Ma non dovevamo vederci più? Francesca Schiavone torna a Roma – Ubitennis

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Ma non dovevamo vederci più? Francesca Schiavone torna a Roma

La WTA e l’organizzazione degli Internazionali premiano la tennista azzurra con una wild card “speciale”. Sarà la sua ventesima apparizione al Foro Italico

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Sembrava essersi chiusa bruscamente lo scorso anno, con quella mancata wild card, la storia d’amore tra Francesca Schiavone e gli Internazionali d’Italia e invece ci sarà spazio per un altro capitolo. Nel 2017, l’organizzazione del torneo preferì riservare l’invito a Maria Sharapova, appena rientrata dopo la sospensione per il caso Meldonium, mentre al contrario il Mutua Madrid Open premiò Schiavone con una wild card. Quest’anno però gli organizzatori, con l’ausilio della WTA, hanno deciso di tendere una mano alla giocatrice che ha inaugurato l’epoca d’oro del tennis italiano al femminile.

Per il 2018 infatti è stato previsto un utilizzo più “flessibile” delle WTA top 20 wild card, ovvero quegli inviti che l’associazione delle giocatrici può permettersi di riservare alle tenniste che abbiano chiuso la precedente stagione tra le prime venti posizioni del ranking. In caso di mancata richiesta da parte di giocatrici con tali caratteristiche, si può concedere la wild card anche alle ex campionesse Slam/WTA Finals e alle ex numero uno del mondo. Se fino all’anno scorso la WTA top 20 wild card era prerogativa esclusiva dei tornei di categoria “International”, da questa stagione la possibilità di utilizzare questo particolare tipo di invito è stata estesa anche ai tornei “Premier” e “Premier 5” (la categoria di Roma).

Proprio in virtù di questa modifica, Francesca (vincitrice del Roland Garros 2010) ha potuto usufruire di un pass per il main draw, al quale accederà per la diciannovesima volta. Il primo gettone nel tabellone principale risale al 1999 (l’anno precedente aveva perso in qualificazioni) quando, da qualificata, venne eliminata al primo turno da Ruxandra Dragomir. Da lì in poi diciassette partecipazioni consecutive, condite da quattro quarti di finale come miglior risultato. Nel 2001 partì dalle qualificazioni per arrendersi solo al cospetto di Conchita Martinez, mentre sia nel 2004 che nel 2005 la sua corsa si arrestò contro Vera Zvonareva. L’ultimo acuto risale al 2011: ancora quarti di finale (da testa di serie numero 2) e ancora una volta una sconfitta, stavolta contro Samantha Stosur, battuta l’anno precedente nella finale del Roland Garros.

 

Francesca non prende parte ad un evento ufficiale dal 125k di Indian Wells e al momento occupa la 262esima posizione del ranking mondiale (anche se da lunedì scenderà ulteriormente al 270esimo posto, avendo perso i 10 punti di Madrid 2017). Nonostante ciò, la sua passione per questo gioco è la stessa di quando ha iniziato e nei suoi occhi si intuiscono ancora i bagliori di quel fuoco interiore che l’ha spinta a dare sempre il massimo (e anche di più) sul campo. Lo avevamo visto quando a Montecarlo si è concessa per una chiacchierata sul suo presente e sul suo futuro, che la vedrà comunque all’interno del mondo della racchetta, probabilmente come coach. In attesa però del ritiro che inevitabilmente si avvicina, ecco che arriva un’altra chance, un’altra possibilità di far vedere al mondo di che pasta è fatta.

“Roma, sto arrivando”. Queste le parole che Francesca ha scritto col dito sulla terra di un campo da tennis, diffuse tramite i suoi canali social. Forse sarà la sua ultima volta o forse no, ma al netto di ogni malinconia non si può che gioire della possibilità di rivederla di nuovo là fuori, su un campo di quelli che contano, a lottare come sempre.

