Roland Garros: ok Giorgi e Cecchinato. Rimpianti Chiesa, Seppi travolto

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Roland Garros: ok Giorgi e Cecchinato. Rimpianti Chiesa, Seppi travolto

PARIGI – Vittoria agevole per la n.1 italiana che si sbarazza di Min. Grande rimonta di Marco, sotto di 2 set contro Copil. Chiesa fallisce 5 match-point. Rinviato Fabbiano

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 16 – Da perdente a fortunato a vincitore

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da Parigi, i nostri inviati Antonio Garofalo, Ruggero Canevazzi e Laura Guidobaldi

 

GRANITO CECCHINATO – Per rimontare due set a un Marcus Copil fino a quel momento pressoché ingiocabile (in particolare nei momenti decisivi), con tutte le giustificazioni per scoraggiarsi, ci voleva un grandissimo temperamento, unitamente alla capacità di resistere alle bordate al servizio dell’avversario per farlo muovere, con tutta la pazienza del mondo. Marco Cecchinato ci è riuscito, strappando dopo 3 ore e 41 minuti la battuta sull’8 pari del quinto set. 2-6 6-7(4) 7-5 6-2 10-8 lo score per Marco che, al secondo turno, sfiderà Marco Trungelliti, ma già da ora il suo Roland Garros può considerarsi molto buono. Con ottime speranze anche in chiave cemento, probabilmente la superficie più adatta al suo gioco (“Ora, a differenza del passato, arrivo a tutti gli Slam già con diverse partite sulla relativa superficie“).

Pronti via e dopo appena 15 minuti Copil è già avanti 4-0. Marco fatica a entrare in partita mentre al di là dal net c’era un ossesso che serviva alla perfezione e rispondeva anche meglio: “Guarda che seconda, una skikcata tremenda!esclamava l’onnipresente Barazzutti. Nel secondo parziale l’italiano cresceva al servizio e il match diventa finalmente equilibrato, ma il n.94 del mondo giocava come un top-20 continuando a vele spiegate quasi senza errori. L’unico rimpianto si rivelava sull’1-0 15-40, con Cecchinato che sparacchiava in rete un tranquillo rovescio, venendo puntualmente punito da un gran servizio subito dopo. “È la legge della purga” sentenziava un insolitamente spietato Barazza, che poco dopo avrebbe regalato un’altra perla. Su un drop-shot fallito del venticinquenne palermitano, Corrado – che da tempo auspicava pazienza e la necessità di far muovere e giocare un avversario da fermo ingiocabile – se ne usciva così: “Che fretta ha? Ha un appuntamento?” Il Direttore la pensi come vuole, ma oggi il Capitano non sbagliava una sillaba. Per Marco in ogni caso era naturalmente più importante la presenza dei coach Simone Vagnozzi e Umberto Ferrara, coi i quali ha sottolineato il grande feeling: “Stiamo facendo un gran lavoro. Ora dai giornalisti non mi sento più dire che devo migliorare il rovescio, sta diventando un mio punto di forza. Peraltro le precedenti sconfitte Slam al primo turno (questa è la prima vittoria in un Major per Cecchinato, che ha anche esclamato: “La prima vittoria non si dimentica mai!“) non erano dovute al fatto che avevo avversari ingiocabili, semmai ora c’è un altro Cecchinato“. Sul 5 pari l’azzurro era però bravo, dopo 5 palle break fallite (era stato 4-3 0-40, ma anche lì il ventisettenne compatriota di Nastase si confermava chirurgico), ad annullare l’unica a sfavore con un’eccellente difesa, approdando al tie-break. Avrebbe ceduto ora qualcosa Marius? Neanche per sogno, una gran risposta in avvio, due ace e due combinazioni servizio-dritto, per un 7-3 senza discussioni.

