Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis

Numeri

Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis

Tutti i numeri della settimana. Lo stato di grazia di Petra Kvitova, la prima volta di Tatjana Maria. E la solidità di Marin Cilic: è il secondo favorito a Wimbledon o qualcosa in più?

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2 – la posizione occupata da Petra Kvitova nella classifica Race della WTA. La ventottenne ceca aveva terminato il 2017 al 29° posto del ranking, una posizione causata soprattutto dall’aver iniziato l’attività agonistica solo a fine maggio, quando partecipò al Roland Garros. Prima del Major parigino, Petra era infatti stata ferma a seguito dell’aggressione domestica subita nel dicembre 2016 nella sua abitazione di Praga. L’anno scorso le unici luci furono la vittoria del Premier di Birmingham e, in parte, la semifinale al Premier di Zhuhai e la vittoria su Muguruza agli ottavi di New York. Nulla a che vedere con questo meraviglioso 2018, nel quale attualmente ha uno score di 7-1 contro le top ten e aveva già vinto quattro tornei. A Bimingham ha confermato il titolo, ottenendo il quinto trofeo stagionale, nonostante un tabellone impegnativo: ha superato nell’ordine la beniamina di casa (6-3 6-4) Konta, 22 WTA; poi Gavrilova (duplice 6-2), 26 Wta; Georges (6-1 6-4), 13 WTA; Buzarnescu (6-3 6-2), 30 WTA; Rybarikova (4-6 6-1 6-2). Considerando il meraviglioso 2018 di Petra e i suoi due successi a Church Road, dando un’occhiata nell’attuale top ten – nella quale solo Muguruza ha già vinto Wimbledon – e ricordando gli acciacchi delle Williams, la mancina ceca può essere considerata la favorita ai prossimi Championships.

3 – gli anni trascorsi, prima di questa edizione di Halle, dalle uniche due partite vinte in carriera sull’erba da Borna Coric nel circuito maggiore. I due match risalivano entrambi al 2015, quando il croato sconfisse proprio ad Halle Young e poi a Wimbledon Stakhovsky. Nel 2016 e nel 2017, invece, il giovane croato non aveva vinto nemmeno un match sui prati. Borna in questi mesi ha sostanzialmente deluso sul rosso, superficie sulla quale come miglior risultato ha raggiunto il terzo turno al Roland Garros, fermato da Schwartzman, perdendo in precedenza da Kukhushkin in Davis, e nei secondi turni di Montecarlo (Djokovic) e Madrid (Thiem), ritirandosi inoltre al primo turno di Roma contro Tsitsipas. Un assestamento fisiologico per il 21enne croato, che quest’anno al Gerry Weber Open ha iniziato a togliersi le prime grande soddisfazioni sull’erba sconfiggendo le prime due teste serie, nonché due dei primi tre giocatori al mondo. Nel primo turno è arrivato il netto successo (6-1 6-4) sul coetaneo Sascha Zverev, 3 ATP. Coric non si è poi più fermato dopo la vittoria ottenuta contro il terzo giocatore al mondo, giungendo in finale senza perdere un set: ha poi regolato Basilashvili (6-4 6-2) , 87 ATP; Seppi (7-5 6-3), 49 ATP ed approfittato del ritiro di Bautista Agut nel corso del primo set per giungere in finale. Nell’ultimo atto del torneo, è arrivata la vittoria più importante della carriera contro il numero 1 del mondo Federer, successo che gli ha consegnato il secondo titolo della carriera, dopo quello di Marrakech nel 2017.