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Australian Open

Fognini, basta rimpianti. Giorgi coraggio invece: si può sperare [VIDEO]

MELBOURNE – Prima o poi lei coglierà una grande affermazione. Lui solo qualche exploit

Ubaldo Scanagatta

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Camila Giorgi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

Non ci sono più italiani in gara all’Open d’Australia, sono usciti anche gli ultimi due, i nostri numeri uno, Fabio Fognini per la sesta volta su sei con Carreno Busta, Camila Giorgi per la quinta volta su sei contro Karolina PliskovaMa non sono due sconfitte minimamente paragonabili. Fognini ha perso e giocato male contro un avversario che non giocava bene, ma che evidentemente gli pone dei problemi. Giorgi ha giocato bene contro un’avversaria che ha giocato meglio. E che due anni fa era n.1 del mondo e sembra tornata sui suoi migliori livelli.

Non so se Fognini abbia dei rimpianti. Io sul suo conto non ce li ho perché ormai non mi illudo più. Lui è così. Può giocare bene una volta, battere anche un ottimo tennista come ha fatto più di una volta (3 volte Murray, tre volte Nadal, tanto per dire) ma nei grandi appuntamenti quando si pensa che potrebbe farcela fallisce quasi sempre, entra in campo come se fosse preso da una tensione insopportabile – anche se magari non lo dà a vedere come quando andava subito in escandescenze – e in un balletto consente all’avversario di salire in cattedra e di giocare più tranquillo. È un vero maestro… nel complicarsi le cose, fermo restando che è il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni e che certo non fa apposta.

Poi magari ha un bello sprazzo di tennis, quello che saprebbe giocare e che sarebbe anche bellissimo da vedere – lo è, lo è – vince il terzo set quando ormai nessuno più se lo aspetta, va avanti 3-0 nel quarto e sembra aver riacciuffato una partita compromessa, ma di nuovo sul 3-1 si rituffa nel niente iniziale, in una caterva di errori che paiono di pigrizia perché quasi non si muove preferendo tirare un dritto da fermo. Risale da uno 0-40 regalato al 40 pari grazie al talento che per la qualità dei colpi nessuno può discutere, dopo di che la testa di nuovo gli va in tilt, regala altri due punti, e consente a Carreno Busta che era già sottoterra di tornare a respirare. In sala stampa altri italiani dicono, scuotendo la testa: “Purtroppo è il solito Fognini”.

Così come è… la solita Giorgi… Camila. Già perché gioca infatti una partita bellissima, che riscuote applausi a scena aperta e perfino da Karolina Pliskova che in conferenza stampa, forse anche perché incalzata un tantino dal sottoscritto, ne magnifica le lodi, e lei dice: “Mah, avrei preferito giocare male e vincere” e fin qui ci sta per carità, ma poi aggiunge “Non sono delusa, ma non basta giocare bene… non provo una particolare emozione” dice con la voce di sempre, senza un cambio di tono, di entusiasmo. Quell’entusiasmo che noi cerchiamo invano di trasmetterle: “Ma dai, hai giocato alla pari con una che era n.1 del mondo solo due anni fa e potrebbe tornare ad esserlo alla fine di questo torneo!”

E lei: “A me però non cambia niente”. Calma piatta, emozione zero. Chissà, magari è così che si diventa campionesse un giorno. Certo fra lei e Francesca Schiavone, c’è una bella differenza. Francesca, se di buon umore era un fiume in piena. Ma se di cattivo umore assolutamente insopportabile e spesso anche inutilmente aggressiva. Tutto ciò non significa che una sia meglio dell’altra, o che sia preferibile parlare con l’una o l’altra. Con Francesca, per la verità, infatti spesso era meglio non parlarci affatto. E con Camila, per motivi opposti, talvolta è perfino inutile cercare di andare alle sue conferenze per cercare di strappargli con il cavatappi qualche battuta. I titoli per gli articoli difficilmente lei li dà. In questo senso invece Francesca spesso li dava.  