Sotto 2 set a zero, senza il barlume di una possibilità di rimonta, stavamo per lasciare l’arroventato campo 16, quando a sorpresa, accanto a Barazzutti, si accomodava il Presidente Binaghi. Come d’incanto, l’arsura si faceva da parte mentre le nuvole federali coprivano il sole, lasciando spazio a una tenue e rinfrescante brezza. Infinita era a quel punto la generosità del Sovrano, che permetteva di godere del vitale rinfrescamento anche al nemico scrivente, inopinatamente autodenunciatosi come Ubitennis a causa del famigerato cappellino verde…
Intanto in campo il nostro n.72 ATP non voleva arrendersi, trovando il break sul 5 pari e difendendolo subito dopo con un ace sulla seconda alla seconda palla-break annullata. Nel quarto parziale Marco prendeva il largo, mentre il rumeno cercava di ricaricare le batterie mentali per giocarsi tutto al quinto e decisivo set. Lì Copil si aggrappava al servizio, perché non appena lo scambio superava i 4 colpi diventava di dominio italiano. Marco falliva due break-point sul 7 pari 15-40, ma due giochi più tardi un regalo avversario e un grande lavoro ai fianchi gli concedeva il meritato break, poi confermato con una bella combinazione servizio-dritto al primo match-point. Chapeau!

CAMILA SENZA PROBLEMI – È sempre un piacere vedere e sentire da una distanza di due metri come Camila Giorgi riesca a colpire la palla, specie in una partita come quella odierna contro Grace Min che non le ha procurato alcuna apprensione. L’azzurra ha disposto serenamente della sua avversaria, 24 anni, numero 197 del mondo (capace di eliminare la nostra Trevisan nell’ultimo turno di qualificazione) e sempre sconfitta nelle sue precedenti cinque apparizioni negli slam, con un 6-3 6-2 che non lascia dubbi di sorta. Sull’assolato campo numero 5 c’è spazio per i ripetuti “Vai Nena” di papà Sergio e l’unica nota di un certo rilievo è l’apparizione del Presidente Binaghi sul 4-2 del primo set, a suggellare l’avvenuta riappacificazione tra la nostra numero uno e la Federazione: “Sono felice che i problemi si siano risolti, lo scorso anno è stato duro soprattutto a causa degli infortuni”. Camila appare disinvolta e concentrata, con l’unica ombra di due doppi falli sui primi due set point del primo set. Ma la differenza di caratura e classe con la sua modesta avversaria è talmente elevata che neppure qualche errore di troppo a campo aperto dell’azzurra, ha potuto riaprire il match. Come detto, la partita di oggi può fornire poche indicazioni, ma si intravedono i progressi già mostrati da inizio stagione, con il tentativo di giocare un tennis più ragionato e con l’aggiunta di qualche interessante variazione. “Sto avendo più continuità, gioco in maniera più ordinata e sento di essere migliorata  al servizio. Ho fatto qualche errore di troppo ma in questo giorno di riposo cercherò di lavorare per migliorare ancora”.  Il prossimo turno, nel quale Camila attende la vincente tra Sevastova e Duque Marino (nessun precedente con la prima, vittoria in quali proprio al Roland Garros nel 2012 con la seconda), dirà di più.

SEPPI SPENTO  – Finisce subito il Roland Garros di Andreas Seppi, letteralmente  travolto da un Richard Gasquet apparso molto centrato e determinato. È vero che Andreas ci ha abituato alle partenze lente, ma onestamente lo 0-8 con cui ha iniziato (e di fatto finito) il match non può essere spiegato solo così o con la circostanza che il francese avesse vinto sei dei sette precedenti. L’azzurro è parso spento e insolitamente falloso, a tratti in chiara difficoltà negli spostamenti laterali. Mi spiace aver giocato così su un campo così importante, è stata una delle peggiori partite giocate in carriera, sono stato imbarazzante”. La mancanza di pathos  ha provocato anche un effetto quasi soporifero sul pubblico del Lenglen, solitamente molto caldo per i propri connazionali, e solo qualche mirabile accelerazione di rovescio del Gasquet d’annata ha regalato qualche scroscio di applausi. Quando Andreas, completamente in confusione, ha scagliato sul nastro uno smash agevole nei pressi della rete, restando  a capo chino immobile per dieci secondi a pensarci, anche il pubblico francese si è lasciato andare ad un boato di incoraggiamento. “Non mi riusciva nulla oggi, non ho spiegazioni. Una giornata no, da dimenticare e basta”. Non c’è stata praticamente partita, Andreas potrà ora concentrarsi sulla parte di stagione a lui più congeniale, quella sull’erba. Mentre Gasquet, se riuscirà a mantenersi propositivo e magari ad avanzare di un metro il suo raggio di azione, potrà provare ad eguagliare il suo miglior risultato a Parigi, i quarti raggiunti due anni fa.