15 – le partite vinte da Nole Djokovic da quando a metà aprile è tornato ad allenarsi, a distanza di un anno, con il suo coach storico, Marjan Vajda. Una decisione che ha ridato quantomeno un pizzico di serenità e di fiducia nei propri mezzi al campione serbo, ancora lontanissimo parente del dominatore visto soprattutto nel 2011 e 2015 (anni condotti in testa alla classifica dall’inizio alla fine, nei quali perse appena sei partite a stagione), ma anche distante anni luce dal Djokovic imbarazzante visto tra Indian Wells e Miami lo scorso marzo. Da quando Nole è tornato con Vajda, solo a Barcellona (dove ha perso male da Klizan) ha veramente deluso. Per il resto, fatta forse eccezione per la sconfitta contro un Cecchinato in versione deluxe al Roland Garros, le altre sconfitte sono tutte accettabili per un tennista che ha saltato mezzo 2017 ed è reduce molto probabilmente da problemi personali extra-tennistici. A Montecarlo ha perso solo contro l’attuale numero due della terra rossa, Thiem, a Madrid di un soffio contro un ottimo Edmund; a Roma si è spinto sino in semifinale e per un set abbondante ha lottato alla pari con Nadal; al Queens si è arreso solo in finale, sprecando un match-point contro il finalista dell’ultimo Wimbledon, Cilic. In questi due mesi, inoltre, sono arrivate anche cinque vittorie importanti: contro Coric a Monte Carlo, contro Nishikori a Madrid e Roma, su Bautista Agut al Roland Garros e su Dimitrov al Queens. Un torneo, quest’ultimo, dove mancava dal 2010, e nel quale era arrivato in finale nel 2008, perdendo contro Nadal. Quest’anno, senza perdere nemmeno un set è arrivato all’atto conclusivo – 99° finale nel circuito maggiore – eliminando in sequenza Millman (6-2 6-1), 64 ATP; Dimitrov (6-4 6-1), 6 ATP; Mannarino (7-5 6-1) 25 ATP; Chardy (7-6 6-4) 72 ATP. Nole non è morto, molto probabilmente non sarà più quello di prima, ma sembra destinato quantomeno a un ritorno nella top ten.

 

Novak Djokovic – Queen’s 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

16 – le partecipazioni di Roger Federer all’ATP 500 di Halle, dalle quali il campione svizzero ha ricavato ben nove titoli e tre finali, per un computo totale di 63 successi e 7 sconfitte. Un grande amore dello svizzero per questo torneo, come testimoniato dall’assiduità delle sue partecipazioni. Da quando nel 200o si iscrisse per la prima volta, fermandosi ai quarti (sconfitto da Chang) Roger ha saltato solo le edizioni del 2007, del 2009 e del 2011. Anni nei quali Federer era arrivato a giocarsi tre delle sue cinque finali raggiunte al Roland Garros. Edizioni e finali dispendiose psicofisicamente (nel 2008, quando perse nettamente in tre set a Parigi contro Nadal, non mancò ad Halle), che gli consigliarono controvoglia il forfait: all’epoca il Gerry Weber Open era calendarizzato la settimana immediatamente successiva al Major francese. Roger, con vero rammarico, preferì riposarsi in vista di Wimbledon. Quest’anno, sicuramente affaticato per aver giocato e vinto la settimana precedente – dopo 3 mesi di inattività – le quattro partite di Stoccarda, ne ha vinte altrettante ad Halle per arrivare in finale. Federer ha eliminato, senza mai convincere appieno, Bedene (6-3 6-4), 70 ATP; Paire (6-3 3-6 7-6) 47 ATP; Ebden (7-6 7-5) 69 ATP; Kudla (7-6 7-5) 112 ATP. In finale, si è arreso a Coric, vincitore col punteggio di 7-6 3-6 6-2. Una curiosità in vista del prossimo Wimbledon. Per l’elvetico si tratterà di sfatare un piccolissimo tabu: nelle sei volte che ha perso ad Halle, solo nel 2012 ha poi vinto a Wimbledon (al Gerry Weber Open quell’anno fu sconfitto in finale da Tommy Haas, ma si riscattò poi abbondantemente ai Championships, avendo la meglio in quattro set su Murray nell’atto conclusivo).

23 – le partite vinte sull’erba da Marin Cilic a partire dall’edizione 2016 del Queen’s. Un ingente numero di vittorie, a fronte di appena cinque sconfitte. Tre di queste sono state tra l’altro rimediate contro campionissimi: due volte contro Federer – la prima delle quali con lo svizzero in rimonta da due set sotto nei quarti di Wimbedon 2016 – e una contro Murray nella semifinale del Queen’s 2016. Le altre due sono arrivate solo al tie-break del terzo, contro grandi specialisti dei prati (Lopez in finale l’anno scorso nel torneo della Regina, e Karlovic in semifinale a S-Hertogenbosch, sempre nel 2017). Numeri che testimoniano la crescita costante del croato classe ’88, che sull’erba aveva già vinto al Queen’s nel 2012 e conquistato una finale l’anno successivo. Se ad essi si affiancano quelli della migliore stagione di sempre del croato sulla terra rossa (mai era arrivato in semifinale in un Masters 1000 sul rosso, come accaduto a Roma, un exploit corroborato dai quarti a Monte Carlo e al Roland Garros) si traggono interessanti conclusioni anche sul grande momento di forma generale del croato. La vittoria dell’ATP 500 londinese è arrivata tra l’altro superando un tabellone ostico, che lo ha messo di fronte a ottimi giocatori e/o specialisti dell’erba. Ha infatti superato Verdasco (6-3 6-4), 34 ATP; Muller (4-6 6-3 6-3) 32 ATP;Querrey (7-6 6-2) 13 ATP; Kyrgios (duplice tie- break) 24 ATP, Djiokovic (5-7 7-6 6-3) 21 ATP. Dopo King Roger, parte probabilmente in prima fila nella griglia dei favoriti per la vittoria dei prossimi Championships.

