma con la famiglia allargata. “Ho perso tante partite ma qualcosa di buono l’ho fatto, è in arrivo Baby Ceck!”, rivela Marco alla Gazzetta dello Sport

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Marco Cecchinato - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Ha tanta voglia di ripartire Marco Cecchinato. Non solo riprendere a giocare dopo lo stop causato dal Coronavirus, ma soprattutto riprendere in mano la sua carriera, che da circa un anno sembra aver preso una brutta piega. Appena due stagioni fa raggiungeva la storica semifinale al Roland Garros, ora nella classifica ATP congelata è fermo al numero 113, il risultato di dodici mesi in cui ha racimolato solo otto vittorie nel Tour principale dopo il titolo vinto a Buenos Aires.

Come annunciato qualche settimana fa, si affiderà alla guida esperta di Massimo Sartori, con cui ha già iniziato a programmare la ripartenza: “Siamo al reset, a un nuovo inizio” ha detto Marco alla Gazzetta dello Sport. “Per me con Sartori è stato quasi un ritorno alle origini. Quando avevo 17 anni ero stato da lui per due anni a Caldaro, ci conosciamo bene e di lui mi fido ciecamente. Prima di tutto mi ha ridato fiducia. Mi ha ricordato che Seppi ha vinto il primo titolo ATP a 27 anni, mentre io alla stessa età ne ho tre, quindi non devo avere fretta. Mi massacra. Mi sono trasferito da lui a Vicenza e mi fa allenare mattina e sera tutti i giorni. Avevo bisogno di essere rassicurato e dimostrare a me stesso che non avevo ‘disimparato’. E infatti dopo un mese di lavoro intenso ho già visto che molte cose che non mi riuscivano più nemmeno in allenamento, ora sono tornate. Questo mi fa venire ancora più voglia di faticare”.

“Si è adagiato troppo” aveva detto Sartori nell’intervista rilasciata al Corriere dello Sport in cui si annunciava la ripresa della collaborazione con Cecchinato. E ora anche lo stesso Ceck conferma le stesse parole del suo allenatore sulle cause della sua crisi: “Credo che sia stato un mix di fattori. Forse una paio d’anni fa sono state gestite male alcune situazioni, sicuramente ho pagato anche la pressione di difendere tanti punti importanti, ma soprattutto non mi sentivo bene fisicamente. Non ero mai a posto, perciò pian piano ho iniziato a perdere fiducia e anche le partite. Adesso punto a tornare nella top 50. Voglio dimostrare che quello che ho conquistato negli anni scorsi non è stato frutto del caso. Però bisogna procedere per gradi”.

 

Ma ora Marco avrà una spinta in più. Diventerà papà: “Ho perso tante partite negli ultimi mesi, ma qualcosa di buono l’ho comunque fatto… A fine luglio diventeremo genitori. È in arrivo baby-Ceck, un maschietto. Una famiglia, sarà questa la vittoria più bella della mia vita“. In un periodo in cui non si riesce a sfuggire ai discorsi su malattie e ospedali, non c’è nulla che dia più speranza dello sbocciare di una nuova vita, che speriamo coincida anche con la rinascita del vero Marco Cecchinato. Auguri!

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Ons Jabeur: “La gente mi derideva. Ora vogliono fare le foto con me”

La 25enne tunisina parla al The Guardian: “Qui a New York ci è permesso correre, quindi corro. Ma la casa è piccola”. Il futuro: “Sono confusa sul resto della stagione”. I suoi colpi: “A volte è difficile scegliere perché posso fare tutto”

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

L’assenza di tennis in questo periodo dà la possibilità agli appassionati di approfondire alcune storie di tennisti che di solito fanno apparizioni solo fugaci in prima pagina. Un esempio è quello della tunisina Ons Jabeur, prima tennista araba a entrare nella top 50, frenata dalla sospensione nel momento migliore della sua carriera: a gennaio aveva infatti raggiunto i quarti di finale dell’Australian Open.

Durante lo Slam australiano si era scatenata la Ons-mania, specie in Tunisia dove i bar sono rimasti aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match. Ons è tornata sull’argomento descrivendo il suo tennis eclettico in un’intervista telefonica con il The Guardian: “Ho iniziato a giocare colpi folli fin da giovane, non giocavo piatto o in topspin bensì giocavo dei colpi folli che forse riflettono la mia personalità. Mi piacciono le cose divertenti, pazze, mi piacciono le cose originali. Ho così tanti colpi nel mio arsenale che a volte è difficile scegliere quello giusto poiché posso fare tutto. Faccio sempre quello che mi sembra migliore. A volte un allenatore mi dice che faccio troppe palle corte. Io gli dico: ‘Sì, certo!‘. Ma non ascolto mai. Sono contenta di esprimere la mia personalità perché alla fine sono io quella che gioca sul campo, sono io a colpire la palla“.

