Sette anni dopo, Nadal nei quarti a Wimbledon. Djokovic convincente

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Sette anni dopo, Nadal nei quarti a Wimbledon. Djokovic convincente

LONDRA – 35esimo quarto di finale Slam per Rafa: battuto Vesely in tre set. Nole perfetto contro Khachanov. Nishikori in rimonta. Del Potro-Simon sospesa (2-1 per Delpo)

Vanni Gibertini

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da Londra, il nostro inviato

NADAL IN CONTROLLO – Che il programma venga deciso in base alla “star-power” dei protagonisti è ormai risaputo. Di conseguenza, nel tradizionale “manic Monday” che vede impegnati tutti i protagonisti rimasti in gara, l’assegnazione del Centrale è inevitabilmente andata a Roger, Serena e Rafa. Il n.1 del mondo (ormai sicuro del trono fino a Cincinnati) è stato programmato per ultimo, quanto nonostante l’ora tutt’altro che tarda il cielo aveva deciso di nascondere il sole dietro le nubi e di addolcire la temperatura vivamente estiva di questo insolitamente rovente inizio luglio londinese. Per i primi due set la sfida mancina tra Nadal e Vesely ha regalato uno spettacolo avvincente come un panino al prosciutto: scambi sorprendentemente brevi, servizi piuttosto incisivi ed una spiccata tendenza di Vesely a giocare un terribile turno di battuta a set, sufficiente per consentire a Nadal di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Nel primo set quattro errori gratuiti ed un doppio fallo nel quarto game hanno regalato a Nadal il break necessario all’iberico per mettere in cascina il parziale in soli 30 minuti. Abbastanza simile anche il secondo set, sebbene nei due break subiti da Vesely tenendo complessivamente un solo punto c’è stata più collaborazione di Nadal, che ha messo a segno alcuni pregevoli colpi vincenti da fondocampo.

 

Il primo sussulto lo si è avuto sul 2-2 del terzo set, nel quale tra la sorpresa generale lo spagnolo si è prima fatto raggiungere da 40-15 a 40-40 e poi ha commesso due errori gratuiti consecutivi per concedere il primo break della partita. Vesely ha provato a scendere a rete con più solerzia, insistendo con la palla corta di rovescio lungolinea ed inventandosi anche qualche bella volée. Il suo vantaggio però ha avuto breve durata perché il suo tentativo di movimentare il gioco con anticipi e cambi traiettoria lo ha anche costretto a prendere qualche rischio in più che si è concretizzato con tre gratuiti di rovescio nel game seguente e controbreak immediato. Un Nadal meno preciso e spietato del solito non è però riuscito a sferrare il colpo di grazia al match: impreciso da fondo ed in difficoltà in risposta sulle traiettorie di servizio di Vesely, contrastate sempre da 3-4 metri oltre la riga di fondo, ha avuto bisogno della collaborazione dell’avversario che sul 4-5, dopo aver annullato due match point con altrettanti servizi vincenti ed essersi procurato una palla del 5-5, ha commesso tre errori gratuiti per concludere la partita dopo 1 ora e 53 minuti. Nadal torna quindi ai quarti di finale a Wimbledon per la prima volta dal 2011 e attende il vincente tra Del Potro e Simon.

DJOKOVIC PERENTORIO – Un Novak Djokovic totalmente in controllo contro Karen Khachanov. Nel loro primo scontro diritto, il serbo ha saputo arginare e scardinare le bordate del russo, producendo un tennis solido e chirurgico, chiudendo in 1 ora e 46 minuti per 6-4 6-2 6-2. Novak accede per la decima volta in carriera ai quarti di Wimbledon ed è quarto a pari merito con Murray nella lista dei giocatori dell’Era Open che hanno raggiunto il maggior numero di quarti a Church Road. Si tratta, inoltre, del suo 41esimo quarto di finale major in carriera ed è secondo (a pari merito con Jimmy Connors) nella classifica dei tennisti che hanno disputato più quarti nell’Era Open. Il primo è Roger Federer con 54 quarti slam. Il prossimo avversario di Nole sarà Kei Nishikori; su 15 scontri diretti finora il serbo ne ha vinti ben 13 e l’ultima vittoria del giapponese risale al 2014. I due non hanno mai giocato sull’erba. Una piccola distrazione di Djokovic permette a Khachanov di strappargli il servizio in apertura; ma è un piccolo fuoco di paglia; non solo il serbo mette a segno l’immediato controbreak ma riesce a staccarsi nello score sul 4-2. Ma attenzione, perché il russo lo incalza martellando di dritto, da un angolo all’altro, spingendo Djokovic fuori dal campo. Novak è costretto a difendere e subisce un altro break con Karen che si avvicina 3-4 per poi annullare il gap sul 4-4. Ma la differenza la fa ancora l’ex n. 1 del mondo che si assicura il break che conta di più, per poi chiudere la prima frazione per 6-4.