30 – gli anni di Tatjana Maria, per la prima volta in carriera vincitrice di in un evento WTA. La tennista tedesca, all’anagrafe Malek – si è sposata nel 2013 con l’ex tennista professionista Charles Edouard Maria, suo attuale coach, dal quale ha avuto anche una bimba nel dicembre dello stesso anno – aveva nel circuito maggiore raggiunto appena otto volte i quarti, dalle quali solo in una circostanza, nel settembre dello scorso anno, era arrivata una semifinale, persa a Quebec City dalla Van Uytvanck. Per Tatjana, il cui best career ranking era il 46 raggiunto a  fine anno scorso, non è certamente più lusinghiero il suo percorso negli Slam, dove non è mai arrivata alla seconda settimana, né il bilancio con le più forti, visto che solo due volte in carriera ha sconfitto delle top ten (Na Li nel 2010, Bouchard nel 2015). Decisamente migliore la carriera in doppio, dove ha vinto tre titoli (l’ultimo lo scorso marzo ad Acapulco, in coppia con la Watson). Quest’anno in singolare non aveva ancora vinto due partite di fila, ma a Maiorca ha trovato la settimana migliore della carriera, eliminando Kontaveit (3-6 6-3 6-4), 24 WTA; Witthoeft (7-6 6-3), 75 WTA; Safarova (7-6 3-6 6-4), 44 WTA; Sofia Kenin (6-2 2-6 6-4), 92 WTA. In finale, la prima della carriera non si è fatta prendere dall’emozione e ha sconfitto Sevastova col punteggio di 6-4 7-5.

Tatjana Maria con il trofeo a Maiorca

37 – la classifica migliore raggiunta nella prima parte della sua carriera da Anastasija Sevastova, finalista per il terzo anno consecutivo a Maiorca. Per la lettone classe ’90 si può parlare di due parti di carriera vere e proprie: la prima è precedente al maggio 2013, quando sul sito WTA veniva annunciato il suo ritiro. Sino a quella data, aveva vinto un titolo (Estoril 2010), era entrata nella top 40 e aveva sconfitto due volte delle top 10 (Jankovic e Stosur). La sua seconda “carriera” parte da gennaio 2015, quando ha fatto il suo ritorno nel circuito: finalmente libera da problemi fisici, si sta togliendo le migliori soddisfazioni, che l’hanno portata sino al best career ranking di 15 del mondo, nell’ottobre scorso, a seguito dei quarti agli US Open e delle semi ai Premier di Madrid, Zhuhai e Dubai. A Maiorca, dove nel 2016 aveva ottenuto la prima finale nel circuito maggiore da quando era rientrata nel circuito, quest’anno non ha ripetuto il successo ottenuto nel 2017 (in finale sulla Georges). Ha prima sconfitto (duplice 6-3) Kuznetsova, 58 WTA, poi ha maggiormente sofferto per avere la meglio nell’ordine su Lottner (1-6 6-3 6-1), 148 WTA; Tomlijanovic(3-6 6-3 6-1) 71 WTA; Stosur (7-6 6-1) 103 WTA. In finale, la prima del 2018, si è arresa a Marja.