Attenzione però a farsi un’idea sbagliata di lei: Jabeur è tutt’altro che presuntuosa e la strada che l’ha portata a raggiungere la posizione n.39 a 25 anni è stata tortuosa. Nel suo paese, all’inizio della carriera, veniva spesso derisa. “Trovi queste persone ovunque, ti sottovalutano. Io ero una che parlava troppo e dissi che volevo vincere Slam, e la gente rideva e non credeva in me. Alcune persone però lo hanno fatto. Una volta ho subito un intervento chirurgico al polso e quando sono tornata dopo cinque mesi, i primi giorni non riuscivo a giocare a tennis. Le palle volavano dappertutto, non avevo feeling. La gente mi guardava, mi prendeva in giro e diceva: ‘Sì, deve smettere di giocare a tennis’. Ma queste parole mi hanno resa più forte“.

 

Attualmente però le notizie che arrivano dal mondo del tennis non sono confortanti. Mi sento piuttosto triste per la cancellazione di Wimbledon, insomma si tratta di uno dei miei tornei preferiti e l’erba è una buona superficie per il mio gioco”, ha detto Jabeur a BBC Sport Africa. “Onestamente mi dispiace che abbiano preso questa decisione e sono piuttosto confusa su cosa succederà nel resto della stagione adesso che non va più tenuto conto di Wimbledon. Come sarà possibile giocare solo uno o due Slam ora? Non so come funzionerà. Speriamo che gli altri Slam non vengano cancellati“.

Restare in salute, e per un atleta restare in forma, è la massima priorità ma per lei la situazione non è tanto semplice. Sono a New York in questo momento, diciamo che sono rimasta bloccata qui”, ha detto. Ci è permesso andare a correre, quindi io corro. Faccio principalmente molti esercizi a casa ma è molto piccola, non è facile. Sto solo facendo del mio meglio. Sfortunatamente non posso giocare a tennis adesso. Vediamo come andrà”. In questo momento di distacco forzato, il pensiero si rivolge d’istinto alla sua numerosa famiglia: Parlo con i miei genitori quasi ogni giorno. Sono al sicuro: stanno a casa e fanno quello che deve essere fatto. Mio fratello e mia sorella sono a Parigi e in Germania, quindi sono praticamente bloccati dal momento che le restrizioni sono molto severe in Europa”.

La sensibilità di Jabeur, come si può intuire, non la si ammira solo quando tiene in mano una racchetta. Ons sembra essere perfettamente consapevole del suo ruolo e della sua influenza. Prima donna africana e araba a raggiungere questi risultati nel tennis professionistico, era prevedibile che in molti iniziassero a cercare ispirazione nelle sue imprese sportive, e lei non ha certo intenzione di deluderli. “Per tutti quelli che mi seguono in Africa, in Tunisia o nel mondo arabo, è un peccato che questa stagione si sia per ora fermata dopo la mia prestazione all’Australian Open. Non ho idea di quando torneremo, ma sono davvero contenta che i tifosi mi stiano seguendo. Voglio ringraziarli di cuore per essere con me e per i messaggi che mi mandano. Sono davvero orgogliosa delle mie origini africane e spero di poter fare di più per ispirare le nuove generazioni, inviando loro un messaggio positivo ha detto alla BBC.

Nella succitata intervista al The Guardian, Ons ha aggiunto qualcosa sull’argomento: “A volte quando giochiamo in Fed Cup le avversarie di alcune squadre africane vogliono fare delle foto con me e mi chiedono del mio gioco. È davvero stimolante per me. Quando qualcuno mi dice che li sto ispirando, mi dà più motivazione per allenarmi ed essere più di un esempio. Spero di poter vedere nel Tour più giocatori nati in Africa”.

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Mats Wilander: “Lo stop? Chi ci rimette è Djokovic. Non credo si giocherà lo US Open”

L’Equipe ha intervistato Mats Wilander: “Questa pausa un momento di sollievo per il pianeta. Il Roland Garros non è stato egoista”

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Mats Wilander - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il quotidiano d’Oltralpe L’Equipe ha intervistato Mats Wilander all’indomani della cancellazione dell’edizione 2020 dei Championships. Lo svedese, ex n. 1 del mondo e voce autorevole di Eurosport, vive attualmente negli Stati Uniti, nello stato dell’Idaho, nel quale non è stato ancora messo in vigore il confinamento a causa dell’epidemia da COVID-19.