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

C’è una palla break per Nole anche sull’1-0 del secondo set, convertita senza colpo ferire grazie a un doppio fallo di Khachanov. Ed ora il serbo sale in cattedra: 3-0 per lui e poi 4-1. Più concreto al servizio e più preciso, Nole approfitta invece degli errori dell’avversario, sale ancora 5-2 per poi far suo anche il secondo parziale per 6-2. Insomma, il russo sembra sciogliersi via via. Tante imprecisioni per lui (17 errori non forzati in totale ad inizio terzo set) a fronte dei soli 8 di Djokovic che, invece, realizza ben 21 vincenti. Il serbo continua a servire bene e ad essere in totale controllo da fondo. Non passa quasi niente e Nole riprende tutto. Insomma, è quasi sempre lui a comandare gli scambi e, al terzo matchpoint, chiude anche il terzo set per 6-2. “Sono molto contento” dice Novak subito dopo la partita, “per i break e il servizio, lui serve bene, ha un buon dritto ma ho controllato bene la situazione. Negli ultimi giochi era difficile perché non c’era più tanta luce e si era alzato il vento“. L’ex n. 1 del mondo raggiunge il suo decimo quarto di finale a Wimbledon, il suo 41esimo nei major. Al prossimo round affronterà Kei Nishikori, con cui ha vinto 13 volte su 15 e i due non si sono mai incontrati sull’erba.

da Londra, la nostra inviata Laura Guidobaldi

KEI E GINOCCHIO MANDANO GULBIS KO  L’unico precedente l’aveva vinto lui nel 2014 sulla terra di Barcellona ma si sa, su erba è tutta un’altra cosa. Kei Nishikori (28 ATP) invece ha saputo domare sulla superficie a lui meno amica potenza ed estro di un avversario capace di tutto in carriera. Ernests Gulbis (138 ATP), gran personaggio del tennis odierno – a prescindere, come direbbe il principe De Curtis, dalla classifica –, esce dal torneo con alla cintola il fresco scalpo del principino Zverev e la convinzione di essere ancora un degno avversario per chiunque, se solo vuole. Nishikori aveva il problema di rispondere alle cannonate di Gulbis in battuta, e questo era scritto, ma fin dal principio è in difficoltà anche sulle risposte del lettone, sempre precise, profonde e potenti. Ernests sfiora il break al terzo gioco e lo concretizza nel quinto, dopodiché tiene fino alla fine, spesso dando la sensazione di essere in pieno controllo.

I colpi di Nishikori non lo scalfiscono mentre i suoi aprono crateri nelle fragili sicurezze dell’avversario. Non bastasse questo, al termine del primo set Kei deve chiamare il fisioterapista per un dolore al braccio destro e gli interventi si susseguono poi nelle due pause seguenti. Certo, ribattere continuamente le mazzate di Gulbis non migliora la situazione. Poi passa il tempo, l’antidolorifico fa effetto, il suo avversario non sfrutta golose palle break e si arriva al 6 pari. Qui giunti Kei usa l’esperienza, sale 5-1 su un rovescio largo e resiste fino al 7-5 che pareggia le sorti. Il momento d’oro è passato, il giapponese adesso ha l’inerzia dalla sua parte e ritrova tempo e anticipo sui colpi mettendo all’angolo il lettone che deve salvare quattro palle break per giungere ancora al tie break. Nishikori gioca alla grande quando conta ed è in comando 4-2 quando Gulbis cade molto male sul ginocchio sinistro ed esce dal campo. Al rientro Ernests è in grado quasi solo di servire ma non cede e Kei va in confusione sui suoi dritti in back da fondocampo. Il punteggio scorre, entrambi mancano palle set finché il giapponese trova l’attacco giusto per il 12-10 che lo manda a condurre. Alla pausa Gulbis rientra per ulteriori accertamenti ma la sensazione che vada avanti a fatica è netta e il break subito all’inizio del quarto parziale ne è conferma. Non è più in grado di combattere ad armi pari, Nishi sale 4-0 e questo è l’epitaffio del match. Possibili quarti di nobiltà contro Nole, se il serbo batterà Khachanov.