192 – la posizione in classifica di Magdalena Rybarikova dopo il Roland Garros 2017, quando ha iniziato la scalata che l’ha portata in top 20.Un ranking molto mediocre, derivante dalle operazioni a polso e ginocchio alle quali si era sottoposta dopo i Championships 2016, interventi chirurgici che le avevano fatto saltare la seconda metà di quella stagione. Magdalena aveva avuto la (sino ad allora) migliore stagione nel 2013, fermandosi al 31esimo posto WTA. Proprio cinque anni fa era arrivato anche l’ultimo dei suoi quattro titoli vinti, Washington (gli altri li aveva conquistati, ancora nella capitale statunitense nel 2012, a Memphis nel 2011 e sull’erba di Birmingham nel 2009). Proprio sull’erba la scorsa estate si è concretizzata l’esplosione della sua carriera ad alti livelli: vincendo due ITF da 100.000$ e arrivando in semifinale all’International di Nottingham, prese la rincorsa per raggiungere addiritturale semi a Wimbledon, sconfiggendo, tra le altre, Karolina Pliskova e Vandeweghe. Gli ottavi raggiunti quest’anno a Melbourne le hanno permesso di fare un ulteriore balzo in avanti e di raggiungere il best career ranking, 17 WTA. Dopo gli Australian Open non aveva però più vinto tre partite di fila e con questo score stagionale piuttosto mediocre è arrivata a Birmingham, reduce anche da una inopinata sconfitta a Nottingham contro Mona Barthel. A Birmingham, dove nove anni fa aveva ottenuto la prima finale della carriera, la sua superficie preferita l’ha fatta rinascere permettendole di ottenere importanti vittorie: prima ha nuovamente sconfitto (6-2 6-3) Karolina Pliskova, 7 WTA; poi ha eliminato Mladenovic (3-6 6-2 6-1), 54 WTA; Jakupovic (6-2 6-4) 118 WTA; Strycova (7-6 6-4)25 WTA. In finale contro l’amica Petra Kvitova si è arresa alla distanza, perdendo col punteggio di 4-6 6-1 6-2.

207 – la classifica di Denis Kudla nel ranking ATP lo scorso novembre. Si trattava di una debacle piuttosto clamorosa per il 26enne tennista statunitense (ma d’origine ucraina, è nato a Kiev), salito sin quasi alla top 50 nel maggio di appena due anni fa, pur non sconfiggendo mai un tennista compreso tra i primi venti al mondo. I numeri aiutano a far capire la crisi attraversata da Kudla: Denis, prima di questa edizione di Halle, aveva vinto appena tre degli ultimi diciassette incontri disputati nel circuito maggiore. Rispetto a un disastroso 2017, quest’anno aveva già dato segnali di ripresa, qualificandosi ai primi due Major stagionali, vincendo un challenger e arrivando in finale a un altro, risultati che lo avevano riportato ai margini della top 100 (questa settimana era 112). Giunto il periodo nel quale si gioca sulla sua superficie preferita (sull’erba ha raggiunto, comprendendo Halle 2018, tre dei quattro quarti di finale raggiunti in carriera) si è prodotto in quello che sinora è l’exploit della sua carriera. Prima di arrendersi a Federer (vincitore col punteggio di 7-6 7-5), in quella che era la seconda semifinale della carriera, al Gerry Weber Open ha avuto un cammino immacolato, durante il quale non ha perso nemmeno un set, grazie anche a un buon tabellone. Prima si è qualificato sconfiggendo Pella e Basilashvili, poi nel main draw ha avuto la meglio su Lacko (duplice 6-4), 94 ATP; Tsitsipas 37 (6-3 6-4) e Sugita (6-2 7-5), 53 ATP.

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Flash

Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

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ATP

Classifica ATP: eppur si muove

Nadal torna fra i primi cinque, Sinner rientra in Top 10 dopo una settimana. Best ranking per Auger-Aliassime, grandi exploit per Cressy e Kokkinakis

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Jannik Sinner - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)

Il caso Djokovic rischia di diventare per il tennis l’equivalente di un buco nero in astrofisica: una vicenda che inghiotte tutto ciò che la circonda. Per ribellarci a questo destino, dedichiamo tempo e attenzione anche a ciò che accade al di fuori delle vicende che hanno coinvolto il tennista serbo e le autorità australiane, cominciando dalla classifica ATP che, nonostante la stagione sia appena cominciata, “eppur si muove”.

