Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis – Ubitennis

Numeri

Federer, terzo tonfo in finale ad Halle. Djokovic, 15 col Vajda-bis

Tutti i numeri della settimana. Lo stato di grazia di Petra Kvitova, la prima volta di Tatjana Maria. E la solidità di Marin Cilic: è il secondo favorito a Wimbledon o qualcosa in più?

Ferruccio Roberti

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2 – la posizione occupata da Petra Kvitova nella classifica Race della WTA. La ventottenne ceca aveva terminato il 2017 al 29° posto del ranking, una posizione causata soprattutto dall’aver iniziato l’attività agonistica solo a fine maggio, quando partecipò al Roland Garros. Prima del Major parigino, Petra era infatti stata ferma a seguito dell’aggressione domestica subita nel dicembre 2016 nella sua abitazione di Praga. L’anno scorso le unici luci furono la vittoria del Premier di Birmingham e, in parte, la semifinale al Premier di Zhuhai e la vittoria su Muguruza agli ottavi di New York. Nulla a che vedere con questo meraviglioso 2018, nel quale attualmente ha uno score di 7-1 contro le top ten e aveva già vinto quattro tornei. A Bimingham ha confermato il titolo, ottenendo il quinto trofeo stagionale, nonostante un tabellone impegnativo: ha superato nell’ordine la beniamina di casa (6-3 6-4) Konta, 22 WTA; poi Gavrilova (duplice 6-2), 26 Wta; Georges (6-1 6-4), 13 WTA; Buzarnescu (6-3 6-2), 30 WTA; Rybarikova (4-6 6-1 6-2). Considerando il meraviglioso 2018 di Petra e i suoi due successi a Church Road, dando un’occhiata nell’attuale top ten – nella quale solo Muguruza ha già vinto Wimbledon – e ricordando gli acciacchi delle Williams, la mancina ceca può essere considerata la favorita ai prossimi Championships.

3 – gli anni trascorsi, prima di questa edizione di Halle, dalle uniche due partite vinte in carriera sull’erba da Borna Coric nel circuito maggiore. I due match risalivano entrambi al 2015, quando il croato sconfisse proprio ad Halle Young e poi a Wimbledon Stakhovsky. Nel 2016 e nel 2017, invece, il giovane croato non aveva vinto nemmeno un match sui prati. Borna in questi mesi ha sostanzialmente deluso sul rosso, superficie sulla quale come miglior risultato ha raggiunto il terzo turno al Roland Garros, fermato da Schwartzman, perdendo in precedenza da Kukhushkin in Davis, e nei secondi turni di Montecarlo (Djokovic) e Madrid (Thiem), ritirandosi inoltre al primo turno di Roma contro Tsitsipas. Un assestamento fisiologico per il 21enne croato, che quest’anno al Gerry Weber Open ha iniziato a togliersi le prime grande soddisfazioni sull’erba sconfiggendo le prime due teste serie, nonché due dei primi tre giocatori al mondo. Nel primo turno è arrivato il netto successo (6-1 6-4) sul coetaneo Sascha Zverev, 3 ATP. Coric non si è poi più fermato dopo la vittoria ottenuta contro il terzo giocatore al mondo, giungendo in finale senza perdere un set: ha poi regolato Basilashvili (6-4 6-2) , 87 ATP; Seppi (7-5 6-3), 49 ATP ed approfittato del ritiro di Bautista Agut nel corso del primo set per giungere in finale. Nell’ultimo atto del torneo, è arrivata la vittoria più importante della carriera contro il numero 1 del mondo Federer, successo che gli ha consegnato il secondo titolo della carriera, dopo quello di Marrakech nel 2017.

15 – le partite vinte da Nole Djokovic da quando a metà aprile è tornato ad allenarsi, a distanza di un anno, con il suo coach storico, Marjan Vajda. Una decisione che ha ridato quantomeno un pizzico di serenità e di fiducia nei propri mezzi al campione serbo, ancora lontanissimo parente del dominatore visto soprattutto nel 2011 e 2015 (anni condotti in testa alla classifica dall’inizio alla fine, nei quali perse appena sei partite a stagione), ma anche distante anni luce dal Djokovic imbarazzante visto tra Indian Wells e Miami lo scorso marzo. Da quando Nole è tornato con Vajda, solo a Barcellona (dove ha perso male da Klizan) ha veramente deluso. Per il resto, fatta forse eccezione per la sconfitta contro un Cecchinato in versione deluxe al Roland Garros, le altre sconfitte sono tutte accettabili per un tennista che ha saltato mezzo 2017 ed è reduce molto probabilmente da problemi personali extra-tennistici. A Montecarlo ha perso solo contro l’attuale numero due della terra rossa, Thiem, a Madrid di un soffio contro un ottimo Edmund; a Roma si è spinto sino in semifinale e per un set abbondante ha lottato alla pari con Nadal; al Queens si è arreso solo in finale, sprecando un match-point contro il finalista dell’ultimo Wimbledon, Cilic. In questi due mesi, inoltre, sono arrivate anche cinque vittorie importanti: contro Coric a Monte Carlo, contro Nishikori a Madrid e Roma, su Bautista Agut al Roland Garros e su Dimitrov al Queens. Un torneo, quest’ultimo, dove mancava dal 2010, e nel quale era arrivato in finale nel 2008, perdendo contro Nadal. Quest’anno, senza perdere nemmeno un set è arrivato all’atto conclusivo – 99° finale nel circuito maggiore – eliminando in sequenza Millman (6-2 6-1), 64 ATP; Dimitrov (6-4 6-1), 6 ATP; Mannarino (7-5 6-1) 25 ATP; Chardy (7-6 6-4) 72 ATP. Nole non è morto, molto probabilmente non sarà più quello di prima, ma sembra destinato quantomeno a un ritorno nella top ten.