La Pliskova di certo ha mostrato, parlando a mille all’ora, quasi fosse ancora sotto l’adrenalina della gara appena vinta, non ha invece avuto il minimo problema a sottolineare come si sia resa conto che si è trattato di un grande match, di grande qualità (qui le sue dichiarazioni). E ha concluso con grande serenità che in effetti non sono tante le giocatrici capaci di tirare così forte come Camila e alla fine ammonisce – quando io le faccio presente che in fondo noi siamo un po’ stupiti del fatto che Camila da un lato riceva certi complimenti e abbia anche già battuto ben 9 top-ten ma al contempo non sia mai ancora riuscita a salire più del 27mo posto nel ranking WTA o a vincere un grandissimo torneo – “Lei ha 27 anni…”. Proprio vero, come vero che Francesca Schiavone sembrava persa per un grandissimo exploit, e invece a 30 anni compiuti vinse il Roland Garros. E Flavia Pennetta? Idem.

Quindi rassegniamoci a non pretendere più troppo da Fabio Fognini, che certo qualche altro exploit ce lo regalerà ma ha anche quasi 32 anni, ma attendiamo con fiducia che Camila Giorgi prima o poi invece la grande affermazione la centri. Ha fiducia lei, abbiamo fiducia noi. O quantomeno io dopo averla vista troppe volte giocare a livelli assolutamente non banali.

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Australian Open

Australian Open: una grande Giorgi non basta, Pliskova agli ottavi

MELBOURNE – Camila Giorgi sfodera una splendida partita, ma si contrae nei momenti importanti e cede in tre set. Ora non ci sono più italiani in singolare

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

[7] Ka. Pliskova b. [27] C. Giorgi 6-4 3-6 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ci è andata vicina, Camila Giorgi, a fare il colpaccio contro la n.7 del seeding Karolina Pliskova, ma purtroppo alla fine la maggiore esperienza e abitudine a questo livello della ceca hanno pesato in maniera decisiva, lasciando la nostra rappresentante, e un buon numero di simpatizzanti italiani qui a Melbourne, con l’amaro in bocca.

Solo un break fa la differenza nel primo parziale, quello ottenuto da Pliskova al quinto game grazie soprattutto a due doppi falli di Camila. La ceca sembra ben inquadrata tatticamente: forza la risposta quando può per trovare il colpo vincente ma non accetta il palleggio ad alta velocità di Giorgi sul quale è in evidente difficolta negli spostamenti. Il servizio di Karolina è come al solito molto efficace, non soltanto con la prima palla veloce e piazzata, ma anche sulla seconda che è molto carica per disturbare una colpitrice come l’italiana.

Con il pubblico della Rod Laver Arena nettamente dalla sua parte (con parecchi spettatori che la incoraggiano in un buon italiano) Camila non si perde d’animo e parte alla grande nel secondo set: Karolina non rallenta i suoi scambi e sul bum-bum da fondocampo è Camila a far valere le sue doti di colpitrice sopraffina. Giorgi sprinta subito sul 3-0, poi entra nella sua modalità “creatore” nella quale fa e disfa tutto da sola, anche Pliskova gioca decisamente bene. Nel game del 4-2 commette 3 errori clamorosi da fondo, un doppio fallo e altri tre gratuiti. Ma sul 5-3 Camila conquista uno splendido game, nel quale tutte e due giocano benissimo e al terzo set point pareggia i conti mandando il match al terzo set.

Lo spettacolo continua, nessuna delle protagoniste vuole cedere di un centimetro. Giorgi deve incassare un game durissimo sull’1-2: 13 minuti, 18 punti giocati, quattro palle game per Camila che però alla quinta palla break mette fuori il colpo che dà il break a Pliskova. È la chiave di volta del match: Karolina al servizio è una roccia, da fondo ormai è consapevole che deve comandare riesce ad uscire vincente anche dagli scambi nei quali Giorgi comincia a mostrare segni di nervosismo. Nei game finali Giorgi lascia andare il braccio, estrae dal cilindro alcuni colpi da highlight, ma quando dopo due ore e 11 minuti di gioco il suo 53 esimo errore (non mi viene proprio di chiamarlo gratuito) vola oltre la linea di fondo è Pliskova che può stringere i pugni e festeggiare verso Conchita Martinez nel suo angolo.