E i movimenti che compie sono interessanti. Di seguito la Top 20:

17/01/2022Giocatore03/01/2022Differenza
1Djokovic10
2Medvedev20
3Zverev30
4Tsitsipas40
5Nadal6+1
6Rublev5-1
7Berrettini70
8Ruud80
9Auger-Aliassime11+2
10Sinner100
11Hurkacz9-2
12Norrie120
13Schwartzman130
14Shapovalov140
15Karatsev18+3
16Thiem15-1
17Federer16-1
18Bautista Agut19+1
19Garin17-2
20Monfils21+1

 

Qualche annotazione:

  • Il canadese Felix Auger-Aliassime – grazie alla vittoria del Canada nella ATP Cup, ottenuta anche con il suo decisivo contributo – torna ad occupare una posizione tra i 10 migliori giocatori del mondo, la numero 9, dopo una fugace apparizione al numero 10 lo scorso novembre. Hubert Hurkacz scende al numero 11: Jannik Sinner torna dunque in Top 10 dopo una fugace uscita la scorsa settimana.
  • Aslan Karatsev, grazie alla vittoria conquistata a Sidney, eguaglia il proprio best ranking: il numero 15.
  • Il francese Arthur Rinderknech – finalista ad Adelaide 2 – entra tra i primi 50. È numero 48.
  • Maxime Cressy – uno degli ultimi interpreti del serve & volley – è stato protagonista di un grande inizio di stagione, prima con la finale di Melbourne e poi con i quarti di finale a Sidney. Questi risultati gli sono valsi l’ingresso per la prima volta in carriera nella top 100; oggi lo troviamo al numero 70.
  • Lo statunitense Cressy non è l’unico giocatore ad avere varcato per la prima volta la soglia della Top 100 nel corso di questo mese; il tedesco Oscar Otte (96) e il danese Holger Rune (99) hanno fatto altrettanto. Non ce ne vorrà Otte ma in termini prospettici ci sembra più significativo l’exploit compiuto dal danese; con il suo arrivo, Carlos Alcaraz non è più l’unico tennista nato nel 2003 presente tra i primi 100.

Nell’ultima classifica pubblicata lo scorso anno, nove tennisti italiani occupavano una delle prime 100 posizioni; oggi ne troviamo uno in meno:

17/01/2022NOMENATO NEL
7Berrettini1996
10Sinner2001
26Sonego1995
32Fognini1987
60Musetti2002
65Mager1994
95Cecchinato1992
98Travaglia1991

Andreas Seppi è scivolato al numero 101. Inizio di stagione importante sotto il profilo statistico per il diciannovenne Flavio Cobolli; il tennista fiorentino è entrato tra i primi 200 giocatori del pianeta, al numero 199.

Un mese di gennaio indimenticabile per Thanasi Kokkinakisl’australiano in un sol colpo ad Adelaide ha vinto il primo torneo della carriera, ha ricevuto un messaggio di congratulazioni da Roger Federer e si è portato a sole tre posizioni di distanza dalla Top 100. Forse non è troppo tardi per immaginare un futuro importante per un ragazzo di 25 anni che a 20 era arrivato a occupare la poltrona numero 69 e che poi a causa di un’infinita serie di problemi fisici era caduto in una profonda depressione e sembrava perduto per il tennis che conta.

Bentornato Thanasi.

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evidenza

Identikit statistici: Roger Federer

Uno sguardo statistico al gioco di King Roger negli Slam

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Roger Federer - Australian Open 2018 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Lunedì 1 giugno 2009, Roger Federer scende in campo per gli ottavi di finale del Roland Garros. Dall’altra parte della rete, lo attende Tommy Haas, giocatore brillante che ha dimostrato, nel corso del torneo, un ottimo stato di forma. Per Federer, non è una partita come tutte le altre. Dopo aver dominato il circuito dal 2004 al 2007, qualificandosi per quindici semifinali su sedici nelle prove del Grande Slam e aggiudicandosi undici titoli, nel 2008 Rafa Nadal ha interrotto il suo dominio, strappandogli la prima posizione del ranking grazie anche a una vittoria in una partita leggendaria, in finale a Wimbledon, in cinque set.

Anche il 2009 si apre con una vittoria di Nadal, ancora una volta in cinque set, all’Australian Open, e le lacrime di Federer durante l’intervista post-match la dicono lunga sul suo stato d’animo. Il 31 maggio 2009 però, alla vigilia del match di Federer con Haas, accade l’incredibile. Nadal, che sulla terra sembrava addirittura inavvicinabile, ha perso il suo match di ottavi di finale in quattro set, sconfitto da Robin Soderling. Anche Djokovic, nella fase iniziale della propria carriera ma già avversario molto temibile, è stato sconfitto, addirittura al terzo turno, da Philipp Kohlschreiber, in tre set. È la grande occasione, per Federer, di rilanciarsi conquistando per la prima volta il titolo sulla terra di Parigi, che ancora lo separa dal Career Grand Slam.

