Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis

Numeri

Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis

Tutti i numeri della settimana. Lo stato di grazia di Petra Kvitova, la prima volta di Tatjana Maria. E la solidità di Marin Cilic: è il secondo favorito a Wimbledon o qualcosa in più?

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2 – la posizione occupata da Petra Kvitova nella classifica Race della WTA. La ventottenne ceca aveva terminato il 2017 al 29° posto del ranking, una posizione causata soprattutto dall’aver iniziato l’attività agonistica solo a fine maggio, quando partecipò al Roland Garros. Prima del Major parigino, Petra era infatti stata ferma a seguito dell’aggressione domestica subita nel dicembre 2016 nella sua abitazione di Praga. L’anno scorso le unici luci furono la vittoria del Premier di Birmingham e, in parte, la semifinale al Premier di Zhuhai e la vittoria su Muguruza agli ottavi di New York. Nulla a che vedere con questo meraviglioso 2018, nel quale attualmente ha uno score di 7-1 contro le top ten e aveva già vinto quattro tornei. A Bimingham ha confermato il titolo, ottenendo il quinto trofeo stagionale, nonostante un tabellone impegnativo: ha superato nell’ordine la beniamina di casa (6-3 6-4) Konta, 22 WTA; poi Gavrilova (duplice 6-2), 26 Wta; Georges (6-1 6-4), 13 WTA; Buzarnescu (6-3 6-2), 30 WTA; Rybarikova (4-6 6-1 6-2). Considerando il meraviglioso 2018 di Petra e i suoi due successi a Church Road, dando un’occhiata nell’attuale top ten – nella quale solo Muguruza ha già vinto Wimbledon – e ricordando gli acciacchi delle Williams, la mancina ceca può essere considerata la favorita ai prossimi Championships.

3 – gli anni trascorsi, prima di questa edizione di Halle, dalle uniche due partite vinte in carriera sull’erba da Borna Coric nel circuito maggiore. I due match risalivano entrambi al 2015, quando il croato sconfisse proprio ad Halle Young e poi a Wimbledon Stakhovsky. Nel 2016 e nel 2017, invece, il giovane croato non aveva vinto nemmeno un match sui prati. Borna in questi mesi ha sostanzialmente deluso sul rosso, superficie sulla quale come miglior risultato ha raggiunto il terzo turno al Roland Garros, fermato da Schwartzman, perdendo in precedenza da Kukhushkin in Davis, e nei secondi turni di Montecarlo (Djokovic) e Madrid (Thiem), ritirandosi inoltre al primo turno di Roma contro Tsitsipas. Un assestamento fisiologico per il 21enne croato, che quest’anno al Gerry Weber Open ha iniziato a togliersi le prime grande soddisfazioni sull’erba sconfiggendo le prime due teste serie, nonché due dei primi tre giocatori al mondo. Nel primo turno è arrivato il netto successo (6-1 6-4) sul coetaneo Sascha Zverev, 3 ATP. Coric non si è poi più fermato dopo la vittoria ottenuta contro il terzo giocatore al mondo, giungendo in finale senza perdere un set: ha poi regolato Basilashvili (6-4 6-2) , 87 ATP; Seppi (7-5 6-3), 49 ATP ed approfittato del ritiro di Bautista Agut nel corso del primo set per giungere in finale. Nell’ultimo atto del torneo, è arrivata la vittoria più importante della carriera contro il numero 1 del mondo Federer, successo che gli ha consegnato il secondo titolo della carriera, dopo quello di Marrakech nel 2017.

15 – le partite vinte da Nole Djokovic da quando a metà aprile è tornato ad allenarsi, a distanza di un anno, con il suo coach storico, Marjan Vajda. Una decisione che ha ridato quantomeno un pizzico di serenità e di fiducia nei propri mezzi al campione serbo, ancora lontanissimo parente del dominatore visto soprattutto nel 2011 e 2015 (anni condotti in testa alla classifica dall’inizio alla fine, nei quali perse appena sei partite a stagione), ma anche distante anni luce dal Djokovic imbarazzante visto tra Indian Wells e Miami lo scorso marzo. Da quando Nole è tornato con Vajda, solo a Barcellona (dove ha perso male da Klizan) ha veramente deluso. Per il resto, fatta forse eccezione per la sconfitta contro un Cecchinato in versione deluxe al Roland Garros, le altre sconfitte sono tutte accettabili per un tennista che ha saltato mezzo 2017 ed è reduce molto probabilmente da problemi personali extra-tennistici. A Montecarlo ha perso solo contro l’attuale numero due della terra rossa, Thiem, a Madrid di un soffio contro un ottimo Edmund; a Roma si è spinto sino in semifinale e per un set abbondante ha lottato alla pari con Nadal; al Queens si è arreso solo in finale, sprecando un match-point contro il finalista dell’ultimo Wimbledon, Cilic. In questi due mesi, inoltre, sono arrivate anche cinque vittorie importanti: contro Coric a Monte Carlo, contro Nishikori a Madrid e Roma, su Bautista Agut al Roland Garros e su Dimitrov al Queens. Un torneo, quest’ultimo, dove mancava dal 2010, e nel quale era arrivato in finale nel 2008, perdendo contro Nadal. Quest’anno, senza perdere nemmeno un set è arrivato all’atto conclusivo – 99° finale nel circuito maggiore – eliminando in sequenza Millman (6-2 6-1), 64 ATP; Dimitrov (6-4 6-1), 6 ATP; Mannarino (7-5 6-1) 25 ATP; Chardy (7-6 6-4) 72 ATP. Nole non è morto, molto probabilmente non sarà più quello di prima, ma sembra destinato quantomeno a un ritorno nella top ten.

