Roland Garros: ok Giorgi e Cecchinato. Rimpianti Chiesa, Seppi travolto

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Roland Garros: ok Giorgi e Cecchinato. Rimpianti Chiesa, Seppi travolto

PARIGI – Vittoria agevole per la n.1 italiana che si sbarazza di Min. Grande rimonta di Marco, sotto di 2 set contro Copil. Chiesa fallisce 5 match-point. Rinviato Fabbiano

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 16 – Da perdente a fortunato a vincitore

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da Parigi, i nostri inviati Antonio Garofalo, Ruggero Canevazzi e Laura Guidobaldi

 

GRANITO CECCHINATO – Per rimontare due set a un Marcus Copil fino a quel momento pressoché ingiocabile (in particolare nei momenti decisivi), con tutte le giustificazioni per scoraggiarsi, ci voleva un grandissimo temperamento, unitamente alla capacità di resistere alle bordate al servizio dell’avversario per farlo muovere, con tutta la pazienza del mondo. Marco Cecchinato ci è riuscito, strappando dopo 3 ore e 41 minuti la battuta sull’8 pari del quinto set. 2-6 6-7(4) 7-5 6-2 10-8 lo score per Marco che, al secondo turno, sfiderà Marco Trungelliti, ma già da ora il suo Roland Garros può considerarsi molto buono. Con ottime speranze anche in chiave cemento, probabilmente la superficie più adatta al suo gioco (“Ora, a differenza del passato, arrivo a tutti gli Slam già con diverse partite sulla relativa superficie“).

Pronti via e dopo appena 15 minuti Copil è già avanti 4-0. Marco fatica a entrare in partita mentre al di là dal net c’era un ossesso che serviva alla perfezione e rispondeva anche meglio: “Guarda che seconda, una skikcata tremenda!esclamava l’onnipresente Barazzutti. Nel secondo parziale l’italiano cresceva al servizio e il match diventa finalmente equilibrato, ma il n.94 del mondo giocava come un top-20 continuando a vele spiegate quasi senza errori. L’unico rimpianto si rivelava sull’1-0 15-40, con Cecchinato che sparacchiava in rete un tranquillo rovescio, venendo puntualmente punito da un gran servizio subito dopo. “È la legge della purga” sentenziava un insolitamente spietato Barazza, che poco dopo avrebbe regalato un’altra perla. Su un drop-shot fallito del venticinquenne palermitano, Corrado – che da tempo auspicava pazienza e la necessità di far muovere e giocare un avversario da fermo ingiocabile – se ne usciva così: “Che fretta ha? Ha un appuntamento?” Il Direttore la pensi come vuole, ma oggi il Capitano non sbagliava una sillaba. Per Marco in ogni caso era naturalmente più importante la presenza dei coach Simone Vagnozzi e Umberto Ferrara, coi i quali ha sottolineato il grande feeling: “Stiamo facendo un gran lavoro. Ora dai giornalisti non mi sento più dire che devo migliorare il rovescio, sta diventando un mio punto di forza. Peraltro le precedenti sconfitte Slam al primo turno (questa è la prima vittoria in un Major per Cecchinato, che ha anche esclamato: “La prima vittoria non si dimentica mai!“) non erano dovute al fatto che avevo avversari ingiocabili, semmai ora c’è un altro Cecchinato“. Sul 5 pari l’azzurro era però bravo, dopo 5 palle break fallite (era stato 4-3 0-40, ma anche lì il ventisettenne compatriota di Nastase si confermava chirurgico), ad annullare l’unica a sfavore con un’eccellente difesa, approdando al tie-break. Avrebbe ceduto ora qualcosa Marius? Neanche per sogno, una gran risposta in avvio, due ace e due combinazioni servizio-dritto, per un 7-3 senza discussioni.