Kei Nishikori – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

DELPO NON LA CHIUDE – L’oscurità ferma Juan Martin del Potro e Gilles Simon quando Delpo, in vantaggio di due set conquistati al tie-break, cede il terzo al dodicesimo gioco. Un match per lunghi tratti piacevole, con i vincenti che superano i gratuiti. Quasi a non voler rovinare il manto, Simon muove con leggerezza i suoi 70 chili – con presumibile arrotondamento per eccesso – per intercettare certe manate argentine che sembrano arrivargli contemporaneamente allo schiocco dell’impatto. Pur dimostrando di saper anticipare, prendere in mano lo scambio e magari chiudere a rete, il più delle volte Gillou usa le geometrie semplicemente per non permettere all’altro un comodo sventaglio di dritto. Delpo accetta qualche palleggio, varia con il rovescio slice che galleggia nell’aria e aspetta il momento per accelerare. Dopo che a nessuno dei due è riuscito l’allungo, nel tie-break Simon perde completamente la lucidità conquistando un solo punto. L’appannamento per Delpo arriva invece al successivo settimo game con tre macroscopici gratuiti di dritto, ma recupera subito lo svantaggio trasformando finalmente una palla break: è la numero 14. Una volé colpita senza guardare la palla costringe Simon a salvare quattro set point sul 5-6, ma nel tie-break concede campo ed errori e Del Potro non lo perdona. Anche il terzo parziale sembra inevitabilmente diretto al gioco decisivo, ma Gilou mette a segno una gran risposta di rovescio sul 30-40 rimandando tutto a domani. Chi vince troverà Rafa Nadal.

hanno collaborato Raffaello Esposito e Michelangelo Sottili

Risultati (parte bassa)

[2] R. Nadal b. J. Vesely 6-3 6-3 6-4
[24] K. Nishikori b. [Q] E. Gulbis 4-6 7-6(5) 7-6(10) 6-1
[5] J. M. del Potro vs G. Simon 7-6(1) 7-6(5) 5-7 sospesa per oscurità
[12] N. Djokovic b. K. Khachanov 6-4 6-2 6-2

Gli altri risultati (parte alta)

[1] R. Federer b. [22] A. Mannarino 6-0 7-5 6-4
[13] M. Raonic b. M. McDonald 6-3 6-4 6-7(5) 6-2
[9] J. Isner b. [31] S. Tsitsipas 6-4 7-6(8) 7-6(4)
[8] K. Anderson b. G. Monfils 7-6(4) 7-6(2) 5-7 7-6(4)

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Djokovic rinasce a Wimbledon

LONDRA – Anderson acciaccato battuto in tre set (ha avuto cinque set point nel terzo). Quarto trionfo a Londra, tredicesimo Slam in carriera. Tornerà numero 10 ATP

Luca Baldissera

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[12] N. Djokovic b. [8] K. Anderson 6-2 6-2 7-6(3) (da Londra, il nostro inviato)

 

Quarto titolo ai Championships, tredicesimo Slam, ritorno in top 10 (proprio alla decima posizione), altro che “non so se giocherò la stagione su erba“, come disse dopo essere stato sconfitto da Marco Cecchinato ai quarti del Roland Garros. Il gran torneo di Novak Djokovic, con il capolavoro del successo in cinque set su Rafa Nadal nella semifinale divisa in due parti, gli ha consegnato, come regalo e premio, una finale che è stata una passerella per due set, e una lotta solo nel terzo. Il povero Kevin Anderson, alla seconda sconfitta nell’atto conclusivo di un Major dopo lo US Open 2017 (perse da Nadal), non è riuscito a muoversi al 100% in campo, come ampiamente prevedibile dopo le tremende maratone (4 ore e un quarto contro Federer, 6 ore e mezza contro Isner) che ha eroicamente vinto per conquistarsi questa partita.

SPIETATO NOLE – Fin dall’inizio, e qualche maligno in tribuna stampa dice fin dal palleggio di riscaldamento, si vede chiaramente che Anderson è menomato nei movimenti, in particolare pare avere difficoltà ad affondare con efficacia gli appoggi. Voci dal clan sudafricano, ufficiose, sostenevano che il problema maggiore fossero vesciche sotto i piedi, oltre agli ovvi indolenzimenti muscolari assortiti. Sia come sia, il primo set scappa rapidamente in favore di Djokovic, che brekka al primo e al quinto game, per poi chiudere 6-2. A parte qualche sprazzo come alcuni servizi vincenti, e un paio di buone accelerazioni da fondo qua e là, Kevin non sembra davvero in grado di difendere le sue possibilità. Anderson si fa massaggiare il braccio al cambio campo, ma in effetti è l’unica cosa che gli viaggia fluida.