Haas però non è affatto intenzionato a cooperare. Si porta in vantaggio di due set, e sul 4-3, servizio Federer, nel terzo set, si procura una pericolosissima palla break. Roger serve bene, ma senza forzare, e Tommy Haas riesce a indirizzare la propria risposta verso l’angolo sinistro, quello del rovescio. Federer decide però di girare intorno alla palla, e colpire di dritto. È una scelta estremamente rischiosa, specie data la situazione di punteggio: se il colpo non sarà vincente, Haas avrà molto campo a disposizione e potrà conquistare, se non il punto diretto, un notevole vantaggio nello scambio. Federer però gioca un dritto inside-out che lascia tutti a bocca aperta: Haas, come tutti gli spettatori, può solo ammirare.

 

Vincerà nove giochi consecutivi, chiudendo il terzo set per 6-4 e il quarto addirittura per 6-0. Haas cerca di reagire, ma Federer ha ritrovato lo slancio dei giorni migliori e si aggiudica anche il quinto set per 6-2. Non senza difficoltà, specialmente nella semifinale con Del Potro, Federer vincerà il titolo, che resta, ancora oggi, il suo unico trionfo a Parigi. A Wimbledon riconquisterà la prima posizione nel ranking ATP, rilanciando una carriera che, a dodici anni di distanza, forse non ha ancora smesso di sorprendere.

Tommy Haas, intervistato dopo il match, a una richiesta di commentare quel colpo straordinario, capace di cambiare la partita, risponde: “It’s just Roger, playing like Roger“, ovvero “È soltanto Roger che gioca come Roger“. Già, ma come gioca Roger? Quali sono, oltre alla classe del campione, le caratteristiche che rendono il gioco di Federer così vincente, e il campione svizzero così longevo ai massimi livelli? Proviamo a chiedercelo analizzando i dati dei suoi match nei tornei del Grande Slam nella seconda fase della carriera, negli ultimi dieci anni. Prima di cominciare, però, diamo uno sguardo allo sterminato palmarès di Roger.

PALMARÈS

Il talento di Federer sboccia molto presto, e gli vale la vittoria di Wimbledon Junior e la finale dello US Open Junior nel 1998, a 17 anni. Sempre nel 1998 gioca il suo primo match di livello ATP a Gstaad, e viene sconfitto in due set da Lucas Arnold Ker. Nel 1999 ottiene la sua prima vittoria in Coppa Davis sconfiggendo Davide Sanguinetti e conquista la sua prima semifinale ATP nel torneo di Vienna. A fine anno, raggiunge la sessantaquattresima posizione del ranking.

Nel 2000 raggiunge la finale ai tornei di Marsigna e di Basilea e conquista, un po’ a sorpresa, la quarta posizione alle Olimpiadi di Sydney. A fine anno, entra in Top 30. L’anno successivo, il 2001, segna un passaggio molto importante: Federer vince il suo primo titolo, a Milano, ma soprattutto sconfigge Sampras a Wimbledon in cinque set, interrompendo una striscia di trentuno vittorie consecutive del tennista americano in quel torneo. Resterà quella l’unica volta in cui Federer e Sampras si troveranno l’uno di fronte all’altro, e il match ha il sapore di un passaggio di consegne. Federer, nel 2001, conquista i quarti a Parigi e proprio a Londra (sarà sconfitto dallo specialista Tim Henman in quattro set). Forte anche della finale al torneo di Basilea e degli ottavi di finale raggiunti a Flushing Meadows, si affaccia alle soglie della Top 10, chiudendo l’anno in tredicesima posizione.

L’anno successivo conquista il suo primo Masters 1000, ad Amburgo, e accede per la prima volta alle ATP Finals. Il 2003 è l’anno della definitiva consacrazione: Federer trionfa a Wimbledon e conquista il suo primo titolo alle Finals. Si trova ancora secondo in classifica, a pochi punti da Andy Roddick, ma il sorpasso è soltanto questione di tempo.