Sotto 2 set a zero, senza il barlume di una possibilità di rimonta, stavamo per lasciare l’arroventato campo 16, quando a sorpresa, accanto a Barazzutti, si accomodava il Presidente Binaghi. Come d’incanto, l’arsura si faceva da parte mentre le nuvole federali coprivano il sole, lasciando spazio a una tenue e rinfrescante brezza. Infinita era a quel punto la generosità del Sovrano, che permetteva di godere del vitale rinfrescamento anche al nemico scrivente, inopinatamente autodenunciatosi come Ubitennis a causa del famigerato cappellino verde…
Intanto in campo il nostro n.72 ATP non voleva arrendersi, trovando il break sul 5 pari e difendendolo subito dopo con un ace sulla seconda alla seconda palla-break annullata. Nel quarto parziale Marco prendeva il largo, mentre il rumeno cercava di ricaricare le batterie mentali per giocarsi tutto al quinto e decisivo set. Lì Copil si aggrappava al servizio, perché non appena lo scambio superava i 4 colpi diventava di dominio italiano. Marco falliva due break-point sul 7 pari 15-40, ma due giochi più tardi un regalo avversario e un grande lavoro ai fianchi gli concedeva il meritato break, poi confermato con una bella combinazione servizio-dritto al primo match-point. Chapeau!

CAMILA SENZA PROBLEMI – È sempre un piacere vedere e sentire da una distanza di due metri come Camila Giorgi riesca a colpire la palla, specie in una partita come quella odierna contro Grace Min che non le ha procurato alcuna apprensione. L’azzurra ha disposto serenamente della sua avversaria, 24 anni, numero 197 del mondo (capace di eliminare la nostra Trevisan nell’ultimo turno di qualificazione) e sempre sconfitta nelle sue precedenti cinque apparizioni negli slam, con un 6-3 6-2 che non lascia dubbi di sorta. Sull’assolato campo numero 5 c’è spazio per i ripetuti “Vai Nena” di papà Sergio e l’unica nota di un certo rilievo è l’apparizione del Presidente Binaghi sul 4-2 del primo set, a suggellare l’avvenuta riappacificazione tra la nostra numero uno e la Federazione: “Sono felice che i problemi si siano risolti, lo scorso anno è stato duro soprattutto a causa degli infortuni”. Camila appare disinvolta e concentrata, con l’unica ombra di due doppi falli sui primi due set point del primo set. Ma la differenza di caratura e classe con la sua modesta avversaria è talmente elevata che neppure qualche errore di troppo a campo aperto dell’azzurra, ha potuto riaprire il match. Come detto, la partita di oggi può fornire poche indicazioni, ma si intravedono i progressi già mostrati da inizio stagione, con il tentativo di giocare un tennis più ragionato e con l’aggiunta di qualche interessante variazione. “Sto avendo più continuità, gioco in maniera più ordinata e sento di essere migliorata  al servizio. Ho fatto qualche errore di troppo ma in questo giorno di riposo cercherò di lavorare per migliorare ancora”.  Il prossimo turno, nel quale Camila attende la vincente tra Sevastova e Duque Marino (nessun precedente con la prima, vittoria in quali proprio al Roland Garros nel 2012 con la seconda), dirà di più.

SEPPI SPENTO  – Finisce subito il Roland Garros di Andreas Seppi, letteralmente  travolto da un Richard Gasquet apparso molto centrato e determinato. È vero che Andreas ci ha abituato alle partenze lente, ma onestamente lo 0-8 con cui ha iniziato (e di fatto finito) il match non può essere spiegato solo così o con la circostanza che il francese avesse vinto sei dei sette precedenti. L’azzurro è parso spento e insolitamente falloso, a tratti in chiara difficoltà negli spostamenti laterali. Mi spiace aver giocato così su un campo così importante, è stata una delle peggiori partite giocate in carriera, sono stato imbarazzante”. La mancanza di pathos  ha provocato anche un effetto quasi soporifero sul pubblico del Lenglen, solitamente molto caldo per i propri connazionali, e solo qualche mirabile accelerazione di rovescio del Gasquet d’annata ha regalato qualche scroscio di applausi. Quando Andreas, completamente in confusione, ha scagliato sul nastro uno smash agevole nei pressi della rete, restando  a capo chino immobile per dieci secondi a pensarci, anche il pubblico francese si è lasciato andare ad un boato di incoraggiamento. “Non mi riusciva nulla oggi, non ho spiegazioni. Una giornata no, da dimenticare e basta”. Non c’è stata praticamente partita, Andreas potrà ora concentrarsi sulla parte di stagione a lui più congeniale, quella sull’erba. Mentre Gasquet, se riuscirà a mantenersi propositivo e magari ad avanzare di un metro il suo raggio di azione, potrà provare ad eguagliare il suo miglior risultato a Parigi, i quarti raggiunti due anni fa.