OCCASIONE MANCATA PER DEBORAH – Un gran peccato per Deborah Chiesa che, dopo aver avuto a disposizione 5 matchpoint, dopo 2 ore e 48 minuti di gioco soccombe ad una Belinda Bencic non certo al meglio della forma. L’ex n. 7 del mondo disputa un match infarcito di gratuiti ma, alla fine, prende per sfinimento l’azzurra e porta a casa un match interminabile per 3-6 7-6(2) 7-5. Comunque grande onore alla trentina che, nonostante le cinque occasioni mancate sul 5-4 del secondo set, non si scompone e rimane in partita fino all’ultimo. Ricordiamo che si trattava per lei del primo match a livello major e Deborah non ha esitato a puntualizzare: “Se mi avessero detto che sarei entrata nel tabellone principale andando a match-point con la Bencic avrei firmato“.

Un primo set solido e di autorità per Chiesa che approfitta inoltre di una Bencic frastornata e fallosa, in ritardo sulla palla, lenta e imprecisa, facendo suo il primo set per 6-3. Le due affrontano la seconda frazione studiandosi e cercando di trovare il punto debole dell’altra, ed ecco che ad accelerazioni aggressive Deborah e Belinda alternano pallonetti e palle corte; le smorzate sono appannaggio dell’elvetica che le usa spesso per uscire dal martellamento che le impone la tennista italiana. Sul 5-4, Deborah ha per ben cinque volte la possibilità di chiudere l’incontro. Sfumano tutte, con Belinda che, alla fine, la trascina al tie-break. L’elvetica, nonostante i tanti errori, sembra progressivamente prendere le misure e sale 4-2. Per Deborah non ci sarà più nessun punto e la Bencic va a prendersi la seconda frazione per 7 punti a 2. Chiesa non si scompone e continua a lottare in quello che è certamente il set di maggiore qualità (“nel terzo lei è salita e il match è stato bello“). Tra le due c’è perfetto equilibrio e si ritrovano 4-4. A sostenere Chiesa arriva anche Marco Berrettini che esulta ad ogni punto dell’azzurra e si dispera su quelli di Bencic. Che ci sia del tenero tra i due? Bencic sale 5-4 ed ora è lei ad avere il primo matchpoint che, però, non s’ha da fare. Ce ne saranno altri tre (così l’azzurra: “Dispiace ma non ho molto da rimproverarmi, sui match-point contro ho giocato bene, anche se è vero che quando era toccato a me ho avuto il braccino“). Alla fine, Belinda si lascia cadere a terra, sfinita e raggiante per aver trasformato la quarta palla del match. Chiude 3-6 7-6(2) 7-5 con Chiesa che la raggiunge nella sua metà campo per abbracciarla. La trentina spiega: In molti punti le gambe erano completamente bloccate dalla tensione, ma ero al Roland Garros e non potevo in alcun modo mollare. Il dritto specie sulla terra dove ho più tempo è migliorato, ma mi porto a casa soprattutto la consapevolezza di poter competere a questi livelli pur non giocando al mio massimo: non è poco. Ora giocherò il 60.000 di Brescia e poi sull’erba, perché è giusto giocare match di alto livello senza però trascurare la classifica”.

FABBIANO IN TRINCEA
– Pochi minuti prima dello scoccare delle tre ore di partita, Thomas Fabbiano e Matthew Ebden hanno dovuto rimandare a domani l’esito di una contesa quanto mai aperta e intensa, caratterizzata da continui capovolgimenti di fronte, break e contro-break, fino al 6-3 Ebden che ha decretato l’approdo al quinto set che causa pioggia si giocherà domani, non prima di mezzogiorno, sempre sul piccolo e periferico campo 16, oggi teatro dell’impresa dell’altro azzurro Marco Cecchinato vittorioso 10-8 al quinto contro il rumeno Copil. Thomas è stato avanti prima un set a zero e poi due set a uno, ma l’equilibrio è stato pressoché costante, semmai dispiace che il ventinovenne di San Giorgio Jonico non abbia approfittato della seconda di servizio dell’avversario, fortemente deficitaria col 35% di punti vinti. Inutile pescare i 51 gratuiti dell’azzurro, in un match a tratti bello a tratti troppo falloso, dove l’epilogo del quinto set è stato il più giusto e naturale.  