È stata dura recuperare dopo le semifinali, venerdì non ho praticamente dormito, sabato è andata meglio, ma alla fine la partita non è stata condizionata da questo, quanto dal fatto che non sono riuscito a giocare il mio miglior tennis“, si schermisce con grande signorilità Kevin. “Ero nervoso all’inizio, dopo mi sono sentito molto meglio“.

Giustamente, Nole non si fa intenerire, palleggia solido senza esagerare, si concentra a mettere in campo più risposte possibili, e questo gli è più che sufficiente. Il pubblico mormora, e cerca di incoraggiare Anderson con autentiche ovazioni ogni qualvolta Kevin piazza un vincente, ma non c’è nulla da fare. Frastornato, il sudafricano commette anche diversi doppi falli, oltre a fallire accelerazioni di dritto che di solito non sbaglia mai. Due break subiti anche nel secondo parziale per lui, e solo un sussulto, con palla per recuperarne uno, sul 2-5 con Nole al servizio per il secondo set: Anderson è sotto il proverbiale treno, 6-2 6-2 Djokovic. Era la prima palla break mai ottenuta da Kevin in una finale Slam, non ne aveva avute nè contro Nadal a New York, nè ovviamente contro il serbo finora. Non è passata nemmeno un’ora e un quarto, sto immaginando il disappunto dei tanti che, mesi e mesi fa, hanno pagato anche migliaia di sterline per un posto sul Centre Court oggi.

CONCLUSIONE TESA – Il match prosegue, e colpo dopo colpo è sempre evidente la difficoltà di Anderson ad affondare gli appoggi. Può essere che in effetti il problema di vesciche sia davvero quello che lo limita maggiormente. Il suo orgoglio nel rifiutarsi di mollare, facendo il pugnetto a ogni punto conquistato, è assolutamente ammirevole. Gli applausi quando sale 4-3 nel terzo set, tenendo il quarto servizio, sono assordanti, quando Hawk-Eye dà torto a Djokovic poco dopo su un dritto di Kevin ancora di più, e quando arriva addirittura la seconda palla break per Anderson nel match si rischia la standing ovation. La cosa, chiaramente, non infastidisce minimamente Nole, che piazza due servizi vincenti, va 4-4, ed esulta pure lui, quasi contento di aver avuto finalmente una scusa per farlo. Forse in questa fase finale del set Djokovic potrebbe stare accusando un minimo di emozione, vedendo il traguardo tanto vicino, due doppi falli commessi nel decimo game ne sono un sintomo. E rischiano di costargli cari, perché regalano un set-point a Kevin, annullato con un bello scambio in pressione, con tanto di riga esterna presa. Ne arriva incredibilmente un terzo, di doppio errore, il sole che ora punta dritto negli occhi del serbo sicuramente è una concausa, ricordiamo che gioca con le lenti a contatto. Nole annulla senza problemi anche questo secondo set-point, e pareggia 5-5, sinceramente queste sue difficoltà sono giunte inaspettate, anche perchè se le è procurate da solo.

Mi sentivo benissimo i primi due set, poi lui è salito tanto nel terzo, è stato il giocatore migliore in quella fase, ma io ho creduto in me stessospiega Novak alla ESPN subito dopo il match. “Più vinci, più fiducia puoi avere, fiducia su cui contare“.

Bravo, bravissimo Kevin a stare lì, adesso sta servendo bene, mentre Djokovic accenna qualche movimento di stretching. Tiene a zero la battuta il sudafricano, garantendosi il tie-break (con Nole ne ha vinti 3 su 3 in passato). Ma i problemi del serbo continuano, va sotto 0-30, poi 15-40 sbagliando un dritto, e sono altri due set-point per Anderson. Fallisce il primo, bel dritto di Djokovic sul secondo, poi ancora gran pressione di Kevin e ne arriva un terzo, totale 5 nel set. Gli scappa lunga la risposta, però, e poco dopo si arriva al tie-break. Il nervosismo che all’improvviso sta attanagliando Nole si capisce anche dai diversi gesti, anche polemici, che rivolge verso il box giocatori, non si capisce se rivolto al suo clan o agli accompagnatori di Anderson. Siamo a 2 ore e 10 di parita, questo terzo set lottato sta salvando il pomeriggio. Ritrova concentrazione ed efficacia Djokovic, allunga sul 5-2, e chiude senza altri affanni per 7-3. Applausi e un bell’abbraccio per Anderson, che più di così non poteva fare, cuori mandati al pubblico per Nole, che si scrolla di dosso un periodo da incubo durato due anni.