OCCASIONE MANCATA PER DEBORAH – Un gran peccato per Deborah Chiesa che, dopo aver avuto a disposizione 5 matchpoint, dopo 2 ore e 48 minuti di gioco soccombe ad una Belinda Bencic non certo al meglio della forma. L’ex n. 7 del mondo disputa un match infarcito di gratuiti ma, alla fine, prende per sfinimento l’azzurra e porta a casa un match interminabile per 3-6 7-6(2) 7-5. Comunque grande onore alla trentina che, nonostante le cinque occasioni mancate sul 5-4 del secondo set, non si scompone e rimane in partita fino all’ultimo. Ricordiamo che si trattava per lei del primo match a livello major e Deborah non ha esitato a puntualizzare: “Se mi avessero detto che sarei entrata nel tabellone principale andando a match-point con la Bencic avrei firmato“.

Un primo set solido e di autorità per Chiesa che approfitta inoltre di una Bencic frastornata e fallosa, in ritardo sulla palla, lenta e imprecisa, facendo suo il primo set per 6-3. Le due affrontano la seconda frazione studiandosi e cercando di trovare il punto debole dell’altra, ed ecco che ad accelerazioni aggressive Deborah e Belinda alternano pallonetti e palle corte; le smorzate sono appannaggio dell’elvetica che le usa spesso per uscire dal martellamento che le impone la tennista italiana. Sul 5-4, Deborah ha per ben cinque volte la possibilità di chiudere l’incontro. Sfumano tutte, con Belinda che, alla fine, la trascina al tie-break. L’elvetica, nonostante i tanti errori, sembra progressivamente prendere le misure e sale 4-2. Per Deborah non ci sarà più nessun punto e la Bencic va a prendersi la seconda frazione per 7 punti a 2. Chiesa non si scompone e continua a lottare in quello che è certamente il set di maggiore qualità (“nel terzo lei è salita e il match è stato bello“). Tra le due c’è perfetto equilibrio e si ritrovano 4-4. A sostenere Chiesa arriva anche Marco Berrettini che esulta ad ogni punto dell’azzurra e si dispera su quelli di Bencic. Che ci sia del tenero tra i due? Bencic sale 5-4 ed ora è lei ad avere il primo matchpoint che, però, non s’ha da fare. Ce ne saranno altri tre (così l’azzurra: “Dispiace ma non ho molto da rimproverarmi, sui match-point contro ho giocato bene, anche se è vero che quando era toccato a me ho avuto il braccino“). Alla fine, Belinda si lascia cadere a terra, sfinita e raggiante per aver trasformato la quarta palla del match. Chiude 3-6 7-6(2) 7-5 con Chiesa che la raggiunge nella sua metà campo per abbracciarla. La trentina spiega: In molti punti le gambe erano completamente bloccate dalla tensione, ma ero al Roland Garros e non potevo in alcun modo mollare. Il dritto specie sulla terra dove ho più tempo è migliorato, ma mi porto a casa soprattutto la consapevolezza di poter competere a questi livelli pur non giocando al mio massimo: non è poco. Ora giocherò il 60.000 di Brescia e poi sull’erba, perché è giusto giocare match di alto livello senza però trascurare la classifica”.

FABBIANO IN TRINCEA
– Pochi minuti prima dello scoccare delle tre ore di partita, Thomas Fabbiano e Matthew Ebden hanno dovuto rimandare a domani l’esito di una contesa quanto mai aperta e intensa, caratterizzata da continui capovolgimenti di fronte, break e contro-break, fino al 6-3 Ebden che ha decretato l’approdo al quinto set che causa pioggia si giocherà domani, non prima di mezzogiorno, sempre sul piccolo e periferico campo 16, oggi teatro dell’impresa dell’altro azzurro Marco Cecchinato vittorioso 10-8 al quinto contro il rumeno Copil. Thomas è stato avanti prima un set a zero e poi due set a uno, ma l’equilibrio è stato pressoché costante, semmai dispiace che il ventinovenne di San Giorgio Jonico non abbia approfittato della seconda di servizio dell’avversario, fortemente deficitaria col 35% di punti vinti. Inutile pescare i 51 gratuiti dell’azzurro, in un match a tratti bello a tratti troppo falloso, dove l’epilogo del quinto set è stato il più giusto e naturale.  