“Se posso ancora giocare a tennis? Cerco di palleggiare più volte alla settimana” dichiara Mats, “con una macchina lanciapalle o con un amico, perché in fondo un campo da tennis è abbastanza grande per mantenere una certa distanza di sicurezza. E siccome c’è ancora la neve, scio ogni giorno“.

Le manca il circuito? “Oh sì! I momenti che trascorro davanti alla televisione a mezzogiorno e poi la sera, mi mancano tantissimo. Mi manca il tennis dal vivo, è il momento più interessante della stagione. Dall’inizio di marzo alla metà di luglio è un tennis continuo. Indian Wells, Miami, la terra rossa, Roland Garros, Wimbledon di seguito… In questo momento stiamo perdendo il meglio. È orribile per i tifosi del tennis!”.

 

Anche per i giocatori… “Certo. Per loro è un’occasione per allenarsi di più, se ne hanno la possibilità. Ma la cosa più complicata è mantenere la motivazione perché non si sa esattamente per cosa ci si stia allenando e con quale obiettivo. È un po’ come guardare la semifinale tra Isner e Anderson a Wimbledon, non sai quando finirà! Credo sia positivo solo per i giocatori che avevano terminato la tournée australiana con un infortunio e quando si riprenderà tutti ripartiranno da zero”.

Come vive Mats la notizia della cancellazione di Wimbledon quest’anno? Per un tennista è anche un modo per realizzare quanto siamo fortunati a disputare un torneo come questo ogni anno. Può essere l’occasione per rendersi conto quanto Wimbledon o il Roland Garros siano importanti per il gioco. E quanto siamo fortunati. Il mondo occidentale è privilegiato, almeno un terzo della popolazione mondiale lotta ogni giorno semplicemente per poter mangiare. Questa è la realtà del mondo. Con questa pausa, viene concesso alla Terra un anno di riposo. Nel dramma che stiamo vivendo, è l’unico elemento davvero positivo“.

Chi ci sta rimettendo di più in questo momento? “Il grande perdente è Djokovic. Non ha ancora perso un match e ovviamente questo virus ha interrotto la sua corsa. Ci rimettono anche gli altri ragazzi che incalzano i Big3. Certo, hanno fatto molti progressi ma giocatori come Shapovalov, Tsitsipas, o Auger-Aliassime crescono soprattutto durante i tornei. Ad ogni modo, quando si è giovani, l’allenamento non ti interessa poi così tanto, non hai voglia di fare quattro ore di rovesci! Vuoi giocare le partite”.

Novak Djokovic – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Come ha reagito alla decisione de Roland Garros di spostare le date all’autunno?All’inizio ho ritenuto la cosa straordinaria perché avremmo ritrovato uno stadio nuovo di zecca, come se cominciasse un torneo nuovo. Dal punto di vista logistico, è una cosa buona per il torneo. Il Roland Rarros normalmente subentra dopo una successione di grandi tornei storici come Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roma, è una sorta di apoteosi. Mentre Wimbledon è sempre stato un po’ da solo, in mezzo al nulla. Ma è anche questo che ne determina la grandezza“.

La Federazione francese egoista? Asolutamente no. Era l’unica soluzione possibile, credo. Chi è davvero egoista è il comportamento del genere umano nei confronti del pianeta, tutto questo inquinamento senza limiti“.

La decisione unilaterale del Roland Garros solleva ancora una volta il problema della dirigenza. Non crede sia giunto il momento di ricorrere ad una dirigenza unica o ad un team di “commissioners“?Non credo al potere nelle mani di un solo uomo. La cosa chiara è che i quattro tornei dello Slam sono i quattro presidenti del mondo del tennis. La Federazione francese ha deciso, ok. Ma per quanto ne sappia, anche il torneo di Indian Wells ha deciso di annullare l’evento senza consultare chicchessia! I francesi non sono stati i primi. Credo nel dialogo e nella democrazia; penso che questo dramma sia l’occasione per far sì che tutti si riuniscano attorno ad un tavolo per risolvere i grandi problemi del tennis, a cominciare dal calendario”.

E lo US Open? Non penso che lo US Open possa svolgersi nelle date previste perché non credo che in America la situazione sia davvero sotto controllo. New York è molto colpita dal virus, nessuno si aspettava che accadesse una cosa del genere. Questo virus è un segnale d’allarme per il mondo occidentale, privilegiato e non sempre consapevole della propria fortuna”.

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