 

Novak Djokovic – Queen’s 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

16 – le partecipazioni di Roger Federer all’ATP 500 di Halle, dalle quali il campione svizzero ha ricavato ben nove titoli e tre finali, per un computo totale di 63 successi e 7 sconfitte. Un grande amore dello svizzero per questo torneo, come testimoniato dall’assiduità delle sue partecipazioni. Da quando nel 200o si iscrisse per la prima volta, fermandosi ai quarti (sconfitto da Chang) Roger ha saltato solo le edizioni del 2007, del 2009 e del 2011. Anni nei quali Federer era arrivato a giocarsi tre delle sue cinque finali raggiunte al Roland Garros. Edizioni e finali dispendiose psicofisicamente (nel 2008, quando perse nettamente in tre set a Parigi contro Nadal, non mancò ad Halle), che gli consigliarono controvoglia il forfait: all’epoca il Gerry Weber Open era calendarizzato la settimana immediatamente successiva al Major francese. Roger, con vero rammarico, preferì riposarsi in vista di Wimbledon. Quest’anno, sicuramente affaticato per aver giocato e vinto la settimana precedente – dopo 3 mesi di inattività – le quattro partite di Stoccarda, ne ha vinte altrettante ad Halle per arrivare in finale. Federer ha eliminato, senza mai convincere appieno, Bedene (6-3 6-4), 70 ATP; Paire (6-3 3-6 7-6) 47 ATP; Ebden (7-6 7-5) 69 ATP; Kudla (7-6 7-5) 112 ATP. In finale, si è arreso a Coric, vincitore col punteggio di 7-6 3-6 6-2. Una curiosità in vista del prossimo Wimbledon. Per l’elvetico si tratterà di sfatare un piccolissimo tabu: nelle sei volte che ha perso ad Halle, solo nel 2012 ha poi vinto a Wimbledon (al Gerry Weber Open quell’anno fu sconfitto in finale da Tommy Haas, ma si riscattò poi abbondantemente ai Championships, avendo la meglio in quattro set su Murray nell’atto conclusivo).

23 – le partite vinte sull’erba da Marin Cilic a partire dall’edizione 2016 del Queen’s. Un ingente numero di vittorie, a fronte di appena cinque sconfitte. Tre di queste sono state tra l’altro rimediate contro campionissimi: due volte contro Federer – la prima delle quali con lo svizzero in rimonta da due set sotto nei quarti di Wimbedon 2016 – e una contro Murray nella semifinale del Queen’s 2016. Le altre due sono arrivate solo al tie-break del terzo, contro grandi specialisti dei prati (Lopez in finale l’anno scorso nel torneo della Regina, e Karlovic in semifinale a S-Hertogenbosch, sempre nel 2017). Numeri che testimoniano la crescita costante del croato classe ’88, che sull’erba aveva già vinto al Queen’s nel 2012 e conquistato una finale l’anno successivo. Se ad essi si affiancano quelli della migliore stagione di sempre del croato sulla terra rossa (mai era arrivato in semifinale in un Masters 1000 sul rosso, come accaduto a Roma, un exploit corroborato dai quarti a Monte Carlo e al Roland Garros) si traggono interessanti conclusioni anche sul grande momento di forma generale del croato. La vittoria dell’ATP 500 londinese è arrivata tra l’altro superando un tabellone ostico, che lo ha messo di fronte a ottimi giocatori e/o specialisti dell’erba. Ha infatti superato Verdasco (6-3 6-4), 34 ATP; Muller (4-6 6-3 6-3) 32 ATP;Querrey (7-6 6-2) 13 ATP; Kyrgios (duplice tie- break) 24 ATP, Djiokovic (5-7 7-6 6-3) 21 ATP. Dopo King Roger, parte probabilmente in prima fila nella griglia dei favoriti per la vittoria dei prossimi Championships.