I risultati degli italiani:

M. Cecchinato b. M. Copil 2-6 6-7(4) 7-5 6-2 10-8
[27] R. Gasquet vs A. Seppi 6-0 6-2 6-2
C. Giorgi b. [Q] A. Min 6-3 6-2
B. Bencic vs [Q] D. Chiesa 3-6 7-6(2) 7-5
M. Ebden vs T. Fabbiano 4-6 7-5 2-6 6-3 rinviata a domani
[1] R. Nadal vs [LL] S. Bolelli 6-4 6-3 0-3 rinviata a domani

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Challenger Milano: si ferma in finale la corsa di Francesco Passaro, vince Coria

Il 21enne azzurro tiene quasi sempre il pallino del gioco, ma alla fine deve cedere alla maggiore esperienza di Federico Coria

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Federico Coria e Francesco Passaro - Challenger Milano 2022 (foto ufficio stampa)

F. Coria b. F. Passaro 7-6(2) 6-4

Sul bel centrale dell’Aspria Harbour Club gremito di pubblico è andata in scena la finale della 16esima edizione del Challenger di Milano. In campo Francesco Passaro che, sulle ali dell’entusiasmo per la sua magnifica stagione, cerca il primo successo Challenger dopo le sfortunate finali di Sanremo e Forlì. Dall’altra parte della rete un Federico Coria (n.70 ATP) che ha giocato un torneo in modalità rullo compressore, lasciando per strada la miseria di dieci game in quattro match. L’argentino vince 7-6(2) 6-4.

Il 21enne perugino parte un po’ contratto e ha qualche difficoltà a scaricare a terra la sua superiore potenza. Così, nel tentativo di far viaggiare veloce la pallina, tende a strappare il colpo, incorrendo in qualche banale errore di troppo. Però il suo servizio è incisivo e i suoi colpi molto pesanti, tanto da costringere l’argentino a fare puro gioco di opposizione. Francesco, rispondendo sul 5-4, si procura, con un delizioso ricamo, un doppio set point. Purtroppo non riesce a sfruttare l’occasione anche perché il 30enne argentino è molto lucido e nel momento del bisogno aumenta il livello del proprio gioco, riuscendo a rifugiarsi nel tie-break che inizia con cinque punti tutti contro il servizio.

 

Poi mentre Coria riesce a sistemare il mirino, l’azzurro continua invece a sprecare e perde il tie-break senza conquistare nemmeno un punto sulla propria battuta. Va dato atto al perugino che non si perde assolutamente d’animo, anzi continua a spingere e a fare gioco, costringendo di nuovo Coria sulla difensiva, ma senza mai riuscire a sferrare il colpo del ko. Si arriva così al decimo gioco che è di nuovo fatale all’azzurro che prima concede match point facendosi trovare nella terra di nessuno dopo un attacco abortito, e sul colpo successivo mette in rete un diritto del tutto interlocutorio, fissando il punteggio sul 7-6(2) 6-4 a favore del suo avversario.

Peccato per Passaro che perde così la terza finale Challenger in tre mesi e manca l’occasione di aggiungere il proprio nome a un prestigioso albo d’oro che comprende, tra gli altri, Filippo Volandri, Marco Cecchinato e Tommy Robredo. Con questo risultato migliora comunque il proprio best che da lunedì dovrebbe essere al n.219 ATP, risultato incredibile se pensiamo che Francesco a inizio stagione giocava i Futures. Ma il tasso tecnico e la determinazione del ragazzo sono sicuramente da top 100. E noi personalmente siamo convinti che non manchi molto prima che la classifica si adegui all’evidenza. Per Coria è la rivincita dopo la sconfitta dello scorso anno in finale contro Jimbo Moroni e in assoluto la quarta vittoria Challenger (nel 2019 e 2021 i precedenti) che certifica una carriera discreta ma non eccezionale, niente a che vedere con quella del fratellone Guillermo che nel 2004 fu n.3 al mondo ed ebbe due match-point a Parigi prima di perdere da Gaston Gaudio. 