 

Novak Djokovic – Queen’s 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

16 – le partecipazioni di Roger Federer all’ATP 500 di Halle, dalle quali il campione svizzero ha ricavato ben nove titoli e tre finali, per un computo totale di 63 successi e 7 sconfitte. Un grande amore dello svizzero per questo torneo, come testimoniato dall’assiduità delle sue partecipazioni. Da quando nel 200o si iscrisse per la prima volta, fermandosi ai quarti (sconfitto da Chang) Roger ha saltato solo le edizioni del 2007, del 2009 e del 2011. Anni nei quali Federer era arrivato a giocarsi tre delle sue cinque finali raggiunte al Roland Garros. Edizioni e finali dispendiose psicofisicamente (nel 2008, quando perse nettamente in tre set a Parigi contro Nadal, non mancò ad Halle), che gli consigliarono controvoglia il forfait: all’epoca il Gerry Weber Open era calendarizzato la settimana immediatamente successiva al Major francese. Roger, con vero rammarico, preferì riposarsi in vista di Wimbledon. Quest’anno, sicuramente affaticato per aver giocato e vinto la settimana precedente – dopo 3 mesi di inattività – le quattro partite di Stoccarda, ne ha vinte altrettante ad Halle per arrivare in finale. Federer ha eliminato, senza mai convincere appieno, Bedene (6-3 6-4), 70 ATP; Paire (6-3 3-6 7-6) 47 ATP; Ebden (7-6 7-5) 69 ATP; Kudla (7-6 7-5) 112 ATP. In finale, si è arreso a Coric, vincitore col punteggio di 7-6 3-6 6-2. Una curiosità in vista del prossimo Wimbledon. Per l’elvetico si tratterà di sfatare un piccolissimo tabu: nelle sei volte che ha perso ad Halle, solo nel 2012 ha poi vinto a Wimbledon (al Gerry Weber Open quell’anno fu sconfitto in finale da Tommy Haas, ma si riscattò poi abbondantemente ai Championships, avendo la meglio in quattro set su Murray nell’atto conclusivo).

23 – le partite vinte sull’erba da Marin Cilic a partire dall’edizione 2016 del Queen’s. Un ingente numero di vittorie, a fronte di appena cinque sconfitte. Tre di queste sono state tra l’altro rimediate contro campionissimi: due volte contro Federer – la prima delle quali con lo svizzero in rimonta da due set sotto nei quarti di Wimbedon 2016 – e una contro Murray nella semifinale del Queen’s 2016. Le altre due sono arrivate solo al tie-break del terzo, contro grandi specialisti dei prati (Lopez in finale l’anno scorso nel torneo della Regina, e Karlovic in semifinale a S-Hertogenbosch, sempre nel 2017). Numeri che testimoniano la crescita costante del croato classe ’88, che sull’erba aveva già vinto al Queen’s nel 2012 e conquistato una finale l’anno successivo. Se ad essi si affiancano quelli della migliore stagione di sempre del croato sulla terra rossa (mai era arrivato in semifinale in un Masters 1000 sul rosso, come accaduto a Roma, un exploit corroborato dai quarti a Monte Carlo e al Roland Garros) si traggono interessanti conclusioni anche sul grande momento di forma generale del croato. La vittoria dell’ATP 500 londinese è arrivata tra l’altro superando un tabellone ostico, che lo ha messo di fronte a ottimi giocatori e/o specialisti dell’erba. Ha infatti superato Verdasco (6-3 6-4), 34 ATP; Muller (4-6 6-3 6-3) 32 ATP;Querrey (7-6 6-2) 13 ATP; Kyrgios (duplice tie- break) 24 ATP, Djiokovic (5-7 7-6 6-3) 21 ATP. Dopo King Roger, parte probabilmente in prima fila nella griglia dei favoriti per la vittoria dei prossimi Championships.

30 – gli anni di Tatjana Maria, per la prima volta in carriera vincitrice di in un evento WTA. La tennista tedesca, all’anagrafe Malek – si è sposata nel 2013 con l’ex tennista professionista Charles Edouard Maria, suo attuale coach, dal quale ha avuto anche una bimba nel dicembre dello stesso anno – aveva nel circuito maggiore raggiunto appena otto volte i quarti, dalle quali solo in una circostanza, nel settembre dello scorso anno, era arrivata una semifinale, persa a Quebec City dalla Van Uytvanck. Per Tatjana, il cui best career ranking era il 46 raggiunto a  fine anno scorso, non è certamente più lusinghiero il suo percorso negli Slam, dove non è mai arrivata alla seconda settimana, né il bilancio con le più forti, visto che solo due volte in carriera ha sconfitto delle top ten (Na Li nel 2010, Bouchard nel 2015). Decisamente migliore la carriera in doppio, dove ha vinto tre titoli (l’ultimo lo scorso marzo ad Acapulco, in coppia con la Watson). Quest’anno in singolare non aveva ancora vinto due partite di fila, ma a Maiorca ha trovato la settimana migliore della carriera, eliminando Kontaveit (3-6 6-3 6-4), 24 WTA; Witthoeft (7-6 6-3), 75 WTA; Safarova (7-6 3-6 6-4), 44 WTA; Sofia Kenin (6-2 2-6 6-4), 92 WTA. In finale, la prima della carriera non si è fatta prendere dall’emozione e ha sconfitto Sevastova col punteggio di 6-4 7-5.

Tatjana Maria con il trofeo a Maiorca

37 – la classifica migliore raggiunta nella prima parte della sua carriera da Anastasija Sevastova, finalista per il terzo anno consecutivo a Maiorca. Per la lettone classe ’90 si può parlare di due parti di carriera vere e proprie: la prima è precedente al maggio 2013, quando sul sito WTA veniva annunciato il suo ritiro. Sino a quella data, aveva vinto un titolo (Estoril 2010), era entrata nella top 40 e aveva sconfitto due volte delle top 10 (Jankovic e Stosur). La sua seconda “carriera” parte da gennaio 2015, quando ha fatto il suo ritorno nel circuito: finalmente libera da problemi fisici, si sta togliendo le migliori soddisfazioni, che l’hanno portata sino al best career ranking di 15 del mondo, nell’ottobre scorso, a seguito dei quarti agli US Open e delle semi ai Premier di Madrid, Zhuhai e Dubai. A Maiorca, dove nel 2016 aveva ottenuto la prima finale nel circuito maggiore da quando era rientrata nel circuito, quest’anno non ha ripetuto il successo ottenuto nel 2017 (in finale sulla Georges). Ha prima sconfitto (duplice 6-3) Kuznetsova, 58 WTA, poi ha maggiormente sofferto per avere la meglio nell’ordine su Lottner (1-6 6-3 6-1), 148 WTA; Tomlijanovic(3-6 6-3 6-1) 71 WTA; Stosur (7-6 6-1) 103 WTA. In finale, la prima del 2018, si è arresa a Marja.