30 – gli anni di Tatjana Maria, per la prima volta in carriera vincitrice di in un evento WTA. La tennista tedesca, all’anagrafe Malek – si è sposata nel 2013 con l’ex tennista professionista Charles Edouard Maria, suo attuale coach, dal quale ha avuto anche una bimba nel dicembre dello stesso anno – aveva nel circuito maggiore raggiunto appena otto volte i quarti, dalle quali solo in una circostanza, nel settembre dello scorso anno, era arrivata una semifinale, persa a Quebec City dalla Van Uytvanck. Per Tatjana, il cui best career ranking era il 46 raggiunto a  fine anno scorso, non è certamente più lusinghiero il suo percorso negli Slam, dove non è mai arrivata alla seconda settimana, né il bilancio con le più forti, visto che solo due volte in carriera ha sconfitto delle top ten (Na Li nel 2010, Bouchard nel 2015). Decisamente migliore la carriera in doppio, dove ha vinto tre titoli (l’ultimo lo scorso marzo ad Acapulco, in coppia con la Watson). Quest’anno in singolare non aveva ancora vinto due partite di fila, ma a Maiorca ha trovato la settimana migliore della carriera, eliminando Kontaveit (3-6 6-3 6-4), 24 WTA; Witthoeft (7-6 6-3), 75 WTA; Safarova (7-6 3-6 6-4), 44 WTA; Sofia Kenin (6-2 2-6 6-4), 92 WTA. In finale, la prima della carriera non si è fatta prendere dall’emozione e ha sconfitto Sevastova col punteggio di 6-4 7-5.

Tatjana Maria con il trofeo a Maiorca

37 – la classifica migliore raggiunta nella prima parte della sua carriera da Anastasija Sevastova, finalista per il terzo anno consecutivo a Maiorca. Per la lettone classe ’90 si può parlare di due parti di carriera vere e proprie: la prima è precedente al maggio 2013, quando sul sito WTA veniva annunciato il suo ritiro. Sino a quella data, aveva vinto un titolo (Estoril 2010), era entrata nella top 40 e aveva sconfitto due volte delle top 10 (Jankovic e Stosur). La sua seconda “carriera” parte da gennaio 2015, quando ha fatto il suo ritorno nel circuito: finalmente libera da problemi fisici, si sta togliendo le migliori soddisfazioni, che l’hanno portata sino al best career ranking di 15 del mondo, nell’ottobre scorso, a seguito dei quarti agli US Open e delle semi ai Premier di Madrid, Zhuhai e Dubai. A Maiorca, dove nel 2016 aveva ottenuto la prima finale nel circuito maggiore da quando era rientrata nel circuito, quest’anno non ha ripetuto il successo ottenuto nel 2017 (in finale sulla Georges). Ha prima sconfitto (duplice 6-3) Kuznetsova, 58 WTA, poi ha maggiormente sofferto per avere la meglio nell’ordine su Lottner (1-6 6-3 6-1), 148 WTA; Tomlijanovic(3-6 6-3 6-1) 71 WTA; Stosur (7-6 6-1) 103 WTA. In finale, la prima del 2018, si è arresa a Marja.

192 – la posizione in classifica di Magdalena Rybarikova dopo il Roland Garros 2017, quando ha iniziato la scalata che l’ha portata in top 20.Un ranking molto mediocre, derivante dalle operazioni a polso e ginocchio alle quali si era sottoposta dopo i Championships 2016, interventi chirurgici che le avevano fatto saltare la seconda metà di quella stagione. Magdalena aveva avuto la (sino ad allora) migliore stagione nel 2013, fermandosi al 31esimo posto WTA. Proprio cinque anni fa era arrivato anche l’ultimo dei suoi quattro titoli vinti, Washington (gli altri li aveva conquistati, ancora nella capitale statunitense nel 2012, a Memphis nel 2011 e sull’erba di Birmingham nel 2009). Proprio sull’erba la scorsa estate si è concretizzata l’esplosione della sua carriera ad alti livelli: vincendo due ITF da 100.000$ e arrivando in semifinale all’International di Nottingham, prese la rincorsa per raggiungere addiritturale semi a Wimbledon, sconfiggendo, tra le altre, Karolina Pliskova e Vandeweghe. Gli ottavi raggiunti quest’anno a Melbourne le hanno permesso di fare un ulteriore balzo in avanti e di raggiungere il best career ranking, 17 WTA. Dopo gli Australian Open non aveva però più vinto tre partite di fila e con questo score stagionale piuttosto mediocre è arrivata a Birmingham, reduce anche da una inopinata sconfitta a Nottingham contro Mona Barthel. A Birmingham, dove nove anni fa aveva ottenuto la prima finale della carriera, la sua superficie preferita l’ha fatta rinascere permettendole di ottenere importanti vittorie: prima ha nuovamente sconfitto (6-2 6-3) Karolina Pliskova, 7 WTA; poi ha eliminato Mladenovic (3-6 6-2 6-1), 54 WTA; Jakupovic (6-2 6-4) 118 WTA; Strycova (7-6 6-4)25 WTA. In finale contro l’amica Petra Kvitova si è arresa alla distanza, perdendo col punteggio di 4-6 6-1 6-2.