Davvero un peccato per Camila Giorgi, che ha giocato un gran match, ma alla fine si è contratta nei punti decisivi (quelli di quel game infinito) vedendosi sfuggire di mano una bella chance di arrivare agli ottavi contro una Muguruza tutt’altro che imbattibile. La stessa Pliskova ha sottolineato in conferenza stampa l’ottima prestazione di Camila: ”Mi ha messo un sacco di pressione. Non è facile giocare contro una giocatrice così, perché è davvero molto potente. Non sempre ero in grado di reagire ai suoi colpi”. Stuzzicata dal Direttore, la ceca ha poi allargato la propria riflessione sulla tennista azzurra. “Penso che sia migliorata negli ultimi due o tre anni. Ci avevo già giocato prima e aveva veramente tantissimi alti e bassi. Poteva commettere moltissimi errori e fare venti doppi falli in una partita. Ora è migliorata e infatti era testa di serie qui. Può essere pericolosa per molte giocatrici, ma deve essere ancora più costante”.

Il tabellone femminile

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Australian Open

Il mondo di Lorenzo Musetti, primo favorito dell’Australian Open dei piccoli

Intervista al 16enne di Carrara, tra i maggiori prospetti del tennis italiano. Il suo è un gioco vario, fantasioso, quasi d’altri tempi: sta ancora studiando il salto tra i pro, ma ha già una routine da professionista

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Lorenzo Musetti - US Open junior 2018

Lorenzo Musetti è senza dubbio una delle maggiori speranze del tennis azzurro. Nativo di Carrara, si allena vicino a La Spezia allo Junior Tennis San Benedetto sotto l’egida di coach Simone Tartarini, che lo segue sin da quando era bambino, e a Tirrenia con il programma federale. Nella sua carriera c’è anche molto del Park Tennis Club di Genova, che per primo ha creduto in lui tesserandolo all’età di soli 12 anni e per il quale ha giocato la Serie A quest’anno senza mai perdere un singolo (battendo anche Berrettini junior, n. 430 ATP).

Dotato di un tennis esplosivo e d’attacco, Lorenzo è un classe 2002: 16 anni e già un 2018 da incorniciare, con i successi agli U18 di Firenze e Salsomaggiore, i quarti a Wimbledon Junior e soprattutto la finale agli US Open Junior persa in tre set contro Thiago Seyboth Wild, maggiore di lui di due anni, più forte e più potente e soprattutto con un ranking ATP al n. 464. Musetti invece, che vanta due sole presenze in tornei ITF – due sconfitte a Pontedera, a pochi passi da casa, nel 2017 e nel 2018 – deve ancora conquistare il suo primo ATP.

Non c’è fretta, però, con le porte del circuito juniores ancora aperte. Lo US Open dello scorso anno, a detta dello stesso Lorenzo, è stata l’esperienza più emozionante della sua giovanissima carriera: “Ho vissuto delle sensazioni che non avevo mai provato” ci racconta, e non stentiamo a crederci perché è riuscito nell’impresa di inanellare cinque vittorie consecutive nel tabellone principale del torneo, inclusa la semifinale contro l’americano Brooksby che ha letteralmente dominato dall’inizio alla fine.