192 – la posizione in classifica di Magdalena Rybarikova dopo il Roland Garros 2017, quando ha iniziato la scalata che l’ha portata in top 20.Un ranking molto mediocre, derivante dalle operazioni a polso e ginocchio alle quali si era sottoposta dopo i Championships 2016, interventi chirurgici che le avevano fatto saltare la seconda metà di quella stagione. Magdalena aveva avuto la (sino ad allora) migliore stagione nel 2013, fermandosi al 31esimo posto WTA. Proprio cinque anni fa era arrivato anche l’ultimo dei suoi quattro titoli vinti, Washington (gli altri li aveva conquistati, ancora nella capitale statunitense nel 2012, a Memphis nel 2011 e sull’erba di Birmingham nel 2009). Proprio sull’erba la scorsa estate si è concretizzata l’esplosione della sua carriera ad alti livelli: vincendo due ITF da 100.000$ e arrivando in semifinale all’International di Nottingham, prese la rincorsa per raggiungere addiritturale semi a Wimbledon, sconfiggendo, tra le altre, Karolina Pliskova e Vandeweghe. Gli ottavi raggiunti quest’anno a Melbourne le hanno permesso di fare un ulteriore balzo in avanti e di raggiungere il best career ranking, 17 WTA. Dopo gli Australian Open non aveva però più vinto tre partite di fila e con questo score stagionale piuttosto mediocre è arrivata a Birmingham, reduce anche da una inopinata sconfitta a Nottingham contro Mona Barthel. A Birmingham, dove nove anni fa aveva ottenuto la prima finale della carriera, la sua superficie preferita l’ha fatta rinascere permettendole di ottenere importanti vittorie: prima ha nuovamente sconfitto (6-2 6-3) Karolina Pliskova, 7 WTA; poi ha eliminato Mladenovic (3-6 6-2 6-1), 54 WTA; Jakupovic (6-2 6-4) 118 WTA; Strycova (7-6 6-4)25 WTA. In finale contro l’amica Petra Kvitova si è arresa alla distanza, perdendo col punteggio di 4-6 6-1 6-2.

207 – la classifica di Denis Kudla nel ranking ATP lo scorso novembre. Si trattava di una debacle piuttosto clamorosa per il 26enne tennista statunitense (ma d’origine ucraina, è nato a Kiev), salito sin quasi alla top 50 nel maggio di appena due anni fa, pur non sconfiggendo mai un tennista compreso tra i primi venti al mondo. I numeri aiutano a far capire la crisi attraversata da Kudla: Denis, prima di questa edizione di Halle, aveva vinto appena tre degli ultimi diciassette incontri disputati nel circuito maggiore. Rispetto a un disastroso 2017, quest’anno aveva già dato segnali di ripresa, qualificandosi ai primi due Major stagionali, vincendo un challenger e arrivando in finale a un altro, risultati che lo avevano riportato ai margini della top 100 (questa settimana era 112). Giunto il periodo nel quale si gioca sulla sua superficie preferita (sull’erba ha raggiunto, comprendendo Halle 2018, tre dei quattro quarti di finale raggiunti in carriera) si è prodotto in quello che sinora è l’exploit della sua carriera. Prima di arrendersi a Federer (vincitore col punteggio di 7-6 7-5), in quella che era la seconda semifinale della carriera, al Gerry Weber Open ha avuto un cammino immacolato, durante il quale non ha perso nemmeno un set, grazie anche a un buon tabellone. Prima si è qualificato sconfiggendo Pella e Basilashvili, poi nel main draw ha avuto la meglio su Lacko (duplice 6-4), 94 ATP; Tsitsipas 37 (6-3 6-4) e Sugita (6-2 7-5), 53 ATP.

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evidenza

ATP Ranking: Opelka compie un passo da gigante, Federer scende

Nella settimana dell’undicesimo best ranking di Cecchinato nell’ultimo anno, in classifica sale parecchio anche il vincitore di New York. Nishikori scavalca Federer, l’Italia punta ad ammassarsi in top 100

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Reilly Opelka - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

In questi giorni abbiamo dato ampio spazio all’ennesimo miglioramento di classifica di Marco Cecchinato (l’undicesimo da gennaio 2018) con il quale il palermitano ha aggiunto una pagina importante alla storia del tennis italiano. Ma le buone notizie per il nostro movimento tennistico maschile di vertice non finiscono qui. Guardando la classifica dei migliori tennisti italiani notiamo infatti che Sonego e Lorenzi sono a una manciata di punti dalla posizione numero 100 attualmente occupata da Pospisil con 547 punti. Non si tratta di un traguardo solo simbolico, poiché la top 100 coincide con la certezza di rientrare nel tabellone principale di uno Slam: se sei dentro a 6 settimane dall’inizio del torneo – il cut-off si ferma precisamente alla posizione 104 – hai la certezza che potrai evitare le qualificazioni. Mancano ancora due mesi alla pubblicazione dell’entry list del Roland Garros, ma allo stato attuale della classifica l’Italia porterebbe sette giocatori nel main draw. 