207 – la classifica di Denis Kudla nel ranking ATP lo scorso novembre. Si trattava di una debacle piuttosto clamorosa per il 26enne tennista statunitense (ma d’origine ucraina, è nato a Kiev), salito sin quasi alla top 50 nel maggio di appena due anni fa, pur non sconfiggendo mai un tennista compreso tra i primi venti al mondo. I numeri aiutano a far capire la crisi attraversata da Kudla: Denis, prima di questa edizione di Halle, aveva vinto appena tre degli ultimi diciassette incontri disputati nel circuito maggiore. Rispetto a un disastroso 2017, quest’anno aveva già dato segnali di ripresa, qualificandosi ai primi due Major stagionali, vincendo un challenger e arrivando in finale a un altro, risultati che lo avevano riportato ai margini della top 100 (questa settimana era 112). Giunto il periodo nel quale si gioca sulla sua superficie preferita (sull’erba ha raggiunto, comprendendo Halle 2018, tre dei quattro quarti di finale raggiunti in carriera) si è prodotto in quello che sinora è l’exploit della sua carriera. Prima di arrendersi a Federer (vincitore col punteggio di 7-6 7-5), in quella che era la seconda semifinale della carriera, al Gerry Weber Open ha avuto un cammino immacolato, durante il quale non ha perso nemmeno un set, grazie anche a un buon tabellone. Prima si è qualificato sconfiggendo Pella e Basilashvili, poi nel main draw ha avuto la meglio su Lacko (duplice 6-4), 94 ATP; Tsitsipas 37 (6-3 6-4) e Sugita (6-2 7-5), 53 ATP.

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Focus

Numeri: 103 anni totali, eppure dominano sempre Djokovic, Nadal e Federer

Solita scorpacciata di numeri dopo le due settimane di Wimbledon. La timida ascesa degli under 23, il dominio inatteso di Halep, la Race monopolizzata dai tre fenomeni

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Roger Federer e Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

3 – le vittorie di Halep nelle ultime dodici finali giocate prima di Wimbledon. Simona era arrivata ai Championships senza un titolo da undici mesi (lo scorso agosto aveva vinto il Premier 5 di Montreal), il digiuno più lungo della carriera da quando, nel maggio 2013, a Norimberga vinse il primo di quelli che prima di Londra erano 17 titoli. L’ex numero 1 del mondo (lo era stata anche a inizio 2019) due settimane fa non era certo in fiducia, pur occupando comunque un discreto settimo posto della Race. Inoltre, Halep non aveva mai brillato sull’erba – un solo titolo, vinto a S’Hertogenbosh nel 2013, appena una semi nel 2014 (sconfitta da Bouchard) e due sole volte ai quarti in otto partecipazioni a Wimbledon – una superficie sulla quale diverse tenniste tra le prime sedici teste di serie avevano un miglior score del suo.

Eppure, sui prati di Church Road, la rumena classe 91 ha trovato la forma necessaria per centrare il secondo Slam della carriera, dopo il Roland Garros dello scorso anno. Impressionante, in particolare, il suo cammino dal terzo turno in poi: dopo aver sconfitto Sasnovich in due set lottati (nel secondo era sotto 2-5 prima di chiudere 6-4 7-5) e aver perso un parziale con Buzarnescu, ha concesso appena venticinque giochi complessivi a Azarenka, Gauff, Zhang, Svitolina e Serena Williams (e contro queste ultime due era indietro nei precedenti, in particolare contro la statunitense aveva vinto solo una volta delle dieci nelle quali l’aveva affrontata).

5- i tennisti under 23 nella top 100 del ranking ATP ad aver realizzato il best career ranking questa settimana. Se nelle fasi finali l’edizione del singolare maschile di Wimbledon non ha di certo testimoniato il rinnovamento – nei quarti il più giovane era il classe ’90 Goffin – e piuttosto sancito la bocciatura dei Next Gen e di chi non lo è più da poco tempo (persino in ottavi c’erano solo due under 25, Berrettini e Humbert) i movimenti della classifica testimoniano che la nuova generazione stia muovendosi. A piccoli e lenti passi, ma tanti giovani si stanno affacciando nel tennis che conta. L’under 23 a raggiungere il best career più alto questa settimana è stato Taylor Fritz: lo statunitense -eliminato al secondo turno da Struff dopo aver sconfitto Berdych – è entrato per la prima volta nella top 30 del ranking.