Non possiamo chiudere senza regalare una citazione a Luciano Darderi che, in coppia col fidato Fernando Romboli, ha vinto il torneo di doppio battendo in finale le teste di serie n.2, Diego Hidalgo/Cristian Rodriguez col punteggio di 6-4 2-6 10/5. Il 20enne italo-argentino, che già aveva vinto la scorsa settimana a Parma, migliora il proprio best di specialità salendo alla posizione n.117 ATP, quarto italiano in classifica. 

@massimogaiba

Il tabellone maschile di Wimbledon 2022

Il tabellone femminile di Wimbledon 2022

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Matteo Berrettini: “Ho la certezza di poter arrivare lontano. È il momento di battere Djokovic”

Sulle pagine del Corriere della Sera, il n.1 azzurro non nasconde i sogni e le ambizioni, con la solita genuinità: “Il tennis mondiale sta benone”

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Matteo Berrettini in conferenza stampa - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Joe Toth)

La rinascita del tennis italiano, da cui ci aspettiamo sempre di più, e che è tornato uno sport da prima pagina nel nostro Paese, è passata e ancora passa da un uomo ben preciso: Matteo Berrettini. Il romano è l’uomo del momento, l’erba ormai è casa sua, vi ha vinto 33 delle ultime 34 partite, compresi i recenti tornei di Stoccarda e del Queen’s, messi in cascina consecutivamente dopo quasi tre mesi di stop. E oggi, a due giorni dall’esordio da vicecampione uscente sui sacri prati di Wimbledon contro il cileno Garin(in uno spicchio di tabellone che difficilmente avrebbe potuto offrire di meglio), Berrettini si apre al Corriere della Sera, con il suo modo di fare sempre allegro e genuino, da ragazzo come tutti noi. E non può non esordire raccontando come sia scoccata la scintilla con il suo grande amore: “C’è voluto del tempo perché io amassi l’erba. Il primo clic è avvenuto in Coppa Davis, India-Italia a Calcutta, playoff 2019. Il secondo l’anno scorso tra il Queen’s e Wimbledon. È un tennis diverso e insolito, che va al di là dell’aspetto tecnico. È un feeling totale con la superficie, la pazienza che richiede, l’accettazione del rimbalzo irregolare: è come se l’erba mi chiedesse di sentirmi emotivamente a mio agio perché si crei la connessione perfetta“.

Parole e musica da vero innamorato di una superficie che dopo mesi di sofferenza lontano dai campi(“le difficoltà mi motivano: guardavo la mano dolorante e sentivo crescere la cattiveria agonistica. Il momento peggiore sono stati gli Internazionali del Foro Italico: gli altri in campo e io fermo, davanti alla tv. Ecco, quel pensiero lì ancora oggi è un motore pazzesco“) è tornata prontamente a farlo sorridere, dandogli anche maggiore consapevolezza delle sue possibilità. Consapevolezza di cui anche il mondo, che inizia a darlo per favorito a Church Road, sta percependo finalmente, e il guerriero Matteo non si tira indietro: “Sono sempre stato cauto con le parole. Ora sento che non serve più nascondermi. Sto giocando bene, scoppio di fiducia: entro nel torneo con la ragionevole certezza di poter arrivare lontano. La strada per la finale la conosco già, il sentiero è tracciato, i ricordi sono felici. L’esperienza dell’anno scorso mi ha insegnato tanto: come gestire il tempo tra i match, le emozioni, le attese, le notti. Tornare in finale, se dovessi meritarmela, sarebbe un’emozione meravigliosa ma forse un po’ meno sconvolgente: l’ho già vissuta“. Be’, una dichiarazione di intenti più esplicita di così sarebbe stata difficile da fare, anche perché non lesina uno sguardo al tabellone(Tsitsipas, Nadal) fino ad arrivare alla teorica finale con il cannibale Nole: “Mi sento più pronto, più forte, migliore. A Parigi, Londra e New York, nel 2021, ho perso sempre da Djokovic. Direi che è arrivato il momento di batterlo“.