I risultati degli italiani:

M. Cecchinato b. M. Copil 2-6 6-7(4) 7-5 6-2 10-8
[27] R. Gasquet vs A. Seppi 6-0 6-2 6-2
C. Giorgi b. [Q] A. Min 6-3 6-2
B. Bencic vs [Q] D. Chiesa 3-6 7-6(2) 7-5
M. Ebden vs T. Fabbiano 4-6 7-5 2-6 6-3 rinviata a domani
[1] R. Nadal vs [LL] S. Bolelli 6-4 6-3 0-3 rinviata a domani

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ATP Montecarlo: Sonego non supera l’esame Zverev

Il numero 6 del mondo ritrova la costanza che gli era mancata a Miami e in due set regola un buon Sonego

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[5] A. Zverev b. L. Sonego 6-3 6-3

Troppo solido alla distanza Alexander Zverev per un buon Lorenzo Sonego, che come suo solito lotta parecchio e mostra un bel tennis ma deve cedere in due set ad uno Zverev apparso molto concentrato soprattutto al servizio. La prima sfida tra i due arrivava in momenti completamente opposti di forma. Sonego era reduce dal brillante torneo vinto a Cagliari, oltre che dal buon primo turno vinto contro un tennista ostico come Fucsovics. Meno positivo il periodo di Zverev, che non aveva giocato finora su terra battuta e la sua ultima partita risaliva a Miami, il secondo turno perso contro Emil Ruusuvori.

Il tennista italiano parte giocando un buon tennis, ma il primo a passare davanti è il tedesco, che sfrutta due indecisioni di dritto di Sonego per prendere il primo vantaggio della partita. La prima per Zverev però continua a mancare e Sonego si riporta sotto con due palle break. Entrambe vengono annullate da Zverev che ritrova la prima e non dà la possibilità al suo avversario di poterlo attaccare. Una nuova possibilità si para davanti a Sonego nel settimo game, uno splendido dritto diagonale gli porta due palle break.

 

La prima di servizio torna in aiuto del numero 6 del mondo, anche se la seconda palla break annullata arriva con un servizio che il replay mostra essere di poco largo. Sonego non si perde d’animo e dopo aver annullato due palle game si guadagna e converte la terza palla break con un pesante dritto lungolinea, meritata per il livello espresso finora dal tennista torinese.

Zverev non resta a guardare e reagisce subito al break diventando un muro da fondo. Gli errori di Sonego si accumulano e il finalista degli US Open si riporta avanti di un break. Uno dei meriti della buona partita del tedesco oggi è la costanza di rendimento al servizio, ed è di nuovo la battuta a cavarlo d’impaccio quando si fa rimontare due set point da Sonego. Il primo punto ai vantaggi è un ace, con il secondo si crea lo spazio con il servizio per chiudere con uno schiaffo al volo di dritto un set giocato molto bene da entrambi i giocatori. Da notare il dato dei doppi falli del tennista di Amburgo, zero per tutto il primo set, una rarità visti i suoi problemi recenti.

Il numero 6 del mondo capisce che è il momento di affondare il colpo e tramortisce Sonego ad inizio secondo set sfruttando la forza della sua diagonale di rovescio. A dire la verità il tennista italiano sta facendo un’ottima partita anche da quel punto di vista, mostrando tutti i suoi miglioramenti con quel fondamentale. Confrontato però con un colpo come quello di Zverev è normale vada in difficoltà. Come successo nel primo set Sonego risponde subito al fuoco con due palle break, ma ancora la prima di Zverev torna dominante e gli toglie le castagne dal fuoco. Sonego non molla la battaglia e con due splendidi pallonetti si mantiene dentro il game, e l’occasione arriva di nuovo con un dritto steccato dal tedesco. Questa volta il servizio tradisce Zverev e con un doppio fallo rimette Sonego nel set.

Ora il livello del tedesco è calato vistosamente ed anche gli errori da fondo cominciano ad arrivare. Un rovescio scagliato male rischia di costargli il secondo break consecutivo, ma con l’aiuto del servizio si salva. Piano piano, nonostante un dritto molto meno affidabile del primo set, Zverev si ritira su e torna a farsi prepotente durante i turni di Sonego. La prima chance nel settimo game è ben controllata dall’italiano, ma sulla seconda il “solito” rovescio devastante vale game e break per il tennista tedesco.