ITALIANI  TOP 200

Classifica

 

Giocatore

Punti

Variazione

16

F. Fognini

2225

-1

17

M. Cecchinato

2091

1

48

M. Berrettini

965

-2

52

A. Seppi

915

-12

87

T. Fabbiano

665

-1

103

L. Sonego

541

6

105

P. Lorenzi

531

6

118

S. Travaglia

472

2

136

S. Bolelli

415

1

151

G. Quinzi

377

2

152

L. Vanni

374

3

164

A Giannessi

336

6

167

F. Baldi

333

2

172

S. Caruso

308

1

174

A. Arnaboldi

304

2

185

L. Giustino

273

 =

196

S. Napolitano

254

2

A guastare leggermente il clima di festa c’è la discesa brusca di Andreas Seppi che non ha ripetuto la semifinale del 2018 ad Amsterdam, complice la ritrovata vena di Monfils che lo ha fermato agli ottavi (in tre set) e si è poi involato verso il trionfo finale.

Grazie alla vittoria di Rotterdam il francese si ferma a soli tre passi dalla top 20, come sempre guidata da Novak Djokovic:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Posizione

Nazione

Giocatore

Punti

Variazione

1

Serbia

N. Djokovic

10955

 =

2

Spagna

R. Nadal

8320

 =

3

Germania

A. Zverev

6475

 =

4

Argentina

JM del Potro

5060

 =

5

S. Africa

K. Anderson

4595

 =

6

Giappone

K. Nishikori

4190

1

7

Svizzera

R. Federer

4100

-1

8

Austria

D. Thiem

3800

 =

9

USA

J. Isner

3225

 =

10

Croazia

M. Cilic

3140

 =

11

Russia

K. Khachanov

2880

 =

12

Grecia

S. Tsitsipas

2805

 =

13

Croazia

B. Coric

2605

 =

14

Canada

M. Raonic

2275

 =

15

Russia

D. Medvedev

2230

1

16

Italia

F. Fognini

2225

-1

17

Italia

M. Cecchinato

2091

1

18

Spagna

R. Bautista Agut

1955

-1

19

Argentina

D. Schwartzman

1940

 =

20

Georgia

N. Basilashvili

1820

 =

Roger Federer – assente a Rotterdam e atteso a Dubai – cede la sesta posizione a Nishikori, mentre Daniil Medvedev fa capolino per la prima volta in carriera tra i primi 15 giocatori del mondo.

Piccolo passo indietro per Fabio Fognini attualmente impegnato a Rio de Janeiro dove nel 2018 giunse in semifinale. Anche Cecchinato è presente al 500 carioca ma, a differenza del suo collega ligure, deve onorare una cambiale leggera: 20 punti. Dodicesimo best ranking in arrivo? La pattuglia italiana in Brasile è completata da Lorenzo Sonego; il torinese al primo turno se la vedrà con Albert Ramos-Vinolas che, dopo avere raggiunto la top 20 nel 2017, oggi staziona nei dintorni della centesima posizione.

Le classifiche avulse riservate ai migliori otto giocatori in assoluto della stagione ed ai migliori under 21 non presentano novità di rilievo e, a circa nove mesi di distanza dalla kermesse londinese e milanese, sono ancora passibili di sostanziali mutamenti.

Race to London

Posizione ATP

Nazione

Giocatore

Punti

1

Serbia

Djokovic

2090

2

Spagna

Nadal

1200

12

Grecia

Tsitsipas

810

6

Giappone

Nishikori

790

15

Russia

Medvedev

760

22

Francia

Pouille

720

18

Spagna

Batista Agut

655

23

Francia

Monfils

635

Di seguito la classifica dei migliori Next Gen:

Race to Milan

Posizione ATP

Nazione

Giocatore

Nato nel

Punti

12

Grecia

Tsitsipas

1998

810

27

Australia

de Minaur

1999

385

29

USA

Tiafoe

1998

360

25

Canada

Shapovalov

1999

225

75

Francia

U. Humbert

1998

163

134

Francia

Moutet

1999

113

117

Svezia

M. Ymer

1998

105

125

Serbia

Kecmanovic

1999

100

Ci limitiamo quindi a segnalare l’ingresso tra i migliori NextGen di Ugo Humbert grazie alla vittoria ottenuta al challenger di Cherbourg. Con questa vittoria il transalpino ha ottenuto il quarto titolo di categoria in carriera e un progresso in classifica di 13 posizioni, dalla 88esima alla 75esima.

Il francese non è l’unico giocatore ad avere raggiunto il proprio best ranking questa settimana; oltre  a lui ci sono:

15

D. Medvedev

Russia

17

Cecchinato

Italia

56

R. Opelka

Usa

62

C. Norrie

GBR

66

J. Munar

Spagna

99

P. Sousa

Portogallo

Menzione speciale per Reilly Opelka che ha salito 33 gradini in classifica grazie alla vittoria ottenuta domenica scorsa a New York.

Il ‘perticone’ statunitense (211 cm) ci offre indirettamente lo spunto per porre ai lettori il quesito della settimana. Nel corso della semifinale del torneo newyorkese i due contendenti, Reilly Opelka e John Isner, hanno messo a segno 81 ace: rispettivamente 41 e 38. Sapete dirci in quale occasione Isner non fu in grado di realizzarne neppure uno nell’arco di tre set?

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Focus

WTA Ranking: Mertens torna nelle 20. Serena in top 10, Halep n.2

Il titolo di Doha proietta la belga al n.16. Halep riconquista la seconda pozione ma Osaka è ancora lontana. Wozniacki esce dalle dieci e ne approfitta Serena Williams

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Elise Mertens - Doha 2019 (foto via Twitter, @QatarTennis)

Come abbiamo già sottolineato nelle settimane scorse, le posizioni dalla 2 alla 8 sono racchiuse in poco più di 650 punti. Non stupisce, quindi, che ci siano avvicendamenti nei primissimi posti e che Simona Halep, con al finale a Doha, faccia un balzello in avanti e ritorni al  n.2. Il n.1 sembra al momento saldamente in mano ad Osaka ma non scordiamo che a inizio marzo la giapponese dovrà difendere i 1000 punti di Indian Wells. La distanza con Halep è di 1433 punti: c’è margine per restare leader della classifica anche a dispetto di un risultato modesto in California. Perde invece 2 posti Kvitova (n.4) e ben 4 Wozniacki (n.14), ormai in crollo verticale. Caroline infatti era n.3 a inizio anno, ora è fuori dalle 10. A proposito di top10: a beneficiare dell’uscita di Wozniacki è la sua grande amica Serena Williams. Senza giocare, l’americana torna al n.10 a quasi un anno dal rientro alle competizioni dopo la maternità. Chiudiamo con i movimenti in top ten con Sloane Stephens che guadagna un posto in più ed eguaglia il best ranking (n.3) e con lo scambio di posizioni tra Svitolina (+1, n.6) e Kerber (-1, n.7).