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Eppure, anche se le cose dovessero andare, come ci auguriamo, nel migliore dei modi, Berrettini in classifica può solo peggiorare. Già, la scelta dell’ATP di non assegnare punti penalizzerà grandemente il finalista uscente, che perderà 1300 punti e non solo non rientrerà in top 10, ma uscirà anche dai primi 20. “Ingiusto, oltre che assurdo“, commenta amareggiato Matteo(che la prende giustamente con meno filosofia del campione in carica Djokovic), “capisco la situazione complicatissima: c’è una guerra in corso, al confronto i miei problemi di ranking sono poca cosa. Ma è questione di giustizia. Ci va di mezzo anche la Race per le ATP Finals di Torino. Io dico che andava presa una decisione condivisa con noi giocatori, invece che Wimbledon 2022 non avrebbe assegnato punti sono venuto a saperlo da terzi…“. Può consolarsi con il pensiero di essere però stato il primo giocatore in 100 anni a Church Road ad allenarsi sul Center Court, un’esperienza definita “bella ed emozionante, piccolo motivo d’orgoglio“.

 

Anche perché ha avuto un compagno speciale per l’occasione, un giovanotto che ha vinto 22 Slam e sarebbe l’avversario(ancora una volta) di un’ipotetica semifinale: Rafael Nadal. Le parole spese da Berrettini nei confronti del maiorchino rendono l’idea dell’ammirazione nei suoi confronti e della gentilezza del romano: “Rafa è fatto di una pasta molto diversa da noialtri, non è ancora stufo di spingersi oltre i suoi limiti. Per vincere il 14° Roland Garros ha lottato cinque set con Aliassime, quattro con Djokovic, ha costretto al ritiro per infortunio Zverev. Io dico che il tennis mondiale sta benone, di certo sta alla grande Rafa! Gliel’ho detto quando ci siamo allenati insieme sul centrale: ho finito gli aggettivi, non so più cosa dirti. Io Rafa lo rispetto tantissimo, e lui lo sente“.

Per chiudere l’intervista, ecco servito anche un bell’eventuale fioretto, tipicamente di scuola italiana, in caso si realizzi l’impresa sui prati di Church Road: “Nessun fioretto che includa sforzi fisici, però: né imprese in bicicletta né maratone né scalate di montagne per raggiungere santuari… Sarei disposto a un taglio netto della barba, a raparmi a zero o a tingermi di biondo. Niente di più estremo, sennò quando torno a Roma nonna Lucia non mi fa più entrare in casa“. Ma a un ragazzo che, due giorni prima di esordire in quello che potrebbe essere il torneo più importante della sua carriera, la definitiva consacrazione nella Bibbia del tennis, come si fa a non volere bene?

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Wimbledon, Berrettini evita il “lato Djokovic”: teorico quarto con Tsitsipas, poi Nadal. Sinner, c’è Wawrinka

Non va male al numero uno azzurro, che finisce in uno dei due migliori quarti possibili. Non benissimo il sorteggio per gli altri azzurri: ecco il cammino teorico di tutti loro

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Matteo Berrettini - Stoccarda 2022 (foto @ATPTour)

Clicca qui per ascoltare il video intero!

Il sorteggio di un tabellone è un momento tanto atteso da chi quel torneo deve giocarlo, ma anche di chi lo deve analizzare, studiare, raccontare o semplicemente vedere. E’ il momento in cui si cominciano a delineare ipotetici cammini che portano, turno dopo turno, verso la fine. O meglio, verso la finale. In questo caso parliamo di Wimbledon, terzo Slam stagionale, forse il più iconico nel nostro sport, che si disputa dal 27 giugno al 10 luglio sull’erba dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club di Londra. Assodata l’assenza di tennisti russi e bielorussi in tabellone per le note vicende in corso nell’est Europa, in tabellone sono presenti tutti gli altri big ad esclusione di Alexander Zverev alle prese con la convalescenza post infortunio parigino.