La partita si mette ancora più in salita quando Sonego sotto 15-30 e 3-5 commette il primo doppio fallo della partita. Non poteva esserci momento peggiore, il colpo in uscita dal servizio è lungo e Zverev chiude la partita dopo un’ora e mezza di battaglia. Un peccato per Lorenzo, che oggi ha giocato bene e reso la partita più equilibrata di quanto dica il punteggio. Il tedesco sfiderà David Goffin per un posto nei quarti di finale di Montecarlo. Sonego invece perderà almeno quattro posizioni del ranking, a causa dei punti persi dei quarti dell’anno scorso. Ma vista la posizione attuale, numero 32, se continua con questo stato di forma può mantenersi tra le teste di serie del Roland Garros. Con la sconfitta di Sonego Fabio Fognini resta l’unico italiano ancora presente in tabellone.

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Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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I numeri dell’Italia: 4 nei primi 30, 10 top 100 e 62 vittorie

In questa prima parte di 2021, i dieci azzurri attualmente presenti nei primi 100 giocatori del mondo hanno messo insieme 62 successi nei tornei ATP. Meglio di Russia e Spagna

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

62 – le vittorie ottenute nel circuito maggiore nel 2021 dai tennisti italiani presenti nella top 100 ATP. Considerando solo i giocatori presenti in questa fascia di classifica, sino alla scorsa settimana l’Italia era la nazione ad aver vinto in questi primi mesi della stagione più partite nei tornei del calendario ATP: un risultato, seppur parziale, a cui soltanto qualche mese fa nessuno avrebbe mai creduto, nonostante la continua crescita in atto da anni nel nostro settore maschile. Il movimento tennistico italiano ha il merito di aver creato le basi (logistiche, tecniche e finanziarie) per facilitare tanti suoi giovani atleti nell’accedere ai massimi livelli del professionismo tennistico, tramite la presenza più o meno costante nei primi 100 al mondo, una classifica che permette di chiudere economicamente in attivo la stagione e di entrare direttamente in tabellone negli Slam e in tanti altri tornei del circuito.

In questi ultimi mesi gli appassionati italiani oltre che gioire per la partecipazione di loro connazionali nei grandi appuntamenti, hanno poi anche la fortuna di godersi alcuni loro rappresentanti – baciati da Madre Natura col dono del grande talento, che si manifesta in vari modi – ai vertici della classifica. Che per il tennis maschile italiano quello attuale sia un momento magico è testimoniato proprio da quanto avviene nelle parti alte della classifica ATP: grazie al primo titolo della carriera di Lorenzo Sonego a Cagliari della settimana scorsa, l’Italia si è ritrovata ad avere quattro suoi rappresentanti nella top 30, come non le accadeva addirittura dall’estate del 1977, quella successiva alla vittoria della Coppa Davis e ai trionfi di Adriano Panatta a Roma e Parigi, tutti successi datati 1976, che ancora oggi è di gran lunga l’annata più bella del tennis maschile italiano.

Ad inizio luglio 1977, però, il tennista romano era sceso al 17 ATP, seguito da Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, che era il 27° giocatore al mondo e dietro di loro, tra i primi 200, c’era il solo Ocleppo, alla 185° posizione del ranking. Indubbiamente in quella vecchia classifica c’era un campione capace di raccogliere i successi che sino ad oggi nessun altro tennista italiano è riuscito a centrare, ma Panatta, come i suoi tre compagni di Davis, ad eccezione di Barazzutti, classe ’53, aveva già raggiunto precedentemente a quella data il suo best career ranking. La situazione del tennis italiano in quell’inizio luglio del 1977 era quindi ben diversa da quella odierna, non solo dal punto di vista quantitativo (adesso ci sono dieci italiani nei primi 100 e in totale ben sedici nei primi 200) e in un certo senso qualitativo (nell’estate del 1977 i primi quattro erano compresi tra la 17° e la 27° posizione, questa settimana abbiamo invece un top ten), ma anche quanto a prospettive tecniche ad alti livelli nei mesi successivi.