“Durante gli ultimi due anni ho cercato di tenere un diario, per capire tutto quello che stavo attraversando. Ragazzi, se ne ho avuti, di alti e bassi! Ma è la vita, sono cose che succedono. Io ho cercato di migliorare e ritrovare il mio gioco, e questo è un grande, grande risultato. Mio figlio, voglio passare più tempo possibile con lui, parlandogli delle lezioni e delle esperienze che ho avuto nella mia vita. Ma c’è anche tanto che posso imparare da lui, è come fosse anche un mio maestro e un mio amico. Vederlo qui, con me, ora, è meraviglioso.
Tra quelli che hanno vinto 4 o più Wimbledon (Laver 4, Borg 5, Sampras 7, Federer 8), beh, forse quello a cui ho sempre guardato è Sampras, per me era un idolo. E ora gli sono arrivato vicino come numero di titoli Slam, è incredibile!

13 Slam sono tanta roba, 4 Wimbledon lo pongono sopra a gente del calibro di Boris Becker e John McEnroe (entrambi a 3 titoli qui). Bentornato, campione.

(in aggiornamento)

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Wimbledon

Djokovic a un passo dal poker. Nessuna speranza per Anderson?

Focus tecnico day 13, la finale. Djokovic è dato per favorito quasi all’unanimità. Sarebbe il quarto titolo qui. Ma Anderson ha già sorpreso tutti, più di una volta. Potrebbe farlo, incredibilmente, ancora? E come?

Luca Baldissera

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dal nostro inviato a Londra

Ne resterà soltanto uno: ogni volta che si arriva alla finale del torneo più prestigioso al mondo non può non venire in mente la “tagline” di uno degli spot televisivi promozionali di Wimbledon più riusciti di sempre, prodotto tanti anni fa da Tele+2, ispirato al film “Highlander” e accompagnato in sottofondo dalla splendida “Who wants to live forever” dei Queen. Ci siamo: dopo uno svolgimento a dir poco travagliato anche il tabellone maschile è arrivato alla fine, manca solo l’ultima partita. Novak Djokovic ha battuto in 5 set Rafa Nadal nella seconda semifinale, ripresa ieri, e ha raggiunto Kevin Anderson nell’atto conclusivo. Tanti problemi organizzativi, con la finale delle ragazze (a proposito, che brava Angelique Kerber!) iniziata in ritardo di oltre due ore, qualche polemica al riguardo e, ironicamente, rimane da fare una riflessione: se quel benedetto passante di rovescio fallito da Roger Federer mercoledì fosse stato vincente nulla di tutto questo sarebbe successo.

 

E sarebbe stato un peccato, sinceramente (scusa, Roger). Niente partita incredibile 26-24 al quinto tra Anderson e Isner, prima di tutto. Chissà come sarebbe finita, poi, Djokovic-Nadal se fosse stata regolarmente giocata tutta il venerdì con il tetto aperto; e ovviamente nessun problema con gli orari della finale femminile. Insomma, quel match point fallito dallo svizzero ha messo in moto una catena di eventi non di poco significato. Che, personalmente, ritengo abbiano reso le fasi finali del torneo molto divertenti, quindi va benissimo così. Cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio tra Kevin Anderson e Novak Djokovic, quindi? Proviamo a capirlo insieme.

Novak Djokovic – Kevin Anderson (ore 15 italiane, centrale, precedenti 5-1 Djokovic)

Tutto farebbe propendere per un pronostico in favore del buon vecchio Nole. L’ovvia caratura del fuoriclasse che il serbo è, i precedenti (2 vinti dal “Djoker” proprio qui a Wimbledon, nel 2011 63 64 62, lottata fino al quinto set nel 2015, 67 67 61 64 75), e soprattutto l’evidenza del fatto che, con gran piacere, possiamo finalmente dire che Djokovic è tornato. Ma proprio quel secondo precedente, non dimentichiamolo, si riferisce all’anno forse migliore di Djokovic, il famoso 2015, mentre tre anni fa Anderson non era certo a questi livelli. Nonostante questo, Nole andò a un passo dalla sconfitta, dopo essere stato sotto 2 set a zero, annullò due palle break nel quarto game del quinto set. In tutta quella formidabile stagione, Djokovic perse solo sei partite (una con Karlovic, una con Wawrinka, una con Murray e 3 con Federer, ci mancò poco quindi che Anderson fosse la settima). L’unica vittoria di Anderson contro Djokovic è datata 2008, a Miami, 6-4 al terzo, sono oltre 10 anni fa. Interessante il dettaglio che hanno giocato te tie-break in 6 partite, e li ha vinti tutti Anderson. Non è quel RoboNole, non lo sarà più, ma a noi va benissimo anche l’ottimo “NormoNole” che stiamo vedendo a Londra, sinceramente dopo il triste spettacolo offerto a marzo negli USA ci eravamo veramente preoccupati per lui. Aveva ragione da vendere Rafa Nadal, altrochè, quando prima della sua semifinale contro il rivale di 52 sfide disse, ripetutamente, che lui aveva ben osservato Djokovic, e che lo riteneva assolutamente rientrato a un livello altissimo.