La vittoria a Doha permette a Mertens di rientrare in top20, dopo esserne uscita a fine Australian Open. Il titolo più prestigioso della carriera della ventiquattrenne belga le fa guadagnare 5 posti e un incoraggiante n.16 in vista degli impegni a Miami e Indian Wells, dove l’anno scorso non è andata oltre il 3° turno. Sono invece in crisi protratta due ex top ten: Garbiñe Muguruza (-4, n.19), ormai lontana parente della giocatrice in grado di vincere due Slam, e Caroline Garcia (-1, n.20). Il rischio, per loro, è di uscire dall’élite del tennis mondiale nei prossimi mesi. Concludiamo l’analisi della top 20 segnalando due best ranking per Anastasija Sevastova (+1, n-11), Ashleigh Barty (+1, n-12).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 6970 19
2 1 Simona Halep 5537 16
3 1 Sloane Stephens 5307 21
4 -2 Petra Kvitova 5120 21
5 0 Karolina Pliskova 5055 22
6 1 Elina Svitolina 5020 19
7 -1 Angelique Kerber 4960 19
8 0 Kiki Bertens 4885 26
9 0 Aryna Sabalenka 3565 26
10 1 Serena Williams 3406 10
11 1 Anastasija Sevastova 3325 23
12 1 Ashleigh Barty 3285 20
13 1 Daria Kasatkina 3230 24
14 -4 Caroline Wozniacki 3118 17
15 1 Julia Goerges 2820 24
16 5 Elise Mertens 2745 24
17 0 Madison Keys 2726 15
18 0 Qiang Wang 2605 22
19 -4 Garbiñe Muguruza 2510 22
20 -1 Caroline Garcia 2460 23

Non ci sono invece molti movimenti degni di nota in top100, fatta eccezione per i 29 posti in più di Vitalia Diatchenko (n.98), grazie al titolo a  Shrewsbury. Per il resto,  Marketa Vondrousova perde 9 posti (n.81) ed è in buona compagnia: Bernarda Pera (-4, n.81), ma soprattutto Kristina Mladenovic (-3, n.67) e Johanna Konta (-3, n.47) non sembrano più in grado di esprimere quel gioco che ha permesso loro di raggiungere traguardi prestigiosi e di entrare in top 10. Diamo anche uno sguardo alle tenniste posizionate appena fuori dalle 100: Anna Blinkova (-10, n.105) e Sorana Cirstea (-16, n.108) escono dalla top100, i quarti di finale a Doha e la finale a Shrewsbury fanno alzare le quotazioni rispettivamente di Karolina Muchova (+29, n.103) e di Yanina Wickmayer (+13, n.113).

 

CASA ITALIA

La novità che balza subito all’occhio sono i 20 posti in meno di Cristiana Ferrando, che paga l’uscita dei punti della vittoria a  Nanjing di un anno fa. Per il resto, Giorgi, Errani, e Trevisan si riconfermano nelle prime tre posizioni. Sara, purtroppo, è già fuori a Dubai e perderà molte posizioni la prossima settimana (difendeva 80 punti). Tuttavia resterà n.2 d’Italia, almeno fino a marzo quando le usciranno anche i 166 punti del 125K di Indian Wells. In recupero Martina Di Giuseppe (+4, n.190) e Jasmine Paolini (+4, n.204).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
28 0 Camila Giorgi 1705 21
125 -2 Sara Errani 491 12
166 -1 Martina Trevisan 344 23
190 4 Martina Di Giuseppe 303 24
204 4 Jasmine Paolini 289 30
214 3 Giulia Gatto-Monticone 277 30
230 -1 Anastasia Grymalska 254 29
281 0 Deborah Chiesa 177 26
303 1 Jessica Pieri 151 19
322 0 Stefania Rubini 134 20
374 7 Federica Di Sarra 100 22
380 3 Georgia Brescia 98 22
392 -1 Gaia Sanesi 88 13
399 -1 Martina Caregaro 84 19
408 0 Camilla Rosatello 79 13
428 1 Lucrezia Stefanini 72 17
451 1 Martina Colmegna 60 17
465 3 Dalila Spiteri 55 11
467 -20 Cristiana Ferrando 55 17
499 1 Lucia Bronzetti 46 13

NEXT GEN RANKING

Immutate le posizioni delle prime 10 under20 in classifica WTA. Guida, come sette giorni fa, Dayana Yamstremska su Anisimova e Andreescu. Chiude al n.10 Kaja Juva. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Dayana Yastremska 2000 34
2 0 Amanda Anisimova 2001 59
3 0 Bianca Andreescu 2000 68
4 0 Marketa Vondrousova 1999 81
5 0 Anastasia Potapova 2001 87
6 0 Olga Danilovic 2001 114
7 0 Iga Swiatek 2001 140
8 0 Claire Liu 2000 141
9 0 Sofya Zhuk 1999 151
10 0 Kaja Juvan 2000 168

NATION RANKING

Rientra al n.10 il Belgio: grazie alla vittoria di Mertens, scavalcano le spagnole, ferme a 121 punti. Sono stabili le prime 9 posizioni. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 30
2 0 Repubblica Ceca 53
3 0 Ucraina 63
4 0 Russia 72
5 0 Germania 87
6 0 Bielorussia 91
7 0 Cina 98
8 0 Australia 99
9 0 Romania 103
10 Belgio 119