Spostando il focus sul sorteggio che ha interessato i nostri tennisti, da evidenziare il fatto che l’urna abbia arriso a Matteo Berrettini sorteggiato nella parte bassa del tabellone, insieme a Nadal, agli antipodi rispetto al numero uno al mondo, Djokovic, che invece occupa la prima posizione della parte alta del tabellone. Berrettini, finalista della passata edizione, se la vedrà nel primo turno con il cileno tutta terra Garin, giocatore che comunque anche sull’erba non va assolutamente sottovalutato. Il cammino teorico prevede un secondo turno abbordabile contro uno tra Huesler e Grenier, un terzo turno gestibile contro Brooskby, un quarto turno contro Schwartzman (tds 12) o De Minaur (tds 19). Matteo è insomma – sulla base del suo stato di forma e della sua grande continuità nel superare avversari inferiori a lui in classifica, come evidenziato da Ferruccio Roberti – il chiaro favorito per arrivare nei quarti. Dove incontrerebbe Stefanos Tsitipas (tds n.4), uno che non ha mai brillato particolarmente in questo torneo e sull’erba in generale. Per il greco sarebbe già un risultato da sottovalutare arrivare in quarti: nel suo spicchio di tabellone troviamo Roberto Bautista Agut (tds 17) e Denis Shapovalov (tds 13), ma soprattutto la mina vagante Nick Kyrgios, che lo ha battuto ad Halle. Il premio in semifinale, come detto, sarebbe probabilmente Rafael Nadal.

 

Commento approfondito al tabellone femminile

Esordio difficile per Jannik Sinner che al primo turno troverà il talento di Stan Wawrinka che, non sarà quello di qualche anno fa, ma che comunque resta un avversario molto insidioso. Se a posto fisicamente l’altoatesino, alla ricerca della prima vittoria su erba nel circuito maggiore, resta comunque favorito. Al secondo turno ci sarebbe un possibile derby contro Fognini (che però dovrà vedersela con Griekspoor, l’olandese che lo ha battuto seccamente all’Australian Open). In un eventuale terzo turno Sinner potrebbe incrociare un altro nobile che non vuole essere considerato ancora decaduto, Sir Andy Murray. Jannik incrocerebbe poi Alcaraz a livello di quarto turno e Djokovic a livello di quarti. Non un tabellone dei più agevoli, insomma. Non benissimo neanche gli altri azzurri: Fognini-Griekspoor, Vavassori-Tiafoe, Musetti-Fritz e Sonego-Kudla sono tutti match che nascondo insidie neanche troppo velate. In particolare, il torinese (che può approfittare ancora per questo slam dello status di testa di serie, cosa che facilmente non accadrà allo US Open), ha perso da Kudla di recente, al Queen’s.

Novak Djokovic nella parte superiore del tabellone se la vedrà con il sudcoreano Kwon, poi potrebbe esserci un terzo turno contro Kecmanovic, un quarto turno con Basilashvili o Opelka, un quarto di finale con Alcaraz e una semifinale contro Hurkacz, il favorito del secondo quarto del tabellone che è sicuramente quello con all’interno meno specialisti dell’erba. La testa di serie numero 3, Casper Ruud, era infatti il più “ambito” alla vigilia per la sua poca attitudine fin qui mostrata sui tappeti verdi. Nel suo spicchio, tuttavia, non gli è andata male: ha una serie di specialisti della terra rossa come Ramos-Vinolas, Baez e Carreno Busta. Potenzialmente scivoloso il secondo turno con Humbert, che però quest’anno non se la sta passando bene. Insomma non sarebbe una sorpresa vedere Ruud in quarti di finale contro Hurkacz che troverà il finalista del torneo di Monte Carlo, Davidovich-Fokina. Altri primi turni interessanti? Derby nordamericano per Auger-Aliassime che troverà sul suo cammino l’americano Cressy, gigante buono dal serve and volley romantico. Last but not least, Carlos Alcaraz che se la vedrà con un giocatore insidioso come Struff.

Il tabellone maschile di Wimbledon 2022

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