Il secondo è Ugo Humbert: in quello che era solo il quarto Major giocato in carriera, grazie agli ottavi conquistati superando Monfils, Granollers e Auger-Auliassime, il 21enne francese ha accumulato i punti per entrare tra i primi 50 al mondo. Crescono anche tennisti ancora più giovani di quelli sin qui menzionati: il non ancora 20enne Kecmanovic diventa 66 ATP; un altro giovanissimo francese, Moutet, si qualifica a Wimbledon e sconfigge poi Dimitrov per salire all’81°posizione del ranking. Analogo a quello del transalpino il percorso seguito da Popyrin: il tennista australiano nato nell’agosto del 1999 e vincitore del Rolang Garros juniores 2017, ha superato le quali ai Championships e, avendo la meglio su Carreno Busta, ha ottenuto la quarta vittoria in una partita a livello Major del suo 2019, entrando per la prima volta tra i primi 90 tennisti al mondo.

9 – i tennisti europei nella top ten dell’ultima classifica dell’ATP. Con l’uscita nelle ultime settimane dalla fascia di classifica di maggior prestigio di Isner, Del Potro e, dopo Wimbledon, anche di Anderson, il tennis maschile ai massimi livelli è ormai sempre più appannaggio della scuola tennistica del Vecchio Continente (e la tendenza si è intravista anche nell’edizione femminile di Wimbledon, nella quale, a parte il mito di Serena, le altre tre tenniste erano dell’Est Europa). Spicca la presenza tra i primi 10 al mondo, per la prima volta dopo tanti anni, di due tennisti russi, Khachanov e Medvedev (ma al termine del 2000, con Safin e Kafelnikov, la Russia ne ebbe addirittira due tra i migliori cinque), così come inorgoglisce il nuovo best career ranking di Fognini, salito al nono posto.

La contemporanea conferma di Berrettini alla ventesima posizione permette così all’Italia di essere tra i pochi paesi (con Russia appunto, Spagna e Croazia) ad avere due giocatori nella top 20. Il movimento canadese con Raonic, Shapovalov e Auger-Auliassime si conferma nel suo ottimo momento appaiando le scuole francesi, argentine e spagnole che ormai, secondo tradizione, sono le migliori nello sfornare con costanza buonissimi giocatori, come dimostrato dalla presenza di tre loro rappresentanti nella top 30.

12- le vittorie ottenute nelle quattordici partite giocate sull’erba da Matteo Berrettini nel 2019. Un ottimo bilancio per chi è appena alla sua seconda effettiva stagione nel circuito maggiore, sebbene già l’anno scorso il romano si fosse tolto la soddisfazione, nel suo primo Wimbledon, di sconfiggere Jack Sock, primo top 20 superato in carriera. Quest’anno, dopo aver fatto il suo esordio in Coppa Davis vincendo sui prati indiani, il 23enne romano ha vinto l’ATP 250 di Stoccarda, conquistato la semi ad Halle e raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Per riuscirci, Matteo ha sconfitto due volte il top 10 Khachanov e avuto la meglio, tra gli altri, sul top 20 Basilashivili, su un probabile futuro campione come Auger-Auliassime e su un funambolo come Kyrgios. Piazzamenti che gli hanno permesso di raggiungere prima e conservare poi la top 20, un piazzamento che potrebbe essere migliorato nelle prossime settimane (nella Race è attualmente dodicesimo). 

Di Matteo impressionano positivamente non solo il fisico da granatiere e il tennis potente da giocatore moderno (ottimi i fondamentali di servizio e dritto), ma soprattutto la fame atavica di vittoria e la freddezza con le quali scende in campo ed è capace di gestire i momenti difficili che periodicamente si presentano nel corso di una partita di tennis. Berrettini eccelle in queste caratteristiche, non acquisibili con l’allenamento e difficilmente migliorabili con il tempo: sono piuttosto doti innate in chi ha un futuro roseo davanti a sé, proprie solo dei grandi tennisti. Se il tennista romano – ragazzo molto posato, il che non guasta mai – conserverà la salute, l’umiltà e la professionalità che lo hanno portato a realizzare i risultati di quest’anno, le rosee prospettive per la sua ancora giovane carriera potrebbero concretizzarsi e farlo divenire presto una delle stelle del tennis mondiale. La netta sensazione è che il meglio per lui debba ancora venire.

33 – le partite vinte da Serena Williams nel corso dei suoi ormai tredici tornei giocati da quando nel marzo 2018 è rientrata nel circuito. Un bilancio davvero magro per la campionessa di ventitrè Slam che, quando aveva lasciato temporaneamente l’attività per la gravidanza, era numero 1 al mondo, posizione riconquistata con la vittoria degli Australian Open 2017 in finale sulla sorella Venus. Serena non è più riuscita a trovare la forma e la continuità necessaria per tornare ai livelli ai quali aveva abituato: una serie di fastidi fisici (che l’hanno costretta a ritirarsi in tre dei tredici tornei iniziati in questo anno e mezzo) non le hanno comunque impedito di raggiungere tre finali nei Major (negli ultimi due Wimbledon e agli US Open 2018, con la relativa furiosa polemica col giudice di sedia Ramos) e di risalire in classifica sino alla nona posizione del ranking.