 

LE TOP 50            
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 6970 19
2 1 [ROU] Simona Halep 27 5537 16
3 1 [USA] Sloane Stephens 25 5307 21
4 -2 [CZE] Petra Kvitova 28 5120 21
5 0 [CZE] Karolina Pliskova 26 5055 22
6 1 [UKR] Elina Svitolina 24 5020 19
7 -1 [GER] Angelique Kerber 31 4960 19
8 0 [NED] Kiki Bertens 27 4885 26
9 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3565 26
10 1 [USA] Serena Williams 37 3406 10
11 1 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3325 23
12 1 [AUS] Ashleigh Barty 22 3285 20
13 1 [RUS] Daria Kasatkina 21 3230 24
14 -4 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3118 17
15 1 [GER] Julia Goerges 30 2820 24
16 5 [BEL] Elise Mertens 23 2745 24
17 0 [USA] Madison Keys 24 2726 15
18 0 [CHN] Qiang Wang 27 2605 22
19 -4 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2510 22
20 -1 [FRA] Caroline Garcia 25 2460 23
21 -1 [EST] Anett Kontaveit 23 2355 24
22 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2251 22
23 1 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1950 19
24 -1 [USA] Danielle Collins 25 1934 22
25 0 [CRO] Donna Vekic 22 1825 23
26 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1788 21
27 0 [RUS] Maria Sharapova 31 1716 13
28 0 [ITA] Camila Giorgi 27 1705 21
29 0 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 25
30 0 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1622 18
31 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1570 26
32 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1565 23
33 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1520 23
34 0 [UKR] Dayana Yastremska 18 1386 21
35 0 [USA] Venus Williams 38 1385 12
36 0 [CRO] Petra Martic 28 1355 20
37 0 [USA] Sofia Kenin 20 1319 24
38 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1284 24
39 1 [CHN] Shuai Zhang 30 1250 24
40 1 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1250 26
41 1 [CHN] Saisai Zheng 25 1235 27
42 -3 [GBR] Johanna Konta 27 1205 23
43 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1181 23
44 0 [CZE] Katerina Siniakova 22 1178 24
45 0 [SUI] Belinda Bencic 21 1178 22
46 0 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1149 28
47 0 [AUS] Daria Gavrilova 24 1145 25
48 1 [CZE] Barbora Strycova 32 1141 23
49 -1 [BLR] Victoria Azarenka 29 1117 15
50 0 [BEL] Alison Van Uytvanck 24 1080 26

 

RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti
1 0 [JPN] Naomi Osaka 2185
2 0 [CZE] Petra Kvitova 1925
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 1250
4 1 [NED] Kiki Bertens 880
5 -1 [USA] Danielle Collins 806
6 0 [AUS] Ashleigh Barty 735
7 31 [BEL] Elise Mertens 701
8 5 [UKR] Elina Svitolina 616
9 -2 [BLR] Aryna Sabalenka 596
10 -2 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 561
11 -2 [CRO] Donna Vekic 560
12 23 [ROU] Simona Halep 546
13 -3 [CAN] Bianca Andreescu 527
14 11 [GER] Angelique Kerber 525
15 -4 [UKR] Dayana Yastremska 483
16 7 [GER] Julia Goerges 445
17 -5 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 441
18 -4 [USA] Serena Williams 430
19 -2 [UKR] Lesia Tsurenko 430
20 -5 [SUI] Belinda Bencic 383

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Focus

Numeri: la continuità di Medvedev, il titolo inatteso di Londero

Da ottobre a oggi, nessuno ha vinto più partite di Medvedev: la top 10 sembra il prossimo passo. A Londero riesce invece una piccola impresa riuscita solo tre volte in Era Open. Berrettini? Il futuro nasconde insidie

Ferruccio Roberti

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Daniil Medvedev - Brisbane 2019 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

0 – le partite vinte nel circuito maggiore da Juan Ignacio Londero prima del Cordoba Open. Il 25enne tennista argentino, sino alla scorsa settimana, aveva sconfitto in carriera solo due volte tennisti nella top 100: Schwartzmann nel novembre 2015 (allora 72 ATP) e Millman lo scorso maggio. Mai era emerso a un livello superiore al circuito Challenger: lo scorso aprile era ancora fuori dai primi 350 giocatori del mondo, vantava solo una fugace apparizione nella top 200 (nel 2014, quando era salito sino al 187 ATP) e appena due partecipazioni a main draw di eventi ATP. Proprio dieci mesi fa, vincendo il primo Challenger della carriera a Città del Messico, è arrivata la vera svolta: sempre sulla terra rossa, bissava poi il successo a Marbourg, raggiungendo anche una finale sulla sua superficie preferita, ancora nel circuito minore, a Tampere. Con una serie di altri buoni piazzamenti nei challenger ha conquistato a inizio 2019 il best career ranking di 112 ATP, una classifica che gli ha permesso di farsi notare e di diventare il settimo argentino nel ranking, meritandosi così una wild card alla prima edizione del torneo di Cordoba. Nemmeno lui poteva immaginare di vincerlo e, invece, è diventato il terzo tennista dell’Era Open a conquistare un torneo senza prima aver vinto una partita a livello ATP, dopo i titoli di Ventura nel 2004 a Casablanca e di Darcis ad Armersfoort nel 2007. Un cammino, il suo, iniziato sconfiggendo ai sedicesimi il primo top 50 della carriera, Jarry (6-2 7-6), proseguito con l’eliminazione di Sonego (7-5 6-3) e coronato con la vittoria, dai quarti in poi, di tre derby albiceleste contro, nell’ordine, Cachin, 280 ATP, (6-4 7-6) e due top 100, Del Bonis (6-1 6-0) e Pella (3-6 7-5 6-1). Le prossime settimane ci diranno se si tratterà della bella favola di una meteora o dell’inizio di una carriera in pianta stabile tra i migliori tennisti del mondo.