Dal 2004 al 2007, come già descritto nell’introduzione, il campione elvetico domina il circuito: gli sfugge soltanto la vittoria a Parigi, complice l’esplosione di Nadal a partire dal 2005. Dopo la (relativa) crisi del 2008 e la reazione del 2009, con la doppietta Roland Garros-Wimbledon, Federer continua, sia pure a un ritmo inferiore (nel frattempo anche Djokovic è diventato un serissimo rivale) a inanellare successi. Arrivati alla fine stagione del 2012, Federer ha in bacheca sette vittorie a Wimbledon e sei alle ATP Finals, entrambi record assoluti, a testimonianza di una qualità di gioco sempre eccezionale, ma che diventa addirittura inarrivabile sul veloce, se Roger è in buone condizioni fisiche.

Nel 2013 però non fa registrare particolari acuti, e sembra che il tennista si stia avviando lungo la parabola discendente della carriera. Federer decide di cambiare: coach (da Paul Annacone a Stefan Edberg), racchetta, e, in una certa misura, stile di gioco. Diventa più aggressivo, cercando con maggiore insistenza la rete, ed evitando gli scambi troppo prolungati. L’anno successivo la Svizzera, complice anche una grande prestazione di Stan Wawrinka, vince la Coppa Davis e Federer conquista anche, per la prima volta, il Masters 1000 di Shanghai. Nel 2015 taglia l’incredibile traguardo di 1000 vittorie ATP in carriera, e conquista sette finali. Purtroppo per lui, in cinque di queste occasioni (tra cui Wimbledon e US Open) viene sconfitto da Djokovic.

Nel 2016, arriva un infortunio al ginocchio, una rottura del menisco, seguita da un’operazione in artroscopia. Federer raggiunge la semifinale a Wimbledon ma è costretto ad arrendersi a Milos Raonic, e sono in molti a pensare che, stavolta, a trentacinque anni, il grande campione si stia avviando al ritiro.

Invece, ancora una volta, come l’araba fenice, Federer rinasce, e nel 2017 vince sette titoli, tra cui due Slam (Australian Open e Wimbledon), chiudendo la stagione in seconda posizione alle spalle solo dell’eterno rivale Nadal. Federer si toglie però la soddisfazione di sconfiggere proprio Nadal in finale a Melbourne, in una partita da antologia (specialmente dal lato del rovescio, Federer sorprende Nadal con un’impressionante serie di vincenti e di risposte aggressive).

Nel 2018 vince in Australia il suo ventesimo Slam e, stupendo forse anche i suoi tifosi più accaniti, ritorna temporaneamente in vetta alla classifica mondiale, diventando il più anziano numero 1 dell’era Open. Nel 2019 arriva il centesimo titolo ATP, la vittoria numero milleduecento, e la favola di Wimbledon, che si interrompe proprio sul più bello. Federer si procura, al quinto set, due match point sul proprio servizio, ma Djokovic è eccezionale nell’annullarli e si dimostra più freddo al tie-break disputato sul 12-12.

E poi? Già, poi? Le stagioni 2020 e 2021 non sono state brillanti, il campione svizzero è stato costretto ad altre operazioni al ginocchio. A metà agosto di quest’anno, l’annuncio di Federer di volersi nuovamente operare. A quanto risulta, il rientro dovrebbe avvenire dopo Wimbledon 2022. Federer ha superato la soglia dei quarant’anni e, per chiunque altro, sarebbe davvero difficile attendersi un ritorno ai massimi livelli. Considerati i suoi precedenti, però, mai dire mai.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Federer degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Roger Federer, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Colpisce innanzitutto la straordinaria capacità di Federer nel produrre colpi vincenti su tutte le superfici. Il particolare feeling con l’erba di Wimbledon è testimoniato dal numero medio di errori non forzati, significativamente inferiore rispetto a quanto osservato sulla terra e sul cemento. Notevole anche la differenza tra le palle break che Roger sa procurarsi e quelle che concede, su tutte le superfici.

Infine, non stupisce la statistica relativa al numero di volte in cui Federer si presenta a rete, che ha il suo massimo sull’erba, seguita da cemento e terra. Anche sulla terra, comunque, nella seconda fase della sua carriera Federer cerca la via della rete quasi 20 volte a partita in media, nel tentativo di ridurre il dispendio di energie che gli sarebbe richiesto per prolungati scambi da fondo.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Roger Federer, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo plot, oltre a una serie di caratteristiche straordinarie (percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda, capacità di salvare palle break, efficacia nel gioco a rete) emerge anche il tallone d’Achille di Federer, osservato, a dire il vero, anche nella fase più dominante della sua carriera.