Sebbene siano risultati tuttaltro che banali, in particolar modo sulla soglia dei 38 anni, stridono in maniera piuttosto netta con quelli della Serena dominatrice del circuito sino a due anni fa. Pochi avrebbero immaginato che nei sedici mesi del suo ritorno all’attività agonisticala californiana non avrebbe aggiunto nemmeno un titolo ai 72 già precedentemente conquistati, arrivando in soli quattro tornei almeno ai quarti di finale. La più piccola delle sorelle Williams, da quando è divenuta mamma, ha vinto solo due delle sette volte nelle quali ha giocato contro top ten (l’ultima sconfitta è arrivata nella finale di Wimbledon persa nettamente contro Halep): l’ultimo step per tornare quel era è proprio la competitività con le migliori. Vedremo sin dai prossimi mesi se ne avrà la forza.

 

64 (%) – l’identica percentuale di successo nelle finali Slam di Federer (ne ha vinte venti e perse undici) e Djokovic (sedici trionfi e nove sconfitte). Appena migliore è quella di Nadal, fermo al 69% grazie ai 18 Major vinti nelle 26 finali giocate, anche in virtù della sua netta superiorità sulla terra (e quindi al Roland Garros). Il maiorchino, tra i tre primatisti nella classifica dei tornei del Grande Slam vinti, è anche il più vincente nelle semifinali di questi tornei, vinte l’81% delle volte, a differenza del 69% che, incredibilmente, di nuovo accomuna Federer (31-14) e Djokovic (25-11). Molto si è discusso su cosa nell’ultima finale di Wimbledon abbia determinato la vittoria di Djokovic e molti hanno puntato anche sull’incapacità di Federer di dare il meglio di sè nei momenti topici e/o di estremo equilibrio delle grandi sfide.

Si è fatto cenno alle ventidue partite perse in carriera dallo svizzero avendo match point a favore, dimenticando le diciannove in cui era accaduto il contrario e, soprattutto, tutta l’abilità mostrata tante volte da Federer per vincere contro altri campioni senza dover arrivare allo sprint. Altri hanno menzionato il saldo negativo di Roger al quinto set nelle finali Slam (quattro vittorie e cinque sconfitte), dimenticando che anche quello di Nadal è negativo (2-3) e che il solo Djokovic, tra chi nell’Era Open ha giocato il parziale decisivo almeno tre volte nella finale di un Major, è in attivo (3-1), con il serbo secondo a pari merito con Agassi (3-1 anche per lui) in questa graduatoria dietro solo a Borg (5-1).

Se però in cinque ore di splendida partita sia il serbo che lo svizzero si sono rimontati a vicenda e hanno avuto in precedenza la chance di chiudere, nessuno dei due meritava di vincere più dell’altro. C’è però poco da fare: la gradazione più intensa della gioia che uno sportivo possa raggiungere è stata toccata da Djokovic dopo la rimonta occorsagli per vincere il suo quinto Wimbledon davanti a un pubblico che in grandissima maggioranza sosteneva il suo avversario. Allo stesso tempo, l’abisso più profondo della delusione che uno sportivo possa provare si è annidata nell’animo di Federer dopo aver perso una finale già vinta. Lo svizzero ripenserà mille volte alle varie occasioni sfumate di un soffio. Quel che è certo è che nella finale del torneo più celebre del mondo, il tennis si è confermato sport straordinario per lo spettacolo e le storie che sa offrire, ma anche impossibile da giocare ad alti livelli per chi, pur molto talentuoso, non sia dotato di nervi d’acciaio e freddezza glaciale.

18.010 – la somma dei punteggi nella sola Race conquistati da, in ordine di classifica, Djokovic, Nadal e Federer. Per capire quanto il 2019 sia stato sin qui dominato da questi tre tennisti, basti pensare che si devono sommare i punti ottenuti dal quarto (Thiem) fino al dodicesimo (Berrettini) nella stessa classifica per ottenere un totale superiore ai 18010 ottenuti dai primi tre nei tornei giocati da inizio gennaio sino a oggi. Accadeva per la prima volta nel 2007 che questi tre grandissimi campioni fossero ai primi tre posti della classifica della Race dopo il torneo di Wimbledon: considerata la grandezza dei tre tennisti in questione nessuno dodici anni fa si sarebbe sorpreso se la circostanza si fosse ripetuta successivamente a nuove edizioni dei Championships, come infatti avvenuto nel 2008, 2011, 2012 e 2014. Ma che addirittura sarebbe accaduto dodici anni dopo la prima volta, quando ormai in tre sommano 103 anni, davvero è sbalorditivo e indicativo dell’eccezionalità della loro carriera. Si parla ormai da anni di “Next Gen”, ma questi tre fenomeni hanno vinto tutti i Major si qui giocati nel 2019, hanno monopolizzato due finali Slam su tre, vinto tre dei cinque Masters 1000 sin qui disputati e portato a casa due ATP 500. Una ‘triarchia’ egemonica che lascia davvero le briciole agli altri protagonisti del circuito.