3 – le partite vinte da Camila Giorgi nei nove incontri di singolare giocati in Fed Cup. Un amore mai nato tra la 27enne marchigiana e la nazionale italiana: non solo per i lunghissimi 26 mesi (tra aprile 2016 e giugno 2018) di durata della battaglia legale tra lei e la Federtennis, seguiti al suo rifiuto di partecipare nella primavera di tre anni fa al play-off del World Group di Fed Cup in programma a Lleida tra Spagna e Italia. La numero 1 azzurra tornava dopo tre anni esatti nello scorso weekend a giocare per l’Italia a Biel (Svizzera), in un tie del World Group che, se vinto, avrebbe consentito alla rappresentativa azzurra di provare ad aprile a rientrare nella serie A della Fed Cup. Non è andata così: l’Italia ha perso molto nettamente per 5-0, nonostante avesse la migliore classificata – Giorgi appunto – tra le dieci convocate per l’incontro giocato alla Swiss Tennis Arena di Biel. La numero 28 del mondo aveva la responsabilità di trascinare una rappresentativa azzurra debole. Oltre a lei, poco ci si poteva attendere da Errani al rientro nell’attività agonistica dallo scorso giugno -a causa di una squalifica per doping da lei sempre rinnegata- e da altre tre azzurre (Trevisan, Paolini, Chiesa) nemmeno presenti nella top 150 WTA. Camila ha invece deluso sia contro Bencic, 45 WTA, (contro la quale era due pari nei confronti diretti), raccogliendo appena sei game, che, soprattutto, contro Golubic, 1o1 WTA, vincitrice contro di lei col punteggio di 6-4 2-6 6-4. Giorgi aveva già risposto a cinque convocazioni e solo in una, la prima, il suo contributo era stato decisivo per il passaggio del turno: cinque anni fa nei quarti del World Group sconfisse una 19 enne Keys, già nella top 40 WTA. Per sua fortuna, ora torna il circuito e di Fed Cup non si parlerà che ad aprile.

4 – i tennisti italiani presenti nell’attuale top 50 del ranking ATP: un ottimo risultato, il cui raggiungimento è stato permesso dalla splendida settimana vissuta a Sofia da Berrettini, capace di sconfiggere prima Istomin (6-4 7-6), poi, per la prima volta nello stesso torneo, due top 30, tra l’altro superati entrambi in rimonta: Khachanov (6-7 6-3 6-4) e Verdasco (4-6 7-5 6-4). Curiosamente, la settimana che ha preceduto questo positivo traguardo è stata molto negativa per i primi tre giocatori azzurri, tutti sconfitti all’esordio. Se Seppi, reduce dal rientro dalla trasferta indiana di Davis, aveva subito una eliminazione per tanti versi accettabile (6-2 7-6) dal top 50 Fucsovics, ben peggiori erano state le quelle rimediate da Fognini e Cecchinato, prime due teste di serie nella prima edizione dell’ATP 250 argentino di Cordoba. Il ligure ha perso malamente (6-1 6-4) da Bedene, tra l’altro sempre sconfitto negli otto precedenti; il siciliano è invece incappato nella terza sconfitta consecutiva all’esordio nel 2019, venendo eliminato da Jaume Munar (6-3 3-6 6-1). Una settimana che aveva visto anche le eliminazioni all’esordio di Fabbiano (contro Ivashka per 4-6 6-4 6-3) a Montpellier, del lucky loser Lorenzi (6-1 6-3 da Pella) a Cordoba e di Travaglia a Sofia (sconfitto 6-4 6-3 da Struff), con il marchigiano quantomeno bravo a qualificarsi (sconfiggendo Ward e Gerasimov). Stefano è stato uno dei due italiani (Arnaboldi, Caruso, Donati, Gaio, Quinzi e Vanni non ce l’hanno fatta) a riuscirci nei tre tornei della scorsa settimana. L’altro è stato Giannessi, bravo a imporsi al tie break del terzo sulla wc, il 18 enne brasiliano Seyboth Wild, e a strappare un set al top 20 Schwartzman. Sempre a Cordoba, il numero 6 azzurro, Sonego, è tornato a sconfiggere un top 100, come non gli accadeva da Roma 2018: dopo aver eliminato Andujar (6-3 6-2), si è però fatto fermare dalla wc locale Londero (7-5 6-3).

 

10 – le partite vinte da Tomas Berdych nel 2019, appena una in meno delle vittorie raccolte complessivamente nel per lui disgraziato 2018, terminato fuori dai primi 70 del mondo a causa dell’infortunio alla schiena che lo aveva costretto a interrompere la stagione dopo il Queen’s. Nonostante non debba essere facilissimo ritrovarsi con quella classifica dopo aver terminato per otto stagioni (dal 2010 al 2017) nella top ten e per dodici nella top 20 (2006-2017), il 33enne ceco – ex 4 ATP , vincitore di 13 titoli in carriera e finalista a Wimbledon nel 2010 – ha saputo ritrovare gli stimoli giusti e la fiducia per tornare ad esprimersi ad alti livelli. Reduce da un 2018 con una sola semifinale all’attivo, nel piccolo ATP 250 di Marsiglia ,ha inaugurato il 2019 raggiungendo a Doha la finale, un turno che non centrava da maggio 2017 (Lione) e ben diciannove tornei ai quali aveva partecipato. I punti della finale in Qatar e gli ottavi a Melbourne (grazie a tre vittorie contro top 20 come Edmund, Cecchinato e Schartzman), erano una buon indizio della ritrovata competitività, confermata a Montpellier, un torneo vinto nel 2012, anno della sua unica partecipazione al Open Sud de France. Accettando la wild card degli organizzatori, ha prima rimontato Bachinger (5-7 6-3 6-3), poi ha avuto vita facile su Paire (6-2 6-0). Per raggiungere la semi, nei quarti ha dovuto annullare due match point e lottare per 2 ore e 44 minuti per avere la meglio su Krajinovic (7-6 6-7 7-5). Arrivato senza troppe energie alla semifinale, si è arreso a Herbert, vincitore col punteggio di 6-2 7-5.