Dei primi quattro italiani della classifica di questa settimana, solo per il quasi trentaquattrenne Fognini è improbabile un miglioramento del 9 ATP raggiunto nel maggio di due anni fa: lo stesso Berrettini potrebbe migliorarsi, mentre Sinner e Sonego, per ragioni diverse, godono di una inerzia favorevole e sembrano destinati a non fermarsi all’attuale classifica, che per entrambi è la migliore mai raggiunta sin qui. Per i quattro eroi della vittoria della Davis la concomitanza nei primi 30 al mondo durò in totale un mese e mezzo, questa sembra avere prospettive più durature.

Jannik Sinner – Miami Open 2021 (via Twitter, @miamiopen)

Specchio fedele di una situazione sotto tanti aspetti mai vissuta prima nel circuito maschile dal tennis italiano è proprio la tabella che abbiamo creato per andare a quantificare le vittorie nel 2021 di tutti i tennisti presenti nella top 100 del ranking ATP: contando i loro successi e raggruppandoli per paesi di provenienza, l’Italia è, come detto, addirittura prima in una classifica per nazioni (considerando tutte le vittorie a prescindere dalla classifica del tennista vincitore, la sola Spagna ci supera con 68 successi a 63, con gli Stati Uniti terzi nel virtuale podio, grazie alle 61 partite risultate vittoriose per loro atleti).

Se Serbia (con la vittoria di Djokovic agli Australian Open) e Polonia (Hurkacz a Miami) si sono spartite i successi nei tornei più importanti sin qui disputati nel 2021, la Russia è la più vincente dal punto di vista della quantità di tornei vinti con ben quattro titoli conquistati da suoi giocatori (la ATP Cup, e i successi di Rublev a Rotterdam, Medvedev a Marsiglia e Karatsev a Dubai). Dopo la Russia, in quanto a numero di titoli vinti da propri tennisti, seguono con due Argentina (Cerundolo a Cordoba e Schwartzman a Buenos Aires), Australia (De Minaur ad Antalya e Popyrin a Singapore), Polonia (Hurkacz vincitore a Delray Beach e Miami) e proprio l’Italia (Sinner all’ATP 250 di Melbourne e Sonego a Cagliari).

Rispetto a queste ultime nazioni, i nostri tennisti hanno però raggiunto anche la finale all’ATP Cup, la finale al Miami Open (con Jannik) e la finale di Travaglia al Murray River Open. Insomma, se dal punto di vista quantitativo l’Italia primeggia (assieme alla Spagna) nel circuito maschile, si può anche affermare che, come importanza di vittorie, l’Italia in questa prima parte di 2021 sia dietro solo a Serbia e Russia. Il tutto, con la prospettiva che il meglio debba ancora venire.

NazioneGiocatori in top 100 (numero di partite vinte nel 2021) Totale
ItaliaBerrettini (8), Fognini (7), Sinner (14), Sonego (10), Travaglia (7), Musetti (7), Caruso (3), Cecchinato (2), Seppi (0), Mager (4)62
RussiaMedvedev (17), Rublev (20), Khachanov (10), Karatsev (13)60 
SpagnaNadal (4), Bautista Agut (12), Carreno Busta (8), Ramos (10), Davidovich Fokina (6), Lopez (3), Verdasco (0), Munar (6), Andujar (3), Martinez (2)54
USAFritz (11), Isner (4), Opelka (2), Paul (5), Sandgren (2), Korda (10), Tiafoe (9), Querrey (2), Johnson (0), Giron (3)48
FranciaMonfils (0), Humbert (6), Mannarino (5), Paire (1), Gasquet (2), Chardy (11), Herbert (6), Simon (2), Moutet (5), Tsonga (1), Pouille (1) 40
AustraliaDe Minaur (8), Millman (2), Kyrgios (4), Thompson (5), Popyrin (14), Duckworth (5) 38
SerbiaDjokovic (9), Lajovic (6), Krajinovic (3), Kecmanovic (3), Djere (9) 30
CanadaShapovalov (7), Raonic (7), Auger-Aliassime (10), Pospisil (1) 25
GermaniaZverev (9), Struff (7), Koepfer (5), Hanfmann (4) 25
GreciaTsitsipas (17) 17
Gran BretagnaEvans (6), Norrie (11), Edmund (0) 17
KakakistanBublik (15) 15
UngheriaFucsovics (15)15 
BulgariaDimitrov (8)8

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