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Djokovic-Federer, la finale più lunga di sempre a Wimbledon. 71 anni fa l’ultimo ‘ribaltone’

Con le sue quasi cinque ora, la finale del 2019 supera quella del 2008. Djokovic da record: nessuno vinceva Wimbledon annullando match point dal 1948

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Djokovic e Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

È stata una finale da ricordare, non solo per il gioco espresso in campo ma anche per le statistiche. La prima finale del singolare maschile ad essere stata decisa con il tie-break sul 12 pari e con la sua durata di 4 ore e 57 minuti è stata la più lunga finale singolare maschile della storia di Wimbledon. Un record che apparteneva sempre in qualche misura a Roger Federer, dato che la finale del 2008 con Rafa Nadal aveva stabilito il precedente record con le sue 4 ore e 48 minuti (6-4 6-4 6-7 6-7 9-7) di durata effettiva, in una partita finita alle 9.16 di sera a causa di ben due rain delay, l’ultima finale prima dell’installazione del tetto sul Centrale. Gradino più basso del podio dei record che coinvolge di nuovo lo svizzero, con le 4 ore e 18 minuti dell’epica finale contro Andy Roddick dell’anno successivo (5-7 7-6 7-6 3-6 16-14).

La finale di quest’anno occupa anche un posto speciale nel libro dei record di tutti gli Slam. È infatti la seconda finale più lunga tra tutti gli Slam, e anche qui tanto per cambiare c’è lo zampino di uno dei due finalisti. Le 5 ore e 53 minuti della finale degli Australian Open 2012 tra Nadal e Djokovic restano il record assoluto degli Slam e vista la riforma del long tie-break in Australia (e del tie break sul 12-12 a Wimbledon) probabilmente lo resterà per molto tempo.

Una partita dal lato sbagliato della storia per Roger Federer, con un’altra statistica a confermare i suoi atavici problemi con la chiusura delle partite. È la 22esima sconfitta per lo svizzero con match point a favore. Ma è doveroso sottolineare i meriti di chi sta dall’altra parte della rete, ovvero Novak Djokovic, capace di vincere Wimbledon dopo aver annullato due match point (in risposta) sull’8-7. Anche qui non è il primo caso nella storia del torneo. Spiccano i record di William Hernshaw, che nel 1889 sconfisse Harry Barlow 3-6 5-7 8-6 10-8 8-6 dopo aver annullato la bellezza di 6 match point nel quarto set. Record in coabitazione con una delle finali tra i Quatre Mousquetaires francesi, il sette volte campione Slam Henri Cochet annullò anche lui sei match point nella finale del 1927 contro Jean Borotra, tutti nel quinto set.

In una finale maschile, comunque, un ribaltamento di questa portata non si vedeva addirittura dal 1948, quando lo statunitense Falkenburg batté l’australiano Bromwich 7-5 0-6 6-2 3-6 7-5 dopo aver annullato tre match point sul 3-5 del quinto set.

Giorgio Di Maio

 

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WTA ranking: Simona Halep torna in top 5, sale Gauff

Serena sale al numero nove, per il resto pochi scossoni al vertice. Gran balzo della giovanissima ‘Coco’

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Le esplosioni, piccole o grandi le riteniate, in effetti si sono verificate: il secondo trionfo Slam di Simona Halep, certo non la più pronosticata o pronosticabile della vigilia; il ritorno di Serena Williams all’altare di una finale Major; la brutale detronizzazione subita dalla campionessa uscente Angie Kerber e infine, forse soprattutto, la corsa a perdifiato della quindicenne Cori Gauff. Molti spunti, ma a livello di smottamenti ai vertici della classifica poca roba.

Top 10 sempre comandata dalla campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty e movimenti perlopiù insignificanti con una sola new entry, quella di Aryna Sabalenka: la bielorussa sostituisce la contristatissima Angie Kerber, sconfitta nel secondo turno dei Championships da Lauren Davis e costretta a cedere otto posizioni per assestarsi alla tredici WTA. Guadagna una posizione Serenona, oggi numero nove con la miglior classifica post-maternità ma soprattutto torna tra le prime cinque la neo campionessa Halep, che guadagna tre slot e si piazza ai piedi del podio ancora occupato da Barty, Osaka e Karolina Pliskova, tutte e tre con differente intensità deluse dall’esperienza sui prati.

La giocatrice di Costanza è la più assidua frequentatrice della top 5 vista negli ultimi anni: dai tempi del debutto nell’élite datato marzo 2014, Simona ha abbandonato il gruppo solo per otto settimane tra aprile e maggio 2016, per una settimana nel maggio dell’anno successivo e per le cinque settimane antecedenti l’inizio della trionfante trasvolata londinese.