 

Anche se non sa ancora se considerarsi un tennista professionista, sicuramente sta lavorando duro per diventarlo e il suo programma di allenamento è quello di un professionista. La sua giornata abituale prevede la sveglia alle 7.20, una sessione in palestra alle 8.30 e dalle 11 alle 13 circa allenamento sul campo da tennis; quindi una pausa per il pranzo e ancora in campo dalle 15 alle 18, orario in cui inizia a studiare, fin verso le 20. Un programma molto intenso, che sta portando i suoi frutti. Ci svela che sta allenando principalmente il servizio, per rendere il suo gioco pericoloso già dall’inizio del punto: per essere competitivo a questi livelli è un’arma a cui non si può più rinunciare. Il dritto funziona alla grande, così come il gioco di volo, ma è l’intelligenza tattica di Lorenzo a stupire, una certa maturità nell’approccio alla partita – soprattutto se si pensa che ha solo 16 anni – che gli consente di portare a casa incontri che altri suoi coetanei non sono ancora in grado di vincere.

La preparazione fisica rimane uno dei nodi da sciogliere, perché è necessario potenziare la massa muscolare per acquisire più potenza e peso sui colpi, per cui ci sta lavorando molto. E l’aspetto mentale? Su quello non ho ancora iniziato, ma se proseguirò in questo percorso e diventerò a tutti gli effetti un professionista del circuito maggiore sarà un lato da curare maggiormente. La pressione nella vita di un professionista c’è sicuramente, ma è un aspetto a cui i tennisti sono abituati e in qualche misura imparano a conviverci”.

Quanto alla programmazione di quest’anno le idee sono abbastanza chiare: Farò i tornei Slam juniores e poi mi dedicherò ad attività transition e challenger”. Sì, perché con l’introduzione del Transition Tour e la rivoluzione dei tornei Futures i giovani tennisti come Lorenzo dovrebbero essere favoriti nel delicato momento dell’ingresso tra i professionisti.

EXTRA-TENNIS – Lorenzo pare un ragazzo serio e tranquillo, centrato, a domanda risponde senza farneticazioni né vanesie e senza spendere troppe parole. È conciso e va dritto al punto, dote che speriamo possa definitivamente accorpare al suo tennis. Fuori dal campo invece? Come potete immaginare non ho tanto tempo libero e sono spesso lontano da casa, in giro per il mondo per i tornei. Studio privatamente al liceo linguistico, con questa programmazione era impossibile riuscire a frequentare la scuola normalmente come fanno i miei coetanei, però mi piacciono molto le lingue straniere. Quando posso cerco di svagarmi e di uscire con i miei amici. Oltre ai ragazzi conosciuti per via del tennis ho anche altri amici al di fuori del contesto sportivo, quelli dell’infanzia soprattutto. Non ho però una fidanzata, penso sia difficile avere un rapporto serio e stabile a questa età. Vedremo in futuro…”.

La sua maturità traspare nettamente quando gli chiediamo se è un peso per lui passare tanto tempo lontano da casa. Mi ci sono abituato ormai, anche se la lontananza da casa un po’ pesa sempre… quando torno mi piace anche giocare a tennis con mio padre, è lui che mi ha trasmesso la passione per questo sport, lui mi avviato alla competizione, la mia famiglia mi sostiene e mi accompagna in giro, nei limiti del possibile“. E soprattutto non ha mai pensato di mollare, né ha mai smesso di credere nel sogno per raggiungere il quale deve ancora fare molta strada: Ci ho sempre creduto, non ho mai avuto questo tipo di problemi“. 

La grinta e la voglia di provarci seriamente sembrano effettivamente doti che gli appartengono naturalmente, unite a una capacità di variare il gioco, una fantasia “all’italiana” che lo rendono competitivo anche con giocatori più forti di lui sul piano fisico. Diciamocelo, è un piacere per gli occhi vedere all’opera un giocatore così. Se ancora non vi è capitato di vederlo giocare e siete curiosi, l’Australian Open junior è pronto a cominciare: tra i favoriti, addirittura accreditato della prima testa di serie, ci sarà anche Lorenzo Musetti. Il 16enne di Carrara esordirà attorno alle 3 di notte italiane contro la wild card locale Tai Sach, suo coetaneo

Paola Farina

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