16 – le top 30 WTA impegnate lo scorso week-end nelle sfide del primo turno del World group I e del World Group II della Fed Cup. Oltre a Barty, Buzarnescu, Collins, Garcia, Giorgi, Kasatkina, Keys, Kontaveit, Mertens, Ostapenko, Sevastova, Tsurenko e Vekic, la massima competizione a squadre nazionali femminili del tennis è stata nobilitata dalla presenza di una freschissima top 10, Sabalenka, e di due top 5 e ex numero 1 come Halep e Karolina Pliskova. Queste ultime due si sono affrontate in un piacevolissimo match nel corso della sfida di Ostrava tra Repubblica Ceca e Romania (con Simona trascinatrice della sua selezione, passata in semifinale anche grazie alla sua serie aperta di sei singolari vinti in Fed Cup). Un’entry list non eccezionale, ma comunque degna di un buonissimo torneo WTA della categoria Premier. Inutile nasconderlo: anche nella versione femminile della Coppa Davis non sono mancate defezioni importanti, ma il livello medio è stato ben maggiore di quello visto la settimana scorsa negli spareggi d’accesso alle finali della nuova Davis e anche a quello di un primo turno della Davis nel vecchio formato degli scorsi anni. La dimostrazione migliore che -qualunque sarà il successo della nuova formula in programma il prossimo novembre a Madrid – per far tornare a giocare i migliori tennisti con le loro rappresentative non per forza l’unica soluzione plausibile era rappresentata da quella adottata dal gruppo Kosmos.

25 – le partite vinte da inizio ottobre a oggi da Daniil Medvedev, un bottino di successi negli ultimi cinque mesi numericamente superiore a tutti gli altri tennisti del circuito. Sebbene nel tennis conti di certo maggiormente la qualità dei successi e degli avversari sconfitti (nemmeno un top ten figura nell’elenco degli avversari battuti da Daniil), va anche notato che, contemporaneamente, Medvedev abbia rimediato solo sei sconfitte nello stesso lasso temporale. Per capire il livello del tennis raggiunto negli ultimi mesi dal 23enne russo, aiuta infatti notare come tutte le partite da lui perse siano arrivate contro tennisti nell’attuale top 15 del ranking: due volte Federer (a Shanghai e Basilea), Djokovic (Melbourne), Nishikori (Brisbane), Khachanov (Mosca) e Coric (Bercy). L’attuale 16 ATP, che pure nella prima parte del 2018 aveva messo in bacheca i primi due titoli della carriera (Sydney e Winston Salem), portandosi a ridosso della top 30, ha incamerato il 65% degli attuali 2140 punti della sua classifica da ottobre in poi. Ha trionfato all’ATP 500 di Tokyo in finale su Nishikori e la scorsa settimana a Sofia, raggiungendo la finale a Mosca e Brisbane, la semifinale all’ATP 500 di Basilea e gli ottavi a Melbourne (dove ha strappato un set a Djokovic, risultando in assoluto il tennista ad averlo messo maggiormente in difficoltà). Nella capitale bulgara ha incontrato difficoltà (5-7 6-2 6-2) solo nel suo esordio contro Haase, per poi condurre in porto senza troppi patemi le partite contro tre tennisti tra la 30° e la 50° posizione: nell’ordine Klizan (6-4 6-1), Monfils (6-2 6-4) e Fucsovics (6-3 6-4). A 23 anni appena compiuti, sembra pronto a lanciare l’assalto alla top 10.

46 – la nuova posizione di Matteo Berrettini nel ranking ATP, la migliore sinora mai raggiunta in carriera. Un piazzamento che promette bene per il prosieguo della sua carriera: senza voler caricare di inutili pressioni Matteo, fa ben sperare vedere quanto in alto sia già arrivato grazie al duro lavoro compiuto assieme al suo staff. Uno dei luoghi comuni del tennis è che non sia uno sport adatto ai maschi italiani, troppo mammoni e viziati per fare la dura vita richiesta per emergere ad altissimi livelli in questo sport. Berrettini però, molto centrato mentalmente sulla sua carriera, sta provando a sfatarlo. Per provare a capire quali siano le potenzialità della sua crescita, una qualche indicazione può darla osservare quanto avessero fatto alla sua attuale età, 22 anni e 10 mesi, i due migliori tennisti azzurri degli ultimi trent’anni, per continuità ad alti livelli e risultati raggiunti: Fabio Fognini e Andreas Seppi.

Entrambi arrivati prima di Berrettini nella top 100, hanno fatto più fatica del romano a superare il gradino successivo, l’accesso nelle top 50, avvenuto a quasi 24 anni sia per il ligure che per l’altoatesino. Ma se Matteo ha già vinto un torneo (Gstaad) e Seppi e Fognini hanno dovuto aspettare i 26 anni per riuscirci, il romano, con tre partite vinte contro top 20 su tre superfici diverse (Baustista Agut a Gstaad, Sock a Wimbledon, Khachanov sull’ Hard indoor), ha fatto meglio di Fognini ma non di Seppi. Prima dei 23 anni, Seppi aveva infatti già vinto sette volte contro top 20 (e due contro top 10). Ovviamente il nostro è più un esercizio utile a ripercorrere la prima parte delle carriere dei nostri ultimi migliori tennisti che per ricavare serie indicazioni per il futuro di Matteo. Per integrare queste curiosità statistiche, aggiungiamo solo che altri tre azzurri entrati fugacemente nella top 20, Camporese (22 anni e 3 mesi), Gaudenzi (20 anni e 10 mesi) e Furlan (21 anni) sono riusciti prima dell’allievo di Vincenzo Santopadre ad entrare nella top 50. Comunque sia, il tennista romano è il primo a sapere che adesso, rispetto all’ottimo lavoro già svolto, si fa tutto infinitamente più difficile per lui: glielo potrebbe ricordare un altro azzurro ancora in attività, Bolelli, entrato nella top 50 in età più giovane di Berrettini, ma autore di una carriera, anche a causa degli infortuni, prevalentemente fuori da questo range di classifica.

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