Allargando gli orizzonti, è opportuno segnalare i nomi di alcune atlete che dalle settimane di Wimbledon hanno tratto una certa soddisfazione: è il caso di Petra Martic, al debutto tra le prime venti dopo gli ottavi raggiunti e ceduti a Elina Svitolina e di Karolina Muchova, per la prima volta nella top 50 e prima giocatrice dai tempi di Na Li 2006 a raggiungere i quarti all’esordio assoluto nel tabellone principale di Church Road. Due settimane di grazia anche quelle vissute da Barbora Strycova, inattesa semifinalista con scalpi di Kiki Bertens, Elise Mertens e Johanna Konta oltreché campionessa in doppio e nuova numero 32 WTA dopo aver guadagnato ventidue posizioni.

L’edizione 2019 di Wimbledon al femminile verrà tuttavia ricordata per la folle corsa di Cori Gauff, probabile simbolo del torneo da tramandare agli anni futuri. Quindici anni compiuti a marzo, “Coco” ha seminato sui prati di Londra alcuni ragguardevoli record: più giovane atleta a qualificarsi per un Major nell’era Open e giocatrice dalla carta d’identità più verde a vincere un match di tabellone principale e a raggiungere la seconda settimana dei Championships negli ultimi ventotto anni, Gauff fa il suo ingresso tra le prime 150 della classifica (da oggi è 143) scalando addirittura centosettantadue posizioni.

 

Piange, come purtroppo è uso negli ultimi tempi, il ranking delle italiane. Capofila e unica nostra rappresentante tra le prime cento è al solito Camila Giorgi, la quale, eliminata all’esordio, cede venti posizioni (da 42 a 62) per non esser stata capace di onorare la pesante cambiale (quarti) emessa lo scorso anno sui prati di Londra. Ci aggrappiamo così allo straordinario momento vissuto da Giulia Gatto-Monticone, brava a qualificarsi anche a Wimbledon dopo aver centrato il tabellone principale del Roland Garros e bravissima a disputare un encomiabile match sul Centrale contro una certa Serena Williams. Nell’anno dei trentadue, Giulia guadagna altre dodici posizioni e debutta tra le prime 150, assestandosi alla 149 WTA. Stupenda è il minimo che le si possa dire.

LE TOP 50
Classifica WTAVariazioneNazionalitàGiocatriceAnniPuntiTornei
10[AUS]Ashleigh Barty23660516
20[JPN]Naomi Osaka21625718
30[CZE]Karolina Pliskova27605522
4△3[ROU]Simona Halep27593317
5▽1[NED]Kiki Bertens27513025
60[CZE]Petra Kvitova29478519
7△1[UKR]Elina Svitolina24463819
8△1[USA]Sloane Stephens26380221
9△1[USA]Serena Williams37341112
10△1[BLR]Aryna Sabalenka21336526
11△1[LAT]Anastasija Sevastova29335624
12△1[SUI]Belinda Bencic22296327
13▽8[GER]Angelique Kerber31287520
14△1[CHN]Qiang Wang27287223
15△3[GBR]Johanna Konta28279022
16▽2[CZE]Marketa Vondrousova20276214
17▽1[USA]Madison Keys24255514
18△1[DEN]Caroline Wozniacki29247818
19△1[EST]Anett Kontaveit23233523
20△4[CRO]Petra Martic28233519
210[BEL]Elise Mertens23230526
22△1[FRA]Caroline Garcia25210524
23△3[USA]Amanda Anisimova17201818
24△1[CAN]Bianca Andreescu19196618
25▽8[GER]Julia Goerges30195524
26▽4[CRO]Donna Vekic23195021
27△1[USA]Sofia Kenin20189525
28▽1[ESP]Garbiñe Muguruza25186520
29△2[ESP]Carla Suárez Navarro30184221
30△2[GRE]Maria Sakkari23179026
31▽2[TPE]Su-Wei Hsieh33177524
32△22[CZE]Barbora Strycova33175023
33△1[USA]Danielle Collins25163821
34△1[UKR]Dayana Yastremska19161922
35△15[CHN]Shuai Zhang30156524
36▽3[UKR]Lesia Tsurenko30155620
37△18[USA]Alison Riske29143724
38△2[BLR]Victoria Azarenka29138018
390[KAZ]Yulia Putintseva24135524
40▽2[CZE]Katerina Siniakova23132726
41▽11[RUS]Daria Kasatkina22132521
42▽6[BLR]Aliaksandra Sasnovich25126021
43△25[CZE]Karolina Muchova22124013
44△5[AUS]Ajla Tomljanovic26121027
45△1[RUS]Anastasia Pavlyuchenkova28118521
46△6[PUR]Monica Puig25117322
47▽4[CHN]Saisai Zheng25115027
48△3[FRA]Alizé Cornet29114025
49▽4[RUS]Ekaterina Alexandrova24113327
50△10[SLO]Polona Hercog28110923

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