Affronterà quello che io ritengo il personaggio del torneo, di gran lunga. Ciò che è stato capace di fare tra quarti e semifinale Kevin Anderson è né più né meno che straordinario. Battere Federer su questi campi, e in che modo poi, annullando match-point, rimontando da due set a zero sotto, e vincendo 13-11 al quinto, è impresa fuori dal comune di per sé. Ripetersi due giorni dopo, quando tutti (io per primo) lo davano per spacciato data la fatica fisica e mentale accumulata contro lo svizzero, risalendo da due set a uno di svantaggio con John Isner, per poi prevalere in una maratona da record finita addirittura 26 a 24 nel set decisivo, dopo 6 ore e 36 minuti di terrificante battaglia con i servizi, è fuori dal mondo. Sarebbe una sorta di favola sportiva a lieto fine come se ne sono viste poche, se Kevin trionfasse anche oggi, ma potrebbe esserlo anche il coronamento della rinascita di Nole; la speranza, come sempre, è di avere un match appassionante.

Kevin Anderson – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista tecnico, poco da fare, va assolutamente considerata come determinante la condizione fisica di Anderson. È pressoché impossibile che il sudafricano si presenti in campo avendo recuperato la forma al 100%, ma alla fin fine questo renderà estremamente semplici le sue scelte tattiche, che già di per sé non sono poi tante anche quando sta benissimo. Avrà di fronte una macchina da fondocampo in grado di stritolarlo nel palleggio ogni qualvolta dovesse trovarsi invischiato in uno scambio lungo. Molto buono con il dritto, Kevin a volte si perde un po’ dal lato del rovescio, che come esecuzione in sé è ottimo, ma sulle palle basse gli capita di giocarlo con la schiena e le spalle un po’ rigidi, senza la giusta rotazione del busto. Comprensibile, data l’altezza. In realtà, guardando le stats totali nel torneo del sudafricano, troviamo un dato sorprendente, ovvero un grande equilibrio nel rendimento anche nei “long rallies“. Negli scambi brevi, il suo prediletto “bum bum”, durati tra 0 e 4 colpi, ha uno score di 826 punti vinti, 718 persi, un bel +108, e questo era prevedibile. Tra 5 e 8 colpi, 143 vinti, 141 persi, oltre i 9 colpi, 41 vinti, 40 persi. Questi ultimi due dati sono notevolissimi vista la tipologia di giocatore, e spiegano bene la spettacolare cavalcata che l’ha portato in finale, sovvertendo tanti pronostici (i miei per primi, bravo e basta Kevin!).

Insomma, non è che finora abbia proprio sofferto tanto anche quando è stato costretto a battagliare con dritto e rovescio. Ma finora non aveva incontrato il grande Djokovic, in crescendo, che abbiamo ammirato qui. A mio avviso, l’unica opzione che potrebbe permettere al “re dei match a oltranza” di avere concrete chance di farcela sarà interpretare la partita, fin dall’inizio, proprio come se si trattasse di un “long set” dal 5 pari in poi. Ovvero, attenzione e determinazione feroci sempre, sempre, nella difesa del proprio turno di battuta, come se anche sul 2-2 ne andasse dell’intero set o match. Ha dimostrato di saperlo fare eccezionalmente bene pure da sfinito, ricordiamo che è andato alla battuta per salvare la partita ben 8 volte contro Federer e 20 contro Isner. Se riuscirà a blindare con successo i suoi game di servizio anche oggi, magari prima o poi uno spiraglio in risposta potrebbe trovarlo, piazzare un paio di pallate, e poi chissà.