Lo svizzero ha la tendenza infatti a procurarsi moltissime occasioni di break ma a concretizzarne una percentuale non eccezionale: più nello specifico, la percentuale di conversione è inferiore al 40% su tutte le superfici. In un certo senso, ciò rende ancora più impressionante la sua longevità ai massimi livelli, che si prolunga nonostante lo svizzero debba mediamente procurarsi (approssimando per difetto) tre occasioni per concretizzarne una.  

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI FEDERER

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Roger alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Federer non concede più di sei palle break e non commette più di quaranta errori non forzati, allora si aggiudica la partita”. Il pattern si è verificato in 123 casi e, in tutti e 123, il campione svizzero ha vinto il match.
  2. “Se Federer vince, sulla prima di servizio, almeno il 6.7% di punti più del suo avversario, allora vince la partita”. Il pattern è meno generale, ma altrettanto preciso: si è verificato 92 volte, e si tratta di 92 vittorie di Federer.
  3. “Se Federer si presenta a rete più di 41 volte, mette a segno oltre 56 vincenti e più di tredici ace, viene sconfitto”. La regola, decisamente controintuitiva a prima vista, si è verificata, negli ultimi dieci anni, sette volte. Effettivamente, in tutte queste occasioni, Federer è stato sconfitto. Possiamo forse concludere che, almeno nella seconda fase della carriera, il campione svizzero abbia raccolto meno in quei casi in cui è stato costretto a forzare il suo gioco, fino a una ricerca troppo ansiosa del colpo definitivo. Naturalmente, contribuisce a rafforzare tale pattern anche il fatto che, in queste occasioni, il valore dell’avversario è in genere di primissimo livello e quindi la sconfitta diventa (relativamente) più probabile per Federer.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione svizzero.

Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Federer, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

L’elemento più significativo, per distacco, è il numero di palle break concesse da Federer all’avversario. Naturalmente, tale grandezza è correlata inversamente con la vittoria di Federer, ovvero la vittoria è tanto più probabile quanto minore è il numero di palle break avute a disposizione dall’avversario di turno. Non è certo una sorpresa che tale elemento sia rilevante, il fatto che lo sia in misura così marcata può forse essere interpretato in questo modo: nella seconda fase della carriera, è più complicato per Roger un match in cui l’avversario ha diverse occasioni. Tende a vincere soprattutto quelle partite in cui il suo livello di gioco è tale da imporsi in modo netto.

In questo senso, è comprensibile anche il fatto che il secondo elemento più rilevante sia la differenza di rendimento sulla prima di servizio, altro indice di quanto lo svizzero metta pressione all’avversario fin dal colpo di inizio gioco. Scorrendo il feature ranking, individuiamo il numero di palle break che Federer sa procurarsi e il numero di errori non forzati, rispettivamente indice di brillantezza (Federer riesce a essere aggressivo anche in risposta) e di concentrazione (non regala punti all’avversario).

Il quinto elemento più significativo è notevole, in una fase storica in cui i giocatori tendono a costruire le proprie carriere sull’efficacia da fondo campo: si tratta dell’efficacia sotto rete. Specialmente da dopo i due anni (2014 e 2015) in cui Stefan Edberg è stato coach di Federer, la discesa a rete è diventata non soltanto un’arma a sorpresa o uno degli elementi del ricchissimo bagaglio tecnico dello svizzero, ma una scelta molto più strutturale, capace di agevolarlo nel portare la partita sul proprio terreno, in primis sull’erba.

Ma queste valutazioni statistiche, nel caso di Federer, tendono a rimanere un po’ sullo sfondo, rispetto a qualcosa di misterioso che porta il pubblico a tifare per lui, a seguire i suoi match col fiato sospeso. E, dopo aver provato ad ascoltare ciò che i numeri hanno da dirci, lasciamo le parole conclusive a un grande intellettuale come David Foster Wallace. Nel suo “Il tennis come esperienza religiosa”, Wallace scrive:

Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito maschile in televisione hanno avuto, negli ultimi anni, quello che si potrebbero definire «Momenti Federer». Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene. I Momenti sono tanto più intensi se un minimo di esperienza diretta del gioco ti permette di comprendere l’impossibilità di quello che gli hai appena visto fare”.      

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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