Djokovic, rispetto al mostro da Slam ammirato fino a un paio di anni fa, sembra meno potente in senso stretto (la palla banalmente gli viaggia a qualche kmh di meno, sia di dritto che di rovescio), e anche meno pesante nel palleggio, ma è molto manovriero, e usa alla grandissima le combinazioni con gli angoli stretti. Ai “bei tempi” Nole era in grado, quando voleva, di risolvere qualsiasi scambio con un paio di manate lungolinea, variazione di cui aveva controllo assoluto, e che eseguiva con violenza devastante. Gliene stiamo vedendo fare molti di meno, di quei traccianti imprendibili a chiudere, ma in cambio, abbiamo un giocatore che si apre il campo e ne sfrutta le geometrie in modo esemplare. Contro Nadal è stata una partita a scacchi, giocata alla ricerca di ogni spiraglio e spazio possibili, tra due che il terreno di gioco lo coprono come quasi nessun altro. Il “Djoker” ne è uscito con grande intelligenza tattica, più che prevalendo sul piano tecnico (in effetti, qualche esecuzione, soprattutto in avanzamento, l’ha sbagliata, ma ha compensato con una buonissima prestazione al servizio).

Novak Djokovic – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal punto di vista fisico, certamente giocare per oltre due ore ieri per concludere la semifinale è un inconveniente, più che dal punto di vista atletico (nei Masters 1000 si gioca 2-3 ore ogni giorno senza problemi), dal punto di vista della fatica mentale. Ma fare 3 ore un giorno, e 2 ore il successivo, non è minimamente paragonabile al farne 6 e mezza di fila. Però il “day off” di riposo in più aiuta tanto. Per concludere, direi che possiamo affidarci alle parole dei giocatori stessi, che secondo me vanno ascoltati con molta attenzione quando fanno certe valutazioni. Rafa, dichiarando che Nole era ormai tornato fortissimo, ci aveva preso in pieno, provandolo tra l’altro sulla propria pelle. Djokovic, sull’argomento stanchezza, relativamente ad Anderson, ha detto che certamente Kevin era stato costretto a due maratone di fila, la seconda pazzesca, ma che alla fine di due settimane Slam un giorno di riposo è fondamentale, e lui a differenza del sudafricano non lo ha avuto. Per cui, fatte le somme, Nole dice che a suo avviso si presenteranno in campo più o meno pari come condizione generale, e che sarà il tennis a fare la differenza. Speriamo che abbia ragione, e che non sia pretattica. Buona finale a tutti.

I precedenti tra i due finalisti:
2015 Wimbledon Novak Djokovic 67(6) 67(6) 61 64 75
2012 Indian Wells Novak Djokovic 62 63
2011 Wimbledon Novak Djokovic 63 64 62
2011 Madrid Novak Djokovic 63 64
2011 Miami Novak Djokovic 64 62
2008 Miami Kevin Anderson 76(1) 36 64

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Wimbledon

Angie Kerber regina di Wimbledon, Serena battuta senza appello

LONDRA – Terzo Slam in carriera per Angelique Kerber: “E’ il torneo che sognavo di vincere sin da ragazzina”. Serena Williams si aggrappa senza successo al servizio, rinviato l’aggancio ai 24 Slam di Smith-Court. La tedesca rientra tra le prime 5 del mondo

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[11] A. Kerber b. [25] S. Williams 6-3 6-3 (dal Londra, il nostro inviato)

 

Angelique Kerber vince il suo terzo Slam in carriera e con questo successo a Wimbledon si porta a un solo passo dal “Career Grand Slam”, visto che ha già in bacheca Australian e US Open. Dopo le vittorie sul cemento, Kerber conquista il Major su erba; ora per completare la collezione le rimane la terra battuta del Roland Garros.

La partita inizia ampiamente in ritardo, dopo che si è concluso il proseguimento della semifinale tra Djokovic e Nadal. La finale era programmata per le 14.00, ma si giocano i primi punti dopo le 16.15. Giustamente gli organizzatori hanno anche lasciato trenta minuti fra i due match, in modo da far recuperare anche il pubblico dalle emozioni vissute, ed evitare un inizio di finale con spettatori distratti. La giornata è di sole, ma le nuvole vanno crescendo. 25 gradi di temperatura nel momento in cui si inizia a giocare. Vento quasi assente: difficile pretendere di meglio per giocare a tennis.

Serena apre al servizio, sale 30-0 ma poi Kerber comincia a rispondere ed entrare nello scambio: e in questo modo conquista i quattro punti successivi. Break in apertura e partita in salita per Serena. Forse la sette volte campionessa di Wimbledon non ha mai scambiato così tanto in tutto il torneo come nei primi game con Kerber. Sul 2-1 Kerber però Angelique ha un passaggio a vuoto: un paio di servizi troppo attaccabili, un gratuito davvero evitabile e uno scambio vinto da Serena dopo un dritto in allungo difensivo rimettono le cose in parità: 2-2.

L’aspetto interessante del match è che Serena, che conosce alla perfezione la sua avversaria, quando è in difficoltà va immediatamente a coprire il proprio angolo destro (quello preferito da Kerber per ottenere vincenti); ma Angelique attende giusto la frazione di secondo necessaria per indirizzare la palla nell’altra direzione, con un tipo di contropiede che è quasi più frutto delle partite precedenti che dello scambio in gioco. Sono le situazioni che si verificano quando si affrontano tenniste che ormai si conoscono a memoria.

Sul 3-3 Williams si complica la vita: con la zavorra di due doppi falli consecutivi non riesce a risalire da 0-40; le è fatale un recupero leggermente lungo sulla tipica accelerazione di dritto lungolinea di Kerber. Secondo break subito nel set. Kerber consolida tenendo la battuta: 5-3. Che Angelique non sia un’avversaria facile lo si capisce da un paio di scambi in cui Serena ha prodotto accelerazioni che contro le giocatrici dei turni precedenti non sarebbero tornate indietro, e che invece Kerber non solo recupera, ma rimanda nell’ultimo metro di campo. Sul 3-5 Serena serve per stare nel set ma di nuovo non riesce a costruirsi situazioni di sufficiente vantaggio con la battuta. E quando si entra nello scambio sono troppi gli errori che commette: terzo break subìto nel set e primo parziale per Kerber: 6-3 in 31 minuti.

Secondo set. Ha cominciato ad alzarsi un po’ il vento: nulla di straordinario, ma qualche folata potrebbe incidere sullo sviluppo del gioco. Serena sembra avere deciso di rispondere più aggressivamente al servizio della sua avversaria, per provare a smuovere una situazione in cui sembra soccombere. Ma Kerber è rapidissima in uscita dal servizio e riesce, almeno per il momento, a gestire la maggiore velocità delle risposte di Williams. I primi cinque game seguono l’ordine dei servizio, senza nemmeno palle break.
Sesto game: la qualità di gioco si alza. Serena al servizio non punge, ma prova comunque a spingere di più nel palleggio. Kerber però vince un paio di scambi grazie a recuperi prodigiosi: 15-40. Williams si salva con la battuta sul primo break point, ma non sul secondo: ancora decisivo il dritto lungolinea di Angelique. Primo break del set. Kerber consolida sul 5-2, a un solo game dal titolo. Serena sente di essere in difficoltà e alterna ottimi colpi a errori di misura determinati dall’evidente desiderio di strafare.
Il problema si ripete quando Kerber va a servire per il match sul 5-3: sul 15-0 Williams manda lunga una volèe elementare, che permette ad Angelique di giocarsi il game più importante della sua stagione con un vantaggio di due quindici: 30-0. Williams è spalle al muro e per fare un punto deve accettare un lungo scambio e poi inventarsi un drop-shot perfetto come conclusione. Una risposta negli ultimi centimetri di campo riporta tutto in parità: 30-30. Ma Kerber si procura comunque il match point con il fedele dritto lungolinea. E poi le basta una buona battuta per concludere tutto: la risposta di Williams in rete decreta la vincitrice. 6-3 in 34 minuti (65 totali).

Alla fine del match Serena non aspetta la sua avversaria a rete per la stretta di mano: si dirige direttamente nel campo opposto per un lungo abbraccio. A conferma che dopo 23 Slam vinti non ha solo imparato a vincere ma anche a perdere, e di saperlo fare con classe.
Angelique Kerber ha battuto di nuovo Serena Williams dopo Melbourne 2016,  e diventa così la seconda giocatrice dopo Venus Williams (US Open 2001, Wimbledon 2008) in grado di sconfiggere per due volte Serena in una finale Slam (Australian Open 2016, Wimbledon 2018).  A distanza di 22 anni dall’ultimo successo di Steffi Graf, il tennis tedesco femminile torna a vincere a Wimbledon.

Statistiche:
Ace/doppi falli: Kerber 1/1, Williams 4/2
Vincenti/errori non forzati: Kerber 11/5, Williams 23/24
Scambi 0-4 colpi: Kerber 40, Williams 30
Scambi 5-8 colpi: Kerber 11, Williams 12
Scambi +9 colpi: Kerber 5, Williams 3
Punti a rete giocati/vinti: Kerber 6/2, Williams 24/12

Il tabellone femminile

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